L’Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, cioè sarebbe l’unica donna assolutamente pura.
Nella pittura, l’Immacolata Concezione viene riconosciuta soprattutto dalla figura di Maria giovane e senza il Bambino, vestita di bianco e di azzurro, circondata dalla luce, coronata da dodici stelle, posta sopra una falce di luna e raffigurata mentre calpesta il serpente. Questi elementi traducono visivamente la purezza di Maria, la sua vittoria sul peccato e il suo ruolo di nuova Eva.
La Chiesa cattolica celebra la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria l’8 dicembre di ogni anno. Tra i temi a carattere religioso, quello della rappresentazione della Vergine ha sempre affascinato numerosi artisti, fin dai tempi più antichi.
Il significato dell’Immacolata Concezione
L’Immacolata Concezione della Vergine Maria è uno dei dogmi mariani che riconosce la nascita della Vergine senza peccato originale. L’Immacolata Concezione è un dogma della Chiesa cattolica che sancisce come, benché concepita e nata da una coppia di mortali (Sant’Anna e san Gioacchino), la Vergine Maria nacque pura, mai toccata dal peccato originale, come accade invece a tutti gli altri uomini e donne.
Maria, Piena di Grazia, come viene salutata nell’Annunciazione del Signore, è considerata santa fin dal suo concepimento, purificata da ogni male, preservata dal peccato dallo Spirito Santo, che ha fatto di lei una creatura unica e speciale, destinata a essere madre di un Uomo unico e nuovo. Maria fu l’unica creatura a cui venne riservato questo speciale privilegio, proprio in vista della sua missione, del destino che Dio aveva in serbo per lei.
Tutti gli altri uomini e donne sono nati e nascono nel Peccato, e da esso sono lavati grazie al Battesimo. Maria è la prima tra i credenti, la più vicina a Dio, così vicina da essere stata scelta per portare in grembo il frutto del suo infinito Amore.
Questo ruolo di tramite tra gli uomini e l’Onnipotente, di madre pura e amorosa, consacrata fin dal proprio concepimento alla sua missione d’amore e dolore, rende la tradizione della Madonna Immacolata una delle più diffuse e amate nella devozione popolare.
Le fonti bibliche e la figura della nuova Eva
«Nel cielo apparve … un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle»: così Giovanni descrive nell’Apocalisse l’apparizione di una donna presentandola con dei simboli celesti: il sole, la luna e le stelle.
Riferisce inoltre che subito dopo apparvero anche un drago rosso con sette teste e degli angeli. Il drago cercò di divorare il figlio della donna appena nato, colui che sarebbe stato il Messia.
Per essere salvato il bambino venne portato in cielo e alla donna fu approntato un rifugio nel deserto per sfuggire al drago. Infine l’arcangelo Michele combatté contro il drago e lo vinse.
Fin dal Medioevo si sostenne che la donna fosse Maria, madre di Gesù, e la tradizione cattolica asserisce che è l’Immacolata Vergine, l’unica creatura terreste che, grazie alla protezione divina fu concepita senza il peccato originale, ossia senza quella colpa trasmessa da Adamo ed Eva a tutti gli esseri umani.
Secondo un’altra interpretazione la donna simboleggerebbe la Chiesa, e le dodici stelle alluderebbero alle tribù di Israele, tra cui quella di Giuda, stirpe del Messia. Maria, rivestita della gloria di Dio, è colei che «piena di grazia» fu destinata a riflettere la luce divina con la sua purezza, proprio come la luna riflette la luce del sole.
Nel Nuovo Testamento Maria è salutata dall’Arcangelo Gabriele “Piena di Grazia”, e dunque Santa. Nel Nuovo Testamento, il Vangelo di San Luca riporta il modo in cui l’angelo chiama Maria "pieno di grazia".cioè "che non è in possesso del peccato".
Già nella Genesi troviamo uno dei fondamenti, che in seguito sarà magnificamente colto nelle allegorie artistiche, di questa preservazione di Maria dal peccato originale: "Io pongo ostilità tra te e la donna, tra la tua discendenza e la sua discendenza; essa ti schiaccerà la testa quando le colpirai il calcagno".
La rappresentazione di Maria che schiaccia il serpente stabilisce il rapporto tra la Vergine e Eva. Eva è associata all’ingresso del peccato nel mondo, mentre Maria è presentata come la nuova Eva, colei attraverso la quale la grazia e la salvezza entrano nella storia.
Il dogma e la lunga storia della devozione
Il dogma dell’Immacolata Concezione venne proclamato con la bolla papale Ineffabilis Deus da papa Pio IX l’8 dicembre 1854, ma la sua affermazione parte da molto lontano. Il tema dell’immunità di Maria dal peccato originale è stato per secoli molto complesso e solo nel 1854 papa Pio IX ne proclamò il dogma.
