“Adoro Te” è un canto liturgico di Luca Arzenton, composto nel 2013, che esprime l’adorazione davanti alla presenza di Dio, la contemplazione della Trinità e l’abbandono fiducioso del credente. Il testo presenta immagini bibliche come la brezza che ristora il cuore, il roveto che non si consuma e il santo suolo davanti al quale il fedele si prostra.
Il canto può essere distinto dall’inno eucaristico latino Adoro Te devote, attribuito a san Tommaso d’Aquino e dedicato alla contemplazione di Cristo realmente presente nell’Eucaristia. Entrambi i testi sviluppano il tema dell’adorazione, ma appartengono a tradizioni e composizioni differenti.
Adoro Te di Luca Arzenton
Testo e Musica di Luca Arzenton © 2013
Sei qui davanti a me, o mio Signore, sei in questa brezza che ristora il cuore, roveto che mai si consumerà, presenza che riempie l'anima.
Adoro Te, fonte della Vita, adoro Te, Trinità infinità. I miei calzari leverò su questo santo suolo, alla presenza Tua mi prostrerò.
Sei qui davanti a me, o mio Signore, nella Tua grazia trovo la mia gioia. Io lodo, ringrazio e prego perché il mondo ritorni a vivere in Te.
Adoro Te, fonte della Vita, adoro Te, Trinità infinità.
I miei calzari leverò su questo santo suolo, alla presenza Tua mi prostrerò.
Adoro Te, fonte della Vita, adoro Te, Trinità infinità. I miei calzari leverò su questo santo suolo, alla presenza Tua mi prostrerò, mio Signor.
Struttura e significato del canto
Il canto si apre con il riconoscimento della presenza del Signore: “Sei qui davanti a me, o mio Signore”. L’immagine della brezza che ristora il cuore richiama una presenza discreta, capace di rinnovare interiormente la persona senza imporsi con la forza.
Il “roveto che mai si consumerà” richiama l’episodio biblico del roveto ardente e introduce il tema della presenza divina che rimane viva e inesauribile. La frase “presenza che riempie l’anima” porta questa esperienza dal segno biblico alla dimensione personale della preghiera.
Il ritornello definisce Dio come “fonte della Vita” e come “Trinità infinità”. L’adorazione non è presentata soltanto come un atto esteriore, ma come una risposta complessiva dell’essere umano, espressa attraverso la prostrazione, la lode, il ringraziamento e la preghiera.
Il gesto dei calzari tolti “su questo santo suolo” richiama l’atteggiamento di Mosè davanti al roveto ardente. Nel canto, il luogo della preghiera diventa lo spazio nel quale il credente riconosce la santità di Dio e si mette alla sua presenza.
La seconda strofa collega la presenza del Signore alla gioia e alla grazia: “nella Tua grazia trovo la mia gioia”. La preghiera assume anche una dimensione comunitaria e universale, perché il fedele loda, ringrazia e prega affinché “il mondo ritorni a vivere in Te”.
Testo e accordi
| Sezione | Accordi |
|---|---|
| Prima strofa | RE LA · SI- FA# · SOL RE · DO SOL LA4 LA |
| Ritornello | RE- SIb7+ DO FA4 FA · RE4 SIb7+ DO SIb FA |
| Parte centrale | LA- RE- RE-7 · SIb7+ LA- SOL-7 · SOL-6 RE- MI LA SIb DO RE |
RE LA
Sei qui davanti a me, o mio Signore,
SI- FA#
Sei in questa brezza che ristora il cuore.
SOL RE
Roveto che mai si consumerà,
DO SOL LA4 LA
presenza che riempie l’anima.
RE- SIb7+ DO FA4 FA
Adoro te, fonte della vi - ta
RE4 SIb7+ DO SIb FA
Adoro te, trinità infini - ta.
LA- RE- RE-7
I miei calzari leverò
SIb7+ LA- SOL-7
su questo santo suolo,
SOL-6 RE- MI LA SIb DO RE
alla presenza tua mi prostrerò.
Sei qui davanti a me, o mio Signore, nella tua grazia trovo la mia gioia. Io lodo, ringrazio e prego perché il mondo ritorni a vivere in te.
Adoro Te devote
Adoro Te devote è un inno eucaristico in lingua latina attribuito a san Tommaso d’Aquino. A san Tommaso d’Aquino è attribuita la composizione dell’inno eucaristico Adoro Te devote, in occasione della prima celebrazione della solennità del Corpus Domini (1264).
Il testo latino contempla il mistero di Cristo nascosto sotto le apparenze del pane e del vino. Il credente riconosce i limiti della vista, del tatto e del gusto e afferma la centralità dell’ascolto della parola del Figlio di Dio.
