La Quaresima, tempo liturgico che precede la Pasqua, è un periodo di profonda riflessione e rinnovamento spirituale per i cristiani. In questo periodo, la Chiesa ci invita a intraprendere un cammino di conversione, preparandoci a vivere appieno il mistero della morte e risurrezione di Gesù Cristo.
La Quaresima va compresa e vissuta sullo sfondo del mistero pasquale di Cristo, cuore pulsante della fede e della vita del cristiano che è. È un cammino verso la Pasqua, verso la morte e risurrezione del Signore: un ritorno all’Amore eterno.
Che cos’è la Quaresima
La Quaresima si rivela come un cammino spirituale intenso, un tempo di riflessione e rinnovamento che invita a scavare nel profondo del significato religioso che questo periodo custodisce. È una stagione per rallentare, per confrontarsi con le proprie pratiche di fede e per riscoprire le radici di una tradizione che si estende ben oltre la penitenza.
Questo periodo dell’anno offre l’opportunità di esplorare come la nostra vita quotidiana possa essere influenzata e arricchita dalle pratiche quaresimali, portando a una comprensione più profonda di noi stessi e del nostro posto all’interno della comunità di fede. Con rispetto, solennità e autenticità, avviciniamoci a questo periodo sacro, rinnovando il nostro impegno spirituale e approfondendo il nostro legame con Dio.
La tradizione cristiana offre una risposta strutturata a questa esigenza attraverso il tempo di Quaresima, inteso non come mera privazione, ma come opportunità di riordino interiore e di ascolto profondo. Questo periodo dell’anno liturgico si configura come un itinerario di quaranta giorni finalizzato alla preparazione della Pasqua, durante il quale i fedeli sono invitati a riscoprire le pratiche antiche del digiuno, dell’elemosina e della preghiera.
La Quaresima è un compendio della nostra vita, che è tutta «un continuo ritorno alla casa del Padre» [2]. Nel tempo di Quaresima la Chiesa ci richiama ancora una volta alla necessità di rinnovare il nostro cuore e le nostre opere, in modo da scoprire sempre meglio la centralità del mistero pasquale: metterci nelle mani di Dio per «crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e testimoniarlo con una degna condotta di vita» [3].
Origine storica e sviluppo della Quaresima
Sappiamo che i primi cristiani avevano una sola festa: la domenica. Tuttavia, le comunità cristiane ben presto sentirono il desiderio e la necessità di celebrare con speciale solennità la Pasqua del Signore in un giorno specifico dell’anno che corrispondesse più o meno ai giorni della passione e risurrezione del Signore; tale data è impostata sul calendario lunare, come la Pasqua ebraica, e pertanto è una data mobile.
Per tale solenne celebrazione si pensò immediatamente ad una preparazione, che inizialmente era limitata a ciò che oggi conosciamo come Venerdì Santo e Sabato Santo, quindi si ampliò a una settimana, quindi a tre, e infine a quaranta giorni, in ricordo dei quaranta giorni del diluvio, dei quarant'anni del popolo di Israele nel deserto, soprattutto dei quaranta giorni che Gesù trascorse in solitudine nel deserto prima di essere tentato.
Indubbiamente allo sviluppo del periodo quaresimale contribuirono sia il rito per la riconciliazione dei penitenti, che si svolgeva al mattino del giovedì santo, sia la preparazione immediata dei catecumeni al Battesimo, celebrato nella Veglia pasquale. Nella Chiesa primitiva, questo era il tempo in cui i catecumeni, adulti che si preparavano al Battesimo, ricevevano gli ultimi insegnamenti nella loro formazione alla vita cristiana: dovevano dedicarsi a una catechesi più intensa e agli esercizi di preghiera e di penitenza.
A poco a poco anche l'intera comunità cristiana ha iniziato a partecipare a questo cammino, sia per unirsi ai catecumeni, sia per rinnovare in sé la grazia del proprio Battesimo e il fervore della vita cristiana, preparandosi così alla Santa Pasqua. Nasce così la Quaresima: tempo in cui i cristiani, attraverso la penitenza e la preghiera, astenendosi dagli eccessi, cercano di rinnovare la loro conversione per celebrare con gioia spirituale la santa Veglia Pasquale, all'alba della Domenica della Risurrezione, rinnovando le loro promesse battesimali.
Una prima strutturazione della Quaresima ebbe luogo nel IV secolo, sia in Oriente che in Occidente, secondo le testimonianze di Eusebio (332), del Diario della pellegrina Egeria per quanto riguarda Gerusalemme; degli scritti di S. Agostino per l’Africa e di S. Ambrogio per Milano.
Nel Medioevo il numero di giorni crebbe ulteriormente: Quaranta, Cinquanta, Sessanta e persino Settanta. In ogni caso, la Quaresima romana tradizionale ha mantenuto una triplice componente: la preparazione pasquale della comunità cristiana, il catecumenato e la penitenza canonica.
Perché la Quaresima dura quaranta giorni
Questo periodo di quaranta giorni, che precede la Pasqua, è un'eco delle tentazioni di Gesù nel deserto, come narrato nei Vangeli. La pratica del digiuno e della penitenza durante questo tempo si è evoluta dall'antichità fino ai nostri giorni, riflettendo il desiderio di purificazione e rinnovamento spirituale.
Il simbolismo del numero quaranta è ricorrente: i quaranta giorni e notti di pioggia nel racconto di Noè i quaranta anni di peregrinazione degli Israeliti nel deserto i quaranta giorni trascorsi da Mosè sul Monte Sinai. Questi episodi biblici sottolineano temi di prova, purificazione e preparazione, che sono al cuore dell'esperienza quaresimale.