La riflessione riguardo l’Immacolata Concezione divise la Chiesa fin dalle sue origini. I Padri della Chiesa e i teologi, come Sant’Agostino o San Tommaso, pur riconoscendo la santità di Maria, il suo essere senza peccato, non erano disposti a ‘sganciare’ questo suo stato di grazia da Gesù, a riconoscere che ella potesse essere esente dal peccato originale senza il suo intervento diretto.
Sant’Agostino, per esempio, affermava che Maria nacque nel peccato, come tutti gli altri uomini e donne, ma venne poi sollevata da esso in quanto madre di Cristo. Del resto l’Antico Testamento offre solo poche e contrastanti informazioni riguardo il peccato originale, e un’interpretazione in chiave mariologica identifica Maria come una nuova Eva in lotta contro il Maligno e le sue tentazioni.
Fu soprattutto la devozione popolare a sostenere e portare avanti nei secoli la teoria dell’Immacolata Concezione di Maria. Infatti per il popolo dei cristiani Maria Vergine, destinata a concepire Gesù e a portarlo nel Suo Grembo, deve per forza essere stata preservata dal peccato e dall’azione del Maligno proprio perché non sarebbe stato concepibile altrimenti che Dio, puro e perfetto, potesse incarnarsi in lei.
In questa convinzione della purezza di Maria la devozione popolare non esitò a opporsi anche apertamente contro la teologia ufficiale. A quest’ultima spettò fin da subito il compito di esercitare un controllo sul culto, sulle manifestazioni di devozione del popolo, in modo da guidarlo verso una definizione teologica corretta e adeguata, pur nel rispetto dei suoi desideri e delle sue aspettative a riguardo.
La sacralità Immacolata Concezione non è stata dunque definita dai teorici delle Scritture e dalla primitiva tradizione della Chiesa, ma dalla fede del popolo, dalla sua sensibilità e pietà. Come scrisse il teologo Eadmero nel XII secolo, “la pura semplicità e l’umile devozione” del popolo si scontrò con la “scienza” dei ricchi e colti sapienti.
La convinzione della concezione verginale di Maria ha accompagnato il popolo cristiano fin dall’inizio della fede. Sebbene la definizione del dogma nella Chiesa cattolica sia stata lenta, già nel XIII e XIV secolo la questione immacolista ha assunto un posto centrale negli scritti di fede con figure come il beato Giovanni Duns Scoto.
Lo stesso Pio IX, nella "Ineffabilis Deus", la lettera apostolica con cui dichiarò il dogma dell’Immacolata Concezione, ricordò questo sentimento dei fedeli, sottolineando come "fin dai tempi più remoti, prelati, ecclesiastici, ordini religiosi, e perfino gli stessi imperatori e re, implorarono vivamente questa Sede Apostolica di definire l’Immacolata Concezione della Santissima Madre di Dio come dogma della fede cattolica".
Dalla tradizione medievale alla pittura dell’Immacolata
Le prime formule per rappresentare la Vergine Maria come concepita senza peccato originale fin dal primo momento della sua Concezione si basavano sui passaggi della sua infanzia, narrati in vari libri apocrifi, e che mostravano la storia dei suoi genitori, Gioacchino e Anna, attraverso immagini narrative come il casto abbraccio, o bacio, davanti alla Porta d’Oro.
A queste tipologie narrative si sono aggiunte altre immagini di natura concettuale, come quelle della triplice Sant’Anna o dell’albero di Jesse. Tuttavia, è stato il "Tota PulchraLa linea pulita e rappresentativa ereditata dal Medioevo, che si affermerà e svilupperà nell’iconografia scultorea e pittorica.
Il tema pittorico dell’Immacolata si sviluppa inizialmente nell’Italia meridionale e in Spagna, intorno alla fine del Quattrocento. Vista la diatriba in corso a livello teologico, tuttavia, le rappresentazioni più antiche tendono a essere criptiche, ambigue, a lasciare a chi vede i quadri o le statue della Madonna la possibilità di trarre le proprie conclusioni.
Alcuni artisti hanno anticipato il dogma, già nel tardo Medioevo con le raffigurazioni di Gioacchino e Anna, gli anziani genitori di Maria, che lasciano intuire qualcosa di straordinario nel frutto della loro unione.
Altre opere antiche suggeriscono la presenza di Maria nel piano divino fin dalle origini, contrapponendola a Eva, e suggerendo che Dio pianificò la sua esistenza fin da prima della nascita, rendendola pronta per ricevere la sua chiamata.
In alcune rappresentazioni Maria è raffigurata con caratteristiche che fanno intuire come ella sia una creatura umana rivestita dall’alto di attributi soprannaturali: posizione, abito, il modo in cui la luce l’avvolge, il ventre circonfuso di sole.
La diffusione del culto verso la Vergine Immacolata, fin dal ‘400 si deve ai frati Francescani che, contrariamente ai Domenicani, sostenevano fortemente il privilegio di Maria di essere immune dal peccato originale. Non furono comunque da meno i Gesuiti che dedicarono all’Immacolata diverse loro chiese e favorirono, come i Francescani, nel ‘500 il sorgere di confraternite ad essa dedicate.
