Le Carceri Vecchie sono un monumento funerario romano situato poco fuori Santa Maria Capua Vetere, lungo il margine dell’antica via Appia, in direzione di Caserta. Il nome deriva dalla credenza popolare secondo la quale l’edificio sarebbe stato utilizzato come carcere per i gladiatori, ma in realtà si tratta di uno dei più grandi monumenti funerari della Campania.
Il mausoleo è costituito da un grande corpo cilindrico esterno, articolato con semicolonne, nicchie e decorazioni in stucco, e da un secondo corpo circolare più piccolo posto al centro. La camera sepolcrale, a pianta cruciforme, era raggiungibile attraverso un corridoio oggi chiuso da una chiesetta ottocentesca dedicata alla Madonna della Libera.

Dove si trovano le Carceri Vecchie
Poco fuori Santa Maria Capua Vetere, procedendo lungo l’Appia in direzione di Caserta, sul lato sinistro della strada si incontrano le cosiddette Carceri Vecchie, un edificio a destinazione funeraria cosi definito per la credenza popolare che lo riteneva un carcere per i gladiatori.
Le Carceri Vecchie e la vicina Conocchia sono due sepolcri monumentali di età romana ubicati lungo il margine della via Appia. Attualmente, il primo si trova nel comune di Curti, e il secondo nel comune di San Prisco.
Il monumento appartiene al paesaggio archeologico dell’antica Capua, una delle più importanti città dell’Italia romana, e si trova in un’area caratterizzata dalla presenza di strade antiche, mausolei, necropoli e resti monumentali.
Perché si chiamano Carceri Vecchie
Per quanto riguarda le Carceri Vecchie, il nome deriva dalla credenza popolare secondo la quale in questo edificio vi si trovassero le carceri dei gladiatori. In realtà si tratta di uno dei monumenti funerari più grandi della Campania.
La tradizione ha probabilmente collegato il monumento alla fama gladiatoria di Capua e alla vicenda di Spartaco, ma la struttura non era una prigione: la sua funzione era funeraria. Il nome tradizionale è quindi legato alla memoria popolare del luogo più che alla destinazione originaria dell’edificio.
Datazione e funzione del mausoleo
In base alla tipologia architettonica e alla tecnica muraria si può datare all’età sillana, mentre le decorazioni dell’interno rimandano all’età augustea.
Il monumento funerario è costituito da un grande tamburo cilindrico esterno, che racchiude un tumulo tramite diaframmi radiali, e, inscritto al centro, un corpo circolare minore.
La monumentalità dell’insieme, la presenza di una camera sepolcrale articolata e la probabile copertura scenografica indicano che il mausoleo apparteneva a un personaggio o a una famiglia di elevato rango. Il sepolcro era concepito non soltanto come luogo di deposizione, ma anche come monumento visibile lungo una delle principali vie di comunicazione della Campania romana.
Struttura architettonica delle Carceri Vecchie
La struttura si compone di un grande corpo di forma cilindrica con semicolonne di ordine tuscanico, che a loro volta reggono l’architrave; nell’intercolunnio - lo spazio compreso tra le colonne - si alternano nicchie di forma semicircolare con quelle di tipo rettangolare.
Il tamburo esterno, in opus reticulatum e scandito da doppie file di mattoni, è articolato da semicolonne poggianti su plinto, rivestite di stucco e scanalate, di ordine tuscanico, tra cui si aprono alternate nicchie rettangolari e semicircolari, con coperture a semicalotta rivestite in stucco e decorate a conchiglia.
La pavimentazione esterna realizzata in cocciopesto.
In alto, al di sopra dell’architrave, il tamburo completato da una fascia continua scandita da piccoli semipilastri.
Il tamburo cilindrico esterno
Il grande tamburo cilindrico costituisce la parte più imponente del mausoleo. La sua massa muraria racchiude il nucleo funerario interno e definisce un prospetto ritmato dalla successione regolare di semicolonne e nicchie.
