La creazione dell’uomo è il fondamento della storia della salvezza e rivela che ogni persona è stata voluta da Dio, amata da lui e chiamata a vivere in comunione con il Creatore, con gli altri esseri umani e con tutto il creato.
Secondo la Genesi, Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. L’uomo e la donna ricevono da Dio una dignità singolare, la capacità di conoscere e amare, la libertà e la responsabilità di custodire il mondo affidato alle loro cure.
La creazione dell’uomo nella fede cristiana
«In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gn 1,1). Con queste solenni parole incomincia la Sacra Scrittura. Il Simbolo della fede le riprende confessando Dio Padre onnipotente come «Creatore del cielo e della terra», «di tutte le cose visibili e invisibili».
La creazione è il fondamento di «tutti i progetti salvifici di Dio», «l’inizio della storia della salvezza», che culmina in Cristo. Inversamente, il mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della creazione: rivela il fine in vista del quale, «in principio, Dio creò il cielo e la terra».
La catechesi sulla creazione è di capitale importanza. Concerne i fondamenti stessi della vita umana e cristiana: infatti esplicita la risposta della fede cristiana agli interrogativi fondamentali che gli uomini di ogni tempo si sono posti: «Da dove veniamo?», «Dove andiamo?», «Qual è la nostra origine?», «Quale il nostro fine?», «Da dove viene e dove va tutto ciò che esiste?».
Le due questioni, quella dell’origine e quella del fine, sono inseparabili. Sono decisive per il senso e l’orientamento della nostra vita e del nostro agire.
I due racconti della creazione nella Genesi
Il libro della Genesi contiene due narrazioni della creazione dell’uomo. Dal punto di vista cronologico è anteriore la descrizione contenuta nel secondo capitolo della Genesi, è invece posteriore quella del primo capitolo. Nell’insieme le due descrizioni si integrano a vicenda, contenendo entrambe elementi teologicamente molto ricchi e preziosi.
I racconti della creazione fanno parte della cosiddetta “storia primitiva”, comprendente anche il peccato delle origini, la diffusione del male e le promesse di salvezza. Si tratta di una introduzione alla successiva storia dei patriarchi e di Israele.
Non tramanda, secondo l’interpretazione ormai comunemente accettata, avvenimenti singoli, accaduti una sola volta e narrati sulla base di precisi ricordi e testimonianze. Con una sequenza di scene simboliche, di personaggi e fatti emblematici, presenta in forma narrativa una riflessione sapienziale sulla condizione umana e sulla dinamica costante della storia.
Il primo racconto, più recente, procede solenne, come un inno, intessuto di ripetizioni e parallelismi; segue lo schema dei sette giorni, non per indicare sette epoche, ma per insegnare che l’uomo è chiamato a continuare l’opera di Dio con il lavoro e a riposare e far festa con lui, come suo collaboratore e amico.
Il secondo racconto è il più antico; unisce vivacità e colore descrittivo alla fine penetrazione psicologica; utilizza un altro modello di pensiero simbolico; qui il mondo fiorisce in mezzo al deserto del nulla come un’oasi, irrigata dai fiumi e rigogliosa di vita, come un giardino affidato alle cure dell’uomo.
Il redattore non avverte alcuna contraddizione tra i due racconti, perché, sia pure con diverse rappresentazioni, essi danno un insegnamento convergente. A lui non interessano le modalità e la successione dei fenomeni, ma la totale dipendenza da Dio, la fondamentale bontà delle creature, la preminente dignità della creatura umana, il valore del lavoro e del riposo, della sessualità e del matrimonio.
L’uomo, creatura voluta e amata da Dio
Dio è Creatore e Padre perché ha voluto l’uomo sommamente differente da tutte le altre creature. Il testo ebraico lo sottolinea innanzitutto mettendo in rilievo il posto dell’uomo nel progressivo “sviluppo” della sua opera creatrice.
Nel primo capitolo l’uomo è creato per ultimo: egli viene all’esistenza dopo che tutte le altre creature già sono state create, nel sesto giorno. Solo dell’uomo e di nessuna altra creatura si dice che era “molto buono” - si potrebbe tradurre l’ebraico tov meod anche con “molto bello” e non solo “molto buono”.
Nel secondo capitolo, invece, si dice che l’uomo è stato creato per primo, prima delle piante e prima degli animali, come prima creatura. Dio lo vuole prima di tutto.
Le due opposte presentazioni di Genesi sono state conservate perché hanno il fine di sottolineare, ognuna a suo modo, la straordinarietà dell’uomo.
Genesi 1 e 2 vogliono affermare non un mito, bensì una verità per immagini: l’uomo è la creatura più bella, più buona che Dio Creatore e Padre ha voluto. L’ha amata da sempre, tutto ha voluto in vista di lei: essa è il culmine del creato.
L’uomo ha difficoltà, soprattutto, a credere alla propria bontà e bellezza. Ed, invece, egli è un capolavoro. Dio «ci ha scelti - afferma la lettera agli Efesini - prima della creazione del mondo» (Ef 1,4)!
