Barbara Mastrocola e il Museo Diocesano di Camerino: arte, memoria e rinascita

Barbara Mastrocola è la direttrice del Museo Diocesano “G. Boccanera” di Camerino e, dal 2022, anche del Museo diocesano dell’Arte Recuperata (MARec) di San Severino Marche. Il 16 ottobre 2025 il Museo Diocesano “G. Boccanera” riapre le sue porte nel rinnovato Palazzo Arcivescovile, restituendo a Camerino uno dei suoi luoghi-simbolo più amati.

La riapertura del museo, ferito dal sisma del 2016, rappresenta una rinascita culturale, sociale e spirituale della comunità camerte. La sua attività si intreccia con il recupero, la conservazione e la valorizzazione delle opere provenienti dalle chiese danneggiate, in un percorso che unisce arte, fede, memoria e ricostruzione.

Barbara Mastrocola, direttrice dei musei diocesani

Barbara Mastrocola è la curatrice del volume dedicato alle opere del MARec che sarà presentato il 14 aprile nell’ambito degli interventi di valorizzazione e messa in rete del patrimonio culturale. Direttrice Museo Diocesano dell’Arte Recuperata (MARec) di San Severino Marche Museologa e storica dell’arte.

Laureata in Lettere Moderne con indirizzo storico artistico ha frequentato il Master di perfezionamento presso l’Università di Macerata conseguendo il titolo di dottore di ricerca in Storia e Conservazione dei Beni Culturali. Vincitrice della selezione per un corso di perfezionamento in Economia e Management dei Musei e dei Servizi Culturali, presso l’Università degli Studi di Ferrara.

Vincitrice della selezione per l’incarico professionale finalizzato alla gestione e valorizzazione dei beni culturali nonché all’organizzazione di eventi nell’ambito del progetto ARCH - Advancing Resilience of historic areas against Climate-related and other Hazards - finanziato dal programma Europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. (Comune e Università degli Studi di Camerino).

È responsabile scientifico delle collezioni della Pinacoteca e Museo civici del Comune di Camerino dal 2000 al 2022. Dal 2012 è direttrice del Museo Arcidiocesano di Camerino e dal 2022 è anche direttrice del Museo diocesano dell’Arte Recuperata con sede nel Palazzo vescovile di San Severino Marche.

È curatrice di vari allestimenti museali e mostre, talune delle quali di valenza nazionale. Svolge attività di studio e catalogazione del patrimonio, di valorizzazione e promozione attraverso l’educazione permanente ed è responsabile della gestione del personale.

In seguito al sisma 2016, è responsabile della gestione delle opere storico artistiche conservate nei depositi arcidiocesani di Camerino e San Severino Marche dove sono confluiti circa 6000 mila opere mobili. Dal 2020 cura il progetto di allestimento del Museo dell’Arte Recuperata che si è inaugurato l’undici giugno 2022, nel Palazzo Vescovile di San Severino Marche, con l’intento direstituire al pubblico un percorso organico in cui sia leggibile ilcontesto in cui le opere sono nate.

Il progetto ha interessato l’impianto di illuminazione, la grafica e gli apparati didattici, con pannelli esplicativi e didascalie ragionate. Inoltre, il Museo è sede di laboratori di restauro e di pronto intervento ditavole, affreschi e sculture danneggiate dal sisma.

Autrice di pubblicazioni e di diversi contributi accademici sulla gestione e comunicazione museale e sulla valorizzazione del patrimonio e dei paesaggi culturali in chiave inclusiva. utrice di saggi e schede affidate a riviste regionali e a cataloghi di mostre tenute fuori regione.

Ha contribuito alla stesura del catalogo scientifico delle collezioni della Pinacoteca civica nel 2007 e ha curato la pubblicazione del catalogo del Museo dell’Arte recuperata nel 2023.

Il Museo Diocesano “G. Boccanera” di Camerino

Il Museo - intitolato al prof. mons. Giacomo Boccanera (scomparso nel 2004) che ne fu l’ideatore e realizzatore a partire dal 1965 - dopo nove anni dal sisma 2016, viene inaugurato il 16 ottobre 2025, unitamente al Palazzo arcivescovile in cui avrà sede. Museo che fu già oggetto di restaurato e vide riordinate le collezioni, a seguito del sisma del 1997.

