Il Premio Ratzinger 2025 è stato conferito al maestro Riccardo Muti da Papa Leone XIV al termine del Concerto di Natale nell’Aula Paolo VI, diretto dallo stesso Muti con l’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” e il Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”. Il riconoscimento rende omaggio a una vita interamente consacrata alla musica e si colloca nel solco del rapporto di stima e amicizia che aveva unito il direttore d’orchestra a Benedetto XVI.
Nel discorso pronunciato in occasione del concerto, Leone XIV ha presentato la musica come una via privilegiata per comprendere la dignità dell’essere umano, guidare il cuore verso Dio, armonizzare le differenze e promuovere l’educazione. La serata è stata anche un’occasione di sensibilizzazione sulla condizione di milioni di bambini e bambine esclusi dai percorsi di scolarizzazione.

Il Premio Ratzinger 2025 a Riccardo Muti
La Fondazione vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI ha annunciato il conferimento del Premio Ratzinger 2025 a Riccardo Muti, approvato da Leone XIV. Il riconoscimento è stato consegnato al termine del Concerto di Natale nell’Aula Paolo VI, durante il quale il direttore ha diretto la Messa per l’incoronazione di Carlo X di Luigi Cherubini con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e il Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”.
Si tratta della prima volta in cui un direttore d’orchestra riceve il premio dedicato a Benedetto XVI, pontefice che nutriva una stima autentica per l’arte di Muti. Il maestro ha accolto l’annuncio con parole che ne rivelano la profondità del legame: “Ho seguito e ammirato sempre profondamente Papa Benedetto XVI. L’ultimo incontro privato con Benedetto rimarrà per me e mia moglie un ricordo carico di Fede e Speranza”.
Durante l’evento Leone XIV ha conferito al maestro Muti il Premio Ratzinger 2025 quale «segno di apprezzamento per una vita interamente consacrata alla musica, luogo di disciplina e di rivelazione». Il gesuita Federico Lombardi, presidente della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, ha motivato in tal modo l’assegnazione a Muti di questa edizione dell’onorificenza intitolata al Pontefice bavarese, raffinato cultore dell’arte musicale: «La profondità della sua interpretazione della musica sacra e religiosamente ispirata continuano a nutrire e ad elevare il rapporto fra l’arte della musica, la Chiesa, la fede. La reciproca stima e sintonia fra il maestro Muti e Benedetto XVI, espressa anche nei loro incontri personali, rende del tutto appropriato, e in certo senso doveroso, attribuire al maestro il riconoscimento che porta il nome del Papa teologo e musicista».
Il Concerto di Natale nell’Aula Paolo VI
Nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, si è svolto, venerdì 12 dicembre, il Concerto di Natale, con l’esecuzione della Messa per l’Incoronazione di Carlo X, composta da Luigi Cherubini nel 1825, trasmesso in diretta televisiva su Rai 2. Un concerto organizzato dalla Fondazione Pontificia “Gravissimum Educationis - Cultura per l’educazione” con il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, con il supporto della “Galileo Fundation”, in onore di Papa Leone XIV che vivrà il suo primo Natale da Pontefice.
Ad eseguirlo l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini diretta dal Maestro molfettese Riccardo Muti, accompagnata dal Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”. Muti ha diretto la Messa per l’Incoronazione di Carlo X, composta da Luigi Cherubini nel 1825 ed eseguita per la prima volta nello stesso anno nella Cattedrale di Reims.
Quasi un’ora di musica ascoltata con grande concentrazione dal pubblico, interrotta solo dopo il Credo dal grido “bravo” e da un applauso estemporaneo. Per questo è stata proprio un’orchestra di giovani talenti a mettere a frutto ieri sera anni di applicazione e di studio, eseguendo la Messa per l’incoronazione di Carlo X, scritta nel 1825 dal compositore fiorentino di cui l’ensemble musicale porta il nome.
La serata sarà un omaggio musicale a Leone XIV all’inizio del suo ministero petrino e un momento di incontro per la comunità che opera accanto al Papa. Il concerto è promosso dalla Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis - Cultura per l’educazione, con il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e il sostegno della Galileo Foundation.
La Messa di Cherubini tra liturgia e storia
La presenza di Cherubini nel programma non è un omaggio episodico, ma una costante della vita artistica di Muti: “Ho un’adorazione per questo musicista che Beethoven considerava il più grande della sua epoca. Non c’è nulla di ‘dimostrativo’ verso il pubblico, è pura essenza spirituale e religiosa”.
Secondo Muti, la Messa per l’incoronazione di Carlo X è un capolavoro di equilibrio: “Cherubini non si preoccupa di creare sonorità sontuose. Il testo della Messa viene esaltato dalla musica in maniera profonda”. Il contrappunto, pur raffinatissimo, non perde “quella cantabilità che dà a ogni parola il significato più profondo”.