«A nostra immagine e somiglianza»
Nel libro della Genesi 1,26 leggiamo che al sesto giorno Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
È significativo che la creazione dell’uomo sia preceduta da questa sorta di dichiarazione con cui Dio esprime l’intenzione di creare l’uomo a sua immagine, anzi «a nostra immagine», al plurale.
Segue quindi l’atto creatore. «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gen 1,27).
Colpisce in questa frase il triplice uso del verbo «creò» («barà»), che sembra testimoniare una particolare importanza e intensità dell’atto creatore.
Questa stessa indicazione sembra doversi trarre anche dal fatto che, mentre ogni giorno della creazione si conclude con l’annotazione: «Dio vide che era cosa buona», dopo la creazione dell’uomo, il sesto giorno, è detto che «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31).
La descrizione più antica, la «jahvista» di Gen 2, non usa l’espressione «immagine di Dio». Questa appartiene esclusivamente al testo posteriore, che è più «teologico». Ciò nondimeno la descrizione jahvista presenta, anche se in modo indiretto, la stessa verità.
È detto infatti che l’uomo, creato da Dio-Jahvè, mentre ha potere di «imporre il nome» agli animali, non trova tra tutte le creature del mondo visibile «un aiuto che gli fosse simile»; e cioè constata la sua singolarità.
La creazione a immagine di Dio indica che l’uomo è chiamato a una relazione personale con Dio. L’uomo è la creatura capace di cercare il suo Creatore, di ascoltarlo, di rispondergli e di vivere con lui un rapporto di amicizia.
La creazione dell’uomo come dono della Trinità
La Rivelazione presenta l’azione creativa di Dio come frutto della sua onnipotenza, della sua sapienza e del suo amore.
Nel Simbolo niceno-costantinopolitano confessiamo la nostra fede «in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra»; «in un solo Signore, Gesù Cristo […]; per mezzo di lui tutte le cose sono state create»; e nello Spirito Santo «che è Signore e dà la vita».
La fede cristiana, pertanto, parla non solo di una creazione ex nihilo, dal nulla, che indica l’onnipotenza di Dio Padre, ma anche di una creazione fatta con intelligenza, con la sapienza di Dio - il Logos per mezzo del quale tutto è stato fatto - e di una creazione ex amore, frutto della libertà e dell’amore che è Dio stesso.
La creazione è opera comune della Santissima Trinità.
«In principio era il Verbo […] e il Verbo era Dio. […] Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto» (Gv 1,1-3). Il Nuovo Testamento rivela che Dio ha creato tutto per mezzo del Verbo eterno, il Figlio suo diletto.
«Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra […]. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono» (Col 1,16-17).
La fede della Chiesa afferma pure l’azione creatrice dello Spirito Santo: egli è colui che «dà la vita», lo «Spirito Creatore», la «sorgente di ogni bene».
La creazione dal nulla
«In principio, Dio creò il cielo e la terra» (Gn 1,1). Queste prime parole della Scrittura contengono tre affermazioni: il Dio eterno ha dato un inizio a tutto ciò che esiste fuori di lui. Egli solo è Creatore. La totalità di ciò che esiste, espressa nella formula «il cielo e la terra», dipende da colui che le dà l’essere.
Solo Dio può creare in senso proprio, e questo significa dare origine alle cose dal nulla e non a partire da qualcosa di preesistente; perciò si richiede una potenza attiva infinita che solo Dio possiede.
Noi crediamo che Dio, per creare, non ha bisogno di nulla di preesistente né di alcun aiuto. La creazione non è neppure una emanazione necessaria della sostanza divina.
Dio crea liberamente «dal nulla»: «Che vi sarebbe di straordinario se Dio avesse tratto il mondo da una materia preesistente? Un artigiano umano, quando gli si dà un materiale, ne fa tutto ciò che vuole. Invece la potenza di Dio si manifesta precisamente in questo, che egli parte dal nulla per fare tutto ciò che vuole».
La fede nella creazione «dal nulla» è attestata nella Scrittura come una verità piena di promessa e di speranza. Dio crea dal nulla l’universo spirituale e materiale, cioè comunica liberamente a tutte le creature tutto il loro essere.
La fede nella creazione, così intesa, genera una speranza incrollabile: «Il nostro aiuto è nel nome del Signore che ha fatto cielo e terra» (Sal 124,8).
Creazione, scienza ed evoluzione
La questione delle origini del mondo e dell’uomo è oggetto di numerose ricerche scientifiche, che hanno straordinariamente arricchito le nostre conoscenze sull’età e le dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi, sull’apparizione dell’uomo.
Tali scoperte ci invitano ad una sempre maggiore ammirazione per la grandezza del Creatore, e a ringraziarlo per tutte le sue opere e per l’intelligenza e la sapienza di cui fa dono agli studiosi e ai ricercatori.
Non si tratta soltanto di sapere quando e come sia sorto materialmente il cosmo, né quando sia apparso l’uomo, quanto piuttosto di scoprire quale sia il senso di tale origine: se cioè sia governata dal caso, da un destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un Essere trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio.
Dipendenza continua e totale da Dio: ecco il contenuto della fede. Restano fuori dalla sua prospettiva le modalità fenomeniche del divenire cosmico. Viceversa la scienza indaga proprio queste modalità.
