Carmelo Pellegrini e Padre Pio: la preghiera come intercessione, paternità e speranza

Monsignor Carmelo Pellegrino ha presieduto nella Chiesa inferiore la Santa Messa del terzo giorno della novena di Padre Pio, celebrata il 16 settembre, memoria dei Santi Cornelio e Cipriano. Durante l’omelia ha esordito ringraziando Dio: “sono prete grazie a Padre Pio“.

Padre Pio lo ha accompagnato durante la sua vita, infatti, la prima causa che ha studiato è stato il miracolo della canonizzazione di Padre Pio da Pietrelcina: “ci riconosciamo tutti suoi figli e devoti, abbiamo sperimentato la potenza della sua intercessione, ma anche la sua dolcezza paterna nella nostra vita. Chi lo conosceva ha sperimentato anche la sua grande tenerezza di padre”.

Carmelo Pellegrini: «Sono prete grazie a Padre Pio»

Mons Carmelo Pellegrino, promotore della Fede della Congregazione delle Cause dei Santi, ha presieduto nella Chiesa inferiore, la Santa Messa, nel terzo giorno della novena di Padre Pio, giorno in cui la chiesa fa memoria dei Santi Cornelio e Cipriano.

Durante l’omelia ha esordito ringraziando Dio: “sono prete grazie a Padre Pio“. Padre Pio lo ha accompagnato durante la sua vita, infatti, la prima causa che ha studiato è stato il miracolo della canonizzazione di Padre Pio da Pietrelcina.

“Ci riconosciamo tutti suoi figli e devoti, abbiamo sperimentato la potenza della sua intercessione, ma anche la sua dolcezza paterna nella nostra vita. Chi lo conosceva ha sperimentato anche la sua grande tenerezza di padre”.

La preghiera nasce dall’amore

Mons Pellegrino commentando il vangelo di oggi ha spiegato che: “la preghiera nasce sempre dall’amore, dall’amore per Dio, dall’amore per gli altri. Quando ti fa male il cuore per qualcuno che soffre e allora intercedi dinanzi all’altare di Dio per questa persona”.

“Questa è una delle espressioni della paternità di Padre Pio: la sua potente preghiera intercessione. Quante volte ci sentiamo chiedere “prega per me” e a volte poi ce lo dimentichiamo”.

“Padre Pio non era così, lui, veramente prendeva su di sé il dolore degli altri, lui sapeva, perché ha conosciuto la sofferenza”.

Ed è per questo che tra le tante opere di misericordia che ha compiuto vi è la casa sollievo della sofferenza: per chi soffre.

La Parola e la Preghiera nascono dall’ascolto. Sarebbe bello alla fine della giornata inserire il ringraziamento per dei doni di Dio ricevuti.

Non è facile vederli e riconoscerli, ma lui ci arricchisce di doni. Non li vediamo, ma ci sono perchè Dio ci ama.

Se scrutiamo con attenzione nello scorrimento della giornata ci accorgeremmo che il Signore ci sta vicino. Diciamo: “grazie Signore”

La lettera di Padre Pio a Maria Gargani

Mons Pellegrino a tal proposito ha ripreso dal III volume dell’epistolario, una lettera di Padre Pio, datata 16 settembre 1916 e indirizzata a Maria Gargani, beatificata lo scorso anno.

La lettera parla di preghiera: “preparata la materia da meditare, mettetevi alla presenza di Dio, umiliandovi profondamente alla considerazione chi siete voi ed a chi vi presentate.

Chiedete a Dio la grazia di far bene l’orazione mentale che state per fare, per ricavare quel frutto che Iddio vuole che voi ne ricaviate.

Infine raccomandatevi all’intercessione della santissima Vergine, non che a tutta la corte celeste affinché vi aiutino a ben meditare ed a tener lontano da voi ogni distrazione o tentazione…

Meditato bene il soggetto in tutte le sue particolarità, si passi poi ai proponimenti.

Prendete di mira di emendarvi di quel difetto che più vi impedisce di unirvi a Dio e che è causa di molti altri difetti e peccati.

Proponete di esercitarvi in una tale e tale altra virtù ed allora arrestatevi, quando l’avete acquistata.

In fine poi passerete a chiedere a Dio tutte quelle grazie e quegli aiuti di cui ne sentite bisogno.

