Attività di catechesi sull’Eucaristia per bambini, ragazzi e adolescenti

L’Eucaristia è il sacramento nel quale Gesù Cristo si dona a noi nel Pane e nel Vino consacrati: nella celebrazione liturgica della Chiesa rende presente la sua Persona e il suo sacrificio redentore, nella pienezza del Mistero Pasquale della sua passione, morte e risurrezione. Per aiutare bambini, ragazzi e adolescenti a comprenderla, la catechesi può partire dall’esperienza concreta del dono, dell’amicizia, della memoria, della condivisione e del ringraziamento, per ritornare poi alla vita quotidiana.

Il percorso può prevedere il dialogo in famiglia, l’ascolto del Vangelo, attività manuali, giochi, ricerca biblica, confronto di gruppo, momenti di preghiera, adorazione e celebrazioni vissute con consapevolezza. L’obiettivo non è ridurre l’Eucaristia a un insieme di spiegazioni o di regole, ma aiutare ciascuno a riconoscere in essa l’incontro vivo con Gesù, il memoriale della sua Pasqua, il segno dell’unità della Chiesa e la sorgente di una vita capace di diventare dono.

Il significato dell’Eucaristia da presentare nella catechesi

L’Eucaristia è il sacramento che rende presente, nella celebrazione liturgica della Chiesa, la Persona di Gesù Cristo (Cristo tutto intero: Corpo, Sangue, Anima e Divinità) e il suo sacrificio redentore, nella pienezza del Mistero Pasquale della sua passione, morte e risurrezione.

Non è una presenza statica o passiva (come quella di un oggetto in un posto), ma attiva, perché il Signore si fa presente col dinamismo del suo amore salvifico: nell’Eucaristia Egli ci invita ad accogliere la salvezza che ci offre e a ricevere il dono del suo Corpo e del suo Sangue come cibo di vita eterna, permettendoci di entrare in comunione con Lui - con la sua Persona e il suo sacrificio - e in comunione con tutte le membra del suo Corpo Mistico che è la Chiesa.

L’Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana». «La comunione della vita divina e l’unità del popolo di Dio, su cui si fonda la Chiesa, sono adeguatamente espresse e mirabilmente prodotte dall’Eucaristia.»

Infine, mediante la celebrazione eucaristica, ci uniamo già alla liturgia del cielo e anticipiamo la vita eterna, quando Dio sarà «tutto in tutti» (1 Cor 15,28). In breve, l’Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede.

I nomi dell’Eucaristia

L’insondabile ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari.

  • Eucaristia, perché è rendimento di grazie a Dio.
  • Cena del Signore, perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua passione e dell’anticipazione della cena delle nozze dell’Agnello nella Gerusalemme celeste.
  • Frazione del pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante l’ultima Cena.
  • Assemblea eucaristica, in quanto l’Eucaristia viene celebrata nell’assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.
  • Memoriale della passione e della risurrezione del Signore.
  • Santo sacrificio, perché attualizza l’unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l’offerta della Chiesa.
  • Comunione, perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo.
  • Santa Messa, perché la liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.

La promessa e l’istituzione dell’Eucaristia

Il Signore annunciò l’Eucaristia durante la sua vita pubblica, nella sinagoga di Cafarnao, a coloro che lo avevano seguito dopo essere stati testimoni del miracolo della moltiplicazione dei pani, con la quale aveva saziato la moltitudine.

Gesù utilizzò quel segno per rivelare la sua identità e la sua missione e per promettere l’Eucaristia: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

Gesù rispose loro: “Io sono il pane della vita … Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo… Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.”

Gesù ha istituito questo sacramento nell’Ultima Cena. I tre vangeli sinottici e san Paolo ci hanno trasmesso il racconto dell’istituzione.

Gesù celebrò l’Ultima Cena nel contesto della Pasqua ebraica ma la Cena del Signore contiene una novità assoluta: il suo centro non è l’agnello dell’Antica Pasqua, ma Cristo stesso, il suo «Corpo donato (offerto in sacrificio al Padre, per gli uomini)… e il suo Sangue sparso per la remissione dei peccati di molti».

Possiamo dire che Gesù, più che celebrare l’Antica Pasqua, ha annunciato e realizzato la Nuova Pasqua, anticipandola in modo sacramentale.

Il racconto dell’Ultima Cena

«Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: “Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare”.»

«Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli Apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”.»

«Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio Corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi”.»

Il mandato: «Fate questo in memoria di me»

Il precetto esplicito di Gesù: «Fate questo in memoria di me», evidenzia il carattere propriamente istituzionale dell’Ultima Cena.

Con tale mandato ci chiede di corrispondere al suo dono e di ripresentarlo sacramentalmente, cioè di realizzare di nuovo e reiterare la sua presenza: la presenza del suo Corpo che è donato e del suo Sangue che viene sparso, cioè del suo sacrificio per la remissione dei nostri peccati.

Con le parole «Fate questo», ha indicato coloro che possono celebrare l’Eucaristia, affidando agli Apostoli e ai loro successori nel sacerdozio il potere di farlo e stabilendo gli elementi fondamentali del rito: gli stessi dell’Ultima Cena.

Per questo, nella celebrazione Eucaristica è necessaria la presenza del pane e del vino, la preghiera di ringraziamento e di benedizione, la consacrazione dell’offerta in Corpo e Sangue del Signore, la distribuzione e la comunione con questo Santissimo Sacramento.