Ne consegue che non ha senso contrapporre discorso religioso e discorso scientifico; e neppure tentare di armonizzarli, quasi si trovassero ambedue sullo stesso piano.
La stessa immagine evolutiva del mondo di per sé non contraddice la fede nella creazione; anzi, implicando nella continuità dello sviluppo una serie di passaggi dal meno al più, costituisce un’ottima base di partenza per la riflessione filosofica, che trova una spiegazione sufficiente solo in una causa trascendente.
Scienza e teologia devono essere consapevoli dei loro limiti: la scienza non riguarda il fondamento primo e il senso ultimo; la fede non riguarda le modalità evolutive.
Il corpo umano e il soffio della vita
Uno dei drammi della cultura contemporanea è la riduzione dell’uomo alla sua dimensione animale. Il contesto odierno permette ancor più di far risaltare il messaggio che il popolo ebraico, ispirato da Dio, ha voluto trasmettere al mondo.
Gli autori ebrei di Genesi non nascondono che l’uomo è radicato nella materia. Il primo capitolo di Genesi non stabilisce per l’uomo nemmeno un giorno proprio: l’uomo è, per certi aspetti, talmente simile agli animali, da non avere un giorno proprio di origine. Nel sesto giorno egli viene creato insieme agli altri animali.
La stessa sottolineatura è offerta dal secondo capitolo di Genesi: lì l’uomo è tratto dalla polvere - Adam, tratto dall’adamah, la terra, la polvere, il fango, vuol dire propriamente “terroso”, “polveroso”, “fangoso”.
Questa verità risplende nella necessità dell’uomo di prendere cibo ogni giorno: egli non ha la vita una volta per sempre, ma deve riceverla ogni giorno di nuovo, bevendo e mangiando.
Allo stesso modo l’amore fra creatura e creatura passa attraverso la cura del corpo, del cibo, della salute, della formazione.
Dio è Creatore e Padre innanzitutto perché ha creato l’uomo nella sua vita materiale, sempre bisognoso della divina provvidenza e dell’intera creazione per continuare a vivere.
Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Questa grandezza dell’uomo consiste proprio nella capacità che egli ha di dialogare con Dio, di cercarlo, di volerlo incontrare ed amare. Genesi 1 esprime questa unicità dell’uomo affermando che solo egli è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Genesi 2 la esprime dicendo che solo nell’uomo Dio soffiò il suo “spirito”.
L’anima e la capacità di dialogare con Dio
A sua volta la tradizione cristiana ha cercato di rappresentare in modo unitario questa natura spirituale dell’uomo: in maniera insuperabile, come il migliore commento a Genesi che sia mai stato scritto su questo punto, Michelangelo ha rappresentato la creazione dell’uomo nel gesto di Dio che con il suo dito comunica ad Adamo la vita umana, quasi sfiorando la sua mano.
Noi possiamo intuire cosa sia questo principio spirituale che chiamiamo “anima” alla nascita di un bambino. Quante volte i genitori, prendendolo in braccio per la prima volta, esclamano: “Come è possibile che lo abbiamo fatto da soli?”, avvertendo che Dio stesso era presente al momento del suo concepimento.
Anche nel ricordo dei nostri morti, la nozione di anima ci soccorre: essi, pur in attesa della resurrezione del loro corpo, sono vivi in Dio, per la loro anima, e possono pregare per noi e noi per loro.
Ma è l’intera vita umana che fa sorgere continuamente la consapevolezza che l’uomo non è solo materia, proprio perché Dio è Creatore e Padre di ogni singolo uomo.
L’uomo è costitutivamente “capax Dei”, cioè fatto per Dio, desideroso di giungere alla verità ed all’amore, anche se non può darsi tutto questo da solo, ma deve attendere che sia Dio stesso a fargli dono di Se stesso.
L’uomo è l’unica creatura terrena che può adorare o bestemmiare. È l’unica che chiede il perché ed il senso di ogni cosa. È l’unica creatura libera che può amare chi la odia ed odiare chi la ama.
Guardando all’uomo ed alla sua vita spirituale si comprende che cosa vuol dire che Dio è suo Creatore e Padre.
Uomo e donna: pari dignità e comunione
«Non è bene che l’uomo sia solo»: è bene che l’uomo sia comunione, capace di amore maturo da donare a qualcuno, nel quale riconoscersi, come Dio si riconosce nell’uomo.
L’uomo non è creato per la solitudine, ma per l’incontro, il dialogo, la comunione.
Per questo non è bene che l’uomo sia solo: perché egli è immagine e somiglianza di Dio, che è comunione e amore.
Dio non soffre di solitudine e non crea l’uomo per avere qualcuno che lo ami. Lo crea per effondere su di lui il suo amore.
La solitudine dell’uomo non viene soltanto lenita da Dio, ma vinta, perché il Creatore soffia nel cuore dell’uomo il suo Spirito, la sua stessa capacità di amare: si esce dalla solitudine non chiedendo amore, ma donandolo.
