Un bassorilievo di Gesù non ha un unico nome: si identifica in base alla scena rappresentata. Tra i soggetti più comuni figurano la Pietà, il Getsemani, le stazioni della Via Crucis, la Crocifissione, l’Ecce Homo e il Cristo Pantocratore.
Se l’opera mostra Maria mentre sorregge il corpo senza vita del figlio dopo la deposizione dalla croce, si chiama Pietà. Se raffigura Gesù mentre prega nell’orto degli Ulivi, spesso accompagnato da un angelo, il soggetto è la Preghiera di Gesù nel Getsemani o Agonia nell’orto. Se invece rappresenta Gesù inchiodato alla croce, può appartenere all’XI stazione della Via Crucis.
Come riconoscere il soggetto di un bassorilievo di Gesù
| Scena rappresentata | Nome del soggetto | Elementi riconoscibili |
|---|---|---|
| Maria sorregge il corpo morto di Gesù | Pietà | La Vergine addolorata e Cristo deposto dalla croce |
| Gesù prega nell’orto degli Ulivi | Agonia nell’orto o Preghiera nel Getsemani | Gesù prostrato o inginocchiato e un angelo consolatore |
| Gesù viene inchiodato alla croce | XI stazione della Via Crucis | Boia, martello, chiodi e strumenti della Passione |
| Gesù è rappresentato sulla croce | Crocifissione | La croce, le ferite della Passione e il titulus crucis |
| Gesù mostra le ferite della Passione | Cristo sofferente o Ecce Homo | Corona di spine, volto dolente e ferite |
| Gesù appare maestoso e benedicente | Cristo Pantocratore | Barba, aureola, libro o rotolo e gesto benedicente |
Il bassorilievo della Pietà
La Pietà nell’Arte
Pathos, compassione e dolore trovano la loro massima espressione nell’iconografia della Pietà, a cui si sono dedicati numerosi artisti nel corso dei secoli. Questo tema biblico, ai primi posti nell’arte celebrativa religiosa, rende omaggio ad uno degli episodi più intensi e dolorosi dei Vangeli. Le Sculture, i dipinti e gli affreschi divengono così strumento per scuotere l’animo dell’uomo difronte all’immenso sacrificio compiuto da Gesù.
L’immagine della Pietà rimane ad oggi una delle più riproposte nell’arte, icona che ha ispirato tanti artisti a produrre opere di grande intensità e pathos. Quest’immagine nasce come simbolo del Vespro o Vesperbild e nasce in ambito tedesco per ricordare la sera della deposizione di Cristo dalla croce per poi essere sepolto.
Il Sacrificio di Gesù e l’umano amore di una madre per il figlio perso
L’artista Maurizio Carnevali realizza in esclusiva per Patrimoni d’Arte la sua interpretazione della Pietà, doloroso episodio biblico che vede come protagonista Maria mentre sorregge il corpo senza vita del figlio Gesù Cristo dopo la sua passione e deposizione. Attraverso il bassorilievo l’artista mira a rappresentare non soltanto il sacrificio compiuto da Gesù, ma anche l’umano amore di una madre per il figlio perso.
Un’opera a tiratura limitata capace di trasmettere un forte sentimento empatico attraverso il volto addolorato della Vergine e quello sofferente del Cristo esanime. L’artista realizza il bassorilievo in simil-bronzo lavorato artigianalmente con patina oro antico ossidato verde.
Il manufatto scultoreo realizzato in similbronzo è costituito da una resina epossidica con carica inerte di limatura di bronzo e carbonato di calcio. Tale miscela costituisce una lega estremamente resistente agli agenti atmosferici ed a eventuali sollecitazioni fisiche. La lavorazione artigianale compiuta dall’artista permette di far sì, che ogni multiplo sia in realtà un’opera unica in virtù dell’intervento manuale che, nelle diverse fasi, l’autore effettua su di esso.

Il bassorilievo di Gesù nel Getsemani
Quando il bassorilievo raffigura Gesù nell’orto degli Ulivi, il nome più adatto è Agonia nell’orto, Preghiera nel Getsemani o Gesù confortato dall’angelo. La scena rappresenta un momento particolarmente intenso della Passione, precedente all’arresto e alla Crocifissione.
Rappresentazione del Getsemani, il momento terribile passato da Gesù nella solitudine. Il Signore, in questo momento, non ha alcuna minima consolazione o comprensione. Le Sue parole ne confermano il terribile peso. L'angelo pare volergli ricordare tutto l'immenso bene che otterrà per noi.
