Il fiume Sarno è un corso d’acqua campano lungo circa 24 chilometri, nato alle pendici del monte Saro e sfociante nel golfo di Napoli, presso lo scoglio di Rovigliano. Nell’antichità la notevole portata e la regolarità del suo regime ne avevano fatto una via navigabile capace, secondo Strabone, di collegare il porto di Pompei con Nocera ed Acerra.
La navigabilità del Sarno appartiene oggi soprattutto alla memoria storica e letteraria, perché il corso d’acqua è stato profondamente modificato da eruzioni vulcaniche, rettifiche, derivazioni, chiuse, opere di bonifica e interventi di deflusso. Alla sua antica immagine di fiume benefico e divinizzato si è sovrapposta quella contemporanea di un bacino gravemente inquinato, segnato da scarichi civili, agricoli e industriali.
Il corso del Sarno e il suo bacino
Il fiume Sarno, nonostante la sua brevità, lambisce numerosi territori della Campania. Nasce alle pendici del monte Saro e attraversa ben tre province (Salerno, Napoli e Avellino) toccando 39 comuni differenti. Costeggia anche i Monti Lattari, sfociando definitamente nel Mar Tirreno in corrispondenza dello scoglio di Rovigliano, nel golfo di Napoli.
Il Sarno nasce alla quota di circa 30 metri sul livello del mare dalle pendici del monte Saro, facente parte del gruppo montuoso del Sant’Angelo-Pizzo d’Alvano che a sua volta costituisce la propaggine occidentale dei Monti Picentini, una catena montuosa a cavallo delle province di Avellino e Salerno. Il fiume sbocca nel golfo di Napoli tra torre Annunziata e Castellammare di Stabia dopo un percorso di circa 25 Km.
Il tratto iniziale del fiume era un tempo alimentato da diverse sorgenti, attualmente sono tre le sorgenti principali: Rio Foce, Rio Palazzo, Rio Santa Marina che offrono acque ancora limpide e cristalline. Le principali foci che lo alimentano sono: Foce, Palazzo e Santa Marina.
| Elemento | Dato |
|---|---|
| Nome | Fiume Sarno |
| Lunghezza | 24 km |
| Quota delle sorgenti | circa 30 metri sul livello del mare |
| Portata media | 12,908 m³/s |
| Bacino idrografico | 502 km² |
| Affluenti principali | torrente Cavaiola e torrente Solofrana |
| Foce | Mar Tirreno - Golfo di Napoli |
La fertile pianura dell’Agro Nocerino Sarnese è circoscritta ad oriente dal monte S. Salvatore, ad occidente dal Vesuvio, a settentrione dal monte S. Angelo e a mezzogiorno dal mare. Tre distinti rivi scaturiscono dalle falde dei monti a formare il fiume Sarno: il rio del Palazzo che nasce nell’abitato di sarno; il rio S. Marina che sorge ai piedi del monte Salvatore alla sinistra di sarno ed il rio della foce che ha la sua origine alle radici del monte S. Angelo alla destra del Sarno.
Il luogo dove si incontrano il rio del Palazzo e quello di S. Marina prende il nome di Affrontata e la confluenza di queste acque con quelle del rio Foce è detta l’Affrontata dello Specchio. In poche parole è proprio qui che ha inizio il fiume Sarno.
Esso, però, raccoglie anche altre acque durante il suo corso. Dalle montagne che limitano l’Agro Nocerino Sarnese scende un torrente detto Fiuminale il quale si versa nel Sarno nei pressi del villaggio di S. Marzano. Questo fiumicello nell’estate è pressoché asciutto, ma nell’inverno diventa gonfio ed impetuoso in quanto è ingrossato dalle acque che scendono dalle dette giogaie.
Nei pressi di Nocera e Scafati si incontrano altri due affluenti, ossia il fiume Lauro e lo Sguazzatolo. Il primo scorre nel territorio compreso tra Nocera, Pagani e S.Marzano, mentre l’altro attraversa l’abitato del vaglio presso Scafati e va a finire nel Sarno un pò oltre il suddetto comune.