Il numero “quaranta” si fonda su reminiscenze bibliche. Si pensi, ad esempio, al diluvio universale, che durò appunto quaranta giorni e quaranta notti, alla peregrinazione degli Ebrei nel deserto durata quarant’anni, ai quaranta giorni trascorsi da Mosè sul Sinai, ai quaranta giorni e alle quaranta notti in cui Elia camminò verso il monte di Dio, l’Horeb, e, soprattutto, ai quaranta giorni in cui Gesù fu tentato dal diavolo nel deserto.
Il numero “quaranta” racchiude dunque, a vari livelli, un significato simbolico che richiama, in sostanza, il cammino del credente lungo il tempo. È, infatti, all’interno di questo involucro che la sua vita si dipana, ed è in esso che egli è chiamato a progredire nel cammino di conversione, e ad imparare a riconoscere la presenza di Dio che gli parla nella S. Scrittura e nei sacramenti, ma anche nelle persone, nei gesti e negli accadimenti di cui è composta la sua quotidianità, incluse le prove e le tentazioni della vita.
È dunque nel tempo che il credente impara a conformarsi sempre più a Cristo. La Quaresima trae le sue radici da un tessuto storico e spirituale profondamente intrecciato nelle pratiche del cristianesimo primitivo.
Il significato biblico del deserto
Il cammino di Israele
La Quaresima ha radici profonde in diversi episodi chiave della storia della salvezza, che è anche la nostra storia. Uno di essi riguarda la traversata del deserto da parte del popolo eletto.
Quei quarant’anni furono per gli israeliti un tempo di prova e di tentazioni. Yahveh li accompagnava passo passo e faceva loro capire che si dovevano appoggiare soltanto su di Lui: cercava di ammorbidire il loro duro cuore di pietra [6].
Ma fu anche un tempo di grazie continue: anche se il popolo soffriva, Dio lo consolava e lo orientava con la parola di Mosè, lo alimentava con la manna e le quaglie, lo riforniva dell’acqua sgorgata dalla roccia di Meriba [7].
Come ci sembrano vicine le parole, piene di tenerezza, con le quali Dio fa riflettere gli israeliti sul significato della loro lunga traversata! «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore» [8].
Oggi il Signore rivolge anche a noi queste parole; a noi che, nel deserto della nostra vita, sicuramente sperimentiamo la fatica e i problemi di ogni giorno, anche se non ci mancano le attenzioni paterne di Dio, a volte attraverso l’aiuto disinteressato dei nostri familiari, degli amici o anche di persone di buona volontà che rimangono anonime.
Con la sua ineffabile pedagogia, il Signore ci introduce nel suo cuore, che è la vera terra promessa: «Praebe, fili mi, cor tuum mihi. Fa’ bene attenzione a me, figlio mio, e tieni fisso lo sguardo ai miei consigli» [9].
Molti episodi dell’Esodo erano figura di realtà future. In realtà non tutti coloro che parteciparono a quella prima peregrinazione riuscirono a entrare nella terra promessa [10].
Per questo, la lettera agli Ebrei, citando il salmo 94, si duole della ribellione del popolo e, nello stesso tempo, celebra l’arrivo di un nuovo esodo: «Quelli che per primi ricevettero la buona novella non entrarono a causa della loro disobbedienza», e Dio «fissa di nuovo un giorno, un oggi, dicendo per mezzo di Davide dopo tanto tempo [. ]: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori» [11].
È l’ oggi inaugurato da Cristo. Con la sua Incarnazione, la sua vita e la sua glorificazione, il Signore ci conduce verso l’esodo definitivo, nel quale le promesse trovano perfetto adempimento: ci fa posto in cielo, ottiene «un riposo sabbatico per il popolo di Dio. Chi è entrato nel suo riposo, riposa egli pure dalle sue opere» [12].
Il cammino di Cristo nel deserto
Il Vangelo della prima domenica di Quaresima ci presenta Gesù che, solidale con noi, volle essere tentato alla fine dei quaranta giorni passati nel deserto. Constatare la sua vittoria su Satana ci riempie di speranza e ci rende coscienti che con Lui potremo uscire vincitori anche nelle battaglie della vita interiore.
Le nostre tentazioni, allora, non ci preoccupano più, ma diventano un’occasione per conoscerci meglio e per confidare di più in Dio. Scopriamo così che l’ideale di una vita conveniente è specchio dell’autentica felicità e ci rendiamo conto, con san Josemaría, che «c’è indubbiamente bisogno di un nuovo cambiamento, di una lealtà più piena, di un’umiltà più profonda, affinché diminuisca il nostro egoismo e Cristo cresca in noi; infatti, illum oportet crescere, me autem minui - Egli deve crescere e io invece diminuire (Gv 3, 30)»[13].
L’esperienza della nostra fragilità personale non sboccia nel timore, ma nell’umile richiesta che impegna la nostra fede, la nostra speranza e l’amore: «Allontana da me, Signore, tutto ciò che mi allontana da te», potremmo dire, con una frase che san Josemaría ripeteva spesso [14].
Con Gesù troviamo la forza per respingere con decisione la tentazione, senza cedere al dialogo: «Notate bene come risponde Gesù. Lui non dialoga con Satana, come aveva fatto Eva nel paradiso terrestre. Gesù [. ] sceglie di rifugiarsi nella Parola di Dio e risponde con la forza di questa Parola. Ricordiamoci di questo: nel momento della tentazione, delle nostre tentazioni, niente argomenti con Satana, ma sempre difesi dalla Parola di Dio! E questo ci salverà» [15].
