Altre forme di vita nella Bibbia: creazione, natura e significato della vita

La Bibbia presenta diverse forme di vita create da Dio: esseri umani, animali, uccelli, creature acquatiche, piante e ogni altra realtà vivente che popola la terra, il mare e il cielo. La natura non è Dio né divina, ma è “altro da Dio”, una creazione dotata di consistenza propria, di dinamismi interni e di leggi intrinseche.

Secondo la prospettiva biblica, tutte le forme di vita hanno origine nella volontà creatrice di Dio, appartengono a un ordine distinto e contribuiscono alla fecondità dell’intero creato. L’essere umano occupa una posizione particolare perché è creato a immagine di Dio e riceve la responsabilità di custodire e orientare la natura verso la vita di tutti.

La creazione delle diverse forme di vita

La Bibbia dice chiaramente che Dio ha creato gli esseri umani e anche diverse “specie” di animali e piante (Genesi 1:12, 21, 25, 27; Rivelazione [Apocalisse] 4:11). Dice anche che l’intera umanità discende da Adamo ed Eva, i nostri progenitori (Genesi 3:20; 4:1).

Dice la Scrittura: “Poi Dio disse: ‘Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l’ampia distesa del cielo’. Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo era buono” (Genesi 1:20-21).

La Scrittura ci dice chiaramente che in questo giorno Dio fece le creature delle acque e gli uccelli dell’aria, cioè creò i vari pesci e uccelli, e li classificò ciascuno secondo la specie. In tal modo la terra, i cieli e le acque furono arricchiti dalla creazione di Dio.

La prima narrazione, secondo molti studiosi più recente nella sua composizione letteraria, è dovuta alla tradizione creatasi dopo il ritorno del popolo dall’esilio babilonese, quindi nel secolo V prima di Cristo. La troviamo nel capitolo primo del libro della Genesi.

Come spesso succede tra i popoli antichi, essa racconta gli inizi del mondo avvalendosi dello schema spaziale di un universo diviso in diversi strati sovrapposti, e di quello temporale dei sette giorni. Una delle sue intenzioni principali, consona con la sensibilità di coloro che le diedero origine, appartenenti a quella che è stata chiamata dai biblisti “tradizione P o sacerdotale”, è giustificare la santità del sabato come giorno di riposo consacrato a Dio.

Nel racconto giorno dopo giorno il divino Artefice va chiamando all’esistenza dal nulla i diversi esseri della natura, fino a creare, il sesto giorno, la criatura-culmine, l’uomo, al quale affida tutto il creato (Gen 1,26-28): “Il sesto giorno creò l’uomo, maschio e femmina li creò, e disse loro: ‘Crescete e moltiplicatevi, e dominate la terra’”.

Il settimo giorno Egli si riposa dalle sue opere, dando così l’esempio all’uomo. La seconda narrazione, che secondo l’opinione più comune tra gli studiosi è più antica della precedente, appartiene alla cosiddetta “tradizione J o jahvista”, ed è da datare verso il secolo X prima di Cristo.

Essa, preparando da lontano l’intervento salvatore e liberatore del Dio Jahvé in favore del popolo ebreo schiavo in Egitto, narra con sfumature proprie non solo gli inizi del mondo e dell’uomo, ma anche la vicenda che spiega tutte le sue disgrazie: il suo primo peccato (Gen 3,1-24), che poi verrà chiamato, nella storia della teologia, “peccato originale”.

Le creature dell’acqua e del cielo

A mano a mano che furono pronunciate le parole di Dio, nuove forme di vita, ciascuna di aspetto differente, comparvero all’istante fra le parole del Creatore. Vennero al mondo facendo a gara, saltando, giocando allegramente.

Nell’acqua nuotavano pesci di ogni forma e dimensione; dalle sabbie spuntavano molluschi di ogni genere; creature a squame, a conchiglia e invertebrate crescevano in fretta in forme diverse, grandi o piccole, lunghe o corte.

E così cominciarono a crescere rapidamente anche vari generi di alghe, oscillando al passaggio delle varie forme di vita acquatiche, ondeggiando, incitando l’acqua stagnante come per dire: muoviti! Porta i tuoi amici! Così non sarai mai più sola!

