Altari per divinità cinesi: forme, funzioni e figure del pantheon

Gli altari per divinità cinesi sono luoghi e oggetti attraverso cui il sacro entra nella vita quotidiana, collegando esseri umani, natura, antenati e Cielo. Possono trovarsi nei grandi templi, nei santuari di quartiere, nelle abitazioni, nei negozi, accanto ai campi o presso luoghi naturali considerati sacri.

Non esiste un modello unico di altare, perché la religiosità cinese riunisce Taoismo, Buddhismo, Confucianesimo e antiche credenze popolari. Una stessa divinità può avere nomi diversi in regioni diverse, attributi diversi in templi diversi e storie di origine diverse in testi diversi.

Il significato degli altari nella religione cinese

Questo è il modo in cui funzionano le divinità cinesi: figure inserite nel tessuto delle relazioni quotidiane tra esseri umani, natura, antenati e Cielo. Vivono nella cucina, nel quartiere, lungo il fiume, nel palazzo celeste dell’ordine cosmico e perfino nei sogni, formando un’unica trama di presenze che accompagna la vita di ogni giorno.

La prima cosa da capire è che il pantheon cinese segue una logica diversa da quella greca o nordica. Anziché raccogliersi in un elenco chiuso e definitivo, si presenta come una tradizione aperta e in continua evoluzione. Al posto di un unico testo sacro con divinità e attributi fissati una volta per tutte, o di un’autorità che ne definisca i confini, esiste qualcosa di molto più complesso e vivo: una rete di tradizioni che si sovrappongono, si influenzano, si contraddicono e si completano a vicenda.

Le divinità cinesi possono appartenere contemporaneamente al Taoismo, al Buddhismo e alla religione popolare, mantenendo un’identità che va oltre ciascuna di queste tradizioni. Il confucianesimo, il Taoismo e il buddhismo hanno convissuto per secoli nella vita religiosa cinese come strati complementari di una stessa visione del mondo. Ciascuno portava qualcosa di proprio: il confucianesimo l’ordine delle relazioni sociali e il rispetto degli antenati, il Taoismo la ricerca dell’armonia con le forze naturali e la via dell’immortalità, il buddhismo la comprensione della sofferenza e la promessa della compassione.

Le divinità che appartengono a queste tradizioni si sono mescolate, si sono sincretizzate e si sono scambiate attributi. Questa fluidità riflette un approccio alla religiosità profondamente diverso da quello delle tradizioni monoteiste: l’identità religiosa cinese tradizionale accoglie pratiche e devozioni molteplici.

Tipologie di altari e luoghi sacri

Altari domestici

Il culto non si esaurisce nei grandi templi e nelle grandi cerimonie: vive negli altari domestici, nelle nicchie dei negozi, nei piccoli santuari ai margini dei campi. La divinità è ovunque dove qualcuno ha deciso di riconoscerla.

Si può onorare Guanyin al mattino, fare un’offerta al dio della cucina la sera, consultare un geomante prima di costruire e bruciare incenso per gli antenati nelle occasioni importanti. Ogni gesto risponde a una funzione diversa e si rivolge a un differente aspetto del sacro, componendo un insieme coerente.

Piccoli santuari locali

In un piccolo tempio di quartiere a Chengdu, accanto alla porta d’ingresso, c’è una statua di terracotta dipinta di rosso e d’oro. Ogni mattina qualcuno le porta frutta fresca e incenso, cambia l’acqua nella coppetta di ceramica e sistema i bastoncini d’incenso consumati rimasti dalla sera prima.

Non è un sacerdote: è il proprietario del negozio di fronte. Lo fa da quando era bambino, come prima di lui aveva fatto suo padre. La statua raffigura Tu Di Gong, il dio della terra - più precisamente, il dio di quella terra, di quel quartiere, di quelle strade specifiche.

È una divinità locale, con una competenza territoriale ben definita, con una storia che comprende la sua vita umana prima della divinizzazione e con preferenze e abitudini che chi lo conosce da generazioni sa come rispettare.

Altari pubblici e santuari cittadini

Le divinità più importanti ricevevano templi e santuari. Questi ultimi venivano spesso eretti anche per gli spiriti locali e per uomini e donne nobili deificati dopo la morte.