Il bacino del Sarno occupa tutto l’Agro Nocerino Sarnese. Il fiume Sarno ha un bacino imbrifero di 438,97 Km quadri ed è interessato da una piovosità media annuale di 1000 mm l’anno.

L’origine del nome e la sovrapposizione dei toponimi
Non tutte le fonti citano il fiume Sarno con il nome che attualmente si utilizza. “Sarno” deriverebbe o dal monte Saro, presso cui ha origine, o dal popolo dei Sarrasti, che secondo la tradizione abitava in Campania prima ancora degli etruschi.
Sull’origine del nome “Sarno” ci sono diverse ipotesi: potrebbe derivare da due parole della lingua albanese ancora in uso tutt’oggi : Sar voce del verbo Szeer che significa avere origini e da no, forma abbreviata di “nen”. Unendo queste due parole si ha Sarno, cioè che ha origini sotterranee.
Tale nome gli fu dato da una tribù di Pelasgi, da pelasga che vuol dire cicogna perché si trattava di un popolo nomade di indole molto instabile, venuto dalla Grecia, precisamente dal Peloponneso. Questo popolo chiamò Saro il monte dalle cui pendici nasce il fiume, in ricordo di un monte uguale della propria patria.
Potrebbe avere un’origine ebraica, per le informazioni che ci vengono dalla bibbia. Saron era una valle del Libano, ricca di verde e di acque. La storia e il mito si confondono ma ci lasciano comunque traccia di una fusione della popolazione mediterranea occidentale con quella orientale.
Altre fonti, invece, indicano il fiume con il nome di Draco (ma anche Dracontio, Draconcello). Procopio di Cesarea, infatti, usa questo toponimo nelle “Storie delle Guerre di Giustianiano”, descrivendo la sanguinosa Battaglia dei Monti Lattari (combattuta tra l’esercito bizantino e gli Ostrogoti nel 552 d.C.) che iniziò proprio nei pressi del Sarno.
Forse l’appellativo proviene dagli odori che i ristagni del fiume emanavano in quegli anni, paragonabili al fiato pestilenziale di un drago. C’è da dire, però, che fin dall’antichità il Sarno è sempre stato lodato per la salubrità delle sue acque, a differenza di oggi.
Un altro appellativo che compare nelle fonti è Veseri. Spesso e volentieri questi tre toponimi si sovrappongono. Per alcuni, infatti, indicano il medesimo corso. Per altri, invece, rappresentano tre distinti corsi di diversa portata, alcuni dei quali (come il Veseri) sono successivamente scomparsi a causa delle eruzioni del Vesuvio.
Il Sarno navigabile nell’antichità
La notevole portata del fiume e la regolarità del suo regime ne avevano fatto, fin dall’antichità, una attiva via navigabile che, secondo Strabone, metteva in collegamento il porto di Pompei con Nocera ed Acerra.
Diverse anche le testimonianze letterarie relative al fiume Sarno, da Virgilio che lo cita nel VII libro dell’Eneide, al geografo greco Strabone che, in età augustea, parla del Sarno come di un fiume navigabile che consente l’arrivo e la partenza di merci.
Il Sarno in epoca antica al pari di altri fiumi più famosi, svolse un ruolo di promotore della civiltà umana e, per questo, fu adorato come un dio. La fertilità della pianura, la disponibilità d’acqua e il collegamento tra gli insediamenti dell’entroterra e gli approdi costieri contribuirono alla centralità del fiume nella storia del territorio.
Svetonio, nel II secolo d.C., tramanda la leggenda del giovane Epidio Nuncionius, precipitato nel fiume Sarno e ricomparso in forma di divinità con le corna: mito eziologico per spiegare l’iconografia dei fiumi.
La ripresa dell’attività vulcanica vesuviana agli inizi dell’era volgare, dovette interrompere, se effettivamente esisteva, un collegamento idrografico tra la Piana del Sarno e il territorio nolano. Il tracciato più antico del Fiume Sarno, anche se non particolareggiato, compare nella Tabula Peutingeriana, dove è rappresentato scorrere dai Monti Sarnesi con un percorso non tortuoso per poi avvicinarsi a Pompei e sfociare nel mare.