Il Museo, intitolato al prof. Mons. Giacomo Boccanera († 2004), che ne fu l’ideatore e realizzatore a partire dal 1965, è stato riaperto al pubblico l’8 dicembre 2004, a conclusione dei restauri della sede imposti dal sisma del 1997 e del riordino delle collezioni.

Dopo anni di attesa e silenzio, Camerino ritrova uno dei suoi luoghi simbolo più amati: il Museo Diocesano “G. Boccanera”, che riapre nel rinnovato Palazzo Arcivescovile, restituendo alla città un cuore culturale e spirituale che torna a pulsare.

Il terremoto del 2016 aveva ferito profondamente questo luogo, ma oggi il museo torna a essere un segno concreto di memoria, fede e speranza. La riapertura del museo è una rinascita culturale, sociale e spirituale della comunità camerte, il cui significato è magistralmente racchiuso nel titolo dell’evento inaugurale: “Dopo il silenzio la rinascita”.

Palazzo Arcivescovile Museo Diocesano Camerino

La sede storica nel Palazzo Arcivescovile

Il Museo è allestito nella sua sede storica, ossia in un’ala del Palazzo arcivescovile, che ospita anche la residenza del Vescovo, gli uffici della Curia e l’Archivio diocesano.

Il Museo è allestito in un’ala del Palazzo arcivescovile a sua volta eretto dal vescovo Berardo Bongiovanni († 1574); esso si trova accanto alla cattedrale ed è stato edificato sulle mura delle città e su edifici medievali in parte inglobati e tuttora visibili nel suggestivo, vasto seminterrato.

Il grande edificio, che si sviluppa intorno ad un ampio cortile interno e si distende sui due lati della piazza sopra pilastri eleganti e severi, ospita oltre al Museo la residenza del Vescovo, gli uffici della Curia, l’Archivio diocesano.

Entrando nel Palazzo Arcivescovile, tutto parla di una bellezza ritrovata: le pareti chiare, la luce che accarezza i dipinti, il silenzio rispettoso dei visitatori. Ogni sala è un incontro con un frammento della storia di Camerino.

Le collezioni e la storia della diocesi

Tutte di grande interesse, raccolgono disegni, dipinti (affreschi, tavole, tele), sculture, oreficerie, tessuti, mobili. Le opere provenienti da alcune delle oltre cinquecento chiese della diocesi sono un’eloquente testimonianza di fede di un popolo mite e creativo che dette alla Chiesa decine e decine di santi, prelati eccezionali, un clero pio e colto e consentì la nascita di ben quattro ordini religiosi (Camaldolesi, Silvestrini, Osservanti, Cappuccini).

Ma le testimonianze non riguardano solo la pietà Camerino oltre che capoluogo di diocesi fu capitale della Signoria e poi ducato dei da Varano, una delle dinastie più partecipi della politica italiana fra ‘300 e ‘400, e, grazie al benessere economico raggiunto, assecondò complesse esperienze culturali.

Si pensi allo Studio qui attivo fin dal ‘200 ed elevato a Studio generale fin dal 1377, o alla Scuola pittorica locale che segnò tutto il ‘400.

La diocesi affonda le sue origini in un adolescente martire romano, S. Venanzio, che avrebbe subito la morte nel 252 d. C. La serie dei vescovi ha origine con Geronzio vissuto nel V secolo.

Pur con la sottrazione nel corso dei secoli di interi territori diocesani, Camerino, spesso sede di cardinali così da aver espresso anche un papa (Clemente, 1670-76), resta la circoscrizione ecclesiastica marchigiana più estesa.

Il percorso espositivo

Oggi il museo si presenta come uno spazio vitale e inclusivo, dove arte, storia e spiritualità dialogano in un itinerario che parte dai dipinti su tavola e affreschi, attraversa le sculture e i dipinti su tela, fino a giungere alle oreficerie e suppellettili liturgiche, testimonianze preziose della devozione e dell’ingegno artistico del territorio.

Il percorso si articola in quattro grandi sezioni, ciascuna dedicata a una diversa forma d’arte sacra: affreschi e tavole, sculture, dipinti su tela, oreficerie e suppellettili.

Un viaggio che unisce le origini medievali della devozione popolare alla raffinatezza barocca, offrendo uno sguardo nuovo sul patrimonio artistico e spirituale di Camerino, una città che, anche dopo le ferite del terremoto, continua a raccontare la propria storia attraverso la bellezza.

Dipinti su tavola, affreschi e stendardi

L’allestimento apre con i dipinti su tavola, gli affreschi e gli stendardi processionali, testimonianze della fede e della devozione popolare tra Duecento e Quattrocento.

