L’Arco del Rosario di via San Biagio si trova nel centro storico di Matera, in corrispondenza dell’antica Porta San Biagio, uno degli accessi settentrionali alla città dei Sassi e al Sasso Barisano. Il complesso è legato alla Chiesa di San Biagio, edificata nel 1642 sopra una precedente chiesa rupestre e inserita in un’area storicamente importante per i collegamenti, i commerci e il controllo degli accessi alla città.
La zona conserva ancora tracce della porta antica, delle mura e dell’originario percorso verso piazzetta San Giovanni e Piazza Vittorio Veneto. La chiesetta, riconoscibile per la facciata con le statue di Sant’Agata e Santa Lucia, custodisce una navata unica, una sacrestia aggiunta nel 1649 e una pala attribuita al pittore materano Paolo Conversi.

La Porta San Biagio e l’origine dell’arco
Dove sorge oggi la baroccheggiante Chiesetta dedicata a San Biagio, un tempo c’era la Porta nord della città dei Sassi. L’antico ingresso si trovava a sinistra della Chiesa. Siamo nelle vicinanze dell’attuale Villa Comunale di Matera.
Durante alcuni scavi sono state rinvenute tracce di antiche mura, di precedente costruzione rispetto a quelle della Civita. Era una cinta muraria piccola di dimensioni ed aveva la funzione di controllo dei dazi, più che di difesa come quella realizzata intorno al duomo.
Alla sinistra della chiesa si intravede ancora un’arco, a livello inferiore, che proseguiva fino al vecchio ingresso. Questo elemento permette di leggere l’attuale via San Biagio come parte di un sistema urbano più antico, nel quale la porta, le mura e gli edifici religiosi erano strettamente collegati.
Il ruolo della Porta San Biagio nei collegamenti con la Puglia
La storica Porta San Biagio si trovava in linea con un’altro ingresso più a nord, Via Santo Stefano. Entrambi assunsero un importanza rilevante nel 1400. Mettendo in comunicazione la città con i paesi dalla Puglia.
Porta San Biagio rappresentava quindi un punto di passaggio verso i territori pugliesi e un accesso significativo per la circolazione di persone e merci. Porta San Biagio di Matera e la piazzetta costituivano inoltre un riferimento commerciale per la popolazione di Matera.
Andando da nord verso sud le altre porte erano:
- Porta Maggiore, nella zona del Piano, oggi Piazza Vittorio Veneto;
- La Porta delle Pigne, sotto il Castello Tramontano;
- La famosa Porta Pepice, in via delle Beccherie, parallela di via del Corso;
- Porta Santa Croce, tra piazza San Francesco e via Ridola;
- Porta della Giumella, nei pressi della via San Francesco d’Assisi, ad un livello inferiore, vicino alla Chiesa del Purgatorio;
- Porta Felice, alla fine di via Ridola, dove oggi sorge il Palazzo Lanfranchi.
La Chiesa di San Biagio
Nel 1642 viene edificata la Chiesa di S. Biagio, protettore dei malati di gola. La chiesa fu costruita per sostituire l’antica chiesa rupestre, che dovette essere abbandonata a causa dell’eccessiva umidità.
In pieno centro, all’incrocio tra via San Biagio, via T. Stigliani e via S. Cesarea, dove una volta c’era una delle tante porte della nostra città, porta “S. Biagio”, in quello che era il Rione “S. Biagio”, presso l’allora monastero delle Monache di Accon e l’Ospedale, sorge la graziosa chiesetta di S. Biagio “ai foggiali”, opera del ‘600, sorta su un’altra preesistente chiesa rupestre.
La chiesa di San Biagio è un edificio di dimensioni contenute, ma conserva elementi di interesse storico, artistico e devozionale. La sua costruzione segnò il passaggio da un luogo di culto rupestre, condizionato dall’umidità, a una chiesa costruita nel tessuto urbano del quartiere.

La facciata e le opere artistiche
Sulla facciata si notano tre bassorilievi che ritraggono un Cristo, San Pietro e San Paolo. Presentano, tra l’altro, uno stile ed una manifattura tipica delle tipologie orientali.
Con molta probabilità, inoltre, vengono realizzate nello stesso periodo in cui vennero prodotte le sculture della Cattedrale. Sulla facciata della chiesa sono presenti anche le statue di Sant’Agata e Santa Lucia.
Sull’architrave della porta d’ingresso sono leggibili l’anno della fondazione della chiesa e alcuni versi in latino di un certo Martincello. Martincello invita i devoti a visitare la chiesa perché il Santo compie grandi miracoli e ha il potere di guarire il mal di gola e ogni altro tipo di malattia.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Edificazione della chiesa | 1642 |
| Edificio precedente | Antica chiesa rupestre |
| Elemento aggiunto | Sacrestia aggiunta nel 1649 |
| Facciata | Statue di Sant’Agata e Santa Lucia |
| Bassorilievi | Cristo, San Pietro e San Paolo |
| Dipinto sull’altare | Madonna col Bambino e santi, attribuito a Paolo Conversi |
Gli ambienti interni
Inside, the church has a single nave with a room next to it used as a sacristy, which was added in 1649. On the altar one can admire a painting of a Madonna and Child with saints, attributed to the local painter Paolo Conversi.