Le semicolonne appartengono all’ordine tuscanico e poggiano su plinti. Erano rivestite di stucco e presentavano scanalature, mentre l’architrave correva sopra la sequenza degli elementi verticali.
La composizione alternava nicchie rettangolari e semicircolari. Le nicchie semicircolari erano coperte da semicalotte, rivestite in stucco e decorate con motivi a conchiglia.
Il corpo cilindrico centrale
Al centro si erge un altro corpo cilindrico dal diametro inferiore e dalle proporzioni minori, sul quale sono visibili piccoli semipilastri formanti una fascia continua.
Il corpo centrale si impostava sopra la parte interna del mausoleo e completava la composizione concentrica dell’edificio. Quest’ultimo oggi risulta in cattivo stato di conservazione.
Sulla sommità, al di là del riempimento di terreno, un corpo centrale circolare, costituito da otto colonne sosteneva probabilmente una copertura a cuspide, perduta, posta in corrispondenza della camera sepolcrale.

La camera sepolcrale
Nella camera sepolcrale si accede mediante un corridoio, che a sua volta oggi risulta chiuso da un chiesetta ottocentesca dedicata alla Madonna della Libera.
La camera sepolcrale, invece segue una pianta a croce greca, i cui bracci hanno una copertura con volte a botte, mentre il riquadro centrale con volta a crociera e lucernari (finestra aperta nel tetto per dar luce all’interno).
Inoltre, sotto uno dei suddetti bracci, si trova la camera ipogea (costruzione o ambiente sotterraneo, per lo più adibito a sepolcro).
La presenza della camera ipogea conferma la complessità del progetto funerario. Gli ambienti sotterranei erano destinati alla deposizione e costituivano il nucleo interno del monumento, protetto dalla struttura cilindrica esterna.
Volte, lucernari e decorazioni
I bracci della camera sepolcrale sono coperti da volte a botte, mentre il settore centrale presenta una volta a crociera e lucernari.
I lucernari permettevano alla luce di raggiungere l’interno della camera sepolcrale. La loro presenza contribuiva anche a creare un rapporto tra lo spazio sotterraneo e la struttura superiore del mausoleo.
Oltre a ciò, sono visibili tracce della decorazione pittorica.
La copertura perduta
La copertura è andata perduta: posta in corrispondenza della camera sepolcrale, si trattava di un coronamento a forma triangolare sostenuto da otto colonne.
Secondo la ricostruzione architettonica, le otto colonne sostenevano una copertura a cuspide collocata al di sopra del corpo centrale. La perdita di questa parte rende oggi più difficile comprendere l’aspetto originario dell’intero monumento.
La presenza di un coronamento elevato doveva conferire al mausoleo una forte visibilità lungo la via Appia, sottolineando il prestigio del sepolto e della sua famiglia.
La chiesetta della Madonna della Libera
Il corridoio di accesso alla camera sepolcrale oggi risulta chiuso da una chiesetta ottocentesca dedicata alla Madonna della Libera.
La chiesetta si sovrappone alla parte del monumento che consentiva di raggiungere gli ambienti funerari. Per questo motivo l’accesso originario alla camera sepolcrale non è attualmente libero.
La presenza dell’edificio religioso testimonia la lunga trasformazione del paesaggio monumentale e il riuso di strutture antiche in epoche successive.
Le Carceri Vecchie e la Conocchia
Le Carceri Vecchie e la Conocchia sono due sepolcri romani meglio conservati di tutto il territorio.
Il primo, riconoscibile a destra in un piccolo giardino, tra case e capannoni, è la cosiddetta Conocchia, già restaurata sotto Re Ferdinando IV e formata da un corpo quadrangolare dai lati curvilinei e torrette angolari su cui poggia un tamburo.
Avanti a sinistra sorgono le Carceri Vecchie il maggior edificio funerario della regione, chiamato così a causa della credenza popolare che voleva che qui venissero reclusi i gladiatori.
La Conocchia
La Conocchia si data intorno al II secolo d.C. circa. Il nome gli fu attribuito dalla tradizione popolare sulla base delle sue forme architettoniche.