Dalle prime icone bizantine alle tavole rinascimentali dei pittori camerinesi del Quattrocento, come Giovanni di Piermatteo Boccati, Giovanni Angelo d’Antonio e Girolamo di Giovanni, emerge la vitalità artistica di una città che dialogava con Firenze, Perugia e Padova.

Gli affreschi, spesso votivi, raccontano la religiosità quotidiana, mentre gli stendardi bifronti delle confraternite rivelano la partecipazione del popolo alla vita liturgica.

In questo contesto trova posto anche la Madonna in gesso della cattedrale, divenuta simbolo del dolore e della rinascita dopo il sisma, davanti alla quale Papa Francesco si raccolse in preghiera nel 2019.

Il Museo espone dipinti di Giovanni Boccati, Giovanni Angelo d’Antonio, Girolamo di Giovanni, del Maestro anonimo individuato proprio per lo straordinario trittico del 1454 in deposito al Museo, ma anche dipinti realizzati da maestri non camerti, come ad esempio Luca Signorelli, richiamato al pari di Carlo Crivelli dal mecenatismo di Giulio Cesare da Varano († 1502).

Sculture lignee e in pietra

La sezione successiva è dedicata alla scultura lignea e in pietra, espressione intensa e immediata della fede popolare. Nelle montagne boscose dell’Appennino, il legno era materia viva e simbolica, capace di incarnare la spiritualità cristiana.

Spiccano le opere di Lucantonio Barberetti da Camerino, raffinato maestro del Rinascimento, autore di sculture intrise di umanità e delicatezza, e il suggestivo Crocifisso di Ussita, raro capolavoro del XIV secolo miracolosamente sopravvissuto al sisma del 2016.

Ogni statua, pensata per l’altare o la devozione privata, racconta una storia di fede vissuta, fatta di mani che pregano e occhi che sperano.

Inconsueta ed incantevole la raccolta di sculture lignee policrome medievali e rinascimentali.

Il percorso si apre alle sale delle sculture, dove le opere dove le opere in legno e in pietra narrano la forza espressiva del Rinascimento camerte.

Dipinti dal Cinquecento al Settecento

Il percorso prosegue con i dipinti dal Cinquecento al Settecento, periodo in cui Camerino si apre all’arte nazionale ed europea.

Le opere di Camillo Bagazzotti, Luca Signorelli, Valentin de Boulogne e Giovan Battista Tiepolo testimoniano l’intreccio tra il gusto locale e le influenze artistiche di Roma e Venezia.

In queste sale il visitatore percepisce come la fede, nel corso dei secoli, abbia trovato nella pittura la forma più alta della propria espressione estetica e spirituale.

Seguono la sezione delle oreficerie e la sala dei paramenti sacri.

Oreficerie, tessuti e suppellettili liturgiche

La visita si conclude davanti alla luce dell’argento e dell’oro, nelle sale dedicate alle oreficerie e ai paramenti sacri.

Croci astili, calici, reliquiari e paliotti testimoniano il raffinato lavoro delle botteghe marchigiane, umbre e romane tra il Trecento e il Settecento.

Ogni oggetto è un capolavoro di fede e artigianato, concepito per onorare l’altare e rendere visibile la bellezza del sacro.

Questa sezione è completata da tessuti liturgici e paliotti intagliati che restituiscono la varietà dei materiali, dei colori e dei simboli della liturgia.

Come scrigno di luce e memoria, chiude idealmente il percorso con un invito alla contemplazione.

Le opere principali

Esporremo la forte e pensosa Santa Anatolia, che ricorda una “regina francese”: una scultura lignea intagliata e dipinta nei colori vivi degli ultimi decenni del Trecento.

Accanto a essa, un drammatico e struggente Crocifisso dei primi anni del Cinquecento.

Il percorso comprenderà inoltre due dipinti di Valentin de Boulogne, tra i più originali e intensi caravaggeschi francesi, raffiguranti San Giovanni Battista e San Gerolamo.

Sarà esposta anche la Conversione di San Paolo di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio: i colori pastello e il ritmo libero della pennellata rivelano l’apertura dell’artista verso la sensibilità del Settecento.

Santa Anatolia

Santa Anatolia è una scultura lignea intagliata e dipinta nei colori vivi degli ultimi decenni del Trecento. La figura, forte e pensosa, ricorda una “regina francese”.