La Spagna e la codificazione dell’immagine
La Spagna è stata, fin dall’inizio, una nazione con un chiaro sentimento immacolista: il fervore popolare ha dato origine, fin dall’inizio, alle prime feste e manifestazioni artistiche che riflettono questo fervore per la Madre di Dio e la sua Immacolata Concezione.
Un gran numero di testi liturgici medievali dimostrano che la festa dell’Immacolata Concezione fu mantenuta nel XIII secolo, aumentò di popolarità nel XIV secolo e si diffuse ampiamente in tutta la Spagna durante il XV secolo, soprattutto dopo il recupero dei territori meridionali della Spagna da parte della Corona di Castiglia.
Nel XVI secolo si assiste a una proliferazione di confraternite che si pongono sotto l’invocazione della Concezione pura e pulita di Maria. In questi anni, molti monarchi, ecclesiastici e nobili spagnoli presentarono le loro ambasciate al Papa, chiedendo una dichiarazione formale di quello che era un sentimento universale tra il popolo cattolico.
L’apice del fervore per l’Immacolata sarebbe il XVII secolo, epoca in cui troviamo esempi di una devozione all’Immacolata molto forte e diffusa, con esempi notevoli come Valladolid e Siviglia, la cui città e il cui clero furono esempi di questo fervore mariano, moltiplicando, in quel periodo, feste liturgiche, associazioni e confraternite e, quindi, manifestazioni artistiche in pittura, scultura e dedicazioni di chiese all’Immacolata Concezione.
Su base regolare, Francisco Pacheco (1564-1644) è considerato il maestro dell’iconografia dell’Immacolata. Tuttavia il motivo è stato trattato anche da altri artisti, come Francisco Herrera il Vecchio, che ha dipinto una Vergine dell’Immacolata Concezione in cui la maggior parte delle immagini che alludono alla purezza di Maria si trovano nel paesaggio inferiore.
Nel suo lavoro Arte della pitturaPacheco dettò le linee guida per la rappresentazione dell’Immacolata Concezione che si ritrova nelle sue opere: una giovane donna vestita con una tunica bianca e un mantello blu, simboli rispettivamente della purezza e dell’eternità, coronata da dodici stelle (stellarium), la mezzaluna rivolta verso il basso e un serpente ai suoi piedi che simboleggia il dominio sul peccato.
La figura della Vergine sarebbe stata circondata da un bagliore ovale di tonalità dorate. L’influenza di questa linea rappresentativa è evidente in altri artisti come Zurbarán e, con leggere variazioni da parte del genero, Velázquez e altri pittori come Ribera e, più tardi, lo stesso Goya.
Tuttavia, sarebbe Bartolomé Esteban Murillo che, nel campo della pittura, eccelleva con più di venti dipinti dell’Immacolata Concezione. La devozione all’Immacolata Concezione è stata rappresentata, soprattutto a partire dal XVII secolo, da numerosi artisti di tutto il mondo e, oltre a essere opere di devozione, sono state vere e proprie catechesi dell’arte.

La composizione pittorica dell’Immacolata
La composizione più riconoscibile dell’Immacolata presenta Maria come una figura stante, giovane e idealizzata. La Vergine appare sospesa o innalzata nello spazio, in mezzo alle nubi, alla luce e agli angeli, mentre il suo sguardo può essere rivolto verso il cielo oppure verso il basso, in atteggiamento di pietà materna.
Dopo il Concilio di Trento, in molte opere d’arte, dipinti e sculture, ma anche nelle arti decorative, l’Immacolata non verrà più raffigurata con il Bambino in braccio ma da sola come una figura stante, con le mani giunte o al petto e lo sguardo rivolto verso il cielo oppure in basso, con il capo circondato da una corona di stelle, ma sempre sopra una falce di luna, nell’atto di calpestare il serpente.
La Vergine viene rappresentata con una veste bianca, simbolo della sua purezza e con il manto azzurro: la colpa di Eva infatti non intacca e non macchia la «tutta pura». Il contrasto cromatico tra il bianco della veste e l’azzurro del manto rende visibile la purezza della creatura e il suo rapporto con il cielo.
L’Immacolata è sempre giovane, pura, fin dalla nascita. È rappresentata in un’età identificabile con il momento dell’Annunciazione, che collega la purezza del suo concepimento con il concepimento divino di Gesù Cristo.
Prima, durante e dopo il parto, Maria è immacolata e possiede l’eterna giovinezza della sua anima. Gli abiti bianchi rappresentano la purezza totale, non macchiata dal peccato.
Accanto ai paramenti bianchi, ben presto l’Immacolata cominciò a essere raffigurata avvolta in un manto celeste che riflette sia il colore del cielo - la divinità - che ricopre Maria, ricordando le parole dell’angelo all’Annunciazione.
I principali simboli iconografici
I simboli che si trovano nella pittura o nelle incisioni di queste immagini dell’Immacolata Concezione servono, per tutti i cattolici, a ricordare e riconoscere verità di fede, passi biblici, invocazioni delle litanie laureliane e glorie mariane.