Dal momento in cui le varie creature viventi create da Dio comparvero nell’acqua, ogni nuova forma di vita portò vivacità nelle acque rimaste per tanto tempo inattive e inaugurò una nuova era.

Da quel momento in avanti si accoccolarono le une accanto alle altre e si fecero compagnia, senza tenersi a distanza. L’acqua esisteva per le creature al suo interno, nutrendo ogni forma di vita che risiedeva entro il suo abbraccio, e ogni forma di vita esisteva per l’acqua a causa del suo nutrimento.

Ciascuna conferiva vita all’altra e allo stesso tempo ciascuna allo stesso modo testimoniava la miracolosità e la grandezza della creazione operata dal Creatore e la potenza insuperabile della Sua autorità.

Come il mare non era più silenzioso, così la vita cominciò a popolare anche i cieli. Uno dopo l’altro, dalla terra si librarono in cielo uccelli grandi e piccoli.

Diversamente dalle creature del mare, avevano ali e piume a ricoprire la loro figura snella e aggraziata. Battevano le ali, esibendo orgogliosamente e altezzosamente il piumaggio splendido e le funzioni e capacità speciali conferite loro dal Creatore.

Si innalzavano liberamente e facevano la spola con abilità fra cielo e terra, su pianure e foreste. Erano i prediletti dell’aria, i prediletti di tutte le cose.

Presto sarebbero divenuti il legame fra cielo e terra e avrebbero trasmesso messaggi a tutte le cose. Cantavano, balzavano gioiosamente qua e là, portavano allegria, risate ed esuberanza a questo mondo un tempo vuoto.

Usavano il loro canto netto e melodioso, usavano le parole del loro cuore per lodare il Creatore per la vita loro conferita. Danzavano allegramente per manifestare la perfezione e la miracolosità della creazione operata dal Creatore, e avrebbero dedicato l’intera loro vita a testimoniare la Sua autorità mediante quella vita speciale che Egli aveva loro conferito.

Pesci uccelli e forme di vita bibliche

Gli animali della terra

Nel nostro studio di Genesi, siamo giunti al sesto giorno della creazione di Dio, l’apice dell’opera creativa di Dio, la creazione dell’uomo.

“Poi Dio disse: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie». E cosí fu. Dio fece gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie. Dio vide che questo era buono.”

Dice esattamente quello che Dio fece il sesto giorno: creò gli animali da terra, suddivisi in tre categorie, e qui li troviamo tutti, sia quelli domestici, come indicati dalla parola “bestiame”, sia quelli più selvatici, indicati con “le bestie della terra”, e poi tutto ciò che cammina sul terreno o che striscia, tipo gli insetti, i rettili, gli anfibi, i ratti, gli scoiattoli, eccetera eccetera.

Il “bestiame” rappresenta gli animali domestici che possono esser dominati, o domati; “i rettili” sono tutte le creature che sono basse vicino al terreno; “gli animali selvatici della terra” sono tutti gli animali a quattro zampe che non sono addomesticati.

Fatto tutto quello, possiamo andare ai versetti 26 e 27 e qui troviamo la creazione dell’uomo. Dopo aver creato tutta la forma di vita animale, già avendo creato tutti gli uccelli dell’aria e tutti gli animali marini il giorno prima, Dio aveva praticamente completato la sua creazione ad eccezione dell’uomo.

Che fosse in acqua o nel cielo, per ordine del Creatore, questa pletora di esseri viventi esisteva nelle varie forme di vita, e per ordine del Creatore si riuniva secondo le rispettive specie; e questa legge, questa regola non poteva essere modificata da alcuna creatura.

Mai le creature osarono oltrepassare i limiti imposti loro dal Creatore, né erano in grado di farlo. Come da Lui disposto, vivevano e si moltiplicavano, e aderivano strettamente al ciclo di vita e alle leggi loro imposte dal Creatore.

