Canti ricostruttori nella preghiera: voce, silenzio e meditazione profonda

I canti ricostruttori nella preghiera uniscono la voce, la musica e l’invocazione per accompagnare il cammino di ricerca interiore dell’uomo contemporaneo. La Missione dei Ricostruttori nella preghiera è farsi testimoni di una cristianità capace di venire incontro al bisogno di preghiera e ricerca interiore, spesso inconsapevole, dell’uomo contemporaneo.

Attingendo alle risorse della tradizione cristiana, propongono un cammino di rientro in se stessi, che consenta di raccogliere il proprio sguardo, disperso all’esterno e disorientato, e di introdurlo nel cuore: la meditazione profonda. In questa prospettiva il canto non è soltanto un elemento musicale, ma può diventare una forma di preghiera, di raccoglimento e di partecipazione.

Il significato del canto nella preghiera

È convinzione dei Ricostruttori che la luce capace di illuminare il nostro fare sale dalla profondità e dall’immobilità della meditazione, di una preghiera capace di farci rientrare in noi stessi e di aprirci al disegno provvidenziale della nostra vita. Il termine “meditazione” non rinvia ad un esercizio di riflessione dell’intelligenza sul senso e sul destino dell’esistenza, ma piuttosto, secondo l’insegnamento della tradizione monastica cristiana delle origini, alla sospensione dell’attività riflessa e al suo assoggettamento al cuore.

Da questo punto di vista, la meditazione esige che la mente, continuamente sollecitata dai sensi e dalla memoria, si ritiri dalla dispersione e prenda la direzione del cuore, spogliandosi progressivamente dei pensieri e delle immagini che la tengono in movimento. La tradizione dell’esicasmo affida all’invocazione del Nome di Gesù, o altre brevi formule di tipo mantrico tratte dalle Sacre Scritture, la capacità di raccogliere attorno a sé la mente, di unificarla e di introdurla verso l’interno.

L’invocazione del Nome divino chiude alla mente tutte le sue vie di uscita e pone fine al suo vagabondare incessante. In particolare, in diversi contesti monastici (dall’Egitto, al Sinai, all’Athos) è ripresa l’idea di fondo secondo cui il respiro, investito dal Nome di Gesù, è la navicella su cui la mente deve salire per ritirarsi dall’esterno, prendere la direzione del cuore e qui riposare.

La preghiera del cuore e le formule mantriche

I Ricostruttori accostano e approfondiscono nello studio e nell’esperienza della preghiera la tradizione dell’esicasmo. D’altra parte, rivolgendosi a persone spesso lontane dalla tradizione della Chiesa, fanno leva sul fatto che l’esicasmo presenta una psicologia spirituale vicina, per alcuni aspetti, a quella delle tradizioni non cristiane dell’India.

È convinzione dei Ricostruttori che la persona sperimentata nella preghiera del cuore possa diventare un interlocutore interessante rispetto ad alcune aspettative di quiete dell’uomo contemporaneo, spesso orientate verso il patrimonio delle discipline e delle pratiche dell’Estremo Oriente, e un sostegno affidabile nel cammino in direzione dei tesori presenti nella tradizione cristiana.

La tradizione dell’esicasmo mostra così come una breve invocazione, ripetuta con attenzione e inserita nel respiro, possa sostenere il raccoglimento interiore. Il canto, quando assume la forma di una preghiera musicata, può accompagnare questo movimento della mente verso il cuore e favorire una partecipazione condivisa.

La musica come linguaggio dello Spirito

In questa sezione proporremo con cadenza mensile l’ascolto e la guida di brani musicali capaci di parlare il linguaggio dello Spirito. Saranno proposti musiche di vari stili ed epoche, alternando anche brani musicali e canti stimolati dall’esperienza della meditazione, composti da persone del Movimento dei Ricostruttori.

Il grande poeta mistico spagnolo San Giovanni della Croce “canta” in una delle sue bellissime poesie: “la musica silenziosa”, cercando di esprimere l’idea di una musica che potesse essere la vera voce del silenzio. La musica mantiene la sua voce callada (silenziosa) per se stessa, come a dire che la solitudine diventa musica.

Proprio il Cantico Spirituale è l’ispirazione per il compositore catalano Federico Mompou per la realizzazione dell’opera “Musica Callada” (si pronuncia caiada) Una musica silenziosa, un paradosso per definizione, perché tutto ciò che essa domanda è di essere ascoltata dall’interno di noi stessi.

La bellezza resta l’attrattiva principale del connubio tra il tutto e l’essere umano. “La bellezza a volte è contemplazione, stupore, semplicità. Carezza i sensi senza la necessità di strumenti di lettura. Penso alla bellezza disarmante dell’alba o del tramonto, nulla di più semplice e di così trascendentale” (Federico Mompou).

