La basilica abbaziale di Santa Giustina a Padova: storia, architettura e informazioni

La Basilica abbaziale di Santa Giustina è un importante luogo di culto cattolico di Padova, situato in Prato della Valle. È monumento nazionale italiano.

La basilica attuale, costruita tra il XVI e il XVII secolo, è una delle chiese più grandi della cristianità: misura 118,5 metri di lunghezza e 82 metri di larghezza nella crociera. Il complesso conserva importanti reliquie, opere di Paolo Veronese, Sebastiano Ricci, Luca Giordano e della famiglia Corbarelli, ed è ancora legato alla presenza della comunità benedettina.

Informazioni essenziali

VoceInformazione
DenominazioneBasilica abbaziale di Santa Giustina
LocalitàPadova, Prato della Valle
RegioneVeneto
ReligioneCattolica di rito romano
TitolareGiustina di Padova
DiocesiPadova
Consacrazione14 marzo 1606
Inizio della costruzioneV secolo
CompletamentoXVII secolo
Architetti e responsabili del progettoSebastiano da Lugano, Andrea Briosco, Andrea Moroni, Andrea da Valle
Stili architettoniciArchitettura paleocristiana, romanica, gotica, rinascimentale e barocca
Coordinate45°23′47″N 11°52′47″E
Santa Giustina Padova veduta esterna

Origini paleocristiane e sviluppo del monastero

La tradizione fa risalire la sua fondazione a San Prosdocimo, primo Vescovo di Padova. Nel VI secolo, il prefetto del pretorio d’Italia ostrogoto Venanzio Opilione costruì sul luogo della tomba di santa Giustina di Padova, martirizzata nel 304, una basilica di raffinate proporzioni cui fu annesso il sacello con il sepolcro del primo vescovo, Prosdocimo.

Nel VI secolo, il prefetto del pretorio d’Italia ostrogoto Venanzio Opilione costruì sul luogo della tomba di santa Giustina di Padova, martirizzata nel 304, una basilica di raffinate proporzioni affiancata da un oratorio dedicato a san Prosdocimo e da altri ambienti destinati al culto.

La Basilica opilionea, che era stata successivamente affiancata da un importante monastero benedettino, crollò in gran parte con il terremoto del 1117. Ricostruita frettolosamente negli anni successivi, incorporando e riutilizzando ciò che restava della precedente costruzione, fu nei secoli seguenti un continuo cantiere, che tra il XIV e il XV secolo si concentrò sul coro, la sacrestia, e la cappella di San Luca.

Documenti del X secolo attestano la sicura presenza di una comunità monastica benedettina che ricevette e condusse direttamente anche vaste aree rurali nei territori circostanti. Prima dell’anno 1000 l’annesso monastero fu luogo di culto da prima dipendenza episcopale e poi affidato ad una comunità di monaci benedettini che ne fecero un’importante abbazia.

In questo periodo si ricostruì pure in grandiosa maniera il vicino cenobio, con ben quattro chiostri. Il monastero, affacciandosi con la basilica sulla vasta piazza detta Prato della Valle, mantiene relazioni profonde e significative con gli ambienti civili e culturali che qualificano la città di Padova.

Ludovico Barbo e la Congregazione cassinese

Nel XV secolo fu sede della grande riforma dell’abate Ludovico Barbo che portò alla fondazione della Congregazione cassinese. Nel XV secolo fu sede della grande riforma dell’abate Ludovico Barbo che portò alla fondazione della Congregazione cassinese (1419).

Fondamentale fu la carismatica presenza dell’abate Ludovico Barbo, che a Santa Giustina fondò la Congregazione cassinese. Sino alle soppressioni napoleoniche fu una della maggiori abbazie della cristianità.

La ricostruzione rinascimentale

A partire dal 1501 si principiò una nuova costruzione sul progetto che dom Girolamo da Brescia presentò al Capitolo generale nel 1489. Lo scavo e l’erezione delle fondazioni fu un’impresa grandiosa, perché il terreno era “paludoso pieno di fortumi e d’interne voragini”.

