I luoghi della Bibbia: geografia della storia della salvezza

I luoghi della Bibbia non sono soltanto punti segnati su una carta geografica, ma gli spazi concreti nei quali si è svolta la storia della salvezza. La Terra Santa è la terra percorsa da Gesù, il contesto nel quale il Figlio di Dio si è incarnato, ha condiviso la nostra vita ed è venuto a mostrare l’amore del Padre.

Per conoscere meglio Gesù andiamo a conoscere la sua terra. Ogni luogo è nominato perché proprio lì, e non altrove, il Padre ha compiuto la salvezza. Una «geografia della salvezza» è coessenziale alla «storia della salvezza».

La Terra Santa e i suoi nomi nella Bibbia

La regione naturale comunemente conosciuta con il nome di Israele o Palestina è collocata nella zona meridionale della costa più orientale del Mediterraneo, suddivisa attualmente tra i moderni stati di Israele e Giordania, interessando in piccola parte anche il Libano e la Siria. Nella Bibbia questo territorio viene chiamato in 5 modi diversi: Terra di Canaan (Es 15, 15), Terra di Israele (1Sam 13, 19), Terra Santa (Zc 2, 16), Giudea (Lc 1, 5 e At 10, 37), Terra promessa (Eb 11, 9).

Con questo nome i traduttori greci della Bibbia hanno chiamato la regione abitata dai Filistei, situata sulle coste del mar mediterraneo, ai confini con la Fenicia (al nord) e con i territori egiziani (al sud). Palestina significa, perciò, «terra dei Filistei». Al tempo dei patriarchi, essa era chiamata Canaan, nome che significa «terra di mercanti».

La terra abitata dal popolo di Dio è descritta con altri nomi: «la terra dove scorre latte e miele» (Zc 7,14); «la terra promessa», «la terra santa» (Zc 2,16). Dai cristiani è indicata come Terra Santa, terra percorsa dal Santo, da Gesù.

La Palestina ai tempi di Gesù era una regione collocata lungo la costa orientale del Mediterraneo. La parte settentrionale era la Galilea, la parte centrale la Samaria e la parte meridionale la Giudea, dove si trovava Gerusalemme.

La geografia della Terra Santa

Terra Santa è la zona che va da Dan al nord fino a Bersabea al sud, ad est il fiume Giordano ad ovest il Mar Mediterraneo. Da nord a sud si trova la depressione della Valle del Giordano, la catena montuosa centrale e la costa del Mediterraneo.

L'Israele biblico può essere suddiviso longitudinalmente in quattro fasce ben distinte. La Transgiordania, ad est del Giordano, è un altopiano diviso da quattro fiumi (Zered, Arnon, Iabbok e Iarmuk) in cinque regioni geografiche che, da sud a nord, sono Edom, Moab, Ammon, Galaad e Bashan, nomi che spesso si ritrovano nella Bibbia.

Edom, Moab e Ammon (da cui proviene l'attuale nome della capitale della Giordania, Amman) sono esistiti come stati indipendenti spesso in lotta con l'Israele veterotestamentario.

La fossa giordanica, lunga 440 km, è la depressione più profonda della superficie terrestre, raggiungendo i 396 metri sotto il livello del mare, nel Mar Morto. Si divide in quattro parti: quella delle sorgenti del Giordano e del lago di Tiberiade, quella del Giordano, quella del Mar Morto e, infine, quella dell'estremo sud detto «l'Araba».

La zona centrale della Palestina è la più importante per la storia e per la Bibbia. Può essere idealmente divisa in tre fasce orizzontali. Al nord la Galilea è caratterizzata da una scia di colline settentrionali e da una vasta e fertile pianura detta di Izreel o di Esdrelon.

Al centro si trova la Samaria, così denominata dalla sua capitale, sede di uno dei due regni in cui si spezzò l'impero di Salomone, alla sua morte. Oltre a Samaria ricordiamo le città di Sichem, Betel e Shilo.

A sud si trova la Giudea, formata da monti, altopiani e deserto e centrata su Gerusalemme. È lo scenario della seconda parte del ministero pubblico di Gesù e della sua morte e risurrezione. Verso la zona meridionale essa diventa molto arida e desolata. L'altezza media dei monti è sugli 850 metri.

La fascia costiera, che ai tempi dell'Antico Testamento era abitata dai «filistei», deve a loro il nome di «Palestina». Erano un gruppo appartenente ai cosiddetti «popoli del mare» che invasero le coste del Mediterraneo orientale intorno al 1200 a.C., come risulta dai testi egiziani dell'epoca e dalle evidenze archeologiche.

Infine è da considerare la zona desertica a sud, quella del deserto del Neghev. È subito a ridosso delle città di Beersheba e di Arad, dopo le quali comincia il deserto, differente da quello del Sinai, con il quale pure è contiguo.

