Le informazioni disponibili riportano il nome di Dr. Lorenzo Santomassimo associato alla chirurgia generale, mentre il profilo del dottor Lorenzo Pescatori riguarda la neurochirurgia e il trattamento delle patologie cranio-encefaliche e spinali. Non è quindi possibile attribuire con certezza a Lorenzo Sant un unico percorso professionale sulla base dei dati disponibili.
Il profilo di Lorenzo Santomassimo indica competenze nella chirurgia generale, nelle patologie dell’apparato digerente e proctologiche, nella dermochirurgia e nella medicina sportiva. Il profilo di Lorenzo Pescatori descrive invece uno specialista in Neurochirurgia con esperienza ospedaliera al Policlinico Umberto I di Roma.
Lorenzo Santomassimo: ambiti della chirurgia generale
Sono un medico-chirurgo specialistain chirurgia generale, tra le mie competenze oltre alle patologie dell’apparato digerente e proctologiche e la dermochirurgia rientra anche la medicina sportiva (sono socio aggregato della Federazione Medico Sportiva Italiana). Per le diagnosi di avvalgo dell’ausilio ecografico.
Le principali aree di competenza indicate comprendono la chirurgia toracica, la medicina dello sport, la flebologia, la chirurgia ambulatoriale, la chirurgia vascolare, la chirurgia generale, la chirurgia della parete addominale, la chirurgia oncologica, la chirurgia d’urgenza e la medicina e chirurgia di urgenza.
Prestazioni indicate
- Visita di chirurgia generale
- Consulenza online
- Ecografia
- Medicazione
Per le diagnosi di avvalgo dell’ausilio ecografico.
Lorenzo Pescatori: profilo di neurochirurgo
Dr. Lorenzo Pescatori Neurochirurgo. Specialista in Neurochirurgia. Il dottor Lorenzo Pescatori è specialista in Neurochirurgia nel trattamento delle patologie cranio-encefaliche e spinali.
Si è laureato e specializzato con "laude" presso l'Università degli studi di Roma "La Sapienza". Ha inoltre completato, sempre presso la stessa Università, il corso di Dottorato di Ricerca in "Tecnologie innovative nelle malattie dello scheletro, della cute e del distretto oro-cranio-facciale".
Durante il suo percorso formativo ha svolto una fellowship presso il centro di eccellenza Beneficencia Portuguesa di San Paolo del Brasile dove ha avuto il privilegio di svolgere attività di ricerca in ambito neuroanatomico sotto la supervisione di uno dei più grandi neurochirurghi mai esistiti, il professor Evandro De Oliveira.
Ha conseguito i Master di II livello nel trattamento delle patologie della giunzione cranio-spinale e nel trattamento della patologia tumorale della fossa cranica anteriore e media.
Autore di decine di lavori scientifici pubblicati su riviste scientifiche internazionali e consultabili sulla banca dati "PubMed".
Esperienza ospedaliera
Ha lavorato presso il Policlinico Umberto I di Roma, in seguito ha ricoperto il ruolo di dirigente medico di Neurochirurgia presso il centro di eccellenza "Ca' Foncello" di Treviso. Rientrato a Roma, attualmente ricopre il ruolo di vice direttore della UOC di Neurochirurgia del Sant'Eugenio di Roma.
La scelta di svolgere la sua attività principalmente in ambito ospedaliero e di confrontarsi quotidianamente con patologie neurochirurgiche ad alta complessità, hanno contribuito a svilupparne le attitudini chirurgiche sia in ambito cranico che spinale.

Il Policlinico Umberto I nella storia chirurgica romana
Il Policlinico Umberto I occupa un posto centrale nella storia medica e chirurgica di Roma. Solo nel 1899 per volontà di Baccelli, grande Clinico Medico e Ministro della Pubblica Istruzione, e di Francesco Durante, secondo Presidente della Società Italiana di Chirurgia, successore di Mazzoni anche nella Cattedra, e Senatore del Regno, fu costruito e inaugurato il Policlinico Umberto I, eletto a sede dellUniversità oltre che Ospedale.
Vi si trasferirono tutti i Clinici, e tutti i Docenti ed i Primari Ospedalieri che vi operarono sino agli anni 70, conservarono la qualifica di Professori Aggregati. Il Policlinico dunque divenne il cuore Accademico della Città Medica, qui si formeranno per tutto il secolo quasi centomila medici.
La storia del Policlinico si inserisce nella più ampia evoluzione della scuola chirurgica romana, caratterizzata dal rapporto tra università, ospedali, ricerca scientifica e pratica operatoria.
