L’altare della reposizione con orchidee può essere preparato in modo solenne, armonioso e rispettoso della liturgia, valorizzando la preghiera senza trasformare lo spazio sacro in un apparato scenografico. Tappeti, drappi, tovaglie ricamate, vasi con orchidee e ortensie, lampade e ceri, spighe di grano, pane ed uva possono essere accuratamente disposti per dare un profondo significato all’addobbo dell’altare.
L’addobbo particolarmente festoso sottolinea quei sentimenti di amore, meraviglia e fede di coloro che l’hanno preparato e di coloro che innanzi ad esso si fermeranno in devota adorazione. La composizione floreale, tuttavia, deve rimanere evocativa, non scenografica, e deve favorire il raccoglimento davanti all’Eucaristia.

Il significato dell’altare della reposizione
La parrocchia Pontificia ha mantenuto viva la tradizione; ogni anno, il giovedì santo, viene addobbato un altare dove viene custodita l’Eucarestia per l’adorazione. A Sant’Anna in Vaticano anche quest'anno si è ripetuta la tradizione di addobbare in modo solenne l’Altare della reposizione dove, la sera del Giovedì santo, dopo la Solenne Messa in Coena Domini, viene conservata l’Eucarestia per l’Adorazione.
Numerosi i fedeli della Città del Vaticano e di Roma che per tutta la serata di ieri e la giornata odierna si sono accostati per un breve momento di preghiera. L’addobbo dell’altare è stato realizzato da un gruppo di volontari della Pontificia Parrocchia sotto la direzione artistica di Padre Stefano Canuto.
L’altare non rappresenta un semplice arredo o un coronamento dell’edificio sacro, ma il fattore conformante e qualificante l’identità della costruzione. Infatti, l’altare è la croce del Signore dalla quale scaturiscono i sacramenti del mistero pasquale.
Sull’altare, che è il centro della chiesa, viene reso presente il sacrificio della croce sotto i segni sacramentali. Esso è anche la mensa del Signore, alla quale è invitato il popolo di Dio. In alcune liturgie orientali, l’altare è anche il simbolo della tomba (Cristo è veramente morto e veramente risorto).
Orchidee e fiori nell’adorazione eucaristica
Le orchidee possono contribuire a un addobbo solenne grazie alla loro forma elegante e alla loro presenza visiva misurata. Nell’area delle icone floreali sono documentati addobbi realizzati con rose, orchidee dendrobium e nebbiolina, oltre a composizioni che hanno utilizzato orchidee bianche insieme ad anturium, lilium, foglie di aspidistra variegata e ruscus.
L’uso dei fiori nella Liturgia dev’essere pensato con una prospettiva biblico-teologica; non di arredo, di abbellimento, di apparato, ma di adesione. La composizione floreale dev’essere evocativa, non scenografica.
I fiori vanno liberati, non costretti da forme create da noi, disegni geometrici, abbinamenti con legni, sabbia, sassi, stoffe, candele. C’è bisogno della loro purezza, della loro assoluta eloquenza, sciolta da ogni altro linguaggio.
Le composizioni siano prive di leziosità. È bene evitare gli ammassi, ricercare la purezza, una nobile semplicità. Anche solo una rosa accanto a un crocifisso, un mazzo di fiori di campo, trenta margherite bianche nell’acqua…
L’eccesso toglie nobiltà alla forza che hanno anche solo pochi fiori accanto alla nuda pietra dell’altare, dell’ambone. Le chiese non sono serre.
Dove collocare le orchidee
Precisiamo anzi tutto che essi sono un ornamento e non un elemento essenziale, per cui «piuttosto che sopra la mensa dell’altare, si dispongano attorno ad esso» (OGMR 305). Sull’altare, quindi, non ci deve essere altro.
I fiori stanno nei pressi dell’altare, circondano l’ambone: fine. L’omaggio di adorazione al tabernacolo o alla Vergine Maria si limiti al tocco, all’‘appena’. Un vaso semplicissimo con tre rose…
Nel caso dell’altare della reposizione, i vasi con orchidee possono essere collocati ai lati o davanti alla mensa, lasciando libero il luogo destinato alla custodia dell’Eucaristia e mantenendo visibili gli elementi principali dell’allestimento.
È importante evitare che le composizioni floreali impediscano la vista dell’altare, del tabernacolo, della croce o del luogo nel quale i fedeli si raccolgono per l’adorazione. Gli arredi che lo circondano devono valorizzarlo, non oscurarlo, e allo stesso tempo contribuire a creare un’atmosfera di raccoglimento e di preghiera.