Raccontando la creazione dell’uomo, la parola di Dio ne annuncia la vocazione: l’uomo è nato come opera e immagine dell’amore divino, che chiama alla vita per potersi donare, per rendere altri partecipi della felicità che viene dalla comunione.
La Bibbia mostra inoltre l’enorme dignità dell’essere uomini o donne, chiamati ad amarsi. Genesi 1 e 2 ne parlano in maniera simmetrica e complementare.
Il fatto stesso che si nasca o uomini o donne dice il nostro limite: non bastiamo da soli, non bastiamo a noi stessi, ma siamo fatti per l’altro, per l’incontro, per il dialogo.
Dice però anche la nostra grandezza: l’incontro è possibile, è possibile uscire dalla solitudine e amare.
In questo incontro siamo anche portatori di un dono specifico: essere uomo e essere donna costituiscono due modalità di amare, di pensare, di agire, che chiedono complementarità e sono vicendevole ricchezza.
Tra questi elementi, vi è pure l’indicazione che uomo e donna sono uguali quanto a natura e dignità. Infatti, mentre nessuna creatura poteva essere per l’uomo «un aiuto che gli fosse simile», egli trova un tale «aiuto» nella donna creata da Dio-Jahvè.
Secondo Genesi 2,21-22 Dio chiama all’essere la donna, traendola dal corpo dell’uomo: da «una delle costole» dell’uomo. Ciò indica la loro identità nell’umanità, la loro somiglianza essenziale pur nella distinzione.
Poiché tutti e due partecipano della stessa natura, hanno entrambi la stessa dignità di persona.
La sessualità come rivelazione e vocazione
Esistiamo con un corpo, nella condizione di maschi o femmine: non possiamo prescindere dalla sessualità. Essa dice per quale fine è stato creato l’uomo, ma non lo esaurisce.
L’uomo e la donna non sono stati creati per riprodursi, senza orizzonti, ma per amare e donare la vita.
La Bibbia ci aiuta a dare un significato autentico alla sessualità umana: da essa non possiamo prescindere, ma non si esaurisce in se stessa e rimanda ad una comprensione più totale della persona, della vita e delle relazioni umane.
Essa porta con sé una rivelazione e un appello.
Per i credenti, trovarsi nella condizione di uomini e donne è anzitutto rivelazione di Dio stesso: egli è comunione. È quindi anche rivelazione dell’uomo: non bastiamo a noi stessi, ma siamo fatti per un rapporto, per stabilire relazioni.
Dio ha creato l’uomo a sua immagine non per abbandonarlo nel giardino di Eden, ma per stabilire un dialogo, un rapporto con lui. Anzi, ancor di più, per condurlo a partecipare alla stessa comunione che unisce il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
L’uomo esulta al vedere la donna, perché in lei riconosce la possibilità dell’amore, che solo può riempire la vita, mentre non lo possono tutte le altre creature (Gen 2,20).
C’è in questa esperienza un mistero che si rivela. Tutto in noi invita a non chiuderci in noi stessi, a metterci in dialogo. Perfino i nostri corpi disegnano questo invito all’incontro, alla complementarità, alla comunione.
Insieme scopriamo che questa rivelazione porta con sé un appello, una vocazione.
«Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione personale di amore. Creandola a sua immagine, Dio inscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione».
Creando l’uomo, Dio ha lasciato in lui traccia di un progetto e quindi un invito: vivere a somiglianza di Dio, cioè nel dialogo, costruendo comunione tra gli uomini, verso la comunione definitiva con lui.
«Non è bene che l’uomo sia solo», perché chi è chiuso in se stesso rinuncia a essere immagine di Dio che è Trinità.
Il mistero della differenza sessuale
La narrazione della creazione dell’uomo e della donna nel capitolo 2 del libro della Genesi ricorre a un’immagine: «Il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo» (Gen 2,21-22).
Un fatto che avviene nel sonno allude, nel simbolismo biblico, a un mistero: non una realtà incomprensibile, ma qualcosa che va oltre i sensi e attinge alle profondità dell’uomo e al divino, mai del tutto traducibile e, soprattutto, che a nessuno è lecito banalizzare.
In seguito al peccato, quando l’uomo e la donna vogliono appropriarsi del mistero - diventare «come Dio» (Gen 3,5) -, il testo biblico afferma che si «aprirono gli occhi a tutti e due e si accorsero di essere nudi» (Gen 3,7).
Ad occhi aperti, cioè fuori dal contesto di mistero che le è proprio, la differenza sessuale diventa esperienza di limite, di minaccia, di nudità che suscita timore.
Isolata dal suo rimando a Dio, dal suo significato “misterioso”, essa diventa il luogo primo in cui si manifesta la solitudine e la povertà dell’uomo lasciato a se stesso.
L’uomo creato per l’immortalità
La verità circa l’uomo creato a «immagine di Dio» ritorna anche in altri passi della Sacra Scrittura, sia nella stessa Genesi, sia in altri Libri Sapienziali.
Nel libro della Sapienza (2,23) è detto: «Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece ad immagine della propria natura».
E nel libro del Siracide (17,1.3) leggiamo: «Il Signore creò l’uomo dalla terra e ad essa lo fa ritornare di nuovo. Secondo la sua natura li riveste di forza, e a sua immagine li formò».
