Il catechismo secondo il metodo Montessori propone l’educazione religiosa come un’esperienza concreta, graduale e rispettosa dei tempi del bambino, fondata sull’ascolto della Bibbia, sulla liturgia, sul silenzio, sull’uso di materiali sensoriali e sulla libertà di esplorazione.
Nella tradizione montessoriana, l’insegnamento religioso non doveva essere imposto, ma vissuto come un cammino di esplorazione rispettoso dei tempi e dei bisogni del bambino. Al centro vi è l’idea che i bambini possiedano una predisposizione innata alla spiritualità, da coltivare attraverso un ambiente preparato che favorisca la scoperta personale del sacro.
La pedagogia religiosa di Maria Montessori
Maria Montessori è conosciuta nel mondo intero per il suo innovativo approccio alla pedagogia del bambino, ma il suo interesse per la formazione spirituale infantile è poco noto. Eppure, era una fervente cattolica e dedicò larga parte del suo lavoro alla crescita religiosa del bambino, scrivendo varie opere in cui integrava i principi del suo metodo pedagogico con l’insegnamento del catechismo cattolico.
Profondamente cattolica, Montessori ha integrato i principi del suo metodo pedagogico con l’insegnamento del catechismo, promuovendo una crescita spirituale che fosse naturale e gioiosa. La religione non è un qualcosa che dev’essere insegnato. […] È qualcosa che chiede di crescere dolcemente.
Maria Montessori criticava «il metodo tradizionale di insegnare la religione “con le parole”: riteneva infatti che la religione dovesse far parte della vita». Non si tratta di far imparare subito versetti a memoria ai bambini piccoli, ma piuttosto di destare in loro un amore spontaneo verso Dio, e la certa consapevolezza che Dio li ami.
Una preghiera scritta da Maria Montessori esprime bene questo atteggiamento: «Aiutaci, o Dio, a penetrare nel segreto del bambino, affinché possiamo conoscerlo, amarlo e servirlo secondo le Tue leggi di giustizia e secondo la Tua divina volontà».
Il potenziale religioso del bambino
Maria Montessori era rimasta attratta e meravigliata dalle capacità spirituali dell’infanzia fin dai primi anni di vita: «I bambini sono così capaci di distinguere fra le cose naturali e soprannaturali, che la loro intuizione ci ha fatto pensare ad un periodo sensitivo religioso », periodo nel quale i bambini hanno intuizioni e slanci religiosi che sono sorprendenti.
La Montessori pensava che non ci fosse incompatibilità tra il suo approccio razionale e la religione che sua madre le aveva trasmesso. Nelle conferenze e negli scritti, non esita a fare largo uso di esempi tratti dalla Bibbia, dalle vite dei santi e dai Padri della Chiesa. Era una donna profondamente spirituale, abitata dal senso del sacro.
«I bambini sono così capaci di distinguere fra le cose naturali e le cose soprannaturali, che la loro intuizione ci ha fatto pensare ad un periodo sensitivo religioso: la prima età sembra congiunta con Dio come lo sviluppo del corpo è strettamente dipendente dalle leggi naturali che lo stanno trasformando».
L’espressione può meravigliare, ma si rimane stupiti quando il Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione su L’educazione cristiana, afferma che i bambini «fin dalla più tenera età sono in grado di percepire il senso di Dio», e che il compito dei genitori è di «aiutarli a svilupparlo».
Religione, libertà e sviluppo del bambino
L’insegnamento religioso non doveva essere imposto, ma vissuto come un cammino di esplorazione rispettoso dei tempi e dei bisogni del bambino. La pedagogia dell’attesa è un atteggiamento centrale: l’adulto prepara le condizioni, offre esperienze e materiali, osserva e accompagna senza sostituirsi al bambino.
Maria Montessori aveva scoperto l’importanza di catturare l’attenzione dei piccoli e renderli protagonisti della loro vita, anche nella religione. Il bambino, in particolare la sua vita religiosa, è al centro dell’interesse e dell’impegno del catechista del buon Pastore.