Il monumento è composto da tre livelli sovrapposti per un’altezza complessiva di circa m 13.
Nella parte bassa è compresa la camera sepolcrale molto semplice, che segue una pianta quadrangolare; all’interno è a ‘colombario’ (camera sepolcrale con diverse nicchie, così chiamata per l’analogia con le aperture lasciate per i colombi).
I colombari, usati nella Roma antica, spesso erano decorati con stucchi e pitture), dunque, presenta undici nicchie dove venivano deposte piccole urne e/o olle contenenti le ceneri dei defunti.
Al dì sopra della suddetta camera avente quindi una struttura a dado, si erge un corpo di forma quadrangolare, nel quale sono visibili gli spigoli a sezione semicircolare che in tal modo creano delle semicolonne sporgenti.
Ciascuna delle quattro pareti che si vengono a creare espongono tre nicchie: quella centrale ha una copertura a timpano, mentre le due laterali hanno una volta d’arco e sono di dimensioni minori.
Grazie ai disegni di Pirro Ligorio (architetto, pittore e antiquario italiano; 1513-1583), la Conocchia fu conosciuta fin dal XVI secolo circa.
Infatti, tra il Settecento e l’Ottocento, il monumento fu il soggetto prevalente delle raffigurazioni ad incisione.
Inoltre, nel 1790 Ferdinando IV di Borbone propose e si occupò del restauro, come testimonia la lapide posta a fronte del lato settentrionale.
Confronto tra i due monumenti funerari
| Monumento | Caratteristiche principali | Collocazione |
|---|---|---|
| Conocchia | Corpo quadrangolare, tre livelli sovrapposti, camera a colombario e circa m 13 di altezza | Comune di San Prisco |
| Carceri Vecchie | Grande tamburo cilindrico, corpo centrale circolare, camera sepolcrale a croce greca | Comune di Curti |
Santa Maria Capua Vetere e l’antica Capua
Le Carceri Vecchie fanno parte del più ampio patrimonio archeologico di Santa Maria Capua Vetere, l’antica città romana di Capua.
Nel punto in cui sorgeva il piccolo insediamento osco di Volturnum, gli etruschi fondarono Capua (da non confondere con la città che oggi porta questo nome), che divenne capitale di una federazione di città, la cosiddetta dodecapoli campana.
Passata sotto il dominio dei sanniti, nel corso del IV secolo la città diventò addirittura - secondo lo storico romano Tito Livio - la più grande e ricca d’Italia.
I rapporti tra Capua e Roma conobbero varie crisi, come nel corso della seconda guerra punica, quando la prima accolse il condottiero cartaginese Annibale che, approfittando della ricchezza e della prosperità della città, vi trascorse con il suo esercito il periodo dei proverbiali “ozi di Capua”.
In seguito i romani punirono duramente la città per essere passata dalla parte del nemico, conquistandola nel 211 a.C. e privandola di ogni autonomia politica e amministrativa.
Autonomia parzialmente ristabilita solo ai tempi di Cesare, che ne fece una colonia chiamata poi da Augusto Colonia Julia Augusta Felix.
Da allora fino alla caduta dell’impero, Capua rimase la città più importante e ricca dell’Italia meridionale.
Dalla città antica a Santa Maria Capua Vetere
Durante la tarda antichità e l’alto medioevo, la posizione di Capua - un tempo rinomata per la sua salubrità - si rivelò troppo vulnerabile: devastata dai vandali di Genserico nel 456, la città fu distrutta nuovamente durante un’incursione dei saraceni nell’841.
La popolazione poco alla volta la abbandonò a favore di un insediamento omonimo, la Capua attuale, in un luogo più arroccato e difendibile, protetto dall’ansa del fiume.
Sul luogo della città antica, intorno alla chiesa di S. Maria Maggiore (l’attuale Duomo), si formò un piccolo nucleo che solo nel 1315 assunse il nome di Santa Maria Maggiore e fu designata come “Casale” di Capua.
