I cantanti hip hop che portano sulla pelle un crocifisso o un’immagine di Cristo non esprimono necessariamente una conversione religiosa. Nel rap il simbolo cristiano può rappresentare fede, conflitto interiore, memoria, sofferenza, salvezza, senso di colpa oppure la sensazione di essere incompresi.
Tra gli esempi più significativi c’è Gemitaiz, che ha tatuato un gigantesco crocifisso sulla nuca collegandolo alla parola “misunderstood”, cioè “incompreso”, incisa sul cranio. Anche Jake La Furia ha scelto iconografie religiose, con il volto di Gesù, una croce e la Madonna tatuati sul petto.
Gemitaiz e il crocifisso sulla nuca
Il rapper Gemitaiz, che nella vita si chiama Davide Luca, ha chiamato il suo terzo prodotto Davide. Si dice che il disco che porta il nome del cantante sia quello più personale, più intimo, più rappresentativo.
Il tatuaggio in questione è una delle più classiche immagini dell’iconografia cristiana, ovvero un Cristo sulla croce. La decisione di Gemitaiz di tatuarsi un’immagine del genere aveva suscitato la curiosità di tanti, dato che il rapper si è sempre dichiarato ateo, dimostrandosi in ogni momento della sua carriera abbastanza critico nei confronti della Chiesa, e a tratti blasfemo.
Eppure tra i suoi tatuaggi da poco spicca un gigantesco crocifisso, sulla nuca. Che è successo? “Non mi sono convertito, non credo in Dio, non sono religioso. Ma ho letto tante cose, e amo le storie un po’ folli. Quella della crocifissione lo è.”
“E quel Cristo è legato a un altro tatuaggio che ho sopra, sul cranio, la parola ‘misunderstood’, incompreso. Nessuno più di Cristo lo fu. E io stesso mi sento incompreso. Lungi dal paragonarmi a lui, sia chiaro, ma nell’essere incompresi siamo simili”.
Con queste parole Gemitaiz ha voluto spiegare il motivo del suo tatuaggio: “Non è che mi sono convertito, io non credo in Dio. Ma amo quelle storie un po’ folli, e la storia della crocifissione lo è sicuramente.”
“Poi c’è da dire che l’immagine di Cristo in croce che ho sulla nuca è collegata ad un altro tattoo che ho sulla testa, la parola ‘misunderstood’, che in inglese vuol dire incompreso. Nessuno è mai stato più incompreso di Cristo. Anche io mi sento incompreso. Lungi dal paragonarmi a lui, sia chiaro, però nell’essere incompresi siamo simili”.
Incompreso in cosa, scusi? È un rapper famoso, con tanti fan che amano le sue canzoni. C’è chi la critica, ma come tutti. “Vero, ma non c’è solo l’incomprensione artistica. Diciamo che la mia vita personale è un bel casino. Ma va bene così”.
Il tatuaggio religioso nel percorso artistico di Gemitaiz
Il lavoro in questi primi giorni sembra essere stato accolto positivamente dai supporter del rapper classe 1988, e più in generale dalla maggior parte degli appassionati che quotidianamente seguono le vicende e le nuove uscite del sempre più variegato panorama rap italiano.
‘Davide’ è un disco estremamente intimo e personale - come intuibile dal titolo, che non è altro che il vero nome dell’artista - ricco di spunti ed estremamente variegato, sia dal punto di vista delle tematiche trattate, che a livello di sonorità.
“Nei dischi serve intimità: non devi eleggerti re del mondo. O meglio, anche sì, perché io sono il meglio in circolazione, ma a parte questo il rapper non deve essere arrogante, mettersi al di sopra di tutto, ognuno ha i propri baratri personali e deve parlarne.”
La scelta del crocifisso si inserisce quindi in una visione del rap come spazio per raccontare i propri “baratri personali”, senza coincidere con una professione di fede. Il simbolo cristiano diventa una figura narrativa e umana prima ancora che religiosa.
Jake La Furia: Gesù, croce e Madonna sul petto
Spiccano anche le iconografie religiose, di cui il principale artefice è Jake la Furia, che sul petto ha tatuati il volto di Gesù, una croce e la Madonna e i riferimenti a persone care scomparse, come il pianoforte adornato da rose di Emis Killa dedicato al padre.
Jake La Furia è tra i milanesi super-tatuati insieme a Fedez, J-Ax e Guè Pequeno, ma anche Fabri Fibra, Gemitaiz, Madman, Emis Killa, Noyz Narcos e Salmo rientrano tra gli artisti che hanno ricoperto il corpo con numerosi tatuaggi.
Non ci sono molte affinità stilistiche e di significato nei tatuaggi dei rapper, che non disdegnano la scelta di zone piuttosto dolorose per imprimere piccole opere sulla propria epidermide: sul collo, sulla testa, dietro l’orecchio, sulle dita delle mani, sul petto e sulla spina dorsale.