Tale raffigurazione si riferisce, comunque, ad un’epoca successiva all’eruzione del 79 d.C., fenomeno che ha probabilmente provocato sostanziali modifiche del percorso originario del fiume, in seguito alla caduta di cenere e lapilli, facendo assumere al corso del fiume un andamento differente e provocando l’impaludamento di vaste aree.
È probabile, comunque, che all’epoca dell’eruzione del 79 d.C. il Sarno seguisse un tracciato che, per quanto non ricostruibile nei dettagli, non doveva essere molto diverso da quello che percorreva prima della rettifica borbonica.

Le trasformazioni del corso d’acqua
Come raccontano le fonti, un tempo il suo bacino doveva essere molto più ampio, rendendolo completamente navigabile. Oggi non lo è più, a causa di diversi lavori di deflusso e di chiuse attuate nel corso degli anni.
La sua conformazione, inoltre, ha subito nei secoli diversi stravolgimenti anche a causa delle eruzioni del Vesuvio. I suoi detriti, infatti, hanno coperto alcuni suoi affluenti o deviato il corso del fiume.
Nell’antichità si dice che sia esistito anche un altro affluente, il quale nasceva direttamente dalle pendici del Vesuvio. Tale fiume era chiamato Dragone. E’ molto probabile che sia scomparso a seguito delle antiche eruzioni del Vesuvio.
Prima del 1800 il fiume, una volta giunto a nord di San Marzano, accoglieva in sinistra idraulica il Fosso Imperatore e poco più a valle, il Rio San Mauro. Dal 1803 l’allora Soprintendenza dei Ponti e delle Strade - con lo scopo di risolvere il problema degli allagamenti di Nocera e dei suoi casali - realizzò alcuni canali artificiali per convogliare le acque del Cavaiola e del Solofrana nel Rio San Mauro; si produsse quindi la prima sostanziale alterazione del fiume, ampliandone artificialmente il bacino e la portata.
Dopo il 1860 l’attività dell’Amministrazione delle Bonifiche, e l’opera di risanamento proseguì e si concentrò sull’alto corso del Sarno con interventi di raddrizzamento del corso d’acqua e di eliminazione delle anse - limitatamente al rio Foce - per favorire una maggiore velocità di deflusso.
Questi interventi, ritenuti al tempo utili alla regimazione delle acque, decretarono invece il peggioramento dell’idrologia del fiume che ne risultò stravolta.
Alla fine del 1500, il Conte di Sarno, Muzio Tuttavilla, fece costruire il Canale Conte di Sarno, un corso d’acqua artificiale diramato dalla sorgente del fiume Sarno per alimentare i propri mulini a Torre Annunziata.
Questa ultima sorgente si immette in un canale artificiale detto del Conte, in quanto fu fatto costruire dal conte di Sarno Muzio Tuttavilla alla fine del XVI secolo.
Il fiume divinizzato
Il Sarno in epoca antica al pari di altri fiumi più famosi, svolse un ruolo di promotore della civiltà umana e, per questo, fu adorato come un dio. Di esso è stata tramandata un’immagine quasi univoca e facilmente riconoscibile: un vecchio con la barba, seminudo, disteso su un fianco e circondato da piante fluviali (in genere canne e papiri), nell’atto di reggere un vaso da cui sgorga acqua.
Nel territorio campano esistono ancora testimonianze che rimarcano l’importanza che il fiume Sarno ha assunto nel corso della storia. In molti casi il fiume viene impersonificato da un vecchio disteso e seminudo con a fianco dei simboli di prosperità (le foglie di papiro o anfore traboccanti d’acqua).
È ciò che si può ammirare sulla Fontana Helvius di Sant’Egidio del Monte Albino, oppure all’interno dell’Hospitium dei Sulpicii a Pompei. Nel Museo Archeologico Provinciale dell’Agro Nocerino a Nocera Inferiore, invece, è custodita una maschera che presenta due fori per le corna: è il Dio Sarno.