Conversavano col Creatore nel loro modo particolare, e giunsero ad apprezzare il Suo significato, e obbedivano ai Suoi comandi. Nessuna mai trasgredì la Sua autorità; e la Sua sovranità e il Suo dominio su di loro venivano esercitati nell’ambito dei Suoi pensieri.

L’esercizio della Sua autorità in questo modo speciale indusse l’uomo ad acquisire nuove conoscenze e a elaborare una nuova interpretazione dell’autorità unica del Creatore.

“Dio vide che questo era buono”

Adesso guardiamo l’ultima frase di questo brano della scrittura: “Dio vide che questo era buono”. Secondo voi che cosa significa? In queste parole sono racchiuse le emozioni di Dio.

Dio vide nascere, persistere e cominciare gradualmente a cambiare tutte le cose che aveva creato con le Sue parole. In quel momento Dio era soddisfatto delle varie cose che aveva fatto con le Sue parole e dei vari atti che aveva compiuto?

La risposta è: “Dio vide che questo era buono”. Che cosa capite qui? Che cosa significa la frase: “Dio vide che questo era buono”? Che cosa simboleggia?

Significa che Dio aveva la potenza e la sapienza per realizzare ciò che aveva progettato e prescritto, per realizzare gli obiettivi che Si era proposto di realizzare.

Quando Dio ebbe portato a termine ciascun compito, provò forse rammarico? La risposta è sempre questa: “Dio vide che questo era buono”.

In altri termini, non solo non provava rammarico, ma era soddisfatto. Che significa che non provava rammarico? Significa che il progetto di Dio è perfetto, che la Sua potenza e la Sua sapienza sono perfette e che solo con la Sua autorità può essere realizzata tale perfezione.

Quando Dio vide che tutto ciò che aveva fatto e realizzato era buono, tutto ciò che era stato fatto da Dio fu confermato dalle Sue parole; vale a dire che, quando “Dio vide che questo era buono”, ogni cosa che Egli aveva fatto assunse una forma permanente, fu classificata secondo la specie e gli furono assegnati una posizione fissa, uno scopo e una funzione, una volta per tutta l’eternità.

Inoltre, il ruolo di ciascuna cosa fra tutte e il percorso che ognuna di esse deve compiere durante la gestione di tutte le cose da parte di Dio erano già stati predisposti da Lui ed erano immutabili.

Questa era la legge celeste impartita dal Creatore a tutte le cose. “Dio vide che questo era buono”: queste parole semplici e sottovalutate, tanto spesso ignorate, sono le parole della legge e del decreto celesti promulgati da Dio a tutte le creature.

Sono un’altra personificazione dell’autorità del Creatore, più concreta e più profonda. Attraverso le Sue parole, il Creatore non solo fu in grado di ottenere tutto ciò che Si era proposto di ottenere, e di realizzare tutto ciò che Si era proposto di realizzare, ma poté anche tenere sotto controllo con le Sue mani tutto ciò che aveva creato e governarlo con la Sua autorità.

Per di più, tutto era sistematico e regolare. Inoltre, tutte le cose proliferavano, esistevano e morivano secondo la Sua parola, e per giunta in base alla Sua autorità esistevano secondo la legge che Egli aveva emanato, e nessuno ne era esente.

La legge ebbe inizio proprio nell’istante in cui “Dio vide che questo era buono”, ed esisterà, proseguirà e funzionerà per il piano di gestione di Dio fino al giorno in cui sarà abrogata dal Creatore.

La natura non è Dio

Queste due magnifiche e altamente poetiche narrazioni iniziali, pur avvalendosi largamente di elementi letterari delle mitologie dei popoli circostanti, si diversificano profondamente da esse.

Tra le altre differenze si percepisce con chiarezza la seguente: il Dio che crea il mondo e l’uomo è un Dio che agisce con sovrana libertà, chiamando gli esseri all’esistenza con la sola forza della sua parola. Egli “dice”, e le cose vengono all’esistenza.

Ciò significa, anzitutto, che per la fede che ha prodotto queste pagine, come tutte le altre in cui la Bibbia esprime il suo modo di capire Dio, la natura non è Dio, né divina, ma “altro da Dio”.