Ciascun paese, villaggio, città, campo, fattoria, anche alcune tombe nei cimiteri avevano il proprio Tudi Gong, uno spirito elementale la cui essenza divina veniva riconosciuta. Gli spiriti della natura, invece, erano chiamati Kuei-Shen, e vivevano negli alberi o nei corsi d'acqua, oppure sorvegliavano i giardini.

Gli altari imperiali di Pechino

Fino ai primi anni del Novecento a Pechino si celebravano ancora dei riti propiziatori riservati agli elementi primordiali. L’Imperatore in persona si recava nei cinque grandi altari, posti nei cinque punti cardinali (il Centro è uno di loro), per sacrificare a Cielo, Terra, Sole, Luna, Grano.

Erano riti antichi e solenni, scanditi da musiche, al cui successo erano legati i buoni o i cattivi eventi sociali e politici dell’anno. Nel profondo relativismo tipico dei cinesi, queste cerimonie si accompagnavano ai riti confuciani, a essi simili, alle pratiche taoiste e a quelle buddiste.

Oggi i cinque altari, che sorgono al centro di cinque parchi, hanno perso ogni valore religioso, essendo terminata, con la caduta dell’impero, la funzione mediatrice del Figlio del Cielo. Tuttavia vi è rimasta una certa spiritualità che potrei definire minima, legata al movimento.

Altare del Sole Ritan a Pechino

Il grande altare, circondato da un muro circolare (il tondo per i cinesi è il simbolo del cielo, il quadrato quello della terra), è ancora lì, perfettamente conservato e si anima solo una volta all’anno per la rievocazione, con tanto di musiche e costumi, dei riti perduti.

In ogni angolo del parco Ritan, dedicato un tempo al culto del Sole, giovani e anziani di ritirano in se stessi per dedicarsi a pratiche di meditazione in movimento, alla danza, alla ginnastica, a giochi di destrezza. Un luogo che aveva perduto la sua funzione storica è stato rivitalizzato, ricostruendone le parti distrutte durante i primi anni del Novecento e costruendogli attorno un parco ricco di presenze simboliche (un lago, padiglioni, punti panoramici).

Tutto è clamorosamente falso, tutto è fondamentalmente nuovo, tranne alcuni padiglioni “di servizio” e parte dell’altare vero e proprio; eppure, guardando come questo posto sia oggi vivo, percepito, goduto dalla gente di Pechino, non posso fare a meno di pensare come invece da noi, per un conservatorismo un po’ parruccone e fortemente snob, si finisca per tacciare di kitsch ogni operazione come questa, lasciando che il fossato tra tradizione, storia e realtà si allarghi sempre di più, in nome di un malinteso senso di rispetto dell’originale.

Credo di essere perfettamente d’accordo con chi pensa che il valore dell’Originale, nell’arte e nell’architettura, non dovrebbe essere quello di restare cristallizzato nel suo tempo e nel suo spazio ma di dare forza e continuità alla sua idea primaria attraverso anche la sua propagazione nella vita e nel tempo di copie di qualità.

Quando si dice “falso” nel mondo occidentale si entra subito nel territorio del negativo, quando non dell’illecito; quando lo si dice in Oriente si è invece spesso nel territorio del tributo spirituale (e anche commerciale naturalmente) alla grandezza di un archetipo.

Come si compone un altare cinese

Un altare cinese può essere costituito da una statua o da un’immagine della divinità, da incenso, acqua, frutta, cibo, vino e altri oggetti rituali. La disposizione varia secondo la divinità venerata, il luogo e la tradizione locale.

La cura quotidiana dell’altare è parte della relazione con la divinità. Portare offerte, cambiare l’acqua, accendere incenso e mantenere ordinato lo spazio esprimono rispetto e continuità, più che una semplice decorazione religiosa.

Il rispetto si esprime attraverso il rito, l’offerta e la cura della relazione, facendo dell’esperienza religiosa soprattutto una pratica vissuta. Le divinità cinesi seguono una logica diversa: accolgono chiunque si rivolga a loro nel modo corretto, indipendentemente dal rapporto che quella persona mantiene con le altre divinità.

Le principali divinità associate agli altari

Tu Di Gong, il dio della terra locale

Tu Di Gong - il dio della terra locale - è quella piccola statua nel tempio di quartiere con cui questo articolo è cominciato: non una divinità cosmica, ma una presenza precisa e quotidiana, responsabile del benessere di un luogo specifico.