Il catechista osserva e studia l’esigenza profonda del bambino e le sue manifestazioni secondo l’età; la vive insieme con lui; predispone le condizioni necessarie perché questa vita possa essere vissuta e svilupparsi.
Montessori aveva scoperto che dalle sollecitazioni interiori del bambino scaturiva in lui «un senso gratissimo di gioia e di nuova dignità », quella gioia che è espressione di crescita interiore e quella dignità che impegna l’adulto a rispettare il principio di «dare ai più piccoli le cose più grandi».
I periodi sensibili e l’educazione religiosa
Una delle basi della pedagogia montessoriana è l’adattamento dell’apprendimento ai differenti stadi dello sviluppo del bambino. Maria Montessori distingue tre grandi tappe nella vita del bambino: la prima infanzia, fino ai 6/7 anni; la seconda infanzia, dai 7 agli 11 anni, poi l’adolescenza.
In ciascuna di queste tappe, lo sviluppo del bambino presenta caratteristiche speciali e ci sono alcuni aspetti religiosi che i bambini assimilano più facilmente in un momento che in un altro. La catechesi del Buon Pastore si sviluppa infatti durante la fanciullezza e l’adolescenza, sempre attraverso l’approfondimento biblico e liturgico.
| Età | Attenzione educativa |
|---|---|
| Prima infanzia, fino ai 6/7 anni | Percezione del soprannaturale, amore di Dio e cura della creazione |
| Dai 7 ai 12 anni | Interesse per il bene e il male, ideali elevati, norme morali e preghiera |
| Adolescenza | Ricerca di un ideale e desiderio di santità |
La prima infanzia
Maria Montessori era convinta della grande capacità dei piccolissimi di percepire il soprannaturale, e dell’importanza di parlare loro di Dio come di un padre benevolo e protettore, tutto amore. Questo un bambino piccolo è nell’età per comprenderlo.
Il solo insegnamento che può essere verbalizzato in uno stadio pre-scolare, è che Dio ha fatto il mondo e che egli ama prendersi cura di ogni creatura. Un amore che si manifesta col dono dell’Eucaristia, che secondo Maria Montessori si può dare dall’età di 4 o 5 anni.
Dai sette ai dodici anni
Dai 7 ai 12 anni i bambini sono molto interessati dalla questione del bene e del male. Hanno un grande interesse per il bene e per il male e un grande desiderio di fare tutto quel che è bene e niente di cattivo.
Se in questa età offriamo loro degli ideali elevati e delle norme esigenti, ciò li aiuterà a svilupparsi, mentre se si perdono queste occasioni i bambini cresceranno senza veri principî morali, guidati soltanto dal capriccio del momento o da un cieco rispetto dell’opinione altrui.
È dunque l’età della prima confessione. È pure il momento in cui si insegna loro a pregare. Bisogna insegnare ai bambini a vivere con Dio, a pensare a lui facilmente e a parlargli spontaneamente, spesso e a proposito di tutto; nella gioia per ringraziarlo; nella pena per essere consolati e fortificati; dopo una caduta per essere perdonati.
L’adolescenza
Gli adolescenti, da parte loro, ricercano un ideale. Applicato alla religione cattolica, esso può essere un desiderio di santità.
Quel che più di tutto importa è che i giovani abbiano un ardente amore per Nostro Signore Gesù Cristo, che essi siano entusiasmati dall’estensione del suo regno, che siano pronti a sacrificare tutto - anche la vita - piuttosto che offenderlo.
Dalle prime esperienze alla catechesi del Buon Pastore
La catechesi secondo i principi montessoriani ha avuto i suoi primi inizi nel 1915/16 a Barcellona per opera della stessa Montessori la quale con il vescovo delle Isole Baleari ha dato inizio alla “Chiesa dei Bambini”.
Questa esperienza la descrive la stessa Montessori in due libretti: “I bambini viventi nella Chiesa” e “La vita in Cristo”. L’insegnamento religioso apparve alla Montessori il culmine di quanto si viveva nelle “Case dei Bambini”, e ne descrisse l’esperienza in tre libri, tra cui I bambini viventi nella Chiesa, dove sostiene: «Il complemento necessario dell’istruzione religiosa della prima età è la liturgia, resa accessibile ai bambini».