La più notevole delle rappresentazioni note del dio Sarno è certamente quella esistente sul cosiddetto Fonte Helvius a Sant’Egidio del Monte Albino.
La fontana Helvius di Sant’Egidio del Monte Albino, una preziosa testimonianza di età augustea nel territorio dell’Agro Nocerino-Sarnese. Sul fronte è scolpita in bassorilievo la personificazione del fiume Sarno: un anziano nudo disteso al fianco di piante di papiro. Si tratta di una chiara allusione al tema fluviale.
La personificazione del fiume Sarno. Pittura proveniente dalla parete Nord, triclinio C, Hospitium dei Sulpici in località Moregine, Pompei. La divinità regge con la mano destra una canna d’acqua e con la sinistra un’anfora inclinata dalla quale fuoriesce abbondante acqua, a simboleggiare la sorgente del rivo.
Altra testimonianza significativa è una maschera conservata al Museo Archeologico Provinciale dell’Agro Nocerino (Nocera Inferiore - SA) che raffigura il Sarno come un toro dal volto umano; la maschera, mancante di tutta la parte sottostante il naso, mostra sulla fronte due fori, presumibilmente per l’inserzione di corna.
Le divinità fluviali erano, frequentemente, nell’antichità raffigurate in forma di tori alla luce della violenza e dell’impetuosità delle acque del fiume.

Il Sarno nelle fonti letterarie
I più grandi letterati della storia hanno dedicato versi al fiume Sarno. Virgilio, Stazio, Silio Italico, Lucano, Tito Livio, Cicerone e poi Procopio di Cesarea, Orlando, Sannazzaro: dall’antichità fino ai tempi recenti!
Seneca e Stazio sottolineano gli ozi degli abitanti lungo le sponde del fiume e l’amenità della valle del Sarno. Testimonianze di epoca medievale attestano la presenza, lungo il corso del fiume, di numerosi mulini e all’inizio del Cinquecento il poeta Jacopo Sannazaro ci lascia di questo fiume una delle più belle descrizioni ascrivibile a un corso d’acqua.
Alla fine del Settecento, lo scrittore viaggiatore Henry Swinburne definiva le acque del Sarno limpide e abbondanti di anguille e gamberi.
«Lodan vostra inclit’opra il Tebro, e l’Arno, L’Apennin, l’Alpe, il mar d’Adria, e ‘l Tirreno; Ma più che l’acque illustri, e ‘l bel terreno, Il mio Vesevo, il buon Sebeto, e ‘l Sarno.»
Mulini, ponti e paesaggi nelle immagini storiche
Ma anche pittori, incisori e importanti uomini politici sono rimasti affascinati dal Sarno e dai paesaggi che si scandiscono lungo il suo corso. La pittura e l’incisione hanno conservato immagini di ponti, mulini, rive frequentate e attività quotidiane legate all’acqua.
Jacob Philipp Hackert: Veduta di Scafati con ponte sul fiume Sarno (fine ‘700 - primo decennio dell’800).
Anonimo: Ponte della persica da sopra il Molino a Castellammare (non oltre il 1807).
Anonimo: Molini del Bottaro sul fiume Sarno (non oltre il 1807).
Filippo Palizzi (1818-1899), Donne che lavano al fiume Sarno.
Giovanni Serritelli (Napoli 1809-1874): Rettifica del fiume Sarno, Museo Nazionale di San Martino - Napoli).
Francesco Filosa: Veduta del fiume Sarno, prima metà del XX secolo.
Filippo Palizzi, Donne che lavano al fiume Sarno, 1856, olio su tela, cm 25,5×55,8, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma.

Idrogeologia e sorgenti
Il sottosuolo dell’Agro Nocerino Sarnese si presenta molto eterogeneo dal punto di vista granolumetrico e questo porta ad una certa variazione di permeabilità. Di conseguenza la piana del Sarno presenta più falde sovrapposte con caratteristiche molto diverse le quali generano continui interscambi con l’idrologia superficiale.
L’alimentazione acquifera e quindi delle sorgenti, proviene, oltre che dalle precipitazioni, anche dalle falde di base dei monti di Sarno e dei monti Lattari (i quali danno l’apporto idrico maggiore), dalla falda del Vesuvio e del substrato carbonatico profondo.
