Le case di Nazaret al tempo di Gesù

Le abitazioni di Nazaret al tempo di Gesù erano case semplici, in parte scavate nella roccia e in parte completate da strutture in muratura, spesso organizzate attorno a un cortile. I ritrovamenti archeologici mostrano un villaggio ebraico della prima epoca romana, formato da dimore modeste, grotte, sili, vasche e scale.

Non è possibile dimostrare con certezza che una delle abitazioni scoperte fosse proprio la casa di Gesù, di Maria o di Giuseppe. Tuttavia, le case rinvenute nei pressi della Basilica dell’Annunciazione e sotto il convento delle Suore di Nazareth permettono di ricostruire con maggiore precisione l’ambiente nel quale Gesù trascorse l’infanzia e gran parte della sua vita.

Ricostruzione casa di Nazaret primo secolo

Com’era Nazaret nel I secolo

Secondo le rare fonti scritte esistenti, sappiamo che nel primo secolo della nostra era Nazareth era un piccolo villaggio ebraico, situato in una valle. Nonostante Nazaret si trovasse sulla celebre Via Maris, la via commerciale lungo la costa da nord a sud, le testimonianze evangeliche sembrano indicare che il paese mantenne una conformazione umile, a differenza della vicina Sepphoris che invece era molto fiorente.

Lo confermano anche i ritrovamenti archeologici dell’antico villaggio. Il susseguirsi di questi ritrovamenti permette agli archeologi di ricostruire l’aspetto di Nazareth durante la prima epoca romana. Si trattava di un villaggio abbastanza grande, forse percepito come un piccolo centro urbano, punto di riferimento per le comunità agricole della zona.

Durante gli scavi furono rinvenute numerose case antiche, che erano scavate nella roccia o sfruttavano le grotte. Le case del luogo avevano tutte le stesse caratteristiche. Non erano proprio tali, ma potremmo chiamarle case-grotta, perché erano parzialmente costruite e parzialmente scavate nella roccia.

La struttura delle abitazioni

Dagli studi su come erano costruite le case della Galilea ai tempi di Gesù sappiamo che la parte più interna scavata nella roccia era completata da un’altra esterna in muratura, che era il vero luogo della vita quotidiana. Questa parte esterna in muratura, formata da tre pareti, di cui è priva la dimora scavata nella roccia a Nazareth, combacerebbe con quella conservata nel santuario di Loreto.

Le abitazioni comprendevano camere ricavate nel fianco della collina, ambienti in muratura, cortili, scale e spazi destinati alla conservazione delle provviste. Questo conferma come erano fatte le case secondo gli usi palestinesi del tempo, ossia con grotte, sili, vasche e scale che sono stati trovati nello stato originario.

Sotto il convento delle Sorelle di Nazareth, situato nell’omonima cittadina, è nascosto un importante ritrovamento: quella che secondo alcuni sarebbe la casa dell’infanzia di Gesù. Gli scavi hanno rivelato un edificio domestico di epoca romana in parte scavata nella roccia, seguito da cave e sepolture di epoca romana, una chiesa rupestre ben conservata, chiese bizantine e crociate a livello superficiale.

Casa-grotta con cortile nella Nazaret romana

La casa scoperta nei pressi della Basilica dell’Annunciazione

Recenti scavi archeologici a Nazareth hanno messo alla luce i resti di una abitazione del I secolo nei pressi della basilica dell’Annunciazione. Nello specifico della scoperta della casa del I sec. gli scavi sono stati effettuati in un’area dove dovrebbe sorgere la costruzione di un Centro dell’Associazione Maria di Nazareth.

Secondo la direttrice degli scavi Yardenna Alexandre, «il ritrovamento ha un’importanza capitale, perché scopre per la prima volta una casa del popolo ebraico di Nazareth e permette di riportare alla luce lo stile di vita dei tempi di Gesù». «L’edificio che abbiamo trovato è piccolo e modesto - ha spiegato l’archeologa - e quasi sicuramente è un tipico esempio delle case di Nazareth di quell’epoca».

Infatti, nei pressi della Basilica dell’Annunciazione sono stati scoperti resti di un’abitazione risalente al I sec. d.C., e si tratta del primo rinvenimento con la possibilità di datare i reperti in modo abbastanza preciso, con un ridotto margine di errore e collocabili quasi certamente a 2000 anni fa.

La casa sarebbe emersa fra le rovine della chiesa bizantina in uno strato di roccia risalente a 21 secoli fa. In una zona vicina, nel 2009 è stata trovata un’altra casa con cortile molto simile alla prima, appartenente al I secolo.

