Nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli Luca presenta la Pentecoste come la discesa dello Spirito Santo sulla prima comunità dei discepoli, riunita a Gerusalemme, e come l’inizio pubblico della missione della Chiesa. Il segno è costituito da un fragore simile a un vento impetuoso, da lingue come di fuoco e dalla capacità di parlare in lingue comprese dai popoli presenti.
La Pentecoste non è descritta come una cronaca isolata, ma come il compimento delle attese bibliche legate alla nuova alleanza, al dono dello Spirito e alla riunificazione dei popoli. Il discorso di Pietro interpreta l’evento alla luce della profezia di Gioele, della risurrezione di Gesù e della sua esaltazione alla destra di Dio.
Il contesto della Pentecoste
La Pentecoste si celebrava cinquanta giorni dopo la Pasqua; di qui il nome greco Pentecoste. Denominata inizialmente “festa delle Settimane” oppure “della mietitura”, “delle primizie”, era in antico festa di ringraziamento per il raccolto; nel giudaismo divenne celebrazione dell’alleanza e del dono della Legge.
Secondo la tradizione ebraica, la Pentecoste segnava anche il giorno in cui Israele aveva ricevuto la Legge. A volte i Giudei chiamavano la Pentecoste zman matan torah, che vuol dire “la stagione della trasmissione della legge”. Nel giorno della Pentecoste nell’Antico Testamento, Israele ricevette la Legge; nel giorno della Pentecoste nel Nuovo Testamento, la Chiesa ricevette lo Spirito di Grazia in tutta pienezza.
| Elemento della festa | Significato |
|---|---|
| Festa delle Settimane | Antica denominazione della Pentecoste |
| Festa della mietitura e delle primizie | Ringraziamento per il raccolto |
| Cinquanta giorni dopo la Pasqua | Origine del nome greco Pentecoste |
| Alleanza e dono della Legge | Significato assunto dalla festa nel giudaismo |
| Spirito Santo | Dono ricevuto dalla comunità dei discepoli secondo Luca |
Il contenuto della festa delle Settimane era stato interpretato alla luce della storia della salvezza d’Israele. Israele, pur mantenendo l’antica cornice stagionale, aveva sostituito al contenuto precedente quello dell’alleanza al Sinai e del dono della Legge.
Da allora in poi, la festa delle Settimane o di Shavuot era diventata per sempre la celebrazione del popolo liberato dalla schiavitù ed eletto da Dio ad essere il suo popolo mediante un’alleanza perenne, esplicitata e resa concreta dalla Legge di Mosé, da rinnovare annualmente nella liturgia, così come noi oggi rinnoviamo ogni anno le promesse battesimali.
La Pentecoste era una festività ebraica che si teneva cinquanta giorni dopo la Pasqua, in cui si celebravano le primizie del raccolto del grano. Nei rituali giudaici del tempo, il primo covone raccolto dalla mietitura dell’orzo veniva presentato a Dio durante la Pasqua ebraica.
A Pentecoste, invece, erano le primizie del grano raccolto ad essere presentate a Dio; per questa ragione, la Pentecoste viene chiamata il giorno delle primizie. In Levitico 23,15-22 troviamo le istruzioni originali per la celebrazione della Pentecoste.
La preparazione dei discepoli
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Erano passati dieci giorni dall’ascensione di Gesù al cielo e da quando Gesù aveva comandato ai discepoli di aspettare la discesa dello Spirito Santo.
I discepoli attesero finché giunse il giorno della Pentecoste, anche se non sapevano in anticipo quanto avrebbero dovuto aspettare. Dovettero però aspettare ben dieci giorni, finché giunse il giorno della Pentecoste.
Essi erano riuniti insieme e condividevano lo stesso cuore, lo stesso amore per Dio, la stessa fiducia nella Sua promessa e la stessa posizione geografica. Prima di poter essere riempiti, dobbiamo riconoscere la nostra vuotezza, venendo insieme per pregare, in ubbidienza, proprio come fecero i discepoli.
Si resero conto di non avere in sé stessi le risorse necessarie per fare ciò avrebbero potuto e dovuto fare; dovettero affidarsi piuttosto all’opera di Dio. Il dono dello Spirito Santo è una promessa per noi, vale l’attesa, viene quando Egli vuole e spesso non secondo le nostre aspettative.
