L’opera conservata a Greve in Chianti è un dipinto su tela eseguito a olio, attribuito a Francesco Curradi e riconducibile all’ambito fiorentino. La scena dell’Annunciazione è una copia, fra le innumerevoli presenti nel territorio toscano, della celebre icona miracolosa del Santuario della Santissima Annunziata a Firenze.
Il dipinto appartiene alla tipologia delle opere e degli oggetti d’arte, è collocato a Greve in Chianti, in provincia di Firenze, ed è di proprietà di un ente religioso cattolico. L’opera è interessante soprattutto come documentazione della storia del gusto e della storia della religione.

Dati identificativi dell’opera
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Oggetto | Dipinto |
| Soggetto | Soggetti sacri: annunciazione |
| Materia e tecnica | Tela, pittura a olio |
| Attribuzione | Curradi Francesco (attribuito) |
| Ambito culturale | Ambito fiorentino |
| Localizzazione | Greve in Chianti (FI) |
| Proprietà | Ente religioso cattolico |
| Codice di catalogo nazionale | 0900001326 |
| Data di compilazione | 1972 |
Il soggetto dell’Annunciazione
L’Annunciazione rappresenta l’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Maria, secondo il racconto cristiano dell’Incarnazione. Nel dipinto conservato a Greve in Chianti, il tema deriva dalla celebre icona miracolosa venerata nel Santuario della Santissima Annunziata a Firenze.
L’opera si inserisce così nella lunga tradizione delle immagini devozionali toscane dedicate alla Vergine. I santi si rifanno genericamente a modelli di pittura toscana devota, intorno al Cigoli e al Curradi.
Attribuzione e caratteri stilistici
L’attribuzione a Francesco Curradi è indicata come attribuzione e non come certezza definitiva. L’opera è di modesto livello artistico, interessante però come documentazione di storia del gusto e di storia della religione.
Il riferimento all’ambito fiorentino colloca il dipinto nel contesto della cultura figurativa toscana, nella quale le immagini dell’Annunciazione ebbero una diffusione particolarmente ampia. La scena appartiene alla tradizione delle numerose repliche e reinterpretazioni della venerata immagine fiorentina.
La tradizione dell’Annunciazione nella pittura toscana
La fortuna del soggetto è documentata da numerose opere conservate in chiese, musei e raccolte d’arte. Tra gli esempi ricordati figurano l’Annunciazione di Piero della Francesca, l’Annunciazione di Francesco Francia e diverse raffigurazioni dell’Annunciazione inserite in polittici del Quattrocento.
La varietà delle opere mostra come il tema potesse essere adattato a differenti funzioni: pala d’altare, scomparto di polittico, immagine devozionale o copia di un’icona ritenuta miracolosa.

L’Annunciazione di Piero della Francesca ad Arezzo
L’Annunciazione è un affresco di Piero della Francesca, facente parte delle Storie della Vera Croce nella cappella maggiore della basilica di San Francesco ad Arezzo, databile al 1452-1458. L’affresco misura 329 x 193 cm.
L’Annunciazione si trova nel registro inferiore sulla parete centrale, a sinistra della vetrata. Dal punto di vista della cronologia delle Storie è l’unico affresco che mostra una scena datata ai tempi di Cristo.
La scena fa da pendant al Sogno di Costantino sull’altro lato, poiché in entrambi un messo divino porta un messaggio che decide le sorti dei protagonisti e dell’umanità intera. Inoltre l’Annunciazione, secondo la tradizione dell’epoca, era festeggiata lo stesso giorno della Morte di Adamo e della Crocifissione, il 25 marzo.
Composizione e spazio architettonico
Maria riceve l’annuncio dall’Angelo al riparo in un sontuoso loggiato classicheggiante, mentre a sinistra in alto, sullo sfondo del cielo chiaro, Dio Padre invia dalle nuvole lo Spirito Santo sotto forma di raggi che scaturiscono dalle sue mani.
L’architettura classica è presente ancora una volta con l’elegante colonna al centro. La simmetria è rotta da un punto di vista situato non al centro, ma a destra, dietro la Vergine.