Abbandonato poi il progetto del da Brescia, su invito di Bartolomeo d’Alviano i monaci affidarono i lavori a Sebastiano da Lugano e poi ad Andrea Briosco. Dalla morte di quest’ultimo la fabbrica passò alla responsabilità prima di Andrea Moroni e poi di Andrea da Valle.

Gli autori di questo capolavoro che è la Basilica di S. Giustina, sono Andrea Briosco (1517), il cui progetto fu successivamente modificato da Matteo da Valle (1520). Santa Giustina rivela un architetto di tanta genialità, da ideare un edificio di smisurata mole e di inusitata architettura, di tanta scienza ed esperienza, da affrontare e risolvere a perfezione i difficilissimi problemi di statica, di proporzioni, di prospettiva.

È uno degli esemplari più grandiosi e geniali di libera e ragionata traduzione in stile del tardo Rinascimento, della grande architettura imperiale romana. Nelle varie campate della navata e delle crociere si ripete un unico motivo: una cupola, insiste mediante pennacchi su un quadrato di quattro arconi a tutto sesto, i quali si scaricano sui sostegni verticali.

Un influsso bramantesco permane, forse derivante dal primo progetto del 1501, nelle finestre delle absidi e nei grandi occhi delle navate e della crociera. Un apporto prettamente veneto è dato alla chiesa dalla molteplicità delle cupole esterne.

L’enorme cantiere, tra angherie e vicissitudini, si protrasse per più di un secolo - a Padova ancora si dice “te si longo come Ɨa fabrica de Santa Giustina” ovvero “sei molto lento”. La basilica fu solennemente consacrata il 14 marzo 1606.

Le soppressioni napoleoniche e la trasformazione in parrocchia

In seguito alle legislazioni ecclesiastiche napoleoniche l’abbazia fu sequestrata ed i monaci furono allontanati. Più di tre quarti dei beni artistici dei benedettini furono spediti in Francia, altri furono venduti o alienati. La pala di San Luca partì per Brera.

La basilica rimase inofficiata per due anni, dal 1810 al 1812, sino a quando il vescovo Francesco Scipione Dondi dall’Orologio, per scongiurarne la demolizione, la elesse parrocchia gestita da sacerdoti secolari. Il vicino monastero divenne ospedale militare e poi caserma.

La rinascita della comunità benedettina

All’inizio del Novecento si accesero movimenti di valorizzazione del complesso come importante centro spirituale: nel 1909 l’edificio fu elevato a basilica minore da papa Pio X e nello stesso anno fu incoronata solennemente l’icona della Madonna Costantinopolitana.

Nel 1919 alcuni monaci dell’Abbazia di Praglia si prestarono a ricostituire l’Abbazia su approvazione di papa Benedetto XV. I monaci ottennero il permesso dal Governo italiano di officiare la basilica, ma solo nel 1923 riuscirono a rioccupare parte del vecchio monastero.

Nel 1943 la nuova comunità benedettina elesse, dopo più di un secolo, il suo abate. Nel 1948 il demanio concesse l’uso di altri spazi ai monaci, che avviarono una grande campagna di ripristino e restauro.

La comunità attuale, ricostituita dopo la soppressione napoleonica nel 1919, elesse il suo primo abate nel 1943. Dopo l’ultima guerra vennero profuse molte energie nel restauro e ri-adattamento alla vita claustrale degli ambienti danneggiati.

Proprietà, tutela e attività del monastero

L’intero complesso è proprietà dello Stato italiano. L’intero complesso è di proprietà statale, affidato alla custodia della comunità monastica.

L’intero enorme complesso è di proprietà statale e su buona parte del monastero insiste ancora l’Esercito Italiano, situazione che grava sulla conservazione delle strutture, degrado che coinvolge anche le strutture della basilica, colpite dalle scosse del terremoto del 2012.

È conosciuta in particolare per alcune delle sue attività, tra cui l’Istituto di Liturgia Pastorale, la Biblioteca statale del Monumento Nazionale di S. Giustina, il Laboratorio di restauro del Libro (ora non attivo) e la Parrocchia.