L’uomo, dunque, è creato per l’immortalità, e non cessa di essere immagine di Dio dopo il peccato, anche se viene sottomesso alla morte.
Porta in sé il riflesso della potenza di Dio, che si manifesta soprattutto nella facoltà dell’intelligenza e della libera volontà.
L’uomo è soggetto autonomo, fonte delle proprie azioni, pur mantenendo le caratteristiche della sua dipendenza da Dio, suo creatore.
Il lavoro, il riposo e la lode
Che l’uomo sia fatto per Dio emerge anche dalla scansione di Genesi 1 che si basa sullo schema settenario dei giorni. La creazione non si arresta all’uomo, ma giunge al “riposo”!
Il rito, il tempo liturgico è - si potrebbe dire - la prima cosa che la Bibbia sottolinea, fin dal suo inizio.
Perché l’uomo, tramite il rito, può trovare Dio. L’uomo non è fatto solo per essere compartecipe della creazione con Dio, l’uomo non è solo fatto per il lavoro, bensì è fatto per la lode, per il ringraziamento.
Dio crea, ma soprattutto gode di ciò che ha creato. Egli si “ferma” per contemplare l’opera sua e trovarla buona e gioirne.
All’uomo, immagine di Dio, è dato di potersi riposare a somiglianza del suo Creatore.
Ed il riposo non è semplice cessazione del lavoro per una distrazione effimera e passeggera. Molto più è riscoperta, attraverso il rito celebrato nella fede, che niente di ciò che è fatto secondo la volontà di Dio andrà perduto, perché la provvidenza divina è in grado di far fruttificare nel centuplo e per l’eternità il bene.
La Chiesa, istruita dalla resurrezione di Gesù, ha compreso che il sabato trova il suo compimento nel “giorno del Signore”: il giorno di Pasqua diviene evidente che tutto ciò che esiste non è fatto per la morte, ma per l’eternità di Dio.
Quel giorno redime e conferisce significato a tutte le fatiche dell’uomo sulla terra.
La responsabilità verso il creato
Creò l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché godesse di tutte le cose buone che aveva preparato per lui (Gen 2).
Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
Dio fa germogliare nel giardino, in Eden, ogni sorta di alberi belli da vedere e buoni da mangiare, e qui pone l’uomo e la donna.
La descrizione del giardino mette in evidenza la premura con cui Dio accompagna i loro primi passi: prepara un luogo magnificamente irrigato, che produce frutti belli e buoni, e lo affida loro, perché lo custodiscano e facciano fruttificare l’opera creatrice di Dio.
Dio ci ha posti nel mondo per custodirlo e prendercene cura, come lui si prende cura di noi.
Ognuno è chiamato a fare la sua parte con responsabilità e a impegnarsi perché le risorse non siano sprecate.
«Lasciate il mondo un po’ migliore di come lo avete trovato»: è l’invito di Baden-Powell, fondatore degli Scout, a rispettare il creato e ogni creatura.
La creazione, infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all’uomo, come un’eredità a lui destinata e affidata.
La creazione non è il gesto compiuto da Dio in un tempo remoto, ma il dono di ogni giorno: «In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28).
La provvidenza e la creazione continua
La creazione non è terminata con quella all’inizio dei tempi; «dopo averla creata, Dio non abbandona a se stessa la sua creatura. Non le dona soltanto di essere e di esistere: la conserva in ogni istante nell’essere, le dà la facoltà di agire e la conduce al suo termine».
La creazione non si è conclusa all’inizio, ma Dio l’ha fatta in statu viae, vale a dire, in vista di una meta ultima ancora da raggiungere.
Nella Bibbia la creazione è presentata come l’inizio della storia della salvezza, la prima delle mirabili opere di Dio; ma anche come la sua attività continua, il fondamento perenne di ogni cosa.
L’universo dipende sempre da Dio, sia per iniziare sia per continuare ad esistere e per svilupparsi verso nuove e più alte forme di vita.
Il soffio dello Spirito avvolge e penetra le creature, le sostiene e le fa germogliare come vento di primavera: «Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono, tu apri la mano, si saziano di beni. Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra» (Sal 104,27-30).
La nozione di conservazione “fa da ponte” tra l’azione creativa e il governo divino del mondo.
Dio non solo crea il mondo e lo mantiene nell’esistenza, ma inoltre «conduce le sue creature verso la perfezione ultima, alla quale Egli le ha chiamate».
Il dominio sulle creature e il servizio
Dopo la creazione dell’uomo, maschio e femmina, il Creatore «li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci […] e sugli uccelli […] e su ogni essere vivente"» (Gen 1,28).
La creazione a immagine di Dio costituisce il fondamento del dominio sulle altre creature del mondo visibile le quali sono state chiamate all’esistenza in vista dell’uomo e «per lui».
Il dominio di cui parla Genesi 1,28 non autorizza lo sfruttamento irresponsabile, perché il giardino è affidato all’uomo affinché lo coltivi e lo custodisca.
La responsabilità umana consiste nel riconoscere che il creato è dono, nel rispettare ogni creatura e nell’usare con sapienza le risorse ricevute.