Nel corso del tempo, questi simboli variano nella loro presenza e importanza nelle rappresentazioni artistiche, anche se quelli che si riferiscono all’età della Vergine e al colore delle sue vesti rimangono costanti.
| Elemento | Significato pittorico |
|---|---|
| Giovane donna | Purezza, grazia e assenza del peccato fin dal concepimento |
| Veste bianca | Purezza totale e innocenza |
| Manto celeste | Dimensione celeste, divinità e protezione |
| Dodici stelle | Donna dell’Apocalisse, gloria celeste e pienezza della Chiesa |
| Luna | Castità, luce riflessa e natura umana sottoposta alla grazia |
| Serpente | Peccato, tentazione e vittoria di Maria sul male |
| Angeli | Gloria celeste e incoronazione della Vergine |
| Giglio | Purezza, bellezza e integrità |
| Specchio | Riflessione della giustizia, della verità e della luce di Dio |
| Fontana o pozzo | Purificazione, vita e purezza inviolata |
| Palma | Bellezza, vita, giustizia e tensione verso Dio |
| Porta | Mediazione mariana e accesso al cielo |
| Scala | Mediazione della Vergine tra l’umanità e il cielo |
La giovane Vergine
La giovane donna: L’Immacolata è sempre giovane, pura, fin dalla nascita. È rappresentata in un’età identificabile con il momento dell’Annunciazione, che collega la purezza del suo concepimento con il concepimento divino di Gesù Cristo.
La giovinezza non è soltanto un dato anagrafico, ma un segno della condizione spirituale di Maria. La sua figura esprime una purezza originaria, non corrotta dal peccato e pienamente disponibile alla volontà divina.
Il bianco e l’azzurro
Abiti bianchi: Rappresentano la purezza totale, non macchiata dal peccato. Manto celeste: Accanto ai paramenti bianchi, ben presto l’Immacolata cominciò a essere raffigurata avvolta in un manto celeste che riflette sia il colore del cielo - la divinità - che ricopre Maria, ricordando le parole dell’angelo all’Annunciazione.
Maria viene rappresentata con una veste bianca, simbolo della sua purezza e con il manto azzurro: la colpa di Eva infatti non intacca e non macchia la «tutta pura». Così la rappresenta il pittore trapanese Giuseppe Errante in un’opera giovanile, di squisita fattura, databile intorno al 1780, in cui l’immagine di Maria è vivificata dal bianco del vestito e dall’azzurro del manto.
La corona di dodici stelle
In quest’opera non troviamo però l’elemento iconografico che contraddistingue l’Immacolata: lo stellario, ossia un cerchio o «corona di dodici stelle… sul suo capo».
I simboli con cui la donna vestita di sole viene presentata da Giovanni - sole, luna e stelle - sono celesti. La corona di stelle collega l’immagine dell’Immacolata alla donna dell’Apocalisse e identifica Maria come creatura glorificata, rivestita della luce divina.
La luna
La luna calpestata da Maria nell’iconografia sacra è in genere una semplice falce e nelle innumerevoli raffigurazioni dell’Immacolata a volte è calante, a simboleggiarne ancora la purezza, altre volte crescente, con la gobba rivolta verso l’alto, emblema del trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte.
La luna è sempre stato uno dei simboli ricorrenti in molte civiltà e religioni del passato; la religione cattolica l’ha collegata alla figura di Maria Vergine, ma prima ancora nella Bibbia simboleggiava il popolo ebraico che illuminava il mondo riflettendo la luce di Dio.
Maria, Madre di Gesù e della Luce, illumina la via di tutti i Cristiani. Nell’Apocalisse lo stesso Giovanni fa intendere che la donna, rivestita della gloria di Dio, è Maria destinata a riflettere la luce divina con la sua purezza, proprio come la luna riflette la luce del sole.
La luna, simbolo di castità, lascia che la luce del sole la attraversi, così come la potenza di Dio passa attraverso la Vergine senza macchiarla, senza ferirla. Pacheco dipinse la luna con le punte verso il basso, cristallizzando un’opzione pittorica che da quel momento divenne molto popolare.
Il sole e la luce
Anche il canto liturgico di origine scandinava, Ave regina omnium, composto tra il XII e il XIII secolo, invoca Maria come Solis habitaculum. Cristo è quindi il sole, e Maria è colei che lo ha accolto in sé.
Francesco Petrarca, poi nel concludere il suo Canzoniere indica la «Vergine bella, … di sol vestita, coronata di stelle».
Lo stesso Pacheco sottolineò che l’immagine dell’Immacolata Concezione doveva essere circondata da una composizione in tono dorato. La luce dorata separa la figura di Maria dal mondo terreno e la colloca in una dimensione soprannaturale.
Gli angeli
Gli angeli: L’immagine della Vergine appare accanto a una o più teste di cherubini che rappresentano tutti gli angeli, l’esercito celeste che accoglie e sta sotto un’unica creatura: la Vergine.