Cartina geografica della Terra Santa

Le principali regioni bibliche

La Galilea

La parte settentrionale è la Galilea, fertile regione agricola. È la scena della vita privata del Cristo e del suo primo ministero pubblico: Nazaret, Cafarnao, lago di Tiberiade, Cana e altri luoghi evangelici.

La Galilea è suddivisa a sua volta in Alta Galilea, a partire dalle pendici del monte Hermon, e Bassa Galilea. Qui Gesù trascorre gli anni della vita nascosta e avvia la predicazione pubblica.

La Samaria

La Samaria occupa la parte centrale della Palestina. La regione prende il nome dalla sua capitale e conserva il ricordo di città bibliche come Sichem, Betel e Shilo.

La Samaria è anche una regione di passaggio tra la Galilea e la Giudea. La sua posizione permette di comprendere la varietà geografica e religiosa del paese nel quale si svolgono gli episodi evangelici.

La Giudea

La Giudea è la regione meridionale, formata da montagne, altopiani e zone desertiche. È centrata su Gerusalemme e comprende Betlemme, il deserto di Giuda e numerosi luoghi legati agli ultimi giorni della vita terrena di Gesù.

La Giudea è lo scenario della seconda parte del ministero pubblico di Gesù e della sua morte e risurrezione. Verso sud la regione diventa sempre più arida e desolata.

La Transgiordania

La Transgiordania si trova a est del Giordano. Il suo altopiano comprende Edom, Moab, Ammon, Galaad e Bashan, regioni spesso ricordate nella Bibbia.

La Transgiordania permette di collegare i racconti biblici con luoghi come il monte Nebo, le alture di Moab e la fortezza di Macheronte, che si trovano sul lato orientale della depressione del Giordano.

La Terra Promessa come crocevia dei popoli

Anticamente la piccola striscia chiamata Terra Promessa era un importante crocevia e altre nazioni cercarono di impossessarsene per i suoi fertili campi di grano, le sue vigne e i suoi oliveti (De 8:8; Gdc 15:5).

La posizione della Terra Promessa consente di comprendere meglio il rapporto tra Israele e le grandi potenze dell'antichità. Vedendo dove si trovavano l'Assiria e l'Egitto rispetto alla Terra Promessa si possono capire meglio le profezie che ne fanno menzione (Isa 7:18; 27:13; Os 11:11; Mic 7:12).

L'indice delle cartine può aiutare a individuare sulle cartine un determinato luogo. A ogni voce è associato il numero della cartina, seguito dal riferimento alla griglia della cartina composto da una lettera e un numero.

Un punto interrogativo dopo un nome indica che la località mostrata sulla cartina è quella possibile o probabile, ma non ancora certa. L'ubicazione di certi luoghi biblici è attualmente sconosciuta, per cui in genere i nomi di tali luoghi non compaiono nella cartina centrale.

Non è stato possibile includervi ogni singola città e insediamento, come tutti quelli menzionati negli elenchi dei confini tribali (Gsè, capp. 15-19). Ma di solito vi sono incluse città vicine; così potrete farvi un'idea della loro posizione.

Certe caratteristiche geografiche, come monti, fiumi, torrenti e valli, sono indicate, mentre l'altitudine e la conformazione del terreno sono evidenziate dai colori. Questi particolari possono aiutare a vedere con gli occhi della mente certi avvenimenti descritti nella Bibbia.

Ur, Haran e i luoghi dei patriarchi

Immaginate l'itinerario del lungo viaggio di Abraamo mentre individuate Ur, Haran e Gerusalemme. Dopo che Geova lo aveva fatto uscire da Ur, Abraamo si stabilì ad Haran e poi si trasferì nella Terra Promessa (Gen 11:28-12:1; At 7:2-5).

In certi casi è necessario consultare più cartine. Per esempio, Giona, a cui era stato comandato di recarsi nella capitale dell'Assiria, si imbarcò su una nave diretta a Tarsis (Gna 1:1-3). Tarsis però non va confusa con Tarso, dove nacque l'apostolo Paolo.

Le cartine successive sono generalmente in ordine cronologico. Città o dettagli di una cartina hanno attinenza con avvenimenti verificatisi in un determinato periodo.

Nazaret: l’Annunciazione e la vita nascosta di Gesù

Nazaret è il luogo nel quale si ricorda l’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria della nascita di Gesù, ma anche l’infanzia nella Sacra Famiglia e la crescita di Gesù: «Gesù cresceva in sapienza età e grazia davanti a Dio ed agli uomini» (Lc 2,52).

È la maggiore città araba e capoluogo della regione della Galilea, prevalentemente cristiana. Il suo nome per tradizione significa «la fiorita».

