Il Beato Bernardino Caimi fu un frate francescano dell’Osservanza, uomo di grande fede, carità, prudenza e capacità di governo, al quale è attribuita la fondazione del Sacro Monte di Varallo. Dopo l’esperienza maturata come commissario e custode di Terra Santa, concepì l’idea di realizzare in Valsesia una riproduzione dei luoghi santi della Palestina, così da offrire ai pellegrini europei un percorso devozionale accessibile anche quando i viaggi in Oriente erano particolarmente difficili.
Caimi iniziò la costruzione del Sacro Monte nel 1486 e vi lavorò fino alla morte, dedicandosi prima al convento e alla chiesa della Madonna delle Grazie e poi al santuario sul monte. Il complesso sarebbe diventato una “Nuova Gerusalemme”, con cappelle e scene evangeliche capaci di accompagnare i fedeli nella meditazione sulla vita, la passione e la morte di Cristo.
Origini e formazione francescana
Riguardo al luogo e alla data di nascita di Bernardino Caimi esistono opinioni diverse: da chi lo vorrebbe nato a Milano (Salsa) a chi, più precisamente, indica Alagna Lomellina, dove la nobile famiglia possedeva un castello (Pianzola), da chi lo vuole nato nel primo decennio del XV secolo, a coloro che indicano convenzionalmente il 1425 come periodo della sua nascita.
Nacque nella prima metà del XV secolo da famiglia milanese; alcuni lo dicono fratello di quel Bartolomeo con il quale è stato talvolta confuso. Vestì l’abito francescano nell’osservanza milanese e divenne “magister theologiae”. Sicura è comunque la sua presenza nel 1467 e poi ancora nel 1474 nel convento francescano di Sant’Angelo a Milano.
Nel 1475 è guardiano nella comunità di Lodi, carica che, l’anno seguente, ricoprirà anche nel capoluogo lombardo, sempre nel convento di sant’Angelo: incarichi che confermano come il Caimi fosse uno dei padri più stimati della Lombardia, uomo di grande prudenza e capacità di governo non comuni.
Gli incarichi nell’Ordine francescano
La sua fama si diffuse ben presto anche oltre i confini della sua provincia religiosa, come dimostrano gli importanti compiti lui assegnati sia all’interno dell’ordine, sia da parte del pontefice, missioni molto delicate che egli portò lodevolmente a termine.
Nel frattempo era stato eletto vicario per la provincia milanese e come tale otteneva l’8 luglio 1482 di poter fondare altri cinque conventi. Il 14 febbraio del 1484 il C. riceveva dal pontefice l’ordine di consegnare al duca la somma raccolta da Ugo d’Asti e collocata presso varie persone.
Divenuto guardiano di S. Angelo in Milano, fu nel 1481 coinvolto nelle questioni per la suddivisione dei proventi della predicazione della crociata, che insorsero tra il duca e il vicario generale dell’osservanza, Angelo Carletti da Chivasso, nunzio e commissario apostolico T. M. Sevesi.
Questi in data 14 gennaio 1482 nominò il C. insieme a Bartolomeo Porro coadiutore con facoltà di predicare la crociata e di scegliersi dei collaboratori. Secondo il Wadding, seguito anche dagli altri biografi, nel 1483 il pontefice gli avrebbe affidato, una delicata missione presso Ferdinando di Spagna.
Bernardino de’ Busti, che ricorda il fatto raccontando un miracolo che avrebbe allietato il ritorno a Roma del confratello, dice che ciò avvenne mentre anche lui si trovava presso il pontefice per l’approvazione dell’Officium conceptionis B. V. M. Orbene, l’approvazione avvenne da parte di Sisto IV nel 1480: si dovrebbe perciò anticipare a tale anno la legazione del C.
La predicazione della crociata e le missioni diplomatiche
Fu commissario dei francescani in Calabria nel 1484 e di territori particolarmente difficili, quali la Bosnia e la Croazia, allora come oggi al centro di conflitti politico-religiosi generati dall’incontro tra il mondo occidentale cristiano e quello orientale islamico.
Non si dimentichi che nel 1453 era terminato, con la caduta di Costantinopoli, l’impero romano-cristiano d’Oriente. Proprio per predicare una crociata contro i Turchi, Caimi venne scelto da papa Sisto IV, che successivamente lo invierà anche ambasciatore presso il re Ferdinando di Spagna.