Raccomanderete al Signore tutti gli uomini, sia in generale che in particolare.

Pregherete pel ristabilimento del regno di Dio, per la propagazione della fede, per l’esaltazione e pel trionfo della nostra santa madre, la Chiesa.

Pregherete per i vivi; pregherete per i morti; pregherete per gl’infedeli e per gli eretici e per la conversione dei peccatori“.

Preghiera, sofferenza e affidamento

Ecco l’invito che oggi Padre Pio fa a tutti noi: “fai la tua preghiera e poi alla fine della giornata ricorda quello che il Signore ti ha suggerito.

La preghiera è cibo e supplica. Nasce dall’angoscia, dalla sofferenza propria e degli altri.

Prega bene chi è povero e chi può contare unicamente sull’amore di Dio”.

“Dio ci ama, e che ci ama è dimostrato dal fatto che ci tollera nel momento dell'offesa (GB, 30).”

Padre Pio e la speranza dei Gruppi di Preghiera

Appena conclusi i lavori della prima giornata del 35° Convegno Nazionale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio.

Con la presentazione del tema “Gesu, ecco la mia speranza, ecco la sorgente viva della mia felicità” a cura di Leandro Cascavilla, vice direttore generale dei Gruppi di Preghiera, si è dato il via questa mattina al 35° Convegno Nazionale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio.

«La speranza - ha affermato - è il filo conduttore di questo nostro 35° Convegno Nazionale che ci lega totalmente al prossimo Giubileo 2025 la cui bolla di indizione è intitolata “Spes non confundit”, la speranza non delude.

Papa Francesco ci invita ad essere pellegrini di speranza e noi Gruppi di Preghiera di Padre Pio per quest’anno ci impegneremo ad esserlo con gioia e con dedizione».

È stata poi la volta della pedagogista Paola Bignardi che, nel corso della sua relazione dal titolo “Dio dove sei? Giovani, Fede e spiritualità” si è rivolta ai Gruppi di Preghiera invitandoli a mettersi in ascolto delle nuove generazioni.

«Nei giovani ci sono indizi del mondo che verrà, della Chiesa che verrà, per questo è importante mettersi in loro ascolto - ha affermato -.

I giovani ci orientano verso il futuro, verso la novità e ci permettono di non vivere ancorati al passato.

In loro emerge una nuova domanda di spiritualità, diversa da quella tradizionale, che quasi naturalmente includeva il rapporto con Dio; una spiritualità tutta umana, al centro della quale vi è la ricerca di sé stessi.

Da questa strada passa eventualmente l’incontro con Dio nel quale vorrebbero poter credere con una fede contemporanea, amica della vita e del desiderio giovanile di pienezza».

Ascolto, missione e sinodalità

Con l’intervento di Padre Franco Moscone, direttore dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio e presidente di Casa Sollievo della Sofferenza, si è conclusa la prima mattina di Convegno Nazionale 2024.

«Mi sono state consegnate da commentare, per questa riflessione, tre parole: giubileo, missionarietà e sinodalità - ha esordito - e le presento attraverso tre inviti rivolti a voi, cari Gruppi di Preghiera di Padre Pio.

Come prima cosa vi invito all’ascolto perché non c’è sinodalità senza ascolto; siate poi abitazione di Dio dalla porta aperta, portatori attivi della speranza evangelica che non delude; infine apritevi e parlate del Signore nei vostri ambienti di vita come missionari nel mondo di oggi».

Il Rosario e la nuova evangelizzazione

Monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, con il suo intervento “Rosario e nuova evangelizzazione” ha dato il via ai lavori pomeridiani.

«Quando l’Arcangelo Gabriele apparve a Maria - ha esordito - avvenne in lei il diluvio della Grazia e con il suo “eccomi, sono la Serva del Signore” il Verbo si fece carne.

È in questo momento che nacque il Rosario, una preghiera cresciuta nei secoli che oggi racchiude in sé la totale sintesi di tutti i Vangeli».

I lavori del primo giorno si sono conclusi con la Santa Messa presieduta nella Chiesa di San Pio da padre Franco Moscone.

«Nella giornata di oggi abbiamo vissuto momenti intensi. Tante cose ascoltate e dette, ma c’è una parola che dobbiamo tenere fortemente nel cuore e nella mente come il segreto di questo Convegno.