«Regina» è il titolo usato frequentemente dai Cristiani per invocare Maria, sovrana di tutti i fedeli del Signore. In quanto «regina del paradiso» è anche sovrana di tutti gli esseri che lo popolano e soprattutto delle schiere angeliche che l’accompagnano e la incoronano nelle sacre rappresentazioni.
Per lo più sono angeli-fanciulli, e quando Maria non è già adorna di corona, sono loro a reggerne una, mentre si librano, sul suo capo.
Il serpente e il globo
Infatti viene identificato con quel serpente che nel racconto della Genesi spinse Eva al peccato originale, in seguito al quale Dio lo maledisse e lo condannò a soccombere sotto il piede della donna: il globo su cui talvolta striscia il serpente tentatore sta a significare il mondo intero e le anime tentate.
Seguendo il racconto dell’Apocalisse il drago viene identificato con Satana, il maligno. Lo stesso Giovanni lo presenta sottolineando che è il «serpente antico», quello che spinse Eva a compiere il peccato originale, nel racconto della Genesi.
Nell’iconografia dell’Immacolata il serpente a volte è attorcigliato intorno alla falce lunare, oppure è raffigurato sul globo, ma sempre in posizione di sottomissione alla Madre di Dio, che gli calpesta il capo, in segno inequivocabile di vittoria del bene sul male, della purezza e dell’innocenza sulle passioni.
Talvolta il serpente tiene fra le fauci una mela, chiara allusione alla colpa di Eva che però non macchia Maria. In alcune sculture del Cinquecento la Madonna tiene in braccio il Bambino che le offre una mela, simbolica contrapposizione ad Eva che riceve la mela dal serpente.
In seguito al peccato originale Dio maledice il serpente e lo condanna a soccombere sotto il piede della donna che schiacciandogli la testa vince il peccato e trionfa su di esso: Maria assume così il ruolo affidatole da Dio di corredentrice, avvocata dell’umanità, mediatrice, aiuto nel combattere e vincere il peccato.
Il giglio, la rosa e gli altri fiori
Come un giglio fra i rovi, così l’amica mia tra le ragazze. Il giglio bianco fra le spine del Cantico diviene simbolo della Immacolata in quanto purezza in mezzo ai peccati del mondo.
Oltre alla rosa, è comune collegare l’Immacolata Concezione ai gigli e ad altri fiori, come i gigli, che simboleggiano la purezza, per il loro colore bianco e il loro profumo, e la bellezza di Maria, la creazione più perfetta di Dio.
La rosa, simbolo dell’amore perfetto, si traduce nella Rosa mistica, una delle invocazioni delle litanie più utilizzate nell’arte. Infatti, Rosario significa corona di rose, in cui ogni Ave Maria significa una rosa portata alla Vergine.
Alcuni esperti sottolineano che la rappresentazione dei petali che si aprono verso l’alto indica l’apertura a Dio. Quando si aprono ai lati, alludono alla maternità generosa, madre di tutti gli uomini. Se tutti i petali formano un unico giglio, rappresenta la fraternità e l’unione di tutti i figli di Dio Padre.
La torre, la fontana e il giardino chiuso
E alla purezza allude la torre d’avorio: Il tuo collo è come una torre d’avorio. L’avorio ha tre qualità: è bianco, puro e prezioso. La torre d’avorio indica la inviolata e inviolabile castità di Maria, preziosa e immacolata il cui collo collega il capo alle membra.
Maria è anche «torre di Davide», una fortezza invalicabile, inespugnabile dal nemico, inviolabile da alcuna creatura. Fontana che irrora i giardini / pozzo d’acque vive / che sgorgano dal Libano.
Giardino chiuso ti sei, / sorella mia, mia sposa / sorgente chiusa, fontana sigillata. Maria è fontana sigillata e il nemico non ha mai reso torbido il suo cuore. Nel piccolo giardino recintato si trovano Lei e il Bambino: l’hortus conclusus sta a significare la purezza dell’Immacolata.
La rappresentazione di una fontana nelle immagini dell’Immacolata fa riferimento al famoso Cantico dei Cantici, in cui ricorre spesso l’immagine della fontana, centro di vita e di purificazione nonché esempio di bellezza cristallina.
La palma, il cipresso e la scala
La tua statura è slanciata come una palma. Per l’armonia delle curve dei rami e del suo pennacchio la palma è simbolo di bellezza. Cresce rigogliosa nel deserto e nelle zone aride, restando sempre verde, cioè, viva.
Le radici profonde e il tronco diritto rendono la palma simbolo del giusto che si innalza in alto, verso Dio. Il giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro del Libano si legge nel Salmo 92.
La palma, insieme al cipresso, al cedro del Libano e all’ulivo è uno dei quattro legni secondo cui fu costruita la croce di Gesù. Il cipresso è simbolo mariano perché le sue fronde protendono verso l’alto; è un albero sempreverde, ha il legno duro e resistente e quindi longevo.