Il racconto si allarga idealmente dal Rinascimento a Verdi, con una continuità costruita sulla melodia italiana come veicolo del sacro: “Il punto focale è l’esaltazione della parola liturgica”. Cherubini visse tra rivoluzione e restaurazione, attraversando eventi che spesso vengono usati per definirlo.
Muti contesta ogni lettura riduttiva: “Credo che Cherubini abbia colto queste occasioni perché viveva il suo tempo. Però la sua musica rimane una musica di una grande profondità e va al di là di questo momento politico”. E per questo, conclude, è “universale e imperitura”.
Il discorso di Leone XIV: la musica come via verso Dio
Leone XIV ha aperto il suo discorso ringraziando per il concerto celebrato in occasione del Natale del Signore. Sant’Agostino, nel suo trattato sulla musica, la chiama scientia bene modulandi, collegandola all’arte di guidare il cuore verso Dio. La musica è una via privilegiata per comprendere l’altissima dignità dell’essere umano e per confermarlo nella sua più autentica vocazione.
Il Pontefice ha ringraziato le istituzioni che hanno promosso l’iniziativa - il Dicastero per la Cultura e l’Educazione e la Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis - e tutti coloro che, in vari modi, ne hanno reso possibile la realizzazione. Ha quindi rivolto il saluto al maestro Riccardo Muti, destinatario del Premio Ratzinger, definendolo un artista con una vita interamente consacrata alla musica, luogo di disciplina e di rivelazione.
Papa Benedetto XVI amava ricordare che «la vera bellezza ferisce, apre il cuore, lo dilata», e nella musica cercava la voce di Dio nell’universo. In questo itinerario di ricerca della bellezza, Lei, caro Maestro, ha avuto modo di incontrare più volte il Cardinale Ratzinger, a cominciare da quando egli frequentava i concerti a Salisburgo, a Monaco di Baviera, poi a Roma.
Negli anni successivi, Papa Benedetto partecipò alle Sue esecuzioni nell’Aula Paolo VI, dove Le consegnò la Gran Croce di San Gregorio Magno. Il Premio che oggi riceve è prosecuzione di quel rapporto, di un dialogo aperto al mistero e orientato al bene comune, all’armonia.
L’armonia delle differenze
Questa responsabilità etica dell’arte musicale fu ben illustrata dal mio venerato predecessore Papa Francesco, che amava la musica e la ascoltava con gusto spirituale. La musica, disse, «dona a chi la coltiva uno sguardo saggio e pacato, con cui più facilmente si superano divisioni e antagonismi, per essere - proprio come gli strumenti di un’orchestra o le voci di un coro - in accordo, per vigilare sulle stonature e correggere le dissonanze, che sono pure utili per la dinamica delle composizioni, purché integrate in un sapiente tessuto armonico».
Armonizzare significa tenere insieme differenze che potrebbero scontrarsi, permettendo loro di generare un’unità superiore. Anche il silenzio concorre a questo scopo: non è assenza, è preparazione, perché in esso si forma la possibilità della parola, nella pausa affiora la verità.
La musica è armonia delle differenze. Dalla molteplicità dei timbri dei diversi strumenti può uscire una sinfonia. Ma questo non accade magicamente, né automaticamente; si realizza soltanto grazie all’impegno del direttore e di ogni singolo musicista.
Un impegno paziente, faticoso, che richiede tempo e sacrifici, nello sforzo di ascoltarsi a vicenda, evitando eccessivi protagonismi e privilegiando la migliore riuscita dell’insieme. La musica diventa così una metafora della convivenza umana: ogni elemento conserva la propria voce, ma contribuisce alla riuscita di un’opera comune.

La direzione d’orchestra come arte dell’ascolto
Maestro Muti, il suo modo di interpretare la direzione, arte dell’ascolto e della responsabilità, trova riscontro anche nella Sua naturale inclinazione alla formazione. Lo dimostrano il Suo legame con i conservatori italiani e la pratica delle “prove aperte”, offerte come forma di condivisione, dove ogni gesto è un atto di fiducia, un invito più che un comando.
Appare così particolarmente coerente l’attribuzione del Premio Ratzinger a chi ha saputo custodire ciò che Benedetto XVI ha sempre considerato il cuore dell’arte: la possibilità di far risuonare, attraverso la bellezza, una scintilla della presenza di Dio.
La sua idea di formazione si riassume in un principio non negoziabile: “Bisogna fare la musica per la musica”. L’antico motto Ars gratia artis (“l’arte per l’arte”), ricorda, andrebbe preso alla lettera.