Il punto centrale è la Basilica dell’Annunciazione, grande edificio del 1969, costruito sui resti della chiesa francescana del 1730. Al di sotto si trovano i resti della chiesa crociata e, sotto ancora, la chiesa bizantina.

La basilica custodisce la Grotta dell’Annunciazione, che era stata trasformata in sinagoga-chiesa dalla comunità dei giudeo-cristiani chiamati «i fratelli del Signore». Qui risuonano le parole dell’arcangelo «Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1) e l’«Eccomi» di Maria.

Poco distante si trova anche la chiesa di San Giuseppe, costruita sul luogo di abitazione della Sacra Famiglia. Nazaret rimane così legata agli anni più lunghi e meno documentati della vita di Gesù.

Basilica dell’Annunciazione a Nazaret

Ain Karem: la Visitazione e la nascita di Giovanni Battista

Ain Karem, piccola città levitica, si trova a un paio di ore ad ovest di Gerusalemme. Nel libro di Giosuè si legge la formula abbreviata di Karem (Gs 15,59).

È un luogo molto bello, attorniato da boschi di pini e di cipressi. Ameno e tranquillo, per il suo silenzio sembra invitare alla preghiera.

Una serie di orti, irrigati con l’acqua della sorgente, e campi coperti di viti, mandorli e ulivi compongono il paesaggio di questo felice villaggio tra le colline della Giudea.

La sorgente ha dato il nome al luogo: in ebraico si dice Ain Karem, che vuol dire Fonte della vigna; in arabo Ain Karim, che significa Fonte generosa o abbondante.

La densa vegetazione dei boschi, degli ulivi e dei frutteti, accanto al silenzio delle sue colline e delle sue valli, rende questo spazio un angolo privilegiato della Terra Santa, sempre visitato dai pellegrini e dai cristiani locali.

Il luogo era già ben conosciuto e venerato dalla tradizione locale bizantina (sec. V-VII). Lo stesso nome di «Encarim» viene ricordato nel calendario della chiesa di Gerusalemme dove c’è scritto: «Il 28 agosto, nel villaggio di Encarim, nella chiesa della giusta Elisabetta, si fa memoria di lei».

Ci sono due chiese dedicate a evocare il fatto della Visitazione di Maria: la chiesa del Magnificat, sulla collina, che ricorda l’incontro di Maria ed Elisabetta, e la chiesa di San Giovanni Battista, nel centro del paese, che evoca la nascita del Precursore.

La prima chiesa era già conosciuta nel periodo bizantino ed era dedicata a santa Elisabetta. Si trovava in quello che oggi è la cripta della chiesa costruita, nel secolo XII, dai Crociati e modernamente dall’architetto italiano Antonio Barluzzi, alla fine degli anni trenta.

La seconda è costruita sul luogo di una chiesa, anch’essa bizantina, dedicata ai santi martiri, sicuramente Giovanni e gli Innocenti, di cui parlano gli Apocrifi. Su questa seconda chiesa, i Crociati ne costruirono un’altra che, distrutta più tardi dai musulmani, fu rifatta nel 1674 dai Francescani.

Questa chiesa possiede notevoli quadri di scuola spagnola, tra cui opere di Murillo, Ribalta e Valdés Leal, e belle maioliche blu provenienti dalla Spagna. In una grotta naturale, sotto l’abside sinistra, si venera il luogo della nascita di Giovanni Battista.

Per la pietà cristiana, Ain Karem è un luogo indimenticabile a causa del fatto della Visitazione di Maria a sua cugina Elisabetta. San Luca ha saputo dipingerci su questo luogo uno dei quadri più suggestivi del suo Vangelo, un quadro pieno di freschezza e di spontaneità, come una scena primaverile, ricordata costantemente dal secondo mistero gaudioso del Rosario.

Ad Ain Karem vediamo Maria passare con naturalezza dalla contemplazione di Nazaret all’azione del servizio, dalle virtù «passive» a quelle «attive». Maria ci va, dice l’evangelista, «cum festinatione», cioè in fretta, con prestezza, con diligenza, che rispecchia la sua gioia.

Maria era pervasa da uno spirito che traboccava di gioia, desiderosa di servire, di aiutare, di darsi, di rendere i giorni felici ad Elisabetta, in attesa della nascita di suo figlio.

Ain Karem ci ha lasciato inoltre il tesoro inapprezzabile delle preghiere ivi sgorgate e che ogni giorno recita la Chiesa: il Magnificat di Maria, il Benedictus di Zaccaria e parte dell’Ave Maria pronunciata da Elisabetta.

Luogo di pace, di preghiera, di donazione, di Spirito Santo e di bellissime evocazioni evangeliche, Ain Karem è uno dei gioielli più splendenti e più cari per la pietà cristiana in Terra Santa.

