Breve storia di Madre Teresa, proclamata santa da Papa Francesco

Madre Teresa di Calcutta, la «santa dei poveri», premio Nobel per la Pace nel 1979, viene proclamata santa da Papa Francesco domenica 4 settembre 2016, durante la Santa Messa celebrata in Piazza San Pietro. La canonizzazione rappresenta il momento culminante del Giubileo della Misericordia e riunisce a Roma decine di migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo.

La piccola suora albanese Anjezë Gonxhe Bojaxhiu ha dedicato la propria vita ai “più poveri tra i poveri”, fondando le Missionarie della Carità e trasformando la misericordia in servizio concreto agli abbandonati, ai malati, ai morenti e agli esclusi. Nel 2003 fu proclamata beata da Giovanni Paolo II, mentre l’iter ufficiale verso la canonizzazione si concluse il 4 settembre 2016.

Canonizzazione di Madre Teresa Piazza San Pietro

Chi era Madre Teresa

Madre Teresa di Calcutta, nata Gonxha Agnes Bojaxhiu il 26 agosto 1910 a Skopje, Albania, fu una suora cattolica di fede incrollabile. Pur essendo albanese di sangue, si considerava indiana di cittadinanza e, secondo la sua vocazione, apparteneva al mondo, ma il suo cuore apparteneva interamente al Cuore di Gesù.

“Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”. Di conformazione minuta, ma di fede salda quanto la roccia, a Madre Teresa di Calcutta fu affidata la missione di proclamare l’amore assetato di Gesù per l’umanità, specialmente per i più poveri tra i poveri.

La più piccola dei cinque figli di Nikola e Drane Bojaxhiu, fu battezzata Gonxha Agnes, ricevette la Prima Comunione all’età di cinque anni e mezzo e fu cresimata nel novembre 1916. Dal giorno della Prima Comunione l’amore per le anime entrò nel suo cuore.

L’improvvisa morte del padre, avvenuta quando Agnes aveva circa otto anni, lasciò la famiglia in difficoltà finanziarie. Drane allevò i figli con fermezza e amore, influenzando notevolmente il carattere e la vocazione della figlia.

La formazione religiosa di Gonxha fu rafforzata ulteriormente dalla vivace parrocchia gesuita del Sacro Cuore, in cui era attivamente impegnata. Fin dalla Prima Comunione, l’amore per le anime entrò nel suo cuore.

Dalla Macedonia all’India

All’età di diciotto anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928, per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “le Suore di Loreto”, in Irlanda. Lì ricevette il nome di suor Mary Teresa, come Santa Teresa di Lisieux.

In dicembre partì per l’India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa venne mandata presso la comunità di Loreto a Entally e insegnò nella scuola per ragazze, St. Mary.

Il 24 maggio 1937 suor Teresa fece la Professione dei voti perpetui, divenendo, come lei stessa disse: “la sposa di Gesù” per “tutta l’eternità”. Da quel giorno fu sempre chiamata Madre Teresa.

Continuò a insegnare a St. Mary e nel 1944 divenne la direttrice della scuola. Persona di profonda preghiera e amore intenso per le consorelle e per le sue allieve, Madre Teresa trascorse i venti anni della sua vita a “Loreto” con grande felicità.

Conosciuta per la sua carità, per la generosità e il coraggio, per la propensione al duro lavoro e per l’attitudine naturale all’organizzazione, visse la sua consacrazione a Gesù, tra le consorelle, con fedeltà e gioia.

La “chiamata nella chiamata”

Il 10 settembre 1946, durante il viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling per il ritiro annuale, Madre Teresa ricevette l’“ispirazione”, la sua “chiamata nella chiamata”. Quel giorno, in che modo non lo raccontò mai, la sete di Gesù per amore e per le anime si impossessò del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare la Sua sete divenne il cardine della sua esistenza.

Durante un viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling, ricevette quella che lei chiamò l’ispirazione, la sua “chiamata nella chiamata”. In quel giorno, sentì la sete di Gesù impossessarsi del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare questa sete di amore e anime divenne il centro della sua esistenza.

Nel corso delle settimane e dei mesi successivi, per mezzo di locuzioni e visioni interiori, Gesù le rivelò il desiderio del suo Cuore per “vittime d’amore” che avrebbero “irradiato il suo amore sulle anime.”