In oltre vent’anni, più di 1.200 giovani hanno attraversato l’orchestra; molti oggi suonano in ensemble italiani e stranieri. Il maestro guarda alla Cherubini come alla promessa di un’etica musicale: “Ho cercato di trasmettere non solamente l’estetica del far musica ma l’etica della professione di musicista”.
E il contesto del Vaticano amplifica questa idea di dono: “Questi ragazzi dedicano la loro vita, il loro studio e il loro sacrificio alla musica. Cantare amantis est (‘cantare è proprio di chi ama’), come scrisse sant’Agostino”.
Giovani musicisti e responsabilità della trasmissione
Per Muti, dirigere la Cherubini o i Wiener Philharmoniker non comporta una distinzione di natura, ma di maturità: “I giovani sono l’innocenza dal punto di vista dell’approccio musicale, hanno tutto davanti a sé. Nelle orchestre ‘blasonate’ tu usi lo strumento umano più complesso e critico”.
I ragazzi, invece, “sono implumi”, pur selezionati con rigore internazionale. A loro il maestro affida ciò che non si tramanda per iscritto: la voce dei suoi insegnanti, un sapere che passa solo attraverso un’esperienza condivisa.
L’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini”, il cui coinvolgimento ha permesso di dare voce al talento e alla creatività giovanile, rappresenta quindi un elemento centrale del significato del concerto. Anche il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha sottolineato come negare il diritto all’educazione a milioni di bambini li privi della possibilità di sviluppare i loro “talenti”.
Musica, educazione e accesso alla scuola
Il Concerto di questa sera è occasione di sensibilizzazione e impegno in ambito educativo: nel mondo, infatti, milioni di bambini e bambine sono esclusi da qualsiasi percorso di scolarizzazione. Per questo, saluto con speranza la nascita dell’Osservatorio sulla diseguaglianza e l’accesso universale all’educazione, annunciato in occasione del recente Giubileo del Mondo Educativo.
Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione sta aggregando attorno a questo progetto quanti hanno a cuore l’educazione dei giovani, a cominciare dalla Galileo Foundation, che ha manifestato la propria adesione attraverso il sostegno a questa serata e ai progetti educativi della Fondazione Gravissimum Educationis.
Il Pontefice ha ricordato infatti il dramma di milioni di minori - circa 250 milioni secondo le stime più recenti di Unesco e Unicef - che non hanno accesso all’alfabetizzazione. E a fronte di questa lesione dei diritti umani e della giustizia sociale, il Papa indica una possibile speranza «nella nascita dell’Osservatorio sulla diseguaglianza e l’accesso universale all’educazione, annunciato in occasione del recente Giubileo del Mondo Educativo».
«Tra i doni più preziosi della serata - ha detto il porporato - c’è il protagonismo dei giovani musicisti. Vederli suonare con competenza, disciplina e passione è un segno eloquente. Mentre celebriamo ciò che la musica può offrire ai giovani attraverso l’educazione e la formazione, non possiamo ignorare la realtà drammatica del mondo: 61 milioni di bambini non possono andare a scuola e 161 milioni non hanno accesso all’istruzione secondaria.
Questi numeri sono ferite aperte: attese, talenti, frammenti di futuro che rischiano di spegnersi. È a loro - ha concluso - che stasera il concerto dà voce: un appello e un invito all’azione affinché ogni bambino possa studiare».
È l’impegno della Fondazione Gravissimum Educationis, legata al Dicastero, soprattutto per l’Africa sub-sahariana dove si trova più della meta dei giovani del mondo che non hanno accesso all’istruzione.
| Dimensione | Significato nel concerto |
|---|---|
| Musica | Armonia delle differenze e ricerca della bellezza |
| Giovani musicisti | Talento, disciplina, studio e formazione |
| Educazione | Accesso universale alla scuola e sviluppo dei talenti |
| Premio Ratzinger | Riconoscimento a una vita consacrata alla musica |
Il pensiero di Benedetto XVI sulla musica
La passione di Joseph Ratzinger per la musica nacque in famiglia grazie all’harmonium regalato a Joseph e al fratello Georg dal padre. «Nel guardare indietro alla mia vita, ringrazio Dio per avermi posto accanto la musica quasi come una compagna di viaggio, che sempre mi ha offerto conforto e gioia» dice il 16 aprile del 2007 quando, per il suo ottantesimo compleanno, Gustavo Dudamel in Aula Paolo VI dirige la Stuttgarter Radio-Symphonieorchesters des Swr.
