In Francia il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per non aver denunciato gli abusi sessuali su minorenni attribuiti all’ex sacerdote Bernard Preynat. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale di Lione nell’ambito di un procedimento promosso dalle vittime, che accusavano l’alto prelato di aver taciuto sugli abusi pur essendone venuto a conoscenza.
Subito dopo la condanna, Barbarin ha annunciato l’intenzione di presentare le proprie dimissioni al Papa e i suoi avvocati hanno dichiarato che avrebbero fatto ricorso in appello. Il caso ha provocato una profonda crisi nella diocesi di Lione e ha riacceso il dibattito sulla gestione degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica francese.
La condanna del cardinale Barbarin
Il tribunale di Lione ha pronunciato la sentenza nell’ambito del processo al cardinale Philippe Barbarin, condannando l’arcivescovo della città francese a sei mesi di detenzione con la condizionale. Il presidente della corte lo ha giudicato “colpevole di non aver denunciato i maltrattamenti” nei confronti di un minorenne tra il 2014 e il 2015.
L'arcivescovo di Lione e cardinale Philippe Barbarin, 68 anni, ha offerto le sue dimissioni dopo la condanna a 6 mesi di prigione con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati negli anni '70 e '80 durante i campi scout da padre Bernard Preynat. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale di Lione.
L’inattesa sentenza è stata pronunciata in sua assenza questa mattina, al tribunale di Lione. Il cardinale Barbarin non era presente al momento del verdetto, ma i suoi avvocati hanno immediatamente annunciato il ricorso contro la sentenza.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Imputato | Philippe Barbarin, cardinale e arcivescovo di Lione |
| Tribunale | Tribunale di Lione |
| Condanna | Sei mesi di detenzione con la condizionale |
| Contestazione | Mancata denuncia di maltrattamenti nei confronti di un minorenne |
| Persona al centro delle accuse | Padre Bernard Preynat |
| Esito successivo | Ricorso annunciato dalla difesa |
Le dimissioni offerte al Papa
"Ho deciso di andare dal Santo Padre per consegnargli le mie dimissioni. Mi riceverà tra qualche giorno", ha spiegato ai giornalisti dichiarando di "aver preso atto della decisione del tribunale. Indipendentemente dalla mia sorte personale - ha aggiunto - ci tengo a ribadire tutto la mia compassione per le vittime".
Subito dopo la condanna il cardinale Barbarin ha presentato al Papa le sue dimissioni. "Ho deciso di andare dal Santo Padre per consegnargli le mie dimissioni. Mi riceverà tra qualche giorno", ha spiegato ai giornalisti l'arcivescovo di Lione che dichiara di "aver preso atto della decisione del tribunale". "Indipendentemente dalla mia sorte personale, ci tengo a ribadire tutto la mia compassione per le vittime", ha aggiunto.
Noto come 'Primate des Gaules', il 'Primate dei Galli', Philippe Barbarin è tra le personalità ecclesiastiche più importanti e influenti della Francia. La sua decisione di rimettere il mandato al Pontefice è arrivata dopo una sentenza che lo ha riconosciuto responsabile non per gli abusi commessi da Preynat, ma per la mancata denuncia dei fatti.
Il ricorso della difesa
Alla fine del dibattimento, in gennaio, il pubblico ministero non aveva chiesto alcuna condanna né contro il porporato né contro i cinque ex membri della diocesi imputati. “La motivazione della corte non convince. Ci opporremo a questa decisione attraverso tutti i canali legali appropriati”, ha detto Jean-Félix Luciani, legale del cardinale.
L'arcivescovo Philippe Barbarin intende ricorrere in appello. Il legale dell'alto prelato, Jean-Fe'lix Luciani, dopo la sentenza ha dichiarato che intende procedere con tutti i mezzi utili della giustizia. "Questa sentenza non convince. La contesteremo".
La motivazione della Corte non mi convince.", ha detto Jean-Felix Luciani, sottolineando poi la "pressione" cui sarebbe stata sottoposta la Corte attraverso "documentari e un film ", ha detto l'avvocato. L’avvocato ha pure denunciato la pressione mediatica nei confronti dell’arcivescovo di Lione “con documentari e un film”, invocando il “rispetto della giustizia”.