Betlemme: la nascita di Gesù

Betlemme significa in ebraico «casa del pane» ed è il luogo di nascita del re Davide, figlio di Iesse, il re pastore che preannuncia la venuta di Gesù.

Da Matteo e da Luca abbiamo le notizie riguardanti la nascita di Gesù. Luca è molto più completo. Si tratta di una storia autentica, seppure con spiccato accento popolare-religioso; ciò non significa che si tratti di scritti mitico-allegorici.

Matteo scriveva per i fedeli di origine ebraica. Nel Vangelo ciò che nell’Antico Testamento era stato promesso, nel Nuovo Testamento si avvera: «Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta» (Mt 1,22).

«In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento su tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città» (Lc 2,1-3).

Quando nacque Gesù, tutto il mondo era in pace. Momento favorevole per procedere ad un censimento.

Sotto Augusto furono fatti parecchi censimenti, negli anni 7-8 a.C. e 14 a.C. Vennero ordinati vari censimenti locali, con carattere amministrativo e legati al giuramento di fedeltà, il che può essere avvenuto per il regno autonomo di Erode il Grande.

Maria e Giuseppe raggiunsero Betlemme per il censimento sotto Cesare Augusto, poiché Giuseppe era della casa di Davide. Giuseppe, che era della casa e famiglia di Davide, dovette recarsi a Betlemme con Maria per farsi registrare.

Essendo il periodo del censimento, la cittadina era affollata e i due sposi non poterono trovare una sistemazione nel caravanserraglio, a causa delle condizioni di Maria, che era prossima al parto.

Riuscirono a sistemarsi in una grotta-stalla, sufficientemente riparata e più adatta allo scopo. Anche oggi la collina di Betlemme è disseminata di grotte e resti di abitazioni rupestri.

Il Vangelo non parla di grotta, ma nota che «Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia» (Lc 2,7).

«Ed avvenne che mentre erano lì, si compì il tempo di partorire e diede alla luce il suo Figlio primogenito. Lo avvolse in fasce e lo pose a giacere in una mangiatoia perché per loro non c’era posto nell’albergo» (Lc 2,6-7).

In quella zona vi erano dei pastori che vegliavano sui loro greggi. Un angelo del Signore apparve a loro e disse: «Vi annuncio una grande gioia: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è Cristo Signore» e, accompagnato da un coro celeste, intonò: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Dio ama» (Lc 2,8-14).

Allontanatisi gli angeli, i pastori si recarono in fretta a Betlemme e «trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino che giaceva in una mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del Bambino era stato detto loro» (Lc 2,16-17).

Otto giorni dopo il bambino fu circonciso e gli fu posto nome Gesù. Passati quaranta giorni, Maria e Giuseppe si recarono al Tempio per due cerimonie rituali: la purificazione di Maria e il riscatto del Figlio primogenito.

Nel Tempio avvenne l’incontro con il vecchio Simeone e la profetessa Anna (Lc 2,27-35). «Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò suo figlio, nato da donna» (Gal 4,4).

La Basilica della Natività

Questo luogo è custodito nella Basilica della Natività, la più antica delle chiese fatte costruire da Elena, madre dell’imperatore Costantino.

La chiesa che visitiamo è stata risistemata da Giustiniano nel secolo VI. All’interno conserva splendidi mosaici bizantini restaurati del secolo XII e una bellissima iconostasi.

L’accesso avviene attraverso la porta detta dell’Umiltà, apertura ridotta dei grandi antichi portoni. A fianco si trova la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, costruita dai Francescani alla fine del secolo XIX e preceduta dal chiostro medievale.

La basilica della Natività, campeggiante su un immenso piazzale, è il cuore di Betlemme. Tre comunità religiose la custodiscono: cattolica, greco-ortodossa e armena.

È a cinque navate molto spaziose, il tutto è in legno di cedro. A poco più di metà percorso ci sono, ai due lati delle ultime navate laterali, due scale che portano alla grotta e si incontrano all’altare della Natività.

Cinquanta lampade delle tre confessioni illuminano il pavimento di marmo e le pareti di amianto che rivestono la grotta. Chi si aspetta la grotta autentica resta deluso: l’arte e la devozione l’hanno trasformata.

Già San Girolamo, che trascorse qui, accanto alla grotta della Natività, ben 30 anni, fino al 420, scriveva: «Oh, se mi fosse dato di vedere la mangiatoia dove giaceva il mio Signore. Ora noi, quasi per fare onore a Cristo, abbiamo tolto quella di argilla e di paglia e ne abbiamo posta una d’argento, ma per me è più preziosa quella che è stata tolta, perché nel fango e non nell’argento volle nascere Cristo, Colui che si è fatto simile ai poveri».

