Altare madre figlia nella necropoli della Via Triumphalis

L’altare con i volti di una madre e della figlia appartiene alla Necropoli della Via Triumphalis, un grande complesso funerario romano lungo le pendici nord-orientali del colle Vaticano. Il reperto testimonia il carattere familiare delle sepolture e la dimensione affettiva della memoria funeraria nell’antica Roma.

La necropoli, utilizzata dalla fine del I secolo a.C. fino al IV o V secolo, conserva tombe, mausolei, sarcofagi, urne, altari, mosaici, stucchi, affreschi, statue e iscrizioni che restituiscono soprattutto la vita delle classi medie e più umili della società romana.

Altare romano madre e figlia

La Necropoli della Via Triumphalis

La Necropoli della Via Triumphalis è un’area funeraria romana, ubicata sotto la Città del Vaticano, scoperta con scavi archeologici condotti tra il 1956 e il 2003. Le aree archeologiche scavate sotto all’Annona, all’Autoparco, alla Fontana della Galera e al piazzale di Santa Rosa fanno tutte parte di un’unica grande necropoli, che si estendeva al di sotto della Via Triumphalis, l’odierna Via Leone IV, e furono utilizzate dal I secolo a.C. fino al V secolo.

Le Necropoli vaticane sono un complesso funerario molto esteso: sono stati, infatti, scavati almeno sette nuclei diversi di sepolture, senza contare i ritrovamenti minori. Almeno cinque aree sono visitabili: quella sotto la Basilica di San Pietro, quella dell’Autoparco, gli scavi dell’Annona, quelli della Fontana della Galera e l’area del piazzale di Santa Rosa.

L’Area archeologica della Necropoli Vaticana, scavata sotto i giardini vaticani, attraversata dall’antica Via Triumphalis e dalla Via Cornelia, copre quasi 1000 m² e ospita resti archeologici quali mosaici, affreschi, ma soprattutto oltre 1000 tra tombe e sepolture varie. Essa è ubicata lungo il fianco nord-orientale del Colle Vaticano, il cui periodo di frequentazione è compreso tra la fine del I sec. a.C. e il IV d.C., esattamente fino al 320 d.C.

La necropoli di Santa Rosa è fra queste quella sicuramente più affascinante. Aperta al pubblico dal 2006, si sviluppa su un’area di 500 metri quadri circa, nella quale si trovano, fino quasi a sovrapporsi, quaranta edifici sepolcrali più o meno ricchi, alcuni con sarcofagi e are, e più di duecento sepolture singole, decorate da cippi, lastre e steli.

Perché le tombe si trovavano lungo la strada

La parola necropoli, dal greco necròs, morto, e pòlis, città, indica una “città per i defunti”. Poiché la legge romana vietava di cremare e seppellire i defunti all’interno delle città per ragioni di sicurezza e di igiene, troviamo aree cimiteriali lungo le strade al di fuori del centro urbano.

Il passaggio dei viaggiatori alimentava il ricordo dei defunti, ma era soprattutto l’attività dei vivi che era ben presente nelle necropoli: attraverso particolari pratiche e riti funerari gli antichi romani mantenevano il legame con i propri cari scomparsi e stabilivano un contatto con l’Aldilà.

Tutte queste attività sono particolarmente documentate nella necropoli che si è sviluppata lungo il tratto della Via Triumphalis prossimo alla città. Dal margine di questa via, che costeggiava il colle Vaticano, le tombe si distribuivano lungo le pendici collinari su vari terrazzamenti.

Il paesaggio era caratterizzato da una grande varietà di sepolture, collettive e individuali, da viottoli e piazzole, spesso utilizzate per le cerimonie legate al culto dei morti. I reperti offrono uno spaccato della vita quotidiana di quanti riposano sulle pendici dell’antica collina, al di fuori della cinta muraria cittadina come previsto dalle leggi romane.

Il significato dell’altare con madre e figlia

L’altare con due volti muliebri affiancati, la madre e la figlia, rientra nella varietà di monumenti funerari che rende la Necropoli della Via Triumphalis una testimonianza eccezionale dei rapporti familiari nell’antica Roma.

Il reperto si inserisce in un contesto nel quale le iscrizioni, gli altari, i sarcofagi e gli oggetti funerari non ricordano soltanto il nome del defunto, ma conservano tracce dei legami familiari, delle professioni, delle origini e delle condizioni sociali delle persone sepolte.

In una sepoltura con colombario la statua di un amministratore di condominio: nell’urna riuniti moglie, marito e i figli. Un altro sarcofago presenta invece due donne, della prima metà del II secolo dopo Cristo.