Per diverse vicende personali, la Montessori non riuscì a completare le sue ricerche in campo religioso, che furono proseguite e prese a cuore dalla sua allieva e collaboratrice, Adele Costa Gnocchi, nella “Casa dei Bambini” a Roma, vicino alla Chiesa Nuova.
A Roma nel 1954, per opera della prof.ssa Sofia Cavalletti sollecitata dalla montessoriana Adele Costa Gnocchi e affiancata dell’educatrice, sempre montessoriana, Gianna Gobbi, ebbe inizio con un piccolissimo gruppo di bambini quella che sarà “La catechesi del Buon Pastore” in un ambiente particolare definito “atrio”.
Assieme all’educatrice montessoriana Gianna Gobbi, la letterata, filologa e biblista Sofia Cavalletti ideò un metodo attivo denominato “catechesi del Buon Pastore”, basato sullo sviluppo del potenziale religioso del bambino da tre a sei anni e da sei a dodici.
Perché si chiama catechesi del Buon Pastore
Il punto centrale della catechesi è la verità più importante del cristianesimo: la relazione vitale tra Dio e le sue creature, in termini biblici “l’alleanza”. I bambini mostrano di scoprirla e sperimentarla attraverso l’ascolto diretto della Parola.
Fra i testi biblici, particolare attrazione esercita la parabola giovannea del Buon Pastore. Tra gli aspetti poliedrici del testo, i bambini ne privilegiano uno: «Il Pastore chiama le sue pecore per nome» (Gv 10,3) ed esse ascoltano la sua voce e lo seguono.
Lo straordinario incanto che tale versetto suscita nei bambini è documentato dalla quantità e qualità delle loro “risposte”, sia in espressioni sia in disegni. La risposta dei bambini all’esperienza religiosa può coinvolgerli nel profondo, in un appagamento totale.
La facilità e la spontaneità dell’espressione religiosa e della preghiera del bimbo fanno pensare a qualcosa che sgorga dal profondo, quasi fosse connaturale al bambino.
La Bibbia e la liturgia come fondamenti
Il lavoro di Sofia Cavalletti e Gianna Gobbi parte dalla lettura della Bibbia, in particolare delle parabole, perché nei Vangeli si afferma che questo era il genere di insegnamento privilegiato da Gesù; per la liturgia, invece, si spiegano le parti della Messa, in modo che i bambini possano capirne il significato.
La Scrittura e la liturgia sono proprio le fonti che la Chiesa lungo la sua tradizione e la sua storia bimillenaria ha sempre riconosciuto fondamentali per la vita di fede del cristiano. Poiché la Scrittura trova la sua compiutezza nella liturgia, la Bibbia si vive nella celebrazione liturgica, dove ci si nutre “dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo”.
Nella catechesi del Buon Pastore la liturgia diventa quindi l’altro fondamento su cui il bambino può costruire la sua personale relazione con il Signore. Il metodo per presentarla è semplice: si legge il testo biblico, poi si lascia ai bambini il tempo di assimilarlo.
La catechesi dei “segni” è scevra da qualsiasi intellettualismo, ed è nel senso più pieno aiuto alla vita religiosa del bambino. È proprio del segno non tanto presentare alla mente delle verità da comprendere, quanto piuttosto riprodurre delle situazioni, dei fatti, perché gli uomini di tutti tempi possano esserne partecipi ed attori.
L’ambiente preparato: l’atrio
La catechesi del Buon Pastore si svolge in un ambiente particolare definito “atrio”. Chiamandola col nome dello spazio riservato nella Chiesa antica all’iniziazione dei catecumeni prima del loro ingresso nella chiesa, Maria Montessori ha fondato nel 1905 una scuola a Barcellona, un luogo di vita religiosa adatto ai bisogni dei bambini: l’Atrium.
L’adulto prepara un ambiente che aiuti lo sviluppo della vita religiosa: l’atrio. Sarebbe bene che tutto, in quest’angolo, fosse centrato attorno alla vita di Nostro Signore.
