Blog sui lettori liturgici: formazione, ministero e proclamazione della Parola

Il lettore presta la propria voce alla Parola di Dio! È qualcosa di cui essere stupiti, un onore (mai un diritto!), un compito al quale si viene chiamati. Comporta quindi una risposta e un’abilità a rispondere, cioè una responsabilità.

«Il Signore» è presente nella sua Parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura (SC7). Il lettore, istituito o di fatto, è ministro della proclamazione della Parola: deve pro-clamare, cioè dire ad alta voce, a nome di un Altro e a favore di altri.

Il significato del ministero del lettore

Ogni domenica - talvolta anche ogni giorno - i cristiani si radunano come Chiesa, al fine di accostarsi alla mensa della Parola e alla mensa del Pane di vita. Limitandoci in questa sede alla prima mensa, dobbiamo riconoscere che il ministro chiamato a imbandirla è eminentemente il lettore.

Ora, imbandire la mensa della Parola significa porgere ai convitati quel nutrimento buono e sostanzioso che è la Parola che esce dalla bocca di Dio. Da ciò consegue che non è possibile convocare l'assemblea se le portate di questo cibo spirituale non sono state confezionate a dovere e presentate come si conviene, vale a dire, fuor di metafora, se la proclamazione da parte del lettore lascia a desiderare.

Un tale comportamento suonerebbe doppiamente non rispettoso: per Dio che parla e per l'assemblea che si è radunata proprio per ascoltarlo. Per leggere in chiesa, davanti a un'assemblea, non è sufficiente avere dimestichezza con la parola scritta.

La proclamazione sacrale rappresenta un genere proprio, che si distingue tanto dalla lettura privata quanto dalla declamazione che potrebbe fare un qualificato speaker radiofonico o un attore teatrale. Tale compito esige una prolungata formazione spirituale e un'accurata preparazione tecnica, né può essere preso alla leggera.

Il ministero del lettore perciò consiste non tanto nel leggere il testo, quanto nel leggerlo in modo da farlo comprendere. Nella voce del lettore è la chiara voce di Cristo che noi dobbiamo intendere.

Il Concilio afferma che «è Cristo che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura». Il lettore è dunque dentro il cammino della storia della Salvezza e dentro la storia della Chiesa.

Il lettore e l’assemblea celebrante

La liturgia è “azione di popolo”. È l’agire comune di un popolo che, per quanto possa essere formato da infinite diversità, riconosce (in Dio) la sua origine e si raccoglie per unità di intenti, strutturandosi in armonia.

Ciò che si esprime nella liturgia, chiede di tradursi anche nella vita quotidiana e nelle scelte di fondo. Il rapporto con la vita è indispensabile alla liturgia, affinché continui a essere se stessa e dare frutti.

Il Concilio Vaticano II ha restaurato l’antica teologia biblica secondo cui l’intera Chiesa è il popolo sacerdotale. «Le azioni liturgiche sono celebrazioni della Chiesa, che è “sacramento di unità”. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della chiesa, lo manifestano e lo implicano».

Un solo lettore proclama il testo, ma tutta la comunità celebrante lo accoglie come Parola di Dio. Uno solo fa l’omelia, ma tutta la comunità celebrante attualizza la Parola di Dio. Uno solo presenta la preghiera universale, ma tutta la comunità celebrante intercede.

A proposito dell’assemblea mi piace ricordare che il suo non è un ruolo “passivo”, da spettatore, ma comporta l’azione di essere tutti almeno disponibili con tutta la propria vita e pronti a un impegno di rinnovamento di se stessi e del mondo.

Un vero ministero liturgico

L’esistenza dei lettori è un’esigenza ecclesiale imprescindibile: «L’assemblea liturgica non può fare a meno dei lettori, anche se non istituiti per questo compito specifico» (OLM 52).

Perciò ogni comunità cristiana dovrebbe preoccuparsi di dare una risposta ben precisa a tale esigenza, perché senza lettori si impoverisce il senso ecclesiale della ministerialità liturgica e la celebrazione della Parola di Dio rischia di essere monopolizzata dal presbitero celebrante o ridotta all’improvvisazione del primo (o dell’ultimo) che capita.