La suite per pianoforte “Musica Callada” è divisa in quattro quaderni per un totale di 28 brani scritti tra il 1959 e il 1967. Mompou definiva questi suoi quaderni di composizioni “Una musica che non ha né aria né luce, un debole battito del cuore. Non gli si chiede altro che di percorrere un millimetro di spazio”, eppure la sua missione è di penetrare nelle grandi profondità dell’anima e nelle regioni più segrete del nostro spirito.

Musica silenziosa e meditazione interiore

Armonie interiori: canti e racconti dalle tradizioni religiose

ARMONIE INTERIORI propone canti e racconti dalle tradizioni religiose. Voce, chitarra, sassofono, contrabbasso, clarinetto, percussioni etniche, shanka, campane tibetane.

Lo spettacolo prende forma attraverso una delicata e poetica alternanza fra mantra e brevi invocazioni di preghiera musicati e racconti delle tradizioni: ebraica, indiana, musulmana e cristiana. Il cuore di ogni essere vivente arde d’amore per l’Infinito e canta incessantemente il Suo nome.

L’alternanza fra invocazioni, mantra e racconti mette in relazione diverse forme di espressione spirituale. La voce diventa il punto d’incontro tra la preghiera personale, la memoria delle tradizioni e l’ascolto condiviso.

La via dei canti e l’incontro tra i popoli

LA VIA DEI CANTI è dedicata all’amicizia dei popoli. Voce, chitarra acustica, chitarra classica, sassofono, djembe, kahon, darbuka, contrabbasso, clarinetto.

Il desiderio di incontrare e conoscere l’altro fa superare qualsiasi distanza. I canti tradizionali e le canzoni incorniciano tre racconti che altro non sono se non le storie di tre vere e profonde amicizie fra personaggi appartenenti a mondi diversi, talvolta opposti, che ci insegnano come desiderare di conoscere veramente chi si ha di fronte, riesca a infrangere qualsiasi barriera!

In questo percorso il canto assume una dimensione relazionale: ascoltare e cantare insieme significa riconoscere nell’altro una presenza da incontrare. Le differenze culturali e religiose non vengono presentate come ostacoli insuperabili, ma come occasioni di conoscenza.

Vedere oltre: mantra d’Oriente e d’Occidente

VEDERE OLTRE presenta mantra d’Oriente e Occidente per continuare a vivere oltre la morte. Voce, percussioni etniche, chitarra acustica, sassofono contralto, contrabbasso, violino, campane tibetane, shanka, didjeridoo.

Ogni tradizione religiosa possiede nel suo repertorio brevi invocazioni che la tradizione orientale chiama mantra; bagaglio presente in tutti i popoli. A queste invocazioni di preghiera e a questi mantra viene attribuita una valenza fondamentale nell’accompagnare un’anima prima e dopo la soglia dell’ultimo viaggio.

Gli Armonici Ricostruttori hanno musicato le più importanti invocazioni e mantra di vari popoli, alternati dai più toccanti racconti di queste religioni, capaci di regalare immagini di vita che superano definitivamente la morte e ogni paura.

La preghiera cantata si colloca così in uno spazio di passaggio, nel quale la voce può accompagnare la sofferenza, la separazione e la speranza. Il riferimento alla morte non elimina il dolore, ma lo attraversa attraverso immagini di vita capaci di superare la paura.

Canto la vita: il dolore della separazione e la forza dell’amore

CANTO LA VITA è dedicato al tema “Oltre la morte”. Voce, chitarra, sassofono contralto, violino djembe, kahon, darbuka.

Dalle nostre tradizioni popolari e dalla grande canzone contemporanea e d’autore abbiamo scelto i migliori pezzi capaci di esprimere poeticamente un percorso dal dolore della separazione alla gioia di sapere che l’amore vince sempre la morte e nulla può separarci da chi amiamo come dice un racconto arabo: “L’amore è messo alla prova dalla distanza, come il vento mette alla prova il fuoco. Un vento impetuoso spegne una piccola fiammella ma fa divampare ancora di più il grande falò dell’amore”.

Nello stile degli Armonici Ricostruttori le canzoni incorniciano i più bei racconti di amore e morte narrati dalle nostre attrici. La canzone diventa quindi una forma narrativa e poetica, capace di sostenere il passaggio dal lutto alla fiducia e dalla distanza alla memoria dell’amore.

Il canto come partecipazione comunitaria

La mia preghiera è il canto. Canti per una più attiva partecipazione alla Liturgia.

Il canto permette di coinvolgere la comunità in modo diretto, trasformando l’ascolto in partecipazione. La voce individuale e quella collettiva possono convergere nella preghiera, creando uno spazio comune di attenzione e di raccoglimento.

Un esempio di questa partecipazione è il KIRTAN LIVE MANTRA E CANTI SACRI, concepito come un concerto a chiamata e risposta in cui saranno intonati dai cantanti e ripetuti dal pubblico i nomi del Divino e dell’intera manifestazione dell’universo.

In un’esperienza di questo tipo, la ripetizione non è un semplice procedimento musicale: permette di mantenere l’attenzione su una parola, un nome o un’invocazione. Il rapporto fra guida e assemblea sostiene il ritmo della preghiera e rende il canto accessibile alla partecipazione di tutti.