Il dono dello Spirito Santo può scendere non solo sugli individui ma anche su gruppi di persone. Il dono dello Spirito Santo non viene dato secondo una formula. Più lo cerchiamo, più ci guadagniamo il dono dello Spirito Santo.
Il fragore dal cielo e il vento impetuoso
Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. L’associazione del suono di un vento impetuoso che soffia e che riempie tutta la casa all’effusione dello Spirito Santo è insolita.
La connessione deriva dal fatto che sia in ebraico che in greco la parola per spirito, come Spirito Santo, è la stessa usata per soffio o vento. In questo caso, il suono dal cielo era il suono dello Spirito Santo che veniva versato sui discepoli.
La parola ebraica ruach significava anche vento impetuoso, respiro, alito di vita. Lo Spirito richiamava quell’energia vitale presente quando Dio aveva creato il mondo. Proprio quello Spirito era diventato la forza del carisma dei profeti.
Il suono di quel vento impetuoso e veloce avrebbe portato gli uomini e le donne che conoscevano le Scritture ebraiche a pensare alla presenza dello Spirito Santo. In Genesi 1,1-2, lo Spirito di Dio è come l’alito o il vento di Dio, che soffia sulle acque della terra appena creata.
In Genesi 2,7, lo Spirito di Dio è come l’alito o il vento di Dio, che soffia vita nell’uomo appena creato. In Ezechiele 37,9-10, lo Spirito di Dio è come l’alito o il vento di Dio, che si muove sulle ossa secche d’Israele dando loro vita e forza.
Questa piccola frase ci rivela molto del modo in cui si muove lo Spirito Santo: all’improvviso, con un suono, dal cielo e in modo impetuoso. A volte Dio si muove all’improvviso. Era reale, benché non si potesse toccare; si avvertiva con le orecchie.
Non proveniva dalla terra; non era stato creato, manipolato o fatto qui. Arrivò pieno di forza e con grande potenza.

Le lingue come di fuoco
Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo. Anche le lingue come di fuoco che si dividevano e comparivano su ognuno di loro erano insolite.
Vanno probabilmente collegate alla profezia di Giovanni Battista, in cui disse che Gesù li avrebbe battezzati con lo Spirito Santo e col fuoco. L’idea alla base del fuoco è solitamente la purificazione, proprio come un raffinatore usa il fuoco per purificare l’oro.
Il fuoco può anche bruciare ciò che è temporaneo, lasciando ciò che invece è duraturo. Questa è un’illustrazione eccellente del principio secondo cui il riempimento dello Spirito Santo non riguarda solo la potenza astratta, ma anche la purezza.
In alcuni passi dell’Antico Testamento, Dio mostrava il Suo particolare gradimento di un sacrificio accendendo Lui stesso il fuoco: il fuoco scendeva dal cielo e consumava il sacrificio. L’esperienza dei seguaci di Gesù a Pentecoste è un ulteriore esempio di come il Signore abbia mandato il fuoco dal cielo per mostrare il Suo favore e la Sua potenza, facendolo discendere questa volta su sacrifici viventi.
Lo Spirito Santo andò a posarsi su ciascuno di loro. La parola “posarsi” ha una forza marcata nel Nuovo Testamento. Porta con sé l’idea di una preparazione completata e di una certa permanenza di posizione e condizione.
Sotto l’Antico Patto, lo Spirito Santo era sul popolo di Dio più come nazione, cioè Israele. Sotto il Nuovo Patto invece, lo Spirito Santo riposa sul popolo di Dio come individui: le lingue di fuoco andarono a posarsi su ciascuno di loro.
Questo strano fenomeno non era mai successo prima e non si sarebbe mai più verificato tra le pagine della Bibbia, ma avvenne per mettere in risalto questo: lo Spirito di Dio era presente con, in e su ciascun individuo.
Il compimento della promessa dello Spirito
Gli ultimi secoli prima di Cristo avevano visto una crescente attesa del rinnovo dell’alleanza tra Dio e il suo popolo in relazione con lo Spirito Santo. Gli ebrei di quel tempo credevano fermamente che i profeti mandati in passato da Dio fossero inviati e animati dallo Spirito di Dio.