Questo bassorilievo illustra un episodio narrato dai Vangeli ed avvenuto nel giardino chiamato Getsemani. In una solitudine angosciante Gesù prega il Padre di allontanare da lui il “calice” della sofferenza, mentre compare un angelo che vuole confortarlo. Il gesto delle mani, l’inclinazione del corpo, l’espressione del volto mostrano tutto il suo dramma interiore.
Arriviamo al Getsemani. Prima di tutto, la grotta dove Gesù si intratteneva con gli amici, un luogo di ritiro, nascosto, a un tiro di sasso dall’orto degli Ulivi, dove la chiesa semibuia custodisce il sasso della prostrazione e della preghiera di Gesù.
Nella Gerusalemme antica i passi risuonano su strade di pietra bianca, su e giù per gradinate quasi di città medioevale, nel cuore del quartiere che vive attorno al Santo Sepolcro. Subito alla Basilica del Santo Sepolcro, gli amici entrano di filato, come Pietro e Giovanni al sepolcro, mentre io indugio nella piazzetta antistante.
Dalla tomba della risurrezione fino alla cappella dell’Eucaristia, gli occhi si concentrano sull’Ostia consacrata, a contemplare Cristo che vive. A lato dell’altare, un bassorilievo raffigura Gesù che si presenta alla Madre: ‘Virginis oculi pleni facti sunt Filii visu et ipsa vultum eius intuita est divinum. Gli occhi della Vergine si sono riempiti della visione del Figlio, ed ella ha scorto il suo volto divino.’
Il bassorilievo della Via Crucis
Un altro possibile nome dipende dalla stazione rappresentata. La Via Crucis è composta da scene che seguono gli ultimi momenti della vita terrena di Gesù, dalla condanna alla morte e alla deposizione.
L'opera rappresenta l'undicesima stazione della Via Crucis nella quale Gesù viene inchiodato alla croce da due boia. Il primo, gli tiene fermi i piedi e il secondo, con un martello in mano, fissa il primo chiodo sulla mano del corpo morente di Gesù.
Sullo sfondo si animano una serie di personaggi, identificati come guardie, che predispongono l'imminente crocifissione, mostrando alcuni degli strumenti della passione: la scala, la lancia del centurione e il bastone imbevuto di aceto.
Quando il soggetto è Gesù inchiodato alla croce, il nome completo è quindi XI stazione della Via Crucis: Gesù è inchiodato alla croce. Non deve essere confuso con la Crocifissione vera e propria, che mostra generalmente Cristo già innalzato sulla croce.
Un esempio storico di bassorilievo della Via Crucis
OGGETTO bassorilievo
MATERIA E TECNICA gesso/ pittura gesso/ scultura
ATTRIBUZIONI Bernero Giovanni Battista (attribuito)
LOCALIZZAZIONE Museo di arti decorative Accorsi-Ometto
INDIRIZZO Via Po, 55, Torino (TO)
Fra le opere documentate, o attribuibili, a Giovanni Battista Bernero, sono segnalati oltre ottanta bassorilievi, realizzati con l’aiuto di una bottega vivacemente attiva. L’artista nacque a Cavallerleone nel 1735; la sua attività di scultore, iniziata attorno alla fine degli anni Cinquanta, fu decisamente prolifica e segnata da importanti riconoscimenti ufficiali, oltre i confini della corte sabauda.
La sua formazione avvenne presso la Scuola di Beaumont tra il 1755 fino al 1765, dove intensificò lo studio del disegno. Risalgono a questi anni le prime prove dell’artista, un gruppo di macchine processionali in cartapesta, che confermano una sua prima adesione alla pratica di modellatore.
L’intensa produzione di questo tipo di manufatti è confermata dall’inventario della sua eredità, che comprendeva, fra le altre opere, un cospicuo gruppo di bassorilievi in stucco di diverso formato e soggetto, conservato nella propria residenza di campagna a Polonghera. Alcuni di questi possono essere identificati come modelli preparatori o come opere vere e proprie, come, ad esempio, le tre stazioni della Via Crucis presenti in Fondazione Accorsi-Ometto.
L’opera qui analizzata rappresenta la stazione XI in cui Gesù viene inchiodato alla croce. A differenza di quanto riportato nelle notizie dell’archivio fotografico della Fondazione Accorsi-Ometto, la cornice, di colore giallo, apparentemente in legno, in realtà è anch’essa in stucco.