La struttura liturgica della Quaresima
Il concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla liturgia Sacrosanctum Concilium, al n. 109 ha dato indicazioni significative per vivere al meglio questo “tempo forte”: “Il duplice carattere del tempo quaresimale che, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione del battesimo e mediante la penitenza, dispone i fedeli alla celebrazione del mistero pasquale con l'ascolto più frequente della parola di Dio e con più intensa preghiera, sia posto in maggiore evidenza tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica.
Perciò: a) si utilizzino più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale e, se opportuno, se ne riprendano alcuni dalla tradizione antica; b) lo stesso si dica degli elementi penitenziali. Quanto alla catechesi poi si imprima nell'animo dei fedeli, insieme con le conseguenze sociali del peccato, quell'aspetto proprio della penitenza che detesta il peccato in quanto è offesa a Dio; né si dimentichi la parte della chiesa nell'azione penitenziale e si solleciti la preghiera per i peccatori”.
A tale dettato conciliare si è ispirato il rinnovamento del Lezionario e del Messale promulgato da Paolo VI il 3 aprile 1969; poco prima, il 4 febbraio, il Pontefice, con la Lettera Apostolica Mysterii Paschalis aveva reso note le Norme generali dell'Anno Liturgico e il nuovo Calendario Universale.
Il tempo di Quaresima ha lo scopo di preparare la Pasqua: la liturgia quaresimale guida alla celebrazione del mistero pasquale sia i catecumeni, attraverso i diversi gradi dell'iniziazione cristiana, sia i fedeli, mediante il ricordo del battesimo e mediante la penitenza.
Il tempo di Quaresima decorre dal mercoledì delle ceneri fino alla messa in Coena Domini esclusa. Dall'inizio della Quaresima fino alla Veglia pasquale non si canta l'Alleluia.
Il mercoledì, da cui inizia la Quaresima, e che ovunque è giorno di digiuno, si impongono le ceneri. Le domeniche di questo tempo vengono chiamate domeniche I, II, III, IV, V di Quaresima.
La sesta domenica, in cui inizia la settimana santa, si chiama «domenica delle Palme, della passione del Signore». La settimana santa ha per scopo la venerazione della passione di Cristo dal suo ingresso messianico in Gerusalemme.
Il giovedì santo, la mattina, il vescovo, concelebrando la messa col suo presbiterio, benedice gli olii santi e consacra il crisma. Vale la pena di sottolineare che nel rito romano la Quaresima inizia di mercoledì, e non di domenica (come avviene per esempio nel rito ambrosiano), perché si vuole evidenziare il fatto che nessuna domenica dell'anno è penitenziale, nemmeno in Quaresima; pertanto, per raggiungere i 40 giorni, sono stati aggiunti 4 giorni, partendo appunto dal mercoledì delle ceneri.
I segni della liturgia quaresimale
Le ceneri
Il Mercoledì delle ceneri ha origine nel XII secolo; con il rito della imposizione delle ceneri, accompagnato dalle parole: "Ricorda che sei polvere e in polvere ritornerai" (Gn 3,19); o "Convertiti e credi al Vangelo" (Mc 1,19).
Si vuole così ricordare ai fedeli la situazione debole e caduca dell'uomo a causa delle conseguenze del peccato, il suo bisogno di preghiera supplice al Signore, la necessità di aprirsi alla speranza della risurrezione.
Il colore viola e l’austerità
Anche lo spazio liturgico deve essere caratterizzato dall’austerità: sia nei paramenti, di colore violaceo, sia nell’uso sobrio dei fiori e della musica. Il colore della liturgia è il viola - un segno di sobrietà, penitenza e conversione.
Il Gloria non viene cantato o pregato nelle messe (eccetto che per le feste, se ce ne sono); non si canta l'alleluia che, in segno di gioia e di giubilo, verrà cantato di nuovo solo nella Pasqua di Risurrezione; non è consentito usare fiori sugli altari, in segno di sobrietà e penitenza.
I riti e i simboli quaresimali, come l'imposizione delle ceneri, il colore viola e le croci coperte, parlano direttamente all'anima, ricordando i temi della mortalità, del pentimento e della speranza.
Questi elementi visivi e liturgici guidano i fedeli in un viaggio simbolico dalla cenere alla luce, marcando il percorso dalla riflessione sul peccato e sulla fragilità umana verso la promessa della Resurrezione.
Attraverso questi simboli, la Quaresima si manifesta non solo come un tempo di rinuncia, ma come un'opportunità per riscoprire la gioia e la speranza che nascono dalla fede rinnovata e dal ravvicinamento a Dio.
Il percorso delle domeniche e della Parola di Dio
Nell’anno liturgico A, in particolare, la Chiesa propone un percorso battesimale scandito da letture bibliche specifiche che, partendo dalle figure dell’Antico Testamento fino agli incontri di Gesù nel Vangelo, guidano la comunità verso il rinnovamento delle promesse di fede.
Nella consapevolezza della centralità della Parola di Dio notiamo che per ogni anno liturgico la liturgia vuole farci percorrere un itinerario di crescita spirituale. Questo è l’itinerario più antico che annuncia quanto Dio opera mediante il sacramento del battesimo.