Il lettore, uomo o donna, «nella celebrazione eucaristica ha un suo ufficio proprio che egli stesso deve esercitare» (OGMR 99); «Il compito di proclamare le letture, secondo la tradizione, non è competenza specifica di colui che presiede, ma di altri ministri» (OGMR 59).

Si tratta di un vero ministero liturgico, come ricorda la costituzione Sacrosanctum Concilium: «Anche i ministranti, i lettori, i commentatori e i membri della “schola cantorum” svolgono un vero ministero liturgico. Essi perciò esercitino il proprio ufficio con quella sincera pietà e con quel buon ordine che conviene a un così grande ministero e che il popolo di Dio esige giustamente da essi.

Bisogna dunque che tali persone siano educate con cura, ognuna secondo la propria condizione, allo spirito liturgico, e siano formate a svolgere la propria parte secondo le norme stabilite e con ordine» (SC 29).

La chiamata a essere lettori

Leggere la Parola di Dio non è come può leggere ogni altro declamatore o attore. Soprattutto richiede di metterci al servizio della Parola, evitando di porre noi stessi al centro dell’attenzione.

E tuttavia non è possibile leggere la Parola di Dio senza lasciarci coinvolgere. Il lettore non deve necessariamente immedesimarsi in ciò che legge. È solo una voce al servizio della Parola, ma quella voce …è la sua, di una persona umana che vive un cammino di fede.

Il lettore presta la propria voce alla Parola di Dio! È qualcosa di cui essere stupiti, un onore (mai un diritto!), un compito al quale si viene chiamati. Potremmo dire che è una forma di vocazione, che compone la vocazione personale del fedele che legge, vocazione che non si esaurisce certo nel leggere in chiesa.

Non tutti coloro che sono capaci di leggere potrebbero essere buoni lettori… Il lettore non legge solo per sé ma per tutta l’assemblea.

La formazione spirituale

Un buon lettore ha sempre un cammino di fede personale. Se non è sensato pretendere che il lettore conduca una vita di fede coerentissima (e chi può dire di condurla?), certamente deve essere in cammino di fede.

Il lettore deve essere intenzionato a crescere rispondendo a Dio che ci ha chiamati al Battesimo, alla Cresima, a una vita da credente. Deve anche essere sempre consapevole dei suoi limiti, dei suoi peccati e vivere un cammino di costante conversione.

Non è bene che legga nella liturgia chi è indifferente alla proposta di fede, anche se sta vivendo un momento particolare della sua vita (è l’esempio del genitore che legge al matrimonio del figlio, oppure del figlio che legge al funerale di un genitore…) e non è il caso che leggano i bambini (per poterli coinvolgere un po’ di più…!), come minimo occorre aver completato l’iniziazione cristiana con i tre Sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia.

Un cammino di fede personale chiede una fedeltà ai Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza, una preghiera personale, la partecipazione alla vita della Comunità almeno nei principali momenti di preghiera.

Una lettura puntuale e chiara esalta la Parola; una lettura sciatta o puerile la vanifica; una riconosciuta testimonianza di vita la rafforza; la palese contraddizione con la condotta morale la indebolisce.

La formazione biblica, teologica e liturgica

Di solito un lettore istituito ha frequentato appositi corsi di teologia, Sacra Scrittura e Liturgia, che danno almeno alcune indicazioni più precise in proposito. Questi corsi non sono richiesti ai nostri lettori “occasionali” o “regolari”.

Tuttavia è bene che i nostri lettori abbiano le basi della catechesi, conoscano un po’ della cosiddetta “dottrina cristiana”, frequentino qualche incontro di catechesi per adulti.

In particolare è bene che sappiano qualcosa della Bibbia, di come è formata, dei libri che la compongono, che ne sappiano distinguere i diversi generi letterari (un conto è un salmo, un altro una lettera…), insomma che sappiano anche dove e come informarsi per capire quello che dovranno leggere nella liturgia.