E che ci stupisce: dall’urna funeraria in vetro azzurrato dello scenografo Alcino al sarcofago del Cavaliere, a quello con due volti muliebri affiancati, la madre e la figlia. Al paffuto bambino di quattro anni, dice l’iscrizione, con l’espressione tristemente assorta.

Le tombe mostrano quindi una memoria funeraria costruita intorno alla famiglia, alla parentela e agli affetti. La presenza ravvicinata di madre e figlia richiama la volontà di mantenere visibile il rapporto tra persone appartenenti allo stesso nucleo familiare anche dopo la morte.

La riunione familiare oltre la morte

“Dalla fine del I secolo avanti Cristo fino agli inizi del secondo dopo Cristo”, osserva il vicedirettore, “era praticata per gli incinerati la riunificazione delle ossa: quando alcuni bambini morivano, ed allora era alta la mortalità infantile, dopo qualche anno, una volta deceduti anche i genitori, le loro ceneri venivano riunite in urne differenti per dare luogo ad una sorta di riunione familiare nella vita ultraterrena”.

“Questo è un aspetto che non potevamo immaginare. Le fonti infatti non ne parlano. Noi abbiamo conoscenza solo delle pratiche legate a personaggi importanti. Qui invece troviamo schiavi, liberti, artigiani, gente semplice che lavorava per la casa imperiale, per gli orti imperiali, per la macchia di Augusto”.

Tanto il climax degli affetti che in una unica tomba si riuniscono le ossa di bambini ricongiunti con i propri genitori, resti anche nel numero di cinquemila che si radunano insieme. Le iscrizioni svelano sentimenti, gioie, attorno ad esse chi era rimasto in vita banchettava, siglando vita e morte.

Queste pratiche mostrano come il sepolcreto non fosse soltanto un luogo di deposizione, ma anche uno spazio nel quale i vivi continuavano a costruire una relazione con i morti. I vivi in visita ai defunti portavano con loro cibi, offerte ai loro cari e poi si fermavano a mangiare, in una sorta di picnic nella campagna attorno all’Urbs.

Scoperta, scavi e conservazione

La scoperta di questo settore della necropoli è iniziata nel 1956 in occasione degli scavi per la costruzione dell’Autoparco vaticano. Un primo nucleo di questa necropoli venne trovato tra il 1956 e il 1958, in occasione del cantiere per la costruzione di un parcheggio sotterraneo.

Nel 2003 è stato portato alla luce il settore denominato Santa Rosa con una grande quantità di reperti. L’ampliamento è il frutto degli scavi, curati dal Reparto Antichità Greche e Romane dei Musei Vaticani, realizzati tra il 2009 e il 2011.

Questa attività ha permesso di collegare tutte le zone interessate, nei decenni passati, da ricerche archeologiche che hanno svelato la necropoli. Il nuovo allestimento collega infatti l’area dell’Autoparco, venuta alla luce con gli scavi effettuati tra il 1956 e il 1958, e quella emersa con gli scavi della zona di Santa Rosa, messi in atto nel 2003, fino ad ora disgiunte.

Il complesso funerario sorgeva all’inizio della Via Triumphalis che, procedendo sul fianco del Colle Vaticano, puntava verso Monte Mario e raggiungeva a nord l’etrusca Veio: un’area soggetta in età imperiale a frequenti inondazioni e non adatta allo sviluppo urbano.

Il Vaticano è un colle di natura alluvionale quindi piuttosto instabile. Le frane seppellirono le tombe, i piccoli mausolei e anche piccole sepolture molto povere che in questo modo si sono potute conservare.

Un contesto di grande impatto: lucerne, mosaici, vasetti, urne e corredi sono stati lasciati quasi tutti al loro posto, restituendoci la necropoli così come doveva apparire nel momento in cui una frana nel V secolo la ricoprì obliterandola per secoli.

Fortunatamente, le colate di fango hanno coperto gran parte della necropoli, preservandola notevolmente bene, sì che molti affreschi sono sopravvissuti, così come parte della pittura con cui i romani solevano dipingere le statue per renderle più verosimili.

Una necropoli delle classi medie e basse

La necropoli della Via Triumphalis è un’area archeologica molto vasta, del tutto originale nel panorama ricchissimo dell’archeologia di Roma. È eccezionale perché testimonia una classe sociale medio bassa, soprattutto nelle prime fasi di frequentazione.