La riforma liturgica ha trovato nel percorso accademico dell’Istituto di liturgia pastorale uno sviluppo peculiare delle riflessioni attente alle scienze umane e ai dati pastorali e teologici. La comunità offre a tutti la possibilità di pregare insieme ai monaci alcune delle ore canoniche (Vespro ed Eucarestia), svolgendo anche servizi di accompagnamento spirituale e di verifica della propria vita.

Architettura e pianta della basilica

L’edificio si innalza su una pianta a croce latina che si estende da levante a ponente. Con i suoi 118,5 m di lunghezza e 82 m di larghezza, nella crociera, la basilica di Santa Giustina è una delle più grandi della cristianità.

Nona nel mondo, settima in Italia, per lunghezza dopo San Giovanni in Laterano, era la chiesa più grande dello Stato della Serenissima Repubblica. L’imponenza dell’edificio si misura con il grandioso invaso del Prato della Valle, su cui si affaccia.

Sorte nell’ordine composito, le tre principali cappelle, che sono il presbiterio col coro, e le due dei santi Luca e Mattia che formano il transetto della basilica, concludono entrambe a semicircolo e sono affiancate da due cappelle ciascuna concluse sempre con abside semicircolare.

Lungo le navate, si aprono dodici cappelle minori a pianta quadra, sei per parte. A destra e a sinistra delle navate laterali si dispiegano venti cappelle, dieci da una parte e dieci dall’altra: San Paolo, S. Gertrude, S. Gerardo, S. Scolastica, S. Benedetto, i SS. Innocenti, S. Urio, S. Mattia, S. Massimo, La Pietà, il Santissimo, Beato Arnaldo da Limena, S. Luca, S. Felicita, S. Giuliano, S. Mauro, S. Placido, S. Daniele, S. Gregorio, S. Giacomo.

Le cupole e la struttura interna

I 26 grandiosi pilastri sostengono la copertura a cupole prive di tamburo, volte a botte e la complessità della crociera illuminata da otto cupole coperte a piombo: quella centrale, con la lanterna, è alta quasi 70 m ed è sovrastata dalla statua di rame, rivolta alla città, raffigurante Santa Giustina, alta circa 5 m.

Le quattro cupole circondanti la centrale presentano anch’esse sulla propria sommità statue metalliche di vari santi: Prosdocimo, Benedetto, Daniele e il beato Arnaldo. La cupola di mezzo verrà costruita negli anni tra il 1597 e il 1600; le quattro piccole furono «aperte» anche più tardi di quelle grandi.

Gli otto semicatini della crociera e i tre catini sul soffitto della navata centrale, senza però provocare cupole all’esterno del tetto, che resta a capanna, furono eretti su suggerimento di Vincenzo Scamozzi verso il 1605 per rendere perfetta l’acustica dell’edificio.

E queste ultime tre calotte interne presentano un’altezza diversa fra loro e digradante mano a mano che ci si allontana dall’altar maggiore in direzione della controfacciata. Pur vincolato da precedenti lavori lasciati incompleti, per combinazione di due schemi architettonici diversi, presenta perfetta unità e pare opera di primo getto.

Nel progetto dovevano apparire visibili all’esterno ben sette cupole grandi e quattro piccole, è invece probabile che all’interno tutte (salvo quella centrale) dovessero essere semplici catini: tali son restati nel braccio lungo della navata maggiore; quelle della crociera e del presbiterio furono «aperte» circa il 1605 per consiglio di Vincenzo Scamozzi, per migliorare l’acustica, che divenne così perfetta.

Pianta basilica Santa Giustina Padova

La facciata e l’esterno

La facciata, incompiuta, si innalza su un crepidoma che porta ai tre portali chiusi da moderni battenti bronzei. Sulle ruvide pareti si aprono un grande rosone ed alcune più piccole aperture, più quattro nicchie vuote su cui sono state collocate, in occasione del Giubileo del 2000, altorilievi raffiguranti gli Evangelisti, secondo l’antichissima iconografia del tetramorfo.