Lo stesso inventario riporta in maniera imprescindibile l’appartenenza dei bassorilievi all’artista, indicando un arco di tempo ben definito, 1760 - 1770, un periodo stretto che fa trapelare una sensibile maturità dell’artista nella composizione scenica e nella resa composta delle figure. I corpi sono finemente modellati e i particolari anatomici sono riproposti con sapiente minuzia, evidenziati nella figura intera del boia.
Di poco successivi, ma sempre legati all’ambito sacro, sono i medaglioni delle Storie di san Filippo Neri, realizzati tra il 1770 e il 1771, dove viene illustrata un’agiografia dettagliata del fondatore dei Padri Filippini. Successivamente fu chiamato a confrontarsi con le scene della Passione di Cristo in due cicli quasi contemporanei, realizzati attorno al 1776 nell’Abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese e nella chiesa di Sant’Antonio da Padova a Chieri.
Entrambe le serie vengono rappresentate in tondi ovali, ma soprattutto trovano terreno di confronto a livello stilistico e compositivo con le scene della Via Crucis qui trattate.
Il volto di Gesù nei bassorilievi
Per capire il nome e il significato di un bassorilievo di Gesù è utile osservare anche il volto. Un Gesù con barba, capelli lunghi, aureola e atteggiamento maestoso può richiamare il Cristo Pantocratore; un volto dolente, coronato di spine, è invece tipico delle immagini della Passione.
Non si conosce con esattezza l’aspetto fisico di Gesù. Né i Vangeli né gli altri scritti del Nuovo Testamento descrivono il Messia. Inizialmente, nelle prime opere d’arte cristiane, si affermò il tipo fisico del Cristo imberbe, simbolo di giovinezza e di bellezza apollinea.
Questa specifica iconografia, sebbene mai del tutto abbandonata, costituisce, nell’insieme delle raffigurazioni di Gesù, più l’eccezione che la regola. Già nel IV secolo, infatti, prevalse il tipo del Cristo barbuto, considerato più autorevole e soprattutto più rispondente alla realtà, sulla scorta dell’unica informazione evangelica.
Intorno al VI secolo, i tratti somatici del Messia furono codificati rigorosamente e definiti secondo un modello iconografico che non subì più alcuna modifica. Gesù ha il viso lungo e un po’ scavato, naso sottile, lunghi capelli divisi al centro e raccolti dietro le spalle, barba appuntita.
Non solo i singoli dettagli del volto ma persino le proporzioni fra le varie parti furono sostanzialmente mantenuti immutati.
La somiglianza con la Sindone
Un Gesù molto simile a quello che vediamo raffigurato oggi nella Sindone. E' questo il volto del Messia che veniva rappresentato anticamente in quadri, sculture, bassorilievi, monete.
In tutte le raffigurazioni del Salvatore la somiglianza con il volto della Sindone è sempre marcata. Si osservi, per esempio, l’antica immagine del SS. Salvatore venerata nell’oratorio di S. Lorenzo in Palatio, chiamato Sancta Sanctorum, a Roma, la cui icona originale risale al V-VI secolo.
Anche il mosaico (VII secolo) della cappella di S. Venanzio presso il battistero di S. Giovanni in Laterano.
A partire dal VI secolo anche in Oriente si diffonde un particolare tipo di ritratto di Gesù ispirato alla Sindone: è il Cristo maestoso, con barba e baffi, chiamato Pantocrator (Onnipotente), di cui esistono splendidi esempi in Cappadocia.
Il Cristo Pantocratore
Il Cristo Pantocratore è una delle denominazioni più importanti dell’iconografia di Gesù. Il termine significa “Onnipotente” e indica Cristo rappresentato come sovrano e giudice, spesso con il volto frontale, l’aureola, la barba e un gesto benedicente.
È evidente l’ispirazione alla Sindone nel volto di Cristo del vaso d’argento del VI secolo trovato a Homs, in Siria, oggi conservato al Louvre di Parigi, e in quello del reliquiario d’argento del 550, proveniente da Chersonesus in Crimea, che si trova all’Ermitage di San Pietroburgo.
Il Pantocrator è presente anche nell’era post-bizantina e rimarrà sostanzialmente invariato fino a oggi. In Oriente questa immagine diventerà l’unica per tutta l’arte figurativa. E anche in Occidente prevarrà sempre sulle altre raffigurazioni.