”Vieni, sii la mia luce”, la pregò. “Non posso andare da solo”. Le rivelò la sua sofferenza nel vedere l’incuria verso i poveri, il suo dolore per non essere conosciuto da loro e il suo ardente desiderio per il loro amore.

La richiesta di Gesù: “Vieni, sii la mia luce. Non posso andare da solo” divenne il motore della sua azione. La invitò così a fondare una nuova comunità religiosa, le Missionarie della Carità, interamente votate al servizio dei più poveri tra i poveri.

Circa due anni di discernimento e verifiche trascorsero prima che Madre Teresa ottenesse il permesso di cominciare la sua nuova missione. Dopo circa due anni di discernimento, Madre Teresa ottenne il permesso di iniziare la sua nuova missione.

Il sari bianco e l’inizio della missione

Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il sari bianco bordato d’azzurro e oltrepassò il cancello del suo amato convento di “Loreto” per entrare nel mondo dei poveri.

Dopo un breve corso con le Suore Mediche Missionarie a Patna, Madre Teresa rientrò a Calcutta e trovò un alloggio temporaneo presso le Piccole Sorelle dei Poveri. Il 21 dicembre andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di alcuni bambini, si prese cura di un uomo anziano che giaceva ammalato sulla strada e di una donna che stava morendo di fame e di tubercolosi.

Iniziò visitando famiglie, curando i malati e servendo coloro che erano “non voluti, non amati, non curati”. Iniziava ogni giornata con Gesù nell’Eucaristia e usciva con la corona del Rosario tra le mani, per cercare e servire Lui in coloro che sono “non voluti, non amati, non curati”.

Un’infarinatura di medicina presso un ospedale, ed eccola avventurarsi nell’inferno dello slum di Motijhil. I primi strumenti di lavoro furono acqua e sapone per lavare bambini, vecchi piagati e donne sofferenti; ma anche la mano tesa con cui andava in giro mendicando cibo e medicine per loro.

Dopo pochi giorni Teresa aprì una scuola improvvisata sotto un albero, scrivendo lettere e numeri per terra con un bastoncino. La prova più impegnativa, però, furono le strade.

Alcuni mesi più tardi si unirono a lei, l’una dopo l’altra, alcune sue ex allieve. Presto alcune sue ex allieve si unirono a lei.

La fondazione delle Missionarie della Carità

Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità veniva riconosciuta ufficialmente nell’Arcidiocesi di Calcutta. Nel 1950, con l’approvazione di Papa Pio XII, fondò le Missionarie della Carità, congregazione religiosa che avrebbe conosciuto una diffusione straordinaria.

Tanto che, nel 1950, con un decreto della Santa Sede nasceva la Congregazione delle Missionarie della Carità: con un contorno di sole 12 consorelle e di uno stile di vita sobriamente francescano, nasceva così ufficialmente anche “Madre” Teresa.

Come loro veste Madre Teresa scelse un sari bianco a strisce azzurre, i colori della casta degli Intoccabili. Il 17 agosto 1948 indossò per la prima volta il sari bianco bordato d’azzurro, lasciando il convento di Loreto per entrare nel mondo dei poveri.

La nuova congregazione nacque per servire le persone lasciate ai margini della società, senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione. La sua opera comprendeva la distribuzione di cibo, l’insegnamento, l’assistenza ai malati e ai moribondi.

AnnoSviluppo dell’opera
1946Madre Teresa riceve la “chiamata nella chiamata”.
1948Indossa per la prima volta il sari bianco bordato d’azzurro.
1950La Congregazione delle Missionarie della Carità viene riconosciuta ufficialmente.
1963Fondazione dei Fratelli Missionari della Carità.
1976Nasce il ramo contemplativo delle sorelle.
1979Madre Teresa riceve il Premio Nobel per la Pace.
1984Fondazione dei Padri Missionari della Carità.
1997Madre Teresa muore a Calcutta.
2003Giovanni Paolo II proclama beata Madre Teresa.
2016Papa Francesco proclama santa Madre Teresa.

Le opere di misericordia

Da quel momento in poi, ogni opera di misericordia divenne parte della loro vita quotidiana. Dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati non era un’azione saltuaria: ogni giorno, le suore distribuivano centinaia di pasti nelle baraccopoli indiane.

A Calcutta, molte famiglie vivevano con meno di un dollaro al giorno, senza accesso né al cibo né all’acqua potabile. Madre Teresa organizzò cucine mobili e sistemi di approvvigionamento idrico per portare un minimo di sussistenza a chi non ne aveva.