Prima che fossero captate dall’acquedotto Campano le sorgenti che alimentavano il Sarno erano 5, ossia: Sorgente della foce, sorgente del Mercato o Palazzo, sorgente Rogna, sorgente S.Marino e sorgente S.Mauro. Oggigiorno però le sorgenti restano solamente in tre (sorgente della Foce, del Mercato e S. Marino) a causa delle varie captazioni da parte di numerose industrie.
Il fiume Sarno è anche alimentato da due torrenti, la Cavaiola e la Solofrana che, entrambi inquinano il fiume. In particolare la Solofrana ha contribuito negli anni a rendere il fiume Sarno uno dei più inquinati d’Europa a causa dello scarico delle varie industrie presenti a Solofra.
Le attività economiche nel bacino
Il bacino idrografico del fiume Sarno si connota come un’area densamente urbanizzata e dal punto di vista economico-produttivo è caratterizzato da uno sviluppo per “poli”.
- Il polo conciario, presso il Comune di Solofra (Alto Sarno);
- Il polo conserviero unitamente a quello dell’industria grafica e delle cartiere, nel territorio dell’Agro Nocerino-Sarnese (comuni di Angri, Cava de Tirreni, Nocera Superiore, Nocera Inferiore, Pagani, San Marzano sul Sarno, Scafati).
L’area dell’Alto Sarno è caratterizzata da una limitata densità di popolazione, una modesta attività agricola ed una rilevante concentrazione industriale di tipo conciario corrispondente al distretto industriale di Solofra.
Il polo conciario di Solofra si estende su un’area di 114 kmq dove risiedono circa 38.000 abitanti con una densità demografica media di 333 abitanti per Kmq e, come si evince dalla denominazione del distretto, il punto di riferimento della produzione è rappresentato appunto dal comune di Solofra che viene definito “Città della Pelle” per la sua storia recente ed antica.
La filiera produttiva principale locale è rappresentata da quella della concia, ovvero lavorazione delle pelli ovi-caprine e del relativo indotto. Solofra, in particolare, produce il 40% delle pelli ovi-caprine realizzate in Italia, destinate prevalentemente al settore calzaturiero e all’abbigliamento.
L’area della piana dell’Agro Nocerino Sarnese, particolarmente fertile, ha fatto dell’agricoltura una delle principali fonti reddituali. Essa si inserisce nella più vasta Piana del fiume Sarno situata tra i poli urbani di Napoli e Salerno, in una zona compresa tra il cono vulcanico del Vesuvio e le montagne di Sarno a Nord ed i Monti Lattari a Sud.
Lo sviluppo economico è stato determinato principalmente dalla facilità di approvvigionamento dell’acqua e dalla peculiare qualità dei suoli che hanno reso l’area particolarmente fertile. Le principali coltivazioni dell’area sono il pomodoro, la cui produzione è caratterizzata da una forte stagionalità concentrata in soli 45-60 giorni/anno, il tabacco e le fibre tessili (canapa).
Il prodotto tipico dell’area è il pomodoro San Marzano, oggi riconosciuto dell’Unione Europea come D.O.P ed esportato in tutto il mondo.
L’inquinamento del Sarno
Oggi il fiume Sarno è tristemente noto come il più inquinato d’Europa. Caratterizzato da torbide acque che si colorano di rosso o di marroncino, a partire dagli anni ’60 il fiume Sarno è stato oggetto di numerosi studi, in quanto si è aggiudicato il primato indiscusso di fiume più inquinato d’Europa.
Lo stato attuale del fiume è il risultato di anni di scarichi illeciti delle industrie del settore conciario, nel polo solofrano in provincia di Avellino e di quello conserviero di trasformazione del pomodoro. Ad aggravare la situazione l’incuria generalizzata dei cittadini che riversano i propri rifiuti sulle sponde del fiume e lo stato di inadeguatezza dei sistemi fognari.