La struttura interna è quindi organizzata intorno a una navata unica, affiancata da un ambiente destinato alla sacrestia. La pala dell’altare rappresenta una Madonna con il Bambino e i santi ed è attribuita al pittore locale Paolo Conversi.
La precedente chiesa rupestre
Dal cortiletto prima dell’arcata muraria si accedeva ad una antica chiesa rupestre databile al 1200. La presenza del luogo di culto ipogeo conferma la continuità della funzione religiosa dell’area prima della costruzione della chiesa seicentesca.
La nuova chiesa fu edificata sopra una precedente chiesa rupestre che era stata abbandonata per l’eccessiva umidità. L’arco a un livello inferiore e il cortiletto costituiscono ancora riferimenti per comprendere la relazione tra il complesso seicentesco, l’antico culto rupestre e il percorso della Porta San Biagio.
San Biagio e la devozione popolare
San Biagio era medico e vescovo di Sebaste, in Armenia, e fu martirizzato nel 316. Come tanti santi dell’epoca paleocristiana, la sua storia è avvolta da nebbia e leggende.
La sua fama di guaritore delle malattie della gola è collegata alla tradizione secondo cui avrebbe salvato un bambino che stava soffocando a causa di una lisca di pesce incastrata nella gola. Secondo il Sinassario armeno, il santo guariva le infermità degli uomini e degli animali non con le medicine, ma con il nome di Cristo.
Ancora oggi, alla fine della Celebrazione Eucaristica del 3 febbraio, è previsto il rito di benedizione della gola con due candele, spesso legate con un nastrino rosso, eventualmente le stesse benedette il giorno prima, durante la festa della Candelora.
La formula della benedizione recita: “Per l’intercessione di San Biagio, vescovo e martire, il Signore ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male. In nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”.
Festa di San Biagio, protettore della gola
La festa di San Biagio a Matera
Sino ad una ventina d’anni fa il quartiere materano di S. Biagio si animava notevolmente il giorno della festa del Santo. Devoti di ogni parte della città si recavano a S. Biagio e molti portavano a casa il ricordino che consisteva in un sacchetto di piccoli tarallini, i “biscottini di S. Biagio”, che le donne del rione avevano preparato per l’occasione.
La festa univa la celebrazione religiosa alla partecipazione della comunità del quartiere. La riapertura al culto della chiesetta è stata considerata un’occasione per valorizzare e riscoprire un’opera della ricca architettura sacra materana altrimenti abbandonata.
Riapre al culto per la festa di S. Biagio la graziosa chiesetta materana di S. Biagio, luogo caro alla devozione popolare, tesoro per troppo tempo nascosto del Capitolo metropolitano.
Il percorso dall’Arco del Rosario a Piazza Vittorio Veneto
Lasciata la cappella a destra e seguendo verso sud da una strada di pietra, si raggiunge piazzetta San Giovanni. La graziosa piazza si trova di fronte all’antico monastero dedicato a San Giovanni Battista.
Dopo alcuni metri sempre sulla stessa stradina pedonale si giunge in Piazza Vittorio Veneto. Il percorso collega l’area di via San Biagio con uno degli spazi centrali della città e permette di leggere la continuità tra il quartiere storico, le antiche porte e il tessuto urbano del Piano.
Luoghi di interesse nei dintorni
La zona dell’Arco del Rosario e di Porta San Biagio si trova nel Sasso Barisano, in prossimità di altri edifici religiosi e testimonianze della storia rupestre materana.
Tra le chiese del Sasso Barisano vicino a Porta San Biagio si segnalano il Monastero e Complesso di Sant’Agostino e la Chiesa rupestre di San Pietro.
- Chiesa di San Biagio e area dell’antica Porta San Biagio;
- piazzetta San Giovanni;
- antico monastero dedicato a San Giovanni Battista;
- Piazza Vittorio Veneto;
- Monastero e Complesso di Sant’Agostino;
- Chiesa rupestre di San Pietro;
- Villa Comunale di Matera.
Come leggere il monumento oggi
L’Arco del Rosario non è soltanto un elemento architettonico isolato, ma una testimonianza della trasformazione urbana di Matera. La sua storia comprende l’antica porta settentrionale, le mura destinate al controllo dei dazi, la chiesa rupestre del XIII secolo, la costruzione della chiesa di San Biagio nel 1642 e la permanenza della devozione popolare.
Osservando l’arco, la chiesa e il percorso di via San Biagio è possibile riconoscere la sovrapposizione di diverse fasi della città: l’organizzazione degli accessi medievali, la presenza degli insediamenti rupestri, la costruzione religiosa dell’età moderna e l’attuale itinerario pedonale verso piazzetta San Giovanni e Piazza Vittorio Veneto.