Le divinità locali svolgono il ruolo di funzionari divini del territorio, seguendo la stessa struttura gerarchica dei magistrati imperiali. Ciascun paese, villaggio, città, campo, fattoria, anche alcune tombe nei cimiteri avevano il proprio Tudi Gong, uno spirito elementale la cui essenza divina veniva riconosciuta.

Zao Jun, il dio della cucina

Zao Jun - il dio della cucina - è la divinità più domestica di tutte: ogni famiglia che mantiene la tradizione ha la sua immagine accanto ai fornelli. Ogni anno, all’avvicinarsi del Capodanno lunare, sale al palazzo celeste a fare il suo rapporto annuale sulla condotta della famiglia.

Prima di partire, gli si offrono dolci appiccicosi - per fare in modo che le sue parole all’Imperatore di Giada siano altrettanto dolci. Zao-Shen era rappresentato da una statuetta di carta fatta dalla donna più importante della casa e veniva tenuto nello stesso posto per tutto l’anno.

Zao-Shen era responsabile per la felicità della casa e per la ricchezza della famiglia, ma tutto ciò dipendeva dal comportamento e dalla bontà dei membri. Tutti i mesi Zao-Shen lasciava la casa per fare rapporto agli dei e agli spiriti locali sulla condotta della famiglia.

Se si erano comportati bene, gli veniva ordinato di aumentare le loro ricchezze e la loro felicità; se si erano comportati male, doveva invece diminuirle. Con “ricchezze” non si intendeva solo quelle materiali, ma anche il benessere, ulteriormente assicurato dal fatto che lui allontanasse gli spiriti maligni.

Alla vigilia del nuovo anno, Zao-Shen usciva per fare rapporto direttamente a Shangti e agli dei universali sul comportamento della famiglia durante l’anno trascorso. In quei momenti, veniva bruciato più incenso del solito davanti alla statua di carta e veniva spalmato del miele sulla sua bocca perché da essa uscissero solo parole dolci sulla famiglia.

Per ringraziarlo della sua protezione, davanti a lui venivano lasciate offerte di cibi gustosi e buon vino. Infine, la figura di carta veniva bruciata e venivano accesi dei fuochi d’artificio per velocizzare il suo cammino. Il mattino successivo, il primo giorno del nuovo anno, veniva fatta una nuova statua di carta e posizionata sulla cucina.

Caishen, il dio della ricchezza

Le divinità della prosperità occupano un posto centrale nella religione popolare cinese. Caishen - il dio della ricchezza - è tra le divinità più invocate nelle feste del Capodanno, quando la sua immagine appare nei mercati, nei negozi, negli uffici.

Caishen, il dio della ricchezza, era uno degli dei più popolari della Cina antica e lo è tutt’oggi. Si possono vedere statue di Caishen (conosciuto anche come Ts'ai Shen) nelle attività gestite dai cinesi in tutto il mondo e anche nelle loro case.

Viene rappresentato come un uomo ricco seduto, con indosso una vestaglia di seta che tiene tra le mani le sue ricchezze. A volte è accompagnato da due servitori che portano scodelle d'oro.

Non era solo il dio della ricchezza materiale, ma donava anche una vita ricca, cioè una famiglia felice e un lavoro sicuro, prospero e rispettabile. Caishen era molto generoso con i suoi proseliti, ma non era uno sciocco, perciò non donava le sue ricchezze a chiunque.

Bixia Yuanjun, la Signora del monte Tai

Tra le divinità taoiste più legate alla nascita, al destino e alla protezione si trova Taishan Niangniang (泰山娘娘, ‘La Signora del monte Tai’), nel taoismo nota come Bixia Yuanjun (碧霞元君; lett. ‘Il sovrano primordiale delle nuvole colorate dell’alba’).

Nella genealogia dei miti cinesi confluiscono personaggi del buddismo, taoismo, confucianesimo e folclore popolare. Il monte Tai, ‘il monte di dio’, ha sempre rivestito un ruolo prominente nell’arcaica concezione magico-sacrale della natura propria dell’animismo.

La ‘Signora del monte Tai’ fu una delle divinità più popolari della Cina, specialmente durante le dinastie Ming e Qing, con un considerevole impatto soprattutto sulla cultura dell’area settentrionale.

In qualità di ‘dea dell’alba’, assiste alla nascita di ogni nuovo giorno dalla propria dimora tra le nubi nonché, come dea del parto, presiede alla nascita dei bambini - con particolare attenzione per i maschi - e ne fissa il destino, influendo sulla stessa durata della vita - tanto più lunga quanto saranno le preghiere rivoltele - sino a giudicare i morti.

