L’Altare delle Reliquie della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari custodisce la Preziosissima reliquia del Sangue di Cristo, conservata in un’ampolla di cristallo contenente balsamo con alcune gocce di sangue che, secondo la tradizione, sarebbero state raccolte da Maria Maddalena.
La reliquia, venerata a Santa Cristina di Costantinopoli, fu ottenuta nel 1479 dal generale delle flotte veneziane Melchiorre Trevisan e donata ai frati francescani al suo ritorno a Venezia, il 19 marzo 1480. Oggi l’altare si trova nella sacrestia dei Frari, dove la reliquia viene esposta durante la Settimana santa, dalla Domenica delle Palme fino al Venerdì Santo.

La reliquia del Preziosissimo Sangue
Da oltre 500 anni nella Basilica dei Frari è custodita la Preziosissima reliquia del Sangue di Cristo. A donarla ai frati francescani fu Melchiorre Trevisa, generalissimo di mare, al ritorno dall’Oriente nel 1480.
La reliquia era allora molta venerata a Santa Cristina di Costantinopoli. È custodita in un vaso di cristallo: c’è un po’ di balsamo che, per antica tradizione, s. Maria Maddalena raccolse dal corpo di Gesù a cui s’erano frammiste gocce del suo sangue.
Venerata a S. Cristina di Costantinopoli, nel 1479 ne entrò in possesso il generale delle flotte veneziane Melchiorre Trevisan. Il tabernacolo reliquiario in origine era collocato nella cappella di S. Michele. La reliquia oggi è conservata nell’altare delle reliquie.
La reliquia si trovava a S. Cristina di Costantinopoli dove era molto venerata; nel 1479 ne era venuto in possesso il generale delle flotte veneziane Melchiorre Trevisan che al suo ritorno la donò ai Frari il 19 marzo 1480.
L’apparato barocco dell’altare
La reliquia viene esposta durante la Settimana santa a partire dalla Domenica delle Palme fino a Venerdì Santo nella Sacrestia, al centro del magnifico altare (realizzato nel 1711) opera del veneziano Francesco Penso, detto Cabianca.
L’apparato barocco dell’altare delle reliquie: la più preziosa che custodisce è quella del Sangue di Cristo che sarebbe stato raccolto da Maria Maddalena. In un vaso di cristallo in un po' di balsamo sono frammiste alcune gocce di sangue; venerato a S. Cristina di Costantinopoli, nel 1479 ne entrò in possesso il generale delle flotte veneziane Melchiorre Trevisan.
| Elemento | Dati |
|---|---|
| Tipologia | Altare delle Reliquie |
| Materiali e tecnica | legno, intaglio marmo/ scultura |
| Autori attribuiti | Cabianca Francesco Detto Penso (1665/ 1737); Brustolon Andrea (1660/ 1732) |
| Data dell’altare | 1711 |
| Luogo di conservazione | Chiesa di S. Maria Gloriosa dei Frari |
| Ubicazione | San Polo, s.n.c./ Campo dei Frari, Venezia (VE) |
| Iscrizione | LABORIBUS/ P. MAGANTONI PITTONI/ VENET. ANNO DNI/ MDCCXI MENDEC |
L’opera è registrata come oggetto d’arte di proprietà di un ente religioso cattolico. La scheda indica come autori Francesco Penso, detto Cabianca, e Andrea Brustolon.
Il tabernacolo reliquiario
Oltre alle opere pittoriche sono da segnalare almeno il tabernacolo reliquiario (visibile a sinistra, osservando la porta d'ingresso) per lungo tempo attribuito a Pietro Lombardo, ma probabilmente opera del Bellano: in esso era custodita la reliquia del Preziosissimo Sangue.