I reperti: ceramica e recipienti di calcare

Nella casa, ricorda l’Autorità per le Antichità di Israele, sono stati rinvenuti alcuni oggetti, per la maggior parte frammenti di ceramica dell’epoca romana (I e II secolo), in particolare oggetti «utilizzati solo da ebrei in quel periodo, perché questi recipienti non sono suscettibili di trasformarsi ritualmente in impuri».

All’interno gli archeologi hanno rinvenuto frammenti di vasi appartenenti al primo periodo romano. Inoltre, la presenza di recipienti di calcare testimonia la presenza di ebrei. Questi infatti utilizzavano comunemente vasellame in pietra poiché non era considerato impuro secondo la Legge.

Durante gli scavi sono stati trovati diversi utensili da cucina realizzati in roccia calcarea, pietra sacra per gli ebrei; si è dunque ipotizzato che i resti del I secolo qui trovati appartenessero ad una dimora in cui avesse vissuto una famiglia ebrea.

Elemento archeologicoIndicazione
Frammenti di ceramicaEpoca romana, I e II secolo
Recipienti di calcarePresenza di una famiglia ebraica
Case con cortileTipologia abitativa della Nazaret del I secolo
Grotte, sili, vasche e scaleOrganizzazione degli spazi domestici

La fossa e la grande rivolta contro i Romani

La Alexandre ha rivelato di aver trovato nella casa una fossa realizzata probabilmente nel contesto dei preparativi compiuti dagli ebrei per difendersi dalla grande rivolta contro i romani, nel 67 d.C.

Questo elemento collega l’abitazione alla storia turbolenta della Galilea durante il I secolo. La casa non era soltanto uno spazio familiare, ma apparteneva a una comunità che viveva in un territorio segnato dai conflitti e dalla presenza romana.

La casa sotto il convento delle Suore di Nazareth

I primi ritrovamenti risalgono all’800, epoca nella quale fu costruito il convento, ma a partire dal 2006 il “Nazareth Archaeological Project”, guidato dall’archeologo Ken Dark, vi ha condotto scavi sistematici.

Lo sostiene l’archeologo Ken Dark, dell’Università di Reading, che l’avrebbe trovata dopo anni di ricerche, in pieno centro, sotto il convento delle Suore di Nazareth. Il Progetto archeologico britannico di Nazareth, sponsorizzato dal Palestine Exploration Fund e dal Late Antiquity Research Group, diretto da Ken Dark, ha iniziato a indagare il sito nel 2006.

Sotto strati di epoca medievale, appartenenti al periodo delle crociate, troviamo la chiesa della Nutrizione, descritta anche nell’Itinerarium Egeriae, un testo del IV secolo che ci racconta il viaggio in Terra Santa della pellegrina Egeria.

Sotto la chiesa si trova una tomba di epoca romana e, dopo un periodo di abbandono, casa con cortile, scavata parzialmente nella roccia della collina. La casa sarebbe emersa fra le rovine della chiesa bizantina in uno strato di roccia risalente a 21 secoli fa.

Scavi archeologici sotto convento Nazareth

La possibile casa dell’infanzia di Gesù

Nel 670 il monaco irlandese Adamnano scriveva il De Locis Sanctis in cui riportava la sua testimonianza circa il luogo in cui sorgeva la casa di Gesù: sembra fosse collocata tra due tombe e sotto una chiesa che, per proteggerla, l’avrebbe incorporata durante l’epoca bizantina e durante le crociate.

A distanza di secoli un team di archeologi della University of Reading guidati dal Prof. inglese Ken Dark, hanno riportato alla luce la dimora dove Gesù Cristo avrebbe trascorso i suoi primi anni di vita con Giuseppe e Maria. La casa di Gesù si trova a Nazareth ed è stata scavata sul fianco di una collina.

Composta da una serie di camere e una scala, l’antica dimora ha visto la luce dopo nove anni di scavi: è dal 2006 che Ken Dark ha individuato quest’area come possibile luogo di crescita di Gesù perché tutte le persone vissute nei secoli successivi alla sua morte hanno identificato quel luogo come la casa natale del Messia.

L’eccellente maestria delle incisioni sulle rocce sarebbe compatibile con la perizia di un “tekton”, un falegname dell’epoca, proprio come i Vangeli descrivono il padre putativo di Gesù. Le rovine della casa, all’epoca delle crociate, furono incorporate nella chiesa soprastante proprio per proteggerla.