Una chiesa in miniatura, in qualche modo, con delle sediole e dei piccoli inginocchiatoi, un’acquasantiera e delle statuette ad altezza di bambino, e anche un angolino bricolage, poiché san Giuseppe era falegname, dove fabbricare oggetti connessi alla religione.
Una dispensa con tutti gli elementi importanti della Bibbia, come l’acqua, il sale, l’olio e il vino, può affiancare alla parete alcune frasi sacre e la “striscia dorata”, un prospetto cronologico della storia sacra in cui la parte corrispondente alla vita di Gesù venga marcato in oro.
Alle finestre si trovavano delle tende luminose che i bambini potevano tirare per attenuare la luce. Si sono dati da fare per preparare la chiesa, per mettere a posto le sedie, per riempire i vasi di fiori, per accendere alcune candele.
L’atrio è un posto in cui i bambini possono essere, sul piano spirituale, tanto attivi quanto vogliono. Nelle scuole Montessori ha sempre un valore particolare l’atrio del Buon Pastore, una parte dell’ambiente dedicato alla conoscenza di Gesù Buon Pastore, all’accoglienza della Sacra Scrittura e della liturgia.

Il ruolo dei materiali didattici
Chi dice “Montessori”, dice anche “materiale specifico”. Per la trasmissione della fede, Maria Montessori ha inventato il materiale del “Libro aperto” per insegnare ai bambini lo svolgimento della Messa.
Il materiale è costituito da carte colorate da rimettere nell’ordine della Messa, e da piccoli sagomati in cartone che rappresentano sacerdoti, da posizionare a seconda della collocazione del prete in questo o quel momento della Messa.
Una volta che ciò sia acquisito, s’insegna il significato di certi gesti del prete con dei segni simbolici. Quando hanno 9 anni, dobbiamo insegnare ai bambini come seguire la Messa e insegnare loro tutti i dettagli, ma fuori della Messa!, così che quando vi si trovano il loro animo sia libero di meditare e seguire.
Il materiale non ha lo scopo di sostituire la celebrazione, ma di aiutare il bambino a comprenderne la struttura e i gesti. L’argomento che noi insegniamo è fissato; quel che importa è sapere come insegnarlo in modo dinamico.
Materiali concreti e sensoriali
L’obiettivo principale della catechesi è approfondire i misteri della fede attraverso l’osservazione diretta e l’esperienza sensoriale. Gli incontri avvengono in un ambiente appositamente allestito, chiamato “atrio” dove i bambini hanno la possibilità di esplorare materiali didattici e simbolici.
Attraverso i sensi portava i bambini a uno sviluppo, la stessa cosa avviene nella catechesi. Bisogna offrire materiali sensoriali per assorbire questi valori, anche con i diorami, così nei bambini scaturisce il contatto con il loro maestro interiore.
I bambini apprendono con estrema facilità il linguaggio e il significato delle parabole evangeliche, come la perla preziosa e il seme piantato nella terra, e restano affascinati dalla storia della salvezza, dai simboli presenti nella liturgia.
I bambini erano sempre attenti e coinvolti, usando i materiali messi a loro disposizione: dalle sagome del pastore con l’ovile e le pecore al cofanetto con la perla preziosa, dal piccolo granello di senape al lievito messo nella farina sul tavolieri per fare il pane.
Il silenzio, l’ascolto e l’interiorizzazione
La catechesi del Buon Pastore riconosce l’importanza dell’ascolto delle parabole, del lavoro con gli oggetti e del silenzio come strumenti efficaci per far comprendere ai bambini il messaggio del Vangelo in modo concreto e significativo.
Si pongono loro delle domande, si chiede cosa ne pensano, si stimola l’interiorizzazione e autoanalisi senza portarli dove vogliamo noi. Possono esprimere i loro pensieri con disegni o durante il colloquio.
Siamo chiamati a spargere semi senza indagare e interrogare: nessuna verifica. È il tempo che dice cosa sei riuscita a trasmettere nel profondo, nel cuore del bambino. Siamo come i servi inutili del Vangelo.
L’adulto deve quindi rispettare il silenzio, l’attesa e i tempi di assimilazione. Il bambino può tornare più volte sullo stesso materiale, riprendere una parabola, osservare un simbolo, disegnare o pregare senza dover produrre immediatamente una risposta corretta.