Il capitolo generale, celebrato alla Verna il 6 giugno 1484, inviava il C. come commissario nella provincia calabra, con il compito di sedare le discordie e di sopire gli scandali suscitati da Francesco da Filocastro.
Il Sanson, invece, lo inviò come commissario in Bosnia e in Croazia per metter pace tra i padri di quei paesi: nel 1496 il C. definì la vertenza stabilendo che i capitoli dei frati bosniaci e quelli dei croati venissero celebrati separatamente.
L’esperienza in Terra Santa
Indubbiamente però egli si distinse maggiormente nel periodo in cui ricoprì, in vari momenti a partire dal 1478, la carica di commissario e custode di Terra Santa. Nel 1477 moriva Giacomo d’Alessandria, guardiano del Monte Sion, e il 22 gennaio dell’anno successivo il C. veniva inviato in Terrasanta con la funzione di commissario con il compito di reggere quei luoghi e di provvedere all’elezione di un nuovo guardiano.
Il 10 aprile dello stesso anno fu eletto il p. Giovanni Tomacelli. Di un secondo viaggio del C. in Terrasanta con gli stessi compiti della prima volta, viaggio che sarebbe avvenuto nel triennio 1487-1490, non restano testimonianze sicure.
Al ritorno, dicono i biografi, cominciò a vagheggiare la costruzione di un complesso di edifici che ricordassero i luoghi santi e che riuscirà più tardi a realizzare con il Sacro Monte di Varallo.
Indubbiamente però egli si distinse maggiormente nel periodo in cui ricoprì, in vari momenti a partire dal 1478, la carica di commissario e custode di Terra Santa, esperienza da cui, come è noto, scaturì in lui l’idea di edificare il Sacro Monte, come esatta riproduzione dei santuari di Palestina che, per i motivi politici sopra ricordati, erano molto difficili da raggiungere dai pellegrini europei.

La fondazione del Sacro Monte di Varallo
Il nome di Bernardino Caimi rimase così definitivamente legato a Varallo, la ridente città capoluogo della Valsesia dove, a partire dal 1486, egli si dedicò alla costruzione prima del convento e della chiesa della Madonna delle Grazie e poi del santuario stesso fino alla sua morte.
Il 21 dicembre 1486 un breve di Innocenzo VIII lo autorizzava preventivamente ad accettare le donazioni che gli fossero fatte dagli abitanti della Valsesia: i lavori per la costruzione degli edifici del Sacro Monte cominciarono ben presto.
Solo il 14 aprile 1493, quando già erano stati condotti a termine il convento e tre cappelle con il romitorio del S. Sepolcro, Milanino Scarognino, promotore dell’iniziativa e protettore dei frati, introduceva ufficialmente e solennemente il C. in questi luoghi che gli venivano donati dalla comunità di Varallo.
L’idea di Caimi univa la memoria dei santuari palestinesi alla possibilità di compiere un pellegrinaggio spirituale in Italia. Inizialmente raggruppate per contenuto, le cappelle del Sacro Monte furono in seguito rinumerate cronologicamente affinché i pellegrini potessero rivisitare in ordine il percorso di vita del Redentore.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Luogo | Varallo, Valsesia |
| Inizio dei lavori | 1486 |
| Prima cappella edificata | Cappella del Santo Sepolcro |
| Consacrazione della cappella | Ottobre 1491 |
| Introduzione ufficiale di Caimi nel complesso | 14 aprile 1493 |
| Scopo spirituale | Riproduzione dei luoghi santi della Palestina |
La cappella del Santo Sepolcro
Nell’ottobre del 1491, infatti, venne consacrata la cappella del Santo Sepolcro, la prima edificata dal frate francescano sul monte. La cappella costituisce il nucleo originario del percorso del Sacro Monte e conserva ancora oggi numerose testimonianze legate al fondatore.
Iscrizione che accompagna la teca contenente il teschio di Bernardino Caimi (1425 - 9 febbraio 1500), inserita in una nicchia all’esterno della 43ª cappella dedicata al Santo Sepolcro, in realtà la prima edificata per iniziativa del padre francescano nel 1491, facente parte del percorso devozionale che accoglie una scena del Vangelo in ogni tempietto.