L’uomo è chiamato a continuare l’opera di Dio con il lavoro e a riposare e far festa con lui, come suo collaboratore e amico.
Il problema del male
Se Dio crea, sostiene e dirige tutto con bontà, da dove proviene il male? «A questo interrogativo tanto pressante quanto inevitabile, tanto doloroso quanto misterioso, nessuna rapida risposta potrà bastare. È l’insieme della fede cristiana che costituisce la risposta a tale questione».
La creazione non si è conclusa all’inizio, ma Dio l’ha fatta in statu viae, vale a dire, in vista di una meta ultima ancora da raggiungere.
Per la realizzare i suoi disegni, Dio si serve del concorso delle sue creature e concede agli uomini una partecipazione alla sua provvidenza, rispettando la loro libertà anche quando agiscono male.
È davvero sorprendente che Dio «nella sua Provvidenza onnipotente può trarre un bene dalle conseguenze di un male».
È una misteriosa ma grandissima verità che «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).
L’esperienza del male sembra manifestare una tensione fra l’onnipotenza e la bontà di Dio nel suo intervenire nella storia.
Quella riceve risposta, certamente misteriosa, nell’evento della Croce di Cristo, che rivela il “modo di essere” di Dio, e pertanto è per l’uomo sorgente di sapienza.
La creazione e la storia della salvezza
L’attuazione dell’eterno disegno del Padre, incentrato nel suo Figlio Gesù Cristo, passa anzitutto attraverso la creazione.
La fede biblica in Dio creatore è nata come esplicitazione della fede in Dio salvatore.
Israele, nell’esodo dall’Egitto e in tutta la sua storia, ha sperimentato come Dio tenga nelle sue mani le persone, i popoli e gli avvenimenti. Di lui ci si può fidare assolutamente.
È il Signore, perché è il creatore e tutto dipende da lui.
La creazione è «il primo passo verso l’Alleanza dell’unico Dio con il suo popolo».
Nella Bibbia la creazione è aperta all’azione salvifica di Dio nella storia, che raggiunge la pienezza nel mistero pasquale di Cristo e che raggiungerà la sua perfezione finale alla fine dei tempi.
La creazione è fatta in vista del sabato, il settimo giorno in cui il Signore riposò, giorno in cui culmina la prima creazione e che si apre all’ottavo giorno in cui comincia un’opera ancora più meravigliosa: la Redenzione, la nuova creazione in Cristo.
Gesù Cristo, immagine perfetta del Padre
Se il Padre è l’origine prima e il fine ultimo di tutte le cose, Gesù Cristo è il mediatore universale della creazione, non meno che della salvezza.
In Gesù di Nàzaret incontrano il Verbo, espressione perfetta ed eterna del Padre, autore con lui della creazione, che riflette la sua perfezione in tutte le cose e illumina tutti i popoli.
«In principio era il Verbo. tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1,13-4).
Le creature vengono all’esistenza e si sviluppano, in quanto il Padre le chiama dal nulla e le attrae a sé mediante il Figlio con la potenza dello Spirito.
Il Verbo e lo Spirito Santo sono, per così dire, «le mani» del Padre e «non c’è nulla che non abbia origine e compimento mediante il Verbo e nello Spirito».
Noi esistiamo e ci muoviamo verso la perfezione come eco della Parola eterna e riflesso della sua bellezza, come dono elargito a motivo del primo Dono.
L’insegnamento sull’uomo, contenuto nelle prime pagine della Bibbia, s’incontra con la rivelazione del Nuovo Testamento circa la verità di Cristo, che quale Verbo eterno, è «immagine del Dio invisibile», e insieme «generato prima di ogni creatura» (Col 1,15).
L’uomo creato a immagine di Dio acquista, nel piano di Dio, una speciale relazione con il Verbo, eterna immagine del Padre, il quale nella pienezza dei tempi si farà carne.
Adamo - scrive san Paolo - «è figura di colui che doveva venire» (Rm 5,11).
Infatti, «quelli che da sempre ha conosciuto Dio Creatore li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29).
La dignità dell’uomo e la gloria di Dio
In questo modo l’uomo diventa una espressione particolare della gloria del Creatore del mondo creato.
«Gloria Dei vivens homo, vita autem hominis visio Dei», scriverà sant’Ireneo.
Egli è gloria del Creatore in quanto è stato creato a immagine di lui e specialmente in quanto accede alla conoscenza vera del Dio vivente.
In questo trovano fondamento il particolare valore della vita umana, come anche tutti i diritti umani.
Mediante la creazione a immagine di Dio, l’uomo è chiamato a diventare, tra le creature del mondo visibile, un portavoce della gloria di Dio, e, in un certo senso, una parola della sua Gloria.
La creazione dell’uomo a immagine di Dio, già dall’inizio del libro della Genesi rende testimonianza alla sua chiamata.
Questa chiamata si rivela pienamente con la venuta di Cristo.
Proprio allora, grazie all’azione dello «Spirito del Signore», si apre la prospettiva della piena trasformazione nell’immagine consostanziale di Dio, che è Cristo.