Consiste in un’ampolla di cristallo contenente del balsamo con frammiste alcune gocce del sangue di Cristo cha sarebbero state raccolte da Maria Maddalena. La reliquia si trovava a S. Cristina di Costantinopoli dove era molto venerata; nel 1479 ne era venuto in possesso il generale delle flotte veneziane Melchiorre Trevisan che al suo ritorno la donò ai Frari il 19 marzo 1480.
Il tabernacolo reliquiario in origine era collocato nella cappella di S. Michele. La reliquia oggi è conservata nell’altare delle reliquie.
La sacrestia dei Frari
La sacrestia è una delle parti più antiche dei Frari (la più antica sarebbe la sala del Capitolo) costruita quando ancora esisteva la seconda chiesa e veniva costruita la terza. In origine si trattava di una sala rettangolare larga metri 8,80 e profonda quanto il transetto con le absidi, cioè circa 21 metri.
Mentre la terza chiesa era ancora in costruzione, nel 1478 la famiglia Pesaro da S. Beneto (S. Benedetto) chiede di usare parte della sacrestia come cappella funebre per la propria madre (e sposa, perché sono rispettivamente i figli ed il marito Pietro a chiederlo) Franceschina Tron.
I frati accolgono la richiesta e la sacrestia rettangolare viene modificata con l’aggiunta di un’abside pentagonale che le fa raggiungere gli attuali 31 metri di lunghezza che accoglie la tomba di Franceschina e, più tardi, anche quella del marito Pietro Pesaro.
I Pesaro chiederanno a Giovanni Bellini di dipingere la pala d’altare che si può ammirare ancora oggi. La sacrestia conserva quindi una funzione liturgica, funeraria e devozionale, oltre a essere l’ambiente in cui è collocato l’Altare delle Reliquie.

La pala di Giovanni Bellini
La bellissima Madonna in trono con Bambino e Santi di Giovanni Bellini si trova sull’altare della Sagrestia. La pala d’altare fu commissionata dalla famiglia Pesaro per la cappella funebre ricavata all’interno della sacrestia.
La sacrestia era arredata con banchi e panche in legno che furono attribuite a Pierantonio dell’Abate, continuatore della scuola dei Canozi: dovevano essere dei manufatti in legno veramente pregevoli, probabilmente presi a modello per la sacrestia della Basilica di S. Antonio a Padova.
Nel 1497 dopo una visita alla chiesa dei Frari il cavaliere Arnold von Harff (1471-1505), pellegrino e viaggiatore negli anni 1496-99, raggiunta Venezia per imbarcarsi alla volta di Alessandria d’Egitto, sentì la necessità di scrivere: «La sagrestia contiene degli stalli corali di legno intagliato, i più mirabili che si possa vedere».
Le altre opere nella sacrestia
Oggi, oltre alla Madonna con il Bambino di Giovanni Bellini, nella sacrestia si possono ammirare altri capolavori. Tra le opere pittoriche (dall'ingresso cominciando dal lato sinistro) una Deposizione di Nicolò Frangipane, allievo del Tiziano, Salomone e la Regina di Saba ed una Adorazione dei Magi, entrambe della scuola di Bonifacio de' Pitati, sulla parete sinistra dell'abside Susanna tra i vecchioni della scuola del Piazzetta e Agar nel deserto di Giambattista Pittoni.
Proseguendo dopo la Madonna del Bellini, sempre nell'abside a destra, un'altra Adorazione dei Magi attribuita a Sebastiano Ricci e quindi, sulla parete di destra della sacrestia, una tavola di fine '400, probabilmente un paliotto d'altare, rappresentante la Vergine Misericordiosa che protegge i fedeli sotto il suo manto con attorno S. Marco e S. Francesco, opera di anonimo pittore veneto di ambito del Carpaccio.
Quindi lo Sposalizio mistico di S. Caterina d'Alessandria probabilmente di Francesco di Simone da Santacroce (o del Polidoro di Paolo de' Renzi, detto Polidoro veneziano) e un ritratto di S. Filippo Neri dall'attribuzione incerta (chi propende per Giuseppe Nogari, chi per Giovanni Antonio Fumiani).