I profeti avevano prospettato una salvezza futura, escatologica, una nuova alleanza animata dallo Spirito di Dio: «Ecco: verranno giorni, oracolo del Signore, in cui stipulerò con la casa di Israele e con la casa di Giuda un’alleanza nuova».
«Ma questa sarà l’alleanza che stipulerò con la casa di Israele alla fine di quei giorni, oracolo del Signore: io porrò la mia legge in mezzo a loro e sul loro cuore la scriverò; e io sarò per essi il loro Dio ed essi saranno per me il mio popolo».
Il profeta Ezechiele aveva annunciato: «Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo. Toglierò il cuore di pietra dal vostro corpo e vi metterò un cuore di carne. Metterò il mio spirito dentro di voi, farò sì che osserviate i miei decreti e seguiate le mie norme».
I profeti poi erano spariti e con loro, sembrava, anche lo Spirito divino. Il cielo non si apriva più e sembrava muto. Gli ebrei avevano però la parola divina pronunziata dai profeti e sapevano che un giorno si sarebbe avverata.
Isaia aveva annunciato a Gerusalemme: «Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te popoli che non ti conoscevano, a causa del Signore tuo Dio, del Santo d’Israele, perché egli ti ha onorato».
Questa è l’atmosfera e questa era la preparazione degli animi dei seguaci di Cristo il giorno della Pentecoste, così come ci riferiscono gli Atti degli Apostoli. Ancora una cornice liturgica ebraica, nella quale gli antichi contenuti si realizzano nelle forme e nelle espressioni che animavano le attese dei credenti ebrei.
Il parlare in altre lingue
E cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. In risposta al riempimento dello Spirito Santo, i presenti, non solo i dodici, cominciarono a parlare in altre lingue.
Parlavano lingue che non avevano mai appreso, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi. Il parlare in altre lingue sembra non alludere al fenomeno di un linguaggio estatico ed incomprensibile: i discepoli si esprimono in modo tale che ciascuno dei presenti li sente parlare nella propria lingua.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua.
Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?»
La folla composta da gente proveniente da molte nazioni si era riunita a Gerusalemme in occasione della festa di Pentecoste. L’elenco vuole indicare che persone di tutto il mondo allora conosciuto assistono all’evento.
| Popoli e regioni menzionati | Indicazione narrativa |
|---|---|
| Parti, Medi ed Elamiti | Regioni orientali |
| Mesopotamia, Giudea e Cappadocia | Aree del Vicino Oriente e dell’Asia Minore |
| Ponto, Asia, Frigia e Panfilia | Regioni dell’Asia Minore |
| Egitto e Libia vicino a Cirene | Aree dell’Africa settentrionale |
| Romani, Giudei e proseliti | Presenza della diaspora e dei convertiti al giudaismo |
| Cretesi e Arabi | Popoli delle isole e delle regioni meridionali |
La folla si accalcò rapidamente, attratta da quel suono, che era o il suono del vento impetuoso o il suono emesso da coloro che parlavano in altre lingue. Quando la folla giunse, udì i cristiani parlare nelle loro lingue natie.
Di fronte a questo evento straordinario, tutti stupivano ed erano perplessi, ma alcuni si domandavano: «Che vuol dire questo?». Altri invece presero questo evento come una scusa per respingere l’opera di Dio e dissero: «Sono ripieni di vin dolce».
Gli abitanti dalla Galilea erano noti per essere incolti e di scarsa capacità di parola. Questo era un motivo in più per essere colpiti dalla loro capacità di parlare eloquentemente in altre lingue.
Benché parlassero tutti in lingue diverse, tra i credenti c’era unità. Fin dai primi padri della Chiesa, i commentatori hanno considerato la benedizione di Pentecoste un capovolgimento deliberato e radicale della maledizione di Babele.

Pentecoste e Torre di Babele
Lo Spirito Santo riempie i presenti e pone sulle loro lingue, come in passato per i profeti, un annuncio comprensibile a tutti i popoli della terra accorsi a Gerusalemme. La predicazione antica si fa realtà presente e realtà che anticipa il programma futuro della Chiesa.
La missione consiste nell’unificare in una comunicazione universalmente comprensibile, dopo che lo Spirito Santo ha abbattuto il muro d’incomprensione sorto in seguito al peccato della Torre di Babele, tutti i popoli della terra nella ricezione del messaggio di salvezza rivolto a tutta la famiglia umana.