Il primo e più antico è l’iscrizione all’ingresso al Sepolcro, datata 1491, che ricorda il frate accanto al nome del committente-finanziatore dell’impresa, il nobile Milano Scarognino.
Più oltre, nell’angolo sinistro del portico, trovava posto a fine ’400 il primo altare in cui dicevano messa i frati, altare che gli eredi del fondatore intorno al 1515 vollero inglobare in una cappella.
La cappella commemorava la vicenda storica e religiosa del primo Sacro Monte con la raffigurazione, da parte di Gaudenzio Ferrari, di san Bernardino da Siena accanto al Beato Bernardino Caimi con i membri della famiglia Scarognini e sant’Antonio da Padova e sant’Elena.
Sull’altare, la pala con le Stigmate di san Francesco, ora conservata nella Pinacoteca di Varallo. Lì accanto, a sinistra dell’ingresso del Sepolcro, già nel primo Seicento in una piccola nicchia era conservato il teschio del fondatore.

Il complesso devozionale e le scene del Vangelo
Il Sacro Monte fu concepito come un itinerario di preghiera e meditazione. Il percorso devozionale accoglie una scena del Vangelo in ogni tempietto, permettendo ai pellegrini di ripercorrere simbolicamente gli episodi della vita del Redentore.
Le cappelle, inizialmente raggruppate per contenuto, furono in seguito rinumerate cronologicamente affinché i pellegrini potessero rivisitare in ordine il percorso di vita del Redentore.
La costruzione iniziò con il convento, la chiesa della Madonna delle Grazie, il romitorio e la cappella del Santo Sepolcro. Il progetto di Caimi avrebbe poi costituito il fondamento storico e spirituale dello sviluppo monumentale del Sacro Monte nei secoli successivi.
Le attività di Bernardino Caimi negli anni della fondazione
Nel frattempo il C. si adoperava in numerose attività: nell’agosto 1488 era guardiano a Lodi, il 29 maggio 1489 era eletto definitore, carica che gli fu confermata il 5 giugno 1491; nuovamente vicario provinciale nel 1490-92 e poi nel 1493.
Nel febbraio del 1490 da Lodi si recava a Pizzighettone per predicarvi la quaresima. Sebbene questa sua missione fosse stata causa di discordia tra la popolazione che gli preferì l’apostata Gaspare da Cremona, provocando anche le lagnanze del vicario generale dell’osservanza, Angelo da Chivasso, tuttavia nel marzo del 1491 il C. fondava in quella città un convento e si adoperava in seguito per inviarvi un predicatore.
Il 4 marzo 1490 un breve di Innocenzo VIII affidava al C. la direzione spirituale delle monache di S. Maria del Monte di Varese, facendolo succedere al prevosto di Rho, Gasparino Porro, con il quale, in realtà, il C. divise la reggenza.
Nel settembre 1491 era presente nel convento di Vigevano, nel gennaio del 1492 veniva chiamato alla corte ducale insieme a Bernardino da Feltre, l’11 ottobre dello stesso anno Alessandro VI gli ordinava di prendere la direzione del monastero di S. Chiara in Como, che nel 1498 sarà causa di non poche discordie con i conventuali.
Il 22 aprile 1494 era presente al capitolo provinciale, celebrato in S. Angelo a Milano, come discreto di S. Maria delle Grazie a Vigevano e come definitore capitolare. Le lettere del C. testimoniano la sua infaticabile attività non solo per le questioni riguardanti l’Ordine, ma anche in favore di quanti si rivolgevano a lui.
Nel settembre del 1494 da Varallo scriveva a Ludovico Sforza pregandolo di accogliere benevolmente il luogotenente del podestà della Valsesia, che lo avrebbe informato dei danni inflitti alla popolazione locale da parte dei sudditi del ducato di Savoia.
E i valsesiani, allorché il C. si accingeva a partire per l’Aquila per prender parte al capitolo generale, inviavano il 19 aprile 1495 una lettera al Moro perché interponesse i suoi buoni uffici presso il Sanson, ministro generale dell’Ordine, affinché il C. non venisse trasferito ad altra provincia.
La morte e l’incertezza sulla data
Caimi iniziò la costruzione del Sacro Monte nel 1486 e vi lavorò fino alla sua morte, avvenuta nel 1500. Tornò poi a Varallo, dove morì in fama di santità; la popolazione lo venerò come beato.