Con le parole «In memoria di me», Gesù ha ordinato agli Apostoli e, per loro tramite, ai loro successori nel sacerdozio, di celebrare un nuovo “memoriale”, in sostituzione di quello dell’Antica Pasqua.

Questo rito memoriale è particolarmente efficace: aiuta a “ricordare” alla comunità credente l’amore redentore di Cristo, le sue parole e i suoi gesti dell’Ultima Cena; più ancora, in quanto sacramento della Nuova Legge, rende presente oggettivamente la realtà che significa: Cristo, «nostra Pasqua», e il suo sacrificio di redenzione.

La celebrazione liturgica dell’Eucaristia

La Chiesa, obbedendo al mandato del Signore, sin dall’inizio celebrò l’Eucaristia a Gerusalemme, a Troade, a Corinto e in tutti i posti dove il cristianesimo si estendeva.

Soprattutto «il primo giorno della settimana», cioè la domenica, il giorno della risurrezione di Gesù, i cristiani si riunivano «per spezzare il pane». Da quei tempi la celebrazione dell’Eucaristia si è perpetuata fino ai nostri giorni, così che oggi la ritroviamo ovunque nella Chiesa, con la stessa struttura fondamentale.

La liturgia dell’Eucaristia si svolge secondo una struttura fondamentale che, attraverso i secoli, si è conservata fino a noi. Essa si articola in due grandi momenti, che formano un’unità originaria:

Momento della celebrazioneElementi principali
Liturgia della ParolaConvocazione, letture, omelia, ascolto e accoglienza della Parola di Dio, preghiera universale
Liturgia eucaristicaPresentazione del pane e del vino, preghiera eucaristica, consacrazione e Comunione

Liturgia della Parola e liturgia eucaristica costituiscono insieme «un solo atto di culto»; la mensa preparata per noi nell’Eucaristia è infatti ad un tempo quella della Parola di Dio e quella del Corpo del Signore.

Queste due parti principali sono racchiuse tra i riti di introduzione e di conclusione. Nessuno può togliere o aggiungere nulla a ciò che è stato stabilito dalla Chiesa nella Liturgia della Santa Messa.

L’assemblea e il ruolo dei ministri

Sin dall’inizio della vita della Chiesa, l’assemblea cristiana che celebra l’Eucaristia è gerarchicamente strutturata: abitualmente è formata dal vescovo o da un presbitero, dal diacono, da altri ministri e dai fedeli, uniti tutti dal vincolo della fede e del battesimo.

Tutti i membri di questa assemblea sono chiamati a partecipare attivamente alla liturgia eucaristica, con consapevolezza e devozione, ciascuno secondo il proprio ruolo: il sacerdote celebrante, i lettori, il diacono, quelli che presentano l’offerta, il ministro della comunione e il popolo intero, che nell’«Amen» manifesta la propria reale partecipazione.

Pertanto, ciascuno dovrà compiere il proprio ministero, senza che ci sia confusione tra il sacerdozio ministeriale, il sacerdozio comune dei fedeli e il ministero del diacono o di altri possibili ministri.

Il ruolo del sacerdozio ministeriale nella celebrazione dell’Eucaristia è essenziale. Soltanto il sacerdote validamente ordinato può consacrare la Santissima Eucaristia, pronunciando le parole della consacrazione in Persona Christi.

Il pane e il vino

Gli elementi essenziali e necessari per costituire il segno sacramentale sono, da una parte, il pane di farina di grano e il vino di uva e, dall’altra, le parole di consacrazione che il sacerdote celebrante pronuncia in Persona Christi, nel contesto della «Preghiera Eucaristica».

Al centro della celebrazione dell’Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l’invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo.

Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione. Così, all’offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, «frutto del lavoro dell’uomo», ma prima ancora «frutto della terra» e «della vite», doni del Creatore.

La presenza reale di Gesù nell’Eucaristia

Nella celebrazione eucaristica si rende presente la Persona di Cristo - il Verbo incarnato, che è stato crocifisso, morì ed è risorto per la salvezza del mondo - con una presenza misteriosa, soprannaturale, unica.

Il fondamento di questa dottrina lo troviamo nella stessa istituzione dell’Eucaristia, quando Gesù identificò i doni che stava offrendo con il suo Corpo e il suo Sangue («Questo è il mio Corpo…, questo è il mio Sangue…»), cioè, con la sua corporeità inseparabilmente unita al Verbo e, quindi, alla sua intera Persona.

Certamente, Gesù Cristo è presente in molti modi nella sua Chiesa: nella sua Parola, nella preghiera dei fedeli, nei poveri, nei malati, nei carcerati, nei sacramenti e in modo particolare nella persona del ministro. Tuttavia Egli è presente soprattutto nelle specie eucaristiche.

La peculiarità della presenza eucaristica di Gesù è nel fatto che il Santissimo Sacramento è veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo e il Sangue unito all’Anima e alla Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, Dio vero e perfetto Uomo, lo stesso che è nato dalla Vergine, morì in Croce ed è seduto nei cieli alla destra del Padre.

Tale presenza si dice “reale” non per esclusione, quasi che le altre non siano “reali”, ma per antonomasia, perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Dio e uomo, tutto intero si fa presente.

La parola sostanziale indica l’entità della presenza personale di Cristo nell’Eucaristia: essa non è soltanto una “figura”, capace di “significare” e di portare la mente a pensare a Cristo, presente in realtà in un altro luogo, nel Cielo; non è un semplice “segno”, con il quale ci viene offerta la “virtù salvifica” - la grazia -, che proviene da Cristo.