La promessa divina ad Abramo di divenire benedizione per tutte le genti della terra era divenuta realtà. La Pentecoste mostra quindi una pluralità di lingue che non viene cancellata, ma resa capace di accogliere un unico annuncio delle grandi opere di Dio.
Il miracolo narrato da Luca non presenta l’uniformità come condizione dell’unità. L’unità nasce invece dalla possibilità che persone appartenenti a popoli diversi ascoltino nella propria lingua il messaggio della salvezza.
Il significato delle lingue in Atti 2
Non c’è alcuna controversia sul fatto che Dio, almeno una volta, abbia dato alla Chiesa il dono delle lingue. Tuttavia, gran parte della controversia si concentra sulla domanda: «Qual è il proposito di Dio per il dono delle lingue?»
Molti interpretano erroneamente l’episodio di Atti 2, supponendo che i discepoli usassero le lingue per predicare alla folla lì riunita. Uno sguardo attento però rivela che tale idea è sbagliata.
I discepoli proclamavano le lodi di Dio, ringraziandolo con tutta la forza in lingue a loro sconosciute. La folla riunita semplicemente si ritrovò ad ascoltare ciò che i discepoli dichiaravano a Dio con grande esuberanza.
La supposizione che i discepoli si rivolgessero alla folla nelle diverse lingue è chiaramente sbagliata. La folla parlava una lingua comune, il greco, ed è in quella lingua che Pietro predicò ad essa il primo sermone.
Il testo precisa ciò che la folla sentì dai cristiani: «Li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue». L’attenzione è dunque rivolta all’annuncio delle opere divine e alla comprensione dell’evento da parte dei popoli presenti.
La reazione della folla
Tutti erano stupefatti e perplessi, e si chiedevano l’un l’altro: «Che cosa significa questo?». La domanda costituisce il punto di passaggio tra il segno della Pentecoste e l’interpretazione apostolica dell’evento.
Altri invece li deridevano e dicevano: «Si sono ubriacati di vino dolce». La stessa manifestazione produce quindi reazioni diverse: meraviglia, perplessità, ricerca di significato e derisione.
Il racconto di Luca non nasconde l’ambivalenza della risposta umana. Di fronte al segno, alcuni cercano una spiegazione, mentre altri lo respingono attribuendolo all’ubriachezza.
Il discorso di Pietro
Allora Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò a loro così: «Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole».
Questi uomini non sono ubriachi, come voi supponete: sono infatti le nove del mattino. Accade invece quello che fu detto per mezzo del profeta Gioele.
Pietro interpreta la Pentecoste attraverso la profezia: «Avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni».
«Anche sui miei servi e sulle mie serve, in quei giorni, spanderò il mio Spirito e profetizzeranno». La citazione sottolinea l’ampiezza dell’effusione: lo Spirito non è riservato a una sola categoria, ma viene promesso a ogni persona e raggiunge figli, figlie, giovani, anziani, servi e serve.
«E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato». La profezia collegata alla Pentecoste contiene dunque sia il dono dello Spirito sia la promessa della salvezza per chi invoca il nome del Signore.
La citazione di Gioele sarà ripresa al versetto 39 e troverà un’eco al versetto 33: si direbbe che tutto il discorso di Pietro è costruito a partire da quella profezia.
Gesù, il crocifisso e il risorto
Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret, uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene, fu consegnato secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio.
Voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.
Il discorso di Pietro collega direttamente la Pentecoste alla Pasqua. Lo Spirito viene effuso perché Gesù, dopo essere stato crocifisso e risuscitato, è stato innalzato alla destra di Dio e ha ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso.
La discesa dello Spirito non è quindi un evento indipendente dalla morte e dalla risurrezione di Gesù. È il frutto dell’esaltazione del Risorto e la manifestazione visibile della sua signoria.
La testimonianza delle Scritture
Pietro interpreta la risurrezione mediante il Salmo 16: «Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza».
«Perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza».
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire.
Pietro cita anche il Salmo 110: «Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi». Il salmo si compie nella ascensione ed esaltazione di Gesù.
Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso.
La risposta degli ascoltatori
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». La reazione mostra che il discorso ha raggiunto la coscienza degli ascoltatori.
