Il restauro dell’altare è l’ultimo tassello del complesso recupero della Cappella della Sindone. Finalmente, a 24 anni di distanza dal terribile rogo, vogliamo celebrare la rinascita di un’opera stupefacente e unica, la cui maestosa struttura era insieme un segno di rispetto per la reliquia, un punto focale per i fedeli in preghiera e una celebrazione del potere della casata regnante.
Il restauro dell’altare di Antonio Bertola ha completato il recupero della Cappella della Sindone di Torino, gravemente danneggiata dall’incendio dell’11 aprile 1997. Dopo la riapertura al pubblico della Cappella, festeggiata il 27 settembre 2018, la restituzione del monumento alla comunità è stata completata con l’altare, nuovamente inserito dal 31 marzo 2021 nel percorso di visita dei Musei Reali.
L’altare della Sindone: storia e funzione
L’altare della Cappella della Sindone, commissionato dal duca di Savoia Vittorio Amedeo II, è stato progettato dall’ingegnere e matematico Antonio Bertola (Muzzano, Biella 1647 - 1719) tra il 1688 e il 1694 per accogliere la Santa Sindone, conservata nell’urna centrale dal 1694 al 1993. Il cantiere si chiuse definitivamente nel 1694, quando la reliquia della SS. Sindone fu traslata nella Cappella guariniana per essere deposta nell’altare disegnato da Antonio Bertola.
Simile a un gigantesco reliquiario, l’altare è in marmo nero di Frabosa, arricchito da decorazioni e sculture in legno dorato che risplendono nella penombra dell’aula centrale. Il suo impianto si adatta alla forma circolare della Cappella e presenta due fronti, uno rivolto verso il Palazzo Reale e l’altro verso la Cattedrale.
Benché non si conoscano i disegni di questo progetto, è molto probabile che la struttura rifletta il pensiero scenografico di Guarino Guarini, che precedeva l’inquadramento al centro della loggia che si affaccia sul duomo, come fulcro prospettico per chi, dalla navata, volge lo sguardo verso il Palazzo Reale. L’altare aveva quindi una funzione liturgica, simbolica e scenografica, inserendosi nel complesso sistema spaziale della Cappella.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Progettista | Antonio Bertola |
| Periodo di progettazione e costruzione | 1688-1694 |
| Committente | Vittorio Amedeo II |
| Materiale principale | Marmo nero di Frabosa |
| Funzione originaria | Custodia della Santa Sindone |
| Periodo di conservazione della Sindone nell’urna centrale | 1694-1993 |
| Fronti dell’altare | Palazzo Reale e Cattedrale |
La Cappella della Sindone e il contesto architettonico
Le vicende storico-architettoniche che hanno portato alla costruzione della Cappella della Sindone nella configurazione attuale sono molto lunghe e travagliate e coprono un arco temporale di circa ottant’anni (1611-1694). La Cappella della Sindone venne in origine commissionata dal duca Carlo Emanuele I, per volere testamentario del suo predecessore Emanuele Filiberto, a Carlo di Castellamonte (1611) per conservare la preziosa reliquia, custodita dalla famiglia ducale sabauda dal 1453 e trasportata a Torino nel 1578.
Nel tempo tuttavia i progetti vennero modificati dapprima da Amedeo di Castellamonte, figlio di Carlo di Castellamonte, e, dopo di lui, dal luganese Bernardino Quadri (1657), al quale si deve la progettazione di un edificio a pianta circolare, incastonato tra il palazzo ducale e l’abside della Cattedrale di San Giovanni Battista e sopraelevato alla quota delle sale auliche del primo piano del palazzo ducale, in diretta comunicazione con le stesse.
Nel 1667 il cantiere passò sotto la direzione del padre teatino, e grande architetto del Barocco, Guarino Guarini che rivoluzionò e portò a termine (fino al 1683 anno della sua morte) il progetto impostando, sul corpo già costruito dell’aula, una geniale struttura formata da tre archi alternati a pennacchi che gli consentì di sviluppare verso l’alto la cupola, realizzando un’architettura diafana costituita da un reticolo di archi sovrapposti e sfalsati.
La Cappella della Sindone, progettata per custodire la preziosissima reliquia, è stata concepita sulla base dei multipli di tre (Trinità) e sulle figure perfette (cerchio, triangolo e stella) ed inoltre contiene tutta una complessa simbologia che rimanda alla perfezione divina. Tutta l’architettura è stata progettata da Guarino Guarini per rendere esplicita l’idea dall’ombra alla luce, dalla morte alla salvezza.