A molti può sfuggire un'altra opera pittorica presente nella sacrestia: una delicata Annunciazione affrescata sull'arco che conduce al presbiterio dipinta da Jacopo Parisati da Montagnana.
L’orologio ligneo
Altra opera inusuale è l'orologio (sulla parte opposta della porta) intagliato da Francesco Pianta il giovane nella seconda metà del XVII secolo in un unico pezzo di legno di ciliegio: le due antine sono foderate da una pergamena che descrive il significato degli intagli: il trascorrere del tempo, delle stagioni, della vita.
Da notare sono anche i banconi cinquecenteschi e seicenteschi e, seppure rimaneggiato, il lavabo a destra dell'abside.
Il restauro dell’Altare delle Reliquie
L’Altare delle Reliquie è stato “chiuso” nel febbraio 2023 per poter eseguire una campagna diagnostica preliminare (indagini magnetometriche ed endoscopiche, sondaggio pavimentale e rilievo della deformazione).
Si è poi provveduto ad eseguire alcuni test: di valutazione delle metodologie d’intervento propedeutiche allo smontaggio degli elementi lapidei, di pulitura superficiale propedeutico al bendaggio protettivo, di applicazione di bendaggio protettivo propedeutico allo smontaggio di elementi lapidei.
Hanno fatto seguito le procedure di progettazione e di richiesta di tutti i permessi necessari presso gli Enti preposti. In questi giorni è in corso l’installazione dei ponteggi per iniziare il restauro che richiederà parecchi mesi di lavoro.
I lavori di restauro saranno eseguiti dalla ditta OTTORINO NONFARMALE s.r.l. di San Lazzaro di Savena (BO), la stessa che ha seguito ed eseguito l’imponente restauro del Cenotafio di Antonio Canova e che ora ammiriamo nel suo splendore in Basilica.
I costi dell’intero intervento saranno sostenute al 50% dal Comitato Venice In Peril Fund e per il restante 50% dalla Parrocchia dei Frari.
RESTAURATA L’ASSUNTA DEI FRARI: TORNA A SPLENDERE IL CAPOLAVORO DI TIZIANO | 04/10/2022
La Basilica dei Frari e il suo contesto storico-artistico
La Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, meglio conosciuta come chiesa di Frari, si trova nel sestriere di San Polo, all’interno della prima ansa del Canal Grande.
Non è solo una delle 137 chiese di Venezia - tantissime per una città così piccola - ma la più grande della città. E soprattutto, dietro una facciata sobria e lineare, nasconde un tripudio di capolavori che percorrono cinquecento anni di storia.
La realizzazione della basilica si deve ai Frati Minori Conventuali Francescani arrivati a Venezia intorno al 1222 con il Santo di Assisi. L’attuale chiesa dei Frari, così i veneziani chiamarono i Frati Minori, è frutto dell’ampiamento successivo di due piccole chiese edificate in contrada San Tomà.
Iniziata nel 1340, Santa Maria Gloriosa venne consacrata nel 1492 con il suo orgoglioso campanile secondo in altezza solo a quello di San Marco.
La chiesa è costruita in mattoni, come la quasi totalità degli edifici di Venezia, con dettagli in pietra bianca d’Istria. Quest’ultima, utilizzata soprattutto nelle parti basse delle costruzioni, è fondamentale perché impermeabile.
La facciata è in stile gotico con forme allungate, un rosone centrale e due rosoni laterali. Un gotico, comunque, improntato alla semplicità e all’armonia delle forme, tipicO dell’ordine francescano.
L’interno a croce latina e tre navate sorrette da dodici colonne, è ampio e solenne. Nel transetto si trovano sette cappelle dedicate a importanti famiglie veneziane.