Vestire gli ignudi e accogliere i senzatetto era altrettanto urgente. I bambini di strada, gli anziani abbandonati e i disabili venivano accolti nelle case delle Missionarie.

Uno dei luoghi più famosi è la Casa Kalighat per i morenti, Nirmal Hriday, fondata nel 1952: un’ex struttura abbandonata concessa dal comune, che diventò un rifugio per chi stava per morire.

Lì, persone raccolte dalla strada venivano lavate, curate e accompagnate fino alla fine con dignità e amore. La struttura offriva ai malati incurabili rifiutati dagli ospedali un posto dove morire con dignità secondo i riti della propria fede.

Sul fronte della cura dei malati, Madre Teresa e le sue suore lavorarono tra lebbrosi, tubercolotici e, in tempi più recenti, malati di HIV/AIDS. In un’epoca in cui questi soggetti erano emarginati o rifiutati persino negli ospedali, lei li definiva “il volto sofferente di Cristo”.

Fondò lebbrosari, ospedali mobili e centri di riabilitazione. Visitava anche i carcerati, portando conforto e sacramenti, e si occupava personalmente della sepoltura dei morti, spesso ignorati dalla società civile.

Nella formazione dei bambini poveri, Madre Teresa fondò scuole gratuite, dove si insegnava non solo a leggere e scrivere, ma anche a pregare e a vivere secondo il Vangelo. Non mancava mai di consolare chi era nell’afflizione, specie le madri sole, i genitori disperati, o i morenti soli.

La crescita internazionale della congregazione

Agli inizi del 1960 Madre Teresa iniziò a inviare le sue sorelle in altre parti dell’India. Il Diritto Pontificio concesso alla Congregazione dal Papa Paolo VI nel febbraio 1965 la incoraggiò ad aprire una casa di missione in Venezuela.

Ad essa seguirono subito altre fondazioni a Roma e in Tanzania e, successivamente, in tutti i continenti. A cominciare dal 1980 fino al 1990, Madre Teresa aprì case di missione in quasi tutti i paesi comunisti, inclusa l’ex Unione Sovietica, l’Albania e Cuba.

Per rispondere meglio alle necessità dei poveri, sia fisiche, sia spirituali, Madre Teresa fondò nel 1963 i Fratelli Missionari della Carità; nel 1976 il ramo contemplativo delle sorelle, nel 1979 i Fratelli contemplativi, e nel 1984 i Padri Missionari della Carità.

Inoltre, formò i Collaboratori di Madre Teresa e i Collaboratori Ammalati e Sofferenti, aprendo la sua spiritualità a persone di diverse fedi. Formò persone di diverse confessioni di fede e nazionalità con cui condivise il suo spirito di preghiera, semplicità, sacrificio e il suo apostolato di umili opere d’amore.

In risposta alla richiesta di molti sacerdoti, nel 1991 Madre Teresa dette vita anche al Movimento Corpus Christi per Sacerdoti come una “piccola via per la santità” per coloro che desideravano condividere il suo carisma e spirito.

Nel tempo, le Missionarie della Carità si diffusero in oltre 130 Paesi, con oltre 700 case in tutto il mondo. Nel 1997 le suore di Madre Teresa erano circa 4.000, presenti nelle 610 case di missione sparse in 123 paesi del mondo.

Questo portò Madre Teresa anche a scenari di guerra e crisi umanitarie, come in Libano, Etiopia, Bosnia, e persino Chernobyl, sempre con l’obiettivo di portare misericordia dove c’era dolore.

Una presenza nelle guerre e nelle crisi umanitarie

Nel 1982, a Beirut, in Libano, Madre Teresa salva dai bombardamenti un gruppo di bambini di un orfanotrofio. Disabili e malati, i piccoli erano stati abbandonati dal personale in fuga.

I viaggi non si limitavano agli incontri con i vip: nel 1982, durante l’assedio di Beirut, in Libano, costrinse israeliani e palestinesi a un cessate-il-fuoco che salvò la vita ai piccoli pazienti di un ospedale in prima linea.

E, ancora, prestò la sua opera dopo lo scoppio della centrale nucleare di Chernobyl, nell’Etiopia affamata dalla carestia e tra i terremotati dell’Armenia.