È la parola che contiene tutto ed è la prima del nostro tema di quest’anno: Gesù.

Dobbiamo mettercela nella mente del cuore con lo spirito di Padre Pio e come lui dire “Ecco sei Tu la mia speranza, la vera sorgente della mia felicità!”

Questa esperienza di Convegno, di essere venuti insieme qui alla nostra Casa comune, alla casa del nostro Padre Fondatore, ci rafforzi nella certezza che siamo discepoli di Gesù, suoi annunciatori, che non possiamo fare a meno di Lui, che non possiamo non annunciare Lui con la trasparenza della nostra vita».

La nascita dei Gruppi di Preghiera

I Gruppi di preghiera costituitisi in tutta Italia e anche all’estero sono stati voluti dal Padre perché i suoi figli spirituali si sostenessero a vicenda con la preghiera, crescessero nella fede e per il bene della Chiesa tutta.

Nell’estate dello stesso anno venni trasferito a Dalmine dove conobbi la signora Marisa Calvi e suo marito Aldo, anche loro figli spirituali di Padre Pio, con i quali, nel 1959, dopo il mio matrimonio, abbiamo costituito il Gruppo di preghiera intitolato al Padre.

Quest’anno abbiamo celebrato il cinquantesimo anniversario di vita di questo gruppo, vita molto attiva per merito della signora Marisa.

Alla costituzione del nostro gruppo partecipò Padre Attanasio del convento di San Giovanni su delega di Padre Pio.

A San Giovanni Rotondo sono ritornato molte volte sia con il Gruppo di Bergamo guidato dai coniugi Rinaldi e dal Dr. De Marchi sia con il mio amico Giambattista di Cologne e il gruppo di Terni di don Giuseppe De Santis, anch’egli figlio spirituale del Padre, oppure da solo o con i miei figli in auto.

A San Giovanni R. si diceva che non tutti nell’incontro con il Padre facevano la stessa esperienza in quanto la sua personalità spirituale veniva percepita in modo diverso da caso a caso.

Il pellegrinaggio nei luoghi di Padre Pio

Ottanta persone nei primi giorni del mese di maggio, hanno visitato con fervore e devozione, i luoghi più significativi di Padre Pio, con tappe a Pescara, Monte sant’Angelo, San Giovanni Rotondo e Pietrelcina.

I responsabili del gruppo di preghiera S. Pio - Gesù misericordioso, Carlo e Marcella Paci, hanno organizzato nei giorni scorsi, come ormai da tanti anni, un pellegrinaggio nei luoghi di Padre Pio, cui hanno aderito con fede e devozione un’ottantina di persone.

Una pratica devozionale che vede di volta in volta nuovi partecipanti, mossi dal desiderio di conoscere ed approfondire la dimensione spirituale e mistica, nonché la ricchezza di cuore ed i carismi del Santo di Pietrelcina.

Una tre giorni di distacco dalla quotidianità per connettersi con il sacro. Da taluni è stata anche definita come la “preghiera del corpo”, in cui la fatica fisica è diventata parte integrante dell’offerta spirituale.

Il ricco programma ha previsto come prima tappa il Santuario della Madonna dei Sette Dolori di Pescara, per la recita del rosario e la celebrazione eucaristica, presieduta da padre Guglielmo Alimonti.

Un frate dal carisma particolare e da grande forza attrattiva, tanto che da più di trent’anni, ogni mattina alle prime luci dell’alba, oltre duecento fedeli, partecipano alla Messa di questo discepolo di San Pio che a lui affidò l’apostolato dei gruppi di preghiera.

Pellegrinaggio nei luoghi di Padre Pio

Pietrelcina e la memoria delle origini

Pietrelcina. Un fascino particolare ha riservato la visita alla casa natale del Santo, alla chiesa di Sant’Anna, dove è stato battezzato ed ha ricevuto la prima comunione e la cresima, nonché alla contrada di Piana Romana, dove la famiglia possedeva dei terreni.

E’ stata una tre giorni molto intensa, ma altrettanto ricca e gioiosa che ha permesso di riscoprire la personalità e la profondità di fede di San Pio.

Un pellegrinaggio ben programmato e coordinato, pertanto un grazie sentito all’impeccabile e sapiente regia di Carlo e Marcella Paci, come è stato sottolineato da tutti, tramite riconoscenti messaggi.