Quella del Sarno è una storia di inquinamento civile, agricolo ed industriale, di dissesto idrogeologico, di forti modifiche date da interventi di rivestimento e tombatura degli alvei, di rettifica delle anse, derivazioni e captazioni, anche abusive, alle sorgenti.
Il fiume non nasce inquinato, ma subisce le aggressioni delle carenze del sistema fognario-depurativo, dell’agricoltura che usa fertilizzanti chimici e fitofarmaci, dell’industria che non tratta adeguatamente i propri scarichi idrici.
In sostanza le acque del Sarno possono essere divise in tre parti: il primo tratto che va dalla sorgente ai primi 100 m è caratterizzata da acque pulite; il secondo tratto che arriva all’incrocio dei due affluenti e che è caratterizzato da un inquinamento moderato grazie ai depuratori presenti nel tratto di S. Marzano; il terzo tratto completamente inquinato tanto da sembrare di avere una fogna a cielo aperto.
Fatto di vitale importanza e da tenere sempre presente, è che le acque del fiume Sarno vengono utilizzate per i pozzi, per gli acquedotti e per l’agricoltura, facendo scaturire poi malattie di diversa natura su chi ne usufruisce.
Già uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità del 2002/2003 riportava una contaminazione di batteri fecali di circa 2 milioni di volte superiore al limite per gli scarichi dei depuratori e la presenza di salmonella e vibrione del colera.
Una recente relazione dell’ARPAC sul monitoraggio delle acque superficiali del fiume Sarno conferma il profondo grado di sofferenza del fiume e il persistere di inquinamento da cromo.
Monitoraggi e stato ecologico
Alla vigilia della giornata mondiale dell’acqua, ecco il report di Legambiente sullo stato di salute dei corpi idrici italiani. Acque troppo spesso inquinate, sprecate, e poco tutelate.
Storie che Legambiente ha raccolto nel report “Buone e cattive acque” e che ben rendono l’idea, come la storica vertenza che accompagna il fiume Sarno, un bacino di 540 chilometri quadrati in cui insiste una popolazione che di circa un milione di abitanti: 39 comuni distribuiti nelle province di Napoli, Salerno e Avellino.
Non va certamente meglio per il Sarno: tutti i corpi idrici in questione - il Sarno e i suoi affluenti - sono in deroga per l’obiettivo non raggiunto di buono o elevato stato ecologico (per maggior dettaglio: solo uno stato sufficiente; la maggior parte in stato scarso; due in stato cattivo).
Nell’ultimo dossier di Legambiente “Goletta del fiume Sarno” presentato il 18 gennaio 2018 a Salerno, si registra la situazione sempre critica del Bacino del Sarno. Dei 16 punti indagati lungo l’intero bacino del Fiume Sarno, compresi i Torrenti Cavaiola, Laura e Solofrana, tra il 26 e il 29 settembre 2017, 10 non raggiungono una qualità sufficiente avendo totalizzato punteggi che gli assegnano uno stato di qualità “Scarso” per 4 punti e uno stato “Cattivo” per altri 6.
Soltanto 6 campioni raggiungono una qualità sufficiente o superiore, di questi 2 raggiungono punteggi tali da avere assegnato uno stato di qualità “Sufficiente”, 3 lo stato “Buono” e soltanto 1 quello “Elevato”.
Più in generale, è il quadro complessivo dei servizi idrici in Campania a non essere entusiasmante: mentre sul fronte acquedottistico il servizio, al netto delle evenienze di carenza stagionale e di ricorrenti sospensioni connesse a cedimenti/rotture delle reti, rileva una copertura territoriale soddisfacente, sul fronte depurativo la situazione è decisamente critica, con un’ampia quota della popolazione affatto servita per carenze infrastrutturali o sebbene servita non ai livelli previsti dalla legge per l’inadeguata funzionalità e/o conduzione dei sistemi di trattamento degli scarichi.
Le conseguenze delle opere di trasformazione
Quella del Sarno è anche una storia di dissesto idrogeologico e di modifiche fisiche del corso d’acqua. Gli interventi di rivestimento e tombatura degli alvei, la rettifica delle anse, le derivazioni e le captazioni hanno alterato il rapporto tra acque superficiali, falde e territorio.