Il gruppo dei lettori deve anche conoscere e approfondire la Sacra Scrittura nel suo complesso: limitarsi a “preparare” le letture della messa non è sufficiente, occorre inserirle nel loro contesto e individuarne il genere letterario.

I lettori abbiano anche la consapevolezza di che cos’è la liturgia e di come la stessa liturgia è strutturata. Sappiano riconoscere l’importanza dell’ambone, cioè del luogo un po’ elevato sul presbiterio dal quale si proclama la Parola di Dio.

Il Lezionario e l’ordinamento delle letture

Conoscano il lezionario e di come è organizzato. Il gruppo dei lettori deve inoltre tenere d’occhio il calendario liturgico, per poter cogliere il “colore” di ogni specifico tempo, l’ordinamento delle letture, i libri liturgici e, in particolare, i lezionari.

Il lezionario per le festività ha un ciclo di tre anni (anno A, B e C), nei feriali ha un ciclo di due anni (anno I e anno II, oppure anno dispari e anno pari).

Ogni celebrazione prevede sempre il Vangelo preceduto dal Canto al Vangelo (l’Alleluia, se non si è in Quaresima). Il canto al Vangelo è bene che sia sempre cantato, il versetto può essere cantato, oppure letto dal lettore o dal cantore…

Nelle feste e nei tempi forti il lezionario offre altre due letture, la seconda si chiama “Epistola” e proclama un brano delle lettere di san Paolo apostolo o agli Ebrei. La prima lettura si chiama, per noi ambrosiani, semplicemente “Lettura” (non prima lettura) ed è presa dal Primo Testamento o dai restanti libri del Nuovo Testamento.

In Avvento e Quaresima si propongono due letture del Primo Testamento (in Avvento se ne può scegliere una). In alcune feste dei santi la prima lettura può essere sostituita dalla lettura agiografica del santo.

Anche il salmo (che in ambrosiano si chiama “Salmo” e non “Salmo Responsoriale”, cioè “salmo di risposta o con la risposta dei fedeli) può essere proclamato dal lettore, ma è meglio che sia cantato alternando tra l’assemblea e uno o più cantori.

Il Lezionario come libro liturgico

Il Libro liturgico che contiene la Parola di Dio non è solo uno strumento per la liturgia, ma è il libro-segno della presenza del Signore nella comunità che celebra gli interventi di Dio nella vita del suo popolo.

Il Lezionario, “segno liturgico di realtà superiori”, dovrà essere “degno, decoroso e bello”, “atto a suscitare il senso della presenza di Dio che parla al suo popolo”, meritevole di essere baciato.

Giustamente sono riprovati come indegni della Parola di Dio sussidi pastorali sostitutivi quali i foglietti destinati ai fedeli per la preparazione e la meditazione delle letture.

La lettura è una proclamazione che trova maggiormente il suo senso dal lezionario che è uno dei “libri sacri” o liturgici. Leggete sempre dal lezionario, mai dal foglietto.

L’ambone, luogo della Parola

Ricordando il posto che occupa la Parola di Dio nella celebrazione, questo testo fa sentire l’importanza che deve avere il luogo da cui viene proclamata: è la mensa imbandita per nutrire l’assemblea.

L’importanza della Sacra Scrittura affermata dal Vaticano II si allarga inevitabilmente al luogo da dove essa è proclamata. A tale proposito, nell’introduzione all’ordinamento delle Letture della Messa, si chiede che il luogo della Parola risponda alla dignità della Parola di Dio e richiami il rapporto con l’altare.

Deve essere evidente che nella Messa viene preparata la mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo. Infatti l’ambone ha uguale dignità e importanza dell’altare, l’uno richiama l’altro in quanto il Verbo annunciato dall’ambone si fa ‘carne’ sull’altare.

È questa la realtà che permette alla Chiesa di parlare di “due mense” della Parola e dell’Eucaristia. Ambone come luogo della Parola, non delle parole.

Solo le letture bibliche hanno luogo all’ambone unitamente al Salmo responsoriale e al preconio pasquale. Si possono proferire dall’ambone l’omelia e la preghiera dei fedeli, data la strettissima relazione di queste parti con tutta la Liturgia della Parola.