Le altre persone coinvolte nel procedimento non hanno ricevuto la stessa condanna. Altre cinque persone che erano sotto processo, tra cui l’arcivescovo di Auch Maurice Gardès, il vescovo di Nevers Thierry Brac de La Perrière e il prete Xavier Grillon, sono state assolte.
Le accuse contro padre Bernard Preynat
Ad aprire il procedimento contro Barbarin è stata l'associazione di vittime 'La Parole Liberée', che accusava l'alto prelato di aver coperto padre Preynat, non segnalando alla giustizia i suoi atti pedofili nonostante ne fosse a conoscenza.
Un gruppo di dieci vittime di padre Bernard Preynat, un sacerdote della diocesi di Lione, aveva accusato il cardinale e il suo entourage di non aver denunciato il religioso alla giustizia e di aver ritardato nella decisione di sospenderlo dai suoi impegni pastorali.
Cappellano scout negli anni '70 e '80 nei sobborghi di Lione, il sacerdote avrebbe abusato di oltre 70 giovani scout appartenenti ad un gruppo che non era affiliato ai movimenti scout ufficiali. La vicenda riguarda le accuse contro un sacerdote della sua diocesi che, cappellano scout negli anni '70 e '80 nei sobborghi di Lione, avrebbe abusato di oltre 70 giovani.
In Francia il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, è stato condannato a sei mesi di carcere per non aver denunciato gli abusi sessuali su minorenni di cui è accusato l’ex prete Bernard Preynat. Gli abusi in questione sarebbero avvenuti negli anni Ottanta e Novanta: nove uomini hanno accusato Preynat di averli abusati quando erano ragazzi e facevano parte di un gruppo di boy scout; l’uomo, che non è più sacerdote dal 2015, non è stato processato perché per i fatti in questione sono prescritti.

La posizione di Barbarin
Durante il processo a Barbarin, il cardinale ha sostenuto di essere innocente: «Non so di cosa sarei colpevole. Non ho mai cercato di nascondere né di coprire questi fatti orribili».
"Non ho mai cercato di nascondermi e tanto meno di coprire questi fatti orribili", ha detto il cardinale Barbarin in una dichiarazione letta in tribunale nel gennaio scorso. Ha detto di aver saputo degli abusi solo nel 2014 e ha detto che farà appello contro la sentenza.
Il 31 agosto 2015, il porporato aveva rimosso dalle sue funzioni padre Preynat, in accordo con la Santa Sede. "Ho fatto esattamente quello che Roma mi ha chiesto di fare", ha affermato, pur ammettendo di essere stato "imprudente" quando nel 2011 nominò padre Preynat responsabile di una prefettura vicino Roanne.
"Avrei dovuto dirgli - ha proseguito - di rimanere nell'ombra". La difesa ha quindi sostenuto che il cardinale non avesse intenzione di occultare gli abusi e che avesse agito nel momento in cui aveva ricevuto informazioni ritenute sufficienti per intervenire.
La reazione delle vittime
La condanna dell'arcivescovo è "una grande vittoria per la tutela dell'infanzia": questa la primreazione di 'La Parole Libérée'.
François Devaux, presidente dell'associazione ‘La Parole libérée’ in difesa delle vittime, ha accolto con favore il verdetto, parlando di una “grande vittoria per la protezione dei minori”.
La portata dello scandalo ha profondamento scosso la diocesi di Lione e la Chiesa in Francia. Il procedimento ha posto al centro non soltanto le responsabilità individuali, ma anche il modo in cui le autorità ecclesiastiche hanno gestito per anni le segnalazioni e le informazioni sugli abusi.
Il caso Preynat e il film Grâce à Dieu
Alla vicenda che ha visto Barbarin protagonista è stato ispirato il film Grâce à Dieu del regista Francois Ozon, Orso d’argento alla Berlinale. Alla storia degli abusi di Preynat è dedicato il nuovo film del regista francese François Ozon, Grâce à Dieu, da poco uscito nei cinema in Francia.
Il film ha contribuito a portare la vicenda all’attenzione del grande pubblico, mentre la difesa del cardinale ha denunciato la pressione esercitata sull’opinione pubblica e sulla corte da documentari e opere cinematografiche.