Dal 1803 l’ampliamento artificiale del bacino e della portata si accompagnò alle opere realizzate per risolvere gli allagamenti di Nocera e dei suoi casali. Dopo il 1860, il raddrizzamento del corso e l’eliminazione delle anse furono pensati per aumentare la velocità di deflusso, ma modificarono profondamente l’idrologia del fiume.
Obiettivo del report dell’associazione ambientalista è quello di richiamare l’attenzione sul problema dell’inquinamento dei corpi idrici e sull’importanza e l’urgenza di mettere in campo una efficace tutela e corretta gestione della risorsa idrica e dei corsi d’acqua che risentono, sempre più, dei cambiamenti climatici e dei fenomeni estremi di siccità come quella registrata nell’estate del 2017.
Le prospettive di recupero
Il degrado del fiume Sarno è l’esempio della scarsa applicazione delle norme riguardanti la tutela ambientale. Sebbene dal 1973 sia iniziato un progetto speciale di risanamento dell’intero Golfo di Napoli e nel 2003 sia stato istituito il Parco regionale del bacino idrografico del fiume Sarno con lo scopo di valorizzare il percorso fluviale e il patrimonio storico, culturale, ambientale e archeologico del territorio, ad oggi non si è ancora giunti ad una conclusione.
Il primo passo per rimpossessarsi del patrimonio idrico del fiume Sarno e rivivere le descrizioni degli antichi in cui le acque sorgive risultavano ricche di trote e anguille, è procedere alla sua bonifica e disinquinamento e far partire finalmente la rete di depuratori nei vari distretti, permettendo il riequilibrio dell’ecosistema.
«Il disinquinamento del Fiume Sarno e il suo bacino idrografico è una vertenza storica di Legambiente iniziata più di 30 anni fa - aggiunge Antonio Giannattasio, Segreteria di Legambiente Campania -. Uno dei punti fondamentali, oltre al contrasto degli sversamenti illegali e all’abbandono dei rifiuti, è il completamento di un sistema depurativo efficiente (impianti, reti di collettamento, reti fognarie).
Il cambiamento necessario passa inoltre anche attraverso alcune parole chiave come riqualificazione dei corsi d’acqua e rinaturalizzazione delle sponde, contrasto all’impermeabilizzazione dei suoli, miglioramento del trattamento di depurazione e implementazione del riutilizzo delle acque a 360° (dai fini industriali a quelli irrigui e domestici), rafforzamento dei controlli ambientali, innovazione e completa attuazione delle direttive europee».
«Oggi più che mai - spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - risulta evidente come sia necessario un nuovo approccio gestionale sul tema dell’acqua, con piani strategici che puntano ad eliminare gli scarichi inquinanti e a ridurre i prelievi, una misura necessaria per far fronte ai cambiamenti climatici.
È inoltre importate definire strumenti di partecipazione adeguati (come i contratti di Fiume), che coinvolgano settori pubblici e privati, istituzioni, associazioni, cittadini, tecnici ed esperti per individuare le criticità e le politiche da mettere in campo.
Ma per garantire misure risolutive calibrate sulle problematiche specifiche di ciascun bacino idrografico, è necessario completare la rete dei controlli ambientali, e uniformare su tutto il territorio nazionale il monitoraggio».
L’azione di recupero del fiume Sarno consentirebbe la valorizzazione di beni culturali, archeologici e naturali presenti in maniera massiccia lungo tutta la valle con uno sviluppo positivo dell’economia e, di riflesso, dell’occupazione.
Una lunga rete di associazioni promuove oggi la riqualifica del fiume Sarno e si batte per la difesa e la tutela del territorio dei diversi comuni coinvolti dall’inquinamento del fiume.
Nell’ultima fase del progetto gli studenti hanno intervistato alcuni abitanti del quartiere Rovigliano di Torre Annunziata, raccogliendo da un lato le testimonianze di un passato in cui il fiume era ancora un luogo ameno in cui andare a pescare e registrando dall’altro i disagi e le difficoltà quotidiane di quanti oggi vivono lungo il fiume.