Il commentatore, il cantore o l’animatore del canto e tantomeno l’annunciatore della prossima festa parrocchiale, della partita di calcio all’oratorio, della offerta per la nuova canonica, non trovano eco all’ambone, ma presso un leggio ordinario che non sia copia dell’ambone.

Poiché il luogo proprio della proclamazione della Parola si diversifica architettonicamente dal resto, deve essere concepito come uno spazio sopraelevato, stabile, decoroso, sobriamente ornato.

Questo luogo non può essere sostituito, salvo il depauperamento sia della stima che della venerazione della Parola, da un leggio movibile e traballante.

Ambone e Lezionario nella chiesa

La preparazione della lettura

Ogni volta che il lettore si appresta a leggere in chiesa, dovrà preparare accuratamente la lettura sul Lezionario stesso. È buona cosa che il lettore conosca le letture, almeno qualche giorno prima del servizio che deve prestare.

Il lettore deve sempre leggere prima le letture della Messa, anche giorni prima, anche la settimana precedente. Cerchi di capire bene la lettura, che cosa dice, da quale libro della Bibbia è tratto, di quale genere letterario sia…

È buona cosa leggere a casa ad alta voce le letture da proclamare. Per essere in grado di dare risalto al cuore del messaggio biblico di ogni lettura è necessario poter leggere il testo avendo già avuto con esso una famigliarità.

L’antica tradizione ebraica ci rivolge un ammonimento prezioso al riguardo: «Un giorno il capo della sinagoga chiamò Rabbi Aquiba per fare la pubblica lettura della Torah. Ma lui non volle salire. Allora i suoi discepoli gli dissero: - Maestro, non ci hai insegnato che la Torah è vita per te e lunghezza di giorni? Perché hai rifiutato di leggere? - Rispose loro: - Per il culto del tempio! Ho rifiutato di fare la lettura unicamente perché non avevo letto due o tre volte il testo. Giacché uno non ha il diritto di proclamare le parole della Torah davanti all’assemblea se non le ha lette prima due o tre volte davanti a se stesso -».

Una tale provocazione e venerazione, se onorano i fedeli dell’Antica Alleanza, sono eminentemente doverose per noi seguaci della Nuova Alleanza.

Come proclamare la Parola di Dio

Per proclamare la Parola di Dio davanti all’assemblea bisogna scandire, con voce chiara, tutte le sillabe, pronunciare in modo corretto e ad alta voce i nomi antichi e tutti i termini che esulano dal linguaggio quotidiano e porre in modo corretto gli accenti.

Per leggere al microfono occorre articolare bene le parole. Il tono della voce sia sufficientemente alto da essere percepito dal microfono ma non troppo alto per evitare il frastuono.

È certo buona cosa leggere con espressione, ma è meglio evitare l’eccessiva enfasi. È vero che ogni lettura è sempre una interpretazione della stessa, ma dobbiamo stare attenti a non nascondere altre possibili e legittime interpretazioni.

Certamente è molto più importante leggere articolando bene le parole, pronunciando con chiarezza le consonanti e le vocali, rispettando la punteggiatura. Fate le giuste pause, la punteggiatura aiuta, ma non sempre è sufficiente.

Occorre essere in ogni momento consapevoli di che cosa si sta leggendo. Non abbiate mai fretta di arrivare alla fine, se qualcosa sbagliate, fermatevi un istante e rileggete senza scomporvi né aggiungere altre frasi di scusa.

Una lettura fatta con calma e ben articolata nella pronuncia, comunica sempre il messaggio. Circa la pronuncia di nomi o parole difficili e l’accento che richiedono, meglio domandare ogni volta a chi ne sa di più…

La punteggiatura e le pause

Per proclamare la Parola di Dio in chiesa occorre rispettare scrupolosamente i segni di interpunzione. Il punto fermo indica una pausa lunga, che dev’essere assolutamente fatta; il punto e virgola o i due punti segnalano che la pausa dev’essere di una discreta lunghezza; la virgola, paragonabile a un respiro, indica una pausa breve.