La denominazione attuale di Santa Maria Capua Vetere, fu concessa con Regio Decreto n. 802 del 24 settembre 1863.
Dal momento della fondazione, marmi, sculture, pietre e altri pezzi antichi, furono trasferiti sulle rive del Volturno per edificare i palazzi e le chiese della Città Nuova.
Il circuito archeologico da visitare
Un’altra meraviglia che non bisogna assolutamente farsi scappare è il circuito archeologico di Santa Maria Capua Vetere, che vanta al suo interno uno dei più antichi anfiteatri di epoca romana ed il secondo in ordine di grandezza, lo supera infatti soltanto il Colosseo.
Con i suoi sotterranei perfettamente conservati e con i musei annessi in cui è possibile ammirare i reperti provenienti dall’anfiteatro e dalle tombe sannitiche circostanti, è davvero uno spettacolo da non perdere, anche perché è proprio qui che sorgeva l’antica scuola di gladiatori da cui prese piede la celebre rivolta di Spartaco.
Da visitare anche il Mitreo sotterraneo, luogo di culto del Dio Mitra sorprendentemente ben conservato.

Anfiteatro Campano di Capua
Il secondo in ordine di grandezza tra tali tipi di monumenti nell’Italia antica dopo il Colosseo, fu innalzato tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C.
Fu popolarissimo per i combattimenti dei gladiatori ed, infatti, l’antica città di Capua divenne famosa per la vicenda del ribelle Spartaco.
Dopo la distruzione della città nell’841 d.C. ad opera dei Saraceni, venne trasformato in una fortezza.
A partire dal periodo della dominazione sveva divenne cava di estrazione di materiali lapidei reimpiegati nella costruzione degli edifici della città e della vicina Capua moderna.
Museo dei Gladiatori
A poca distanza dall’anfiteatro si trova il Museo dei Gladiatori, con ricostruzioni e disegni illustranti gli spettacoli che si svolgevano nell’anfiteatro e alcune delle splendide balaustre che separavano tra l’oro i diversi settori delle gradinate.
Per terra, lungo il lastricato compreso tra il Museo dei Gladiatori e l’anfiteatro, si può notare un graffito raffigurante un arco diviso nei suoi vari blocchi e segmenti; per molti studiosi si tratta del punto in cui le pietre da costruzione, giunte dalle cave appena sagomate, venivano rifinite prima di essere impiegate nella costruzione degli archi dell’anfiteatro.
Museo Archeologico dell’Antica Capua
Raccoglie i materiali rimessi in luce nel corso degli scavi effettuati nella seconda metà del XX secolo in quello che fu il territorio di Capua.
Vi sono reperti dell’età del Bronzo, una serie di corredi tombali comprendenti bronzi e ceramiche etrusche di epoca orientalizzante, del periodo arcaico e di quello classico, nel quale convivono elementi greci e campani.
La dominazione sannitica rivive attraverso reperti provenienti dalle cosiddette tombe dipinte.
Ai secoli che vanno dalle guerre di Annibale alla deduzione della colonia da parte di Cesare, avvenuta nel 59 a.C., è dedicata un’apposita sala.
Di notevole qualità anche le raccolte di terrecotte e i materiali rinvenuti nel santuario di Diana Tifatina e del fondo Patturelli.
Nel Museo è ospitato anche il Satiro in riposo della scuola di Prassitele, scoperto nel sottosuolo di Santa Maria Capua Vetere.
Mitreo di Santa Maria Capua Vetere
È un sacello dedicato al culto di Mitra, antica divinità di origine persiana: costituisce uno dei maggiori esempi tra i rari santuari mitraici con decorazione pittorica.
Si tratta di un tempio sotterraneo dedicato al dio Mitra, il cui culto, di origine orientale, si diffuse in età imperiale in tutta la penisola italica, soprattutto tra i soldati dell’esercito romano.
Scoperto nel 1922, il Mitreo si compone di una sala sotterranea con banchi per i fedeli disposti sui lati lunghi.