Perché l’identificazione resta incerta

Possiamo quindi affermare che sia stata trovata la casa di Gesù? Anche se molto probabilmente Gesù visse in una casa simile, non possiamo avere la certezza che sia proprio questa.

Ma si tratta veramente della casa di Gesù? Dark ha commentato sulla rivista “Biblical Archaeology Review” che “non vi è alcuna buona ragione archeologica perché una tale identificazione possa essere ritenuta reale”. Ma la certezza che quella trovata sia realmente la casa del Messia ancora non è possibile darla, come ha ammesso lo stesso Dark in un suo articolo pubblicato sulla Biblical Archaeology Review, però non è neppure da escludere.

Neanche la presenza della chiesa bizantina costruita a protezione del sito più antico lo conferma. Infatti per secoli non venne tramandata la memoria dei luoghi collegati alla vita di Gesù.

Solo nel IV secolo, in seguito alla propaganda cristiana di Costantino e alla visita in Terra Santa della madre Elena, molti aristocratici romani cominciarono a compiere pellegrinaggi sui luoghi santi. Luoghi che nella maggioranza dei casi furono indicati dalle popolazioni locali senza una tradizione o una ricerca alle spalle.

La casa di Maria e la Grotta dell’Annunciazione

Sarebbe il luogo dell’annunciazione dell’arcangelo Gabriele. O per lo meno ciò che resta, ossia solo una parte, perché il resto volò a Loreto, secondo la tradizione.

È la casa da nubile, quella dove viveva con i suoi genitori, Gioacchino e Anna. Esiste una tradizione molto antica che indica questo luogo come la casa di Maria, conosciuta anche come la grotta dell’Annunciazione.

La casa di Maria si trova attualmente all’interno della moderna basilica dell’Annunciazione consacrata da Paolo VI nel 1969, che è a due livelli: in quello inferiore, quello ‘archeologico’, si può vedere la piccola casa.

Grotta dell’Annunciazione Basilica Nazareth

La Basilica dell’Annunciazione e gli edifici precedenti

Questa basilica sorge sui resti di una chiesa bizantina del V secolo, dell’epoca di Teodosio II, a sua volta costruita su una sinagoga giudeo-cristiana del III secolo, di cui rimangono stipiti e colonne, che prese il posto di una domus-ecclesia in cui si era trasformata la casa-grotta nel I secolo.

Davanti alla chiesa-sinagoga fu scoperta una vasca battesimale. Della chiesa bizantina, a tre navate, restano abside e mosaici, visibili nell’attuale basilica inferiore.

Già in epoca bizantina erano presenti in città edifici di culto cristiani, tra cui una chiesa sui resti della quale sorgeranno le successive basiliche. Ancora oggi, davanti alla Grotta dell’Annunciazione, si riconosce la struttura della basilica bizantina con l’abside rivolta ad est.

I reperti dimostrano che al di sotto di questa doveva trovarsi un tempio cristiano ancora più antico. I lavori di Nazaret furono un’occasione di studio eccezionale e negli scavi si capì che sotto c’erano tracce di un edificio sinagogale pre esistente.

Le testimonianze cristiane più antiche

Le prove archeologiche a sostegno di questa tradizione si basano principalmente su alcuni graffiti importanti appartenuti alla comunità giudeo-cristiana (II e III sec.) che testimoniano il culto alla Madonna, che confermerebbero l’ipotesi dell’esistenza della casa di Maria intorno alla grotta.

Uno di questi dice proprio: XH MAPIA (abbreviazione in greco di Xàire Maria), rallegrati Maria, ripetendo il saluto dell’arcangelo Gabriele.

La più antica traccia di culto mariano a Nazaret, infatti, è anteriore alla metà del V secolo: un’incisione in greco, lasciata da antichi pellegrini sulla base di una colonna e scoperta solo pochi anni fa.

L’iscrizione riporta in modo chiaro il nome di Μαρία “Maria” preceduto da un’abbreviazione di due lettere Χε, interpretata come Χαίρε “Chaire”, corrispondente al latino “Ave”. È il saluto angelico rivolto alla Vergine, secondo il Vangelo di Luca: “Ave Maria”.

L’iscrizione conferma con certezza che già allora la piccola grotta di Nazaret era venerata come il luogo dell’annuncio dell’Angelo. Queste scoperte sono importanti perché ci fanno capire come la devozione mariana sia sempre stata fondamentale per i cristiani.

Dalla basilica bizantina alla basilica crociata

Nel 614 fu distrutta da Cosroe II e poi dalla presenza musulmana. Però nel 1130 venne ricostruita dal principe Tancredi facendone una cattedrale crociata di stile romanico, con annesso monastero, della quale rimangono sei capitelli nel museo.