Gli elementi dell’addobbo solenne
Tappeti, drappi, tovaglie ricamate, vasi con orchidee e ortensie, lampade e ceri, spighe di grano, pane ed uva, una preziosa stola unitamente ad un calice con catino, sono stati accuratamente e sapientemente disposti per dare un profondo significato all’addobbo dell’altare.
L’altare è ordinariamente corredato da tre principali segni in rapporto ai tre aspetti dogmatici dell’Eucaristia: la croce, “sopra l’altare o accanto ad esso” (OGMR, 308), che ricorda il Sacrificio pasquale di Cristo che si celebra sull’altare in modo sacramentale; la “tovaglia di colore bianco” (OGMR, 304), che richiama la santa Cena, forma rituale per la celebrazione dell’Eucaristia; “i candelabri … in segno di venerazione e di celebrazione festiva” (OGMR,307), ma anche richiamo alla Presenza reale del Signore risorto e dell’azione del suo Santo Spirito.
La tovaglia, la croce e almeno i due ceri proclamano le tre parti indissolubili dell’evento eucaristico: la reale Presenza, il Sacrificio e il Convito. Gli arredi liturgici allora rendono visibile l’intero mistero nei suoi tre aspetti teologici essenziali e indivisibili: Presenza, Sacrificio, Convito.
Vi potranno essere altri elementi decorativi, ma questi rimangono secondari rispetto ai tre principali, che, invece, esprimono i contenuti intrinseci alle stesse parole istituzionali dell’Eucaristia. Preparare l’altare con la tovaglia, la croce e i ceri significa descrivere con segni visibili gli aspetti invisibili dell’evento sacrificale e conviviale, che il Signore stesso realizza, rendendosi presente in modo ‘vero, reale e sostanziale’.
La tovaglia dell’altare
Prima della Messa è coperto da una tovaglia bianca; nei Riti iniziali, inoltre, accoglie la croce e i candelabri (OGMR, 117). Distendere sull’altare una tovaglia di colore bianco significa affermare che su di esso si compie il Convivio sacramentale secondo le parole del Signore “Prendete e mangiate…prendete e bevetene tutti”.
Quel loro color bianco ci deve ricordare quanto debba essere pura, sincera e libera la nostra offerta. Lini fini e nobili, come l’atto che servono; ma anche forti e robusti, come l’offerta di Cristo e come dovrebbe essere anche la nostra: decisa e coraggiosa e non titubante, part-time, distaccata.
La croce e i ceri
L’Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR) afferma: “Vi sia sopra l’altare, o accanto ad esso, una croce, con l’immagine di Cristo crocifisso, ben visibile allo sguardo del popolo radunato”. (OGMR, 308).
La disposizione classica della croce al centro e dei candelabri ai lati sull’altare è certamente quella che assicura meglio la loro natura di insegne proprie dell’altare, in quanto fanno corpo con esso. Non è tuttavia di immediata riuscita disporre con gusto sull’altare rivolto al popolo, al centro della mensa, la croce, ma, con intelligenza, equilibrio e senso estetico è possibile e auspicabile.
Si tratta di evitare da un lato di creare una barriera così corposa da togliere ogni visibilità del sacerdote che compie gli atti del divin Sacrificio e dall’altro di non eccedere in dimensioni tali, quali la verticalità della croce e dei candelabri, da ledere le proporzioni e il senso estetico in rapporto alla massa talvolta esigua dell’altare ad populo.
“I candelabri, richiesti per le singole azioni liturgiche, in segno di venerazione e di celebrazione festiva, siano collocati o sopra l’altare, oppure accanto ad esso, tenuta presente la struttura sia dell’altare che del presbiterio, in modo da formare un tutto armonico; e non impediscano ai fedeli di vedere comodamente ciò che si compie o viene collocato sull’altare” (OGMR, 307).
Disporre i due candelabri o ceri o i due gruppi di essi sui due lati della mensa delinea un’identità esclusiva e tipica dell’altare, sottolinea la centralità della croce, se questa si erge nel mezzo, e il popolo cristiano, subito, ne coglie l’originalità nella continuità della tradizione liturgica.
In una composizione con orchidee, i fiori possono accompagnare lateralmente i ceri senza sostituirli e senza creare un secondo centro visivo. La croce deve rimanere ben visibile allo sguardo del popolo radunato e l’insieme deve formare un tutto armonico.

La preparazione dell’altare e gli oggetti liturgici
All’inizio della Liturgia eucaristica si portano all’altare i doni, che diventeranno il Corpo e il Sangue di Cristo. Prima di tutto si prepara l’altare, o mensa del Signore, che è il centro di tutta la Liturgia eucaristica, ponendovi sopra il corporale, il purificatoio, il Messale e il calice, se non viene preparato alla credenza.