Dal 1694 fino agli inizi degli anni Novanta del XX secolo la Cappella ha custodito la reliquia della SS. Sindone, ora conservata nel transetto del Duomo di Torino. Nella prima metà dell’Ottocento la Cappella venne infine adornata con quattro gruppi scultorei commissionati dal re Carlo Alberto rappresentanti i grandi personaggi di Casa Savoia (Tommaso I, Amedeo VIII, Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele II di Savoia).

L’incendio dell’11 aprile 1997
Era la notte tra venerdì 11 e sabato 12 aprile 1997 quando, a Torino, un terribile incendio divampava all’interno della Cappella della Sindone, mirabile opera barocca di Guarino Guarini, collocata tra il Duomo e Palazzo Reale. Le fiamme divoravano l’altare progettato dall’ingegnere e matematico Antonio Bertola, pregevole opera in marmo nero di Frabosa, con decorazioni e sculture in legno dorato, costruita tra il 1688 e il 1694 per volontà della famiglia Savoia, e più precisamente del duca Vittorio Amedeo II.
Le fiamme furono provocate da un corto circuito nel cantiere di restauro e si propagarono rapidamente ma fu grazie al pronto intervento di un Vigile del Fuoco che la reliquia, conservata in una teca antiproiettile e comunque non nella zona immediatamente interessata dall’incendio, fu salvata. Il rogo lambiva anche la robusta teca d’argento che conservava al proprio interno il «sacro lenzuolo» della Passione di Cristo, icona vivente della sofferenza dell’umanità, giunta a Torino nel 1578.
Ma a scongiurare il peggio ci pensò un pompiere, Mario Trematore, che, sfidando le fiamme, riuscì a rompere la teca di cristallo antiproiettole che custodiva il sudario e a portare fuori la reliquia dalla chiesa. La Sindone, che dal 1993 era stata trasferita per alcuni interventi di restauro nel coro dei canonici della cattedrale, dietro l’altare maggiore, era, dunque, salva.
Ma le fiamme avevano lasciato segni evidenti a quella che era da sempre la sua casa. Gravemente danneggiato dall'incendio, l'imponente altare centrale, realizzato nel 1694 su disegno di Antonio Bertola, necessita di essere sottoposto a restauro che si conformerà ai criteri adottati nel complessivo intervento di restauro della Cappella.
Le alte temperature, il rapido raffreddamento provocato dall’acqua di spegnimento e la caduta di frammenti e materiali avevano compromesso sia la materia sia la stabilità degli elementi superstiti. Analogamente alle sorti occorse all’intero paramento lapideo della Cappella, ai monumenti funerari ottocenteschi, all’altare di Antonio Bertola, al grande finestrone vetrato, anche la balaustra in oggetto venne gravemente danneggiata dall’incendio del 1997, sia nelle componenti marmoree sia in quelle bronzee.
Il lungo recupero della Cappella
Per il recupero della struttura ci sono voluti più di vent’anni e dopo la riapertura al pubblico della Cappella Guarini, festeggiata il 27 settembre 2018, la restituzione del monumento alla fruizione della comunità è stata da poco completata con l’altare di Antonio Bertola. L’intervento architettonico e strutturale ha avuto il compito di restituire all’edificio la propria capacità portante e la propria immagine.
Questo intervento, in corso di completamento, è forse uno dei più complessi che nell’ambito di questa disciplina sia mai stato affrontato, anche in considerazione del fatto che la struttura resistente della Cappella prima d’ora non era mai stata indagata. Seguendo il criterio di massimizzare quanto più possibile la permanenza della materia originale, la Soprintendenza ha elaborato una strategia di intervento che conciliasse da una parte l’istanza di assicurare la riabilitazione strutturale della Cappella, dall’altra l’esigenza di conservare quanta più materia originale possibile in opera.
Fin dai primi giorni dopo l’incendio si è reso indispensabile introdurre un sistema di monitoraggio strutturale che controllasse in continuo i movimenti della struttura onde scongiurarne il collasso. Questo sistema è rimasto attivo durante tutto il corso dei lavori e alla conclusione degli stessi è stato mantenuto in opera per continuare a monitorare la struttura anche in futuro.
Il progetto di restauro dell’altare
L’intervento di restauro è stato affidato al Consorzio San Luca di Torino, che si è avvalso della progettazione e della direzione dei lavori dell’architetto Marina Feroggio, aiutata dalla restauratrice Tiziana Sandri e dagli storici dell’arte Franco Gualano e Lorenza Santa dei Musei Reali. Maestranze specializzate nel restauro del materiale lapideo, accanto a quelle esperte nel settore dei legni policromi e dorati, hanno operato con il supporto di qualificati specialisti esterni per le analisi scientifiche e le verifiche diagnostiche.