Anche questa fu distrutta, nel 1263 dal sultano Baybars e non ne rimane che la grotta. I crociati costruirono un’enorme basilica in asse con quella bizantina.

La basilica misurava 70 metri in lunghezza e 30 in larghezza. I resti sono visibili ancora oggi nelle pareti della basilica attuale.

Durante l’epoca crociata, a Nazaret fu costruita una grande basilica. I muri perimetrali di questo antico santuario, sono stati riscoperti durante gli scavi per la costruzione dell’attuale Basilica, insieme a molti reperti di straordinaria importanza, ma ancora in attesa di restauro.

La basilica moderna

L’attuale Basilica di Nazareth, costruita nel 1969, si eleva sui resti di tre chiese precedenti, la più antica delle quali risale al periodo bizantino (IV secolo).

La basilica attuale invece è consacrata nel 1969 fu costruita abbattendo la chiesa del 1730 e innestandosi sui resti della basilica crociata e i mosaici di epoca costantiniana.

I francescani, presenti in questo luogo come minimo dal 1546, riuscirono ad ottenere nel 1620 la concessione dei resti della basilica e costruirono nel 1730 una modesta chiesa che durò fino alla costruzione dell’attuale basilica.

La basilica dell’Annunciazione è il principale richiamo della città di Nazareth. Migliaia di pellegrini vengono a pregare sul luogo dove fu concepito Gesù, come ricorda la frase incisa sull’altare al centro della grotta: VERBUM CARO HIC FACTVM EST «Il Verbo si fece carne in questo luogo».

La Casa Santa di Loreto e la casa di Nazaret

E’ la Casa in muratura della Madonna, trasportata a Loreto da Nazaret, dove si trovava davanti alla Grotta, tuttora venerata nella basilica dell’Annunciazione. Il grafico a lato illustra la coesistenza tra la Grotta e la Casa che qui è ritraslata idealmente a Nazaret.

Secondo la tradizione, nel 1291. E’ stata portata in salvo quando i crociati furono costretti ad abbandonare definitivamente la Terra Santa dall’esercito dei mussulmani che devastavano i luoghi santi.

Nel 1291 la Casa fu trasportata nell’antica Illiria in un luogo imprecisato. Il santuario mariano di Tersatto, presso Fiume (Croazia), fa memoria di quella sosta.

Nella notte tra il 9 e 10 dicembre 1294 la Casa è stata trasportata nell’antico territorio di Recanati, prima presso il suo Porto e poi sull’attuale colle di Loreto.

Secondo l’antica e devota tradizione, sono stati gli angeli del cielo. Secondo un’ipotesi critico-storica, ampiamente accolta, sono stati i cristiani all’epoca delle crociate, con l’assistenza celeste, significata dagli angeli.

Confronto tra la casa di Nazaret e quella di Loreto

Secondo gli scavi effettuati nel 1955-1960, qui la Casa fin dal secolo II-III fu protetta da una chiesa sinagogale, poi nel secolo V da una basilica bizantina e, infine, nel secolo XII, da una maestosa basilica crociata.

In tal modo la Casa, difesa dall’erosione degli agenti atmosferici, poté esistere fino al 1291. Gli scavi effettuati nel 1962-1965 hanno appurato che la Casa non ha fondamenta proprie e poggia su una pubblica via; che subito è stata protetta con opere edilizie sofisticate e con un muro in mattoni all’intorno, detto dei recanatesi.

Tutto ciò attesta una volontà esplicita di conservazione delle tre pareti originali. La parete dove sorge l’altare non esisteva a Nazaret, perché lì la Casa dava sulla bocca della Grotta.

A Loreto la Casa è stata sopraelevata e allungata con mattoni locali per renderla più adatta al culto. La sezione inferiore delle tre pareti originali è costituita da pietre, che esistono a Nazaret, ma non a Loreto.

La sezione superiore è costituita da mattoni, che esistono a Loreto, ma non a Nazaret. L’unica porta originaria della Casa a Loreto è posta a nord e l’unica finestra a ovest, contro ogni regola edilizia locale.

Se la Casa viene idealmente ritraslata a Nazaret, porta e finestra si trovano nella loro giusta collocazione. Molte pietre, soprattutto quelle poste in alto, presentano una finitura esterna, anche a spina di pesce, caratteristica dello stile dei nabatei, riscontrabile anche in Palestina.

In circa 60 pietre sono stati individuati graffiti, con scritte e segni cristologici dei primi secoli, simili a quelli dei giudeo-cristiani che si trovano in Terra Santa, compresa Nazaret. I graffiti sono come il «marchio d’origine» delle pietre nazaretane della Santa Casa.