Il suo operato era instancabile, lottava contro l’ipocrisia di chi preferisce voltarsi dall’altra parte, nascondendosi dietro scuse e senza riconoscere la propria responsabilità e il proprio egoismo.

Il Premio Nobel per la Pace

Madre Teresa di Calcutta ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1979. Questo importante riconoscimento onorò la sua opera.

In quegli anni di rapida espansione della sua missione, il mondo iniziò a rivolgere l’attenzione verso Madre Teresa e il lavoro che aveva intrapreso e il Premio Nobel fu una delle numerose onorificenze che le furono conferite.

Nel 1979, a consacrarne la statura internazionale era già arrivata l’epocale consegna del Nobel: tra frac e abiti di gala, lei si era presentata come al solito, con sandali e sari di cotone, sfidando le temperature polari di Oslo.

Sia i riconoscimenti che l’attenzione mediatica furono accolti “per la gloria di Dio e in nome dei poveri”. Tutto ricevette, sia i riconoscimenti sia le attenzioni, “per la gloria di Dio e in nome dei poveri”.

Il Premio Nobel per la Pace fu una delle numerose onorificenze che le furono conferite, insieme al Premio indiano Padmashri nel 1962 e a numerosi altri riconoscimenti.

Una fama mondiale al servizio dei poveri

L’influenza di Madre Teresa crebbe rapidamente, anche grazie all’attenzione da parte dei media di tutto il mondo. Con l’aiuto di personalità locali e straniere aprì centri di accoglienza e cura per i poveri, i malati, i lebbrosi.

Un potente moltiplicatore di possibilità fu certamente la fama: il ruolo di star della carità portava infatti a Madre Teresa strette di mano con i potenti della Terra, lauree honoris causa e riconoscimenti a pioggia, ma anche aiuti e donazioni utili alla causa.

Giovanni Paolo II la ammirava, Reagan la premiò alla Casa Bianca, la “principessa triste” Lady Diana andò a lavorare da lei come volontaria, l’Onu le aprì le porte.

Lei era solita intrattenere rapporti con re e capi di stato, collaborava con personalità locali e straniere per aprire e gestire i centri di accoglienza e cura per i bisognosi.

La notorietà di Madre Teresa era comunque ancora agli inizi, e del resto in quegli anni l’opera delle consorelle rimase confinata ai bassifondi di Calcutta. Presto, però, la religiosa poté contare a sorpresa su un potente alleato mediatico: il documentario Qualcosa di bello per Dio che il giornalista britannico Malcom Muggeridge girò nel 1969 sull’attività delle missionarie.

Il filmato fece il giro del mondo e la fama della missionaria lievitò di pari passo. Fu così che, con l’assenso papale a espandersi fuori dall’India, iniziò una crescita che i decenni successivi non avrebbero fatto che confermare.

La spiritualità di Madre Teresa

La visione di Madre Teresa, che emerge con forza dal suo pensiero religioso, è profondamente cristocentrica e si concentra sull’amore di Gesù e sul servizio ai più poveri visti come incarnazioni di Cristo stesso.

Il fulcro della sua spiritualità fu l’ispirazione del 10 settembre 1946, la sua “chiamata nella chiamata”, in cui sentì la sete di Gesù per amore e per le anime impossessarsi del suo cuore.

Un pilastro fondamentale della sua visione era l’identificazione di Cristo con i poveri. Madre Teresa credeva fermamente nel Vangelo di Matteo 25,40: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Di conseguenza, la sua missione era cercare e servire Gesù in coloro che erano “non voluti, non amati, non curati”. Vedeva nel volto sfigurato dei poveri il volto di Cristo stesso.

La sua vita era alimentata da una profonda fede nell’Eucaristia. Lei assicurava che chi non riconosce Gesù nell’Eucarestia non può riconoscerlo nei poveri.

Questo legame tra l’adorazione eucaristica e il servizio ai poveri era essenziale nel suo pensiero. La preghiera silenziosa e l’adorazione davanti al Santissimo Sacramento erano cruciali per lei.

In questi momenti sentiva risuonare il grido di Gesù sulla croce: “Ho sete”, un grido che la spingeva ad andare verso i poveri per dissetare questa sete d’amore.

Madre Teresa aveva una grande devozione a Maria, considerandola la prima Missionaria della Carità e un modello da imitare. Pregava Maria chiedendo un cuore capace di amare e servire Gesù nei poveri.