La data della morte è stata a lungo indicata in modo divergente. Incerta è la data della morte: il Mazzuchelli e l’Argelati lo dicono morto il 9 febbr. 1496; la maggior parte dei biografi e dei cronisti dell’Ordine, sulla base dell’epigrafe tombale di Varallo, indicano la data del 9 febbr. 1499.
Tuttavia, tenendo conto che la sua ultima lettera fu scritta il 12 ag. 1499, è necessario spostare, sia pure di poco, la data della sua morte oltre questo termine, che coincide anche con l’ultima notizia sul personaggio.
La data del 1499 è ormai provato essere derivata da un errore di trascrizione, essendo documentato, da una lettera che il 12 agosto di quell’anno egli era ancora in vita. La morte viene molto probabilmente collocata al 9 febbraio 1500.
Il culto del Beato Bernardino Caimi
Attorno alla figura di questo frate, dalla fede schietta e concreta quasi ingenua, si formò un alone di santità che si concretizzò, molto presto, in una forma religiosa di culto: un dato di fatto indiscutibile, comprovato da numerose e sicure testimonianze.
Al Caimi viene attribuito ab immemorabili il titolo di beato, un attributo che si riscontra nei testi dei documenti, nelle antiche guide del santuario, dal 1514, e nelle immagini, iscrizioni e statue che lo riguardano.
Almeno dal 1514 è in venerazione, presso la cappella del Santo Sepolcro, la reliquia del suo teschio, ed è noto come la ricognizione e la successiva esposizione in un luogo sacro dei resti di una persona era indice di un culto praticato nei suoi confronti.
Anzi va ricordato che, per tutto il medioevo e fino ai decreti di Urbano VIII, tale atto era già di per sé il riconoscimento ufficiale della santità dell’individuo.
Anche le più antiche testimonianze iconografiche, statue, quadri e affreschi, ritraggono il Caimi con l’aureola a raggi, propria dei beati, mentre reca sulle sue mani il modellino del Sacro Monte.
Che il culto tributato al fondatore del complesso fosse approvato e non solo tollerato dall’autorità ecclesiastica, è provato dalla presenza alle feste in suo onore di alti prelati, che altrimenti sarebbero certo intervenuti per impedire un abuso.
Del resto anche il Breve di Clemente XI e la Bolla di Sisto V che riguardano il Sacro Monte a fra Bernardino è attribuito il titolo di Beato.
Le feste in onore del fondatore
Dai calendari e dalle cronache è documentata anche la celebrazione di due feste annuali in onore del Beato: il 9 febbraio, dies natalis, e il martedì di Pentecoste, forse inventio delle reliquie, celebrate a Varallo con grande solennità e molto sentite dalla popolazione.
Nel 1765, ai sacerdoti secolari succeduti ai frati nella custodia del santuario, è intimato, con decreto regio emanato dal senato di Torino, di continuare a celebrare la festa in onore del Beato, la cui soppressione aveva creato forte malcontento tra i fedeli.
Con il passare dei decenni tuttavia diminuì l’attenzione devozionale verso il Caimi, la cui memoria venne perpetuata più all’interno degli studi che non della pratica religiosa.
A partire dal dopoguerra il suo nome scomparve dai calendari e i tentativi compiuti, già all’inizio del Novecento, per giungere a una ufficiale sua beatificazione non ebbero seguito.
Dal 2002 si è tornati a celebrare solennemente la sua festa, stabilendo alla seconda domenica di ottobre la data della ricorrenza. Nell’ottobre del 1491, infatti, venne consacrata la cappella del Santo Sepolcro, la prima edificata dal frate francescano sul monte.
La scelta della seconda domenica di ottobre esclude sia, per motivi climatici, il 9 febbraio, a Varallo ancora pieno inverno, sia, per motivi pratici, il martedì di Pentecoste, giorno seguente la festa patronale della città dedicata alla Madonna Incoronata.
La reliquia del fondatore
La teca contenente il teschio di Bernardino Caimi è inserita in una nicchia all’esterno della cappella dedicata al Santo Sepolcro. L’iscrizione recita: “Caput Beati Patris Fratris Bernardini de Caimis mediolanensis Ordinis Minorum Regularis Observantiae huius Sacri Montis fondatoris - Incliti -”.