Così pure un grazie particolare a don Pietro Pellegrini, per il suo supporto spirituale. Ma soprattutto un grazie a S. Pio che ci ha chiamati ed invitati a continuare il suo apostolato.

Una testimonianza familiare legata a Padre Pio

Il dott. Gerardo Pio Raffaele Bellettieri, ha intrattenuto nel pomeriggio del primo maggio, il gruppo di pellegrini, ricordando il coinvolgimento di tutta la sua famiglia con Padre Pio, a seguito della conoscenza del Padre, da parte di suo zio, dottor Angelo Raffaele Ruzzi, uomo colto e raffinato, medico pediatra a Tolve, un paese in provincia di Potenza.

Lo zio scoprì l’esistenza del Santo, grazie ad una giovane maestra di San Giovanni Rotondo, Gina Canistro destinata ad insegnare a Tolve, la quale quando si ammalò, venne da lui curata gratuitamente.

Decise quindi di conoscere Padre Pio e da allora una serie di fatti mirabili ed inspiegabili, oltre a veri e propri miracoli, costellò la sua vita, coinvolgendo nella devozione verso il Padre, tutta la sua famiglia e lo stesso genitore del dottor Gerardo Pio.

Durante la toccante testimonianza, il dottor Bellettieri ha sottolineato che lo zio fu di Padre Pio un figlio prediletto ed un vero apostolo, sopportando sofferenze e dolori, pregando e confortando gli altri.

Per coloro che lo hanno incontrato resta un fulgido e duraturo esempio di fede, amore e carità cristiana.

Al termine della suggestiva testimonianza, ha inoltre dichiarato di aver curato una pubblicazione postuma dal titolo “I miei incontri con Padre Pio”, dopo aver ricevuto degli appunti donati personalmente dallo zio, poco tempo prima di morire.

Tali incontri hanno avuto inizio il Capodanno del 1940 e sono terminati nel luglio del 1968.

Un matrimonio affidato alla benedizione di Padre Pio

Come per tutti i giovani, dopo la guerra, uno dei primi problemi da risolvere era quello di trovare una sistemazione lavorativa stabile e di questo parlai più volte con lui ed egli ogni volta mi diceva che avrebbe pregato.

Ottenuta questa grazia, come già detto, nel 1952, gli chiesi quella di farmi una famiglia e di trovare una ragazza adatta e lui mi disse di pregare e che la donna che avrei scelto “doveva essere seria, religiosa e stare sempre in casa”.

Quando mi sono sposato ero, da circa tre anni, a Dalmine, città in provincia di Bergamo, dove c’era lo stabilimento principale della Società.

Era il 21 novembre 1959, festa della Madonna (Presentazione al tempio), e la mia fidanzata era una ragazza del posto di una famiglia numerosa (nove fratelli).

La conobbi in chiesa e all’oratorio, ed era insegnante alla scuola elementare parificata di proprietà della società in cui io lavoravo, passata successivamente allo Stato.

Ovviamente avevo parlato, prima a lei e poi alla sua famiglia, di Padre Pio e delle mie esperienze.

Per questo motivo il nostro viaggio di nozze, fatto in treno, comprese, oltre la mia città di origine e Roma, anche San Giovanni Rotondo.

Giunti al paese, ci recammo all’albergo S. Maria delle grazie e, dopo la sistemazione nella camera, ci recammo in chiesa per prenotare la benedizione del Padre, cosa che avvenne il giorno dopo al termine della S. Messa delle cinque, cioè verso le dieci.

Ci portammo all’altare maggiore della nuova chiesa dove ci raggiunse Padre Pio che ci dette la benedizione e alla fine un affettuoso scappellotto in testa, uno a me e due a mia moglie!

La famiglia e la protezione di Padre Pio

Quando mia moglie aspettava il primo figlio, tornai da solo a San Giovanni R. e chiesi a Padre Pio, oltre alla sua protezione, quale nome mettere ed egli mi rispose: “Innanzi tutto il nome dei genitori”.

La figlia, primogenita la chiamammo Laura, il nome di mia madre, e il secondo Pierluigi, con i nomi di mio padre e del padre di mia moglie, e così fu accontentato Padre Pio!

Successivamente, io e mia moglie, ritornammo nel 1964 quando avevamo già due figli.