La casa di Nazaret nella memoria evangelica

Il cristianesimo non nasce nell’ambito solenne e sacro del tempio, ma in una casa. La memoria biblica di Maria si apre con una casa (Lc 1,26-28) dove è un angelo a parlare per primo, e si chiude in una “stanza al piano superiore” (Lc 22,7-12) dove a parlare sono il vento e il fuoco.

Anche l’immagine di Gesù che ci restituisce il Vangelo non è tanto quella di un frequentatore del tempio, ma piuttosto quella della sua adesione alla quotidianità della vita: strade, campi, lago, case. La casa dove si banchetta, la casa dove si piange, la casa profumata d’amicizia a Betania.

E’ nella casa di Nazaret, proprio quella della sua famiglia, che Gesù ha appreso la parola più esclusiva e tipica del suo racconto del volto di Dio: abbà, papà, parola di bambini e non di rabbini, pronunciata nel dialetto del cuore, parola di casa, familiare e domestica.

La casa degli inizi

La prima immagine evangelica di Maria è quella di una giovane donna in casa propria, in uno spazio appartato in cui è necessario entrare: «l’angelo entrò da lei» (Luca 1,28).

Luca la ritrae in un atteggiamento di ascolto stupefatto, primo atteggiamento e servizio da rendere a Dio e agli altri: ascoltare è fare spazio in sé all’altro. Maria appare al tempo stesso raccolta e ospitale, proprio come lo è la casa.

L’azione di Dio non si svolge al di fuori della cronaca umana, non costruisce un’altra storia con persone create apposta come in un teatro o in una scena di un film. Entra nel tessuto normale dei giorni e delle esperienze delle persone.

Al tempio Dio preferisce il tempo (è il sesto mese), alla sinagoga la casa, ai candelabri d’oro la cucina, agli orari della liturgia un momento qualsiasi di un cuore che ascolta.

La casa di Nazaret e la crescita di Gesù

«Partì dunque con loro e tornò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore» (Luca 2,51ss).

Gesù lascia i dottori della legge e va con Maria e Giuseppe, maestri di vita e di preghiera. Lascia coloro che interpretano il Libro e sta con coloro che interpretano la misteriosa lezione dell’esistenza.

Casa di Nazaret, casa delle radici profonde, dove si parla al cuore, dove si impara a essere felici oppure no, ad affrontare l’esperienza della vita con profondità oppure superficialmente.

In quella casa Maria nutre il suo bambino di parole e di latte, di carezze e di sogni, di abbandono fiducioso in Dio come lei aveva fatto fin dall’inizio.

E Giuseppe scava nel suo intimo e spalanca spazi a quella donna e a quel bambino che, come tutti i bambini porta in sé un inedito, che potrà essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà.

E intanto cresce in umanità, dentro relazioni di fiducia, come tutti i bambini; respirando amore impara la felicità di questa vita, che si pesa sul dare e sul ricevere amore.

Impara la cura amorosa per ogni dettaglio di coloro che ami («Neppure un capello del vostro capo andrà perduto» Lc 21,18). E poi l’arte del vivere insieme, l’arte gioiosa di condividere la tavola, dove si alimenta la vita e l’amicizia.

La casa come testimonianza della vita quotidiana

Le abitazioni di Nazaret non erano monumenti, ma spazi familiari costruiti con materiali semplici e adattati alla conformazione della collina. La loro importanza deriva proprio dalla capacità di mostrare la vita ordinaria di una famiglia ebraica della Galilea.

Il ritrovamento ha un’importanza capitale, perché scopre per la prima volta una casa del popolo ebraico di Nazareth e permette di riportare alla luce lo stile di vita dei tempi di Gesù.

La presenza di case simili, scavate nella roccia e dotate di cortile, consente di comprendere meglio il contesto materiale nel quale si svolsero l’infanzia, il lavoro e la vita familiare di Gesù.

589 - Scoperte archeologiche a Nazareth

La casa di Nazaret al tempo di Gesù era dunque una dimora modesta, composta da ambienti ricavati nella roccia e da parti esterne in muratura, con spazi destinati alla vita quotidiana e alla conservazione delle provviste. Gli scavi non permettono di attribuire con certezza una casa a Gesù, ma restituiscono il paesaggio domestico concreto nel quale egli visse: quello di un villaggio ebraico della Galilea, fatto di grotte, cortili, pietra, lavoro familiare e relazioni quotidiane.

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