I due grandi poli della liturgia della parola in quaresima sono la prima lettura e il Vangelo. Ogni anno le letture veterotestamentarie delle cinque domeniche vogliono ricordare le tappe dell’ascesa dell’umanità verso la Pasqua.
| Domenica | Tema dell’itinerario | Segno o contenuto spirituale |
|---|---|---|
| Prima domenica | La tentazione di Gesù nel deserto | Introduzione al tempo liturgico e vittoria sulla tentazione |
| Seconda domenica | Abramo e la Trasfigurazione | Partire, uscire dalla propria terra e orientarsi verso la gloria |
| Terza domenica | La Samaritana | L’acqua viva della salvezza |
| Quarta domenica | Il cieco nato | Dalle tenebre alla luce |
| Quinta domenica | Lazzaro | Il passaggio dalla morte alla vita |
Abbiamo le domeniche dell’alleanza primitiva (la creazione dei progenitori e la loro caduta: Gen 2,7-9; 3,1-7), la domenica d’Abramo (la vocazione di Abramo: Gen 12,1-4a), la domenica di Mosè (l’acqua dalla roccia: Es 17,3-7), la domenica del popolo di Dio che vive nella Terra santa (Davide è consacrato re: 1Sam 16,1b.4.6-7.10-13) e infine la domenica dei profeti (Ezechiele: Ez 37,12-14).
Prima domenica: la tentazione nel deserto
L’itinerario evangelico offre i seguenti temi: la prima domenica di quaresima, detta della tentazione, funge da introduzione e fornisce le coordinate a questo tempo liturgico.
In questa domenica viene celebrata il grado di elezione degli adulti che nella notte di Pasqua riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo-confermazione-eucaristia). Il Vangelo della prima domenica di Quaresima ci presenta Gesù che, solidale con noi, volle essere tentato alla fine dei quaranta giorni passati nel deserto.
Seconda domenica: la Trasfigurazione
La seconda domenica, quella di Abramo e della trasfigurazione, insegna come con Abramo, padre dei credenti, anche il catecumeno (e ogni cristiano) deve partire, uscire dalla sua terra per giungere al monte della trasfigurazione, evento che prefigura visibilmente la pasqua salvifica del Cristo.
Il racconto della Trasfigurazione del Signore, proclamato nella seconda domenica di Quaresima, ci conferma nella convinzione della certezza della vittoria, malgrado ogni nostro limite. Anche noi prenderemo parte alla sua gloria, se ci sappiamo unire alla sua Croce nella nostra vita quotidiana.
Terza domenica: la Samaritana e l’acqua viva
La terza domenica, della Samaritana, mostra come il catecumeno e tutta la comunità cristiana debbano ricercare l’acqua di salvezza nel deserto della nostra vita (prima lettura) e potrà trovarla solo in Cristo che dona l’acqua che non farà più avere sete (cfr. Gv 4, 13-14).
La samaritana supera il peccato riconoscendo in Gesù il Messia che spegne, con l’acqua viva dello Spirito Santo, la sua sete d’amore [16].
Quarta domenica: il cieco nato e la luce
La quarta domenica è detta del cieco nato. Nel battesimo l’uomo viene liberato dalle tenebre e illuminato (vangelo); è reso capace di vivere da figlio della luce (seconda lettura) e consacrato con l’unzione regale (prima lettura).
Il cieco dalla nascita, vincendo l’ignoranza, vede Cristo come luce del mondo, mentre i vedenti del mondo rimangono ciechi [17].
Quinta domenica: Lazzaro e la vita nuova
La domenica di Lazzaro conclude l’itinerario e ricorda all’uomo come nel battesimo egli passi da morte a vita (vangelo e prima lettura) divenendo capace di piacere a Dio vivendo nello Spirito del risorto (seconda lettura).
Lazzaro, la cui risurrezione ci ricorda che Gesù è venuto a portarci una nuova vita [18].
Se contempliamo questi racconti sentendoci un personaggio fra gli altri, con l’aiuto dei santi troveremo materia per la nostra orazione personale e si fortificherà una presenza di Dio più intensa che cercheremo di mantenere in questi giorni.
Le tre pratiche fondamentali: digiuno, preghiera ed elemosina
Questo cammino è possibile viverlo in ascolto della Parola di Dio e compiendo le pratiche che caratterizzano questo tempo liturgico: digiuno, elemosina e preghiera, come insegna la pericope matteana (Mt 6, 1-18) che nel Mercoledì delle ceneri dà inizio al tempo quaresimale.
La Quaresima è un periodo ricco di simbolismo e pratiche che trascendono il tempo, invitando i fedeli a un'introspezione profonda e a un rinnovamento spirituale. La dualità di digiuno e astinenza si rivela come un pilastro fondamentale di questa stagione, non solo come rinuncia fisica, ma come gesto di purificazione interiore e di solidarietà verso coloro che sono meno fortunati.
Il digiuno e l’astinenza
Il digiuno è privazione, non solo di cibo, ed è segno esterno di una realtà interiore. Questa pratica aiuta a comprendere come «non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4 e Lc 4,4).
È un esercizio di libertà e dominio: non sono dominato dal cibo, o da qualsiasi altro «alimento», ma con la fortezza del Signore esercito pienamente la libertà dominandomi. Il digiuno assume un grande significato, sia di condivisione con chi è in estrema necessità, sia di apertura a una maggiore libertà, non rendendosi schiavi delle cose.
Al di là della rinuncia al cibo come forma di ascesi volta a rendere più sensibile la nostra coscienza spirituale, il digiuno a cui si è invitati è, nella sostanza, l’astensione da ogni forma di male e di peccato.
La rinuncia al cibo, ai social network, al peccato, alla maldicenza, alle dipendenze che fanno ammalare il corpo e lo spirito, ci purifica profondamente, ci rende più forti e ci rende più ricettivi alla grazia di Dio.
Di fatto, il problema di fondo è che l’uomo tende istintivamente a vivere in superficie e a non ammettere facilmente quella parte minacciosa che si annida nel suo cuore e che rischia di emergere quando uno meno se l’aspetta.