E permette di affermare, come l’ha fatto con insistenza in sintonia con la sensibilità odierna il Concilio Vaticano II (GS 36 b), che questo Dio pone in esistenza la natura dandole densità e consistenza proprie, e perciò fondando la sua autonomia nell’essere e nell’agire.

“Autonomia” vuol dire, precisamente, che essa esiste e agisce in forza dei suoi propri dinamismi interni e secondo le sue leggi intrinseche, senza bisogno di un intervento immediato o diretto da parte di Dio.

Conosciamo quanta strada ha fatto l’uomo in questi ultimi secoli nella presa di coscienza di tale autonomia. La scienza e la tecnica hanno avuto un ruolo decisivo al riguardo, perché hanno dato la possibilità agli uomini di scoprire le leggi intrinseche che reggono i fenomeni della natura, svelando in questo modo le cause immediate che li producono.

Secolarizzazione e dedivinizzazione o sfatalizzazione della natura vanno di pari passo. Quando l’uomo riesce a porsi al di sopra della natura, questa perde automaticamente il suo carattere sacrale ai suoi occhi.

La creazione secondo Genesi

La Bibbia contiene due racconti della creazione della prima coppia umana nel primo e nel secondo capitolo della Genesi. Nel primo racconto, Dio presiede la prima cerimonia nuziale.

“Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò. Poi li benedisse dicendo: Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra” (Gn 1,27-28).

Nel racconto secondo, il più antico (Gn 2,7-24), Dio, dopo aver creato il mondo inanimato e vegetale, crea l’uomo e lo proclama signore di tutte le cose, “ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile”.

Il racconto prosegue con il sonno dell’uomo, il prelievo della costola con la quale Dio plasma la donna che rende l’uomo felice ed esclama: «Essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa. La si chiamerà donna perché è stata tolta dall’uomo”.

Questo non è un racconto storico della creazione e del primo matrimonio; è una parabola simbolica, che contiene però gli elementi più importanti della famiglia umana.

Il progetto di Dio non prevede che l’uomo sia solo. Perciò decide subito: “Non è bene che l’uomo sia solo. Gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.

Dio crea gli esseri umani in comunione tra loro e solo come tali li ammette alla comunione con sé. Che la donna sia tratta dal corpo dell’uomo non vuol dire che sia dipendente da lui.

Al contrario rivela che uomo e donna derivano dalla stessa materia, hanno la stessa origine e dignità, sono un’unità che non si può separare. Molte culture umane non l’hanno ancora compreso. La Chiesa stessa lo ha fatto lentamente.

L’essere umano e le altre forme di vita

Nel sesto giorno Dio creò gli animali della terra e poi l’uomo. Dio creò gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie.

Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra».

In entrambi i casi, la creazione dell’uomo e della donna sono un atto creativo di Dio, diretto ed immediato. Nel capitolo 5 di Genesi, il quinto capitolo inizia dicendo: “Questo è il libro della genealogia di Adamo. Nel giorno che Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio; li creò maschio e femmina, li benedisse e diede loro il nome di «uomo», nel giorno che furono creati”.

Ripetutamente dice che c’è stato un giorno in cui Dio creò l’uomo, e li creò maschio che femmina, questo è quello che dice la Bibbia. Così come lo ripete Isaia 45:12 dicendo: “Sono io, dice Dio, che ho creato l’uomo”, Giobbe 33:4, “Lo spirito di Dio mi ha creato”.

Deuteronomio 4:32 parla di un giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra. La Bibbia distingue dunque l’essere umano dalle altre creature non soltanto per la struttura corporea, ma anche per la sua relazione con Dio.

La polvere della terra e l’alito di vita

“Allora l’Eterno DIO formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente” (Genesi 2:7).

L’ultimo giorno della creazione - il sesto giorno, prima che Dio si riposasse dalla Sua opera di Creatore il settimo giorno - Dio creò l’uomo (Genesi 1:26-31).