L’Eucaristia è, invece, presenza reale, dell’essere in sé del Corpo e del Sangue di Cristo, cioè, della sua Umanità intera, inseparabilmente unita alla Divinità per l’unione ipostatica, benché nascosta dalle “specie” o apparenze del pane e del vino.

Per questa ragione, la presenza del vero Corpo e del vero Sangue di Cristo in questo sacramento «non si può apprendere coi sensi, ma con la sola fede, la quale si appoggia all’autorità di Dio».

La presenza di Cristo nell’Eucaristia è un mistero mirabile. Secondo la fede cattolica Gesù Cristo è presente interamente nelle specie eucaristiche con il suo corpo glorioso e in ogni parte risultante dalla divisione delle specie, per cui la frazione del pane non divide Cristo.

È un modo speciale di presenza, perché è invisibile e intangibile, ed è permanente, nel senso che, una volta realizzata la consacrazione, dura finché sussistono le specie eucaristiche.

La transustanziazione

La presenza, reale e sostanziale, di Cristo nell’Eucaristia presuppone una trasformazione straordinaria, soprannaturale, unica.

Questa trasformazione si fonda sulle parole stesse del Signore: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo … Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza…».

Con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue.

Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione.

Tuttavia, le apparenze del pane e del vino, cioè, la “specie eucaristiche” permangono inalterate. Per quanto i sensi percepiscano realmente le apparenze del pane e del vino, la luce della fede ci fa comprendere che ciò che è veramente contenuto nelle specie eucaristiche è la sostanza del Corpo e del Sangue del Signore.

Attività per bambini dai 3 ai 5 anni: «Essere dono»

Sesta tappa del percorso dedicato alla catechesi dei bambini dai 3 ai 5 anni. Per aiutare i bambini piccoli a capire l’amore di Gesù che si dona a noi nel Pane e nel Vino consacrati, si propone un momento di riflessione e preghiera in famiglia e un’attività pratica: la costruzione del lapbook «Essere dono».

Obiettivo. Aiutare i bambini di 3-5 anni a cogliere l’amore di Gesù, mandato da Dio Padre, che si dona a noi nel Pane e nel Vino consacrati.

Il percorso può essere svolto al rientro dalla Messa, attraverso il dialogo tra mamma, papà e bambino, l’ascolto di un canto, il racconto dell’Ultima Cena, la lettura del Vangelo, una breve preghiera e la realizzazione del lapbook.

Famiglia in preghiera davanti al pane e vino

Dialogando con i piccoli

Canto: Prendimi per mano (G. Locuratolo, in Caro Gesù, Paoline).

Mamma. Hai visto che, durante la Messa, mamma e papà hanno mangiato l’Ostia? Sai perché? (Ascoltiamo la risposta del bambino). In quel piccolo pezzo di pane è presente Gesù, che ci ama così tanto da donarsi a noi, come fece quando era sulla Terra.

Papà. Ora ti racconto com’è andata. Gesù sapeva che presto i soldati l’avrebbero arrestato, anche se non aveva colpe, ma molti erano gelosi perché era diventato famoso e lo temevano.

Gesù chiese ai discepoli di preparare la cena, quella che è stata l‘ultima Cena, e durante il pasto fece i gesti che il sacerdote ripete nella Messa.

Mamma. A Messa don… (nome del prete), a un certo punto, ha preso l’ostia, l’ha mostrata a tutti e ha ripetuto le parole dette da Gesù ai suoi apostoli.

Poi ha fatto lo stesso con il bicchiere prezioso che si chiama calice e che contiene un po’ di vino.

Papà. Leggiamo dal Vangelo quelle parole così importanti? (Lc 22,19-20).

Gesù, poi, ha detto ai discepoli di ripetere quei gesti in memoria di lui. Per questo il prete continua a farlo in ogni Messa.

Mamma. Non è una formula magica, ma qualcosa di speciale succede davvero! Gesù viene in quelle ostie, si fa cibo per noi e si dona a noi!

Il Pane consacrato, che è il Corpo di Cristo, si chiama santissima Eucaristia.

Papà. Noi grandi non diciamo «mangiare» l’Ostia, ma «fare la Comunione», cioè ci uniamo a Gesù, diventiamo parte di lui e lui diventa parte di noi.

Questo gesto ci impegna a comportarci da cristiani, come ci ha insegnato Gesù, che voleva bene a tutti e aiutava sempre chi aveva bisogno.

Mamma. Quando sarai più grande, e avrai conosciuto meglio Gesù e Dio Padre, potrai fare anche tu la Comunione. Per il momento puoi allenarti a fare il bene come faceva lui.

Papà. Così diventi anche tu un dono. Prova a pensarci: cosa puoi fare per assomigliare un po’ a Gesù?

Aiutiamo il bambino a trovare la risposta: collaborare in casa, voler bene agli amici, donare qualche gioco.

Mamma. E quando ti sembra di non farcela, chiedi a Gesù di aiutarti. Ora preghiamo insieme.

Preghiera

Gesù, aiutami a … (dire qualcosa che il bimbo fatica a fare).

Gesù, grazie perché ci sei sempre accanto. Amen.

Il lapbook «Essere dono»

Mamma. Facciamo un nuovo lapbook? Per ricordarci di fare il bene ed essere un dono per chi incontriamo.

Mettiamo il disegno di Gesù dell’ultima Cena, del sacerdote che ripete i suoi gesti, di un bambino come te, che può farsi dono per gli altri.