La Scuola Romana di chirurgia
Quellinverno del 1966 era cominciato dolcemente senza freddo e senza pioggia come molti inverni romani di quei decenni. LItalia del boom godeva della stabilità dei Governi presieduti da Aldo Moro: poca inflazione, poca conflittualità, molto benessere, consumismo e assistenzialismo.
Ma in quei giorni Roma si era risvegliata nella bufera atmosferica con raffiche di vento a cento allora, alberi sradicati e tetti volati via. Era lantefatto di un cataclisma imminente: quel sabato a Firenze verrà giù lalluvione più importante del Secolo e la città verrà sommersa di acqua e fango.
Quella sera del solito primo mercoledì del mese, come da tradizione, cera nellaula della Clinica chirurgica del Policlinico Umberto I una Seduta Scientifica della Società Romana di Chirurgia.
Tra i busti di Durante che domina latrio e quelli di Alessandri e Paolucci che si affacciano a lato delle porte di accesso, in quellaula cera, e cè sempre, unaura da storia della chirurgia.
Dunque presiedeva Pietro Valdoni, grande Maestro, erede di quei grandi Maestri e Direttore della Clinica Chirurgica. Per lui nel futuro in quellaula non ci sarà il busto ma una targa che gli dedica lanfiteatro.
Nella folla di assistenti e aiuti della Università e degli Ospedali erano presenti tutti o quasi i pochi che contavano: gli altri due Professori Ordinari, Paride Stefanini patologo chirurgo e Giovanni Marcozzi semeiotico, ed i Primari Ospedalieri dellepoca, Guido Chidichimo del San Giacomo ancora chirurgo generale ma già col cuore e la mente alla cardiochirurgia, Mino Moraldi del S. Spirito, i due fratelli Sciacca, Ferdinando del San Giovanni e Beniamino del SantEugenio, Giuseppe Grassi pure lui del San Giovanni, fresco fondatore del Collegium Internazionale Chirurgia Digestiva, e Guerrieri del San Camillo, reduce da un incarico universitario a Perugia, Mazzarella Farao del S. Filippo.
Quando Valdoni, seduto da solo dietro la lunga Cattedra, le gambe accavallate e la testa reclinata sulla spalla, prese il microfono si fece immediato silenzio, come sempre succedeva per il suo carisma.
Dalla tradizione ospedaliera al Policlinico universitario
Nei quasi cento anni precedenti, quelli di Roma capitale dItalia a partire dal 1870, lunica Facoltà della Università La Sapienza aveva avuto pochi Professori di chirurgia, mai più di tre, ed il Pio Istituto di S. Spirito, gigante ospedaliero che raggruppava gli Ospedali della città, aveva avuto pochi Primariati di Chirurgia fino ad un massimo di dieci.
Per antica tradizione preunitaria, il Clinico chirurgo era stato uno dei Primari e risiedeva nel suo Ospedale. Costanzo Mazzoni, primo Presidente della Società Italiana di Chirurgia tra l82 e l85, era Primario al S. Spirito, il più antico Ospedale Italiano, costruito nel 1198, e lì insegnava.
Il Policlinico rappresentò quindi un passaggio decisivo verso un modello nel quale la cura, l’insegnamento e la ricerca potevano svilupparsi nello stesso ambiente istituzionale.
Le difficoltà storiche della Clinica Chirurgica
Non fu tutta gloria. Lo racconta Raffaele Paolucci di Valmaggiore nel suo libro autobiografico II mio piccolo mondo perduto.
Il 7 novembre 1938 fu chiamato a succedere a Roberto Alessandri alla Direzione ed alla Cattedra della Clinica Chirurgica del Policlinico Umberto I. Paolucci lasciava il cuore a Bologna ove aveva insegnato e lavorato per molti anni allOspedale Policlinico S. Orsola.
Il contrasto tra quella realtà tranquilla e ordinata e la Roma Capitale dellImpero fu traumatico. Erano anni che non rivedevo la Clinica Chirurgica di Roma, da quando la frequentavo come aiuto volontario di Alessandri, negli anni tra il 1922 ed il 1924.
Ricordavo che odorava di vecchiume, mi accorsi che il ricordo era molto migliore della realtà. Mi sentii cadere le braccia.
Unaula altissima con la volta a cupola, come una chiesa, con i gironi di cemento ed amianto; la voce si disperdeva e bisognava sgolarsi per farsi intendere, ed in questo sforzo affannoso se ne andavano i pensieri, emigravano le idee, era impossibile non diventare monotoni e noiosi gridando sempre dal principio alla fine.
La gioia dellinsegnamento era perduta. Ma perché non rinnovavano in quel momento la Clinica? Da un lato si parlava di spese militari improrogabili ed urgenti, dallaltro stava il fatto che decine e decine di milioni erano già stati spesi per la Città Universitaria.