La posizione delle colonne separa verticalmente la scena in due metà, come avviene in altre rappresentazioni simili del Rinascimento: da un lato era un retaggio degli scomparti tradizionali dei polittici, dall’altro simboleggiava il contatto tra mondo divino e umano.
La diagonale dell’architrave, che prosegue nel profilo del cornicione aggettante, unisce le mani del Dio Padre con il volto di Maria e suggerisce l’andamento dello Spirito Santo. La prospettiva è quindi, in questo caso, messa al servizio del tema cristiano.
Maria, l’Angelo e i simboli della scena
L’Angelo sta inchinandosi e fa un gesto di saluto alla Vergine, mentre nella mano sinistra tiene un ramoscello di palma, presagio del martirio di Cristo. La palma era infatti un albero che frutta solo quando sembra già morto, per questo venne scelto come simbolo del sacrificio dei martiri.
Maria sta ruotando il corpo sorpresa dall’Angelo. Nella mano sinistra tiene il libro, che simboleggia le Sacre Scritture che si avverano, mentre con la destra fa un gesto di sorpresa.
Le palpebre abbassate la caratterizzano nella posa della cogitatio, cioè della riflessione. Il suo vestito è tipico delle rappresentazioni mariane: rosso con mantello blu e velo bianco.
La luce proviene con incisività da sinistra, come mostrano l’ombra della pertica in alto e l’ombra del loggiato dietro l’Angelo, e rispetta l’illuminazione naturale della cappella.
Luce, dettagli e significato religioso
C’è una grande attenzione al minimo dettaglio, visibile nei riflessi di luce. Dal velo trasparente che copre la testa di Maria alle perle che decorano il suo abito, dal legno intarsiato della porta alle ombre proiettate sulle superfici di marmo bianco, ci sono numerosi nuovi elementi che saranno ulteriormente sviluppati da Piero nei successivi lavori.
Sullo sfondo, entro le specchiature marmoree, si trovano delle tarsie lignee dipinte: un portale traforato, un seggio intarsiato e un gioco di cubi tridimensionali sulla parete ripreso dall’opus scutulatum romano.
Questi elementi dimostrano la conoscenza di Piero di questo tipo di produzione artistica. Egli stesso produsse forse dei cartoni per le tarsie dello studiolo di Federico da Montefeltro o per altre corti.
La luce sembra anche suggerire che provenga dal centro della cappella stessa, dal Crocifisso appeso. Un simile uso mistico della luce si ritrova anche nella tavola della Flagellazione.

Piero della Francesca e la Basilica di San Francesco ad Arezzo
Tra le personalità più emblematiche del Rinascimento italiano, Piero della Francesca fu un esponente della seconda generazione di pittori-umanisti. Le sue opere sono mirabilmente sospese tra arte, geometria e un complesso sistema di lettura a più livelli, dove confluiscono complesse questioni teologiche, filosofiche e d’attualità.
Riuscì ad armonizzare, nella vita quanto nelle opere, i valori intellettuali e spirituali del suo tempo, condensando molteplici influssi e mediando tra tradizione e modernità, tra religiosità e nuove affermazioni dell’Umanesimo, tra razionalità ed estetica.
Il luogo natio è Borgo Sansepolcro, ma la formazione è in ambiente fiorentino. Proprio a Firenze, nel 1439, Piero attende con il maestro Veneziano agli affreschi di Sant’Egidio.
Alla data del 1439, Piero conosce bene le nozioni prospettiche del Brunelleschi, le teorizzazioni dell’Alberti, forse anche lo studio della luce dell’Angelico e le geometrizzazioni di Paolo Uccello.
Nel 1451 è a Rimini, ove lavora al Tempio malatestiano, realizzando l’affresco di Sigismondo Malatesta. L’anno seguente si reca ad Arezzo, su richiesta della famiglia Bacci.
Dopo la morte del pittore Bicci di Lorenzo, la sua presenza è necessaria per portare a compimento gli affreschi del coro di San Francesco. Le Storie della Vera Croce comprendono, tra gli altri episodi, la Morte di Adamo, l’Adorazione del sacro legno, la Vittoria di Costantino su Massenzio, il Ritrovamento e verifica della vera Croce e l’Annunciazione.