Al centro, per terra, è stata collocata una stella d’argento, che indica il luogo dove Maria «avvolse il bimbo in fasce e lo depose nella mangiatoia» (Lc 2,1-8). Lungo la circonferenza della stella c’è l’iscrizione latina: «Qui da Maria Vergine è nato Gesù Cristo».

Sebbene l’altare appartenga al rito greco-ortodosso, l’iscrizione è latina. Quasi dirimpetto, a 3-4 metri, c’è il luogo della mangiatoia dove i pastori adorarono, nella loro fede semplice, l’Uomo-Dio (Lc 2,9-20), dove viene deposta la statua fascinosa del Bambino, dal Natale all’Epifania.

Un’onda di immensa tenerezza ci avvolge quando cantiamo le parole del profeta Isaia: «Un bimbo è nato per noi. Un figlio ci è stato donato» (Is 9,5).

Quel Bimbo povero è di ogni uomo povero. La povertà, la semplicità, l’infanzia e l’amore sono i quattro temi che ricorrono nelle riflessioni e nelle preghiere dei fedeli.

Basilica della Natività a Betlemme

La fuga in Egitto

«Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandarono: “Dov’è il Re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo”. All’udire queste parole il Re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme» (Mt 2,1-3).

Avute dai sacerdoti le indicazioni necessarie, si avviarono verso Betlemme ed ecco la stella che avevano visto nel suo sorgere li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino.

Matteo precisa: «Entrati nella casa prostratisi l’adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (Mt 2,11).

«Magi» ed «oriente» sono espressioni vaghe. Il termine mago è di origine persiana e legato alla dottrina di Zarathustra.

Nella Bibbia sono detti Figli d’Oriente gli abitanti dell’Arabia e dei deserti della Siria, ma potrebbero essere venuti dalla Persia o dalla Mesopotamia. Nell’iconografia cristiana antica sono rappresentati in costume persiano.

Solo nel VI secolo sono detti Re Magi. I loro nomi, Melchiorre, Gasparre e Baldassarre, ci vengono dai Vangeli apocrifi.

Non avendo più notizie dai Magi, Erode, preoccupato, diede ordine di uccidere tutti i bambini di Betlemme e del circondario, minori di due anni, circa 20-25, una decisione che era conseguenza del suo carattere sospettoso e crudele.

Appena partiti i Magi, un angelo apparve a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo» (Mt 2,13).

Da Betlemme, passando per Hebron e Bersabea, raggiunsero probabilmente la carovaniera che, correndo lungo il Mediterraneo, metteva in comunicazione la Palestina con l’Egitto.

Una zona deserta, squallida e insidiosa, che nei pressi del Delta del Nilo entrava nel cosiddetto «mare di sabbia»: un viaggio duro e sicuramente pericoloso.

Dove abbiano trovato rifugio in Egitto è difficile precisarlo, ma gli Apocrifi si sono sbizzarriti nel precisare tappe e luoghi: Eliopolis, Cairo e Delta del Nilo.

Morto Erode, un angelo disse a Giuseppe: «Va’ nel paese di Israele, perché sono morti quelli che insidiavano la vita del bambino» (Mt 2,20); così la famigliola ritornò a Nazaret.

Gerusalemme: la città della Bibbia e del Vangelo

Gerusalemme, soprannominata anche «Città della pace», fu conquistata dai Gebusei nel secolo XI a.C. dal re Davide, che ne fece la capitale del regno di Israele.

Fu il figlio Salomone a costruire il Tempio che custodiva l’Arca dell’Alleanza. Nei secoli è stata teatro di eventi drammatici: la distruzione della città e del tempio da parte dei Babilonesi nel secolo VI a.C. e da parte dei Romani nel 135 d.C.

Le mura che la circondano sono invece state edificate da Solimano, il reggente ottomano, nel secolo XVI.

Gerusalemme custodisce la Spianata delle Moschee, dove si trovano il Kotel, Muro del Pianto, luogo più santo per gli ebrei, la Moschea della Roccia, uno dei luoghi più importanti dell’Islam, e il Santo Sepolcro, con il Calvario, dove è avvenuta la Crocifissione di Gesù, e la Tomba vuota, luogo della sua Risurrezione.

Il Santo Sepolcro

Il Santo Sepolcro è chiamato dai Greci ortodossi Anastasis, Resurrezione, ed è custodito dalla loro comunità, dai Francescani, dagli Armeni e dai Copti.

La prima basilica che l’imperatrice Elena fece costruire fu molto danneggiata dai Persiani nel secolo VII. L’attuale costruzione fu edificata dai Crociati.