Le sepolture, sia a incinerazione che a inumazione, sono prevalentemente umili e restituiscono l’aspetto di un enorme cimitero romano. La maggior parte delle tombe si trova in ottimo stato di conservazione ed è databile tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del IV sec. d.C., all’incirca dall’epoca di Augusto a quella di Costantino.

Ciò che rende questa scoperta ancora più notevole è che queste erano in gran parte le tombe di semplici operai, borghesi e poveri romani, non le solite tombe elaborate della classe patrizia che sono sopravvissute così bene altrove.

La Necropoli rivela resti appartenuti ad una classe sociale medio-bassa, liberti e piccoli artigiani, come Alcimo, schiavo di Nerone addetto alle scenografie del teatro di Pompeo, mentre nelle ultime fasi si alza la classe in quanto le ricche famiglie di cavalieri acquisirono le tombe più povere, ormai in abbandono, riconvertendole in tombe di lusso, con sarcofagi e mosaici di un certo pregio.

ElementoInformazione
Periodo di utilizzoFine del I secolo a.C. - IV o V secolo
Scoperta dell’area dell’Autoparco1956-1958
Scoperta del settore Santa Rosa2003
Ampliamento e collegamento degli scavi2009-2011
Edifici sepolcraliCirca quaranta
Sepolture singolePiù di duecento
Superficie dell’area archeologicaQuasi 1000 m²

Le tipologie di sepoltura

Entrando si ha la sensazione di percorrere una necropoli antica proprio come doveva apparire a chi la frequentava 2000 anni fa. E ci sono varie tipologie di sepolture: in anfora, incinerate, oppure ceste di materiale deperibile.

I più ricchi potevano permettersi altari marmorei scolpiti e ce ne sono alcuni di grande pregio, per arrivare a mausolei più grandi con arcosoli. Infine abbiamo inumazioni più povere, le più tarde delle quali ci rimangono solo gli scheletri.

Probabilmente erano avvolti in semplici lenzuoli, in tessuti che sono poi andati persi. Le tombe sono state rinvenute in un ottimo stato di conservazione: l’area è stata oggetto di frane, la ghiaia e l’argilla hanno sigillato le tombe permettendo che arrivassero a noi intatte come sono state lasciate.

La maggior parte delle tombe appartiene a due grandi pratiche funerarie: l’incinerazione e l’inumazione. Quelle più antiche prevedevano l’incinerazione, quelle più tarde la inumazione.

Così si alternano nei vari strati olle contenenti le ossa, anche piccole, raggruppate in un numero considerevole. Gli scheletri intatti offrono invece la possibilità di conoscere gli usi dei nostri antenati.

L’ustrino e il rito della cremazione

Fra le considerevoli novità dello scavo si segnala il rinvenimento di un’area destinata alle cremazioni, l’ustrino, che raramente si conserva in complessi di questo tipo. L’ustrino era un’area dedicata alla incinerazione, con strati di argilla concotta, depositi di carboni, pigne e pinoli combusti.

Le fasi di questo rito funebre si articolavano nell’elogio del defunto prima della cremazione, dopo il rogo le ossa venivano lavate e raccolte in un sacchetto di stoffa e in un contenitore di terracotta, infine sistemate in nicchie scavate nelle pareti o in alloggiamenti nel pavimento.

Due nuove vetrine sono state allestite con un criterio tematico: la suppellettile usata per i rituali funerari, gli oggetti personali del defunto, i diversi apprestamenti per le sepolture a incinerazione o a inumazione.

Le sepolture erano in disuso nel IV secolo, dove però il ritrovamento di ceramiche nell’Alto Medioevo fanno ipotizzare che fossero diventate ricoveri dei pellegrini oppure stalle.

Le iscrizioni e le storie individuali

In molti casi sono state ritrovate le stele funerarie iscritte che chiariscono le identità dei defunti e le loro storie individuali, spesso di personaggi appartenenti alle classi sociali medie e più umili della Roma imperiale.

Lo scavo ha portato alla scoperta di circa quaranta edifici sepolcrali, di piccola e media grandezza, e più di duecento sepolture singole disposte su diversi livelli e segnalate da cippi, stele, altari e lastre, spesso dotate di iscrizioni.

Talvolta, nei testi vengono specificati il mestiere e il luogo d’origine di questi personaggi, offrendo un interessantissimo spaccato di vita quotidiana. La necropoli era di fatto multietnica: furono sepolte persone di origine asiatica o palestinese, un dato emerso grazie ai nomi riportati sulle iscrizioni, dai quali si deduce la provenienza dei defunti.

La necropoli offre quindi informazioni che le fonti letterarie hanno trasmesso solo raramente. Le fonti parlano di grandi tombe e di grandi uomini. Qui, invece, la storia è fatta dalla gente più semplice.