A sinistra: Santa Lucia di Lucantonio e Giovanni Barberetti A destra: Sant’Anatolia particolare Maestro dei Magi di Fabriano. Seconda metà del XIV secolo. Legno dipinto e dorato Provenienza: Esanatoglia, chiesa di San Sebastiano.

Le opere di Lucantonio e Giovanni Barberetti

Il territorio camerte vanta una straordinaria tradizione di scultura lignea rinascimentale, che rappresenta una delle sue espressioni più autentiche.

In queste vallate nacquero artisti di grande talento che seppero infondere nelle loro opere una spiritualità profonda e un’intensa umanità.

Tra tutte, spicca la splendida Santa Lucia di Lucantonio e Giovanni Barberetti, testimonianza della raffinatezza e della devozione di una scuola locale di altissimo livello.

Accanto alle sculture, il Museo conserva anche capolavori della pittura barocca, come la Conversione di San Paolo da Fiastra del Baciccio e l’Apparizione della Madonna a San Filippo Neri, proveniente dalla chiesa di San Filippo a Camerino.

Sono opere che parlano di un territorio capace di dialogare con i grandi centri artistici italiani, mantenendo però un’identità spirituale e culturale fortemente radicata.

Il Crocifisso

Accanto a essa, un drammatico e struggente Crocifisso dei primi anni del Cinquecento.

A sinistra: Apparizione della Madonna con il Bambino a San Filippo Neri Giovan Battista Tiepolo (Venezia, 5 marzo 1696 - Madrid, 27 marzo 1770). 1739 - 1740 Olio su tela. Provenienza: Camerino, Chiesa di S. Filippo. Archivio fotografico Museo A destra: Crocifisso Lucantonio di Giovanni Barberetti. (Camerino, documentato dal 1485- m. nel 1527 o 1528) 1500 - 1510 circa Legno dipinto Provenienza: Camerino, località San Gregorio, Chiesa di San Gregorio in Dinazzano dal convento osservante di Sperimento.

Valentin de Boulogne

Il percorso comprenderà inoltre due dipinti di Valentin de Boulogne, tra i più originali e intensi caravaggeschi francesi, raffiguranti San Giovanni Battista e San Gerolamo.

C’è l’estasi di San Filippo dipinta dal Tiepolo, ci sono i ritratti caravaggeschi di Valentin di Boulogne dipinti per Santa Maria in Via, chiesa simbolo delle ferite del sisma, e per la collegiata di Apiro.

Arrivano a noi perché, tra il 26 e il 30 ottobre 2016, erano al Metropolitan di New York.

La Conversione di San Paolo del Baciccio

Sarà esposta anche la Conversione di San Paolo di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio: i colori pastello e il ritmo libero della pennellata rivelano l’apertura dell’artista verso la sensibilità del Settecento.

Conversione di San Paolo Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio (Genova 1639 - Roma 1709). 1700 circa Olio su tela Provenienza: Fiastra, chiesa di San Paolo. Esposta nel Museo diocesano “G. Boccanera” di Camerino fino al terremoto del 26 ottobre 2016.

L’Apparizione della Vergine a San Filippo Neri di Tiepolo

L’Apparizione della Vergine a San Filippo Neri di Giovan Battista Tiepolo del 1739 - 1740.

Il dipinto rappresenta San Filippo nel frangente dell’estasi scaturita dalla lettura di un testo liturgico.

Imponente per dimensioni e qualità pittorica, la tela si distingue per la luminosità della composizione e la grazia delle figure: la Madonna, avvolta da una visione celeste popolata di angeli, si manifesta al santo in un’atmosfera sospesa e armoniosa, espressione della piena maturità stilistica dell’artista e della diffusione del linguaggio veneziano nelle Marche.

Tra i capolavori, spicca il Tiepolo di San Filippo, dipinto nel 1740 per la chiesa omonima: una tela di straordinaria intensità emotiva e luminosa grazia, salvata dal sisma e oggi emblema della rinascita artistica della città.

A sinistra: Apparizione della Madonna con il Bambino a San Filippo Neri Giovan Battista Tiepolo (Venezia, 5 marzo 1696 - Madrid, 27 marzo 1770). 1739 - 1740 Olio su tela. Provenienza: Camerino, Chiesa di S. Filippo. Archivio fotografico Museo.

Apparizione San Filippo Neri Tiepolo

L’Annunciazione di Luca Signorelli

C’è l’Annunciazione di Luca Signorelli, vibrante di movimento e grazia.