Il coro ligneo e la prospettiva verso l’altare maggiore
Al centro della navata centrale, seminascosto da un divisorio di marmo, un meraviglioso coro ligneo composto da 124 stalli riccamente intarsiati.
Al centro della chiesa è collocato il coro ligneo dei frati che occupa l'intero spazio dell'ultima campata della navata centrale, di fronte all'abside ed all'altar maggiore.
Non è comune incontrare un coro in questa collocazione, in quanto con il Concilio di Trento del 1545-1563 fu deciso di dare centralità all'altare del sacrificio eucaristico trasportando dietro all'altare i cori.
Ai Frari invece si può ammirare il coro ligneo nella sua collocazione originaria, che era stata prevista sin dal momento della costruzione della chiesa, come testimoniano le colonne di forma diversa là dove doveva essere inserito il coro.
Successivamente alla costruzione del complesso ligneo, nel 1475 il coro venne racchiuso all'esterno da un "septo" marmoreo, una cortina in pietra d'Istria con una serie di decorazioni di mani diverse: i profeti, i dottori della Chiesa, gli apostoli, S. Antonio e S. Francesco, l'arco della Crocifissione con la Vergine e S. Giovanni, angioletti, il monogramma di S. Bernardino da Siena.
Se è vero che il coro, completato dal "septo", costituisce una barriera alla visuale verso l'altar maggiore, è anche vero che forma un artificio scenografico che incornicia con l'arco della Crocifissione il punto focale della Basilica, cioè l'Assunta del Tiziano.
Gli stalli e gli autori
Il coro è opera dei vicentini Francesco e Marco Cozzi, autori di altri lavori nelle chiese veneziane di S. Zaccaria, di S. Zanipolo (SS. Giovanni e Paolo) e di S. Elena.
La firma gotica (scoperta nel 1827 da Emanuele Cicogna), posta dal solo Marco sulla testata dell'ala destra del coro rivela l'errore in cui cadde Luca Pacioli. La firma recita: «Marcus q. Iohannis Petri de Vicentia fecit hoc opus 1468».
Gli stalli dei frati sono disposti su tre ordini: ce ne sono 50 nell'ordine superiore, 40 in quello mediano e 34 in quello inferiore, per complessivi 124 posti.
| Ordine degli stalli | Numero di posti |
|---|---|
| Ordine superiore | 50 |
| Ordine mediano | 40 |
| Ordine inferiore | 34 |
| Totale | 124 |
Gli stalli consistono in moduli fortemente divisi con ricche decorazioni di fregi, archetti, nicchie, foglie scolpite dalle forme sovente ricorrenti nelle chiese cistercensi.
Tuttavia abbiamo un certo gusto veneziano per il colore: la conchiglia finemente intagliata che sovrasta i dossali è dipinta con striature azzurre e dorate; sopra pinnacoli e gugliette e la figurina dorata di un angelo.
Anche la superficie sotto i sedili, quella parte che poteva essere ribaltata, è intarsiata. La balaustra superiore è stata aggiunta nel Settecento, quando furono costruiti i due organi ancora oggi perfettamente funzionanti, quello di Giovanni Battista Piaggia a sinistra (1732) e quello dell'estense Gaetano Callido a destra (1795-96).
Le principali opere d’arte nella Basilica
La meravigliosa pala dell’Assunta di Tiziano è il fulcro verso cui sono calamitati gli sguardi. Basta però riprendersi dallo stordimento e guardarsi intorno per scoprire tantissime altre opere d’arte.
All’interno della chiesa dei Frari si trovano infatti anche il monumento funebre di Canova che fronteggia quello di Tiziano, un trittico del Bellini e un San Giovanni di Donatello.
L’Assunta di Tiziano
Quando l’imponente pala di sette metri per quattro, fu collocata nell’abside dell’altare maggiore della Chiesa dei Frari nel 15818, fu subito chiaro che sarebbe stata rivoluzionaria.