Così l’«immagine» del libro della Genesi (1,27) raggiunge la pienezza del suo significato rivelato.
Una proposta di catechesi per bambini e ragazzi
Con questa celebrazione desideriamo aiutare i nostri ragazzi a scoprire la grande fiducia e amore di Dio Padre verso di noi per aver affidato alle nostre cure un tesoro grande come la creazione e la necessità di corrispondere con il massimo impegno.
Si prepara l’angolo della preghiera: Bibbia aperta, icona di Gesù e una lampada accesa, braccialetti «Siamo tutti connessi».
Ci si dispone in cerchio.
Se è possibile si propone di vivere la celebrazione all’aperto, a contatto con la natura.
Canto: Voi siete di Dio (Gen Verde)
Preghiera iniziale
Signore, ti chiediamo il dono del tuo Spirito, che ci rende vivi. Tu hai fiducia in noi e ci affidi il tuo giardino pieno di fiori, di alberi e di piante. Fa’ che lo custodiamo e ce ne prendiamo cura come tu ti prendi cura di noi. Amen.
Ascolto della Parola
Dal libro della Genesi (Gen 2,7-9.15-18.21-23)
Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato.
Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male.
Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
Il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda».
Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.
Allora l'uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall'uomo è stata tolta».
Riflessione dei ragazzi
1 Ragazzo. Signore, spesso penso di essere il padrone del mondo e di poter usare le creature e le cose come piace a me, senza rispettarle.
2 Ragazzo. Signore, spesso confondo la libertà col poter fare quello che voglio, senza soppesare le conseguenze delle mie scelte.
3 Ragazzo. Signore, insegnami che tutto è dono tuo: la vita, il creato, la famiglia, gli amici. Fa’ che possa accoglierli come dono e prendermene cura assieme a te e agli altri.
Riflessione del catechista
Dalla nostra esperienza sappiamo che se un nostro conoscente ci affida qualcosa, cui tiene in modo particolare, perché ce ne prendiamo cura per un periodo di tempo, vuol dire che nutre una grande fiducia verso di noi, e questo fa nascere dentro la gioia per la stima ricevuta e la necessità di corrispondere con il massimo impegno.
Dio ci ha affidato il creato non perché ne diventiamo padroni assoluti, ma perché lo custodiamo, lo coltiviamo e lo facciamo fruttificare.
Gesto
Ogni ragazzo riceve il braccialetto «Siamo tutti connessi», o una piccola pianta di cui prendersi cura.
Preghiera finale
Signore, desideriamo scoprire le meraviglie del creato con te. Tu hai plasmato la nostra vita e l’hai resa bella, molto bella. Ci hai affidato ogni cosa creata da te e ci hai donato tanti amici con i quali camminare insieme. Fa’ che possiamo crescere nell’amicizia con te e nel rispetto gli uni degli altri. Amen.
Una narrazione per presentare la creazione
Quella sera Chiara e Marco hanno proprio voglia di far domande.
«Nonno, ma chi ha fatto il mondo?», chiede d’un colpo il piccolo Marco.
E Chiara, la più grande, che non vuole essere da meno di suo fratello, incalza: «Già, chi ha fatto le montagne? E il mare dove siamo stati in vacanza d’estate? E poi tutti quegli animali e i pesci che abbiamo visto, da dove vengono? Ci volevano tutti questi animali nel mondo?».
A quel punto il nonno tace, si alza lentamente, sfila un grosso libro rosso dallo scaffale, si risiede, lo appoggia sulle ginocchia, tiene sopra le mani, quasi ad accarezzarlo e dice: «Questa è una grande domanda. Tante persone, grandi e piccine, si sono poste queste domande e in tanti hanno provato a rispondere. Per le grandi domande ci vogliono molte risposte. E in questo libro, la Bibbia, che racconta la storia di Dio e dell’uomo, c’è la risposta che cerchiamo».
Il nonno lo apre e dice: «Ecco la prima pagina di questo grande libro, dove si racconta di Dio che ha fatto il mondo e cosa aveva nella mente e nel cuore mentre lo creava».
«E’ proprio così! All’inizio non c’era nulla e tutto era buio. C’era una gran confusione, proprio una gran confusione. La terra era senza forma e senza colori! Ma Dio, che è un grande artista che ama le cose belle, pensa: “Come si può vivere in un posto così buio e così triste? Voglio fare qualcosa di speciale, tutto a colori! Qualcosa che solo io posso fare”».
Dio disse: «Sia la luce!» E la luce fu. Così Dio, che ama la luce, separa il buio dalla luce e chiama la luce giorno e il buio notte.
«A questo punto ci vuole il cielo!», esclama il nonno. «E così Dio disse: “Sia il cielo”. E il cielo fu».
«Proprio così: basta la Parola di Dio e tutto viene creato, perché quello che Dio dice si realizza e poi così Dio dà un nome a tutte le cose, perché vuole un mondo bello e ordinato.»
«Ora che c’è il cielo, occorre fare la terra! Così Dio raccoglie le acque e appare l’asciutto. Dio chiama l’asciutto terra e l’acqua mare. Quindi Dio si ferma a guardare un istante il suo lavoro e vede che tutto era cosa buona».