Perché, sottolinea il Pontefice, «la musica è veramente il linguaggio universale della bellezza, capace di unire fra loro gli uomini di buona volontà su tutta la terra e di portarli ad alzare lo sguardo verso l’Alto ed ad aprirsi al Bene e al Bello assoluti, che hanno la loro ultima sorgente in Dio stesso».
Quella per la musica è una passione che Joseph Ratzinger ha sempre coltivato, anche dopo l’elezione a successore di Pietro. Suonando il pianoforte, naturalmente. Ascoltando concerti - molti quelli che durante il pontificato di Benedetto XVI sono stati proposti in Vaticano.
E parlando di musica, da musicista che sa coniugare le note con la fede, che sa far dialogare l’arte con la scintilla del Creatore. «La musica ci purifica e ci solleva, ci fa sentire la grandezza e la bellezza di Dio» la riflessione fatta nell’ottobre del 2005 da Joseph Ratzinger, dopo un concerto dei Münchner philharmoniker diretti da Christian Thielemann.
La musica come compagnia di viaggio
Nel guardare indietro alla mia vita, ringrazio Iddio per avermi posto accanto la musica quasi come una compagna di viaggio, che sempre mi ha offerto conforto e gioia. Ringrazio anche le persone che, fin dai primi anni della mia infanzia, mi hanno avvicinato a questa fonte di ispirazione e di serenità.
Ringrazio coloro che uniscono musica e preghiera nella lode armoniosa di Dio e delle sue opere: essi ci aiutano a glorificare il Creatore e Redentore del mondo, che è opera meravigliosa delle sue mani.
La musica, la grande musica, distende lo spirito, suscita sentimenti profondi ed invita quasi naturalmente ad elevare la mente e il cuore a Dio. Nella riflessione di Papa Benedetto, essa è anche una forma mirabile e sublime di comunicazione umana, presente in tutte le culture, mezzo di incontro tra persone e popoli.
La musica accompagna “ogni esperienza umana, dal dolore al piacere, dall’odio all’amore, dalla tristezza alla gioia, dalla morte alla vita. Perché essa dà forma a quello che non si riesce a fare con le parole, perché suscita emozioni altrimenti difficili da comunicare”.
Le origini della musica secondo Ratzinger
Che cos’è la musica? Da dove viene e a cosa tende? si chiede Joseph Ratzinger nel 2015 ricevendo il dottorato honoris causa da parte della Pontificia università Giovanni Paolo II di Cracovia e dell’Accademia di musica di Cracovia.
Tre i luoghi, secondo il Papa emerito, dai quali scaturisce la musica. «Il primo è l’esperienza dell’amore. Quando gli uomini furono afferrati dall’amore, si schiuse loro un’altra dimensione dell’essere, una nuova grandezza e ampiezza della realtà. Ed essa spinse anche a esprimersi in modo nuovo.
La poesia, il canto e la musica in genere sono nati da questo essere colpiti, da questo schiudersi di una nuova dimensione della vita». Una seconda origine della musica «è l’esperienza della tristezza, l’essere toccati dalla morte, dal dolore e dagli abissi dell’esistenza.
Anche in questo caso si schiudono, in direzione opposta, nuove dimensioni della realtà che non possono più trovare risposta nei soli discorsi». Infine, il terzo luogo d’origine della musica «è l’incontro con il divino, che sin dall’inizio è parte di ciò che definisce l’umano.
A maggior ragione è qui che è presente il totalmente altro e il totalmente grande che suscita nell’uomo nuovi modi di esprimersi. Forse è possibile affermare che in realtà anche negli altri due ambiti - l’amore e la morte - il mistero divino ci tocca e, in questo senso, è l’essere toccati da Dio che complessivamente costituisce l’origine della musica.
Si può dire che la qualità della musica dipende dalla purezza e dalla grandezza dell’incontro con il divino, con l’esperienza dell’amore e del dolore. Quanto più pura e vera è quell’esperienza, tanto più pura e grande sarà anche la musica che da essa nasce e si sviluppa».
Musica, bellezza e formazione dei giovani
Nel 2008 Papa Ratzinger richiama l’importanza dell’educazione al Bello. «Penso specialmente alle giovani generazioni che dall’accostamento a tale patrimonio artistico possono trarre sempre nuove ispirazioni per costruire il mondo secondo progetti di giustizia e di solidarietà, valorizzando, al servizio dell’uomo, le multiformi espressioni della cultura mondiale.
Penso pure all’importanza che riveste l’educazione all’autentica bellezza per la formazione dei giovani. L’arte nel suo complesso contribuisce ad affinare il loro animo e orienta verso l’edificazione di una società aperta agli ideali dello spirito» dice nel 2007 dopo un concerto in Aula Paolo VI de laVerdi di Milano.