Restituire alla comunità lo scrigno prezioso della Sindone ha rappresentato per il Consorzio San Luca l’occasione di prendere parte a un importante cantiere di studio e approfondimento scientifico. In un anno di lavoro vessato dalla pandemia mondiale, le attività di cantiere sono state condivise con il pubblico dei Musei Reali, che ha potuto osservare le emozionanti fasi del recupero.
Il progetto, il cui cantiere è stato seguito passo dopo passo dal pubblico dei Musei Reali, ha restituito all’altare la sua immagine architettonica. Tutte le fasi di intervento sono state documentate da campagne diagnostiche e fotografiche e sarà redatta la relazione tecnico-scientifica di sintesi al termine dei lavori.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Tipologia dell’intervento | Restauro dell’apparato lapideo e ligneo parzialmente bruciato, con dorature, policromia, teca in vetro, sculture lignee, balaustra ed elementi metallici |
| Durata dei lavori | marzo 2020 - febbraio 2021 |
| Durata operativa | 333 giorni di lavoro |
| Addetti coinvolti | 15 addetti tra restauratori e tecnici di restauro |
| Imprese coinvolte | 4 imprese consorziate |
| Ore complessive | quasi 11.000 ore di lavoro tra cantiere e laboratorio |
| Direzione dei lavori | arch. Marina Feroggio e rest. Tiziana Sandri |
Il restauro dell’apparato lapideo
L’altare marmoreo, i suoi apparati lignei decorativi, i manufatti metallici, compresi gli intonaci storici della piccola cripta interrata, si sono rivelati in tutta la loro fragilità materica, e in alcuni casi anche strutturale, generata dal tragico incendio del 1997. Ristabilire la compattezza dei materiali originali superstiti, preservarne ogni singola e più minuta traccia, ricomporre la stabilità strutturale dell’impianto marmoreo e di quello ligneo, integrare i vuoti e riproporre le finiture, sono stati gli obiettivi delle delicate fasi di intervento, rendendo sempre riconoscibili a distanza ravvicinata gli interventi eseguiti.
Il restauro dei supporti lapidei e dei manufatti lignei invece ha richiesto un contributo altissimo in termini di ore di lavoro e di materiale utilizzato, sia in cantiere che in laboratorio. Sull’intero apparato lapideo la pulitura è stata condotta mettendo a punto una soluzione tampone formulata ad hoc sulla base di numerosi test preliminari.
L’operazione di consolidamento in corrispondenza delle tantissime linee di frattura ha richiesto oltre due settimane di micro iniezioni di resina epossidica fluida. Per la ricomposizione volumetrica delle mancanze sono stati recuperati i frammenti di marmo di Frabosa immagazzinati dopo l’incendio, ricercandone scrupolosamente i punti di giunzione, in modo che gli elementi, grandi e piccoli, ritrovassero la loro collocazione.
I riassemblaggi sono stati condotti con resina bicomponente epossidica e con l’ausilio di perni di vetroresina o di acciaio per gli elementi più pesanti. Le ricostruzioni volumetriche di elementi di rilevante dimensione e peso, sono state eseguite tramite la tecnica del colaggio, già sperimentata nel precedente cantiere di restauro della Cappella, utilizzando la speciale malta liquida additivata, entro casseforme opportunamente create e poste in opera.
Occorrerà ricostruire le porzioni lapidee mancanti, utilizzando i marmi neri di Frabosa Soprana. Saranno integrate le parti metalliche e ricomposte le decorazioni lignee.
Il pavimento e le stelle in bronzo
Le operazioni di pulitura, stuccatura e finitura sono state effettuate anche sul pavimento, dove le stelle in bronzo sono state trattate con speciali impacchi con soluzione tamponata. Le superfici e gli elementi metallici sono stati quindi considerati all’interno di un intervento unitario, insieme alle parti marmoree e lignee dell’altare.
Il restauro dei legni dorati e policromi
Il restauro dell’apparato ligneo ha posto rilevanti e complesse problematiche di tipo metodologico, affrontate e risolte grazie a un continuo confronto e collaborazione tra restauratori e Direzione Lavori. La sfida è stata soprattutto quella di intervenire sul supporto materico, estremamente eterogeneo, e riportare a una coerenza formale ed estetica l’intero apparato ligneo decorativo, nel rispetto degli elementi superstiti, di quelli ormai carbonizzati, nonché con le porzioni realizzate ex novo in sostituzione di quelle andate completamente distrutte.