Nel caso di Jake La Furia, la presenza simultanea del volto di Gesù, della croce e della Madonna costruisce una composizione religiosa articolata. Il tatuaggio non è quindi limitato a un singolo segno, ma comprende più immagini della tradizione cristiana.
La croce nei tatuaggi dei rapper italiani
Una visione difficile da smentire, tanto che negli ultimi anni sono sempre più gli artisti Hip Hop che imprimono sulla propria pelle frasi, volti, immagini o addirittura iconografie religiose.
Tra rap e tatuaggi il filo conduttore è ben saldo e il tema ricorre spesso nelle liriche degli interpreti italiani. I tatuaggi, dunque, sembrano essere diventati un segno distintivo dei rapper e il rapporto che li lega sembra, al giorno d’oggi, indissolubile.
Le iconografie religiose possono assumere significati diversi: di solito fanno riferimento alla sfera spirituale e alla propria fede ma anche all’equilibrio, al punto di principio e alla salvezza.
Mario Balotelli ha, invece, in faccia le scritte Black Power, MB 459, una piuma e una croce. Quest’ultima in particolare è molto gettonata dai “collezionisti” di tatuaggi perché, sul volto, può assumere tanti significati. La sfoggia anche il rapper Blind.
| Artista | Simbolo o immagine | Zona del corpo | Significato dichiarato o associato |
|---|---|---|---|
| Gemitaiz | Cristo sulla croce | Nuca | Incomprensione, non conversione religiosa |
| Gemitaiz | “Misunderstood” | Cranio | Sentirsi incompreso |
| Jake La Furia | Volto di Gesù, croce e Madonna | Petto | Iconografia religiosa |
| Blind | Croce | Volto | Sfera spirituale, fede, equilibrio, principio e salvezza |
Il tatuaggio come linguaggio dell’hip hop
Tatuatori e rap sono legati da un filo invisibile fatto di storie, simboli e identità. Nell’universo hip hop, l’inchiostro non è un semplice ornamento, ma un’estensione della musica: racconta origini, battaglie vinte e perse, cicatrici emotive e promesse incise per sempre sulla pelle.
Dai vicoli di quartiere ai palchi internazionali, il tatuaggio ha sempre parlato la stessa lingua del rap - diretta, cruda e personale. Col passare degli anni, questa forma d’arte ha assunto un ruolo sempre più centrale nell’estetica della cultura hip hop, trasformandosi da marchio di appartenenza a dichiarazione di stile e status.
Non si tratta soltanto di immagini religiose. Buona parte dei tattoo sono ispirati da temi autoreferenziali: Guè Pequeno e Fabri Fibra, ad esempio, hanno entrambi la scritta delle label rispettivamente create, Tanta Roba e Tempi Duri.
Notevoli richiami anche a ideografie di culture orientali o a scritte-simbolo: “Speak the truth” di Gue, “Love is a murder” di Fibra, “Good day to die” di Salmo, “Live free and write hard” di J-Ax, infine “Self made” di Marracash.
Non mancano, infine, riferimenti alle città di provenienza dei rapper, che siano simbolici come il Duomo di Guè Pequeno o scritti, come la “Roma” sulla mano destra di Noyz Narcos.
Quando la croce diventa un simbolo personale
Come mostra il caso di Gemitaiz, un’immagine cristiana può essere scelta anche da un artista ateo o critico nei confronti della Chiesa. In questa prospettiva la crocifissione è letta come una storia estrema, drammatica e “folle”, capace di rappresentare una condizione umana.
Il collegamento tra Cristo e la parola “misunderstood” sposta il significato dalla devozione alla percezione di sé. Il crocifisso diventa un simbolo di incomprensione, mentre la nuca e il cranio formano un’unica area narrativa.
La croce può inoltre richiamare l’equilibrio, il punto di principio e la salvezza. Sul corpo di un artista, tuttavia, il significato dipende dalla storia personale, dalle altre immagini presenti e dal rapporto tra il tatuaggio e la sua identità pubblica.
Il valore di un tatuaggio religioso non è quindi determinato esclusivamente dalla forma del simbolo. Un crocifisso può rappresentare fede, memoria, provocazione, conflitto, identificazione con una figura incompresa oppure interesse per un racconto dalla forte intensità drammatica.
Il rapporto tra tatuaggi e testi rap
Come anticipavamo, il tema-tatuaggi è fortemente ricorrente anche nei testi stessi dei rapper, che talvolta ne generano brani totalmente dedicati e molto spesso ne adoperano nelle liriche.