Il polittico del Maestro di san Giovanni Evangelista
Un’altra importante opera dedicata all’Annunciazione è il polittico attribuito al Maestro di san Giovanni Evangelista, oggi conservato al Museo Poldi Pezzoli di Milano.
Questa tavola d’altare è formata da cinque riquadri suddivisi da una cornice dipinta a trompe l’oeil; il rettangolo vuoto, in basso, era probabilmente destinato ad accogliere il tabernacolo.
Unico polittico posseduto dal museo, fu acquistato da Gian Giacomo Poldi Pezzoli prima del 1857. La scena dell’Annunciazione, al centro, si svolge in un interno, dove Maria è sorpresa dall’Angelo mentre sta leggendo.
Dalla finestra a vetri dipinti nel fondo della stanza entrano i raggi della luce divina e la colomba simbolo dello Spirito Santo.
I santi e il paesaggio
I santi Lazzaro, Chiara, Caterina d’Alessandria, Antonio Abate, Antonio da Padova, Giovanni Battista, Francesco e Gerolamo sono raffigurati in piedi, uno accanto all’altro, sotto un loggiato che si apre su un paesaggio.
La resa dello spazio, la descrizione degli interni, l’attenzione al paesaggio e la tipologia delle figure evidenziano la qualità dell’opera e la sua matrice fiamminga.
Resta incerta l’attribuzione al Maestro di san Giovanni Evangelista, nome convenzionale di un anonimo pittore autore di pannelli con storie del santo, oggi a Palazzo Bianco a Genova.
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Artista | Maestro di san Giovanni Evangelista |
| Data | 1490-1500 |
| Materia e tecnica | Tavola, pittura a tempera |
| Dimensioni | 234 cm x 223 cm |
| Acquisizione | Legato Gian Giacomo Poldi Pezzoli, 1879 |
| Inventario | 1129 |
Francesco Francia e l’Annunciazione di Bologna
Un ulteriore esempio è la pala d’altare dell’Annunciazione eseguita da Francesco Francia e conservata nella Pinacoteca Nazionale di Bologna.
La pala misura 303 x 198 cm, è dipinta a olio su tavola e raffigura un soggetto iconografico singolare, che accosta il tema centrale dell’Annunciazione a quello del Verbo incarnato.
La composizione presenta l’angelo annunciante curiosamente collocato in alto a destra e Gesù bambino in alto. Il dipinto era in origine all’altare maggiore della chiesa bolognese dell’Annunziata ed è giunto in pinacoteca solo dopo il 1866.
Firmato dal Francia e datato 1500, il dipinto contiene anche una lucertola collocata in basso accanto al foglietto con la firma e la data e all’emblema dei Francescani.
La lucertola è il simbolo della Logica, una delle Arti Liberali, e potrebbe alludere alla razionalità del concetto del Verbo incarnato, sostenuto dai Francescani, committenti del dipinto, ma giudicato eretico dal pensiero cristiano.
Altre opere dell’Annunciazione nei polittici
La diffusione del soggetto è testimoniata anche da diversi scomparti e cimase di polittici. Tra questi figurano l’Annunciazione, scomparto di polittico, del Maestro della Leggenda di Santa Caterina, databile al XV secolo.
Sono inoltre ricordati una Madonna con Bambino, scomparto di polittico, e un’Annunciazione, cimasa di polittico, di Giovanni di Francesco del Cervelliera da Rovezzano, insieme ad altri dipinti con santi e scene della vita della Vergine.
Queste opere confermano il ruolo dell’Annunciazione come immagine centrale della devozione cristiana e come soggetto ricorrente nella decorazione degli altari e dei complessi polittici.
Documentazione e tutela
L’ente competente per la tutela è la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato.
L’ente schedatore è la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato.
La scheda appartiene alla tipologia delle opere e degli oggetti d’arte. La licenza dei metadati è CC-BY 4.0.
La documentazione comprende anche la voce relativa alle iscrizioni presenti sul libro aperto: ECCĒ / VIRGO / CONCI / PIET / ET PARIET / FILIUM, in lettere capitali, eseguite a pennello e in lingua latina.
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