Il trattamento delle porzioni bruciate ha consentito di recuperare le tracce di doratura originale che, con sorpresa, erano ancora adese alla superficie carbonizzata. Si sono sigillate le crepe tra i “blocchetti” di carbone, al fine di ottenere una continuità della superficie piuttosto disomogenea.
Molteplici prove di integrazioni hanno portato alla scelta di rivestire la superficie del carbone con fogli di carta di riso, utilizzando il medesimo adesivo del consolidamento, e applicarvi l’oro in foglia a missione. La soluzione ha permesso di conservare la memoria della combustione e, nello stesso tempo, di restituire leggibilità alla decorazione dorata.
Per la ricostruzione degli elementi lineari completamente distrutti (plinti, basamenti e corrimano della balaustra), sono state impiegate macchine a controllo numerico, a cui è seguita la nuova doratura con oro zecchino.

Le sculture e gli apparati decorativi
Sono state restaurate e integrate le parti lapidee e quelle lignee, e ricollocati nella loro posizione originaria gli apparati decorativi scultorei, scampati all’incendio in quanto ricoverati nell’attigua sacrestia. Sono stati così ricomposti elementi originali superstiti e integrazioni necessarie alla ricostruzione dell’immagine architettonica dell’altare.
Tra le opere ricollocate figurano gli otto putti alati realizzati tra il 1692 e il 1694 dagli «Intagliatori di S.A.R.» Francesco Borello e Cesare Neurone, nonché i due angeli superstiti posti ai lati della cassa: l’angelo con la colonna della flagellazione (angolo destro, lato Palazzo Reale) e l’angelo con la spugna (angolo sinistro, lato Cattedrale).
Le balaustre dei coretti
A completamento, si sono ricostruite anche le balaustre in legno dorato dei tre coretti della Cappella, anch’esse completamente distrutte dall’incendio. Completamente distrutti dall'incendio, saranno ricostruite le balaustre lignee dorate dei due vestiboli di accesso e la balaustra del coretto.
La ricostruzione degli elementi lineari ha richiesto l’impiego di macchine a controllo numerico e una successiva nuova doratura con oro zecchino. Le nuove porzioni sono state inserite nel complesso mantenendo riconoscibili, a distanza ravvicinata, gli interventi eseguiti.
Gli arredi sacri
In ultimo, sono stati ricollocati gli arredi sacri: le quattro lampade pensili di Innocente Gaya e Carlo Balbino (1824-1828) in argento cesellato e sbalzato, volute dal re Carlo Felice, che fece destinare alla Cappella del Guarini due esemplari già destinati alla Basilica di Superga e ne ordinò altrettanti.
Quella serie - ornata da stemmi sabaudi e ancora una volta da simboli della Passione come la Veronica e la Sindone stessa - fu allestita dagli anni Venti dell’Ottocento fino al cantiere di restauro precedente l’incendio, in sostituzione delle quattro lampade pensili di inizio Settecento, fuse per motivi economici alla fine del secolo.
Il restauro degli apparati bronzei e della balaustra verso il Duomo
Appartengono al prezioso patrimonio artistico i 148 elementi decorativi in bronzo che coronano le colonne e le lesene della Cappella. I capitelli di 17 colonne, le basi delle 30 colonne dell’ordine minore, le basi e i capitelli delle 34 lesene dell’ordine minore, le basi e i capitelli delle 2 lesene ai lati del portale verso la galleria della Sindone e una delle balaustre, devono ancora essere sottoposti a restauro.
Non solo, ma uno degli otto capitelli in bronzo delle lesene dell’ordine maggiore, appartenente al ciclo dei dieci capitelli con i simboli della Passione, deve essere ricostruito in quanto irrimediabilmente distrutto durante l’incendio del 1997.
Appartiene al prezioso patrimonio artistico la balaustra, di pregevole fattura, realizzata nel 1775, su progetto del conte architetto Dellala di Beinasco, per volere di Vittorio Amedeo III, in sostituzione della precedente balaustra lignea situata in analoga posizione. La balaustra è realizzata in marmo Nero di Como con apparati decorativi in bronzo.
Gli ornamenti in bronzo vennero eseguiti dal fonditore Dughet. In particolare l’opera risulta aver patito, più che per i danni riferibili alle elevate temperature causate dall’incendio, per gli urti causati dalla caduta al piano sia dei frammenti lapidei distaccatisi dall’alto sia degli elementi dei ponteggi utilizzati nell’intervento di restauro allora in corso.