Annunciazione; particolare dell’Annunciata Luca Signorelli (Cortona 1450 circa - 1523). 1491-1494 circa Olio su tavola Provenienza: Pioraco, oratorio del Santissimo Crocifisso Esposta nel Museo diocesano “G. Boccanera” di Camerino fino al terremoto del 26ottobre 2016.

La Madonna in trono col Bambino

C’è la Madonna in trono col Bambino di Giovanni di Piermatteo Boccati, che sembra guardarti come una madre che ha attraversato il tempo.

Il Museo espone dipinti di Giovanni Boccati, Giovanni Angelo d’Antonio, Girolamo di Giovanni, del Maestro anonimo individuato proprio per lo straordinario trittico del 1454 in deposito al Museo.

Il Museo dell’Arte Recuperata di San Severino Marche

L’11 giugno 2022, all’interno del palazzo arcivescovile di San Severino Marche, è stato inaugurato il Museo dell’Arte Recuperata (MARec), il nuovo museo dell’Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche.

Il MARec (Museo dell’arte recuperata) è una sorta di “casa temporanea” per le tele, le sculture, le oreficerie recuperate dalle chiese dell’Arcidiocesi danneggiate dal sisma del 2016- spiega alla Stampa.it , direttrice del Marec, Barbara Mastrocola-.

Le opere d’arte hanno ritrovato finalmente una casa perché questo museo non è solo un susseguirsi di sale, un posto dove conservare ed esporre dipinti e sculture, ma un luogo vero, dotato di una propria identità.

I musei non solo custodiscono capolavori, ma ci raccontano esperienze e, spesso, sempre più spesso, sono essi stessi parte della storia.

E la storia che qui abbiamo raccontato è quella delle nostre opere d’arte che, dopo un lungo percorso fatto di spostamenti, catalogazione, depositi temporanei, restauri, finalmente, ritrovano una casa in senso concreto, affettivo, culturale, una dimora dell’anima in attesa di ritornare nei luoghi d’origine.

Il significato del MARec dopo il sisma

Come ha affermato l’Arcivescovo Mons. Francesco Massara: “Dopo la distruzione provocata dal terremoto del 2016 nell’Italia centrale, la rinascita passa anche dal recupero delle opere d’arte.

A donare nuova speranza a questo territorio duramente provato dal sisma, è proprio il museo della rinascita nel quale, accanto ai capolavori esposti, entrerà in funzione un laboratorio di restauro dove la creatività artistica potrà unirsi al desiderio di costruire, con il proprio talento, un futuro finalmente luminoso”.

Queste le parole della Direttrice Barbara Mastrocola: “Il museo diventa un ambiente dove i valori resistono e, per la comunità, un luogo d’incontro, quella piazza che molti nostri paesi non hanno più: una moderna agorà dove percepire, in uno spazio condiviso ma in modo autonomo, la vibrazione dei colori, l’ampiezza delle pennellate, il contorno di una figura, la forma e il peso delle opere”.

Ricchissimo è il patrimonio esposto, di cui fanno parte autentici gioielli come la Madonna del Monte di Lorenzo d’Alessandro o la statua lignea della Madonna di Macereto.

Tra le tante e tante opere di ogni epoca e di qualità disparata, che hanno trovato ricovero provvisorio in questo antico palazzo, la scelta è stata dettata dalla volontà di comporre un quadro il più possibile rappresentativo della splendida arte sacra prodotta da queste terre e per queste terre tra il Duecento e il Settecento, riportando finalmente, davanti agli occhi del visitatore, almeno un po’ di quel meraviglioso patrimonio di cui le chiese dell’Arcidiocesi vanno fiere e che, un giorno, torneranno ad accogliere.

Il criterio di allestimento del Museo dell’Arte Recuperata

Il Museo dell’Arte Recuperata (MARec), il nuovo museo diocesano dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche, nato nel giugno del 2022, è la testimonianza più viva e autentica di come la valorizzazione del patrimonio artistico sia un volano di sviluppo e possa offrire concrete possibilità di lavoro.

Il Museo ha sede nel palazzo vescovile di San Severino Marche che fin dal terremoto ha accolto circa 3500 beni culturali mobili delle chiese inagibili del territorio dell’Arcidiocesi di Camerino - San Severino Marche.

Per questo è stato essenziale ricostruire il contesto in cui esse sono nate, perché ciò che resta non sono solo i tetti, ma anche affetti, vita vissuta, sogni.