Di qui la necessità di riconoscere e monitorare la propria fragilità, e di identificare quel fascio di desideri nel quale ognuno di noi è avviluppato, smascherando quelli che non ci conducono al bene e liberando ed educando quelli che contribuiscono al ben-essere spirituale nostro e altrui.
La preghiera e la meditazione
La preghiera e la meditazione durante la Quaresima assumono un ruolo centrale, offrendo momenti di silenzio e contemplazione in un mondo frenetico. Questi atti di devozione intima creano spazi sacri per il dialogo con il Divino, consentendo ai fedeli di esplorare le profondità della propria fede e di cercare guida e conforto.
La pratica quaresimale della preghiera si intreccia con la vita quotidiana, ricordando costantemente l'importanza della connessione spirituale e del raccoglimento interiore. Vivere con fedeltà, ogni giorno, un tempo di intensa preghiera: il dialogo con Dio, attraverso la preghiera, rafforza il nostro legame con Lui e ci dona conforto, forza interiore e speranza.
L’altro ambito nel quale la Quaresima ci sprona ad un maggior impegno è la preghiera, soprattutto quella che nasce dall’ascolto della Parola di Dio: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4).
Un antico adagio recita: “Orare est arare - Pregare è arare”. La preghiera, cioè, ci consente di “dissodare” e “arare” le zone inaridite del nostro cuore, affinché il seme della Parola di Dio possa penetrare in esse, attecchirvi e portare frutto.
Se poi la preghiera è sostenuta dal desiderio di Dio e della sua amicizia, allora il desiderio stesso diventerà la nostra preghiera e, più che dire preghiere, scopriremo la bellezza di diventare noi stessi preghiera. La preghiera frequente aiuta a vivere il rapporto con Dio con maggiore intensità personale.
L’elemosina e la carità
L'elemosina e le opere di carità riflettono l'amore cristiano in azione, estendendo la mano a coloro che hanno bisogno. Queste pratiche, essenziali durante la Quaresima, incarnano il comando di amare il prossimo come se stessi, traducendo la fede in gesti concreti di generosità e compassione.
Attraverso l'elemosina, la comunità cristiana dimostra un impegno tangibile verso la giustizia sociale e la cura degli altri, riaffermando il legame indissolubile tra fede e servizio. L’elemosina deve rendere ogni fedele sensibile alle necessità di chi è nel bisogno, donando non solo del proprio superfluo, ma anche il frutto di rinunce generose.
La pratica dell’elemosina è la conseguenza pratica del digiuno. Ciò che ho rinunciato nel digiuno lo dono a chi ne ha davvero bisogno.
Così il cristiano assume consapevolezza, guidato dallo Spirito, che la fede non è qualcosa di intimistico: essa ha una dimensione sociale, il cristiano si vuole impegnare per ripristinare la vera giustizia, quella divina.
Infine, pregare solamente non basta. La preghiera deve tradursi in opere di giustizia e di misericordia. Deve trasformarsi in carità.
Ogni qualvolta non amiamo gli altri, infatti, è come se maledicessimo Dio. Ogni qualvolta non abbiamo compassione delle pene altrui e non sovveniamo alle loro necessità, è come se allontanassimo Dio dalla nostra vita.
La Quaresima è un’occasione propizia per rimettere la carità al primo posto. Senza di essa la nostra vita cristiana assomiglierebbe a una botte vuota che risuona perché dentro non c’è niente!
Il digiuno come cammino di libertà interiore
La dualità di digiuno e astinenza si rivela come un pilastro fondamentale di questa stagione, non solo come rinuncia fisica, ma come gesto di purificazione interiore e di solidarietà verso coloro che sono meno fortunati.
Questa pratica, radicata nella tradizione cristiana, invita a riflettere sul significato più ampio della privazione volontaria, ricollegandola all'essenza del sacrificio e della devozione. L'esercizio del digiuno dovrebbe essere un aiuto alla nostra conversione a Dio.
La liturgia ci spinge a fare la nostra parte nel processo di conversione, invitandoci a praticare le tradizionali opere penitenziali. Esse dimostrano un cambiamento di atteggiamento nella nostra relazione con Dio (orazione), con gli altri (elemosina) e con noi stessi (digiuno) [19].
«Penitenza è osservare esattamente l’orario [. ]. Sei penitente quando segui amorosamente il tuo piano di orazione, anche se sei stanco, svogliato o freddo. Penitenza è trattare sempre con la massima carità il prossimo [. ], sopportare con buonumore le mille piccole contrarietà della giornata [. ]; mangiare volentieri ciò che viene servito, senza importunare con capricci» [20].
Appoggiati su di Lui, facciamo in modo di compiere queste opere «nel segreto», dove vede soltanto Dio nostro Padre [22], purificando spesso l’intenzione e cercando nel modo più chiaro la gloria di Dio e la salvezza di tutti.
L’ascolto della Parola di Dio
La Quaresima ci chiama a un cammino e, attraverso degli impegni specifici, ci aiuta a concretizzare quel desiderio di conversione che custodiamo nel cuore.
- Ascoltare, meditare, frequentare in modo più assiduo la Parola di Dio: meditare le Sacre Scritture ci avvicina a Dio e ci guida nel cammino di fede.
- Vivere con fedeltà, ogni giorno, un tempo di intensa preghiera: il dialogo con Dio, attraverso la preghiera, rafforza il nostro legame con Lui e ci dona conforto, forza interiore e speranza.
- Mettere in pratica l’amore evangelico aiutando il prossimo, e dimostrandogli un amore sincero e gratuito, è un segno tangibile del nostro desiderio di rinnovamento interiore.
- Mettere da parte qualche nostro bisogno per fare spazio ad altro e all’ “Altro”.