Così ora sulla terra possono crescere erba, piante, fiori, frutti.
«E qui, Dio ha fantasia da vendere: usa tutti i colori, i profumi e i sapori. Il mondo a colori, ecco cosa ha fatto Dio per noi. Un mondo bello per davvero!»
«Lo fa adesso: nel quarto giorno Dio crea la luce maggiore che chiama sole e la luce minore che chiama luna e così inizia anche il tempo: i giorni, i mesi e gli anni. Poi mette le stelle. Le fa così belle che noi restiamo con il naso all’insù a guardarle nelle sere d’estate».
«Dio è come un artista che lavora per fare un’opera d’arte, come chi vuole costruire qualcosa di bello e di utile… per amore. Quello che Dio ha fatto per noi, lo ha fatto per amore e con gioia. Infatti più Dio crea più è felice».
«Dio ama tanto creare e così inizia a popolare il mondo con una grande varietà di esseri viventi: gli uccelli, i grandi mostri marini, i pesci del mare, il bestiame, gli animali selvatici, i rettili. Dio vide che era cosa buona».
«Brava signorina, siamo arrivati al punto più importante - prosegue soddisfatto il nonno - la Bibbia dice che Dio si ferma ancora un istante a guardare il suo lavoro e vede che il mondo è una cosa buona e bella e dice: “Facciamo l’uomo!”. In un posto così bello ora possiamo fare l’uomo!»
«L’uomo è la cosa più bella che ha fatto: è il suo capolavoro!»
«E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
«Dio ama l’uomo più di ogni altra creatura. Stravede per lui. Quando lo guarda Dio si rivede perché l’uomo è a sua immagine e somiglianza. A questo punto si ferma ancora un istante e Dio vide che l’uomo era cosa molto buona!»
«L’uomo non è come tutto il resto. L’uomo è speciale: Dio ama l’uomo e parla volentieri con lui come a un vero amico, ma anche l’uomo può capire e amare Dio. Questo significa essere immagine e somiglianza di Dio».
«Dio il settimo giorno si riposa, non perché sia stanco, ma perché vuole fermarsi a vedere quello che aveva fatto. Dio è un artista e quando un artista finisce un’opera d’arte si ferma ad ammirarla, la guarda e la riguarda e si affeziona a ciò che ha fatto.»
«E vuole che anche noi facciamo lo stesso: fermarci a guardare e ammirare le cose belle del creato, i doni belli che ci ha fatto, per ringraziarlo ed essere pieni di gioia.»
«Vedete com’è bella la Bibbia? Ci dice che Dio ci ha messi qui sulla terra e che noi siamo il suo dono più bello. I suoi amici più cari. Lui è felice con noi! Felice di averci creato, felice di amarci e di essere nostro amico.»
I bambini tornano a giocare con una gioia più grande nel cuore: stanno creando con la propria fantasia un mondo pieno di colori e di sapori, proprio come fa Dio, perché sono creati a sua immagine e somiglianza, come lui ha detto.
Attività e laboratorio sulla creazione
Durante la narrazione, fatta da un nonno, si possono invitare i bambini a “partecipare alla creazione”, diventando sole, luna, stelle, oppure chiedendo loro di fare il verso degli animali.
Si può mettere in gioco la fantasia e organizzare l’incontro in modo che i bambini siano i veri protagonisti.
Dopo aver narrato la creazione, i bambini possono mettersi all’opera e diventare dei “piccoli artisti”.
Utilizzando diversi materiali, come tempere, pennarelli, tessuti, pannolenci, carta crespa, cotone idrofilo, paglietta, conchiglie, sassolini, legnetti e brillantini, possono “creare” il cielo, il mare e la terra.
Attraverso questa attività, fanno esperienza di che cosa vuol dire “creare”.
In un secondo momento si possono distribuire immagini da colorare, rappresentanti vari elementi della creazione.
Le immagini, colorate coi pennarelli dai bambini, possono essere incollate su degli spessori in polistirolo.
Il tutto può essere poi incollato su una grande base di polistirolo a forma tonda, rappresentante il mondo.
Il cerchio può essere suddiviso in quattro settori: nel primo sono incollati gli elementi del cielo; nel secondo quelli del mare; nel terzo piante e fiori; nel quarto gli animali.
Al centro del cerchio possono essere incollate le sagome dell’uomo e della donna.
Il mondo può essere appeso nella sala dove si svolge l’incontro di catechismo.
Un’altra attività consiste nel donare a ciascun bambino tre panetti di pongo e invitarlo a modellare le creature che preferisce.
Le loro mani diventano le mani di “piccoli artisti”, desiderosi di ricreare le bellezze del creato.
Si può anche mettere in scena la creazione, invitando i genitori ad assistere allo spettacolo.
I bambini possono portare i loro peluches, quelli a forma di animali, quelli a forma di sole, di luna e di stelle.
Il racconto della creazione può essere accompagnato da immagini, musica, luci e semplici gesti, così che ogni bambino possa partecipare con il corpo, con la voce e con la fantasia.

1) La creazione - racconto biblico per bambini
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