La Messa nel catechismo montessoriano
La catechesi del Buon Pastore è nata anche dalla ricerca di un modo concreto per aiutare i bambini a comprendere la Messa. Frequentare la Messa con i genitori era certamente fondamentale, ma non aiutava a coinvolgere i piccoli a partecipare attivamente alla liturgia.
Prese l’avvio così una ricerca per interessare i bambini alla comprensione della Messa: si pensò di presentarla con qualche materiale di lavoro idoneo a farne capire le parti. In qualche modo entrava in gioco il tipo di materiale impiegato per il metodo matematico.
L’impresa non era facile, eppure portò alla scoperta dell’attitudine dei piccoli a comprendere i misteri della fede. Il complemento necessario dell’istruzione religiosa della prima età è la liturgia, resa accessibile ai bambini.
La prima condizione per destare nel bambino un amore spontaneo verso Dio è portare i bambini, anche piccolissimi, a Messa. La madre che porta con sé il bambino in chiesa prepara in lui un senso religioso che non può essere suscitato da alcun insegnamento.
L’Offertorio e la Comunione
La parte centrale della pedagogia religiosa analizza la relazione con i periodi sensibili, l’ambiente educativo preparato e l’anno liturgico. Viene infine trattata la Messa, con particolare attenzione all’Offertorio e alla Comunione.
Un amore che si manifesta col dono dell’Eucaristia, che secondo Maria Montessori si può dare dall’età di 4 o 5 anni. La liturgia diventa quindi l’altro fondamento su cui il bambino può costruire la sua personale relazione con il Signore.
I livelli della catechesi
La catechesi del Buon Pastore inizia dai tre anni: è il primo livello. Oggi i pedagogisti hanno dimostrato che i primi anni di un bambino sono fondamentali per tutto il resto della vita.
Dopo i sei anni, la crescita del bambino richiede un ampliamento dei temi: è il secondo livello. Inizia l’esigenza morale del fare e del comportamento.
| Livello | Età indicata | Contenuti principali |
|---|---|---|
| Primo livello | Dai 3 ai 6 anni | Buon Pastore, parabole, Bibbia, liturgia, Eucaristia e relazione d’amore con Dio |
| Secondo livello | Dai 6 ai 12 anni | Ampliamento dei temi biblici e liturgici, esigenza morale del fare e del comportamento |
| Adolescenza | Dopo la fanciullezza | Ricerca di un ideale e desiderio di santità |
Il metodo non si rivolge esclusivamente ai bambini, ma intende coinvolgere i genitori. La scelta del Buon Pastore va fatta insieme: bambini e genitori.
Soprattutto il cammino di quarta elementare è imperniato sulla integrazione dei genitori nel percorso catechetico in preparazione alla Prima Comunione dei bambini.
Il ruolo dell’educatore e del catechista
Perché il lavoro non rimanga un contenuto astratto, si deve presupporre che l’educatore non si chiami fuori e accetti di riconoscere lo sconosciuto che incontra nel bambino e nella realtà nel suo complesso.
Il senso religioso del bambino è inseparabile dalla religiosità e dall’esperienza religiosa della persona che lo educa. Per questo, educatori ed educatrici devono essere persone aperte al mistero, disponibili a riconoscere il limite che costituisce la natura umana e la sua costitutiva dipendenza a ciò che la trascende.
Il catechista non cercherà di fermare su se stesso, sulle sue opinioni ed attitudini personali l’attenzione e l’adesione dell’intelligenza e del cuore di colui che sta catechizzando; e, soprattutto, non cercherà di inculcare le sue opinioni ed opzioni personali, come se queste esprimessero la dottrina e le lezioni di vita di Gesù Cristo.
I catechisti, appositamente formati, accompagnano i bambini in questo percorso di approfondimento. Il loro compito consiste nel predisporre l’ambiente, presentare i materiali, proporre i testi biblici e liturgici e lasciare al bambino il tempo necessario per assimilare l’esperienza.
