Il canto liturgico «Padre Santo» è un’acclamazione rivolta a Dio Padre, composta da un ritornello ispirato alla preghiera di Gesù e da tre strofe dedicate alla custodia dei credenti, alla grazia, alla pace, alla lode e alla verità. Il testo può essere utilizzato come canto di preghiera e di assemblea, valorizzando soprattutto la partecipazione comunitaria.
Il ritornello riprende la richiesta con cui Cristo affida i suoi discepoli al Padre: «non ti chiedo di toglierli dal mondo, ma di custodirli dal maligno». Le strofe sviluppano questa invocazione attraverso immagini di unità, speranza, pace, lode e nutrimento alla mensa della verità.
Testo del canto «Padre Santo»
Ritornello: Padre Santo quando stavo con loro custodivo quelli che mi hai dato ma ora a Te io ritorno; non ti chiedo di toglierli dal mondo, ma di custodirli dal maligno, alleluia.
1. Tutte le genti del mondo a te accorrano, tu solo sei certezza di eterna vita, nel segno del tuo amore tutti i fratelli, sentirci un solo gregge con te Pastore.
Ritornello: Padre Santo quando stavo con loro custodivo quelli che mi hai dato ma ora a Te io ritorno; non ti chiedo di toglierli dal mondo, ma di custodirli dal maligno, alleluia.
2. Custodiremmo nel cuore la tua grazia per dare al mondo la gioia della tua pace; risplendi sempre la tua presenza sul nostro volto; beato chi pone in te la sua speranza.
Ritornello: Padre Santo quando stavo con loro custodivo quelli che mi hai dato ma ora a Te io ritorno; non ti chiedo di toglierli dal mondo, ma di custodirli dal maligno, alleluia.
3. T’acclameremo, Signore, in ogni tempo, sulla bocca avremo sempre la tua lode; in te, Signore, si glorierà la nostra anima, nutrita di verità alla tua mensa.
Ritornello: Padre Santo quando stavo con loro custodivo quelli che mi hai dato ma ora a Te io ritorno; non ti chiedo di toglierli dal mondo, ma di custodirli dal maligno, alleluia.
Il significato del testo
Il canto presenta Dio come Padre Santo e custode della comunità dei credenti. La richiesta centrale è quella di essere protetti dal maligno senza essere sottratti al mondo, nel quale i discepoli sono chiamati a vivere la propria fede e a rendere visibile l’amore ricevuto.
La prima strofa allarga lo sguardo a «tutte le genti del mondo» e descrive la Chiesa come un solo gregge raccolto attorno a Cristo Pastore. La certezza dell’eterna vita nasce dall’amore di Dio, che unisce i fratelli e li conduce verso una comunione più profonda.
La seconda strofa richiama la responsabilità di custodire nel cuore la grazia ricevuta. La grazia non rimane un’esperienza privata, ma diventa sorgente di gioia e di pace per il mondo. La presenza di Dio, riflessa sul volto dei credenti, rende beato chi pone in lui la propria speranza.
La terza strofa assume il tono della lode. Il Signore viene acclamato «in ogni tempo» e la sua lode rimane sulla bocca della comunità. L’anima si gloria in Dio perché è nutrita dalla verità alla sua mensa, immagine che richiama la vita liturgica e il nutrimento spirituale della celebrazione.
Struttura e funzione liturgica
La forma del canto è responsoriale: il ritornello viene ripreso dall’assemblea, mentre le strofe possono essere affidate al coro, a un solista o a una parte dell’assemblea. Questa struttura favorisce la partecipazione comune e permette di alternare l’ascolto meditativo delle strofe alla risposta corale.
- Ritornello: invocazione a Dio Padre e richiesta di protezione dal maligno.
- Prima strofa: unità delle genti e immagine del gregge guidato dal Pastore.
- Seconda strofa: custodia della grazia, pace e speranza.
- Terza strofa: lode continua, verità e nutrimento alla mensa del Signore.
Il canto può essere collocato in diversi momenti della celebrazione quando si desidera sottolineare la fiducia in Dio, l’unità della comunità e la richiesta di protezione spirituale. La sua struttura permette di adattare l’esecuzione alla partecipazione dell’assemblea, mantenendo il ritornello come elemento unificante.
Il «Santo» di padre Michele Bonfitto
Nel repertorio del dopo Concilio Vaticano II svetta una composizione che è diventata patrimonio musicale delle nostre assemblee liturgiche: il “Santo” di Bonfitto. Molti lo catalogano come “del Bonfitto” quasi fosse un luogo.
La curiosità c’è: ma chi è sto “Bonfitto”? Padre Michele Bonfitto è un sacerdote comboniano nato a S. Marco in Lamis (FG) nel 1922. Subito dopo l’ordinazione, avvenuta il 31 maggio 1947, Padre Michele è stato inviato a Roma per studiare liturgia e musica sacra.