Per la facciata in passato erano state proposte più soluzioni di compimento: le ultime furono quelle di Giuseppe Jappelli. Disposti a destra e sinistra in modo simmetrico a precedere la facciata, due grandi grifi stilofori di età romanica, già parte della vecchia facciata della basilica.

L’imponente fiancata esterna, rivolta a nord, mostra la complessità dell’edificio: le navate, le finestre termali, i grandi rosoni l’intervallarsi del cotto alla pietra bianca.

Un apporto prettamente veneto è dato alla chiesa dalla molteplicità delle cupole esterne. Il sistema esterno rende leggibile la complessa articolazione degli spazi interni e il rapporto tra navate, transetto, presbiterio e cappelle.

Il pavimento

Il pavimento della basilica fu gettato tra il 1608 e il 1615 su disegno geometrico, con marmo giallo, blu e rosso in una resa di effetto straordinario e caleidoscopico. Vi sono pure molti brani di marmo greco, proveniente dalla basilica opilionea.

Il pavimento fu iniziato circa nel 1608 e finito nel 1615; è di marmo di Verona giallo e rosso, e pietra di paragone. Vi sono inseriti, specialmente nei tratti longitudinali fra i pilastri, molti pezzi di marmo greco appartenenti all’antica basilica di Opilione.

Il presbiterio e l’altare maggiore

Il presbiterio, elevato dal livello di calpestio del resto dell’edificio, è accessibile da una scalinata monumentale. Sotto si apre una ampia cripta, ora adibita a cappella invernale.

Le preziose balaustre sono opera di Francesco Contini (1630). Ai lati, in alto, entro nicchie, due busti che raffigurano idealmente i due patrizi romani Vitaliano (a destra) e Opilione (a sinistra) preziose opere di Giovanni Francesco de Surdis del 1561.

L’altare maggiore, elevato solennemente su scalini, ha i vari prospetti decorati a “rimesso di paragone” o “alla fiorentina” ovvero sottili tarsie marmoree su cui si inseriscono ampi brani di madreperla, coralli, lapislazzuli, corniola, perle, ed altri preziosi.

Il finissimo lavoro fu compiuto tra il 1637 ed il 1643 dal Pietro Paolo Corbarelli su disegno di Giovan Battista Nigetti, fratello del più famoso Matteo Nigetti. Il 7 ottobre 1627 con gran pompa, venne inserito sotto la mensa dell’altare il corpo di santa Giustina.

Le guide settecentesche ricordano come nelle solennità sull’altare erano esposte due grandi statue d’argento raffiguranti i santi Prosdocimo e Giustina con basamenti su cui erano raffigurate le principali azioni delle vite loro in minutissimi rilievi. Queste opere furono probabilmente disperse e distrutte durante l’invasione napoleonica.

Nel 1953 si pose accanto all’altare il portacero pasquale lavoro di Arrigo Minerbi e di Piero Brolis.

La pala del martirio di Santa Giustina

Ai lati dell’altare, in alto a cornu epistulae e a cornu evangelii, due grandiose casse d’organo e cantorie in stile manierista composte da legno dorato e policromo, decorate da statue e sontuose grottesche e cariatidi (vi sono agli apici san Prosdocimo e san Massimo), opere concluse entro il 1653 su progetto di Ambrogio Dusi.

Le cantorie furono pensate a bilanciamento della grandiosa macchina in stile corinzio che giganteggia sul fondo dell’abside, opera di Giovanni Manetti compiuta probabilmente su disegno di Michele Sanmicheli.

In pietra e legno dorati, fu costruita nel 1576 per ospitare la pala di Paolo Veronese raffigurante il martirio di santa Giustina (1572): olio su tela, uno dei più complessi lavori dell’artista.

L’opera è ricca di figure che affollano il martirio della santa, su cui irrompe Cristo in gloria circondata da una gran turba angelica. L’opera è caratterizzata dal raffinato contrasto tra le figure dei carnefici adombrati e quella della martire, colpita dalla luce proveniente da Cristo.

L’impostazione prospettica dell’opera, la disposizione dei personaggi e dell’imponente architettura che viene accennata sulla parte destra, lasciano spazio alla raffigurazione della basilica del Santo.