«Lo studio della musica riveste un alto valore nel processo educativo della persona, in quanto produce effetti positivi sullo sviluppo dell’individuo, favorendone l’armonica crescita umana e spirituale. Le condizioni attuali della società richiedono uno straordinario impegno educativo in favore delle nuove generazioni.
I giovani, anche se vivono in contesti diversi, hanno in comune la sensibilità ai grandi ideali della vita, ma incontrano molte difficoltà nel viverli. Ricercano anche, in modi a volte confusi e contraddittori, la spiritualità e la trascendenza, per trovare equilibrio e armonia.
A tale riguardo, mi piace osservare che proprio la musica è capace di aprire le menti e i cuori alla dimensione dello spirito e conduce le persone ad alzare lo sguardo verso l’Alto, ad aprirsi al Bene e al Bello assoluti, che hanno la sorgente ultima in Dio».
La musica è dunque parte di un processo educativo più ampio: affina l’ascolto, richiede disciplina, insegna a rispettare il ruolo degli altri e orienta il talento personale verso un risultato condiviso.
La musica occidentale e la sorgente cristiana
«Nell’ambito delle più diverse culture e religioni è presente una grande letteratura, una grande architettura, una grande pittura e grandi sculture. E ovunque c’è anche la musica.
In nessun’altro ambito culturale c’è una musica di grandezza pari a quella nata nell’ambito della fede cristiana: da Palestrina a Bach, a Händel, sino a Mozart, Beethoven e Bruckner. La musica occidentale è qualcosa di unico, che non ha eguali nelle altre culture.
Certo, la musica occidentale supera di molto l’ambito religioso ed ecclesiale. E tuttavia essa trova comunque la sua sorgente più profonda nell’incontro con Dio» spiega Joseph Ratzinger nel 2015.
La riflessione di Benedetto XVI non si limita alla musica sacra in senso stretto, ma comprende l’intero patrimonio musicale occidentale come spazio in cui la ricerca della verità, la sensibilità spirituale e l’esperienza umana possono incontrarsi.
Dieci compositori nella lettura musicale di Benedetto XVI
Antonio Vivaldi
«Il Magnificat è il canto di lode di Maria e di tutti gli umili di cuore, che riconoscono e celebrano con gioia e gratitudine l’azione di Dio nella propria vita e nella storia».
Per due volte Benedetto XVI riflette sulla preghiera di Maria messa in musica da Antonio Vivaldi. «Magnificat è la parola uscita dal cuore di Maria, prediletta da Dio per la sua umiltà. E questa parola è diventata il canto quotidiano della Chiesa nell’ora del vespro, l’ora che invita alla meditazione sul senso della vita e della storia.
Fin qui la “parola”. E la musica di Vivaldi? Prima di tutto è degno di nota il fatto che le arie solistiche egli le abbia composte espressamente per alcune cantanti sue allieve nell’Ospedale veneziano della Pietà: cinque orfane dotate di straordinarie qualità canore.
Come non pensare all’umiltà della giovane Maria, da cui Dio trasse “grandi cose”? Così, questi cinque “assoli” stanno quasi a rappresentare la voce della Vergine, mentre le parti corali esprimono la Chiesa-Comunità.
Entrambe, Maria e la Chiesa, sono unite nell’unico cantico di lode al “Santo”, al Dio che, con la potenza dell’amore, realizza nella storia il suo disegno di giustizia».
«Vivaldi è un grande esponente della tradizione musicale veneziana. Di lui chi non conosce almeno le Quattro Stagioni! Ma rimane ancora poco nota la sua produzione sacra.
La sua musica nel Magnificat esprime la lode, l’esultanza, il ringraziamento e anche la meraviglia di fronte all’opera di Dio, con una straordinaria ricchezza di sentimenti: dal solenne corale all’inizio, in cui è tutta la Chiesa che magnifica il Signore, al brioso Et exultavit, al bellissimo momento corale dell’Et misericordia sul quale si sofferma con audaci armonie, ricche di improvvise modulazioni, per invitarci a meditare sulla misericordia di Dio che è fedele e si estende per tutte le generazioni».
Johann Sebastian Bach
Per Benedetto XVI Johann Sebastian Bach è il «maestro dei maestri». Un musicista che aveva una concezione profondamente religiosa dell’arte: onorare Dio e ricreare lo spirito dell’uomo.
«Soli Deo gloria. Questa frase appare come un ritornello nei manoscritti di Bach e costituisce un elemento centrale per comprendere la musica del grande autore tedesco. La profonda devozione fu un elemento essenziale del suo carattere, e la sua solida fede sostenne ed illuminò tutta la sua vita.