Bixia Yuanjin Questa dea taoista cinese è responsabile dello spuntare del giorno e del parto nonché del destino. Spuntare del giorno e parto sono due concetti spesso collegati (il che è abbastanza comprensibile) nelle mitologie di tutto il mondo: il sorgere del sole, che porta la luce sulla terra, è equiparato al bambino che emerge dall’oscurità del grembo materno alla luce del giorno.

Se prima della dinastia Ming la ‘Signora del monte Tai’ apparteneva esclusivamente al folclore popolare, è nel 1461 che Xu Bing许彬 crea le premesse per la nascita della divinità taoista, raccontando nel libro Chong Xiu Yunv Ci Ji《重修玉女祠记》i miracoli ricevuti sul monte Tai.

Da quel momento in poi, la ‘Signora del monte Tai’ diviene dunque Bixia Yuanjun, felicemente accolta e venerata dalla corte e dal popolo.

Statua bronzea di Bixia Yuanjun

Probabilmente ascrivibili alla dinastia Ming, le due preziose sculture in bronzo parzialmente dorato e inciso ci restituiscono l’immagine della dea seduta in tutta la sua serafica potenza.

Guanyin, la dea della compassione

Guanyin - il cui nome significa letteralmente “colei che ascolta i suoni del mondo” - è la figura più amata del pantheon buddhista cinese, e probabilmente la divinità più venerata in tutta l’Asia orientale.

Discende da Avalokiteshvara, il bodhisattva maschile della compassione della tradizione buddhista indiana, ma la Cina lo trasformò lentamente in una figura femminile nel corso dei secoli, con leggende proprie, luoghi sacri propri e una presenza che tocca ogni strato della società.

Guanyin offre salvezza attraverso l’attenzione. La sua forza risiede nella qualità dell’ascolto: un ascolto libero dal giudizio, capace di accogliere ogni richiesta e di rispondere a ogni dolore autentico con la stessa presenza compassionevole.

Le sue statue nei templi ricevono le preghiere di madri che chiedono fertilità, di marinai che temono la tempesta e di famiglie che affrontano il lutto. Quella varietà rappresenta la forma concreta della compassione, capace di raggiungere ogni persona.

Guanyin era la dea della pietà e della misericordia, che divenne la protettrice dei marinai e dei pescatori. In origine, era una divinità indiana chiamata Avalokitesvara, che significa “Colei che osserva il mondo e ascolta i lamenti delle persone”.

Chenghuang, i protettori delle città

Cheng-huang Divinità protettrici cinesi. Difendono contro disastri e catastrofi e proteggono gli abitanti delle città loro affidate, i quali possono anche supplicarli.

Nei periodi di siccità fanno piovere, garantiscono un raccolto abbondante e assicurano la ricchezza degli abitanti. I Cheng-huang, inoltre, guidano in paradiso le anime dei defunti.

La tradizione dei Cheng-huang risale ai tempi antichi ed è stata adottata dal Taoismo, che ha elevato questi protettori delle città al rango delle sue divinità più importanti.

Il Drago e i Re Draghi

Il Drago è la più antica divinità in Cina. Il simbolo del drago appare sulle ceramiche di un sito Neolitico nel Villaggio di Banpo e risale c.a. al 4500-3750 AEC.

Si pensava che il drago fosse composto sia dallo yin che dallo yang, perciò veniva originariamente considerato una forza d'equilibrio saggia e giusta. Il drago Yinglong, conosciuto come il Re Dragone, era il dio della pioggia e delle acque.

I Re Draghi del drago cinese governano i mari e i fiumi con l’autorità di funzionari imperiali, e possono essere invocati, placati o rimproverati quando le piogge non arrivano o arrivano troppo.

Come re dei mari era conosciuto come Hong Shen e veniva venerato dai marinai e dai pescatori, ma anche i contadini lo pregavano chiedendo pioggia per i loro raccolti.

Imperatore di Giada e burocrazia celeste

Se c’è un’immagine che unifica buona parte della cosmologia religiosa cinese - al di là delle differenze tra taoismo, buddhismo e religione popolare - è quella del cielo come corte imperiale.