Il coro ligneo

Il monumentale coro ligneo in noce è uno dei più proficui esempi dell’ebanisteria cinquecentesca: compiuto a partire dal 1555 in stile corinzio dall’artista francese Richard Taurigny di Rouen sotto la direzione dell’abate Eutichio Cordes.

Il coro è caratterizzato da ottantotto stalli intagliati ad alto e bassorilievo con i fatti dell’Antico Testamento e con le azioni di Cristo, mentre i due sedili liturgici a tre posti ciascuno posti sotto gli organi raffigurano scene delle vite dei santi Pietro e Paolo.

Compiuto in una ventina d’anni, secondo il Rossetti, le raffigurazioni che accompagnano ogni scanno furono tratte da disegni di Domenico Campagnola. Il grande cassone dei libri corali posto al centro del coro è sempre opera di Richard Taurigny.

Gli altorilievi che lo nobilitano raffigurano episodi della vita di santa Giustina, rappresentata a tutto tondo sulla cima del leggio rotante.

La cappella del Santissimo Sacramento

L’architettura inferiore della cappella è ricoperta ed impreziosita cromaticamente da diversi marmi, mentre la volta è affrescata con la splendida raffigurazione de Angeli ed Apostoli adorano il Santissimo Sacramento, riuscito lavoro di Sebastiano Ricci compiuto verso il 1700 e caratterizzato dall’uso del trompe-l’œil.

Il catino è occupato dalla raffigurazione del Padre Eterno, preceduto dagli Apostoli, raffigurati come se posti sulla sommità delle pareti della cappella, tendenti ed adoranti verso il Santissimo Sacramento portato in trionfo da una turba angelica.

L’altare è opera compiuta a più riprese dagli anni ’40 del Seicento su progetto di Lorenzo Bedogni poi decorato da Pietro Paolo Corbarelli, e dai figli Simone, Antonio e Francesco verso il 1656.

Fu concluso nel 1674 ad opera di Giuseppe Sardi e di Giusto Le Court che plasmò i due straordinari angeli adoranti mentre le statue in bronzo sul tabernacolo sono fusione di Carlo Trabucco (1697). Le altre opere scultoree sono di Michele Fabris e Alessandro Tremignon.

Prima di ospitare il Santissimo Sacramento, la cappella era occupata dall’altare contenente le reliquie dei Santi Innocenti. Il grande altare fu compiuto entro il 1681, quando Bernardo Falcone consegnò il gruppo di angeli e la statua posta sopra l’urna che accoglie le reliquie del beato Arnaldo da Limena.

I santi Pietro e Paolo, sono lavori di Orazio Marinali e Michele Fabris. Il paliotto a rimesso fiorentino è lavoro dei Corbarelli.

La cappella del beato Arnaldo da Limena

La cappella conserva la statua posta sopra l’urna che accoglie le reliquie del beato Arnaldo da Limena. Il grande altare fu compiuto entro il 1681, quando Bernardo Falcone consegnò il gruppo di angeli e la statua posta sopra l’urna che accoglie le reliquie del beato Arnaldo da Limena.

La cappella di San Luca Evangelista

Il grande spazio, che soffre degli adattamenti liturgici attuati negli anni del Concilio Vaticano II, ruota attorno all’arca che ospita le reliquie di san Luca Evangelista, stupenda opera di scuola pisano-veneta del 1313, commissionata dall’abate Gualpertino Mussato e qui trasportata dalla vecchia cappella gotica nel 1562.

L’arca è composta in marmo serpentino e marmo veronese ed è arricchita da otto riquadri in alabastro scolpiti ad altorilievo raffiguranti angeli e simbologie legate al santo, pure raffigurato intento alla scrittura.

Il tutto poggia su due colonne di granito e due colonne tortili d’alabastro mentre al centro è posto un sostegno in marmo greco, raffigurante angeli che come cariatidi, supportano l’arca. L’altare, ora spostato, ma un tempo poggiante verso l’arca, è del XVI secolo.