Si passa dal loro valore prettamente affettivo («I tatuaggi fanno male anni dopo che li hai fatti», J-Ax in “Non è un film”), alla loro funzione di ricordo-monito («Tatuaggi sulle braccia aiutano a usare il cervello, ricordano metà dei danni fatti da pischello», Sfera Ebbasta in “Più forte” e «Ogni tatuaggio mi ricorderà che cos’è che ho rappresentato» di Luchè in “Vivo per me”).
Servono anche a delineare la tipica impronta giovanile di chi ne fa uso («Un vortice di tatuaggi, teschi e ossa… voi rapper nella fossa» Fabri Fibra in “Trainspotting”), da cui prende le distanze proprio Gemitaiz in “Sigarette”, nella barra «Io c’ho i tatuaggi però ho puntato sul disco, no?».
C’è chi spiega il significato di qualcuno di essi («Mi sono tatuato un aeroplano per volare in alto», Guè Pequeno in “Ciao ciao”), chi ne cita l’ispirazione («Tatuato ed educato come un siberiano», Nex Cassel in “Scuola classica”), ma anche chi non ne fa uso e non li riconosce («Non distinguo un livido da un tatuaggio artigianale», Dargen in “Nostalgia Istantanea”).
Dal crocifisso ai tatuaggi sul volto
Lo stereotipo più frequente sul mondo dei rapper è di sicuro quello che li ritrae pieni di tatuaggi e piercing, con uno stile di strada mai convenzionale. Fedez è il portabandiera dei rapper italiani tatuati.
Con lui, i super-tatuati sono il socio J-Ax, i milanesi Guè Pequeno e Jake la Furia, ma anche Fabri Fibra, Gemitaiz, Madman, Emis Killa, Noyz Narcos e Salmo, tra gli altri.
Negli ultimi anni sono sempre più gli artisti Hip Hop che imprimono sulla propria pelle frasi, volti, immagini o addirittura iconografie religiose. Il tatuaggio sul volto, però, porta il rapporto tra immagine e identità a un livello ancora più evidente.
Nei sei anni che sono passati dalla morte di Er Gitano i tatuaggi sul viso sembrano essersi normalizzati, in Italia come nel resto del mondo. È stato un processo lento e costante che entrò per la prima volta nella conversazione mediatica americana nel 2011, quando Gucci Mane decise di mettersi sulla guancia il suo iconico, oggi scomparso, cono gelato.
Nonostante nel corso dei secoli sia stato associato al mondo del crimine, nella cultura Maori il tatuaggio sul viso - il tā moko - era un simbolo di status sociale e aveva una valenza religiosa.
Come anticamente avere un pattern sul viso simboleggiava il proprio ruolo all’interno di una comunità, così oggi per un rapper mettersi in faccia una scritta o un disegno sta diventando affermazione del proprio status: “Ora faccio il rapper, e non posso né voglio fare altro”.

Rapper italiani con tatuaggi religiosi o simbolici sul volto
Tra i cantanti con più tatuaggi in faccia c’è anche l’italianissimo Achille Lauro. Tra i preferiti da vip, attori e cantanti, i tatuaggi in faccia piccoli: nel 2020, per esempio, la star della musica hip hop The Game si è fatto tatuare il numero otto sul sopracciglio in onore del compianto cestista Kobe Bryant.
Achille Lauro sfoggia in volto il titolo del suo quinto album Pour l’amour. Un cantante con tatuaggio in faccia è anche Lazza: ha la scritta Sirio - anche in questo caso il titolo del suo album - sul lato sinistro della fronte.
Ma non solo: la lettera J sul lato destro dell’occhio e una scritta in corsivo sulla testa. Certo è che, per quanto piccoli, i tatuaggi sul viso risultano sempre appariscenti. Impossibile non notarli.
Mario Balotelli ha, invece, in faccia le scritte Black Power, MB 459, una piuma e una croce. Quest’ultima in particolare è molto gettonata dai “collezionisti” di tatuaggi perché, sul volto, può assumere tanti significati.
La sfoggia anche il rapper Blind. E di solito fa riferimento alla sfera spirituale e alla propria fede ma anche all’equilibrio, al punto di principio e alla salvezza.
Sfera Ebbasta e il tatuaggio commemorativo
Ne sa qualcosa uno dei rapper con tatuaggi in faccia più acclamati del momento, almeno nel panorama italiano: Sfera Ebbasta.
Nel 2018, il cantante di Rockstar si è tatuato sei stelle sulla tempia pari al numero delle vittime della tragedia di Corinaldo. Quella sera, infatti, il trapper avrebbe dovuto esibirsi nella discoteca passata alla cronaca, proprio poco dopo il tragico evento.
Il suo tattoo rappresenta, dunque, un vero ricordo indelebile in onore di chi, quella notte, ha perso la vita.
Questo esempio mostra come un tatuaggio sul volto possa avere una funzione commemorativa. Anche quando l’immagine non è religiosa, il segno sulla pelle può diventare un monumento personale e permanente.