Non volle essere oggetto di raccoglimento e preghiera ma si impose con un incredibile sfolgorio di colori e un dinamismo di azione incredibilmente innovativi.
Maria, al centro della scena, è audacemente rappresentata con una vista dal basso e illuminata da una luce fulgida. La geometria del quadro è scandita dal “triangolo dei rossi” formato dalle vesti degli apostoli e quella della Madonna che sembra sospinta verso l’alto mentre la luce discende dal Padre in un alone dorato.
L’opera di Tiziano era talmente lontana dalla bidimensionalità bizantina di cui Venezia era ancora intrisa, che i Frati pensarono addirittura di rifiutarla.
L’autore invece, era orgogliosissimo del suo capolavoro, tanto che lo firmò in basso al centro con la scritta “Ticianus”. Dopo essere stata trasportata alle Gallerie dell’Accademia a inizio ‘800, l’Assunta è stata ricollocata nel 1945, sull’altare maggiore della chiesa dei Frari dove Tiziano l’aveva pensata e dove la vediamo ancora oggi.
I monumenti funebri
All’interno della Basilica dei Frari vi sono numerosi monumenti funebri: quello del compositore Monteverdi, il grandioso prospetto con l’urna del Doge Tron ad esempio.
E poi la colossale macchina barocca di Longhena per il Doge Giovanni Pesaro con giganteschi mori che reggono una complessa struttura di colonne e statue.
Tra tutti, però, ne spiccano due che si trovano uno di fronte all’altro: quello di Tiziano e quello di Canova.
La sepoltura di Tiziano resta ancora un mistero. L’artista morì durante l’epidemia di peste del 1576.
Sembra che il suo funerale sia stato celebrato in San Marco, nonostante fosse assolutamente vietato per evitare il diffondersi del contagio, e il suo corpo sepolto nella chiesa dei Frari secondo la sua volontà.
Quando però nell’800 si volle collocare il suo monumento, nella seconda campata destra della chiesa delle sue spoglie non c’era traccia.
Venne realizzato intorno al 1850 da Luigi Zandomenighi in marmo bianco di Carrara. Sullo sfondo del grande arco che compone il cenotafio sono raffigurate in bassorilievo le opere più importanti di Tiziano tra cui l’Assunta cosiddetta “dei Frari”.
Anche quella di Canova si può dire una tomba senza corpo dato che le spoglie mortali dello scultore riposano a Passagno, sua città natale. A Venezia, nella chiesa dei Frari è custodito solo il suo cuore.
Il monumento fu realizzato dai suoi discepoli su disegno dello stesso Canova ed è un rifacimento di quello di Maria Cristina d’Austria a Vienna.
Si tratta di una piramide su tre gradini con una porta aperta verso cui avanzano tre donne che rappresentano la scultura (in lacrime), la pittura e l’architettura.
La Pala Pesaro e il San Giovanni Battista
Il sapiente utilizzo dei colori da parte di Tiziano, è evidente in n altro capolavoro, la Pala Pesaro. L’opera celebra le imprese di di Jacopo Pesaro Vescovo durante la battaglia contro i turchi.
In una delle cappelle laterali dell’altare maggiore si può ammirare una delle poche sculture lignee conservate di Donatello.
Si tratta di un San Giovanni Battista abbigliato secondo l’iconografia classica, con pelli di pecora, e recante un cartiglio con la scritta ” Ecce agnus Dei”.
Il monumento funebre a Benedetto Pesaro
Sulla parete che chiude il lato destro del transetto vi è la porta attraverso la quale si accede alla sacrestia della Basilica.
La porta è sovrastata, ed allo stesso tempo conglobata, dalla struttura architettonica del monumento funebre di Benedetto Pesaro.
Benedetto Pesaro era stato Capitano da Mar della flotta della Repubblica di Venezia ed era morto durante la presa di Corfù nel 1503.
Nel suo testamento aveva chiesto di essere sepolto ai Frari e questo suo desiderio fu esaudito dal figlio Girolamo che commissionò questo monumento funebre.