Sostanziale è stata, quindi, la scelta di esporre le opere non in ordine cronologico o tipologico, ma per luogo d’origine, perché prima di tutto gli oggetti d’arte sono parte di un paesaggio collettivamente vissuto, prima di essere oggetto di competenze erudite, e vivono solo se attorno c’è una comunità attiva.

Le opere del MARec

Le opere esposte sono rappresentative della splendida arte sacra prodotta da queste terre e per queste terre tra il Duecento e il Settecento.

La collezione, suddivisa in 13 sale, ognuna delle quali prende il nome del luogo di provenienza delle opere, è composta da settanta pezzi in parte restaurati e altri in attesa di esserlo, per cui alcuni di quest’ultimi sono esposti ancora con le velinature apportate nel momento del trasferimento dalle chiese.

Tra i pezzi che caratterizzano l’esposizione sicuramente risaltano le statue lignee rinascimentali di altezza intorno al naturale lavorate in un unico tronco di pioppo o salice o noce salvo il ginocchio o il braccio sporgente che vengono inseriti a parte.

Sculture in legno non molto considerate per una certa durezza di lineamenti, certe gote violentemente arrossate più che sfumate, una cura generale semplicistica, ma qui a San Severino Marche c’è da ricredersi per certe finezze naturalistiche del corpo umano.

Non solo i muscoli della bocca, le masse muscolari, le pieghe dell'adipe, ma le eccezionali reti di vene sulle gambe, le braccia, il torace di Cristo Crocifisso e dei San Sebastiano.

Tra i più pregevoli il San Sebastiano del 1490 proveniente da una frazione di Caldarola, Valcimarra.

La Madonna del Monte di Lorenzo d’Alessandro

Infine un autentico gioiello. Cioè? “La tavola di Lorenzo d’Alessandro del 1491 conosciuta come Madonna del Monte che fonde finezza gotica e plasticità mediterranea.

Un che di statutario da vigore al corpo, attenuato dal colore distribuito a macchie lievi, l’azzurro, il marrone, il rosa sono tutti colori, liquidi e senza ombre, distribuiti in morbida gamma.

Il risultato è una pittura dolce.

A meno di un anno di distanza riusciamo a pubblicare un volume non è il solito catalogo ma un percorso dentro le nostre opere che sintetizza con immagini altamente evocative il senso di questo Museo, cioè quell’anelito di Rinascita che passa anche dal recupero delle opere d’arte, sorprendenti testimonianze dell’antica vivacità, anche economica, dei luoghi che oggi, soprattutto dopo le ferite del sisma, ad una superficiale lettura, ci apparirebbero un po’ emarginati rispetto allo sviluppo che, nelle terre marchigiane, sembra essere avvenuto solo nelle località costiere”.

Recupero, restauro e restituzione delle opere

Il progetto museale contempla la creazione di un laboratorio di restauro per tavole, affreschi e sculture danneggiati dal sisma.

Fino ad oggi il Museo è stato visitato da 8000 persone e nel luglio scorso il laboratorio di restauro ha ospitato la scuola di alta formazione dell’Istituto centrale per il Restauro di Roma.

Il 14 aprile 2023 è stato presentato il volume dedicato alle opere esposte. Lo stesso è disponibile presso il MARec.

La presentazione è promossa dall’arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, monsignor Francesco Massara con il patrocinio del ministero della Cultura.

La cultura nella ripresa post-sisma

Qual è il ruolo della cultura nella ripresa post-sisma del territorio? «Il Museo dell’Arte Recuperata (MARec), il nuovo museo diocesano dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche, nato nel giugno del 2022, è la testimonianza più viva e autentica di come la valorizzazione del patrimonio artistico sia un volano di sviluppo e possa offrire concrete possibilità di lavoro.

Per questo è stato essenziale ricostruire il contesto in cui esse sono nate, perché ciò che resta non sono solo i tetti, ma anche affetti, vita vissuta, sogni.

Come è stata accolta l’iniziativa? «Il Museo ha riscosso l’apprezzamento sia di tanti studiosi, sia della comunità locale entrambi hanno potuto godere della fruizione di opere che erano chiuse nei depositi fin dall’indomani del sisma.

Il progetto museale contempla la creazione di un laboratorio di restauro per tavole, affreschi e sculture danneggiati dal sisma.