Poi realizziamo alcuni pacchetti regalo, dove inseriamo le cose che possiamo donare: tempo, affetto, aiuto concreto, cose materiali.

Materiale:

  • cartoncino azzurro 50x30 cm;
  • matita;
  • colori;
  • righello;
  • forbici;
  • colla;
  • cartoncini colorati A4;
  • disegni di Fano: ultima Cena, sacerdote che celebra l’Eucaristia, bambino che dona.

Per la realizzazione, guarda il tutorial alla fine dell’attività.

Lapbook «il dono della salute» - ALLA SCOPERTA DEL MONDO E DI GESÙ [Tutorial]

Un’idea in più

Insieme al bambino ascoltiamo e guardiamo il video del 58° Zecchino d’Oro (Canzoni Animate): Le impronte del cuore, sul tema dell’essere dono per gli altri con le proprie azioni.

Attività per bambini della scuola primaria

Per i bambini più grandi è possibile proporre attività che presentino l’Eucaristia come memoriale della Pasqua, incontro con Gesù, comunione, sacrificio, ringraziamento e missione.

La storia dell’Eucaristia in tre passaggi

Una storia sintetica dell’Eucaristia può essere divisa in tre passaggi: la Pasqua ebraica, la Pasqua di Gesù, la nostra Pasqua.

Il percorso può essere utilizzato con bambini di quarta elementare, in preparazione alla Prima Comunione.

La Pasqua ebraica permette di comprendere il contesto nel quale Gesù celebrò l’Ultima Cena. La Pasqua di Gesù mostra il dono del suo Corpo e del suo Sangue. La nostra Pasqua conduce alla celebrazione della Messa e alla vita della comunità cristiana.

L’Ultima Cena e l’istituzione dell’Eucaristia

Si può proporre una semplice scheda sull’istituzione dell’Eucaristia con il Vangelo di Luca (22,14-20) e alcune domande per aiutare a comprendere e approfondire.

Il confronto tra l’Ultima Cena di Gesù e il momento della Comunione durante la Santa Messa aiuta i bambini a riconoscere il legame tra ciò che Gesù ha compiuto e ciò che la Chiesa celebra oggi.

Un’attività-gioco sul tema dell’istituzione dell’Eucaristia può mettere a confronto il modo in cui il tema viene trattato nei tre Vangeli sinottici. È adatta per ragazzi della IV e V elementare.

«Io sono il pane della vita»

Una semplice spiegazione di cos’è l’Eucaristia può partire dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci (Gv 6,7-15).

I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di questo unico pane che è la sua Eucaristia.

Il segno dell’acqua trasformata in vino a Cana annunzia già l’Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo divenuto il Sangue di Cristo.

Il lapbook sull’Eucaristia

Il lapbook può diventare un quaderno attivo con attività per spiegare il sacramento dell’Eucaristia ai bambini del catechismo.

Il materiale occorrente comprende cartoncino colorato, forbici, colla, punti metallici, matite colorate e pennarelli.

Il lavoro può contenere finestrelle, immagini, brevi testi, domande, parole chiave e disegni relativi alla Messa, all’Ultima Cena, alla consacrazione, alla Comunione e alla missione.

«Incontriamo Gesù Eucaristia come gocce nell’oceano»

Un’attività per fanciulli e ragazzi sull’Eucaristia può partire dalle parole di santa Teresina: «Teresa era scomparsa come la goccia d’acqua nell’oceano».

Si propone di creare tante goccioline d’acqua da raccogliere poi su un’onda.

L’immagine permette di riflettere sul rapporto tra ciascuna persona e la comunità: ogni goccia conserva la propria identità, ma insieme alle altre forma un’unica onda.

Il segno del pane condiviso

La Messa può essere presentata attraverso otto tappe:

  1. Il ritrovarsi: la Messa è raduno.
  2. Chiedere scusa al Signore e ai fratelli: la Messa è richiesta di perdono.
  3. Mettersi in ascolto: la Messa è ascolto.
  4. Ricevere e donare: la Messa è scambio di doni.
  5. Ringraziare: la Messa è Eucaristia, ringraziamento.
  6. Fare memoria della morte e risurrezione di Gesù: la Messa è consacrazione e offerta.
  7. Condividere il pane spezzato: la Messa è condivisione.
  8. Invio: la Messa è missione.

Questo itinerario può essere vissuto in una festa o in un ritiro e può essere valido anche per i ragazzi della Prima Comunione.

Adorazione eucaristica e preghiera con i bambini

Un momento di adorazione con i bambini del catechismo può essere utilizzato davanti all’altare della reposizione e anche in altre occasioni.

È possibile consegnare ai bambini un cuoricino da colorare e ritagliare, sul quale scrivere un pensierino a Gesù Eucaristia.

La preghiera davanti all’Eucaristia aiuta a educare al silenzio, all’ascolto e alla consapevolezza della presenza di Gesù.

La visita al Santissimo Sacramento può essere presentata ai ragazzi come un momento breve e semplice, anche di un solo minuto, nel quale salutare Gesù e affidargli una persona, una difficoltà o un desiderio.

È importante rieducarsi alla presenza eucaristica attraverso il silenzio e l’adorazione, inginocchiati davanti al Tabernacolo, e insegnarlo ai ragazzi.

Una veglia in preparazione alla Prima Comunione può essere organizzata sul tema delle «tre mense»: la mensa della Parola, la mensa dell’Eucaristia e la mensa della carità.