Questo passaggio di Genesi 2 ci dice come Dio ha creato l’uomo, facendolo di polvere, di terra. Il versetto dice chiaramente che Dio formò l’uomo dalla polvere della terra.

Quando Dio creò l’uomo, lo fece dagli elementi più naturali, la polvere della terra. Non c’è nulla di “spettacolare” in ciò di cui è fatto l’uomo, solo nel modo in cui sono organizzate quelle cose fondamentali.

Dio ha preso le sostanze semplici e così brillantemente le ha combinate che veramente, siamo paurosamente e meravigliosamente fatti - il corpo umano è meraviglioso (Salmo 139:14).

Quando la Bibbia usa la parola polvere in senso figurato o simbolico, significa qualcosa di poco valore, associato alla bassezza e all’umiltà. Nella Bibbia, la polvere non è male, e non è niente: ma è quasi nulla.

Quando Abramo parlò di se stesso come di semplice polvere e cenere, sottolineò la sua umiltà (Genesi 18:27). Quando Anna ringraziò Dio per averla sollevata, proclamò che Dio solleva il misero dalla polvere (1 Samuele 2:8).

Quando Dio parlò al re Jehu d’Israele del suo umile inizio, il Signore disse che Egli innalzò Jehu dalla polvere, rendendolo un sovrano (1 Re 16:2). Dio fece qualcosa di meraviglioso con quella polvere umile.

Soffiò ad Adamo un alito di vita. Con questo alito divino, l’uomo divenne un essere vivente, come altre forme di vita animale.

Genesi 1:20-21 descrive gli animali come creature viventi e esseri viventi, e la stessa frase è usata per descrivere Adamo come un essere vivente. Eppure solo l’uomo è un essere vivente fatto a immagine di Dio (Genesi 1:26-27).

La parola usata per alito, o respiro, in ebraico è ruach, una parola che imita il suono del respiro. Questa stessa parola può essere tradotta come spirito.

Dio ha creato l’uomo mettendo il Suo alito, il Suo Spirito, dentro di lui. Dio ha soffiato un po’ del Suo alito nell’umanità, creando l’uomo a Sua somiglianza.

Creazione di Adamo dalla polvere

La vita umana e l’immagine di Dio

Questa è l’identità unica degli esseri umani, questa è la parte dell’uomo che non può essere ridotta alla genetica, questa è quella parte misteriosa spirituale dell’uomo che non può essere messa in una provetta.

Questa è la parte dell’uomo che non può diventare, che non può venire all’esistenza tramite una mutazione o una transizione. Questa è l’immagine di Dio.

Caro amico, in un certo senso sei una collezione di prodotti chimici molto normali, non molto costosi. Secondo alcuni calcoli, il valore di tutte le sostanze chimiche e composti del corpo umano (ossigeno, carbonio, idrogeno, azoto, calcio, fosforo e così via) vale meno di $ 600 dollari americani.

In un senso più ampio, sei così prezioso che è difficile comprenderlo. Sei così prezioso che Gesù Cristo ha dato la Sua vita per te come dimostrazione del Suo amore.

Cosa rende l’umanità così preziosa? È l’alito di Dio che ci dà la vita, creandoci a Sua immagine. Oggi, apprezza sia la tua piccolezza che il tuo grande valore davanti a Dio - entrambi sono veri!

La Bibbia e l’evoluzione

La Bibbia non sostiene la cosiddetta evoluzione teistica, cioè la teoria secondo cui Dio avrebbe fatto in modo che le diverse forme di vita venissero all’esistenza per evoluzione.

D’altro canto, niente di quello che afferma la Bibbia è in contrasto con quanto osservato dalla scienza in merito alle variazioni che avvengono all’interno di una stessa specie.

L’evoluzionismo teista include idee molto diverse tra loro. Secondo l’Encyclopædia Britannica questa corrente di pensiero sostiene che “la selezione naturale sia uno dei meccanismi con cui Dio dirige il mondo naturale”.

Nell’evoluzionismo teista possono rientrare anche queste idee:

  • Tutti gli esseri viventi discendono da antenati comuni.
  • Una specie può evolversi in una specie completamente diversa, teoria che viene anche definita macroevoluzione.
  • Dio è in qualche modo la causa ultima di questi processi.