La cappella del Calvario è elevata di 5 metri rispetto alla navata. La roccia sotto l’altare presenta il foro di infissione della Croce: «Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Golgota, dove lo crocifissero» (Gv 19,17-18).

Poco distante si trova l’edicola dell’Anastasis, sormontata dalla grande cupola. All’interno, preceduta da un’anticamera, si trova la camera sepolcrale dove è stato posto il corpo di Gesù su una roccia, protetta oggi da una lastra di marmo.

Qui è avvenuto l’annuncio della Pasqua: «Un angelo del Signore, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Disse alle donne: non abbiate paura, so che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto» (Mt 28,2-6).

Santo Sepolcro a Gerusalemme

Il Monte degli Ulivi e il Getsemani

Il Monte degli Ulivi è alto 800 metri sul lato est della città vecchia di Gerusalemme ed è ricoperto di ulivi. È la zona dove Gesù si ritirava a pregare.

Si trovano qui la Grotta del Getsemani e la Basilica dell’Agonia, che custodiscono la memoria della Passione: «Uscì ed andò come al solito al Monte degli Ulivi, anche i discepoli lo seguirono… Poi si allontanò da loro quanto un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava… Entrato nella lotta pregava più intensamente e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra» (Lc 22,39-44).

Vicino c’è la Tomba di Maria, cripta della grande chiesa crociata, abbattuta dai musulmani e costruita sul luogo di sepoltura della Vergine, tomba vuota che ricorda l’Assunzione.

Il Cenacolo

«Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?”» (Mc 14,12).

Il Cenacolo è uno dei siti cristiani più importanti, dove è stata istituita la Santa Eucaristia nell’Ultima Cena e dove è disceso lo Spirito Santo su Maria e gli Apostoli nella Pentecoste.

Si trova sul Sion cristiano. È una sala al piano superiore di stile medievale, edificata dai Crociati sul luogo di una basilica bizantina.

Oggi è di proprietà ebraica. Fu custodita a partire dal secolo XIV dai Francescani, che edificarono un grande convento.

È stata anche trasformata in moschea, come dimostra il mihrab rivolto ad oriente. È frequentemente visitata dai pellegrini che ricordano gli eventi narrati nel Vangelo.

Il Lago di Tiberiade e l’inizio della vita pubblica

Il Lago di Tiberiade è chiamato mare di Galilea per la sua estensione, 20 per 12 chilometri, o anche mare di Kinneret, da kinnar, arpa, per la sua forma.

Qui Gesù inizia la sua vita pubblica e chiama i primi discepoli: «Passando lungo il mare… vide Pietro e Andrea e… Giacomo e Giovanni. E subito li chiamò» (Mc 1,16-20).

Affacciati sul lago si trovano il sito di Cafarnao, dove Gesù va a vivere in casa di Pietro, e il sito di Magdala.

Sul lago, che si può attraversare con la barca, si ricorda il Vangelo della tempesta sedata e di Gesù che cammina sulle acque: «Sono io, non abbiate paura» (Gv 6,20).

Lago di Tiberiade e costa della Galilea

Cafarnao: la casa di Pietro e la predicazione

Cafarnao era una cittadina importante per l’attività della pesca e perché vi si trovava un posto di dogana. Era attraversata infatti dalla Via del Mare, percorsa dalle carovane dei mercanti.

Qui Gesù compie i primi miracoli ed evangelizza. Abbandonata dopo un terremoto, è stata scavata dai Francescani, che hanno trovato i resti dell’ampio abitato, la sinagoga e soprattutto la chiesa bizantina.

Questa, di forma ottagonale con due muri concentrici, custodisce una piccola porzione di abitazione trasformata in sinagoga-casa. È la casa di Pietro dove Gesù si trasferisce.

Qui avviene la guarigione della suocera di Pietro e del paralitico. Nella sinagoga libera l’indemoniato e pronuncia il discorso sul «Pane di vita», dove afferma: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,56).

Il deserto di Giuda

Il deserto di Giuda costituisce il paesaggio arido che si estende tra Gerusalemme, Gerico e il Mar Morto. La strada romana che da Gerico sale a Gerusalemme attraversa questa regione.

Nel deserto di Giuda si incontrano i paesaggi della solitudine, del cammino e della preghiera che fanno da sfondo a numerosi episodi della storia biblica e alla salita verso Gerusalemme.

Il Mar Morto, Qumran e Masada

Il nome del Mar Morto deriva dal fatto che, per l’alta salinità, il 25% della sua acqua, non presenta alcuna possibilità di vita.

È lungo 75 km e si trova a 400 metri sotto il livello del mare. È il luogo più basso della terra, posto alla fine della depressione tettonica della valle del Giordano.

Lungo la sua costa si trova il sito di Qumran, dove sono stati scoperti gli antichi rotoli delle Scritture.