La sua concezione della carità cristiana andava oltre l’assistenza sociale, radicandosi nell’amore per Dio come unico oggetto degno di essere amato con tutto il cuore. Questa carità era caratterizzata dal puro dono, dal cuore in azione e dal disinteresse, sull’esempio di Gesù.

La “notte” interiore

Eppure, per una lunghissima stagione della sua vita, sperimentò il silenzio di Dio, sentendosi abbandonata da Lui. Il suo segreto, rivelato dopo la morte, fu l’esperienza della “oscurità”, una profonda sensazione di separazione da Dio che paradossalmente la condusse a una più intima unione con Lui e alla condivisione della desolazione dei poveri.

Nascosta agli occhi di tutti, nascosta persino a coloro che le stettero più vicino, la sua vita interiore fu contrassegnata dall’esperienza di una profonda, dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, addirittura rifiutata da Lui, assieme a un crescente desiderio di Lui.

Chiamò la sua prova interiore: “l’oscurità”. La “dolorosa notte” della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la vita, condusse Madre Teresa a un’unione ancora più profonda con Dio.

Attraverso l’oscurità partecipò misticamente alla sete di Gesù, al suo desiderio, doloroso e ardente, di amore, e condivise la desolazione interiore dei poveri.

Una fede eroica, salda e senza compromessi, sottolinea padre Brian, che spicca ancor più proprio per questo doloroso e prolungato periodo di prova.

Pur avendo interiormente questo senso di vuoto e di oscurità che riempiva la sua esistenza, era riuscita a colmarlo con una vita attiva, contraddistinta dalla gioia e dal sorriso.

Essere riuscita a nascondere questo vuoto interiore, a mio modo di vedere, equivale a una forma di amore eroico. Soprattutto se analizzato alla luce della grave forma di depressione di cui soffriva.

Perché era più preoccupata per gli altri e della loro sofferenza che per se stessa. Sorrideva anche quando suo padre manifestava i segni della malattia mentale di cui tutti le attribuivano la responsabilità.

Lei diceva: “Soffro, però sorrido ancora di più”. Era questo il suo modo di agire: affrontare tutto con un sorriso: “Voglio essere una apostola di gioia anche nell’oscurità”.

La carità come incontro con Cristo

Si potrebbe dire che “misericordia” è stato il secondo nome di Madre Teresa che, in ogni suo gesto, ha voluto rispondere al grido di Gesù sulla croce: «Ho sete!». Quel grido che tanto l’aveva colpita da averlo voluto sempre presente, con un’insegna, sui muri delle case dove le sue Missionarie della Carità anche oggi servono gli ultimi tra gli ultimi.

L’immagine di Madre Teresa che si china sui lebbrosi riporta alla memoria un noto scambio di battute tra la «piccola matita di Dio» e lo scrittore di viaggi Bruce Chatwin.

A quest’ultimo, che in un serrato confronto le disse che nemmeno per un milione di dollari avrebbe baciato un lebbroso, Madre Teresa prontamente replicò che neppure lei l’avrebbe fatto mai. Se non per Cristo.

Era il suo modo di esprimere una visione di fede che le faceva intravedere Gesù in ogni persona. È una forma di misticismo amare Cristo in ogni essere umano.

Madre Teresa è stata, dunque, un segno concreto della misericordia di Dio. Tutto il lavoro delle Missionarie della Carità è stato ed è un’opera di misericordia corporale e spirituale.

Madre Teresa non pronunciava spesso la parola “misericordia”. Era una delle tante parole che usava. Prediligeva la parola “tenerezza”, riconducendola a Dio.

Era solita parlare dell’amore tenero di Dio per noi, richiamando l’immagine cara al profeta Osea, questo senso di misericordia e di amore, molto personale.

La dignità degli ultimi

Madre Teresa ha rovesciato la tradizionale asimmetria delle pratiche di assistenzialismo, spesso condotte dall’alto al basso. Sul modello evangelico diede esempio di relazione reciproca tra chi dona e chi riceve nella comprensione e nel rispetto, attraverso la condivisione di stili e condizioni di vita.

Per lei “essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano possa provare”. Particolare attenzione ha perciò dedicato all’isolamento sociale.

Per questo le sue iniziative sono sempre state inclusive, anche in relazione alle diversità di cultura, lingua e religione. Ha spazzato via da sé le distinzioni di fedi, di razza, di origine, di cultura, di lingua o di stato sociale.