Questa volta a San Giovanni R. andammo con l’auto che avevo acquistato l’anno precedente, era una Fiat 850.

Partimmo da Viareggio, dove eravamo in vacanza, era estate e portammo con noi Laura che aveva tre anni e lasciammo a mia madre, che aveva 65 anni, Pierluigi che aveva appena un anno.

Io allora ne avevo 40.

Percorremmo l’autostrada del sole fino a Napoli, quindi uscimmo per andare a Foggia attraversando l’Appennino e utilizzando le strade statali in quanto non c’era ancora l’autostrada.

Passammo da Ariano Irpino e mia moglie mi faceva da “navigatore” leggendo la carta stradale.

Finalmente arrivammo la sera tarda a San Giovanni e prendemmo alloggio all’albergo San Michele.

All’indomani portammo alla Messa del Padre, sempre alle cinque di mattina, anche nostra figlia un poco assonnata e dopo,finita la Messa, quando Padre Pio era in sacrestia, portai anche lei a prendere la benedizione con altri pellegrini maschi.

La bambina aveva i calzoncini corti ed era pettinata come un maschietto, perciò era passata inosservata fino a quando un frate se ne accorse e mi pregò di uscire in quanto il luogo era “Clausura” e pertanto vietato alle donne.

Ormai la benedizione l’avevamo presa!

In questa occasione ottenni, direttamente dal Padre, anche la benedizione della macchina che avevo portato sul piazzale laterale del convento, e di questo fatto conservo ancora le foto.

Il viaggio verso San Michele e Loreto

Nell’attesa della confessione andammo a visitare il santuario dedicato a San Michele arcangelo posto sullo sperone garganico verso l’Adriatico a pochi chilometri da San Giovanni R.

Scendemmo nella grotta assieme a Laura, accendemmo delle candele e recitammo preghiere.

Due giorni dopo, io ero riuscito a confessarmi, mentre mia moglie no a causa delle tante donne presenti.

Decidemmo di partire comunque per Viareggio passando questa volta per l’Adriatica per fermarci a Loreto.

Per questo motivo, prendemmo la strada che va a San Marco in Lamis e che passa al di sotto del convento in corrispondenza del quale io e mia moglie abbiamo salutato il Padre dicendogli di accompagnarci.

Immediatamente, io e lei sentimmo un profumo come risposta, fummo entusiasti e contenti, ma nessuno disse all’altro che tipo di profumo avesse sentito.

Dopo quasi quarant’anni, parlando di questo episodio ci siamo accorti che avevamo sentito odori differenti: io profumo di rose e mia moglie di acido fenico.

Infatti per mia moglie il viaggio non fu buono, ebbe mal d’auto e ci dovemmo fermare varie volte.

L’autostrada non c’era ancora e facemmo la Cassia, strada statale, fino a Porto Recanati dove alloggiammo in albergo per la notte.

La strada era molto trafficata anche con automezzi pesanti ed aveva molte curve.

La bambina non ebbe nessuna conseguenza per il viaggio anche perché distesa nei posti posteriori aveva sonnecchiato.

La mattina andammo a Loreto, pochi chilometri all’interno su un colle, e visitammo il santuario ascoltando la S. Messa e ricevendo la comunione.

Dopo aver fatto colazione, riprendemmo la strada di casa, passando per Bologna, Firenze raggiungendo Viareggio con l’autostrada.

Amicizie e incontri nella comunità di San Giovanni Rotondo

A San Giovanni abbiamo fatto molte amicizie continuate nel tempo tra cui la stessa Fiorellini che ricordiamo sempre sia per la sua ospitalità sia per la sua disponibilità a tenere una corrispondenza.

Ricordo i molti ciclamini che aveva nel giardino e che abbiamo sempre tenuto come segno della vicinanza del Padre ogni volta che li abbiamo ritrovati.

Un’altra persona che ricordiamo con nostalgia è la signora Carla Corsini, bergamasca che lavorava nella cartoleria di Abresh.

Altra carissima amica, con la quale trattenevamo rapporti epistolari, è Suor Paolina Ribolla, anche lei originaria di Gazzaniga che conoscemmo quando venne aperto l’ospedale e le suore del suo ordine, “le Apostole del Sacro Cuore di Gesù”, vennero chiamate a prestare servizio di assistenza e di gestione.