Tutto intorno percorre un moderno e discutibile coro ligneo. In alto è posta una copia cinquecentesca - attribuita ad Alessandro Bonvicino - della Madonna costantinopolitana o Salus Populi Patavini incorniciata e sostenuta da angeli in bronzo di Amleto Sartori, lavori del 1960-1961.

L’icona originale bizantina, secondo la tradizione dipinta da san Luca e portata a Padova al salvo dalla furia iconoclasta di Costantinopoli, si trova oggi all’interno di una teca, nel monastero.

La Madonna Costantinopolitana

All’inizio del Novecento fu incoronata solennemente l’icona della Madonna Costantinopolitana. La copia cinquecentesca, attribuita ad Alessandro Bonvicino, è collocata nella cappella di San Luca e sostenuta da angeli in bronzo di Amleto Sartori.

L’icona originale bizantina, secondo la tradizione dipinta da san Luca e portata a Padova al salvo dalla furia iconoclasta di Costantinopoli, si trova oggi all’interno di una teca, nel monastero.

Le altre opere d’arte

Al suo interno, oltre alle celebri opere di Paolo Veronese, Sebastiano Ricci, Luca Giordano e della famiglia Corbarelli, si venerano le reliquie insigni dei santi Innocenti, san Luca evangelista, san Mattia apostolo, san Prosdocimo, santa Felicita, san Giuliano, sant’Urio, beato Arnaldo da Limena, san Massimo e della santa titolare, Giustina.

In ciascuna delle cappelle sono custodite preziose tele di Palma il Giovane, Luca Giordano (1676), Sebastiano Ricci (1700), Benedetto Caliari (1589), Antonio Zanchi (1677), Valentino Le Fevre (1673), Giovanni Battista Maganza (1616), Claudio Ridolfi (1616), Carlo Loth (1678).

Scultori come Francesco De Surdis (1562), Bartolomeo Bellano (Sec. XV), Filippo Parodi 1689) hanno contribuito ad arricchire i singoli altari. Nel mezzo della navata, ammiriamo lo stupendo Crocifisso ligneo (secolo XV).

Mirabile la testa per bellezza di tratti ed efficacia di espressione. Lungo le pareti all’interno di arcate cieche, sono incassate quattro mezzelune dipinte da Giovanni Francesco Cassana (Apparizione dei tre angeli ad Abramo, Il castigo di Nabab ed Abiud) e da Pietro Ricchi (La lotta di Giacobbe e La morte di Sisara).

Tra le tele, entro nicchie statue marmoree raffiguranti Sansone e Davide. Meritevole di particolare interesse è l’altare del Santissimo, che dal 1562 al 1674 accolse i Corpi dei SS. Innocenti; permutati titolo e ufficio con quella primitiva del SS.mo, fu trasformata con armoniosa inserzione del barocco nell’architettura del rinascimento.

Le reliquie custodite nella basilica

Nella chiesa abbaziale sono custodisce reliquie insigni di santi e beati, significativi sia per l’intera cristianità (arca di s. Luca evangelista, di s. Mattia apostolo) che per la Chiesa diocesana e locale.

Tra le principali reliquie si ricordano quelle della protomartire santa Giustina, del primo vescovo san Prosdocimo, dell’abate beato Arnaldo da Limena, della monaca Felicita, del secondo vescovo Massimo, insieme ad altri corpi santi.

Restauri e conservazione delle vetrate

Il sistema di grandi finestre che danno luce all’interno della Basilica benedettina di Santa Giustina in Padova, presenta evidenti necessità di manutenzione. Gli agenti atmosferici e gli eventi meteorici sempre più violenti ed aggressivi, hanno propiziato il degrado degli infissi di legno che sorreggono i finestroni.

Questi, generalmente costituiti da rulli storici legati tra loro con trafilati di piombo, presentano ormai numerose lacune dovute a perdita di tessere vitree. La stessa legatura a piombo è in vasti settori sfibrata e spanciata.

Tutti i finestroni (tranne i due volti ad occidente nei transetti) sono privi di controvetro esterno e di rete interna per la sicurezza contro le cadute accidentali di frammenti da altezze notevoli (comprese tra 19 e 26 metri circa).