I danni più consistenti sono infatti ascrivibili ai violenti urti da sfondamento che, insistendo sulle strutture in marmo, ne hanno causato la rottura, lo sfaldamento o il disassamento dalla collocazione originaria. Le forti temperature e lo shock termico causato dall’acqua di spegnimento hanno inoltre contribuito a indebolire la materia, facilitandone la rottura in frammenti.
Nel suo insieme la balaustra presenta evidenti mancanze sia della struttura lapidea che delle decorazioni in bronzo, ed è interessata da gravi problematiche strutturali per quanto riguarda le porzioni marmoree superstiti.
Tempi, maestranze e organizzazione del cantiere
Il restauro ha richiesto 333 giorni di lavoro, 15 addetti tra restauratori e tecnici di restauro, 4 imprese consorziate coinvolte e quasi 11.000 ore di lavoro tra cantiere e laboratorio per restaurare l’altare progettato da Antonio Bertola tra il 1688 e il 1694 per accogliere la Santa Sindone.
Il restauro dei supporti lapidei e dei manufatti lignei invece ha richiesto un contributo altissimo in termini di ore di lavoro e di materiale utilizzato, sia in cantiere che in laboratorio. La strumentazione informatica è stata indispensabile per il rilevamento diretto e puntuale dei dati tecnici delle operazioni effettuate.
Il continuo confronto tra restauratori, Direzione Lavori, specialisti delle analisi scientifiche e storici dell’arte ha consentito di affrontare la diversa natura dei materiali e di coordinare interventi di consolidamento, ricomposizione, integrazione e finitura.
La restituzione al pubblico
Dal 31 marzo 2021 il capolavoro di Bertola è stato reinserito nel percorso di visita dei Musei Reali. La chiusura dei musei, dovuta alle misure anti-pandemia per contrastare la diffusione del Coronavirus, non consentiva per il momento ai visitatori di accedere alla Cappella di Guarino Guarini, che fa parte del percorso di visita dei Musei Reali di Torino.
Dal 31 marzo al 7 aprile, in via straordinaria, è stato aperto il grande finestrone che affaccia sulla navata del Duomo, così da permettere al pubblico, durante i riti della Settimana Santa, uno scorcio prospettico sull’altare e sul monumento che conserva la Sindone.
La Cappella della Sindone è visitabile con ingresso ai Musei Reali, dal martedì alla domenica orario 9-19.
La documentazione multimediale del restauro
La Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino ha promosso la realizzazione di un progetto multimediale con lo scopo di offrire ai visitatori dei Musei Reali tutte le informazioni sul restauro della cappella e dell’altare, con la creazione di un’applicazione mobile gratuita, che utilizzerà la tecnologia della realtà aumentata.
Attraverso contenuti interattivi sarà possibile vivere un’esperienza coinvolgente durante la visita. L’applicazione sarà rilasciata in occasione della riapertura al pubblico dei Musei Reali ed è stata realizzata in collaborazione con i partner tecnologici Ribes Solutions e Visivalab.
Il pubblico potrà così, attraverso un’esperienza multimediale e immersiva, ma anche di rigoroso valore storico e culturale, avere tutte le informazioni sul restauro della Cappella della Sindone, casa di un'immagine capace di evocare il cuore stesso del cristianesimo con grande aderenza ai racconti evangelici.
Cappella della Sindone, concluso il restauro dell'altare di Antonio Bertola
Finanziamento e principali interventi
| Intervento | Costo previsto | Fase attuativa |
|---|---|---|
| Controllo e implementazione del sistema di monitoraggio strutturale | 60.000,00 € | Fine Lavori |
| Restauro dell’altare con la riproposizione degli apparati decorativi lignei comprese le balaustre dorate dei coretti | 420.000,00 € | Fine Lavori |
| Restauro degli apparati decorativi in bronzo e della balaustra in marmo | 575.644,78 € | Fine Lavori |
| Finanziamento da MiBAC, Cofinanziamento Art Bonus 2018 | 380.000,00 € | Restauro Cappella e altare della Sindone |
I lavori sono stati cofinanziati dal Ministero della cultura - progetti Art Bonus 2018, dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dalla raccolta fondi lanciata nel 1997 della Fondazione La Stampa-Specchio dei Tempi. Il restauro dell’altare ha quindi rappresentato la fase conclusiva di un programma più ampio, dedicato alla conservazione architettonica, strutturale e decorativa della Cappella della Sindone.
Nel 2017, utilizzando gli elementi architettonici originali recuperati dall’incendio, Giulio Paolini realizzò Pietre Preziose, installazione installata nell’ambito dell’intervento di riqualificazione del Boschetto dei Giardini Reali, altro simbolo di Torino.