Il recupero delle opere come memoria condivisa

Dietro ogni opera d’arte recuperata c’è una storia. Quale si sente di ricordare come baluardo di “bellezza sotto le macerie”?

“Ricordo con particolare intensità il salvataggio delle opere nel complesso monastico del 1362 di Santa Maria Castellare in frazione Nocelleto di Castel Sant’Angelo sul Nera.

Era una giornata di novembre del 2016 sorprendentemente calda e luminosa: il cielo azzurro, il prato verde, e tutt’intorno le macerie.

Tra i resti, tante persone - tecnici, volontari, cittadini - raccoglievano con pazienza frammenti di affreschi e sculture.

Quella scena, con la Soprintendenza, la Protezione Civile e i Vigili del Fuoco all’opera insieme, mi ha dato una consapevolezza chiara: la ricostruzione può esistere solo se è condivisa, se è fatta con dedizione e cura autentica.

Ma anche che sarà un percorso lungo, perché non riguarda solo i luoghi, ma la memoria e le persone.

I territori di Visso, Ussita e Castel Sant’Angelo sul Nera hanno subito perdite enormi, eppure proprio lì ho visto la forza più grande: quella di chi, anche tra le rovine, continua a scegliere la bellezza”.

Recupero opere d’arte dopo terremoto

Il museo come luogo di identità e incontro

“Il museo diventa un ambiente dove i valori resistono e, per la comunità, un luogo d’incontro, quella piazza che molti nostri paesi non hanno più: una moderna agorà dove percepire, in uno spazio condiviso ma in modo autonomo, la vibrazione dei colori, l’ampiezza delle pennellate, il contorno di una figura, la forma e il peso delle opere”.

La riapertura del Museo Diocesano ‘Mons. Giacomo Boccanera’, il 16 ottobre 2025, nel rinnovato Palazzo Arcivescovile, è un segno concreto di rinascita.

Non si tratta solo di riaprire un museo, ma di ridare alla città e all’Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche un luogo di identità, di studio, di fede e di incontro.

Il museo torna ad essere un cuore pulsante, un punto di riferimento culturale e spirituale per l’intero territorio.

Il rapporto tra arte, fede e comunità

Insieme all’Arcivescovo mons. Francesco Massara, insieme a tutti i colleghi della Curia, e in collaborazione con tanti professionisti e volontari, abbiamo cercato di restituire alla comunità non solo le opere, ma anche la fiducia nella possibilità di rinascere attraverso la cultura.

“Il mio amore per l’arte è nato durante gli anni del liceo, grazie alla mia insegnante di storia dell’arte, la professoressa Anita Moretti, che seppe trasmettermi non solo conoscenze, ma soprattutto passione e curiosità autentica.

Credo profondamente che siano proprio gli insegnanti, con la loro dedizione e la loro capacità di accendere entusiasmo nei giovani, a determinare percorsi di vita e vocazioni professionali.

È da lì che è iniziato tutto: dal desiderio di custodire e raccontare la bellezza come segno di memoria e di speranza”.

La riapertura del Museo Diocesano nel 2025

La chiamavano la Firenze dei Sibillini. Oggi, dopo aver mangiato nove anni di polvere e calcinacci, Camerino riannoda i primi fili di una storia artistica formidabile, resa celebre dai duchi da Varano nel Rinascimento ma anche - nei secoli successivi - dai cardinali e dai potenti a cui ha dato i natali.

Ferito dal sisma, rinasce il Museo Diocesano, cuore del Palazzo arcivescovile, un antidoto all'anniversario che si avvicina e porta tristezza, una luce per fare nuova strada.

Il 16 ottobre ero lì, nel giorno in cui la città ducale ha riaperto le porte del suo Museo Diocesano.

Oggi vi racconto perché questo weekend tra Camerino e il MARec è un viaggio nella bellezza che resiste.

Camerino, quella mattina di ottobre, aveva un’aria limpida e un sole gentile. Il vento portava l’odore del legno nuovo e della pietra levigata, un profumo di ricostruzione.

In piazza Cavour, davanti al Palazzo Arcivescovile, si respirava un’energia che non si dimentica: studenti, autorità, giornalisti e cittadini con gli occhi lucidi.

Dopo nove anni di attesa, il Museo Diocesano G. Boccanera riapriva finalmente al pubblico.

La giornata dell’inaugurazione

Quando il nastro rosso è caduto, un applauso spontaneo ha riempito la piazza.