La normalizzazione dei simboli religiosi nella scena urban
I ragazzi ascoltano i rapper. Fedez, Emis Killa, Jake La Furia, Salmo, Gue Pequeno, Marracash, Colle der Formento quelli de “Il cielo su Roma” che per un’intera generazione è importante quanto “Roma capoccia” per quelli nati negli anni 70/80.
Ascoltano e si riconoscono in quelle rime, in quelle vite che vivono o che vorrebbero vivere. In quelle periferie spesso fatte di cocaina e crocifisso al collo.
In quei tatuaggi che diventano uniforme, in quelle rasature studiate più del teorema di Pitagora. Il tatuaggio può quindi essere percepito come parte di un codice estetico condiviso, insieme all’abbigliamento, ai capelli e ai simboli indossati.
Il crocifisso, in questo contesto, non è sempre un segno di appartenenza religiosa. Può essere anche un’immagine profondamente radicata nell’immaginario italiano, capace di evocare dolore, colpa, redenzione, sacrificio e conflitto.
Il significato sociale del tatuaggio visibile
Viviamo in un’era in cui fare rap è più semplice che mai, ma al contempo così semplice da creare una saturazione del mercato. Il tatuaggio sul viso è quindi diventato uno dei modi che chi fa rap ha per identificarsi nel personaggio che interpreta e cercare di affascinare chi presta i suoi occhi e le sue orecchie a un suo video, accettando al contempo le conseguenze psicologiche del gesto.
Mike Highsnob ha spiegato il rapporto tra tatuaggio, identità e determinazione: “Volevo far vedere che stavo facendo sul serio, prima a me stesso e poi agli altri. Nel mio cervello il fallimento non esisteva.”
Al contempo, però, Mike è perfettamente conscio di come il discorso sia molto più complesso e tocchi anche l’estetica e la psicologia: “Non mi piace nascondermi dietro a un dito: il tatuaggio ha un fattore estetico. È un modo per dire ‘hey, guardami’.”
Il tatuaggio sul viso è quindi diventato uno dei modi che chi fa rap ha per identificarsi nel personaggio che interpreta. La scelta può comunicare appartenenza, coraggio, provocazione, disponibilità a sopportare il giudizio e volontà di rendere visibile il proprio percorso.
Rischi e responsabilità dei tatuaggi sul volto
Nonostante non esistano tatuaggi in faccia vietati, molti professionisti si rifiutano comunque di eseguirli.
Alla domanda “c’è qualche parte del corpo che non tatua?”, qualche tempo fa, la tattoo artist Amanda Toy ci rispose: «Il viso, per etica professionale. Il tatuaggio, in questo caso, cambierebbe troppo i connotati della persona».
«Sconsiglio ai ragazzi giovani o a chi non ha tatuaggi di partire proprio dal volto» commenta Andrea Afferni, uno dei più famosi tatuatori ritrattisti italiani.
«Sono solo per appassionati e collezionisti che hanno già tutto il resto del corpo tatuato. A me, per altro, non è mai capitato di tatuare il viso perché occupandomi di ritratti sarebbe molto difficile. Un’alternativa potrebbero essere il collo e la testa che comunque sono zone abbastanza fastidiose perché ricche di terminazioni nervose».
Antonio Peluso, in arte TrashFlash666, considera il tatuaggio sul viso un impegno: “Ti penalizza nel mondo del lavoro e a livello sociale. Puoi essere la persona più brava del mondo, ma siamo ancora in uno stato di bigottismo per cui la gente ti guarderà male”.
Per questo, quando un ragazzino gli chiede di lavorare sul suo viso, lui e i suoi colleghi cercano sempre di farlo ragionare: “Se viene un ragazzo con quattro tatuaggi in croce e vuole farsi la faccia sta a noi la responsabilità di fargliela o meno”.
Del resto, meglio andarci piano. La nostra società non sembra ancora pronta per questo tipo di cambiamento.
Il tatuaggio come identità, memoria e provocazione
Il tatuaggio nel rap è un universo vasto e sfaccettato. Questi tre artisti dimostrano che l’inchiostro, proprio come la musica, può cambiare linguaggio, tono e intensità, restando sempre un segno di identità indelebile.
Che si tratti di raccontare un passato difficile, di proteggere un simbolo personale o di creare un’opera d’arte sul proprio corpo, il tatuaggio continua a essere uno dei capitoli più affascinanti della storia dell’hip hop.
Nel caso dei cantanti hip hop con tatuaggio del crocifisso, il simbolo può essere letto come un’immagine di fede, ma anche come una rappresentazione del dolore, dell’incomprensione e della complessità dell’identità artistica.
TATUAGGIO DI SIMONE (GEMITAIZ) IN LIVE - HOMYATOL LIVE
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