La formazione degli adulti
Dagli anni Sessanta in poi, accanto all’attività con i bambini si sono svolti anche i corsi di formazione per gli adulti: corsi che spesso si concludono con esami e consegna dei diplomi riconosciuti dall’Ufficio catechistico del Vicariato di Roma.
La formazione dell’adulto è necessaria perché l’atrio non è soltanto un’aula con materiali particolari, ma un ambiente nel quale l’atteggiamento dell’educatore deve essere coerente con i principi montessoriani di osservazione, libertà, rispetto e attesa.
La catechesi del Buon Pastore si è diffusa in parrocchie, centri di formazione, scuole religiose, altre nazioni e continenti. Si è estesa all’Europa centrale e orientale, ha attraversato l’Oceano per giungere in Messico tra gli indios, negli Stati Uniti fra gli amerindi, e ha conosciuto anche uno sviluppo ecumenico.
Soprattutto negli Stati Uniti, ha incontrato grande accoglienza tra gli episcopaliani e i protestanti, cui si sono aggiunti gli ortodossi: il segno del Vangelo che unisce. Oggi la catechesi del Buon Pastore è stata accolta anche dalle Missionarie della carità, le suore di Madre Teresa di Calcutta.
Le opere religiose di Maria Montessori
Sono poco conosciute, ma Maria Montessori ha scritto tre opere dedicate alla formazione spirituale del bambino: “I bambini viventi nella Chiesa” (1922), “La vita in Cristo” (1931) e “La Santa Messa spiegata ai bambini” (1934).
Nel 1922 Maria manifesta il desiderio di creare un Centro cattolico di formazione degli insegnanti e pubblica in Italia I bambini viventi nella Chiesa. Note di educazione religiosa. Nel 1931 vede la luce La vita in Cristo e nel 1932 La Santa messa spiegata ai bambini.
I tre volumi, che avevano tutti ricevuto l’imprimatur, costituiscono un metodo di insegnamento religioso. Ella vi sviluppa i grandi principî della sua pedagogia applicati all’insegnamento del catechismo cattolico.
Potenzialità e limiti dell’approccio
Il metodo offre una modalità concreta per accompagnare il bambino verso i contenuti della fede, evitando di ridurre il catechismo alla semplice memorizzazione di formule. L’osservazione diretta, il lavoro con gli oggetti, il linguaggio simbolico e il contatto con la liturgia favoriscono una partecipazione attiva.
Il sistema, nato come percorso di catechesi in contesti religiosi e culturali molto diversi da quelli odierni, ha oggi bisogno di aggiornamenti e adattamenti, ma riesce ancora a indicare una direzione da seguire.
L’autrice descrive e delinea le modalità di applicazione del metodo di catechesi, mettendone in evidenza potenzialità e limiti e tentando di avvalorarne la legittimità psicopedagogica e la plausibilità alla luce delle principali teorie sul senso religioso del bambino.
La catechesi richiede quindi attenzione al contesto educativo e culturale, senza perdere i suoi elementi fondamentali: il rispetto del bambino, l’ascolto delle sue domande, la centralità della Scrittura e della liturgia, l’ambiente preparato e la libertà di interiorizzazione.
Una pedagogia della gioia e della dignità
Le caratteristiche della catechesi del Buon Pastore si esprimono con le parole “gioia e dignità”. Il bambino, in particolare la sua vita religiosa, è al centro dell’interesse e dell’impegno del catechista del Buon Pastore.
La pedagogia montessoriana applicata al catechismo considera la vita religiosa non come un’aggiunta estranea alla crescita, ma come una dimensione da accogliere con rispetto. L’adulto è chiamato a dare ai più piccoli le cose più grandi, senza banalizzare i contenuti e senza forzare i tempi.
La pedagogia dell’attesa, trasmessa da Maria Montessori, nasce dalla convinzione che i bambini siano capaci «di distinguere fra le cose naturali e le cose soprannaturali». Il compito dell’educatore è offrire condizioni favorevoli affinché questa capacità possa svilupparsi con libertà, profondità e gioia.
Metodi Montessori nell'educazione cattolica | Chiara Thérèse e Nick Schneider | EP 101
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