Ho guardato intorno: tanti di quelli che erano lì avevano perso qualcosa nel sisma del 2016, una casa, un ricordo, una chiesa.

Ma quel giorno nessuno pensava alla perdita. Si parlava solo di rinascita.

Sul palco, Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche, ha detto parole semplici ma vere: «Quella di oggi è una giornata dal valore straordinario.

La riapertura del Palazzo Arcivescovile e del Museo Diocesano rappresenta un tassello fondamentale per Camerino e per tutta la nostra regione».

Poco dopo, l’arcivescovo Francesco Massara ha aggiunto: «Questo museo non è solo un luogo d’arte. È un segno di memoria, di fede e di speranza».

Infine è intervenuta Barbara Mastrocola, la direttrice del museo, con la voce che tremava appena: «Abbiamo voluto creare un museo vivo, aperto, narrativo.

Un luogo che restituisce voce alla città e accompagna chi entra in un viaggio tra arte, fede e bellezza».

Ascoltandola, ho pensato che in effetti quel museo, più che un luogo, è un racconto.

Un itinerario tra Camerino e San Severino Marche

Un itinerario tra arte e memoria. Se volete vivere Camerino oggi, fate come me: fermatevi un weekend e lasciatevi guidare dall’arte.

Il sabato pomeriggio perdetevi tra le vie del centro storico, tra i palazzi ducali e le mura che si affacciano sui Monti Sibillini.

La domenica dedicate tempo ai musei: il Museo Diocesano al mattino, il MARec - Museo dell’Arte Recuperata nel pomeriggio.

Il MARec si trova a San Severino Marche, a pochi chilometri da Camerino.

È un museo che emoziona: ospita le opere salvate dal sisma, dipinti e statue che hanno ritrovato casa dopo anni di silenzio.

Ogni oggetto racconta una storia di salvezza, di mani che hanno recuperato, pulito, restaurato e custodito.

Durante la mia visita, una guida mi ha detto una frase che continuo a ripetermi: «Qui l’arte non si guarda soltanto: si ascolta».

Aveva ragione. Il MARec è un museo che parla di gratitudine, di memoria collettiva e di tenacia.

È un museo laico nel senso più alto del termine, una casa della comunità.

Informazioni per la visita

MuseoSedeOrariIngresso
Museo Diocesano “G. Boccanera”Palazzo Arcivescovile, CamerinoDal martedì alla domenica e festivi: 10-13; 15-18. Lunedì chiuso.Gratuito
MARec - Museo dell’Arte RecuperataSan Severino Marche, Via Cesare Battisti 11Orario invernale: da martedì a venerdì 10-13; sabato, domenica e festivi 10-13; 15-18. Orario estivo: da martedì a domenica e festivi 10-13; 16-19. Lunedì chiuso.-

Visite guidate. L’ingresso è gratuito. Sono disponibili visite guidate gratuite.

Orari di visita. Apertura dal martedì alla domenica e festivi 10-13, 16-19. Chiuso il lunedì.

Nel periodo dal 1 ottobre a Pasqua il museo è aperto nelle stesse giornate la mattina 10-13, e il pomeriggio 15-18.

Il museo è accessibile anche tramite ascensore. Non è consentito l’accesso ai cani.

San Severino Marche, Via Cesare Battisti 11.

Il museo è accessibile anche tramite ascensore. Non è consentito l’accesso ai cani.

La rinascita attraverso la bellezza

La sera, tornando a Camerino, ho cenato in una piccola trattoria sotto le mura.

La città era silenziosa, ma non vuota: si sentiva il rumore dei piatti, il profumo del vino rosso, qualche risata di studenti.

Camerino oggi è così: un luogo che non fa rumore, ma che sa raccontarsi a chi sa fermarsi.

Un fine settimana qui non è solo un viaggio culturale, è un’esperienza di ascolto: delle opere, delle pietre, delle persone.

Il Museo Diocesano G. Boccanera e il MARec non sono soltanto due tappe di un itinerario artistico, ma due volti di una stessa rinascita.

Uno restituisce l’anima storica della città, l’altro ne conserva la memoria più recente.

Insieme raccontano che la bellezza, quando è condivisa, può davvero essere una forma di ricostruzione.

E mentre lascio la piazza, guardando il Palazzo Arcivescovile illuminato, mi torna in mente lo slogan che campeggiava all’ingresso del museo: “Dopo il silenzio, la rinascita.”

È più di un titolo: è una promessa che Camerino ha mantenuto.

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