La reliquia è una delle testimonianze più antiche e significative del culto tributato al fondatore del Sacro Monte. La sua presenza presso il Santo Sepolcro collega direttamente la memoria del frate al primo nucleo edificato del complesso.
La cappella fa parte del percorso devozionale che accoglie una scena del Vangelo in ogni tempietto. La conservazione della reliquia nella zona del Sepolcro sottolinea il legame tra la figura di Caimi, la fondazione del monte e la meditazione sui luoghi della passione di Cristo.

La statua seicentesca di Bernardino Caimi
La figura di Bernardino Caimi è rappresentata anche da una statua in terracotta, considerata il simbolo e l’emblema del Sacro Monte. La statua fu voluta e pagata da un nobile discendente della famiglia Caimi, che la lasciò ad imperitura memoria.
La statua, plasmata nel 1638 da Giovanni d’Enrico, lo statuario ufficiale del complesso nel primo Seicento, raffigura il frate che regge in mano e mostra il modellino plastico del Sacro Monte.
Il modellino rappresenta gli edifici principali del complesso: il convento, il Calvario, la cappella della Salita e il Palazzo di Pilato. L’immagine del fondatore che mostra il plastico rende visibile il rapporto tra il frate e l’opera alla quale dedicò gli ultimi anni della propria vita.
Il restauro ha ridato alla statua freschezza e trasparenza, riportando alla luce il colore originale, coperto da una stesura giallognola piatta e uniforme, a cui si era sovrapposta la sporcizia del tempo.
Ora si legge bene la naturalezza del volto, lo sguardo nobile e sereno, l’abito, un saio più credibile, con toppe di tessuto cucite qua e là.
Anche il plastico del Sacro Monte è più pulito e vi si vedono meglio gli edifici, il convento, il Calvario, la cappella della Salita, il Palazzo di Pilato; la base della nicchia in pietra, in parte ricoperta di intonaco dipinto, è ritornata anch’essa più chiara e pulita.
Così Bernardino fa più bella mostra di sé nell’angolo del Sacro Monte che la storia ha voluto dedicargli, ove tanti cimeli lo ricordano.
Le testimonianze artistiche e documentarie
Le più antiche testimonianze iconografiche ritraggono Caimi con l’aureola a raggi, propria dei beati, mentre reca sulle mani il modellino del Sacro Monte. Questa iconografia si ritrova in statue, quadri e affreschi legati alla storia del santuario.
La cappella commemorativa del primo Sacro Monte comprendeva la raffigurazione, da parte di Gaudenzio Ferrari, di san Bernardino da Siena accanto al Beato Bernardino Caimi con i membri della famiglia Scarognini e sant’Antonio da Padova e sant’Elena.
Sull’altare si trovava la pala con le Stigmate di san Francesco, ora conservata nella Pinacoteca di Varallo. Accanto all’ingresso del Sepolcro, già nel primo Seicento, una piccola nicchia conservava il teschio del fondatore.
Un nutrito manipolo di lettere del C., conservate la più parte all’Archivio di Stato di Milano, è stato pubblicato dal Motta. Ancora inediti sono i sermoni, dei quali si conserva un manoscritto nella Biblioteca civica di Como.
Si tratta di due raccolte: la prima comprende i sermoni secondo le festività dell’anno liturgico, la seconda è il Quadragesimale de articulis fidei, che presenta una trattazione teologica sistematica degli argomenti.
La memoria di Caimi nel Sacro Monte
Il primo e più antico segno della memoria del fondatore è l’iscrizione all’ingresso del Sepolcro, datata 1491, che ricorda il frate accanto al nome del committente-finanziatore dell’impresa, il nobile Milano Scarognino.
La memoria di Caimi è inoltre affidata alla reliquia del teschio, alle raffigurazioni artistiche, alle iscrizioni, alle guide del santuario e alle celebrazioni liturgiche. La sua figura rimane così inseparabile dalla storia religiosa e artistica del Sacro Monte di Varallo.
A più di cinquecento anni dalla sua morte, la riproposta del ricordo di Bernardino Caimi richiama a tutti, religiosi e laici, il dovere di essere testimoni di Cristo, crocifisso e risorto, sulle strade del mondo, per far scaturire un rinnovato impegno ecclesiale, sociale e culturale come il degno figlio di Francesco fece tra gli uomini del suo tempo.