È solo all’inizio della Liturgia Eucaristica che si devono porre sull’altare i vasi sacri, il calice solo se vuoto, la patena e, eventualmente, la pisside, i lini, corporale, purificatoio e palla, e i libri sacri, Messale, come precisa l’OGMR: vasi e lini «siano disposti sulla mensa solo dal momento della presentazione dei doni fino alla purificazione dei vasi», cioè dopo la Comunione (n. 306).
Una delle componenti principali dell’altare è il calice, il bicchiere che contiene il vino consacrato che diventa il Sangue di Cristo nella Messa. Accanto al calice, troviamo la patena, un piccolo piatto utilizzato per contenere l’ostia durante la consacrazione.
Non meno importante è il corporale, un panno bianco piegato a modo di libretto sul quale vengono posti il calice e la patena durante la celebrazione. Il suo scopo è quello di raccogliere eventuali frammenti dell’ostia consacrata.
Vasi sacri e lini non sono solo oggetti funzionali e di alto valore artistico, ma anche segni liturgici tesi ad aiutare sacerdote e fedeli a compiere l’atto più importante del pianeta e della storia.
Il rapporto tra fiori e tempi liturgici
Nell’ornamento floreale si deve inoltre agire con moderazione e rispettare i tempi liturgici: in Avvento, per esempio, si eviti di anticipare la gioia e l’esultanza del Natale.
Quando la Quaresima chiede l’assenza dei fiori, nella denudazione di tutto, le chiese si fanno spigolose, fredde; sono pietra, marmo. Al mattino di Pasqua, il profumo dell’incenso che ancora aleggia dalla Veglia e i fiori che sono tornati ammorbidiscono immediatamente la nostra anima.
Un criterio è bene che ci accompagni: eliminare tutte le relazioni scontate con i tempi liturgici e i loro colori. Esse rischiano di rendere meno evidente l’unità teologica dell’anno liturgico, la preminenza della Pasqua su ogni declinazione delle stagioni, l’assoluta centralità del mistero pasquale del Signore, che è davvero il nostro fiore, l’unico nostro fiore.
La scelta dei colori liturgici può aiutare a creare un ambiente che rispecchia il tono del tempo liturgico. Durante l’Avvento, per esempio, si potrebbe optare per il viola, simbolo di penitenza e attesa. Allo stesso modo, durante il tempo pasquale, il bianco, simbolo di gioia e purezza, potrebbe essere la scelta più appropriata.
Il valore simbolico dei fiori
Nei mosaici delle chiese antiche, post-costantiniane, c’è un evidente fiorire della natura in corrispondenza della presenza del Signore Gesù. Ricorre spesso l’uso dell’erba, del pascolo, dei più vari elementi vegetali, come nell’abside della basilica di San Clemente a Roma, dove girali di acanto si dipartono dall’albero della Croce offrendo riparo agli uccelli del cielo.
La relazione tra la Pasqua del Signore e la primavera che sboccia è nell’ordine della gratuità assoluta per cui Dio ci ridà la vita senza nostro merito e ci pone perfino nella condizione di dirgli grazie. Compie la sua opera in un tempo, in un clima, in cui il cielo, la terra, le piante, gli animali, la natura sembrano tutti in atteggiamento di preghiera.
Così i germogli che bucano i rami secchi e scuri degli alberi, l’erba nuova, lo spandere profumo e poi l’affacciarsi dei colori, i petali impalpabili: tutto è un’immensa celebrazione, ma con uno stile pacato.
Il fiore è immolato, è la bellezza che si sacrifica. È luce, profumo e colore - reciso. È sacrificato e, allo stesso tempo, dal suo sacrificio dà a chi lo guarda la pace, la gioia, la vita. Il fiore è una metafora bellissima del sacrificio del Signore.
Proporzioni, sobrietà e cura dell’insieme
È facile intuire che l’Altare deve essere preparato con grande dignità. Come si prepara allora l’altare? Anzi tutto è preparato in modo solenne: tutti siedono, perché i commensali sono re e regine, i figli di Dio acquistati dal sangue di Cristo; inoltre, non è apparecchiato da una persona qualsiasi, ma sempre da un ministro: il sacerdote, il diacono, l’accolito, oppure un ministro laico designato temporaneamente dal celebrante (OGMR, 139.178.190).