C’è un solo Dio, ed è Dio per tutti. Per questo è importante che ognuno appaia uguale dinanzi a Lui.

Ho sempre detto - ha scritto Madre Teresa - che dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore e un cattolico a diventare un cattolico migliore.

Crediamo che il nostro lavoro debba essere d’esempio alla gente. Con questa esemplarità di vita cristiana Madre Teresa di Calcutta è oggi elevata al culto della Chiesa universale.

La sua missione non si limitava a un’assistenza materiale, ma era un dono puro del cuore, motivato da un profondo amore per Dio. La sua intera vita fu una dimostrazione della gioia che si prova nell’amare e della dignità intrinseca di ogni essere umano.

La morte e la memoria

Durante gli ultimi anni della sua vita, nonostante i crescenti seri problemi di salute, Madre Teresa continuò a guidare la sua Congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della Chiesa.

Nel marzo 1997 benedisse la neo-eletta nuova Superiora Generale delle Missionarie della Carità e fece ancora un viaggio all’estero. Dopo avere incontrato il Papa Giovanni Paolo II per l’ultima volta, rientrò a Calcutta e trascorse le ultime settimane di vita ricevendo visitatori e istruendo le consorelle.

Il 5 settembre 1997 la vita terrena di Madre Teresa giunse al termine. Il governo indiano le rese l’onore dei funerali di Stato e il suo corpo fu sepolto nella Casa Madre delle Missionarie della Carità.

La sua tomba divenne rapidamente un luogo di pellegrinaggi e di preghiera per persone di ogni fede, sia povere che ricche, senza alcuna distinzione.

Sulla sua semplice tomba bianca a Calcutta, meta di pellegrinaggi di credenti di ogni fede, è stato inciso un verso del Vangelo di Giovanni: “Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi”.

Il cammino verso la beatificazione

Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, il Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione.

Il 20 dicembre 2002 approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui miracoli. Nel 2003 fu proclamata beata da Giovanni Paolo II.

Non essendo Teresa una martire della fede, serviva però, a norma di legge, un miracolo. Il Vaticano accettò l’inspiegabilità della guarigione, elevando nel 2003 Madre Teresa “agli onori degli altari”, secondo la formula di rito.

La beatificazione di Madre Teresa fu celebrata il 19 ottobre 2003 in Piazza San Pietro, con Giovanni Paolo II. In piazza San Pietro la cerimonia di beatificazione di Madre Teresa fu accompagnata dall’immagine della religiosa raffigurata sull’arazzo esposto sul colonnato del Bernini.

La canonizzazione del 4 settembre 2016

Domenica 4 settembre, nel corso della Santa Messa celebrata in mattinata in Piazza San Pietro, papa Francesco presiede il rito della canonizzazione della Beata Teresa di Calcutta (1910-1997).

Madre Teresa, la “santa dei bassifondi di Calcutta”, è Santa per tutta la Chiesa cattolica. Papa Francesco ne ha presieduto il rito di canonizzazione in una gremitissima Piazza San Pietro, davanti a circa 120 mila persone, arrivate da tutto il mondo, soprattutto dall’Albania, terra madre della giovane Agnes, e dall’India, terra di vita e sepoltura, 19 anni fa, di Santa Madre Teresa.

Con Francesco hanno concelebrato 70 cardinali, 400 vescovi e oltre 1700 sacerdoti. Tantissimi anche i volontari, che oggi concludono il Giubileo a loro dedicato.

La formula solenne pronunciata dal Papa fu: “Beatam Teresiam de Calcutta Sanctam esse decernimus et definimus ac Sanctorum Catalogo adscribimus”.

Grande l’applauso quando Papa Francesco proclama Santa una “generosa dispensatrice della misericordia divina”: è questo che è stata Teresa di Calcutta, colei che da Madre dei poveri, non ha mai mancato di rendersi disponibile a tutti “attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata”.

Francesco proclama Santa colei che ha donato la sua vita a tutti quegli ultimi che nel nostro mondo sono sempre di più: “Si è impegnata in difesa della vita proclamando incessantemente che ‘chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero’”.

“Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini - dinanzi ai crimini! - della povertà creata da loro stessi.”

“La misericordia è stata per lei il ‘sale’ che dava sapore a ogni sua opera, e la ‘luce’ che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere, per piangere la loro povertà e sofferenza”.