Frédéric Doyez : "Que le film Grâce à Dieu ne soit pas diffusé avant le procès Preynat"
Barbarin e il precedente dei vescovi condannati
Il cardinale Barbarin è il terzo vescovo francese ad essere condannato in un processo riguardante abusi sessuali. Nel 2001, il vescovo Pierre Pican di Bayeux-Lisieux fu condannato a tre mesi di reclusione con la condizionale.
Più recentemente, il 22 novembre, mons. André Fort, già vescovo di Orléans, è stato condannato a otto mesi con la condizionale. La condanna di Barbarin si inserisce quindi in una serie di procedimenti giudiziari riguardanti la mancata denuncia o la gestione di abusi commessi da membri del clero.
| Vescovo | Condanna |
|---|---|
| Pierre Pican, vescovo di Bayeux-Lisieux | Tre mesi di reclusione con la condizionale nel 2001 |
| André Fort, già vescovo di Orléans | Otto mesi con la condizionale |
| Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione | Sei mesi di detenzione con la condizionale |
La nuova crisi nella Chiesa cattolica francese
Nuova tempesta sulla Chiesa di Francia per abusi sessuali su minori. Le gerarchie cattoliche si erano appena riprese dalle rivelazioni di un anno fa su migliaia di casi di pedofilia che un nuova vicenda - che coinvolge personalità molto importanti - deflagra.
L’annuncio arriva dalla Conferenza episcopale riunita a Lourdes: 11 vescovi o ex vescovi sono finiti “sotto inchiesta” davanti alla giustizia civile o a quella della Chiesa dopo segnalazioni di abusi sessuali.
La rivelazione è stata fatta dal presidente della Conferenza, l’arcivescovo di Reims, Éric de Moulins de Beaufort, precisando che fra le personalità coinvolte dalle «segnalazioni» c’è Jean-Pierre Ricard, già vescovo di Bordeaux.
Il caso di Jean-Pierre Ricard
È stato proprio Ricard, in una lettera, ad ammettere di aver avuto diversi anni fa una condotta «riprovevole» nei confronti di una ragazzina di 14 anni. Nel testo del messaggio Ricard assicura che i fatti di cui è colpevole risalgono «a 35 anni fa, quando ero parroco», scrive.
L’ex vescovo afferma di aver chiesto perdono alla sua vittima e di essersi «spiegato con lei». La vicenda - sconosciuta fino ad oggi - comunque non lo ha fermato nella carriera ecclesiastica, che lo ha portato alla porpora.
Proprio negli ultimi giorni, cattolici francesi e associazioni di vittime hanno duramente protestato per il silenzio che ha protetto la comunicazione della Chiesa sulla sanzione nei suoi confronti. Sotto inchiesta sono finite altre due personalità, «dopo segnalazioni fatte da un vescovo e dopo una procedura canonica».
L’intervento di Papa Francesco
Di questo tema ha parlato il Papa nell'incontro con i giornalisti sull'aereo di ritorno dal Barhein: «Ho ricevuto negli ultimi mesi due lamentele per casi di abuso che erano state coperti non giudicati bene dalla Chiesa: subito ho chiesto di studiare di nuovo (i due casi) e ora si sta facendo un nuovo giudizio; c’è anche questo quindi, la revisione di giudizi vecchi, non ben fatti (non dati in modo adeguati).
Facciamo quello che possiamo, siamo tutti peccatori, e la prima cosa che dobbiamo sentire è la vergogna, la profonda vergogna di questo. Credo che la vergogna è una grazia», ha detto Bergoglio alla vigilia dell'annuncio della conferenza.
Il rapporto sugli abusi nella Chiesa di Francia
Un anno fa è stata divulgato un rapporto indipendente redatto su commissione proprio dei vescovi di Francia sugli abusi sessuali sui minori da parte del clero (e a questo scopo hanno investito tre milioni di euro).
Dopo due anni e mezzo di lavoro, la Commissione ha reso pubblici i risultati - scioccanti - della propria indagine: il rapporto stima che, tra il 1950 e il 2020, 216mila minori siano stati vittima di abusi sessuali da parte di sacerdoti, diaconi, monaci e suore.