Leggere la Parola di Dio: Questo è un tempo per ascoltare più da vicino la Parola: l'uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Consigliamo di leggere in questo periodo il Vangelo di San Marco, che la Chiesa sta leggendo ogni domenica di quest'anno liturgico.
La meditazione assidua della Parola di Dio e le opere penitenziali, senza che venga meno la gioia - Laetare Ierusalem! - che sottolinea in modo particolare la quarta domenica[30], sono pratiche che affinano la nostra anima e ci preparano a partecipare intensamente alla Settimana Santa.
La conversione e il combattimento spirituale
In questo periodo, la Chiesa ci invita a intraprendere un cammino di conversione. Questo periodo di quaranta giorni offre una pausa riflessiva dalla routine quotidiana, permettendo di esaminare la propria vita alla luce dei valori cristiani e di rinnovare l'impegno verso una fede vissuta più autenticamente.
"Questo è il momento della conversione!", Ci dice San Paolo. Possa ognuno di noi, in questo momento, essere in grado di identificare le nostre debolezze, che ci tengono lontani da Cristo, e cercare di combatterle, combatterle in questa Quaresima!
La tradizione della Chiesa chiama queste azioni "combattimento spirituale" e "lotta contro le nostre ombre". Le nostre ombre sono i nostri eccessi, le nostre cattive tendenze, che devono essere superate.
In Quaresima è necessario identificare quelle che sono più forti in noi e combatterle! Sono parole tratte dal salmo Miserere, che la Chiesa ci propone spesso in questo tempo liturgico, e che san Josemaría recitò tante volte [5].
«Cor mundum crea in me, Deus, et spiritum firmum innova in visceribus meis - Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo» [5].
La Quaresima è un’occasione per essere cuore a cuore con Dio e con i fratelli; a riscoprire sé stessi, le relazioni con le persone che ogni giorno camminano al nostro fianco e a spalancare lo sguardo per rintracciare, tra le pieghe del quotidiano, le meraviglie che Dio compie nella nostra vita.
Il cammino penitenziale come figli
Con l’umiltà di chi si riconosce peccatore, chiediamo con tutta la Chiesa l’atteso intervento della misericordia di Dio Padre: uno sguardo d’amore sulla nostra vita e il suo perdono riparatore.
La colletta della terza domenica di Quaresima presenta il significato penitenziale di questo tempo: «Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna: guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia».
Sappiamo comunque che non servono a niente gli atti semplicemente esterni senza la grazia di Dio; non è possibile identificarci con Cristo senza il suo aiuto: « quia tibi sine te placere non possumus - poiché senza di te non possiamo piacere a te»[21].
Scrive l’apostolo Giovanni: «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» [23]. Sono parole che invitano a un esame profondo, perché non è possibile separare i due aspetti della carità.
Se sappiamo che Lui ci contempla, il senso della nostra filiazione divina pian piano impregnerà la vita interiore e l’apostolato, con una contrizione più fiduciosa e filiale, e con una donazione sincera a coloro che stanno attorno a noi: familiari, colleghi di lavoro, amici.
La Confessione e l’Eucaristia nel cammino quaresimale
Nella nostra lotta quotidiana contro il disordine del peccato, anche i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia sono momenti privilegiati. È logico che la nostra penitenza interiore si perfezioni grazie alla celebrazione del sacramento della Confessione.
Molto dipende dalle disposizioni del penitente, anche se il protagonista è sempre Dio, che ci spinge alla conversione. Attraverso questo sacramento - autentico capolavoro del Signore [24] - percepiamo il suo bene operare con la nostra libertà decaduta.
San Josemaría presentava così il ruolo di nostra competenza: «Consiglio a tutti di adottare la devozione [. ] di fare molti atti di contrizione. Una manifestazione esteriore, pratica, di questa devozione è coltivare un particolare affetto al Santo Sacramento della Penitenza» [25], nel quale «ci rivestiamo di Gesù Cristo e dei suoi meriti» [26].
La Quaresima è un momento stupendo per stimolare questo «particolare affetto» per la Confessione, praticandola noi in primo luogo e facendola conoscere a molte persone.
Dopo l’assoluzione che il sacerdote dà nel nome di Dio, il Rituale propone, fra le tante possibili, una bella preghiera di congedo del penitente: «La passione di Gesù Cristo nostro Signore, l’intercessione della beata Vergine Maria e di tutti i santi, il bene che farai e il male che dovrai sopportare ti giovino per il perdono dei peccati, l’aumento della grazia e il premio della vita eterna. Va’ in pace» [27].
È un’antica preghiera nella quale il sacerdote chiede a Dio di estendere il frutto del sacramento a tutta la vita del penitente, ricordando da quale fonte emana la sua efficacia: i meriti della Vittima innocente e di tutti i Santi.
Come accadde al figlio minore della parabola, dopo l’abbraccio di Dio nostro Padre siamo ammessi al banchetto [28]. Che gioia partecipare all’Eucaristia perfettamente puliti!
Attraverso la liturgia, la Chiesa ci invita a percorrere con garbo il cammino della Quaresima. La celebrazione frequente dei sacramenti, la meditazione assidua della Parola di Dio e le opere penitenziali, senza che venga meno la gioia - Laetare Ierusalem! - che sottolinea in modo particolare la quarta domenica[30], sono pratiche che affinano la nostra anima e ci preparano a partecipare intensamente alla Settimana Santa.
Un itinerario battesimale verso la Veglia pasquale
Nelle cinque domeniche precedenti la domenica delle Palme, il lezionario domenicale offre la possibilità di tre itinerari diversi e allo stesso tempo complementari: itinerario battesimale (Anno A); itinerario cristocentrico-pasquale (Anno B); itinerario penitenziale (Anno C).