La veglia può prevedere gesti e preghiere sia dei bambini sia dei genitori, un breve momento di adorazione eucaristica e un video sulla figura di Madre Teresa.

Il percorso per adolescenti: dall’esperienza alla celebrazione

Per aiutare i giovani a maturare una visione di Eucaristia e domenica che si innesti nella loro attuale esperienza di vita e la arricchisca a livello esperienziale e motivazionale, è possibile proporre un percorso per adolescenti dai 14 ai 17 anni.

Non si tratta di una tradizionale catechesi sull’Eucaristia, ma di una proposta molto originale.

Il primo motivo è il voler aiutare gli adolescenti a comprendere l’Eucaristia a partire dalla vita e per poi ritornare alla vita.

Non si parla di riti, né si presentano sintesi teologiche o catechistiche sull’Eucaristia. Si preferisce invece evidenziare la struttura antropologica e lo stile di vita e di fede che sostiene un accostamento eucaristico e festivo a tutta la vita.

Il secondo pregio del sussidio è il metodo utilizzato che si basa sull’attività, sul confronto e la ricerca di gruppo, sul vivere insieme piccole esperienze relative al mondo più che ai riti sulla Eucaristia e sulla loro interpretazione.

Il materiale può essere utilizzato in cinque incontri durante la catechesi settimanale, in due o tre ritiri di una giornata o in un camposcuola.

Obiettivo generale

Vivere l’Eucaristia come momento significativo dell’esperienza di vita dell’adolescente, luogo in cui si coniuga significativamente la fede e la vita, in cui le attese, i bisogni, le aspirazioni dell’adolescente si incontrano con il gesto e il dono di Cristo e vengono approfondite e allargate fino a diventare condivisione con il suo spezzare il pane e la vita.

Attenzioni metodologiche

  • Non usare l’Eucaristia come pretesto o occasione per far passare alcuni insegnamenti, il che significa che la Messa va accostata per quello che è nel momento celebrativo, nei gesti, nel mistero e nel coinvolgimento della vita.
  • Non ridurre il cammino a rubricismo o informazione, o conoscenza formale anche se un po’ di «vocabolario» da apprendere è utile.
  • Se anche si affrontano in un cammino di catechesi aspetti e momenti separati, deve esserci la preoccupazione di fare unità.
  • Inserire nel cammino anche qualche Messa di gruppo come punto di arrivo di qualche tappa e punto di partenza per inserirsi con piena partecipazione alla Eucaristia domenicale parrocchiale.

Nel nostro cammino privilegiamo alcune aree esistenziali o esperienze significative degli adolescenti e da queste ricomprendiamo la celebrazione eucaristica per operare a sua volta un cambiamento, un approfondimento e una «redenzione» della stessa esperienza.

Utilizziamo cioè un metodo circolare per favorire sempre più l’integrazione fede e vita.

Ci sono altre aree esperienziali e altri elementi fondamentali dell’Eucaristia come la Parola, la presenza protagonista dello Spirito e la riconciliazione.

Abbiamo scelto questi perché o più evidenti, come comunione, sacrificio e ringraziamento, o dimenticati, come memoriale e alleanza, nella catechesi adolescenziale.

Le aree e i momenti dell’Eucaristia su cui ci vogliamo impegnare sono: l’incontro-alleanza, il sacrificio, il memoriale, la comunione e il ringraziamento.

Sarà preoccupazione di ogni tappa recuperare il linguaggio dei gesti per comprendere quello dei riti.

Per questo scopo ritorna spesso nella logica del sussidio il ricorso a gesti, fatti e atteggiamenti.

Prima area esistenziale: l’incontro con il futuro

Obiettivo

L’Eucaristia è la celebrazione di un «incontro con futuro» tra Dio e l’uomo, cioè l’alleanza, che esprime, esalta e porta a compimento ogni incontro e amicizia che l’adolescente esperimenta e vive nella sua vita quotidiana.

Questi incontri possono diventare gli incontri e l’amicizia di Gesù con gli uomini di oggi, in vista di un «futuro più umano» per tutti.

Quando a degli adolescenti si parla di alleanza, la si presenta sempre loro in termini storici. Si racconta del popolo ebreo, di Mosè, del deserto.

Qui preferiamo partire dalla esperienza di rapporto, incontro, che a questa età ciascuno cerca e che sono visti come capaci di liberare dalla solitudine, di dare sicurezza se diventano amicizia, fonte di progetto e di impegno se in essi si sanno affrontare anche le difficoltà e le incomprensioni, se sanno superare le piccole infedeltà.

In questo quadro è facile capire il linguaggio dell’alleanza biblica che soprattutto nell’Antico Testamento è sempre illustrata usando la parabola dell’amicizia e dell’amore umano.

Di fronte a questa «drammatica» volontà di alleanza tra Dio e l’uomo, l’adolescente viene aiutato a scoprire il bisogno di una amicizia più forte della morte, più grande di ogni bisogno, più sensata di ogni motivazione, più penetrante e resistente di ogni peccato, l’alleanza di Dio appunto.

L’alleanza di Dio diventa nuova perdendo ogni connotato di contratto giuridico in Gesù Cristo. Cristo è l’amicizia nuova di Dio con l’uomo.

L’amicizia dell’adolescente ha i suoi riti, i suoi gesti che la rendono palpabile, visibile, concreta.

L’alleanza con Dio che è Gesù Cristo trova nel vissuto quotidiano e in particolare nella festa, nella domenica e nella Eucaristia, la possibilità di ridiventare attuale proprio con originali riti, gesti e simboli, in cui l’adolescente è coinvolto.