La domanda «Che cosa dobbiamo fare?» riceve una risposta precisa: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo».
Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro. Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!»
La promessa dello Spirito, annunciata nel discorso di Pietro, si collega così alla conversione, al battesimo nel nome di Gesù Cristo e al perdono dei peccati. Il dono non è presentato come privilegio ristretto al gruppo iniziale dei discepoli.
Le prime conversioni
Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone. L’evento della Pentecoste produce quindi una risposta concreta e dà origine a una comunità numerosa.
Il numero delle persone aggiunte alla comunità sottolinea la dimensione pubblica dell’azione dello Spirito. La promessa si apre ai presenti, ai loro figli e a tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro.
Luca non presenta la Pentecoste soltanto come un’esperienza interiore dei discepoli. Il dono dello Spirito genera ascolto, conversione, battesimo e appartenenza comunitaria.
La vita della prima comunità
Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. L’autore traccia un quadro ideale della comunità: insegnamento apostolico, relazioni nuove che si stabiliscono tra credenti, solidarietà nell’uso dei beni, celebrazione eucaristica e preghiera.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.
Vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore.
Lodavano Dio e godevano il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.
| Dimensione della comunità | Descrizione in Atti 2 |
|---|---|
| Insegnamento | Perseveranza nell’insegnamento degli apostoli |
| Comunione | Relazioni nuove tra i credenti |
| Condivisione | Uso comune dei beni secondo il bisogno di ciascuno |
| Liturgia | Spezzare il pane e partecipare alle preghiere |
| Testimonianza | Prodigi e segni per opera degli apostoli |
| Crescita | Il Signore aggiungeva ogni giorno quelli che erano salvati |
La Pentecoste come nuova creazione
Lo Spirito di Dio, vento impetuoso, irrompe nell’assemblea di coloro che attendevano secondo le istruzioni date da Gesù al momento dell’Ascensione. È come se fosse avvenuta una nuova creazione.
Il collegamento con la creazione appare nel vento, nell’alito e nella vita nuova. Lo Spirito che all’inizio aleggiava sulle acque e che dava vita all’uomo viene ora effuso sulla comunità riunita.
La Pentecoste inaugura una nuova fase della storia della salvezza. Lo Spirito non rimane soltanto associato ai profeti o alla nazione d’Israele, ma si posa su ciascuno dei discepoli e rende la comunità capace di testimoniare.
Il riempimento dello Spirito Santo è il dono vero e proprio, mentre il vento impetuoso e le lingue come di fuoco sono fenomeni insoliti e temporanei che accompagnano l’evento.
Anche se sarebbe sbagliato aspettarsi un vento impetuoso o lingue come di fuoco quando lo Spirito Santo viene versato, possiamo comunque sperimentare il dono vero e proprio. Noi, proprio come loro, possiamo essere tutti ripieni di Spirito Santo.
La Pentecoste secondo Luca
Una lingua non è un codice matematico, astratto e senza tempo, ma un codice vivo che riflette una visione della realtà: che cosa si crede, come si crede, che cosa si desidera. Il Nuovo Testamento è la risposta ebraica degli ebrei del I secolo d.C. a quello che storicamente è avvenuto e che li ha interpellati.
Atti 2 conferma che il testo deve essere letto all’interno della cornice culturale, liturgica e biblica del giudaismo. La festa delle Settimane, il Sinai, la Legge, i profeti, la nuova alleanza, la promessa dello Spirito e l’attesa della salvezza confluiscono nel racconto lucano.
Soffermarsi ad una comprensione piana e superficiale del testo biblico, quasi vi si leggesse una cronaca, non rende ragione della portata di quanto Luca vuole comunicarci. In realtà, egli usa un codice culturale, cioè lingua, immagini e concetti che devono significare questo: le attese ebraiche, i sogni, le figure che hanno nutrito generazioni di credenti fino a quel momento, con la morte e resurrezione di Gesù hanno raggiunto la loro piena realizzazione.
La Pentecoste è quindi il punto d’incontro tra la promessa e il compimento, tra la Pasqua e la missione, tra la risurrezione di Gesù e la nascita pubblica della comunità cristiana. Il racconto di Luca mostra lo Spirito Santo come forza della testimonianza, principio di comunione e apertura del messaggio di salvezza a tutti i popoli.