L’Imperatore di Giada (Yù Huáng Dàdì) siede al vertice di una gerarchia celeste che rispecchia con precisione quella dell’impero terrestre. Più che il creatore assoluto dell’universo, è il supremo amministratore dell’ordine cosmico, il punto di convergenza di tutte le autorità divine, il sovrano che riceve rapporti, emette decreti e promuove o degrada i funzionari celesti in base al loro operato.

Questa burocrazia rappresenta uno degli elementi centrali della religiosità cinese. Le divinità del pantheon hanno spesso titoli precisi, ambiti di competenza delimitati e responsabilità verso i domini che governano.

Il dio della cucina sale ogni anno al palazzo celeste per presentare il suo rapporto sulla famiglia che sorveglia. I Re Draghi dei mari rispondono all’Imperatore di Giada delle piogge che concedono. Le divinità locali svolgono il ruolo di funzionari divini del territorio, seguendo la stessa struttura gerarchica dei magistrati imperiali.

Nuwa, Fuxi e le divinità creatrici

Prima che esistesse la burocrazia celeste, esisteva il caos. E dal caos emersero le figure che resero possibile il mondo.

Nüwa è la dea dal corpo di serpente che plasmò gli esseri umani dall’argilla del fiume Giallo - i primi con cura e attenzione, i successivi scuotendo una corda nel fango, più veloci e più numerosi.

È anche la dea che riparò il cielo quando si spezzò: fuse pietre di cinque colori per chiudere la breccia e tagliò le zampe di una tartaruga cosmica per usarle come pilastri. Grazie a lei il cielo ritrovò la propria stabilità.

Fuxi - spesso compagno o fratello di Nüwa nelle versioni del mito - è il portatore della civiltà: insegnò agli esseri umani la caccia, la pesca, l’allevamento, e disegnò i trigrammi dell’I Ching, le otto figure simboliche su cui la filosofia cinese ha costruito secoli di pensiero sul cambiamento e sull’ordine.

Se Pangu creò il mondo fisico e Nüwa gli diede la vita, Fuxi gli diede il linguaggio del cosmo. Nuwa e Fuxi erano il padre e la madre degli esseri umani.

Nuwa è nata all'inizio della creazione e corresse gli errori iniziali così che tutto fosse perfetto. Costruì un palazzo per sé, che divenne il modello per l'architettura cinese, e visse lì con il suo amico e fratello Fuxi, entrambi rappresentati con teste umane e il corpo di un drago, o corpi umani fino alla vita e gambe e coda di drago.

Nuwa si sentiva sola e modellò gli esseri umani dal fango preso dal Fiume Giallo. Soffiò in loro la vita e loro si mossero e cominciarono a vivere. Continuò a creare sempre più esseri umani, ma questo era un lavoro faticoso, perciò inventò il matrimonio, cosicché gli umani potessero riprodursi da soli.

Pangu e l’origine del mondo

Pangu è il gigante cosmico cinese che dormiva dentro l’uovo primordiale e che, quando si svegliò, separò il cielo dalla terra tenendoli divisi con il proprio corpo per diciottomila anni.

Alla sua morte, il corpo si trasformò nel mondo. I suoi occhi divennero il sole e la luna, il respiro il vento, il sangue i fiumi, la carne la terra.

Pangu non plasmò il mondo dall’esterno: il suo stesso corpo si trasformò nel mondo.

Chang’e, dea della luna

Chang’e è la dea della luna, spesso citata nella poesia e nella letteratura cinese. È la moglie di Hou Yi, l’arciere celeste, e la sua storia è legata agli elisir dell’immortalità e alla Festa di metà autunno.

Secondo un racconto, Houyi aveva costruito il palazzo estivo per Xi Wang Mu e in cambio aveva ricevuto due elisir dell’immortalità, gli ultimi esistenti, che Houyi decise di usare su se stesso e sulla moglie.

Mentre Houyi era assente, Chang’e s’impadronì degli elisir e li bevve entrambi. Per coincidenza Houyi era appena tornato e vide la moglie ascendere verso la luna.

Questa dea è venerata nel giorno di Mezzo Autunno (la notte di luna piena nell’ottavo mese lunare). Un altare viene collocato all’esterno di fronte alla luna. Chang’e concede la bellezza ai suoi adoratori.

Xiwangmu, la Regina Madre dell’Occidente

La Regina Madre dell’Ovest era la regina degli dei immortali e degli spiriti, in particolare quelli femminili che vivevano nella landa mistica di Xihua (“Fiore dell’Ovest”), ed era la dea dell’immortalità.