Allargando l'analisi a tutte le persone legate alla Chiesa (personale di scuole cattoliche, laici che forniscono servizi di catechismo o cappellania, animatori scout o di altri movimenti cattolici giovanili), il numero stimato delle vittime sale a 330mila.
Ne consegue - sottolinea il rapporto - che più di un terzo delle aggressioni sessuali nella Chiesa cattolica sono state commesse non da chierici o religiosi, ma da laici.
| Ambito dell’indagine | Numero stimato delle vittime | Periodo |
|---|---|---|
| Abusi da parte di sacerdoti, diaconi, monaci e suore | 216mila minori | Tra il 1950 e il 2020 |
| Abusi da parte di tutte le persone legate alla Chiesa | 330mila vittime | Tra il 1950 e il 2020 |
La nomina contestata nella diocesi di Tolosa
L’invito della presidenza della Conferenza episcopale francese a mons. Guy de Kerimel, arcivescovo di Tolosa, affinché “riconsideri la decisione presa in merito alla nomina del cancelliere della sua diocesi”.
È quanto chiedono, in una nota, il presidente dei vescovi francesi card. Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, e i due vice-presidenti, mons. Vincent Jordy e mons. Benoit Bertrand, rispettivamente vescovi di Tours e Pontoise.
Secondo i tre vescovi, “una nomina a un incarico così importante, sia canonicamente che simbolicamente, non può che riaprire ferite, risvegliare sospetti e sconcertare il popolo di Dio”. La Presidenza tiene quindi a far sapere di aver avviato “un dialogo costruttivo con mons. Guy de Kerimel, invitandolo a riconsiderare la decisione”.
All’inizio di giugno, l’arcivescovo di Tolosa ha nominato cancelliere il sacerdote Dominique Spina, condannato nel 2006 a cinque anni di carcere, uno dei quali con la condizionale, per lo stupro di una studentessa sedicenne nel 1993.
Guy de Kerimel ha spiegato di essersi “sposto dalla parte della misericordia” nominando questo sacerdote, al quale non ha “nulla da rimproverare” e che, peraltro, svolge una “funzione amministrativa”. La decisione ha però causato la reazione di numerose associazioni di vittime di abuso.
La posizione della Conferenza episcopale francese
Nella nota, i vertici episcopali ricordano che “la nostra Chiesa, da diversi anni, ha coraggiosamente imboccato la via della verità nella dolorosa questione degli abusi commessi al suo interno”.
“È molto importante continuare questo lavoro in tutti i settori della vita ecclesiale. A poco a poco, abbiamo imparato a guardare questi fatti innanzitutto dal punto di vista delle persone che ne sono state vittime e che ne subiscono le conseguenze per il resto della loro vita.”
“Questo cambiamento di prospettiva, l’ascolto commovente della loro angoscia e del loro dolore e l’accoglienza del loro invito a percorrere umilmente con loro un cammino di verità, hanno avviato, per la nostra istituzione ecclesiale, un lungo e impegnativo lavoro di conversione, che siamo determinati a proseguire”.
Il caso del cardinale George Pell in Australia
Il caso Pell Intanto, in Australia si terranno il 5 e il 6 giugno prossimi le prime udienze di appello davanti alla Court of Appeal dello Stato di Victoria nell'ambito del ricorso presentato dal cardinale australiano George Pell, giudicato colpevole di pedofilia e in attesa della sentenza.
La corte si occuperà prima dell'istanza per il permesso di presentare appello e, superato il primo ostacolo, si passerà all'appello stesso. Passerebbero poi altre settimane prima che i giudici annuncino se l'appello è stato accolto o meno.
Il verdetto è atteso per il 13 marzo: fino ad allora il 77enne prelato rimane in detenzione, i suoi legali non hanno fatto domanda di libertà su cauzione.
Pell, come è noto, è stato giudicato colpevole lo scorso dicembre dalla County Court del Victoria per abusi sessuali su due coristi tredicenni nella sacrestia della cattedrale di St. Patrick a Melbourne nel 1996 e 1997, quando era vescovo di quella diocesi.
In particolare, su di lui pesano 5 reati, ciascuno passibile di una pena di 10 anni di carcere: un reato di penetrazione di un minore sotto i 16 anni e di quattro reati di atti indecenti con minori di 16 anni.

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