Il messaggio di Papa Francesco

La missione di Madre Teresa ha attraversato le periferie delle città e quelle esistenziali, e oggi - dice Francesco - continua ad essere “testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri”.

“Oggi consegno questa emblematica figura di donna e di consacrata a tutto il mondo del volontariato: lei sia il vostro modello di santità!”

“Penso che, forse, avremo un po’ di difficoltà nel chiamarla Santa Teresa: la sua santità è tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda che spontaneamente continueremo a dirle: ‘Madre Teresa’”.

Questa instancabile operatrice di misericordia ci aiuti a capire sempre più che l’unico nostro criterio di azione è l’amore gratuito, libero da ogni ideologia e da ogni vincolo e riversato verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione.

Il Papa cita la santa, quando diceva: «Forse non parlo la loro lingua, ma posso sorridere», per poi chiedere che si porti “nel cuore il suo sorriso” per donarlo a coloro che incontriamo durante la nostra vita, “specialmente a quanti soffrono”.

Perché è così che “apriremo orizzonti di gioia e di speranza a tanta umanità sfiduciata e bisognosa di comprensione e di tenerezza”.

L’appello di Francesco ai fedeli, nella giornata dedicata alla santa della misericordia, è di “tradurre in concreto ciò che invochiamo nella preghiera e professiamo nella fede”.

“Non esiste alternativa alla carità”, dice, “quanti si pongono al servizio dei fratelli, benché non lo sappiano, sono coloro che amano Dio”.

La vita cristiana, tuttavia, non è un semplice aiuto che viene fornito nel momento del bisogno. Se fosse così sarebbe certo un bel sentimento di umana solidarietà che suscita un beneficio immediato, ma sarebbe sterile perché senza radici.

L’impegno che il Signore chiede, al contrario, è quello di una vocazione alla carità con la quale ogni discepolo di Cristo mette al suo servizio la propria vita, per crescere ogni giorno nell’amore.

A Dio è gradita ogni opera di misericordia, perché nel fratello che aiutiamo riconosciamo il volto di Dio che nessuno può vedere. E ogni volta che ci chiniamo sulle necessità dei fratelli, noi abbiamo dato da mangiare e da bere a Gesù; abbiamo vestito, sostenuto, e visitato il Figlio di Dio. Insomma, abbiamo toccato la Carne di Cristo.

La canonizzazione e il mondo del volontariato

Francesco si rivolge al mondo del volontariato presente in massa in Piazza San Pietro per il loro Giubileo e a questa folla, “che rende visibile” l’amore di Dio “per ogni persona”, ripete le parole dell’apostolo Paolo: «La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, poiché il cuore dei credenti è stato confortato per opera tua».

“Quanti cuori i volontari confortano! Quante mani sostengono; quante lacrime asciugano; quanto amore è riversato nel servizio nascosto, umile e disinteressato!”

“Questo lodevole servizio dà voce alla fede - dà voce alla fede! - ed esprime la misericordia del Padre che si fa vicino a quanti sono nel bisogno”.

Chi serve gli ultimi e i bisognosi per amore di Gesù non si aspetta né ringraziamenti né gratifiche, ma vi rinuncia perché ha “scoperto il vero amore”.

“Come il Signore mi è venuto incontro e si è chinato su di me nel momento del bisogno, così anch’io vado incontro a Lui e mi chino su quanti hanno perso la fede o vivono come se Dio non esistesse, sui giovani senza valori e ideali, sulle famiglie in crisi, sugli ammalati e i carcerati, sui profughi e immigrati, sui deboli e indifesi nel corpo e nello spirito, sui minori abbandonati a sé stessi, così come sugli anziani lasciati soli”.

Dovunque ci sia una mano tesa che chiede aiuto per rimettersi in piedi - è la richiesta di Francesco - lì deve esserci la nostra presenza e la presenza della Chiesa che sostiene e dona speranza, facendolo “con la viva memoria della mano tesa del Signore su di me quando ero a terra”.

Il pranzo con i poveri in Vaticano

Nel giorno della canonizzazione di madre Teresa un’iniziativa speciale è stata dedicata ai più poveri e bisognosi, invitati oltre che alla cerimonia di canonizzazione a un pranzo in Vaticano a base di autentica pizza napoletana, direttamente da Papa Francesco.