Il ritmo di lettura sia pacato, uniforme, evitando accelerazioni o rallentamenti. Non di rado vi sono lettori che, mentre leggono, biascicano e mangiano sistematicamente le sillabe finali.

Se a lettura terminata essi sono sazi, l’assemblea si ritrova ancora a digiuno, perché è nulla o ben poco quello che ha compreso.

Se proclamare il Vangelo o altri testi narrativi è relativamente facile, invece proclamare le letture dei profeti e soprattutto di san Paolo è difficilissimo. Per questo è di somma importanza che il lettore si preoccupi di familiarizzare l’occhio con la disposizione grafica del Lezionario.

Le titolature e la conclusione della lettura

La lettura dev’essere annunciata tramite la titolatura consueta, senza aggiungervi la numerazione di capitoli e versetti.

Oltre a non essere prevista, questa non è di utilità alcuna, dal momento che la trasmissione della fede dipende dall’ascolto (cf. Rm 10,17), né i fedeli sono tenuti a controllare su una copia personale della Bibbia la proclamazione a opera del lettore.

Soprattutto si dovranno evitare le pre-titolature, cioè «Prima lettura» o «Seconda lettura», che il curatore del Lezionario ha ritenuto opportuno premettere alle relative pericopi.

Si tratta di rubriche, vale a dire di titoli in rosso, che il lettore dovrà limitarsi a leggere con gli occhi, senza tuttavia pronunciarli.

Alla fine, lasciate un breve stacco prima di dire “Parola di Dio”. Ditelo con stupore, è una frase esclamativa che esprime lo stupore di essere stati chiamati a proclamare la Parola di Dio e invita tutti a stupirsi.

Non è mai una frase affermativa, perciò non è corretto dire: “È Parola di Dio”.

Il salmo responsoriale

Qualora non sia possibile eseguire il salmo responsoriale con il canto, conviene che sia letto da una persona diversa dal lettore, per aiutare l’assemblea a distinguerlo dalle letture.

Esso è un canto di meditazione, nel senso che «favorisce la meditazione della Parola di Dio» (OGMR 61).

Anche il salmo può essere proclamato dal lettore, ma è meglio che sia cantato alternando tra l’assemblea e uno o più cantori.

Non sarebbe male se un cantore fosse anche lettore e cantasse il salmo dall’ambone, mentre l’assemblea risponde.

La preparazione tecnica e l’uso del microfono

Non si richiedono al lettore le capacità e la formazione di un attore. Non è necessario che sappia recitare, e non è neppure un bene.

Ciò che un lettore offre è se stesso che, con la sua a volte misera fede, è chiamato a proclamare la Parola. Con umiltà e con responsabilità segua, per quanto è possibile, queste indicazioni.

Quando si accosta all’ambone sistemi subito il microfono all’altezza della sua bocca. Fate attenzione ad avere la giusta distanza dal microfono, anche provando prima della messa la vostra voce e la vostra distanza.

Se avete una voce forte, state più distanti, una voce “sussurrata” richiede di stare più vicini…

Il lettore non deve attirare su di sé l’attenzione dei fedeli con toni retorici, drammatici, patetici, da attore. Il lettore è chiamato a una mediazione obiettiva e umile.

Il comportamento all’ambone

Il lettore si preoccupi di arrivare prima alla celebrazione, almeno dieci minuti, per mettersi a disposizione di chi organizza (cioè offrendo o rinnovando la propria disponibilità, perché l’essere lettore non è un diritto).

Arrivare prima permette anche di controllare il lezionario (per esempio che sia alla pagina giusta). È bene che il lettore occupi la sedia a lui riservata, sul presbiterio.

Arrivare in chiesa con un po’ di anticipo permetterà a chi deve organizzare i vari sevizi di fare ogni cosa con la dovuta calma. E il lettore designato potrà prepararsi adeguatamente (preparare la lettura, vedere il Lezionario, ecc.).