L’evoluzionismo teista presuppone che il racconto della Genesi sulla creazione non sia del tutto accurato. Gesù però riprese quel racconto presentandolo come un fatto storico (Genesi 1:26, 27; 2:18-24; Matteo 19:4-6).

La Bibbia dice che prima di venire sulla terra Gesù aveva vissuto in cielo con Dio e aveva collaborato con lui nel portare all’esistenza “tutte le cose” (Giovanni 1:3).

L’idea che Dio abbia creato le varie forme di vita per mezzo dell’evoluzione è quindi incompatibile con quanto insegna la Bibbia.

La Bibbia non spiega quante variazioni possano verificarsi in una specie, né contraddice il fatto che diverse specie di animali e piante create da Dio possano subire variazioni man mano che si riproducono o si adattano a un nuovo ambiente.

Anche se questi adattamenti vengono visti da alcuni come una forma di evoluzione, non si può affermare che producano nuove specie.

La creazione come ordine della vita

L’autorità unica del Creatore si manifestava non solo nella Sua capacità di creare tutte le cose e ordinare a tutte le cose di venire alla luce, ma anche nella Sua capacità di governare e detenere la sovranità su tutte le cose e di conferire vita e vitalità a tutti gli esseri.

Si manifestava anche nel fatto che i pensieri del Creatore non erano soggetti ad alcuna restrizione, non erano limitati da tempo, spazio o geografia.

Al pari della Sua autorità, l’identità unica del Creatore rimarrà immutata da eternità a eternità. La Sua autorità sarà sempre una rappresentazione e un simbolo della Sua identità unica, e la Sua autorità esisterà per sempre fianco a fianco con la Sua identità.

La creazione biblica non descrive quindi un insieme casuale di esseri isolati, ma un ordine nel quale ogni forma di vita ha una posizione, una funzione e un rapporto con le altre creature.

La natura è una formidabile fonte di Vita per gli uomini. Lo è in mille forme diverse, a cominciare dall’aria che respirano, dall’acqua che bevono e dal sole che li illumina e li riscalda.

Essa è un meraviglioso dono offerto ai fondamentali bisogni umani. Provvede e nutre. Per milioni di anni gli uomini si sono serviti quasi esclusivamente, per sostentare la propria esistenza, di ciò che essa forniva generosamente loro, senza grandi sforzi di ricerca.

In questo quadro, le altre forme di vita non sono semplicemente oggetti disponibili all’uomo, ma elementi essenziali di un mondo creato per sostenere l’esistenza e la fecondità della vita.

La natura come fonte di vita e di morte

Ma non di rado la natura diventa anche fonte di Morte. Le malattie e i cataclismi naturali di diversa indole che si producono, senza intervento umano alcuno, lo stanno a dimostrare.

La natura ammazza anche, e in forma inesorabile. E non solo la natura che è esteriore all’uomo, ma anche quella che è dentro di lui.

In fondo, la morte biologica per malattia o per vecchiaia è effetto della natura. Ora, una concezione divinizzante o sacralizzante della natura ha portato in passato l’uomo - e lo porta ancora in molti casi oggi - ad un atteggiamento di sottomissione passiva e rassegnata, quando non addirittura fatalista, nei suoi confronti.

Non gli permette di reagire verso di essa per modificare i suoi effetti negativi. Se essa e i suoi fenomeni sono sacri, espressioni dirette del divino e della sua volontà, l’uomo non può permettersi di contrapporvisi.

Ciò lo rende quindi schiavo, lo mette in situazione di inferiorità nei suoi riguardi. Per millenni gli uomini sono vissuti in questa condizione, dominati dalla paura di ciò che consideravano delle manifestazioni del divino in una natura più di una volta ostile e vendicativa.

Il Dio della rivelazione biblica, invece, quel Dio in cui ha creduto e sperato Gesù e che lo ha liberato dalla morte nella Pasqua, consegna la sua creazione nelle mani dell’uomo.