Adoro Te devote, latens Deitas, Quae sub his figuris vere latitas: Tibi se cor meum totum subiicit, Quia te contemplans totum deficit.
Visus, tactus, gustus in te fallitur, Sed auditu solo tuto creditur. Credo quidquid dixit Dei Filius: Nil hoc verbo Veritatis verius.
In cruce latebat sola Deitas, At hic latet simul et humanitas; Ambo tamen credens atque confitens, Peto quod petivit latro paenitens.
Plagas, sicut Thomas, non intueor; Deum tamen meum te confiteor. Fac me tibi semper magis credere, In te spem habere, te diligere.
O memoriale mortis Domini! Panis vivus, vitam praestans homini! Praesta meae menti de te vivere Et te illi semper dulce sapere.
Pie pellicane, Iesu Domine, Me immundum munda tuo sanguine. Cuius una stilla salvum facere Totum mundum quit ab omni scelere.
Iesu, quem velatum nunc aspicio, Oro fiat illud quod tam sitio; Ut te revelata cernens facie, Visu sim beatus tuae gloriae. Amen.
Traduzione italiana di Adoro Te devote
Adoro Te devotamente, oh Dio nascosto, Sotto queste apparenze Ti celi veramente: A te tutto il mio cuore si abbandona, Perché, contemplandoTi, tutto vien meno.
La vista, il tatto, il gusto, in Te si ingannano, Ma solo con l’udito si crede con sicurezza: Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio, Nulla è più vero di questa parola di verità.
Sulla croce era nascosta la sola divinità, Ma qui è celata anche l’umanità: Eppure credendo e confessando entrambe, Chiedo ciò che domandò il ladrone penitente.
Le piaghe, come Tommaso, non vedo, Tuttavia confesso Te mio Dio. Fammi credere sempre più in Te, Che in Te io abbia speranza, che io Ti ami.
Oh memoriale della morte del Signore, Pane vivo, che dai vita all’uomo, Concedi al mio spirito di vivere di Te, E di gustarTi in questo modo sempre dolcemente.
Oh pio Pellicano, Signore Gesù, Purifica me, immondo, col Tuo sangue, Del quale una sola goccia può salvare Il mondo intero da ogni peccato.
Oh Gesù, che velato ora ammiro, Prego che avvenga ciò che tanto bramo, Che, contemplandoTi col volto rivelato, A tal visione io sia beato della Tua gloria. Amen.
Il simbolo del pellicano
Uno degli attributi dati a Cristo è quello del pellicano, impiegato anche nel Adoro Te devote. L'origine di tale simbolo è legata ad una antica leggenda che voleva questo uccello nutrire la prole con la propria carne e il proprio sangue.
In epoca medievale il pellicano divenne simbolo dell'abnegazione e del sacrificio genitoriali e allegoria del supremo sacrificio di Cristo, fonte di vita per l'umanità.
Il riferimento al pellicano compare nella sesta strofa dell’inno latino: “Pie pellicane, Iesu Domine”. L’immagine sottolinea il tema del sangue di Cristo come dono capace di purificare e salvare il mondo dal peccato.

Il riferimento a san Tommaso d’Aquino
Le piaghe di Cristo e l’esperienza dell’apostolo Tommaso costituiscono un altro elemento centrale dell’inno. Il testo dichiara di non vedere le piaghe, ma di confessare ugualmente Cristo come Dio, trasformando il limite dei sensi in un atto di fede.
Stefano di Giovanni di Consolo detto Sassetta, Visione di san Tommaso d'Aquino, 1423-1425, Roma, Pinacoteca Vaticana.
A san Tommaso d’Aquino è attribuita la composizione dell’inno eucaristico Adoro Te devote, in occasione della prima celebrazione della solennità del Corpus Domini (1264).
Uso liturgico e preghiera
“Adoro Te” di Luca Arzenton si presta a momenti di adorazione, preghiera personale e celebrazione comunitaria, grazie a un testo costruito intorno alla ripetizione dell’invocazione “Adoro Te”. Il ritornello favorisce la partecipazione dell’assemblea e rende immediatamente riconoscibile il centro spirituale del canto.
Adoro Te devote concentra invece la preghiera sul mistero eucaristico, sulla fede nella presenza di Cristo e sul desiderio di contemplarlo nella gloria. Le due composizioni possono quindi accompagnare la preghiera con accenti diversi: una richiama la presenza di Dio nell’esperienza del credente, l’altra medita il mistero di Cristo velato nell’Eucaristia.