La Madonna poi è una scala, ovvero il tramite per raggiungere il cielo. Alcuni autori indicano la scala come un altro simbolo della mediazione mariana, la Vergine che conduce l’umanità verso suo Figlio, verso il cielo.
Lo specchio
Speculum iustitiæ, specchio della giustizia, è un’altra invocazione nelle Litanie: Maria, limpida e pura, riflette in sé, come in uno specchio, la luce di Dio oltre che l’armonia, la verità e la bellezza.
È anche speculum sine macula, specchio senza macchia, e speculum pulchritudinis, specchio sempre nitido e luminoso. Uno dei simboli che talvolta accompagnano l’Immacolata Concezione è uno specchio, spesso tenuto da un angelo.
La porta, la nave e l’Arca dell’Alleanza
La porta: Ricordiamo la mediazione mariana: la Vergine è la La porta del cielo attraverso la quale il Salvatore si incarna ed entra nella nostra casa e, allo stesso tempo, è la porta che ci conduce a Lui.
La nave: Molte immagini dell’Immacolata Concezione sono accompagnate da una nave sul mare, in allusione all’inno medievale Ave Maris Stella, la Vergine come stella del mare e anche come porto sicuro.
L’Arca dell’Alleanza era il tesoro più sacro del popolo israelita. Conteneva le Tavole della Legge, l’urna della manna e la verga di Aronne. Non a caso, la nuova alleanza è Cristo e fu il grembo di Maria a custodire questa nuova alleanza.
Altro simbolo mariano è il tempio di Gerusalemme. Dio aveva due dimore: una nel cielo, l’altra sulla terra. La Vergine Maria è tempio dello Spirito Santo.
La fase simbolica e il modello della Vergine apocalittica
Nel ‘500, in pittura, l’immagine più diffusa fu quella di una Madonna con il Bambino in braccio, sopra la luna, spesso accompagnata dai suoi simboli, presa a modello anche nel ‘600.
Soprattutto nelle grandi pale e tele d’altare gli attributi di Maria fanno da contorno alla sua immagine, inseriti in quadretti o nel paesaggio: spesso sono gli angeli che tengono in mano uno specchio, una corona, gigli, rose e altri simboli mariani.
Fonte di ispirazione per molti artisti furono l’incisione di Cornelius Cort del 1576 che rappresenta l’Immacolata con il Bambino in braccio fra tanti suoi attributi, e un’altra incisione del 1587 di autore ignoto nella quale Maria è raffigurata da sola, ma sempre circondata da simboli: in entrambe le incisioni Dio Padre si trova in alto tra il sole e la luna.
La tela di Agostino Galeazzi rientra infatti in una fase transitoria in cui la prerogativa mariana è concepita mediante lo schema simbolico. Tuttavia gli elementi raffigurati sullo sfondo non sono da soli sufficienti a illustrare il mistero, da qui la scelta dell’artista di introdurre alcune scritte, tratte dalle Sacre Scritture, di cui due sono oggi leggibili: Sicut lilium inter spina e Sicut palma in Jerico.
Le iscrizioni, necessarie per far meglio comprendere il soggetto, evidenziano il perdurare di stilemi che altrove erano già stati superati, a favore di una progressiva epurazione dell’immagine, fino al modello della Vergine Apocalittica.
I personaggi raffigurati nella scena, il Padre, lo Spirito Santo, la Vergine con il Bambino benedicente, sono allineati sull’asse centrale e si trovano all’interno di un giardino, dipinto con elementi desunti dalle Litanie Lauretane del 1575, che metaforicamente paragonano Maria ad uno Specchio senza macchia, alla Torre Eburnea e alla Fonte della Giustizia.
Opere e artisti significativi
Giorgio Vasari, Allegoria dell’Immacolata Concezione
L’Allegoria dell’Immacolata Concezione di Giorgio Vasari è un capolavoro del tardo Rinascimento custodito nell’antica Chiesa dei Santi Apostoli. Una piccola replica si trova invece oggi esposta agli Uffizi.
Il dipinto del 1541 circa fu commissionato da Bindo Aldoviti, banchiere e mecenate, per la sua cappella di famiglia. La composizione attraversata da un movimento a serpentina, è dinamica e teatrale, di impronta Manierista, e la sua lettura si può dividere in tre sezioni principali.
- In basso troviamo Adamo ed Eva, nudi e contorti in pose plastiche, legati all’albero della Conoscenza. Intorno a loro ci sono vari personaggi mitologici e biblici: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Aronne, Giosuè, David, hanno i polsi legati, mentre Samuele e Giovanni Battista, sono legati per un solo braccio poiché messi al mondo per intervento divino.
- Al centro vediamo una figura serpentiforme che rappresenta il peccato originale, che Maria è destinata a scacciare.
- In alto, sopra le nuvole, troviamo infatti la protagonista dell’opera, Maria, inondata di luce e circondata dagli angeli e da dodici stelle (i dodici apostoli).
Poggia un piede sulla testa del demonio, letteralmente sovrastato e schiacciato dalla Vergine, pura e estranea al peccato originale fin dal suo concepimento.