Tra i frati del convento ricordo, oltre Padre Vincenzo, anche Padre Giustino che era incaricato ad assistere padre Pio e, come mi disse lui stesso, si alzava prima di lui per aiutarlo a vestirsi (pare alle tre).

Quando venni assunto alla “Dalmine” di Massa, il 1° Aprile del 1952 ringraziai il Padre per la sua assistenza datami.

A fine anno 1953 venni, per ragioni di lavoro, trasferito alla sede di Milano, in via Brera e qui feci amicizia con gli ingegneri Giorgio Ottolenghi e Pietro Baschieri con i quali sono stato più volte dal Padre.

Successivamente ebbero ambedue una figlia alle quali dettero i nomi di Maria Pia e di Maria Grazia.

Tutti e due prima di andare a San Giovanni R. non volevano avere più figli per episodi spiacevoli accaduti loro dopo il matrimonio.

Padre Pio e i pellegrinaggi a Lourdes

Nel 1956, con la San Vincenzo aziendale organizzammo assieme alla OIPP, opera pellegrinaggi Paolini, il primo pellegrinaggio aziendale a Lourdes.

Prima della partenza del treno nel giugno, io andai dal Padre per chiedergli la sua benedizione.

Tutto andò benissimo, portammo alla Grotta dell’apparizione più di seicento pellegrini tra dipendenti e famigliari.

La stessa cosa feci per tutti i pellegrinaggi successivi fino a che sono stato dipendente della “Dalmine” che lasciai alla fine del 1984.

La morte di Padre Pio nel 1968

La morte del Padre avvenne la notte del 23 settembre del 1968.

Io mi trovavo con la famiglia a Viareggio, ancora in vacanza, ma in partenza per rientrare a Dalmine a causa dell’inizio della scuola che interessava sia la figlia che mia moglie insegnante; allora la scuola cominciava più tardi.

La mattina del 23 settembre mi sono recato in via Marco Polo per salutare la sorella di mia madre, Sestilia, e sentii che la radio trasmetteva la notizia della morte di Padre Pio.

La cosa mi colpì molto, anche se sapevo che era molto malato, e decisi subito di andare a San Giovanni R., ma prima riportai a Dalmine la moglie e i figli che avevano allora sette e cinque anni.

Mia madre restò a Viareggio.

Arrivammo a Dalmine nelle primissime ore del pomeriggio.

Mentre si scaricava la macchina, arrivarono le prime telefonate degli amici comuni che, avendo saputo la notizia, desideravano partecipare il loro dolore e alcuni mi proposero di partire subito per San Giovanni.

Tra questi ci fu un operaio elettricista che lavorava in Dalmine e inoltre Giambattista Guarienti di Cologne.

Con loro concordammo di partire subito, anche se era sera inoltrata, con la mia macchina, una Fiat 124, che era la più comoda tra quelle disponibili.

Viaggiammo tutta la notte, alternandoci alla guida, e alle tre del mattino arrivammo al convento.

Parcheggiammo la macchina ed entrammo nella chiesa che era aperta e illuminata.

La salma di Padre Pio era esposta nel centro, in mezzo al corridoio, già nella cassa ma senza il coperchio.

La chiesa era gremita e una fila di persone partendo dal fondo passava davanti alla bara per un ultimo saluto.

Anche noi ci mettemmo in fila e passammo davanti alla bara tre o quattro volte perché la gente era ancora relativamente poca, ma stavano arrivando pellegrini in continuazione.

Infatti alla mattina vennero messe delle transenne che dalla porta centrale si estendevano sul piazzale, per ordinare l’affluenza.

Il funerale e l’afflusso dei pellegrini

Noi tre, passate un paio d’ore, decidemmo di andare a cercare un posto per dormire, anche perché eravamo abbastanza stanchi.

Trovammo alloggio all’albergo S. Maria delle Grazie, vicino al convento dei cappuccini.

Ci dettero un posto in mansarda, dove già c’erano altri che dormivano su materassi distesi a terra con una coperta di lana per coprirsi.

Stimai che dovevano esserci una dozzina di persone.

Naturalmente dormimmo poche ore e poi ci ritrovammo sul piazzale della chiesa che nel frattempo si era riempita di gente proveniente da tutte le parti d’Italia.