Se il lettore esce dall’assemblea per leggere, si muova per tempo, mentre il sacerdote proclama l’Orazione all’inizio dell’assemblea liturgica, oppure mentre il lettore precedente sta finendo, ma in questo caso è meglio uscire insieme a chi legge la lettura.

Se il lettore che esce dall’assemblea passa davanti all’altare, faccia un leggero inchino allo stesso altare, altrimenti faccia l’inchino all’altare appena arriva sul presbiterio, prima di recarsi all’ambone.

Il lettore non raggiunga di corsa l’ambone. Anche gli spostamenti di tutti coloro che animano la liturgia non devono intralciare o primeggiare, bensì inserirsi discretamente nell’azione liturgica.

Se il lettore proviene dalla navata (banchi di destra e di sinistra), vada al centro, ai piedi dei gradini, faccia l’inchino e poi salga all’ambone. Se il lettore proviene dal transetto di sinistra, una volta uscito dai banchi, prima di dirigersi all’ambone faccia l’inchino alla mensa.

Si eviti di passare nel pertugio che c’è tra ambone e muro…

La benedizione del lettore

Poi chieda la benedizione dicendo, al microfono (ma con lo sguardo al sacerdote che presiede o subito volgendosi a lui): “Benedicimi, o Padre”. E alle parole del sacerdote, si fa il segno di croce.

Quindi comincia la lettura. Conviene qui ricordare che nel rito romano il lettore non chiede la benedizione.

Il coordinamento del gruppo dei lettori

Tale affermazione cancella ogni dubbio sull’opportunità o meno di costituire nelle nostre parrocchie un “gruppo dei lettori” che, con serietà e impegno, svolga un vero e proprio ministero liturgico.

L’utilità di tale gruppo è data dall’importanza di questo servizio, che richiede preparazione spirituale e competenza tecnica: che la parola di Dio possa essere accolta dall’assemblea, dipende, almeno in parte, dal modo con cui il lettore adempie al suo servizio.

L’obiettivo di fondo, quindi, per far nascere o far crescere un gruppo di lettori è quello di organizzare il loro servizio, curare la loro preparazione tecnica e accompagnarli nella crescita spirituale.

Il primo compito del gruppo è quello dell’organizzare della proclamazione della Parola di Dio durante le celebrazioni liturgiche; ma anche la preparazione delle preghiere dei fedeli e di eventuali monizioni può essere affidata a persone competenti e sufficientemente preparate appartenenti al gruppo dei lettori.

Tale gruppo può non coincidere esattamente con il gruppo liturgico, e tuttavia ne è una componente importante ed essenziale.

In ogni caso, il gruppo dei lettori è chiamato a lavorare in piena collaborazione e comunicazione con tutti gli altri operatori liturgici, in particolare con chi prepara le celebrazioni, chi ne segue la regia, chi ne cura l’animazione musicale.

La collaborazione con gli altri operatori liturgici

Ecco alcuni esempi di interazione: l’eventuale canto meditativo prima della liturgia della Parola, la proclamazione o il canto della sequenza in determinate solennità, la risposta cantata alle preghiere dei fedeli, la cura per i tempi di silenzio, il ruolo del salmista, il legame tra omelia e preghiera universale, la conoscenza delle sequenze rituali, in particolare delle celebrazioni diverse dall’Eucaristia.

Per questo motivo, accanto a incontri specifici per i lettori, è necessario prevedere alcuni momenti formativi e organizzativi con tutto il gruppo liturgico, là dove esso è presente e operativo.

Per tutto ciò, è molto utile la presenza di un coordinatore, che più strettamente collabori con il parroco e i responsabili degli altri ambiti della pastorale liturgica (canto e musica, servizio all’altare, preparazione e regia delle celebrazioni, ecc.).

Il ruolo del coordinatore

Egli deve tenere i rapporti con i lettori, comunicando anche le varie iniziative a livello diocesano o di Unità Pastorale, organizzare incontri di formazione in parrocchia e seguire con delicatezza tutti i componenti del gruppo, evitando che si creino monopoli o disagi.

Ma soprattutto gli è chiesto di coordinare, con i responsabili delle diverse messe festive e feriali, il servizio delle letture, per evitare nel modo più assoluto improvvisazione e pressapochismo.