Il significato del dipinto è reso chiaro dai cartigli retti dai cherubini: "Quod Evae culpa damnavit, Mariae gratia solvit" (Quelli che per colpa di Eva furon dannati, per merito di Maria son salvati).
L’opera era estremamente innovativa per il suo tempo, e divenne subito fonte di ispirazione per moltissimi altri artisti. Caratterizzata dal contrasto: nella parte superiore prevale un’atmosfera serena e celestiale, nella parte inferiore, quella terrena, c’è tumulto e angoscia.
Agostino Galeazzi
Il dipinto si presenta di ridotte dimensioni e ciò porta a supporre che si tratti di un’opera realizzata per la devozione privata, sicuramente connessa al culto dell’Immacolata, attestato nella chiesa cittadina delle Grazie.
L’opera è da attribuirsi alla mano di Agostino Galeazzi, nel periodo in cui era più affine agli stilemi comuni di Luca Mombello. Rispetto a quest’ultimo, Galeazzi preferisce comunque una pennellata più compendiaria, un modo sobrio di concepire lo sfarzo cromatico e ricerca sempre l’eleganza nelle forme e nelle fisionomie, conservando un’aura di trasognata bellezza, che fa pensare a influenze nordiche.
La tela desta grande curiosità dal punto di vista iconografico, poiché presenta un’iconografia che sembra inserirla in un’epoca più antica rispetto a quella in cui venne realizzata.
Interessante notare come la matrice bresciano-lombarda dell’artista si palesi nel gustoso dettaglio naturalistico del fanciullo che attinge l’acqua dal pozzo delle acque dei viventi.
L’Immacolata del Museo Pepoli
A queste tipologie iconografiche rimanda il quadro inedito, custodito nei depositi del Museo regionale di Trapani “Agostino Pepoli” che reca al centro la Madonna Immacolata con il Bambino in braccio che ha in mano una croce il cui lungo asse verticale va a schiacciare la testa del serpente attorno al globo posto sotto la figura di Maria.
Vestita di rosso, simbolo di umanità, e con il manto azzurro, simbolo di divinità, la madre di Gesù, la «tutta pura», la «tutta santa» poggia sulla falce di luna mentre angeli svolazzanti la circondano e due in alto le incoronano il capo.
Allo stato attuale delle ricerche risulta ignoto l’autore della tela con l’Immacolata conservata nel Museo Pepoli. È soprattutto l’assenza di fonti che non incoraggia a dare un nome all’ignoto autore del dipinto che per i caratteri stilistici va collocato nella prima metà del secolo XVII, risentendo velatamente della cultura fiamminga soprattutto nell’uso del colore.
La tela ha purtroppo subìto, in epoca imprecisata, la rifilatura dei bordi per cui alcuni dei simboli risultano molto ridotti come il vaso, lo specchio, la torre di Davide e il tempio.
Per quanto riguarda le fonti iconografiche l’ignoto autore siciliano attinse sicuramente all’incisione di Pieter Paul Rubens (1577-1640) raffigurante l’Immacolata (post 1610 - ante 1680) in quanto ripete la posa, la composizione e gli aspetti formali delle figure della Vergine con il Bambino e degli angeli.
Giuseppe Errante
Così la rappresenta il pittore trapanese Giuseppe Errante in un’opera giovanile, di squisita fattura, databile intorno al 1780, in cui l’immagine di Maria è vivificata dal bianco del vestito e dall’azzurro del manto.
L’espressione dolcissima, l’intimo raccoglimento, il sapiente uso del colore, fanno di quest’opera una delle più significative del periodo giovanile dell’artista.
Diego Velázquez
Diego Rodríguez de Silva y Velázquez, (1599 -1660), è stato un pittore spagnolo, l’artista più importante tra quelli presenti alla corte di Re Filippo IV di Spagna. L’opera qui sotto è del 1619.
L’influenza della linea rappresentativa dell’Immacolata definita da Pacheco è evidente in altri artisti come Zurbarán e, con leggere variazioni da parte del genero, Velázquez e altri pittori come Ribera e, più tardi, lo stesso Goya.
Bartolomé Esteban Murillo
Bartolomé Esteban Pérez Murillo (1618 -1682) è stato un pittore spagnolo, una delle figure più importanti della pittura barocca spagnola. L’opera qui sotto è stata realizzata tra il 1645 e il 1655.
Tuttavia, sarebbe Bartolomé Esteban Murillo che, nel campo della pittura, eccelleva con più di venti dipinti dell’Immacolata Concezione.
Nelle sue immagini la Vergine appare spesso giovane, avvolta in una luce morbida, sospesa sopra la luna e circondata da angeli. La pittura di Murillo accentua la dolcezza del volto, la leggerezza del movimento e la dimensione celeste della figura.
Guido Reni
Guido Reni (1575-1642) fu un pittore e incisore italiano, fra i maggiori del Seicento. L’opera è del 1642.