È conosciuta anche come Xiwangmu o Xi-Wang-Mu e viveva in un castello dorato sui monti Kunlun, circondata da un fossato così sensibile che se anche un solo capello cadeva nelle sue acque sarebbe affondato.

Questo fossato proteggeva il suo frutteto di peschi, poiché il succo dei suoi frutti rendeva immortali. Durante la Dinastia Han (206 AEC - 220 EC) il culto della dea divenne molto diffuso e il governo costruì dei santuari in suo onore.

Yan Wang e gli altari funerari

Yan Wang è il dio della morte e il signore dell’aldilà. È il più importante di tutti i Signori della Morte, che governano sugli inferi.

Yan Wang presiede il giudizio delle anime e decide se devono essere punite per i crimini perpetrati in vita, se possono andare a vivere con gli dei o se si reincarneranno.

Di-cang è uno dei quattro grandi boddhisatva del buddismo cinese, il cui nome significa “Grembo della Terra”. Libera coloro che dimorano nei diversi inferni (naraka).

Di-cang è raffigurato come un monaco che tiene nella destra un bastone di metallo con sei anelli tintinnanti su di esso, in grado di aprire per lui le porte dell’inferno.

Altari, antenati e oggetti per l’aldilà

Gli antenati che avevano oltrepassato il ponte che li portava al regno dei morti per soggiornare tra gli dei e proteggere i vivi venivano venerati. Le offerte destinate ai defunti completavano il rapporto tra la casa, gli antenati e il mondo invisibile.

Dzi dzat è il nome generico che indica gli oggetti tombali di carta e i sacrifici ancestrali bruciati allo scopo di ottenere una vita serena e confortevole per i morti.

Fotografie e relazioni scritte di sacrifici risalenti a prima della Seconda guerra mondiale testimoniano che case di carta e bambù venivano bruciate durante i funerali e in occasione di feste periodiche.

Queste dimore per gli spiriti dei morti venivano riempite con rappresentazioni di carta di tutto ciò che gli antenati conoscevano o avevano desiderato durante la vita: cibi preferiti, libri, segni distintivi del grado, un’imbarcazione da diporto o una giovane signora, tutto realizzato con carta dipinta e piegata.

Ai giorni nostri, gli dzi dzat sono assai spesso delle autovetture Ford di carta di 90 anni fa lunghe meno di tre metri, oppure delle case di carta di una decina di metri d’altezza.

I discendenti donano con prodigalità agli spiriti le moderne comodità (di carta), come ad esempio pentole elettriche per cuocere il riso, computer, videocamere e televisori decorati con manifesti turistici incollati sui loro schermi larghi metri, e videoregistratori in carta nera ad essi intonati, marcati con loghi di plastica argentata di autentiche società elettroniche giapponesi.

I Cinesi hanno onorato i loro antenati con sacrifici destinati all’uso nella vita ultraterrena per i quattromila anni a noi noti, e sono riluttanti a rinunciare alla consolazione e al senso della storia che li ricompensa per questo rituale.

Montagne, fiumi e luoghi naturali come altari

Nella cosmologia taoista, il mondo naturale e il sacro formano un’unica realtà: montagne, fiumi e foreste sono attraversati dalle stesse energie che governano il cielo, e le Cinque Montagne Sacre ne rappresentano l’espressione più importante.

Queste divinità vivevano in palazzi e castelli, o in luoghi da cui dominavano dall’alto gli esseri umani come i monti Kunlun, il monte Tai, il monte Jade e il monte Penglai, una terra mistica in mezzo al mare dove ci si recava dopo la morte.

Anche se lontani, gli dei restavano connessi alla vita umana, osservando e valutando le buone e le cattive azioni delle persone. Ogni divinità aveva il proprio ruolo e poteva prendere parte ai momenti più intimi della vita di ciascuno o agli eventi di importanza nazionale, come il collasso di una dinastia.

Gli Otto Immortali e le figure taoiste

Gli Otto Immortali - Bā Xiān - sono tra le figure più amate del taoismo popolare cinese, e la loro popolarità deriva in parte dalla loro irriducibile diversità.

Ognuno segue una storia diversa, appartiene a un’epoca diversa e proviene da ambienti sociali differenti: tra loro si trovano un filosofo benevolo, un mendicante storpio, una giovane donna, un vecchio eccentrico, un militare e un musicista.