C’erano migliaia di persone.

La fila di pellegrini che volevano vedere il Padre per l’ultima volta si era allungata fin oltre il piazzale e ci volevano alcune ore per arrivare alla salma.

In questa occasione incontrammo Marisa e Aldo Calvi che erano arrivati la sera prima, perché erano partiti prima di noi.

Ci trovammo anche con l’amico Giorgio Ottolenghi che era arrivato con il treno da Piombino dove era in trasferta per lavoro.

Gli amici e i figli spirituali di Padre Pio continuarono ad arrivare per tre giorni riempiendo strade e piazzali.

Tutti in attesa del funerale.

Ricordo di aver visto il Prof. Enrico Medi sul piazzale laterale esterno del convento intento ad osservare un simpatico fenomeno: sulla reticella della finestra della cella del Padre appariva un’ombra con il profilo che assomigliava al Padre.

Il professore, come altra gente, osservava questa cosa con curiosità ma anche compiaciuto perché lo riteneva un segno di riconoscenza da parte del Padre per rispondere all’affetto dei suoi amici arrivati da ogni parte.

Il terzo giorno ci furono i funerali.

C’erano almeno centomila persone.

L’atmosfera tra la folla era cambiata, l’aria di tristezza e dolore che si leggeva sul volto della gente nei primi giorni si trasformò in gioia e il funerale fu un trionfo.

Forse perché la gente percepiva che il Padre aveva già raggiunto il suo amato Gesù.

Dalla chiesa la bara venne collocata su un automezzo fermo sul piazzale con il pianale aperto e addobbato in modo che fosse vista da tutti.

La bara venne portata dalla chiesa all’automezzo a spalle da alcuni uomini.

Tra questi ci fu anche il nostro amico Giambattista Guarienti e noi ne fummo contenti!

Durante la sfilata del mezzo preceduto dal clero e dai cappuccini lungo il viale che dalla chiesa va al paese, la bara passò fra un folto numero di persone ferme ai lati.

Le bande musicali suonavano una musica non funebre e sopra nel cielo volavano i caccia del vicino aeroporto di Gioia del Colle.

La giornata era piena di sole.

La continuità della preghiera dopo la morte

“Alla vostra anima non manchi l’ancora della speranza, in mezzo ai flutti delle tribolazioni", ribadiva spesso Padre Pio da Pietralcina che Giovanni Paolo II ha proclamato santo nel 2002.

E nelle sue parole, con il continuo e sempre rinnovato appello alla preghiera, "una forza che muove il mondo", sembra di ritrovare quanto anche Papa Francesco ci ha ricordato più volte, "Non dimenticatevi di pregare per me".

"La vita di Padre Pio era un ininterrotto colloquio con Dio. Definiva i gruppo di preghiera ‘Vivai di fede e focolai d’amore’ - spiega Isabella Piccinini, animatrice dei gruppi modenesi per San Pio -.

Diceva Papa Francesco che la speranza cristiana è proprio il ‘qualcos’altro’ che ci chiede di muoverci senza indugio.

Questo incontro ci aiuta a perseverare nel nostro cammino e a portare a tutti, come sempre maggior forza ed entusiasmo, la speranza del Vangelo, la speranza dell’amore e del perdono.

Per tanti di noi sarà un’occasione per metterci in ascolto, con la disponibilità e la preghiera, dei bisogni e di disagi di chi ci sta intorno".

Il Santuario e gli spazi per la preghiera

I frati cappuccini vi danno il benvenuto e vi augurano buon pellegrinaggio nei luoghi di S. Pio.

Al Centro di Spiritualità Padre Pio accogliamo ogni giorno centinaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo.

Le nostre cappelle sono riservate alla preghiera di gruppo, alla liturgia e alla meditazione personale.

La Cappella della Resurrezione ospita fino a 180 persone, oltre a 4 cabine per la traduzione simultanea nelle lingue.

La Cappella dell’Annunciazione invece è più intima e raccolta, pensata per la preghiera personale, ed è predisposta per circa 30 persone.

La preghiera, nella spiritualità di Padre Pio e nella testimonianza di Carmelo Pellegrino, è un atto di amore, ascolto e affidamento: nasce dalla sofferenza, sostiene chi è nel bisogno e orienta il credente verso la speranza.

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