La scelta degli arredi adatti per l’altare non è un compito da prendere alla leggera. È un’opera di discernimento che richiede sensibilità e rispetto per la liturgia, la tradizione e l’arte sacra.
Bisogna considerare non solo la bellezza, ma anche la funzionalità e la durabilità degli articoli. Le dimensioni, i colori, i materiali, il design, tutto deve essere armonizzato per esprimere la sacralità del luogo e facilitare la partecipazione dei fedeli alla liturgia.
Le persone che se ne assumono l’impegno potrebbero avere anche molto da lavorare per assicurare fiori nobili, puliti, eliminando fiocchi, carte, coprivasi, plastiche trasparenti. Comporre questi vasi deve attingere al nostro personale grazie a Gesù ed è una sensibilità da creare, nelle parrocchie, con la dignità di un autentico ministero.
Decostruendo gli apparati, si colga di fiore in fiore il meglio, per poter porre sui nostri presbiteri questo segno così puro, così eloquente, così immediato. Il tutto sia finalizzato al fiorire del luogo dove celebriamo la Pasqua del Signore, con una semplicità assoluta.
Un modello di allestimento con orchidee
Un allestimento può essere costruito attorno a una tovaglia bianca, a una croce ben visibile e a due gruppi di ceri collocati in modo simmetrico. Le orchidee possono essere raccolte in vasi semplici, posti ai lati dell’altare o davanti alla sua base, insieme ad altri fiori scelti con moderazione.
Accanto alle orchidee si possono collocare ortensie, rose, nebbiolina o elementi verdi, purché l’insieme conservi una nobile semplicità. Tappeti e drappi possono sottolineare il carattere solenne dell’adorazione, mentre lampade e ceri contribuiscono a creare un’atmosfera di preghiera.
Spighe di grano, pane ed uva possono richiamare il dono eucaristico, mentre la preziosa stola unitamente ad un calice con catino può completare l’apparato simbolico senza sovraccaricare la mensa dell’altare.
È necessario lasciare spazio sufficiente per la custodia dell’Eucaristia e per i gesti liturgici. La composizione deve accompagnare l’adorazione, non attirare l’attenzione su di sé.
Errori da evitare
- Collocare le composizioni floreali direttamente sulla mensa dell’altare quando possono essere disposte attorno ad esso.
- Creare ammassi di fiori, vasi e decorazioni che impediscano la vista della croce o dell’Eucaristia.
- Usare fiocchi, carte, coprivasi e plastiche trasparenti.
- Trasformare l’altare in una comune mensa domestica o in un buffet di gala.
- Usare i fiori come soprammobili distribuiti in ogni angolo degli altari laterali.
- Costruire apparati rigidamente legati all’occasione.
- Anticipare con l’ornamento floreale la gioia di un tempo liturgico non ancora iniziato.
- Lasciare che la decorazione floreale diventi un polo autonomo rispetto all’altare.
Non collezioniamo didascalie, allegorizzazioni, per cui in Quaresima abbonda la sabbia, a Pentecoste i petali rossi… Vanno smontati gli apparati commerciali tipici delle esequie o dei matrimoni, mettendoci la nostra anima, il nostro cuore, il nostro grazie al Signore con poco, non con molto.
I fiori non sono da usare come i soprammobili a casa. Stanno nei pressi dell’altare, circondano l’ambone: fine. L’omaggio di adorazione al tabernacolo o alla Vergine Maria si limiti al tocco, all’‘appena’.
La cura dell’altare come servizio ecclesiale
La preparazione dell’altare non è solo un compito pratico, ma anche un atto di preghiera e devozione. Con la propria attenzione ai dettagli e il rispetto per la sacralità di questi gesti, si aiuta a creare uno spazio in cui la presenza di Dio può essere avvertita e vissuta.
Ogni elemento utilizzato nell’allestimento dell’altare non è un semplice oggetto, ma un segno tangibile del mistero che celebriamo. Ogni elemento ha il suo posto e il suo significato, e la loro disposizione consapevole contribuisce a creare un ambiente di preghiera e devozione.
La scelta e la disposizione degli arredi sacri sono aspetti fondamentali nell’allestimento di una chiesa. Essi richiedono un’attenzione particolare e un’approfondita riflessione, per garantire che ogni elemento contribuisca a creare un ambiente che favorisca il raccoglimento, la preghiera e la celebrazione dei sacramenti.
Bisogna assumere un tratto teologico nell’uso del fiore, dandogli nobiltà e semplicità, con una costanza pasquale. La bellezza delle orchidee trova così il proprio significato non nell’abbondanza, ma nella capacità di accompagnare con discrezione l’adorazione eucaristica.
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