Oggi opera, all’età di 93 anni, a Firenze svolgendo il suo apostolato come cappellano e confessore rimanendo vicino agli ultimi e soprattutto ai diversamente abili.
Il “Santo” fu pubblicato nel 1971 per le edizioni ECO (pubblicazione EM 1439) nella raccolta di suoi canti originali per la Messa “Sei grande nell’amore. Canti per celebrazioni liturgiche”, canti che hanno avuto tutti una grande diffusione: “Nella Chiesa del Signore”, “Signore pietà”, “Gloria a Dio”, “Beati quelli che ascoltano”, “Alleluja”, “Se qualcuno ha dei beni”, “Santo Mistero della fede”, “Tuo è il regno”, “Agnello di Dio”, “Padre santo”, “Rimani con noi”.
È una raccolta dove furoreggia la moda dell’epoca, la cosiddetta musica beat (dal verbo inglese to beat che significa battere il tempo), cioè il modo di far musica ricorrendo a piene mani a figure ritmiche come sincopi, contrattempi, anticipazioni oltre all’uso di strumenti ad alimentazione e concezione elettrica ed elettronica.
Il testo liturgico del «Santo»
Il successo nazionale della composizione di Padre Michele ha creato, accanto alla versione originale, diverse versioni surrogate con aggiustamenti melodici e armonici tanto che oggi c’è una versione “popolare” che si affianca e offusca l’originale.
L’aggiustamento popolare ha coinvolto anche il testo liturgico con quel “è” che non esiste e proprio non ci va. Col “Santo” di Padre Michele noi cantiamo “Santo, Santo, Santo È il Signore…”; il testo liturgico, invece, recita “Santo, Santo, Santo IL Signore…”.
Il testo liturgico proviene direttamente dalla Sacra Scrittura e per la precisione dal libro del profeta Isaia (Is 6, 3): “Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della Sua gloria.”
Una espressione simile la troviamo nel libro dell’Apocalisse (Ap 4, 8): “Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!”.
La parte successiva è presa dal Vangelo di Matteo (Mt 21, 9), il grido di esultanza che la folla rivolge a Gesù quando entra a Gerusalemme: “Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!”.
I Padri della Chiesa (tra questi S.Giovanni Damasceno in De hymno Trisagio epistola (PG 95, 26) e S. Agostino in De fide ad Petrum sive De regula veræ fidei, lib. I, cap. I (PL 40, 755)) hanno spiegato la triplice acclamazione “Santo, santo, santo”: santo è il Padre, santo è il Figlio, santo è il Paraclito; ma è, anche, un sottolineare la grandiosa santità di Dio.
Atteniamoci strettamente al testo liturgico ed evitiamo adattamenti fai da te che proprio non stanno né in cielo né in terra.
La partitura originale e le varianti musicali
Ritrovo la partitura originale cercando di capire se già all’epoca contenesse l’errore testuale ed invece… Padre Michele è stato particolarmente coscienzioso nel non modificare un bel nulla, però a noi quel “Santo È il Signore…” ci piace da matti!
Un paio di osservazioni sulle varianti musicali apportate diffusamente alla composizione.
La frase «Benedetto colui che viene»
“Benedetto colui che viene…“: se ascoltate con attenzione la versione originale farete caso che “colui che” è cantato sulla stessa nota, mentre noi “aggiustiamo” scendendo di tono sul “che“. Correggiamo!
La cadenza finale dell’acclamazione
La partitura (e l’esecuzione) è chiara: si rimane sulla stessa nota dell’ultima parola “cieli“. Tecnicamente si rimane sul quinto grado della tonalità di sol maggiore (cioè l’accordo di re maggiore) che dà il senso di sospeso, non concluso.
È stata una grande intuizione di Padre Michele: il Santo è l’acclamazione della Preghiera eucaristica che segue l’azione di grazie e precede l’epìclesi in cui “la Chiesa implora con speciali invocazioni la potenza dello Spirito Santo, perché i doni offerti dagli uomini siano consacrati, cioè diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, e perché la vittima immacolata, che si riceve nella Comunione, giovi per la salvezza di coloro che vi parteciperanno.” (Ordinamento Generale del Messale Romano, n. 79)
Il canto dell’acclamazione del Santo non chiude un capitolo, ma lo apre, quindi è giusto “rimanere in sospesione” senza cadenzare frettolosamente sulla tonica (cioè sull’accordo di sol maggiore). Correggiamo!
In conclusione ben venga il “Santo” messo in musica da padre Michele Bonfitto, ma rispettiamo il testo liturgico eliminando una buona volta per tutte quell’ “è” che non ha senso e correggiamo i nostri aggiustamenti melodici e armonici: sarà un’acclamazione ancora più bella e gioiosa, soprattutto se fatta con fede, cognizione e coscienza!