È bene alternare le voci. Evitiamo di monopolizzare l’ambone come se fosse “cosa nostra” o un nostro diritto leggere sempre e comunque.

È auspicabile una pluralità di lettori. Non si dovrebbe vedere uno stesso lettore “infilare” la prima lettura, poi il salmo responsoriale, poi la seconda lettura e talvolta anche il versetto del canto al Vangelo, livellando il tutto nel grigiore di una recitazione monocorde.

Assegnando a ogni lettura un lettore dal volto differente e dalla voce particolare si rinnova l’attenzione della comunità. Questa disposizione sta a significare che nessuno ha il monopolio della Parola. È la comunità intera che possiede e condivide questo tesoro.

La preghiera dei fedeli

La preparazione delle preghiere dei fedeli e di eventuali monizioni può essere affidata a persone competenti e sufficientemente preparate appartenenti al gruppo dei lettori.

Fin dal 1966 la riforma conciliare ha ripristinato l’antica preghiera dei fedeli per superare quell’individualismo che da tempo condizionava la partecipazione dei credenti alla Messa.

Con questa preghiera comune si vuole esprimere l’universalità del sacrificio di Cristo e della preghiera cristiana.

La Parola come ascolto e testimonianza

Affinché l’ascolto delle Scritture nella liturgia sia un atto di tutta la comunità, il lettore dev’essere il primo ascoltatore del testo che legge: solo se sarà un buon ascoltatore sarà anche un buon lettore.

Egli stesso è chiamato ad ascoltare la Parola di Dio nel momento in cui la legge con e per gli altri; ascolta insieme all’assemblea e non si limita a leggere per l’assemblea.

«Memore della dignità della parola di Dio e dell’importanza del suo ufficio, il lettore curi assiduamente le modalità di una corretta dizione e pronunzia, affinché la Parola di Dio sia chiaramente percepita dai partecipanti. Quando poi annunzia agli altri la divina Parola, la accolga docilmente anche lui e la mediti con attenzione, così da darne testimonianza con il suo comportamento» (Caerimoniale Episcoporum, 32).

Proclamare la Scrittura nella liturgia è far sì che la Parola si incida in noi tramite la voce di uno o di una e l’ascolto di tutti.

È un grande atto di fede nei confronti dell’economia trinitaria; attraverso il soffio dello Spirito Santo, l’ascolto genera in ognuno di noi il Verbo, Parola rivolta a tutti.

Come nel passato anche oggi la Parola, celebrata nell’assemblea liturgica, giunge attraverso la mediazione di chi se ne fa servitore, è sempre una Parola incarnata nella persona del lettore che la proclama e nell’assemblea che l’accoglie.

Gli errori da evitare

La Parola di Dio non può essere sprecata per improvvisazione, disattenzione o superficialità: lettura frettolosa, dizione approssimativa o dialettale, infantilizzazione perché si ricorre al baby-lettore.

La proclamazione della Parola non può essere affidata a un qualsiasi membro dell’assemblea all’ultimo momento. Non si può improvvisare una lettura così impegnativa, occorre una seria e adeguata formazione a tale compito.

Il prendere alla bell’e meglio un volontario all’inizio della messa domandando a caso: “C’è qualcuno che farebbe la lettura?” è dar prova di leggerezza nei confronti della Parola e della Comunità.

Fino a quando è uno solo a fare tutto, la liturgia non apparterrà a tutta l’assemblea.

La liturgia della Parola: persone, oggetti, luoghi e riti

La tradizione della Chiesa ha sempre circondato di dignità e di autentica ritualità la celebrazione della Parola di Dio.

Gli elementi che rientrano in questa ritualità sono:

  • Persone: l’assemblea, il presidente, il lettore
  • Oggetti: il Lezionario, l’Evangeliario
  • Luoghi: ambone, Sede del celebrante
  • Riti: Intronizzazione dell’Evangeliario sull’altare, processione con l’Evangeliario, lumi e incenso, bacio dell’Evangeliario
  • Canti Salmo responsoriale, Acclamazione al Vangelo.