Non l’ha fatta per Sé, poiché non ne ha bisogno, ma per l’uomo. Non considera gli interventi umani sulla natura come offese fatte alla sua signoria su di essa, come gli dèi di tante altre religioni antiche, gelosi del loro dominio sulle cose, ma viceversa invita l’uomo a realizzarli: “dominate la terra” (Gen 1,26).

Il dominio sulla terra come responsabilità

In questo modo per il fatto di togliere alla natura e ai suoi fenomeni il carattere divino o sacrale, e di fondare così la loro autonomia, il Dio creatore apre all’uomo la possibilità di agire su di essi per orientarli responsabilmente verso la Vita.

Gli apre uno spazio di libertà per la Vita. Egli è, quindi, per il semplice fatto di essere creatore, anche Vivificante.

Dobbiamo tuttavia aggiungere che la strada che il Dio creatore apre all’uomo, appunto perché è Dio della Vita, non è quella di un dominio dispotico della natura, ma quella di una sua gestione vivificante, che non faccia violenza alla natura stessa, ma la orienti amichevolmente ai fini per i quali essa è stata creata.

In questo contesto acquista un rilievo fortemente emblematico il modo di comportarsi di Gesù di Nazaret, da quanto possiamo ricavare dai vangeli.

Egli, infatti, se da una parte dimostra di avere una chiara coscienza che solo Dio, suo Padre e Creatore di tutte le cose, è Dio, mentre ogni altra cosa è solo sua creatura, dall’altra si rapporta con esse con un atteggiamento profondamente libero e amicale.

Gesù dà, infatti, chiari segni di amare le piante e i fiori; parla con affetto dei gigli dei campi e degli uccelli del cielo (Mt 6,26-29); sa servirsi dei beni forniti dalla natura con gioia e ringraziamento e con una freschezza sconvolgente.

Nella storia del cristianesimo c’è stato un uomo che visse con impareggiabile intensità questo atteggiamento di Gesù verso le creature: Francesco d’Assisi.

Egli fu davvero un uomo profondamente innamorato di tutto il creato, un uomo che seppe fare di ogni essere un fratello e una sorella. Il suo “Cantico delle creature” ne è una stupenda testimonianza.

Francesco dAssisi e Cantico delle creature

Il progresso scientifico e la crisi ecologica

Il rapporto che abbiamo oggi con la natura è notevolmente diverso da quello che intrattenevano con essa gli uomini che ci precedettero nel passato.

Lo straordinario progresso scientifico-tecnico in corso ha portato a modificare profondamente tale rapporto. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Quelle positive, che sono molte e stupende, ma anche quelle negative, che costituiscono una specie di incubo collettivo. Il problema ecologico, sempre più incalzante, ne è un indizio lampante, benché non l’unico.

È infatti sempre più evidente che un determinato modo di gestire il progresso scientifico-tecnico sta mettendo in grave pericolo la natura nella sua integrità, e sta perfino minacciando la sopravvivenza del genere umano sul nostro pianeta.

Grazie alla conoscenza della razionalità dei fenomeni gli uomini sono sempre più in grado di impadronirsi del loro funzionamento.

Riescono a fare delle cose stupende tanto nell’ambito del microcosmo delle particelle e dell’energia, quanto in quello del mondo dove inizia la vita umana e del macrocosmo degli astri dell’universo.

Sono riusciti e riescono sempre più a debellare malattie un tempo imbattibili, a produrre strumenti sofisticati di lavoro, ad accorciare in modo mai sognato lo spazio e il tempo.

Hanno perfino posto i loro piedi sulla luna, per secoli e secoli venerata addirittura come una dea da tanti popoli. Le scoperte scientifiche quasi non causano più stupore oggi, tanto sono numerose e frequenti.

Come dice il Vaticano II (GS 34), lungi dal considerare tutto ciò come espressione di una rivalità sacrilega nei confronti del Dio creatore, occorre guardarlo come qualcosa che corrisponde al disegno della sua volontà.

Tuttavia, qualcosa sta cominciando a rivelare un modo sbagliato, da parte dell’uomo, nella maniera concreta di realizzare quest’attività. La natura sta reagendo alla violenza che le viene inflitta.