L’invito del Pontefice è arrivato a 1500 poveri, provenienti in gran parte dai dormitori delle case delle suore di madre Teresa in Italia, per tramite dell’Elemosiniere pontificio, mons. Konrad Krajewski.

Dopo averli accompagnati sul sagrato da dove hanno assistito alla messa da postazioni di prima fila nel reparto San Pietro, ha svolto gli “onori di casa” nell’atrio dell’aula Paolo VI, dove è stato offerto il pranzo d’eccezione.

Furono preparate oltre 3mila pizze cucinate con forni mobili da 20 pizzaioli campani. E non è mancata, a chiusura del menu, come dolce, anche la tipica sfogliatella napoletana.

Gli invitati speciali partirono la notte precedente a bordo di pullman messi a disposizione per l’occasione, dalle città di Milano, Bologna, Firenze, Napoli e dalla stessa Roma.

Si tratta di indigenti, senzatetto ma anche donne rimaste senza lavoro ospitati e assistiti nei centri gestiti dalle suore della Congregazione fondata da Madre Teresa in India e oggi attiva in 139 Paesi del mondo.

Il significato della santità di Madre Teresa

Madre Teresa di Calcutta è stata il simbolo della carità. Ha dedicato la sua vita al bisogno dei più deboli e dei poveri diventando un esempio da seguire e di ispirazione per tutto il mondo.

La fede, attraverso la quale l’uomo si affida completamente a Dio, la speranza, nei confronti di una vita eterna e l’impegno di meritarsela, e la carità, come promessa, come punto di partenza e di arrivo di tutte le virtù.

La carità è quella virtù in nome della quale l’uomo ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stesso. Non c’è nulla di più grande per un cristiano.

Possiamo seguire l’esempio di Madre Teresa per comprendere come sia possibile portare alla luce questa virtù e farne lo scopo della vita.

La sua esistenza e la sua opera hanno rappresentato una testimonianza concreta dell’amore di Gesù per l’umanità, in particolar modo per coloro che versano nella più grande povertà.

Madre Teresa è il vero grande esempio di carità. Grazie alla sua sconfinata opera di misericordia, la sua carità non era fatta solo di preghiera ma soprattutto di azione.

Il lavoro di Madre Teresa di Calcutta era quello di denunciare le azioni che determinavano le situazioni di degrado e sofferenza.

Amava chiunque capitasse davanti al suo cammino proprio come lo avrebbe amato lo stesso Gesù, perdonandolo, accogliendolo e prendendosi cura di lui come un figlio o un fratello.

La sua figura è stata paragonata a una finestra attraverso la quale Dio ha mostrato il suo amore e seminato speranza nell’umanità.

L’eredità lasciata al mondo

La presenza di Madre Teresa ha rappresentato per la società un potente richiamo ai valori fondamentali del Vangelo, divenendo un simbolo universale di carità e compassione.

Madre Teresa ha incarnato la gioia di amare, mostrando con la sua esistenza la grandezza e la dignità di ogni essere umano, anche di coloro che il mondo spesso dimentica o rifiuta.

Attraverso le sue umili opere d’amore, ha reso visibile la forza trasformatrice della carità cristiana, un amore che ha per oggetto primario Dio e che si riversa sul prossimo, specialmente sui più bisognosi, vedendo in loro il volto stesso di Cristo.

La sua dedizione instancabile ai “non voluti, non amati, non curati” ha scosso le coscienze, ricordando a tutti che i poveri hanno prima di tutto bisogno di amore e di vedere l’amore di Dio reso tangibile.

Ella ha insegnato che la vera carità va oltre l’assistenza materiale, toccando il cuore delle persone e offrendo loro dignità e affetto.

Nonostante le sue profonde sofferenze interiori, la sua fede incrollabile e la sua perseveranza nel seguire la chiamata di Gesù: “Vieni, sii la mia luce” l’hanno resa un modello di speranza invincibile.

La sua vita ha dimostrato che anche le azioni più piccole, fatte con amore e fedeltà, hanno un valore incommensurabile.

Madre Teresa ci ha lasciato un’eredità preziosa, ricordandoci che l’amore per Gesù si concretizza nel servizio ai poveri e che riconoscere Cristo nell’Eucaristia è inscindibile dal riconoscerlo nel volto sofferente dell’umanità.

Il suo esempio continua a ispirare a vivere d’amore nel quotidiano e a donare tutto a Gesù che ha sete del nostro amore.

Tomba di Madre Teresa a Calcutta

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