Ogni domenica è organizzata tematicamente e il perno è la lettura evangelica. Nelle domeniche del ciclo A risalta in modo più esplicito l’invito a riscoprire e rivivere la misteriosa realtà della nostra iniziazione cristiana.
Le cinque domeniche riproducono il tema che nell’antica tradizione era la cornice di riferimento per l’ultima fase del percorso catecumenale; per questo motivo i testi dell’Anno A, possono anche essere utilizzati ogni anno, secondo i bisogni pastorali di ogni comunità.
L’itinerario evangelico accompagna il catecumeno e ogni cristiano attraverso tentazione, Trasfigurazione, acqua viva, luce e vita. Questo itinerario aiuta il cristiano a comprendere come, rinnovando gli impegni del nostro battesimo nella notte pasquale, potremo fare il passaggio alla vita nuova di Gesù risorto.
Teniamo presente che il culmine del cammino quaresimale è il rinnovo delle promesse battesimali nella Veglia pasquale e nella celebrazione dell’Eucaristia pasquale in questa stessa Notte Santa, passando dal sabato alla domenica della Risurrezione.
La dinamica spirituale dalla penitenza alla gioia
Il percorso delle lodi e dei vespri che proponiamo per la quaresima è un invito ad un vero e proprio cammino spirituale di conversione e di vita nuova. In quaresima il ritmo settimanale tende a muovere "l’orante delle preghiere in audio" dal pianto amaro per la constatazione dei propri peccati al pianto gioioso della salvezza ritrovata.
Il viaggio comincia sempre il lunedì, tenendo conto che la domenica è sempre per noi giorno primo e ultimo, culmine e fonte della settimana e di tutta la vita spirituale. Il lunedì inizia questo viaggio nel deserto della nostra anima ed è caratterizzato subito dal pianto.
Il pianto è l’elemento emotivo per antonomasia, come a dire che il primo impatto con i nostri peccati avviene sempre dentro la sfera emozionale. Gli stessi padri del deserto, maestri dello spirito, intenditori degli spiriti malvagi, capaci di un discernimento profondo e razionale, proprio loro chiedevano con insistenza il dono delle lacrime.
Ogni movimento spirituale parte dalle passioni per arrivare al cuore. Le passioni sono la parte corporea, la superficie. Non possiamo certo fermarci lì, ma è imprescindibile il fatto che dobbiamo partire da lì.
La stessa preghiera comincia con l’atteggiamento del corpo, con le parole della bocca, il canto, la disciplina della postura. Poi si entra nella preghiera mentale, quella razionale, del ragionamento, della elaborazione meditativa ed infine si arriva alla preghiera del cuore che ci trasforma e muove tutto l’organismo vivente alla preghiera.
A quel punto tutto diventa preghiera. Ma quello è un punto di arrivo. Occorre partire dall’inizio.
Riconoscere il peccato
Così il nostro cammino di conversione ha un inizio che impatta con la nostra parte emotiva. Quindi piangiamo. Piangiamo di fronte alle nostre brutture, di fronte ai nostri peccati, mischiati a tanti sensi di colpa.
Ha pianto Pietro al canto del gallo lacrime amare di pentimento e ha pianto di tristezza la Maddalena di fronte al sepolcro vuoto. Quei pianti sono stati sorgente improvvisa di vita nuova.
Quindi il lunedì constatiamo emotivamente le nostre brutture. Chiediamo a Dio di vedere i nostri peccati.
Dare un nome alle ferite
Il martedì apriamo gli occhi di fronte al peccato e cominciamo ad elaborarlo diciamo in maniera più razionale. E' il passaggio della consapevolezza.
Dobbiamo riconoscere le ferite e dargli un nome. Ma non solo. Dobbiamo anche essere capaci di metterli di fronte a Gesù.
Verbalizzare il nostro stato d’animo e dare un nome alle lacrime non è cosa facile. Forse in questa fase occorre qualcuno che ci aiuti. Ma il confessare a Gesù il peccato, ebbene, quella è solo cosa nostra.
Presentarsi davanti a Dio
Oltre la capacità razionale di elaborare le ferite occorre quindi una capacità volitiva, quasi testarda, di confessare il peccato. E qui si entra nel terzo giorno, il mercoledì.
Ricordiamoci sempre che il mercoledì è l’ingresso al Triduo Pasquale. E’ un giorno di cerniera.
Il mercoledì il passo è difficile. Occorre accettare l’essere peccatori e presentarsi nudi davanti a Gesù.
Questo passo ci blocca. Prendiamo paura. La paura è una malattia dello spirito.
Ma perché abbiamo paura? E di chi abbiamo paura? Abbiamo paura di Dio, del suo giudizio.
Diceva Sant'Agostino : "non ti avrei mai trovato se tu non mi avessi cercato”. Griderà san Paolo: “vedo il bene e seguo ancora il male”. "Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?"
Dio prende l’iniziativa
Si arriva così al giovedì. Il giovedì è Gesù a prendere l’iniziativa.
Se l’umanità è schiava del peccato Gesù decide di assumere l’umanità e di sposarla per come è. Inevitabilmente accetta di subire anche lui la condizione di schiavo.
Ma nel giorno e nella notte in cui assapora il peggiore dei dolori spirituali, cioè il tradimento dei suoi amici, consegna a tutti noi la sua fedeltà. Sarà con noi per sempre nel pane e nel vino.
Poi quello scambio di prigionieri. Barabba il peccatore rilasciato e Gesù il giusto condannato.
E’ metafora certamente di uno scambio epocale nella storia della salvezza: l’uomo peccatore viene rilasciato e Gesù viene condannato al suo posto.