Più a sud si trova la fortezza di Masada, in posizione spettacolare in cima ad un alto pianoro, fatta costruire da Erode il Grande.

Di fronte, sul lato giordano, si trovano il monte Nebo, le alture di Moab e la fortezza di Macheronte, luogo del martirio di San Giovanni Battista.

Il monte Nebo e la Terra Promessa

Mentre Israele si accingeva a entrare nella Terra Promessa, Mosè espresse a Dio questo vivo desiderio: «Per favore, permettimi di attraversare il Giordano e di vedere il buon paese che è dall’altra parte, questa buona regione montuosa» (De 3:25).

Anche se la richiesta non fu esaudita, Mosè salì su un monte di fronte a Gerico dal quale vide in effetti il paese: «da Galaad a Dan, […] e tutto il paese di Giuda fino al mare occidentale, e il Negheb e la pianura del Giordano» (De 3:27; 34:1-4).

Il monte Nebo permette di comprendere il rapporto tra la Transgiordania e la Terra Promessa, oltre a collegare il paesaggio geografico con il racconto della morte di Mosè e dell’ingresso di Israele nella terra promessa.

Dal ritorno dall’Egitto al Tempio di Gerusalemme

Inizia da questo momento il periodo più oscuro della vita di Gesù, che va dal ritorno dall’Egitto all’inizio del ministero pubblico.

Ci viene solo riferito che Gesù «cresceva e si fortificava pieno di sapienza e la grazia di Dio era sopra di Lui» ed ancora «cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,40.52).

L’unico episodio che conosciamo è lo smarrimento di Gesù al Tempio. Quando ebbe dodici anni si recò con i suoi genitori al Tempio.

Il viaggio si effettuava in carovane, gruppi di parenti o amici, e durava dai tre ai quattro giorni, con una permanenza in Gerusalemme dai tre agli otto giorni.

Quando fu il momento del ritorno, Gesù rimase in Gerusalemme senza che i suoi se ne accorgessero. Pensavano che si fosse unito a qualche altro gruppo, ma alla prima sosta per il pernottamento, notando che mancava, fecero ritorno a Gerusalemme.

Lo trovarono nel Tempio che disputava con i Dottori, pieni di ammirazione. Ne furono stupiti anche Giuseppe e Maria, la quale gli chiese ragione del suo comportamento.

Gesù rispose: «Perché mi cercavate? Non sapete che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? Ma essi non compresero le sue parole» (Lc 2,49-50).

Gli altri luoghi biblici del Mediterraneo e del Vicino Oriente

La Bibbia presenta una geografia molto più ampia della sola Terra Santa. I racconti biblici mettono in relazione Israele con l’Egitto, l’Assiria, Babilonia, la Siria, l’Arabia, la Mesopotamia e i territori del Mediterraneo.

AreaLuoghi principali
Terra SantaGerusalemme, Betlemme, Nazaret, Cafarnao, Cesarea, Tiberiade
Galilea e SamariaLago di Tiberiade, Magdala, Cana, Samaria, Sichem, Betel, Shilo
TransgiordaniaMoab, Edom, Ammon, Galaad, Bashan, monte Nebo
EgittoMenfi, Delta del Nilo, Eliopolis, Cairo
MesopotamiaUr, Babilonia, Ninive, Susa, Eufrate, Tigri
Asia MinoreTarso, Antiochia di Pisidia, Efeso, Patmos
MediterraneoGrecia, Macedonia, Corinto, Atene, Creta, Malta, Rodi, Cipro

Tra i principali luoghi e territori ricordati nelle cartine bibliche compaiono Italia, Roma, Sicilia, Malta, Macedonia, Filippi, Grecia, Atene, Corinto, Creta, Libia, Antiochia di Pisidia, Efeso, Patmos, Rodi, Menfi, Egitto, Asia Minore, Tarso, Antiochia di Siria, Cipro, Sidone, Damasco, Tiro, Cesarea, Terra Promessa, Gerusalemme, Moab, Cades, Edom, Giardino di Eden, Assiria, Haran, Siria, Arabia, Ninive, Babilonia, Caldea, Susa, Ur e Media.

Tra i principali mari e fiumi ricordati nelle cartine compaiono il Mar Mediterraneo, chiamato anche Mar Grande, il Mar Nero, il Mar Rosso, il Mar Caspio, il Golfo Persico, il Nilo, l’Eufrate e il Tigri.

Tra le montagne indicate si trovano il monte Sinai, i monti dell’Ararat e il monte Hermon. Questi elementi geografici aiutano a collegare i racconti biblici con le grandi vie di comunicazione del mondo antico.

La geografia della salvezza e il pellegrinaggio

La Bibbia sottolinea la verità, l’evento della Rivelazione. Ogni luogo è nominato perché proprio lì, e non altrove, il Padre ha compiuto la salvezza.