È cosa saggia conoscere quel che propone il Messale e realizzarlo nel miglior modo possibile. Non si vuole enfatizzare l’importanza dei riti né collocarli al posto d’onore.

Non sono che dei riti: valgono per la devozione interiore che li inventa e li compie, o per quella che suscitano.

Una celebrazione della Parola può raggiungere pienamente il suo scopo senza alcun cerimoniale ritualistico, come senza canti né musica. Ma canto, musica e riti possono avvicinarci a Dio. È questo che fonda la dignità dei riti.

L’Evangeliario e la proclamazione del Vangelo

Il Rituale privilegia la proclamazione del Vangelo in quanto esso rivela più immediatamente la presenza del Cristo, centro della Scrittura. Per questo la sua proclamazione costituisce il culmine della liturgia della Parola.

La tradizione ci insegna a circondare di onore il Libro che contiene la Parola del Signore. Se la venerazione per il Vangelo si è espressa un tempo attraverso certe forme artistiche, oggi essa deve cercare e trovare nuovi modi di espressione.

Il Messale prevede la deposizione dell’Evangeliario sull’altare prima della lettura del vangelo. Questa deposizione equivale praticamente a una “intronizzazione” simile alla “esposizione” del Santissimo Sacramento sull’altare.

Quando il sacerdote e il diacono prendono l’Evangeliario dall’altare, simbolo di Cristo, il loro gesto sta a significare splendidamente che le parole che loro pronunceranno non sono loro ma di Gesù.

La processione con l’Evangeliario

Fra le processioni che si svolgono nel corso della messa, quella del vangelo dovrebbe essere la più festiva e la più gioiosa; infatti ha lo scopo primario e principale della glorificazione di Cristo nella sua Parola e l’acclamazione della sua presenza.

L’ostensione del libro dei vangeli è simile a quella dell’ostia consacrata e a quella del calice nel momento della consacrazione.

La partecipazione di almeno alcuni fanciulli alla processione con il libro dell’Evangelo è un segno parlante della presenza di Cristo, che rivolge al suo popolo la sua parola.

Lumi, incenso e venerazione della Parola

La luce è anche simbolo di Cristo. Guardando la luce e ascoltando le parole di Cristo, i cristiani pregano perché la loro vita divenga Vangelo e ciascuno di essi, come Cristo e in unione a Cristo, sia “luce del mondo”.

Portando l’incenso davanti all’Evangeliario, la comunità indica che prepara alla Parola del Signore un cammino di profumo. E, incensando il libro del Vangelo, la comunità manifesta la venerazione e la preghiera che essa gli rivolge.

Come i Magi, quando ebbero trovato il Bambino Gesù, si prostrarono dinanzi a lui in atto di adorazione offrendo tra i doni l’incenso, così la comunità cristiana, che nel vangelo ha trovato il Messia Salvatore, gli offre l’incenso della sua preghiera insieme alla sua adorazione.

Il servizio del lettore nella comunità

Far partire un gruppo dei lettori non è semplice, l’esperienza lo dice: tuttavia ci sono proposte e tentativi diversi in tale direzione, accomunati dal comune senso di responsabilità e amore verso la celebrazione liturgica.

Il gruppo dei lettori deve anche conoscere e approfondire la Sacra Scrittura nel suo complesso, curare la preparazione tecnica e accompagnare i suoi componenti nella crescita spirituale.

La disarmonia, il disordine, la sciatteria e la superficialità non sono rispettose dell’azione liturgica e della preghiera dei singoli e dell’assemblea tutta.

Incoraggiamo altre persone a rendersi disponibili ad animare le nostre liturgie, perché siano sempre più il volto di una comunità dove tutti partecipano dando il proprio apporto. In modo bello, ordinato, armonioso.

Formazione per i lettori liturgici

La Parola creatrice di Dio arriva o no alle orecchie, e soprattutto al cuore dell’assemblea radunata nel Suo nome, anche da chi, proclamandola nella liturgia, dà voce alla Scrittura.

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