Le persone ricordate nella necropoli

Grazie a labirintiche passerelle, i visitatori potranno aggirarsi tra le tombe e scorgere frammenti di vita quotidiana dell’antica Roma, come la tomba di Alcimo, schiavo di Nerone che si occupava anche dell’allestimento delle scenografie del teatro di Pompeo.

La tomba di Alcimo offre uno spaccato di quella che era la vita di un artigiano dell’epoca. Sono inoltre presenti la tomba di Tiberio Claudio Optato, che ricopriva la carica di archivista della contabilità imperiale, e quella di Clemente, cavallerizzo della fazione azzurra che forse aveva gareggiato nel Circo Massimo.

Fra i reperti più significativi si ricordano l’urna cineraria in vetro dello scenografo Alcimo, il sarcofago del Cavaliere e la coppia di Venere e Priapo. Di particolare interesse è il sarcofago del giovane eques, cavaliere, Publius Caesilius Victorinus, datato tra il 270 e il 290 d.C.

Il sarcofago presenta la figura di un’orante accanto a un albero con sopra un uccello; tale iconografia sembra riportare il defunto in ambito cristiano, in un periodo precedente alla pace costantiniana, l’Editto di Milano del 313 d.C.

Decorazioni, altari e oggetti funerari

La visita permette di osservare piccoli mausolei, sarcofagi finemente scolpiti, statue, stucchi, mosaici, affreschi e bassorilievi con epigrafi che raccontano le vite di coloro che riposano sulle pendici dell’antica collina.

Alcuni edifici presentano interessanti decorazioni parietali ad affresco e a stucco e pavimenti a mosaico. Inoltre, sono tornati alla luce altari funerari, urne, sarcofagi con soggetti figurati a bassorilievo.

Il corredo tombale è costituito soprattutto da lucerne e recipienti ancora al loro posto, pronti ad essere utilizzati per le offerte ai defunti; sopra alcuni altari si riconoscono i fori per appendere le ghirlande di fiori.

Tra le tombe dell’Autoparco si segnalano per la decorazione i sepolcri 4 e 6. Il sepolcro 4, databile alla metà del II sec. d.C., presenta un’elegante decorazione pittorica.

In particolare la parete a fondo bianco di uno degli arcosoli è decorata da rose rosse, tra le quali compaiono un uccellino e un oggetto legato con nastri, analogo a quelli che venivano appesi nei portici delle case romane.

Rituali, superstizioni e rapporto con l’Aldilà

Assente in questa necropoli è l’elemento religioso. Non sono documentate sepolture cristiane. È probabile però che ci fossero anche tombe di cristiani.

Sono assenti anche le divinità olimpiche. Non mancano invece aspetti buffi, legati al singolo defunto: superstizioni, elementi scaramantici contro il malocchio o, ad esempio, oggetti particolari come i chiodi piegati.

I chiodi piegati servivano a fissare per sempre la dimora del defunto nell’Aldilà. Le connessioni archeo-antropologiche restituiscono testimonianze di affetti familiari, di vita quotidiana, di speranze e di paure.

Gli scavi rappresentano un’antologia della morte nell’antica Roma. Attraverso le storie delle iscrizioni, dei rituali e degli oggetti funerari, emergono la vita quotidiana, i sentimenti, le superstizioni, le abitudini, le speranze e le paure di queste persone.

Il percorso di visita

I Musei Vaticani hanno inaugurato un nuovo percorso che permetterà ai turisti in visita alla Città Eterna di contemplare come mai prima d’ora la grande necropoli che si estendeva lungo la Via Triumphalis, il luogo in cui i romani seppellivano i loro cari in semplici tombe o in lussuosi mausolei.

Finora l’ingresso alla necropoli era combinato con la visita ai Musei Vaticani, ma ora sarà possibile visitarli separatamente senza dover visitare anche le gallerie papali. L’esperienza consentirà ai visitatori di entrare dalla monumentale porta di bronzo nota come Porta Santa Rosa.

La visita alla Via Triumphalis consente al visitatore di osservare la Necropoli romana scoperta nel 2003 durante i lavori per la realizzazione del parcheggio di Santa Rosa all’interno dello Stato della Città del Vaticano.

Tornano visibili al pubblico, ampliati, riallestiti e musealizzati con passerelle e apparati didattici multimediali, gli scavi archeologici di epoca romana che si estendevano sotto l’intero colle Vaticano.