L’opera è attribuita a Lorenzo e Giovambattista Bregno. Tutta la struttura è stata condizionata dalla presenza della porta di accesso alla sacrestia che è stata contornata da due coppie di colonne composite.
Le quattro colonne sorreggono il monumento posto tra le statue di Nettuno e di Marte attribuite (ma l'attribuzione è contestata da John Turner) a Baccio da Montelupo.
Sul sarcofago in marmi policromi sono raffigurate le fortezze di Cefalonia e Leucade conquistate da Benedetto Pesaro la cui statua naturalistica (gli occhi del condottiero sono dipinti) è posta ritta in piedi sopra l’urna: in essa il capitano è presentato armato mentre impugna lo stendardo.
All'interno del timpano che chiude l'impianto architettonico è collocata una statua di "Madonna con Bambino". Sugli stipiti della porta sottostante che conduce alla sacrestia sono scolpiti due tondi raffiguranti S. Girolamo e S. Benedetto.
La memoria francescana nella Basilica
Non ci è rimasta alcuna traccia della seconda chiesa dei Frari, quella i cui lavori iniziarono nel 1250. Probabilmente i disegni ed i documenti andarono distrutti a seguito dell'incendio del convento del 1369.
Appartiene sicuramente alla seconda chiesa questo piccolo bassorilievo marmoreo che si trova incastonato nel pilastro trecentesco che divide la seconda dalla terza cappella absidale destra del transetto.
Il bassorilievo, che conserva ancora gran parte del colore con cui era stato dipinto, misura appena cm. 23x36 e rappresenta il Cristo morto a mezzo busto, con le costole sporgenti. Su di lui piange un angelo.
Esposta alla devozione dei fedeli, questa piccola immagine costituiva, e costituisce ancora oggi, un invito a conformarsi al Cristo morto che si era dato tutto per noi.
Più tardi nel 1487, proprio nella contigua cappella Bernardo, nella parte superiore del suo polittico, Bartolomeo Vivarini avrebbe dipinto un "Cristo morto" che mostra le piaghe.
Ed ancora più tardi nel 1516 il committente dell’Assunta del Tiziano, padre Germano da Casale, volle che, alla base della cornice in centro, fosse posto un finto tabernacolo in pietra raffigurante il "Cristo morto" per sottolineare il pensiero francescano sull'umanità sofferente e redentrice di Cristo.
La Basilica durante il periodo napoleonico
Durante il periodo Napoleonico la chiesa dei Frari venne soppressa, il convento trasformato in caserma e molte opere trafugate.
Per salvare i capolavori di Tiziano, la chiesa venne in tutta fretta dichiarata parrocchiale, così da non diventare come le altre, proprietà dello Stato Francese.
Informazioni per la visita
La chiesa dei Frari si trova in Campo dei Frari - San Polo 3072. Potete raggiungerla a piedi dalla stazione con una passeggiata di quindici minuti o da Piazza San Marco in circa mezz’ora.
In questo secondo caso potete seguire un itinerario che passa dal Ponte del Rialto, attraversa il Campo della Pescaria col suo mercato e il Campo San Polo, uno dei più grandi di Venezia.
In alternativa prendete la linea 1 o 2 del vaporetto scendendo alla fermata san Tomà.
Nel periodo invernale (da Novembre a Pasqua) la chiesa è aperta per le visite dal lunedì al sabato dalle 9,00 alle 18,00 e la domenica dalle 13,00 alle 18,00.
Nel periodo estivo dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 19.30, sabato dalle 9,00 alle 18,00 e domenica dalle 13,00 alle 18,00.
Nei giorni di Natale, Pasqua e Ferragosto le visite sono sospese. Il biglietto di ingresso costa 7,00 Euro, viene richiesto un abbigliamento adeguato alla sacralità del luogo e non è consentito fare riprese video.