Sulla copertina del Kleines Orgelbüchlein si possono leggere queste due righe: Al Dio Altissimo per onorarlo, agli altri per istruirli. L’ascolto della sua musica richiama una grande costruzione architettonica in cui tutto è armoniosamente compaginato, quasi a tentare di riprodurre quella perfetta armonia che Dio ha impresso nella sua creazione».
Per Joseph Ratzinger Bach «è uno splendido architetto della musica, con un uso ineguagliato del contrappunto, un architetto guidato da un tenace ésprit de géometrie, simbolo di ordine e di saggezza, riflesso di Dio e così la razionalità pura diventa musica nel senso più elevato e puro, bellezza splendente».
Wolfgang Amadeus Mozart
Uno scatto dell’estate 2005 ha raccontato a tutti la passione per la musica di Joseph Ratzinger: Benedetto XVI al pianoforte, con una partitura di Johann Sebastian Bach sul piano. Gli occhi fissi sulla partitura aperta sul leggio, Wolfgang Amadeus Mozart, naturalmente.
Perché «un affetto particolare mi lega, potrei dire da sempre, a questo sommo musicista» rivela il Papa nel 2010, a Castel Gandolfo, dopo aver ascoltato il Requiem del compositore di Salisburgo.
Nel discorso a Castel Gandolfo del 7 settembre 2010, dopo aver ascoltato la Messa da Requiem in Re minore K 626 eseguita dall’Orchestra di Padova e del Veneto e dal Coro “Accademia della voce” di Torino, Ratzinger percepiva che «un raggio della bellezza del Cielo mi aveva raggiunto, e questa sensazione la provo ogni volta anche oggi.
In Mozart ogni cosa è in perfetta armonia, ogni nota, ogni frase musicale è così e non potrebbe essere altrimenti; anche gli opposti sono riconciliati e la ‘mozart’sche Heiterkeit’, la ‘serenità mozartiana’ avvolge tutto, in ogni momento».
Georg Friedrich Händel
Händel è ricordato tra gli autori capaci di esprimere avvincenti atmosfere spirituali. Nella prospettiva di Benedetto XVI, la sua musica appartiene a quella tradizione nella quale l’arte diventa lode e rende percepibile il rapporto tra la bellezza sonora e l’esperienza del divino.
Ludwig van Beethoven
Beethoven è tra i compositori attraverso i quali Benedetto XVI riconosce la grandezza della musica occidentale. Nella sua opera arde la scintilla dell’amore divino, mentre la forza della musica supera l’ambito religioso immediato e raggiunge la profondità universale dell’esperienza umana.
Franz Schubert
Schubert è associato ai viaggi nell’interiorità. La sua musica diventa uno spazio di ascolto delle domande e dei sentimenti che attraversano la persona, tra dolore, speranza, solitudine e apertura alla trascendenza.
Felix Mendelssohn
Mendelssohn rappresenta l’arte come lode a Dio. La sua musica si inserisce nel percorso attraverso il quale Benedetto XVI interpreta il patrimonio musicale come una forma di elevazione spirituale e di apertura alla bellezza.
Franz Liszt
Liszt è ricordato per la ricerca dell’unità musicale. In questa prospettiva, la musica non è una semplice successione di suoni, ma un sistema armonico “con una sua struttura e una sua profondità”.
Anton Bruckner
Bruckner è il compositore al cui ascolto “sembra di trovarsi all’interno di una grande cattedrale”. L’immagine evidenzia la capacità della musica di creare uno spazio interiore ampio, solenne e orientato verso l’alto.
Giuseppe Verdi
Di Giuseppe Verdi, il Papa sottolinea la “capacità di scrutare il cuore mettendo in luce il dramma della condizione umana”. La musica diventa così un linguaggio capace di dare forma ai conflitti, alle passioni e alle ferite dell’esistenza.
I compositori russi
I grandi compositori russi, Musorgskij, Rimski-Korsakov, Čajkovskij e Rachmaninov, sono presentati come autori nei quali “si anticipa e realizza il confronto e il dialogo tra Oriente e Occidente, fra tradizione e modernità”.
Orchestra e convivenza umana
Dalla musica Benedetto trae uno stimolo a riflettere su chi è chiamato ad eseguirla, sull’orchestra e sui suoi componenti, come una metafora del buon governo possibile delle convivenze umane, in cui ciascuno è chiamato ad esprimersi secondo i doni e i talenti ricevuti nel rispetto delle competenze e dei saperi degli altri.
“La musica è armonia delle differenze. Dalla molteplicità dei timbri dei diversi strumenti può uscire una sinfonia. Ma questo non accade magicamente, né automaticamente; si realizza soltanto grazie all’impegno del direttore e di ogni singolo musicista.