L’intervento riguarda il finestrone centrale in facciata, i due finestroni orientali dei transetti, le tre monofore del transetto destro, la finestra meridionale della Cappella della Pietà, le finestre dei cupolini interni alla basilica: sono necessari per la sicurezza delle aree sottostanti, regolarmente aperte al pubblico.

L’intervento prevede anche la sistemazione delle quattro grandi finestre a scorrimento della sacrestia, pertinenza diretta della Basilica, dove sono già caduti dei vetri per il complessivo infragilimento della legatura a piombo. L’ambiente è particolarmente pregevole; armadi in legno del XVII secolo custodiscono preziosi paramenti.

Tutto questo deve essere protetto da pericolose infiltrazioni d’acqua.

Interventi completati tra il 2022 e il 2023

In occasione del primo SAL - Stato di avanzamento dei lavori è stato realizzatto all’80% il restauro del rosone di facciata, composto di 13 pannelli vetrati, 7 pannelli esagonali e 6 pannelli a completamento del cerchio.

Con il secondo SAL al 30/04/2022 è stato completato al 100% l’intervento suddetto. Con il primo SAL è stato realizzato al 100% il restauro di:

  • rosone destro di transetto sinistro, composto da 13 pannelli vetrati, 7 pannelli esagonali e 6 pannelli a completamento del cerchio;
  • intervento di restauro della vetrata ovale della “Cappella della Pietà”.

Il secondo SAL oltre al restauro di rosone di facciata sopra riportato, ha interessato:

  • restauro di rosone sinistro di transetto destro, composto da 13 pannelli vetrati, 7 pannelli esagonali e 6 a completamento del cerchio;
  • intervento di restauro delle 4 finestre grandi della sacrestia.

Al 30/04/2022 è stato completato l’intervento del rosone di facciata, composto da tredici pannelli vetrati, 7 pannelli esagonali a completamento del cerchio. Il disegno geometrico a rulli con schema esagonale, pannello centrale con simbolo.

Al 30/04/2022 è stato completato l’intervento di restauro del rosone destro di transetto sinistro, composto da 13 pannelli, 7 pannelli esagonale 6 pannelli a completamento del cerchio, nonché il disegno geometrico a rulli con schema esagonale.

Sempre alla data del 30 aprile 2022 è stato completato l’intervento di restauro del rosone sinistro di transetto destro, composto da tredici pannelli vetrati, sottoposti ad accurata pulizia di tutti i depositi ed incrostazioni trattati con appositi solventi.

Sono stati sostituiti i pezzi irrimediabilmente deteriorati con vetro soffiato a bocca, ottenuto con sabbia quarzifera, calce potassa e colorato con metalli nobili, prodotto artigianalmente a mano con antichissimo procedimento di soffio a bocca.

Restauro delle monofore

L’intervento di restauro delle 3 monofore del transetto sinistro di San Luca è stato completato entro la metà di novembre del 2022 attraverso le seguenti fasi:

  • Completa smembratura dei pannelli originari (previa puntuale registrazione della originaria collocazione di ciascun elemento) effettuata mediante accurato distacco di tutti gli elementi vitrei dalla originaria legatura a piombo deteriorate, adottando tutti gli accorgimenti necessari a non rompere alcun elemento.
  • accurata pulizia di tutti gli elementi vitrei da ogni deposito ed incrostazione con idonei solventi.
  • Sostituzione dei pezzi irrimediabilmente deteriorati con vetro soffiato a bocca, ottenuto con sabbia quarzifera, calce, potassa e colorato con metalli nobili, prodotto artigianalmente a mano con l’antichissimo procedimento del soffio a bocca.
  • Saldatura con lega di piombo e stagno al 60% (a garanzia di una perfetta tenuta all’interno della camera) eseguita da ambo le parti.
  • Trattamento tradizionale di capillare patinatura tra vetro e legatura in piombo, con speciale mastice a base di scagliola, minio, nerofumo e olio di lino cotto, impermeabilizzante ed irrigidente.