Il rapporto tra canto, respiro e raccoglimento

In particolare, in diversi contesti monastici (dall’Egitto, al Sinai, all’Athos) è ripresa l’idea di fondo secondo cui il respiro, investito dal Nome di Gesù, è la navicella su cui la mente deve salire per ritirarsi dall’esterno, prendere la direzione del cuore e qui riposare. La voce, il respiro e la ripetizione possono quindi essere considerati elementi collegati nell’esperienza della preghiera.

Fin dal corso di meditazione e successivamente, nei ritiri mensili rivolti nelle diverse sedi a coloro che frequentano il Movimento, i Ricostruttori sottolineano che la quiete profonda (hesychia) di cui fanno esperienza gli uomini e le donne di preghiera non è l’esito della ricerca di un benessere del corpo e della psiche, incapace di valicare la dimensione dell’autoreferenzialità, ma scaturisce invece dal fatto di poter sostare, nella profondità di un cuore custodito, alla presenza di un Amore infinito che ci abita, ci perdona e sollecita la nostra continua conversione.

Il canto può inserirsi in questo cammino come una pratica di attenzione e di apertura, senza ridursi a una tecnica di rilassamento. La sua funzione spirituale dipende dal rapporto con la preghiera, con la presenza interiore e con il desiderio di conversione.

Il percorso formativo dei Ricostruttori

Per avviare le persone all’esperienza della meditazione i Ricostruttori organizzano nelle varie sedi corsi di meditazione, articolati in otto incontri, nei quali si offrono i rudimenti tradizionali per cercare di favorire il rientro in se stessi. Il corso ha un orientamento pratico e non si avvale di un linguaggio teologico, proprio in considerazione del pubblico presente.

Non mancano i riferimenti ai metodi di concentrazione e di igiene mentale suggeriti dalle culture dell’Estremo Oriente, ma, d’altra parte, appare evidente nel corso l’intenzione di estrarre da questo ricco patrimonio «gli elementi compatibili» con la fede cristiana, perché ne derivi un arricchimento della propria esperienza di preghiera e di fede (cfr. Giovanni Paolo II, Fides et ratio n. 72).

Si comprende perché l’apostolato della preghiera svolto dai Ricostruttori condivida l’idea di fondo più volte ribadita da O. Clément, il grande teologo ortodosso, secondo il quale le esigenze affermate dalla nostra modernità finiscono con il porsi in conflitto con il cristianesimo solo se non trovano una valida risposta in ambito cristiano, e proprio l’esicasmo, tra il resto, secondo Clément, può arginare questo rischio (F. Morandi -M. Tenace, Fondamenti spirituali del futuro. Intervista a Olivier Clément, Roma 1997, pp. 99, 101-102).

Silenzio, parola e vibrazione

In principio era il Verbo (Gv 1,1). OM (Il Verbo) è la Parola primordiale che Dio pronunciò creando - così scrive il monaco benedettino Henry Le Saux, che è stato un grande fautore del dialogo tra Cristianesimo e Induismo.

OM è questa parola primordiale il cui suono è la vibrazione dell’universo. Unire le nostre voci a questa vibrazione ci mette in contatto col Silenzio infinito in cui essa risuona.

La relazione tra parola e silenzio attraversa tanto la preghiera cristiana quanto le esperienze contemplative ispirate alle tradizioni dell’Oriente. La voce non si oppone al silenzio: può condurre verso di esso, quando l’invocazione raccoglie la mente e la sottrae alla dispersione.

Una musica silenziosa, un paradosso per definizione, perché tutto ciò che essa domanda è di essere ascoltata dall’interno di noi stessi. Mompou ritrova la serenità in una specie di catarsi interiore, come una sorta di interno contrappeso al dolore del mondo esterno, aspira a lasciar cantare la voce dell’anima pura, dell’anima sola, dell’anima stessa in se stessa (ipsa), cioè il canto del sé spirituale.

Il canto nella ricerca dell’Infinito

Una grande voglia di amare e di essere amati ci sospinge, attraverso infinite delusioni, ad ancorare il nostro cuore a qualcosa di stabile e di infinito. Abbiamo una grande sete di Infinito. Sogniamo di poterci collegare con fontane inesauribili.

Ci sentiamo collegati. È una delle prime esperienze della meditazione, sentirci uniti a tutti. La vita ci sfida a metterci in comunione con tutto. È un aspetto della mistica cioè del misterioso modo di metterci in comunione col Tutto.

Il cuore di ogni essere vivente arde d’amore per l’Infinito e canta incessantemente il Suo nome. In questa immagine il canto ricostruttore esprime il desiderio umano di una relazione stabile con l’Infinito, una relazione che coinvolge la voce, il respiro, la memoria e l’interiorità.

Comunità raccolta nella preghiera cantata

tags: #canti #ricostruttori #nella #preghiera