Ed ora eccomi là in quel letamaio ove non ci poteva neppure rinchiudere nel proprio guscio e lavorare in silenzio, chè la clinica si svolgeva lungo i corridoi in comunicazione con altri reparti, e per questi corridoi passavano le cibarie, passavano i panni sporchi e puliti, passavano i carrelli del latte e delle medicine, passavano i parenti degli ammalati, passava senza tregua una folla innumerevole di medici, di studenti, di facce note ed ignote, di uomini frettolosi e di tardigradi affaccendati.
Una biblioteca a piano terra, delle sale operatorie decrepite. Dei laboratori sguarniti, pieni di uggia e di umidore, un reparto radiologico anche esso a pian terreno, e, tolte due sale passabili, le altre con gli ammalati ammassati luno accanto allaltro, in una promiscuità inverosimile.
Così era, questa è la Regia clinica chirurgica della Capitale.
Maestri e innovatori della chirurgia romana
Paolucci si adattò alla vita romana. Il Regime, col quale ebbe un rapporto sofferto, lo nominò, così voleva lo Statuto dellepoca, Presidente della Società Italiana di Chirurgia nel 1940 e tale rimase sino al 1946.
Tenne la Cattedra per quasi venti anni. Attraversò la guerra, la caduta del regime, quella del Regno e la ricostruzione.
Sopportò e forse soffrì, i Primari Ospedalieri arrembanti, veri eredi della Scuola Romana, che dirigevano i tre Padiglioni chirurgici del Policlinico proprio dietro la Clinica Universitaria.
Nomi importanti quelli di Egidi, Chiasserini, Mastronola, Puccinelli, Urbani e dovette convivere con Bastianelli, il più grande di tutti, di lui molto più anziano e che pure gli sopravvisse.
Raffaele Bastianelli
Raffaele Bastianelli era nato nel 1863 nella Roma di Pio IX. Era, dunque, bambino quando i bersaglieri del Re dItalia entrarono a Roma destinata Capitale dItalia.
Si laureò 24enne nel 1887 con una tesi sui movimenti del piloro che ottenne il Premio della Fondazione Girolami e lonore di essere pubblicata in Italia ed allestero.
Quellanno stesso, appena laureato, tempi felici, divenne Aggiunto allOspedale S. Giacomo e lanno dopo Aiuto. Nel 1896 a 33 anni diventò Primario allOspedale della Consolazione, uno dei sette ospedali storici di Roma.
Quando le ruspe spazzarono via il Borgo tra il Campidoglio ed il Colosseo per far posto alla Via dellImpero, anche lOspedale della Consolazione scomparve per sempre e Bastianelli, per così dire in mobilità obbligatoria, andò Primario al Policlinico ove rimase sino al 1931.
La sua chirurgia era entrata dalla cronaca nella leggenda. Di lui Cushing, grande ed indimenticato maestro statunitense, disse che era il miglior chirurgo che avesse mai visto operare.
Nel 1893 aveva operato e pubblicato un caso di tumore del mediastino. Due anni più tardi un sarcoma della fossa cranica anteriore.
Nel 1895 pubblicò una monografia sulle infezioni delle vie urinarie ed allinizio del nuovo secolo vari lavori di Chirurgia dellanca. Cultura poliedrica dunque, capacità chirurgica senza limite.
Aveva operato negli oltre 40 anni della sua vita ospedaliera la Roma povera e la Roma ricca, gente di tutto il Paese venuta da lui alla ricerca della salute, ed anche la Casa Reale.
Due anni prima del pensionamento, dunque per i suoi grandi meriti professionali fu nominato Senatore del Regno.
L’Istituto Tumori Regina Elena
In quel 1931, quasi settantenne, cominciò la sua seconda vita e fu chiamato a dirigere il nascente Istituto Tumori dedicato alla Regina, lOspedale Oncologico della Capitale.
Contribuì con Pietro Baccelli anchegli Senatore e Presidente degli Ospedali Fisioterapici, Ettore Marchiafava, Alessandro Massea, Francesco Pentimalli e agli architetti Danesi e Negri a realizzare lIstituto e che da allora ha sempre rappresentato un riferimento certo e qualificato per tutta loncologia italiana.
Diresse il Regina Elena per quasi 20 anni sino al 1950 quando ad 87 anni fu nominato Direttore onorario.
In quegli anni aveva partecipato alla Fondazione della Lega italiana per la Lotta contro i Tumori della quale fu poi il Presidente effettivo e Presidente onorario.
Nel 1947 presiedette il 49° Congresso della Società Italiana di Chirurgia. E fu, nei primi cento anni di vita della Società, lunico non accademico romano ad aver avuto questo alto onore.