La sua interpretazione dell’Immacolata si inserisce nella tendenza seicentesca a valorizzare la grazia della figura, la purezza del volto e l’equilibrio della composizione, con una particolare attenzione alla luminosità e alla compostezza della Vergine.
Nicolas Poussin
Nicolas Poussin, (1594-1665), è stato un pittore francese e per tutto il XX secolo è stato il punto di riferimento per gli artisti classicisti. L’opera qui sotto è del 1605.
Il riferimento a Poussin mostra come il tema dell’Immacolata potesse essere interpretato anche secondo un ordine compositivo più controllato, nel quale il significato religioso viene affidato alla chiarezza delle forme, alla disposizione dei personaggi e alla leggibilità dei simboli.
Giambattista Tiepolo
Giambattista Tiepolo (1696-1770) è stato un pittore e incisore italiano, uno dei maggiori pittori del Settecento veneziano. L’opera qui sotto è stata creata tra il 1767 e il 1679.
Abbiamo uno ‘schema definitivo’ della Madonna Immacolata in opere come l’Immacolata di Gianbattista Tiepolo, dipinta tra il 1732-1734.
L’Immacolata di Tiepolo è una donna vestita di sole e incoronata di stelle, col capo in cielo, ma il volto rivolto verso la terra, verso il popolo di Dio al quale si rivolge la sua pietà materna.
Ha sotto i piedi la luna, simbolo della natura umana soggetta al peccato, ma è circonfusa di sole, della luce divina che la purifica e la rende integra. I suoi piedi calpestano anche il serpente, che rimanda a Eva, la prima donna, colei che si macchiò del peccato originale.
In questa raffigurazione si conferma il ruolo di Maria come nuova Eva, senza macchia, immacolata, predestinata fin dall’inizio dei tempi a dare una seconda possibilità al mondo.

Dalla Controriforma alle apparizioni mariane
Dopo il XV secolo e successivamente alla Controriforma le opere d’arte diventano più esplicite. L’immagine della Vergine tende a perdere progressivamente la complessa cornice di simboli narrativi e allegorici, concentrando il significato nella figura stessa di Maria.
Dobbiamo attendere le apparizioni di Rue du Bac prima e Lourdes, perché l’iconografia della Madonna Immacolata assuma la sua piena consacrazione, che rimane in auge ancora oggi.
Santa Caterina Labouré (Fain-lès-Moutiers, giovane religiosa francese), vide più volte la Madonna e parlò a lungo con lei. In queste visioni, Santa Caterina vedeva Maria in piedi su un globo avvolto dalle spire di un serpente, con le mani che emanavano fasci luminosi e intorno al capo, come un’aureola, la scritta: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”.
A Lourdes invece Maria apparve più volte a Santa Bernadette come una bella signora vestita di bianco e con una cintura azzurra, che le parlava con infinita dolcezza. Il 25 marzo 1858 si presentò a lei dicendo: “Io sono l’Immacolata Concezione”.
Questa immagine, con Maria vestita di bianco e azzurro, posta sopra il globo e associata al serpente, ha contribuito a consolidare nella devozione moderna i caratteri già elaborati dalla pittura cattolica.
La festa e la permanenza del tema nell’arte
La Natività di Maria veniva già festeggiata in Oriente dalla fine del VI secolo. Dal IX secolo apparve a Napoli la festa della Concezione di Maria. Dall’Italia Meridionale essa venne introdotta anche in Inghilterra e in seguito, anche grazie alla conquista dei Normanni, si diffuse in Europa.
Venne riconosciuta ufficialmente solo nel 1708. La festa è preceduta da una novena, nove giorni in cui si recita una particolare serie di preghiere devozionali, che inizia il 29 novembre e prosegue fino al 7 dicembre, giorno della vigilia della solennità dell’Immacolata Concezione.
L’8 dicembre del 1857, papa Pio IX riconobbe il dogma e definì le modalità di festeggiamento e celebrazione. Egli benedisse a Roma un monumento posto in Piazza Mignanelli, vicino a Piazza di Spagna, dedicato a Maria Immacolata, e lo omaggiò con un’offerta di fiori.
Da allora è tradizione che in occasione dell’8 dicembre il Papa esca dal Vaticano e si rechi in prima persona in Piazza di Spagna, per portare fiori freschi in offerta alla Madonna Immacolata e guidare la preghiera popolare con la lettura di un brano della Sacra Scrittura e di un brano della Dottrina della Chiesa.
La colonna è coronata da un pilastro alto 12 metri. I pompieri romani hanno issato la colonna e l’immagine della Madonna. Da qui la tradizione annuale che vede i vigili del fuoco di Roma deporre un mazzo di fiori in cima alla colonna ogni 8 dicembre.
Nonostante l’avanzata del secolarismo e gli anni tumultuosi della fine del XIX e del XX secolo, la devozione all’Immacolata Concezione ha continuato ad essere promossa dalla Chiesa cattolica ed è stata uno dei dogmi con maggiore attenzione alla documentazione e alla teologia mariana moderna.
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