Il problema ecologico, sempre più acutamente sentito, ha le sue ragioni di porsi: le acque dei fiumi e dei mari sono sempre più inquinate, l’aria è sempre meno respirabile, la desertificazione del pianeta avanza velocemente, le foreste vengono sempre più saccheggiate, le specie viventi sempre più eliminate.

Una gestione della natura di questo genere è in contraddizione con la fede nel Dio della Bibbia, che è il Dio della Vita per gli uomini. Solo cercando di convertirla in una gestione vivificante si può onorare veramente un tale Dio.

Non si può agire su di essa come se le sue capacità e le sue energie fossero illimitate, e strafacendo da padroni su di essa. Alla fine la si obbliga a rivoltarsi contro l’uomo, producendo la sua Morte.

La si sottomette così veramente alla “vanità”, come già diceva, in un altro contesto certamente, S. Paolo nella lettera ai Romani (Rom 8,20), dal momento che, essendo stata creata da Dio per la Vita dell’uomo, la si converte in fonte di Morte.

La destinazione universale dei beni della natura

C’è ancora un altro aspetto collegato con l’immagine del Dio creatore della rivelazione cristiana che vogliamo mettere a fuoco: quello della destinazione universale dei beni della natura.

Come abbiamo detto, Dio non creò questo mondo per sé, poiché non ne aveva bisogno alcuno. Lo creò per l’uomo, per la sua Vita.

Perciò lo affidò alla sua intelligente operosità e diligenza. Soprattutto la seconda delle narrazioni del libro della Genesi lo mette chiaramente in rilievo.

Ma, agendo in questo modo, Egli non fece distinzioni tra gli uomini per ciò che riguarda la destinazione di tale dono.

La Costituzione conciliare Gaudium et Spes sottolineò con forza quest’idea (n.69), e nella sua enciclica Sollicitudo Rei Socialis papa Giovanni Paolo II tornò per ben nove volte su di essa: i beni creati da Dio sono per tutti, e non solo per alcuni privilegiati (nn.7.9.10.21.22b,d.28.39.42).

La ragione sembra molto ovvia: poiché Egli è il Dio della Vita, ha creato il mondo per la Vita in pienezza degli uomini, per tutti senza eccezione, e non solo per alcuni di essi.

Anzi, se è il Dio della Vita a cominciare da quelli che ne hanno di meno, la sua volontà di Vita nei confronti dei beni della natura non può smentirsi.

Ogni forma di accaparramento, quindi, individuale o collettiva, di tali beni si converte in una fonte di schiavitù e di Morte per gli uomini.

Per tutti, senza eccezione: per coloro che ne sono privati, anzitutto, ma anche per gli stessi accaparratori.

Le altre forme di vita nella prospettiva della Bibbia

Forma di vitaPresentazione biblicaRapporto con l’essere umano
PianteCreature che producono semi e costituiscono nutrimentoFonte di vita e sostentamento
Creature acquaticheEssere viventi prodotti dalle acque secondo la loro specieParte della ricchezza e della fecondità del creato
UccelliCreature del cielo dotate di ali e piumeSegno della varietà e della vitalità della creazione
Animali terrestriBestiame, animali selvatici e rettili secondo le loro specieAffidati alla responsabilità dell’uomo
Essere umanoCreato dalla polvere e vivificato dall’alito di DioCreato a immagine di Dio e chiamato a custodire la terra

Le altre forme di vita nella Bibbia appartengono dunque a una creazione ordinata, feconda e interdipendente. Gli animali, le piante, gli uccelli e le creature acquatiche non sono divinità, ma neppure realtà prive di significato.

Ciascuna forma di vita testimonia la potenza creatrice di Dio, partecipa all’equilibrio del mondo e contribuisce alla vita degli altri esseri.

La vera fede nel Dio creatore come Dio della Vita dovrebbe condurre a coltivare un rapporto con la natura che, pur rispettando di fatto la superiorità dell’uomo su di essa e la sua libertà, fosse veramente amicale.

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