Tre anni più tardi, nel 1950, al 52° Congresso di questa Società, fu relatore sul cancro del retto. Quella relazione di mezzo secolo fa contiene, anche per lodierno lettore, tante verità insuperate e tante eccezionali intuizioni.
Meritò, se così si può dire, lelogio diretto del professor Abel, allievo ed erede di Williams Miles, padre della chirurgia rettale, morto 78enne, tre anni prima.
Paolucci, Valdoni e la continuità della scuola chirurgica
Lasciato il Regina Elena, Bastianelli continuò la propria attività chirurgica nella sua Clinica personale che aveva costruito in via Morgagni e che dopo la sua morte cessò di esistere.
In quella Clinica visse i suoi ultimi anni, un po solo per linevitabile premorienza di amici ed allievi e soprattutto dopo la morte dei fratello medico che come lui aveva preferito la medicina ad ogni altra scelta di vita, compresa la famiglia.
Insieme avevano viaggiato il mondo da giovani riportando dagli Ospedali inglesi, tedeschi ed americani, novità, scienza, strumentario, progresso.
Insieme sugli scanni del Senato; quasi insieme morirono, in quei primi anni dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, loro che erano nati nel Risorgimento.
Merita di essere ricordata la storia che vuole Guido Egidi introdursi inosservato nella camera operatoria di Paolucci, mentre questi era alle prese con unulcera duodenale difficile.
Egidi era un noto chirurgo gastrico rapido ed essenziale ed era Autore di un atlante di chirurgia dello stomaco.
Quando alla fine Paolucci stanco lasciò il tavolo operatorio, si trovò a sorpresa davanti Egidi sorridente che lo salutò ricordandogli, in memoria della impresa di Fola, che poteva essere più facile affondare una nave che non il duodeno!
Ma per Paolucci, che pure fu grande Maestro di Chirurgia e pioniere della Chirurgia Toracica, gli ultimi anni nella neonata Repubblica, furono quelli della competizione con Pietro Valdoni, più giovane di lui di quasi 10 anni, erede diretto di Roberto Alessandri, ritornato a Roma nel 1946 come Patologo Chirurgo, astro brillante della Chirurgia Italiana, grande Chirurgo e grande Leader, creatore della cardiochirurgia a Roma ed in Italia.
Paolucci morì a 65 anni nel 1958. Il suo cuore cedette allimprovviso.
La ricerca e l’innovazione operatoria
La scomparsa improvvisa di Paolucci aprì una lotta di successione inattesa. Candidato naturale era Ettore Ruggieri, allievo dello scomparso e Clinico Chirurgo a Napoli.
Prevalse invece Paride Stefanini anchegli Chirurgo eccellente, aggressivo e moderno e grande amico di Valdoni.
Insieme erano stati assistenti di Alessandri e la famosa notte in cui Valdoni fece lembolectomia polmonare, era Stefanini che lo aiutava.
Quel rendiconto operatorio del 1935 è straordinario. Opera il dott. Valdoni; assiste il dott. Stefanini.
Senza disinfezione delle mani si indossano i guanti sterili, poi i camici; disinfettata la pelle con tintura di iodio si prepara il campo sterile.
Lintervento sinizia al 7° minuto dallavvenuta embolia.
Dagli esperimenti eseguiti su cadaveri, avevo notato come fosse più facile di aggredire il pericardio e di scollare la pleura sostituendo alla incisione del Meyer, a T rovesciato con resezione della 2a e 3a costola, una incisione parallela al margine sinistro dello sterno con resezione della 2a, 3a e 4a cartilagine costale.
In questa maniera la breccia è più ampia, non vi è bisogno di resecare il margine sternale e nellangolo inferiore si domina bene il seno pleurico nel tratto in cui devia verso sinistra dalla linea mediana, lasciando scoperta laia pericardica.
Il Policlinico Umberto I e la totale deregulation
Informazioni da distinguere
| Nome | Ambito professionale | Informazioni riportate |
|---|---|---|
| Lorenzo Santomassimo | Chirurgia generale | Patologie dell’apparato digerente e proctologiche, dermochirurgia, medicina sportiva, ecografia |
| Lorenzo Pescatori | Neurochirurgia | Patologie cranio-encefaliche e spinali, giunzione cranio-spinale, tumori della fossa cranica anteriore e media |
| Policlinico Umberto I | Ospedale universitario e centro storico della chirurgia romana | Sede della Clinica Chirurgica e luogo di formazione medica e chirurgica |
La distinzione tra i due profili è importante: le informazioni su Lorenzo Pescatori descrivono una figura di neurochirurgo con attività cranica e spinale, mentre quelle su Lorenzo Santomassimo riguardano un medico-chirurgo specialista in chirurgia generale con competenze in più settori della chirurgia e della medicina sportiva.