Quel «lì» vuol soprattutto indicare che non è ideologia, non è speculazione, non è ideale, per quanto bello, ciò che la Chiesa chiede sia creduto. Deve essere creduto, perché è. Deve essere creduto perché è avvenuto, nel mistero della libertà di Dio.

D'altro canto, a differenza di una credenza feticistica, la fede cristiana afferma che ovunque si celebri l'Eucaristia, si annunzi la Parola, ovunque si celebri il sacramento della Riconciliazione, ovunque si trovi la viva voce e il gesto della Chiesa si incontra la presenza viva del Signore risorto.

Il «luogo» è stato «luogo santo» una volta per tutte, ma, da allora, ogni luogo, soprattutto ogni persona, è una «storia sacra».

Da qui la bellezza della tradizione del pellegrinaggio, che rimette in contatto con l'inizio della Tradizione, ma la sua non necessità.

La Tradizione, che trova il suo culmine nei Giubilei, celebrati a partire dal 1300, ha inoltre sottolineato la molteplicità dei luoghi di pellegrinaggio, proprio a sottolineare tutte le tappe bibliche e tutte quelle successive della storia della Chiesa, ma si è incentrata su due centri vitali.

Così scriveva Giovanni Paolo II nella bolla di indizione del Giubileo dell'Anno 2000 Incarnationis mysterium, insistendo sul ruolo unico di Roma e della Terra Santa: «Il Grande Giubileo dell'Anno 2000 sarà un evento che verrà celebrato contemporaneamente a Roma e in tutte le Chiese particolari sparse per il mondo, e avrà, per così dire, due centri: da una parte la Città, ove la Provvidenza ha voluto porre la sede del successore di Pietro, e dall'altra, la Terra Santa, nella quale il Figlio di Dio è nato come uomo prendendo la nostra carne da una vergine di nome Maria (cfr. Lc 1, 27).

Con pari dignità e importanza il Giubileo sarà pertanto celebrato, oltre che a Roma, nella Terra a buon diritto chiamata «santa» per aver visto nascere e morire Gesù. Quella Terra, in cui è sbocciata la prima comunità cristiana, è il luogo nel quale sono avvenute le rivelazioni di Dio all'umanità».

Un unico disegno provvidenziale lega l'apparire del mistero nascosto nei secoli in Terra Santa e la presenza e il martirio di Pietro e Paolo nella città di Roma, un unico disegno che continua nella viva Tradizione della Chiesa di ogni tempo.

La Bibbia sul terreno

Il progetto BST, «La Bible sur le terrain», «La Bibbia sul terreno», nasce da padre Jacques Fontaine, domenicano francese, primo compagno di padre Bruno Hussar nella fondazione della Casa Sant’Isaia, nel 1960, nella Gerusalemme Ovest israeliana, come casa dei domenicani per lo studio dell’ebraismo.

La BST si propone di far conoscere, attraverso la lettura diretta della Scrittura e il racconto delle storie bibliche, la Bibbia a tutti i partecipanti ai suoi itinerari.

Nella consapevolezza della grande ignoranza che esiste riguardo alla storia biblica, l’itinerario della BST, nei 15 giorni della sua durata, fa conoscere l’intera sequenza dei fatti testimoniati dalle Sacre Scritture.

La lettura o il racconto dei testi avviene appunto «sul terreno». Vengono cioè privilegiati i luoghi naturali in cui la storia della rivelazione di Dio si è manifestata, di modo che ogni libro è raccontato in un ambiente simile a quello descritto dagli autori sacri.

I primi cinque giorni, in cui viene letto il Pentateuco, vedono notti all’addiaccio nel deserto e lunghe camminate sotto il sole, in paesaggi simili a quelli dell’Esodo e, prima ancora, dei patriarchi.

Dal sesto al decimo giorno la BST privilegia la verde Galilea, con soste su luoghi panoramici sul lago di Tiberiade o passeggiate alle sorgenti del Giordano, luogo della professione di Pietro, in modo da gustare i luoghi della vita nascosta e della predicazione di Gesù.

Infine, salendo in due giorni lungo la strada romana che da Gerico sale a Gerusalemme, nel deserto di Giuda, si arriva a rivivere la «grande settimana» della presenza di Gesù Cristo a Gerusalemme, fino all’esperienza di Emmaus.

La lettura della Bibbia nei luoghi della sua storia permette di mettere in relazione testo, paesaggio e memoria. Le montagne, i deserti, le valli, i laghi, le città e le strade diventano così strumenti per comprendere più profondamente la concretezza della Rivelazione.

IL DELICATO RAPPORTO TRA ARCHEOLOGIA E POLITICA IN TERRA SANTA

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