Gli affreschi che decorano l’ambiente, costituiscono il ciclo più completo che si conosca sul culto della divinità.
La volta è decorata con stelle a sei punte, mentre sulla parete di fondo si trova una rara raffigurazione di Mitra che uccide il toro, risalente al II secolo d.C.
Arco di Adriano
Lungo la via Appia, percorrendo verso ovest corso Aldo Moro, si incontra l’imponente arco di Adriano, che un tempo delimitava il confine occidentale della città romana lungo il tratto dell’Appia che si dirigeva verso Casilinum.
Oggi il monumento è detto anche “archi di Capua”, e dell’originaria costruzione in laterizio rimangono solo tre pilastri, di cui due reggenti un arco al di sotto del quale scorre il traffico.
Altri luoghi di interesse
Museo Civico e del Risorgimento
Il Museo del Risorgimento di Santa Maria Capua Vetere, allestito in piazza Angiulli (B3) nell’ex convento degli Agostiniani, edificio che ospitò anche un carcere minorile, possiede una delle più importanti raccolte dedicate al risorgimento italiano nel Meridione.
Il nucleo principale della collezione è frutto delle ricerche intraprese da Ernesto Papa, ispettore onorario dei monumenti e scavi a Santa Maria Capua Vetere, che nel 1910 passò al setaccio, alla ricerca di cimeli, tutte le località in cui si erano svolte le azioni della battaglia del Volturno.
La raccolta fu esposta per la prima volta nel 1911 nella galleria Principe di Napoli, in occasione del cinquantesimo anniversario del plebiscito che aveva decretato l’annessione delle regioni meridionali al regno d’Italia.
Comprende documenti relativi ai moti del 1821 e del 1848, armi borboniche, lettere autografe di Giuseppe Garibaldi, due bandiere da combattimento dell’esercito garibaldino e una bandiera della Guardia Nazionale.
Basilica di Santa Maria Maggiore
La chiesa, dedicata a santa Maria, ha origini molto antiche: fondata nel V secolo dal vescovo di Capua san Simmaco, venne ampliata nell’VIII secolo con l’aggiunta di due navate esterne che si sommarono alle tre originarie.
Altre trasformazioni avvennero nel 1666 - con l’aggiunta dell’abside attuale - e poi nel ’700 e nell’800.
Nell’interno, le navate, decorate in stile barocco, sono sostenute da una selva di colonne di diversa fattura, tutte provenienti da templi e monumenti della città antica.
La chiesa vanta diverse opere d’arte degne di nota, tra cui un ciborio rinascimentale nella cappella in fondo alla navata destra, il coro ligneo nell’abside e, nella cappella del Conforto, una tavola raffigurante una Madonna col Bambino e i santi Francesco e Simmaco.
Piazza Mazzini
Il centro di Santa Maria Capua Vetere è collocato idealmente in questa piazza, caratterizzata da un ampio giardino e da una fontana ornata da leoni.
Secondo la tradizione, questo spazio urbano corrisponderebbe all’antica agorà Seplasia, la piazza più importante della città antica.
Un breve tratto lungo via Mazzocchi porta a piazza Matteotti, dove sorge il Duomo.
Teatro Garibaldi
Il Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere.
CARLO PAVIA: Il Mitreo di Santa Maria Capua Vetere (37ma mini-conferenza)
Informazioni per la visita
Le Carceri Vecchie si osservano lungo il tracciato dell’antica via Appia, in un contesto oggi inserito tra strade moderne, abitazioni e altre strutture. La loro posizione consente di collegare la visita al mausoleo con la Conocchia e con il circuito archeologico dell’antica Capua.
La lettura del monumento richiede particolare attenzione alla forma cilindrica, alla successione delle nicchie, alle semicolonne tuscaniche, al corpo centrale e alla chiesetta della Madonna della Libera, che chiude l’originario corridoio di accesso alla camera sepolcrale.
Per info, modalità di visita, contatti: Archeoclub Santa Maria Capua Vetere Mausoleo delle Carceri Vecchie