Un impegno paziente, faticoso, che richiede tempo e sacrifici, nello sforzo di ascoltarsi a vicenda, evitando eccessivi protagonismi e privilegiando la migliore riuscita dell’insieme”.
Il suonare insieme dei solisti richiede dal singolo non solo l’impegno di tutte le sue capacità tecniche e musicali, ma anche il sapersi ritirare nell’ascolto attento degli altri. Solo se ciascuno non pone al centro se stesso, ma si inserisce nell’insieme e si mette a disposizione come ‘strumento’ al servizio del pensiero del compositore, solo allora si ha un’interpretazione veramente grande.
“È una bella immagine anche per noi che, nell’ambito della Chiesa, ci impegniamo a essere ‘strumenti’ per comunicare agli uomini il pensiero del grande ‘Compositore’, la cui opera è l’armonia dell’universo.
Noi non siamo chiamati a prendere in mano la bacchetta del direttore - proseguiva ancora il Papa - e ancora meno a cambiare le melodie secondo il nostro gusto. Ma siamo chiamati, ciascuno di noi al suo posto e con le proprie capacità, a collaborare con il grande Maestro nell’eseguire il suo stupendo capolavoro.
Nel corso dell’esecuzione ci sarà poi anche dato di comprendere man mano il grandioso disegno della partitura divina”.
La formazione musicale di Joseph Ratzinger
Joseph Aloisius Ratzinger nasce, a Marktl, in Germania, il 16 aprile 1927. Le sue origini risalgono da una famiglia modesta della diocesi di Passavia, nella Bassa Baviera.
Uomo di straordinaria cultura, matura in Ratzinger la passione per la musica, nata in famiglia, grazie “all’harmonium” regalato a lui e al fratello Georg e, coltivata anche dopo l’elezione a pontefice. Un amore che parte da lontano, dagli anni della giovinezza a Ratisbona, in cui partecipava insieme a suo fratello Georg alle attività del coro ecclesiastico più antico del mondo, i ‘Regensburger Domspatzen’, i ‘Passeri della Cattedrale’.
L’armonium regalato dal padre ai figli permise poi in particolare all’amato fratello Georg di coltivare una passione che lo portò a dirigere il prestigioso coro della Cattedrale di Ratisbona. Joseph invece rimase un “dilettante”, nel senso più nobile del termine, della musica, prediligendo lo studio e l’insegnamento della teologia.
Questa predilezione, però, non gli impediva di spaziare e di intendere il fenomeno religioso in senso globale. Le foto di Joseph Ratzinger seduto al pianoforte nell’appartamento pontificio o in vacanza, la sua partecipazione a concerti o a esibizioni di orchestre e cori in Vaticano come a Castel Gandolfo testimoniano visibilmente la sua autentica perizia e la sua profonda sensibilità per l’universo delle sette note.
Musica, liturgia e bellezza
Già nel 1974 affermava: «La Chiesa dev’essere ambiziosa; dev’essere una casa del bello». La desolante situazione musicale che si è venuta a creare dopo la riforma della liturgia successiva al Concilio Vaticano II fu per Ratzinger una continua fonte di amarezza.
Già negli anni ’80 constatava lo «spaventoso impoverimento che si verifica nella Chiesa là dove si mette alla porta la bellezza non finalizzata e ci si sottomette invece esclusivamente all’“uso”» che «non ha reso le liturgie davvero più comprensibili, più aperte, ma solo più povere.
Liturgia “semplice” non significa misera o a buon mercato: c’è la semplicità che viene dal banale e quella che deriva dalla ricchezza spirituale, culturale, storica».
Di Benedetto XVI, in materia, non annoveriamo nessun provvedimento normativo di questo genere. Benedetto fu, è riconosciuto anche dagli “avversari”, un grande pensatore, che sapeva parlare di teologia e filosofia in modo sublime, ma per carattere non era uomo di grandi atti d’imperio e di governo.
Preferiva persuadere con la parola, il ragionamento, la testimonianza. E, infatti, di Ratzinger-Benedetto rimangono tanti e tanti scritti riguardo la musica, sempre caratterizzati da un anelito verso l’Alto, ma che possono essere fatti propri anche da chi si occupa di musica profana.
Riccardo Muti, Benedetto XVI e la verità dell’arte
“In un momento della vita, quando si gira il mondo e si ha un certo successo e riconoscimenti e onori vari, a un certo punto non basta più. Uno vuole anche far sì che la musica non sia semplicemente un mezzo per avere gli applausi in una sala da concerto”.
Con queste parole, pronunciate nell’intervista a Vatican News - Radio Vaticana, Riccardo Muti concentra la traiettoria del suo presente: un fare musicale che cerca un significato più radicale, meno esposto al consenso e più legato alla verità dell’arte.