In questo modo allarga l’esperienza di ogni amicizia dell’adolescente e la apre alla fedeltà, all’universalità e alla solidarietà.

I suoi gesti, gli incontri, la sua amicizia diventano in modo sempre più consapevole i gesti, gli incontri, l’amicizia di Dio con gli uomini.

Tappe del percorso

  • Analizzare, rivivere e riflettere in gruppo sugli incontri che ogni adolescente esperimenta per cogliere gesti, sensazioni e contenuti.
  • Operare il passaggio dall’incontro all’amicizia per rendere più significativo ogni incontro.
  • Rendere esplicito come diventare amici è mettersi «a servizio» del progetto e del futuro dell’amico.
  • Applicare la stessa attenzione agli incontri di Dio con l’uomo per vederne gesti, modi e contenuti, fino all’incontro di Cristo con gli uomini.
  • Studiare il progetto che sta alla base degli incontri tra Dio e l’uomo, cioè l’alleanza: una fedeltà reciproca in cui Dio collabora al «futuro dell’uomo».
  • Verificare l’esistenza negli incontri di gruppo e di comunità di gesti e azioni simboliche che intendono «rappresentare e celebrare» l’affetto e la condivisione che si vivono giorno per giorno.
  • Celebrare l’Eucaristia come incontro con gli amici, «incontro con futuro», progetto con Dio e con Cristo, sottolineando gesti e riti.

Attività sull’incontro umano

Si divide il gruppo in due sottogruppi: uno è protagonista di un incontro, l’altro accoglie.

Si lasciano 5 minuti per pensare come sviluppare questo incontro. L’azione di incontro dura altri 5 minuti.

Nei successivi 5 minuti si scrivono su un foglietto le impressioni avute, i gesti fatti, le parole dette e il clima che si è creato.

Si mimano alcune situazioni diverse di incontri: incontro sull’autobus, incontro di un compagno, di un amico, del gruppo.

Gli altri scrivono su un foglio i gesti, i modi, il significato dell’incontro e gli atteggiamenti.

Si possono raccontare alcuni «incontri» importanti che ciascuno ha vissuto.

Alla fine di tutti questi incontri fatti si compila un cartellone sul quale compaiono i gesti, i significati e gli atteggiamenti.

Da una discussione di gruppo, preceduta da una consultazione a due o a tre, si risponde alla domanda: «Che cosa manca a degli incontri perché diventino incontri di amici o un’amicizia?».

Ricerca biblica sugli incontri di Dio con l’uomo

Si possono studiare con una ricerca biblica gli incontri di Dio con l’uomo e di Cristo con le persone.

La ricerca è condotta in questo modo: ogni gruppetto ha una lettura diversa. Si possono utilizzare Lc 15,11-32; 7,36-50; 18,18-24; 18,35-43 e qualche brano dell’Antico Testamento, come l’incontro con Mosè e la chiamata di Samuele.

Di ogni episodio si annotano gesti, significati e atteggiamenti.

Ci si cambia il lavoro, si fa un cartellone e lo si mette a confronto con il cartellone fatto precedentemente per far risaltare la concretezza degli incontri di Cristo e di Dio e il loro stile.

Alla fine si propone la domanda: questi incontri di Cristo si possono dire incontri di amicizia con l’uomo?

A questo punto si possono commentare assieme i brani della Bibbia che fondano l’alleanza: Es 24,3-8; Ez 16,1-8.59-63; Eb 9,11-14.18-24.

Anche da questi brani si possono ricavare gesti, significati, simboli e atteggiamenti.

Da ultimo ciascuno inventa un sogno in cui s’immagina di incontrarsi con Dio.

La celebrazione dell’incontro Dio-uomo

In un momento celebrativo, meglio se eucaristico, si può rivivere l’esperienza dell’incontro e dell’alleanza: celebrare l’Eucaristia è celebrare un incontro in cui l’uomo fa suo il progetto di Dio e Dio si prende cura del futuro dell’uomo.

Utilizzando la preghiera eucaristica IV si possono segnare tutti i passaggi che si riferiscono all’alleanza.

Si possono curare i riti di accoglienza facendo attenzione di evitare la faciloneria, ma anche l’eccessivo mutismo che non permette più alla persona di esprimersi per quel che è.

Le letture possono essere alcune di quelle sopra approfondite.

Si può dare risalto ai segni dell’alleanza: pane e vino, corpo e sangue.

Alla fine un canto o una danza possono esprimere la gioia di aver incontrato un amico.

Seconda area esistenziale: senza memoria non si vive

Obiettivo

Scoprire l’importanza per l’adolescente della dimensione del ricordo come coefficiente fondamentale di identità, di inserimento in una storia personale e collettiva.

Collegarsi alla memoria di Cristo non solo ci porta ai gesti di una persona stimata e ricercata, ai suoi fatti drammatici e alla sua storia personale, ma la ripropone oggi presente alla mia storia personale e motiva la mia vita, ricollegandomi a chi rivela l’uomo all’uomo, perché anch’io diventi responsabile della storia di ogni uomo.

Un uomo privato di ricordi rinasce ogni giorno, si inaugura ad ogni levata del sole, per poi inoltrarsi in una notte che lo cancella.

L’assenza di memoria è un buio dietro le spalle che lo priva del confronto, del riesame, della conferma e del pentimento.