Un altro canto sul tema del Padre Santo
Un ulteriore testo di preghiera sviluppa l’invocazione alla Trinità e presenta Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo.
Santo, santo, santo, santo, Santo Iddio Onnipotente, santo, santo. Presentiamo il nostro cuore a Te, in pegno di amor. Santo, santo, santo, santo.
Padre buono, Padre buono, siamo tutti tuoi figli, Padre buono. Innalziamo il nostro sguardo a Te, in segno di amor. Padre buono, Padre buono.
Gesù caro, Gesù caro, ci hai redenti e salvati, Gesù caro. Innalziamo il nostro sguardo a Te, in segno di amor. Gesù caro, Gesù caro.
Santo Spirito, Santo Spirito, Riempi i nostri cuori ancora, Santo Spirito. Innalziam le nostre mani a Te in segno di amor. Santo Spirito, Santo Spirito.
Altri canti collegati al repertorio liturgico
Ingresso: Innalzate nei cieli (RN 51)
Atto penitenziale Kyrie, eleison (RN 2), oppure Mostraci, Signore, la tua misericordia (NCDP [1] 215-216)
Salmo responsoriale
Acclamazione al Vangelo Cieli e terra cantano (RN 45)
Professione di fede Io credo in Dio ( RN18)
Preghiera universale Noi ti preghiamo: Ascoltaci, Signore (RN 19)
Presentazione dei doni: Noi veglieremo (RN 295) oppure silenzio
Santo Santo (RN 27)
Anamnesi: Annunciamo la tua morte, Signore (RN 28)
Dossologia Amen! - Cerino (RN 31)
Padre nostro Padre nostro (RN 33)
Acclamazione all’embolismo Tuo è il regno - Kunc (RN 35)
Frazione del pane Agnello di Dio (RN 40)
Comunione: Alzate gli occhi (RN 43)
Congedo: Per il congedo si suggerisce un brano organistico.
«Alzate gli occhi»: testo e caratteri musicali
Conoscere il Repertorio Nazionale Alzate gli occhi (RN 43)
Testo: G. Fazzini Musica: M. Nosetti Fonti: ElleDiCi Uso: ingresso, comunione Forma musicale: innodia responsoriale
1. Alzate gli occhi, giungerà lo sposo mite e umile: faremo festa intorno a Lui! La terra è un solco aperto ormai: fiorisca vera novità e sbocci redenzione in noi!
Amen! Amen! Segno di salvezza, tu verrai nell’uomo: Verbo vivo fatto carne.
2. Aprite i cuori, viene il Re: è creatura fragile, ma solo in Lui la vita! Ed ecco, Tu ci svelerai del Padre il nome: Amore; e resterai il Dio con noi!
Amen! Amen! Segno di salvezza, tu verrai per l’uomo: o radice di speranza.
3. Credete in lui: ritornerà la sua promessa a compiere e brillerà il suo volto in noi! Dimora in te la libertà e le catene spezzerai, di carità ci vestirai!
Vieni! Vieni! Segno di salvezza, tu vivrai con l’uomo: o parola di alleanza.
Il testo e il tempo di Avvento
L'Avvento è tempo di speranza, di attesa e di vigilanza. «Cristo viene!». Viene a visitarci e a salvarci.
Il testo prende in prestito diverse immagini tratte dalle Sacre Scritture dei tre cicli di letture del tempo di Avvento. Un testo dai versi incisivi, sciolto, con ritmo vivace che culmina nei tre ritornelli-acclamazione che hanno in comune il solo verso "Segno di Salvezza" che richiama il Prefazio di Avvento I: Al suo primo avvento nellumiltà della nostra natura umana egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via delleterna salvezza.
«Cristo viene!». Maranatha!
La musica e l’esecuzione
Una melodia non banale, in alcuni punti non immediata, ma efficace, asciutta, attenta alla parola cantata.
L'indicazione "con libertà" posta all'inizio della strofa è da tradurre meglio con "sul testo", cioè si faccia aderire bene la parola alla linea melodica rispettando gli accenti e senza sacrificarla eccessivamente in asettici schemi ritmici.
Il ritornello, dalle linee più semplici, richiede una esecuzione ben cadenzata con buona articolazione.
Quando e come utilizzarlo
Un incisivo canto di ingresso per la I e II domenica di Avvento che può essere eventualmente utilizzato anche come canto di comunione.
Non è un canto da improvvisare, ma da preparare con attenzione sia per chi accompagna all’organo che per il coro.
Le strofe possono essere eseguite anche da due solisti: il primo canta i tre versi iniziali e il secondo i rimanenti.
Fare attenzione a rispettare tutte le indicazioni dinamiche in particolare quelle del ritornello.
Un inno responsoriale da gustare senza indugiare con tempi lenti: si rispetti l’energico ritmo testuale.