L’osservazione del volto della Sindone condiziona anche la rappresentazione di Cristo sulle monete bizantine a partire dal VII secolo. Il primo imperatore a far raffigurare sulle monete il volto di Gesù fu Giustiniano II (imperatore bizantino dal 685 al 695 e dal 705 al 711).
Sul suo solidus aureo (692-695) compare un Pantocrator che ha lineamenti fortemente simili a quelli sindonici. Cioè una chioma ondulata cadente dietro le spalle, barba lunga, baffi e caratteristico piccolo ciuffo sulla fronte.

Gli attributi iconografici di Gesù
Gi attributi iconografici più specifici di Cristo sono le stigmate (o stimmate), ossia le ferite provocate dalla crocifissione: i buchi alle mani e ai piedi e la ferita al costato destro, in genere mostrata sanguinante.
Gesù ha il volto circondato da un’aureola, in quanto santo. A differenza di quelle degli altri personaggi sacri cristiani, la sua divenne crociata a partire dal V secolo d.C. Le prime raffigurazioni di Cristo, infatti, mostrano un’aureola semplice, costituita da un disco dorato.
L’aureola crociata, che porta disegnata una croce inscritta, è un attributo esclusivo di Gesù, così come la corona di spine, che gli venne posta sul capo dopo la Flagellazione e durante la Crocifissione.
La presenza di questi elementi può aiutare a distinguere un bassorilievo generico di Cristo da una scena precisa della Passione. Le ferite alle mani, ai piedi e al costato rimandano alla Crocifissione o al Cristo risorto; la corona di spine e l’espressione sofferente richiamano il Cristo coronato di spine o l’Ecce Homo.
La mandorla e il Cristo in gloria
Cristo è spesso interamente circondato da una mandorla. È, questa, un simbolo molto diffuso nell’arte, soprattutto medievale. Nota pure come vesica piscis (letteralmente, vescica di pesce in latino), si ottiene intersecando due cerchi dello stesso raggio, in modo tale che il centro di ogni cerchio si trovi sulla circonferenza dell’altro, creando la tipica forma a mandorla (detta anche “amigdala”).
In realtà, abbiamo anche mandorle che presentano forme più tondeggianti. Talvolta, la mandorla di Cristo è segnata dall’arcobaleno. Spesso Gesù è mostrato benedicente con la mano destra; nella mano sinistra tiene un libro o un rotolo, che simboleggiano la Parola di Dio di cui egli è portatore o più nello specifico i Vangeli.
Il simbolo della mandorla è tipico di Cristo ma è associato anche ad altre due figure sacre: Dio Padre e, più raramente, la Vergine. La mandorla, infatti, rappresenta, schematicamente, la luce divina emanata dai loro corpi.
Tuttavia, riveste anche altri significati. Per la sua forma di seme allude alla Vita e quindi è normale associarla a Colui che è “Via, Verità e Vita”. Essendo ottenuta dall’intersezione di due cerchi, richiama sia la doppia natura di Cristo, che è Dio e Uomo allo stesso tempo, sia, più in generale, l’incontro fra due dimensioni differenti, quella terrena e quella spirituale.
I colori degli abiti di Gesù
Nelle icone e nelle raffigurazioni che ad esse si ispirano, Gesù indossa, solitamente, una tunica rossa ed è coperto da un mantello blu. Ciò avviene sia nell’arte dell’Oriente bizantino sia in quella dell’Occidente latino.
La scelta di questi colori è sempre legata a significati simbolici che alludono alla duplice natura, divina e umana, di Cristo. Tuttavia, il loro significato non è identico nelle due tradizioni cristiane, anzi si sviluppa in modo diverso tra Oriente e Occidente.
Nella tradizione bizantina orientale, il rosso, che è un colore regale, indica la natura divina di Gesù: simboleggia la sua gloria, la luce increata, il fuoco dello Spirito. Il blu, invece, simboleggia la sua natura umana, il mistero della carne assunta, essendo il colore del mondo creato (l’acqua, il cielo visibile o “cielo basso”) e quindi dell’esperienza sensibile.
Cristo rappresentato con tunica rossa (natura divina) e mantello blu (natura umana) è in prima istanza Dio che si è fatto uomo, il Verbo eterno che si riveste della nostra condizione materiale.