Se non fosse capace di ricordi si sentirebbe sempre proteso a sopravvivere a partire da un vuoto.

Toglierci la memoria significherebbe privarci di gran parte dell’identità.

Non ci sarebbe amicizia se la persona che incontro oggi è sempre la prima volta che la incontro, non ci sarebbe abitudine, non saprei imparare a vivere.

Riferirci alla nostra storia ci permette di essere uomini.

Ciascuno di noi ha già una sua piccola storia. C’è un io/soggetto permanente di tante cose.

Ricordare ci fa essere, ci fa appartenere a noi stessi, ci proietta nel futuro: non è ritornare al passato con nostalgia, ma rivivere, o meglio vivere, ciò che siamo.

Ricordare la liberazione significa risentirci liberi o protesi alla libertà; ricordare l’incontro che ha dato inizio a un amore significa ricostruirlo dentro; ricordare un fatto doloroso significa soffrire oggi; ricordare una salvezza significa sentirci salvati oggi.

Se l’adolescente riesce a cogliere questa dimensione fondamentale della vita allora ricomprende il significato di Es 12,21-28; 13,8-30, la celebrazione della Pasqua ebraica come «memoria» per i figli degli ebrei, alcuni salmi e il senso che Gesù dava alla frase «fate questo in memoria di me».

Nello stesso tempo l’esperienza biblica, cristiana e liturgica permette di ampliare e superare l’esperienza della memoria dell’adolescente, perché la «memoria» di Cristo diventa forza attiva, attualizza, dispensa, distribuisce e individualizza la salvezza.

Il luogo di questa memoria «viva» è la comunità cristiana e in essa l’Eucaristia. Operatore vivo di essa è lo Spirito.

I gesti sono quelli semplici di un pasto comune, di una cena consumata sull’orlo di un tradimento; le cose che «ricordano» sono pane e vino, le parole sono semplici: questo è il mio corpo, il mio sangue, fate in memoria, celebrando il memoriale.

A questo ricordo i discepoli di Emmaus partecipano con «il cuore ardente in petto», perché è memoria di un Padre che cerca con passione, con ogni mezzo la comunione con gli uomini.

Non si può celebrare responsabilmente questa memoria se non si condivide la storia di ogni uomo, di ogni amico, del più solo e «dimenticato».

Tappe del percorso

  • Far capire all’adolescente che, se vuol sapere chi è, deve avere attenzione al suo passato, alle sue radici e alla storia del mondo in cui vive, deve saper ricordare.
  • Comprendere che i ricordi non sono per la nostalgia di cose vecchie, ma per costruire seriamente il presente e il futuro.
  • Riconoscere che l’esperienza biblica del popolo d’Israele ha avuto uno sviluppo fino a culminare nella figura di Cristo, proprio perché ha saputo celebrare sempre la «memoria» degli interventi di Dio.
  • Scoprire che la celebrazione eucaristica è la memoria viva della storia di Gesù, che diventa forza attiva perché ogni uomo abbia una sua storia di salvezza.

Attività: il mio ricordo

Si può proporre un fotolinguaggio con il mandato «alcuni ricordi della mia vita», per mettere in sequenza alcuni fatti che hanno segnato la propria vita e narrarne la storia.

Con i vari ricordi suscitati si costruisce una unica storia di una ipotetica persona, incollando le foto su un cartellone.

Tutti assieme si analizza la storia guardando i fatti, i gesti compiuti, gli atteggiamenti, i significati e le conseguenze nell’oggi di quanto narrato.

Con una breve comunicazione si può compiere ciò che non si è riusciti ad ottenere col lavoro di gruppo, cioè far capire l’importanza dei ricordi per la vita di ciascuno.

Il passato apre al futuro

Si divide il gruppo in due sottogruppi.

Uno è posto dinnanzi a una sequenza di foto o di disegni che esprimono fatti importanti della vita di un giovane, almeno 6 o 7; si spiegano questi fatti e si invita a continuare la storia a parole oppure con foto e disegni.

L’altro gruppo contemporaneamente inventa la storia di un giovane sapendo solo l’ultimo fotogramma, cioè non può sapere il passato, della sequenza preparata per il primo gruppo.

Alla fine si confrontano le storie, ma soprattutto si analizza la difficoltà del secondo gruppo rispetto al primo.

Il sacrificio e il dono di Cristo

L’Eucaristia è il memoriale della morte e della risurrezione di Gesù e rende presente il dono del suo Corpo e del suo Sangue.

Un’attività catechistica può aiutare a comprendere il significato “sacrificale” dell’Eucaristia a partire da Gv 12,24.

Gesù è il seme caduto in terra che muore e dà frutto. Col suo sacrificio anche noi impariamo a sacrificarci per amore.

La riflessione può essere adattata ai più piccoli, dai 6 ai 9 anni, e ai più grandi, dai 10 ai 13 anni.

Don Bosco insiste sulla Messa come sacrificio, senza trascurare l’aspetto sacramentale.

«Capite bene, o figlioli, che nell’assistere alla Santa Messa è lo stesso come se voi vedeste il Divin Salvatore uscire da Gerusalemme e portare la croce sul monte Calvario, dove giunto viene crocifisso fra i più barbari tormenti, spargendo fino all’ultima goccia il proprio sangue.»

«Questo medesimo sacrificio rinnova il Sacerdote mentre celebra la Santa Messa, con questa sola distinzione che il sacrificio del Calvario Gesù Cristo lo fece con lo spargimento di sangue, quello della Messa è incruento, cioè senza spargimento di sangue.»