Passerelle nella necropoli romana

Il visitatore può passeggiare nel sepolcreto, accompagnato da una guida, tra piccoli mausolei, sarcofagi finemente scolpiti, statue, stucchi, mosaici, affreschi e bassorilievi con epigrafi che raccontano le vite di coloro che riposano sulle pendici dell’antica collina.

Il visitatore, in un percorso hi-tech, può anche consultare i monitor touch-screen dislocati in undici postazioni, ciascuna delle quali illustra l’intera area archeologica e più approfonditamente la specifica porzione del sito antistante, con ricostruzioni virtuali e schede informative sulle sepolture.

L’apparato didattico si avvale anche di una serie di pannelli esplicativi e di due filmati, uno storico-documentario e l’altro con ricostruzioni tridimensionali. Lungo il percorso di visita sono stati esposti anche altri reperti provenienti da vicine aree della stessa Necropoli non più visibili, come il settore dell’Annona, o non abitualmente aperte al pubblico, come il settore della Galea.

La visita alla Via Triumphalis è “un’offerta straordinaria per i visitatori, perché finora era un luogo poco conosciuto, ma di eccezionale valore dal punto di vista storico e archeologico”. Questa necropoli racconta cinque secoli di vita e di morte al tempo dei Cesari.

La Porta di Santa Rosa

Il nuovo accesso passa dalla Porta di Santa Rosa, realizzata dallo scultore Gino Giannetti e inaugurata nel 2006. Da qui i visitatori possono accedere direttamente all’area archeologica attraverso un ingresso indipendente.

L’apertura diretta dalla Porta di Santa Rosa permette di raggiungere un luogo meraviglioso, incredibile e abbastanza sconosciuto. La nuova modalità genera un interesse specifico per il sito archeologico, che in precedenza poteva essere offuscato dalla vastità delle collezioni dei Musei Vaticani.

Il nuovo accesso valorizza una necropoli che per lungo tempo è stata conosciuta soprattutto da studenti e studiosi, proprio per l’eccezionalità del ritrovamento archeologico avvenuto nel corso delle campagne di scavo.

Il percorso “Vita e Morte nella Roma dei Cesari” consente di leggere il sepolcreto non come un semplice luogo di morte, ma come uno spazio nel quale emergono le attività, i rapporti familiari, i mestieri, le origini e le abitudini dei vivi.

La ricerca archeologica continua

Lo studio di questo imponente sito ha permesso ai ricercatori di ricostruire momenti della vita quotidiana degli antichi romani, grazie anche al recupero di oggetti funerari di ogni tipo.

Nella necropoli, infatti, i ricercatori hanno studiato dalle cremazioni più austere, in urne di legno, ai sontuosi sarcofagi e mausolei decorati con affreschi e mosaici appartenenti alla classe medio-alta.

Una terza nuova vetrina illustra lo scavo 2009-2011 secondo il metodo stratigrafico degli archeologi, in modo da mostrare un vero e proprio spaccato sintetico della sezione di scavo.

Il lavoro nella necropoli non è finito, chissà quanto durerà. Restauratori sono in loco, il georadar permette di individuare ulteriori sepolture negli strati più profondi, l’avanzamento delle tecniche di indagine conduce a intervenire nuovamente su ciò che si è già musealizzato.

Come esempio della volontà di considerare questa area archeologica un vero laboratorio di ricerca, è opportuno menzionare le prospezioni con il georadar e le analisi antropologiche.

Per le incinerazioni le ricerche sono state eseguite dal prof. Henri Duday dell’Università di Bordeaux, in collaborazione con l’École Française de Rome; per le inumazioni, dal Servizio di Antropologia della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, coordinato dalla dott.ssa Paola Catalano.

Il valore storico dell’altare madre-figlia

L’altare con la madre e la figlia è significativo perché concentra in un solo monumento alcuni dei temi fondamentali della Necropoli della Via Triumphalis: la memoria individuale, la continuità della famiglia, il rapporto tra le generazioni e la volontà di rendere riconoscibili i defunti.

Accanto alle tombe degli schiavi, dei liberti, degli artigiani, dei cavalieri e degli amministratori, il reperto mostra che la necropoli era anche uno spazio di rappresentazione degli affetti. La presenza di due volti femminili affiancati rende visibile un legame familiare che le iscrizioni e gli oggetti funerari aiutano a interpretare.

La Necropoli della Via Triumphalis conserva così una storia fatta non soltanto di monumenti sontuosi, ma anche di persone comuni e di relazioni familiari. Tra queste testimonianze, l’altare con la madre e la figlia restituisce una delle immagini più immediate del desiderio romano di mantenere unita la famiglia oltre la morte.

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