A metà novembre del 2022 è stato completato l’intervento di restauro delle monofore del cupolino destro con accurata pulizia dei vetri e della trama con speciali solventi per evitare nel tempo l’ossidazione dovuta all’azione dell’acido di saldatura.

L’intervento ha compreso la brunitura della legatura dei piombi da ambo le parti, l’eventuale fornitura di controvetro esterno antinfortunistico 4 + 4 con particolare pellicola trasparente in PVB che riduce la trasmissione dei raggi ultravioletti per il 99%, la posa dei pannelli utilizzando adeguati spessori di centraggio e cuscinetti siliconici e la sigillatura tra vetrata e telaio sia all’interno che all’esterno.

Tali accorgimenti impediscono eventuali infiltrazioni d’acqua e proteggono la vetrata. I cuscinetti siliconici proteggono dalle normali ma diverse dilatazioni dei materiali, metallo e vetro, dovute a sbalzi termici.

Restauro della vetrata della Cappella della Pietà

A metà aprile del 2022 si è concluso l’intervento di restauro della vetrata ovale della “Cappella di pietà”. L’intervento ha previsto lo smontaggio delle vetrate esistenti e il trasporto presso i laboratori di restauro.

Sono state eseguite un’accurata pulizia di tutti gli elementi vitrei da ogni deposito ed incrostazione con idonei solventi e la sostituzione dei pezzi irrimediabilmente deteriorati con vetro soffiato a bocca, ottenuto con sabbia quarzifera, calce, potassa e colorato con metalli nobili, prodotto artigianalmente a mano con antichissimo procedimento del soffio a bocca.

Il restauro ha compreso la misurazione dell’intensità di luce e una particolare attenzione alla scelta della forza cromatica del colore per una diffusione della luce consona all’architettura.

Sono state inoltre eseguite l’integrazione della legatura con particolari trafilati di piombo pesante, la saldatura con lega di piombo e stagno al 60% eseguita da ambo le parti e il trattamento tradizionale di pastinatura tra vetro e legatura a piombo.

Il trattamento è stato realizzato con speciale mastice a base di scagliola, minio, nerofumo e olio di lino cotto, impermeabilizzante ed irrigidente. Sono state completate l’accurata pulizia dei vetri e della trama, la brunitura della legatura dei piombi da ambo le parti e il ripristino del controvetro esterno.

La posa dei pannelli ha utilizzato adeguati spessori di centraggio e cuscinetti siliconici a protezione delle diverse dilatazioni dei materiali dovute a sbalzi termici. La sigillatura tra vetrata e telaio è stata realizzata sia all’interno che all’esterno con particolari siliconi che garantiscono un alto grado di impermeabilità, aderenza ed elasticità.

Restauro delle finestre della sacrestia

L’intervento di restauro delle 4 finestre grandi della sacrestia è stato completato a fine aprile del 2022. Il restauro ha interessato i telai lignei e tutti i serramenti dell’intervento.

  • Smontaggio delle parti mobili con trattamento di sverniciatura e levigatura e stuccatura delle fessure.
  • Stesso trattamento effettuato sulle parti fisse.
  • Riassemblaggio delle diverse parti e trattamento di verniciatura con una mano di impregnante e due mani a finire con vernice opaca ecologica all’acqua che permette di evitare effetti non naturali del legno.
  • Nel caso dei telai del cupolino il consolidamento ha previsto anche il ripristino dei rinforzi angolari metallici.
  • Sistemazione e revisione della ferramenta con consolidamento dei punti di fissaggio.

Il restauro delle vetrate e dei serramenti è stato documentato nello Stato di avanzamento finale del dicembre 2022, con interventi distribuiti tra il rosone di facciata, i rosoni dei transetti, le monofore, il cupolino, la Cappella della Pietà e la sacrestia.

Orari delle celebrazioni

Gli orari delle S. Messe domenicali indicati per la basilica sono i seguenti:

  • Sabato: 18:00.
  • Domenica: 8:15.
  • Domenica: 9:30, celebrazione parrocchiale.
  • Domenica: 11:00, celebrazione conventuale.
  • Domenica: 18:30.

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