Ciascuno raggiunse l’immortalità per una strada diversa: chi attraverso la pratica spirituale, chi grazie a una trasformazione inaspettata, chi vivendo in modo così fuori dagli schemi da oltrepassare i confini ordinari dell’esistenza.

I loro nomi - Lü Dongbin, Zhongli Quan, He Xiangu, Lan Caihe, Zhang Guolao, Li Tieguai, Han Xiangzi e Cao Guojiu - compaiono su ceramiche, dipinti, racconti e film, e vengono ancora invocati in alcuni riti taoisti.

Ba Xian Gli “otto immortali” della mitologia taoista, nonché le divinità più conosciute. Sono simbolo di buona fortuna in ogni parte della Cina.

Rappresentano otto diverse condizioni di vita: giovinezza, vecchiaia, povertà, salute, popolo, nobiltà, la condizione di maschio, la condizione di donna.

Le più antiche descrizioni risalgono alla dinastia Tang (inizio del VII secolo), ma il raggruppamento attuale non fu definito fino alla dinastia Ming (fondata nel 1368).

I Ba Xian sono uno dei soggetti preferiti dagli artisti e sono ritratti su ventagli e porcellane. Sono anche figure di spicco in molte opere letterarie.

Divinità della natura, della pioggia e del vento

Lei Gong - il dio del tuono - e sua moglie Dianmu - la dea del lampo - producono i temporali con gli strumenti del loro mestiere: uno martella le nuvole, l’altra apre i suoi specchi di bronzo.

Yu Shi - il maestro della pioggia - porta l’acqua che Le Gong e Dianmu hanno convocato. Fei Lian è il dio cinese del vento che porta con sé in una sacca.

Fei Lian è raffigurato sotto forma di drago alato, con testa di cervo e coda di serpente. Nella sua forma umana è noto col nome di Feng Bo.

Feng-Po-po è la dea cinese del vento (letteralmente “Signora del Vento”). È raffigurata con le sembianze di una vecchia rugosa che siede su una tigre cavalcando lungo una strada fatta di nuvole.

Feng-huang è la fenice cinese, personificazione della forza primigenia dei cieli. Feng-huang ha testa e cresta di fagiano, e coda di pavone.

Divinizzazione e trasformazione degli esseri umani

Una figura storica reale - un generale valoroso, un medico celebre, un funzionario giusto - può essere progressivamente divinizzata nel corso dei secoli, acquisire un culto locale, poi regionale, poi nazionale.

La divinizzazione - attraverso una vita esemplare, il martirio, imprese straordinarie o il lungo accumulo di venerazione locale - rappresenta un processo ben documentato nella storia religiosa cinese.

Un generale valoroso muore in battaglia e diventa il protettore dei guerrieri. Un medico salva abbastanza vite e il villaggio inizia a onorarne la memoria con offerte.

Quel culto cresce, si istituzionalizza e il medico diventa una divinità con un tempio. I mondi umano e divino rimangono così in costante comunicazione.

Le divinità cinesi possono anche essere promosse o degradate nel sistema celeste, come funzionari imperiali, e assumere nuovi ruoli attraverso il sincretismo e la reinterpretazione in contesti diversi.

Il rapporto tra altare, rito e comunità

Le divinità della prosperità occupano un posto centrale nella religione popolare cinese. Tuttavia, la devozione non riguarda soltanto ricchezza, salute o protezione: può riguardare la fertilità, la nascita, il destino, la pioggia, il raccolto, la navigazione, la memoria degli antenati e l’ordine del territorio.

Queste figure sono essenziali per capire la religiosità cinese popolare. Il culto non si esaurisce nei grandi templi e nelle grandi cerimonie: vive negli altari domestici, nelle nicchie dei negozi, nei piccoli santuari ai margini dei campi.

Un’altra differenza cruciale riguarda la possibilità che gli esseri umani diventino divinità. I confini tra il leggendario, il semi-storico e il mitologico restano fluidi, come riflesso della natura stessa di questa tradizione.

Questa plasticità costituisce una delle loro maggiori forze e ha permesso a queste tradizioni di attraversare millenni di cambiamenti storici.

I templi sono ancora aperti. A Taiwan, a Hong Kong, nelle comunità cinesi di tutto il mondo e nei quartieri delle città della Cina continentale dove le politiche si sono allentate, il culto delle divinità tradizionali continua, trasformandosi e adattandosi ai tempi.

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