Questa dimensione della Messa come sacrificio è da fare riscoprire a tutti, in particolare ai giovani, per favorirne il raccoglimento durante la celebrazione e la gravità nel non partecipare, almeno alla domenica, per futili motivi.

Mentre un amico muore per noi, il non essergli accanto è manifestare un cuore profondamente ingrato.

La Comunione come unione con Gesù e con la Chiesa

Il termine Comunione indica che, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo.

La Comunione non è soltanto un gesto individuale, ma conduce alla comunione con tutte le membra del Corpo Mistico che è la Chiesa.

La Messa è partecipazione personale al mistero di morte e risurrezione del Cristo Salvatore e comporta il coinvolgimento personale di comunione con Gesù sacerdote e vittima.

Don Bosco si sofferma sulla Comunione affiancandosi ad altri che rivendicavano vigorosamente la necessità della comunione frequente, creando occasioni ai fedeli e promuovendo con equilibrata larghezza la Prima Comunione ai bambini.

Il suo pensiero è chiaro: egli sa che la Prima Comunione è l’incontro con Dio che può segnare tutta una vita.

L’esperienza insegna che l’adolescente attraversa un’età in cui si sviluppano in lui le passioni più pericolose e le prime crisi si manifestano proprio con l’allontanamento dalla Confessione e dalla Comunione.

Perciò è possibile aiutare i ragazzi a comprendere la Comunione come incontro con Gesù, sorgente di forza, di perdono, di grazia e di amore da vivere.

Gesù Eucaristia, amico e compagno di strada

È di grande attualità il modo che Don Bosco usa, nella sua catechesi, di presentare ai suoi giovani, per lo più adolescenti, un Gesù amico e compagno di strada, il modello che ogni cristiano deve imitare.

«Oh, quanto bene vi procurerà questo amico! Voi già capite che vi parlo di Gesù Eucaristia. Andatelo a ricevere con frequenza, ma bene; custoditelo nel vostro cuore; andatelo a visitare molto e fervorosamente questo amico.»

«Esso è tanto buono, ma non vi abbandonerà neppure in morte; anzi è in morte che si dimostrerà veramente vostro amico e vi condurrà con lui in paradiso.»

Fare riscoprire ai ragazzi e ai giovani l’amicizia di Gesù, innamorarli di Lui, in un momento della loro vita nel quale gli amici diventano più importanti dei genitori è una intuizione educativa da rivalutare.

Nel suo intento catechetico, che non lo abbandona mai in ogni intervento con i ragazzi, Don Bosco raccomanda loro di andare qualche volta in chiesa lungo il giorno, ma poi, ricordando la volubilità propria dei giovani, soggiunge subito «fosse anche per un solo minuto».

Don Bosco ha un’idea dinamica dell’Eucaristia; egli sa che il Cristo è vita per il cristiano e chi riceve la Comunione deve portare un frutto che rimane.

Non meraviglia quindi vedere elencati i frutti, impegnativi, che egli quasi esige dai suoi ragazzi: «Vincere il rispetto umano, staccare il nostro cuore dalle cose terrene e innamorarlo delle celesti».

La catechesi attraverso la Messa

La celebrazione dei Sacramenti è una miniera per la catechesi, poiché comporta la partecipazione personale al mistero Pasquale e ci abilita a entrare nel suo cuore, che è la Messa; in essa vediamo l’origine di tutta la vita cristiana.

La Messa è la preghiera per eccellenza, attraverso la quale Don Bosco svolge la catechesi più profonda, mettendola a fondamento di tutta la sua opera educativa.

Nell’Eucaristia Gesù Cristo ci dà il suo corpo, il suo sangue, la sua anima e la sua divinità sotto le specie del pane e del vino consacrati.

Questo è il più grande prodigio della potenza Divina. Con un atto di amore immenso verso di noi, Dio trovò modo di dare alle anime nostre un cibo proporzionato e spirituale, cioè la medesima sua Divinità.

La catechesi sulla Messa è ricca e pratica; della Messa non sfugge il duplice aspetto del sacramento e del sacrificio.

Non si va dunque alla Messa soltanto per sbrigare un dovere di coscienza e per essere a posto davanti a Dio.

Alla Messa si partecipa, si prende parte al mistero di morte e risurrezione del Cristo Salvatore, e questo comporta il coinvolgimento personale di comunione con Gesù sacerdote e vittima.

Una proposta di incontro per adolescenti sull’Eucaristia

Un incontro può iniziare con la domanda: «Che cosa significa per me ricevere un dono che cambia il modo di vivere?».

Gli adolescenti possono essere invitati a raccontare un dono ricevuto, un’amicizia importante, un momento nel quale hanno sperimentato accoglienza oppure una situazione nella quale hanno condiviso qualcosa con altri.

In seguito si può leggere il racconto dell’Ultima Cena e mettere in evidenza i gesti di Gesù: prendere il pane, rendere grazie, spezzare, donare, prendere il calice, pronunciare le parole dell’alleanza.

Il gruppo può poi confrontare questi gesti con le esperienze quotidiane di amicizia, memoria, sacrificio, comunione e ringraziamento.

La celebrazione eucaristica diventa così il punto nel quale la vita viene illuminata dal Vangelo e il Vangelo ritorna nella vita trasformandola.

Il cammino può concludersi con una preghiera nella quale ogni adolescente nomina una persona da ricordare, una relazione da custodire, un servizio da assumere e un dono da condividere.

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