Un colloquio con il Maestro, in cui una frase risuona come chiave d’accesso al suo presente: “il bisogno di cercare la verità nell’arte oltre il consenso”. L’occasione è la direzione della Messa di Cherubini con la sua orchestra giovanile e il Premio Ratzinger che riceverà in Vaticano il 12 novembre, tra memoria personale, responsabilità educativa e riflessione sul senso più profondo della musica sacra.
Venerdì 12 dicembre, quell’intento si concretizzerà in Vaticano, dove riceverà un premio che, per sua stessa confessione, lo tocca nel punto più intimo della memoria: “Sono molto felice ma soprattutto molto onorato di ricevere questo riconoscimento proprio perché nel nome di Papa Ratzinger, pontefice che io ho molto amato”.
Il dialogo con il Papa emerito
Nelle parole del direttore ai media vaticani, il ricordo del Papa emerito affiora con una limpidezza particolare. Durante il loro ultimo incontro, racconta, il discorso si era soffermato anche sulle regie d’opera contemporanee.
“Parlammo tanto di musica, di teologia, della spiritualità della vita. Ci confrontammo anche sulla musica e sui problemi delle regie, a volte straordinarie ma altre che sono solo una provocazione, quasi un insulto all’opera. A proposito delle opere di Mozart, l’urto è ancora più fastidioso”.
È in quel momento che Benedetto XVI, con uno sguardo che Muti ricorda ancora oggi, pronunciò la frase rimasta come un sigillo: “Lasciamolo riposare in pace il povero Mozart”. Una sintesi, dice il direttore, “che dice tutto”: un invito a rispettare la natura più autentica dell’opera, a non piegarla a forzature interpretative che ne cancellino il significato.
L’11 maggio 2012 lo stesso Muti, nella stessa Aula Paolo VI, fu premiato di persona da Ratzinger con un’onorificenza dopo aver diretto il concerto in occasione del VII anniversario di pontificato. Negli anni successivi, Papa Benedetto partecipò alle Sue esecuzioni nell’Aula Paolo VI, dove Le consegnò la Gran Croce di San Gregorio Magno.
La musica oltre gli applausi
“Da quando lei ha cominciato ad esternare i suoi propositi - ha detto Muti rivolgendosi al Pontefice agostiniano - io l’ho amata. Sono stato inoltre per anni direttore dell’Orchestra di Chicago che è la sua città natale.
Il mio rapporto con Benedetto XVI è stato un rapporto di un cattolico fervente con un grande teologo. L’ultimo incontro è stato quando padre Georg Gänswein mi chiamò e mi disse che il Papa voleva salutarmi.
Io cerco di fare nella musica quello che Dante chiama “rapimento e non comprensione”. Mozart, secondo me, è una delle espressioni dell’esistenza di Dio».
Al termine della serata, Muti ha ricevuto un premio intitolato a un uomo di Chiesa con il quale ha avuto un rapporto di amicizia e di stima vicendevole. Ha avuto l’occasione di rivedere e salutare vecchi amici e di tornare a dirigere musica in Vaticano alla presenza del Papa.
La responsabilità dell’artista
«Voi siete custodi della bellezza; voi avete, grazie al vostro talento, la possibilità di parlare al cuore dell’umanità, di toccare la sensibilità individuale e collettiva, di suscitare sogni e speranze, di ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno umano.
Siate perciò grati dei doni ricevuti e pienamente consapevoli della grande responsabilità di comunicare la bellezza, di far comunicare nella bellezza e attraverso la bellezza!»
Così papa Benedetto XVI si rivolgeva agli artisti nell’incontro tenutosi in Cappella Sistina il 21 novembre 2009. In queste parole, pronunciate il giorno prima della Festa di Santa Cecilia, patrona della musica, si racchiude la visione di Joseph Ratzinger sull’arte.
La musica, nella sua prospettiva, non è soltanto intrattenimento edificante per lo spirito. È una forma di conoscenza, un’esperienza spirituale, un linguaggio di incontro e un esercizio di responsabilità.
Il Premio Ratzinger conferito a Riccardo Muti esprime questo legame tra arte, formazione e ricerca della verità. La direzione d’orchestra, l’ascolto, il rispetto della partitura, il lavoro dei giovani musicisti e la partecipazione del pubblico convergono in una concezione della musica come pratica di armonia, disciplina e apertura al bene comune.
Sorelle e fratelli, nell’imminenza del Santo Natale, rinnovo l’invito a perseverare nella preghiera perché Dio ci faccia dono della pace. Su tutti voi, e su quanti hanno seguito grazie al collegamento televisivo, invoco di cuore la benedizione del Signore.