La croce e l’attesa
Il venerdì Gesù paga il male che abbiamo fatto. Avevamo paura di presentarci nudi di fronte a Dio. E’ ora Dio che si presenta nudo di fronte a noi.
Avevamo paura di essere giudicati da Lui, ora è Lui che si lascia giudicare da noi. E’ salito sulla croce e ha fatto il cammino che da soli non saremmo mai riusciti a fare: inchiodare sulla croce i nostri peccati.
L’ha fatto Lui per noi. Gesù è morto per noi. "Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi".
Il sabato è il giorno dell’attesa. Ma è anche il giorno di Maria, perché è lei l’unica che attende con la fede pasquale.
Noi invece siamo dispersi, liberati si, ma senza un pastore che ci guidi. Il nostro maestro lo abbiamo visto morire in croce. Non riusciamo a vedere oltre.
Il sabato la terra è attonita, muta, in attesa. Il sabato è anche ricerca di Dio.
La domenica della Risurrezione
La Domenica è il giorno della resurrezione. Cosa è successo? Mentre noi abbiamo guardato Gesù morto in croce e deposto nel sepolcro, in realtà lo stesso Gesù è stato liberato dalla morte.
La Vita non poteva essere vinta dalla morte. Non solo. Gesù portando con se fino all’eccesso della sofferenza tutta la nostra umanità che ha fatto sua per sempre, ha vinto la morte anche per noi.
La Domenica viviamo questo anticipo di paradiso. Ed è gioia piena. Anche nel tempo quaresimale.
Dio è morto, ma oggi è risorto. Siamo stati liberati dal tiranno e siamo stati liberati per una vita nuova.
Ritroviamo il senso, il significato profondo della vera felicità, che è l'amore! Ora non abbiamo più paura.
Vivere la Quaresima nella quotidianità
Nella quotidianità odierna, questo periodo diventa un'occasione per riflettere su come le azioni, le scelte e le priorità quotidiane possano essere allineate più strettamente con i valori cristiani.
La sfida è vivere la Quaresima non solo come un tempo di rinuncia temporanea ma come un momento per adottare abitudini che possano perdurare per tutta la vita, influenzando positivamente se stessi e la comunità circostante.
Per una vivace esperienza quaresimale, i fedeli sono incoraggiati a esplorare pratiche che arricchiscano lo spirito e il cuore. Questo può includere la partecipazione a gruppi di preghiera, la lettura quotidiana di testi spirituali, o l'impegno in attività di volontariato.
L'idea è di trasformare la Quaresima in un periodo di crescita attiva, dove il digiuno e la preghiera si combinano con azioni che testimoniano la fede in modo concreto e tangibile.
- La partecipazione a gruppi di preghiera.
- La lettura quotidiana di testi spirituali.
- L'impegno in attività di volontariato.
- La visita ai malati.
- La capacità di aiutare e imparare ad ascoltare gli altri.
- La riconciliazione con qualcuno da cui ci siamo allontanati.
Mettere in atto gesti, pensieri, parole che dicono al fratello e alla sorella che mi sono accanto: “Ti voglio bene, mi stai a cuore, sei importante per me”: mettere in pratica l’amore evangelico aiutando il prossimo, e dimostrandogli un amore sincero e gratuito, è un segno tangibile del nostro desiderio di rinnovamento interiore.
Mettere da parte qualche nostro bisogno per fare spazio ad altro e all’ “Altro”: la rinuncia al cibo, ai social network, al peccato, alla maldicenza, alle dipendenze che fanno ammalare il corpo e lo spirito, ci purifica profondamente, ci rende più forti e ci rende più ricettivi alla grazia di Dio.
Ogni pratica quaresimale, dai gesti di penitenza alle espressioni di carità, invita a una riconsiderazione del proprio cammino spirituale. Questo periodo di quaranta giorni offre una pausa riflessiva dalla routine quotidiana, permettendo di esaminare la propria vita alla luce dei valori cristiani e di rinnovare l'impegno verso una fede vissuta più autenticamente.
La Quaresima come tempo di speranza
Non dobbiamo pensare alla Quaresima come a un tempo cupo e triste ma a un’occasione per essere cuore a cuore con Dio e con i fratelli; a riscoprire sé stessi, le relazioni con le persone che ogni giorno camminano al nostro fianco e a spalancare lo sguardo per rintracciare, tra le pieghe del quotidiano, le meraviglie che Dio compie nella nostra vita.
È un invito a vivere in modo più consapevole e intenzionale, riscoprendo e approfondendo la nostra fede attraverso azioni quotidiane che riflettono il nostro impegno verso Dio e verso il prossimo.
Le testimonianze di conversione e rinnovamento offrono ispirazione e dimostrano la potenza trasformativa della Quaresima. Storie di individui e comunità che hanno sperimentato cambiamenti profondi nel loro modo di vivere la fede illuminano il percorso per coloro che cercano un rinnovamento spirituale.
Queste narrazioni, condivise tramite sermoni, blog o gruppi di discussione, rafforzano il senso di comunione e offrono esempi concreti di come la grazia possa operare trasformazioni sorprendenti nella vita delle persone.
In questo periodo, l'invito è a riscoprire e a reinventare la pratica quaresimale, rendendola rilevante e significativa nel contesto attuale. L'adozione di nuovi modi per vivere la Quaresima può rinvigorire la fede e offrire nuove prospettive su come essere discepoli di Cristo nel mondo moderno.
La Quaresima diventa così non solo un tempo di preparazione alla Pasqua ma anche un'opportunità per approfondire la propria relazione con Dio, con se stessi e con gli altri, in un percorso di conversione che continua a rivelare la sua profondità anno dopo anno.

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