Nel mondo occidentale latino, invece, questi significati sono invertiti: il rosso (colore del sangue e della carne) indica la natura umana di Cristo e ricorda la sua Passione e il suo sacrificio, mentre il blu (colore del cielo e della trascendenza) allude alla sua natura divina.
In questo caso, insomma, è l’umanità di Cristo a risultare essenziale, concreta, risultando, però, come trasfigurata dalla sua dimensione divina, dalla sua origine celeste. Cristo è profondamente uomo, al punto da condividere in tutto la nostra condizione umana, fino alla morte.
Questo particolare uomo, tuttavia, incarna l’essenza stessa di Dio. Egli è l’uomo perfetto, ammantato di trascendenza.
In Italia, l’arte medievale venne profondamente influenzata dalla cultura bizantina, soprattutto in certi territori; è quindi dal contesto in cui venne prodotta o in cui viene presentata una certa immagine di Cristo che si deve comprendere (e non sempre ciò risulta immediato) se dobbiamo fare riferimento ai significati simbolici orientali oppure occidentali.
In genere, però, in Europa tende a prevalere la simbologia occidentale, anche quando l’immagine è palesemente derivata dall’iconografia bizantina. Quindi: rosso = natura umana, blu = natura divina.
La prima iconografia di Cristo
Gesù è il protagonista indiscusso dell’arte cristiana. I Vangeli canonici e i Vangeli apocrifi hanno fornito materiale per elaborare decine di soggetti che lo riguardano.
Le prime testimonianze cristiane che lo raffigurano furono immagini incise o dipinte ad affresco sulle pareti delle catacombe. Realizzate con uno stile semplice e quasi elementare, molto simile a quello della contemporanea arte romana tardoantica, erano spesso simboliche, perché nascondevano significati legati alla nuova religione.
L’arte era, insomma, una sorta di linguaggio segreto: i cristiani, che all’epoca erano perseguitati, se ne servivano per diffondere il loro messaggio. Nelle prime raffigurazioni, Cristo non venne raffigurato in forma umana, essendo l’arte cristiana, agli esordi, aniconica come quella ebraica, con il divieto di mostrare Dio come uomo, alla maniera dei pagani.
Tra i simboli usati per alludere a Cristo, il più diffuso e immediatamente comprensibile è, sin dalle origini del Cristianesimo, il pesce. La parola greca “pesce”, infatti, è un acrostico formato con le iniziali dell’espressione greca ᾿Ιησοὸς Χριστὸς Θεοῦ υἱὸς Σωτήρ, “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”.
La vite simboleggia il legame con Cristo, che ha detto: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5).
L’agnello, una creatura pura, che a quei tempi veniva uccisa in occasione dei sacrifici rituali, rappresenta il sacrificio di Cristo e richiama il momento della Pasqua ebraica, durante la quale si ricordava la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù d’Egitto.
Cristo cominciò a essere rappresentato in forma umana attraverso la figura del Buon Pastore, che porta un agnello sulle spalle. Nel Vangelo, infatti, Gesù paragona sé stesso a un buon pastore che va a cercare la pecorella smarrita, cioè il peccatore.
Termini utili per descrivere un bassorilievo di Gesù
- Bassorilievo cristologico: termine generale per un rilievo dedicato alla figura di Cristo.
- Pietà: Maria sorregge il corpo morto di Gesù dopo la deposizione dalla croce.
- Agonia nell’orto: Gesù prega nel Getsemani prima dell’arresto.
- Gesù confortato dall’angelo: variante della scena del Getsemani in cui compare l’angelo.
- Via Crucis: ciclo di scene che rappresentano la Passione.
- XI stazione della Via Crucis: Gesù viene inchiodato alla croce.
- Crocifissione: Cristo è rappresentato sulla croce.
- Ecce Homo: Cristo sofferente, spesso con corona di spine.
- Cristo Pantocratore: Gesù maestoso, benedicente e rappresentato come Onnipotente.
- Cristo in mandorla: figura di Gesù circondata dalla vesica piscis, simbolo della luce divina.
Perciò, alla domanda “bassorilievo di Gesù come si chiama?”, la risposta corretta è: dipende dalla scena raffigurata. Il nome più noto è Pietà quando Maria sostiene il corpo di Cristo; per Gesù nel giardino degli Ulivi si parla di Agonia nell’orto o Preghiera nel Getsemani; per l’immagine di Gesù inchiodato alla croce si parla invece dell’XI stazione della Via Crucis.
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