Il Congresso Mondiale delle Famiglie e l’Alleanza Evangelica Mondiale appartengono a contesti distinti: il primo è una rete internazionale di organizzazioni pro-family, mentre la seconda è un’alleanza globale di chiese e organizzazioni evangeliche. Il loro punto di contatto riguarda soprattutto la difesa di una concezione cristiana e conservatrice della famiglia, della società e dei valori religiosi.
Il World Congress of Families è nato negli Stati Uniti nell’ambiente dei movimenti cristiani integralisti, cattolici ed evangelici, mentre la World Evangelical Alliance è stata fondata nel 1846 e riunisce oggi alleanze evangeliche nazionali e regionali provenienti da tutto il mondo. Le due realtà non coincidono e non devono essere considerate un’unica organizzazione.
Gli Incontri Mondiali delle Famiglie nella Chiesa cattolica
Il 1994 era stato dichiarato dalle Nazioni Unite “Anno Internazionale della Famiglia”. Anche nella Chiesa, Papa Giovanni Paolo II volle che si celebrasse contemporaneamente un Anno della Famiglia che si concluse con il I Incontro Mondiale delle Famiglie, svoltosi a Roma l’8 e 9 ottobre 1994.
Da allora, ogni tre anni, in luoghi diversi del mondo, si è tenuto un Incontro Mondiale delle Famiglie introdotto da un Congresso teologico-pastorale internazionale e concluso, alla presenza del Papa, con una festa delle famiglie e con una grande celebrazione eucaristica finale.
Il X Incontro Mondiale delle famiglie, a causa della pandemia, si è svolto con una nuova formula mista (in presenza e on line), multicentrica e diffusa (in tutte le Diocesi del mondo).
| Edizione | Pontificato | Data e luogo | Tema |
|---|---|---|---|
| I | Giovanni Paolo II | 1994, 8-9 ottobre, Roma (Italia) | Famiglia: cuore della civiltà dell’amore |
| II | Giovanni Paolo II | 1997, 4-5 ottobre, Rio de Janeiro (Brasile) | La famiglia: dono ed impegno, speranza dell’umanità |
| III | Giovanni Paolo II | 2000, 14-15 ottobre, Roma (Italia) | I figli, primavera della famiglia e della società |
| IV | Giovanni Paolo II | 2003, 25-26 gennaio, Manila (Filippine) | La Famiglia cristiana: una buona novella per il terzo millennio |
| V | Benedetto XVI | 2006, 8-9 luglio, Valencia (Spagna) | Trasmissione della fede nella famiglia |
| VI | Benedetto XVI | 2009, 17-18 gennaio, Città del Messico (Messico) | La famiglia, formatrice ai valori umani e cristiani |
| VII | Benedetto XVI | 2012, 2-3 giugno, Milano (Italia) | La famiglia - Lavoro e Festa |
| VIII | Francesco | 2015, 26-27 settembre, Philadelphia (USA) | L’amore è la nostra missione, la famiglia pienamente viva |
| IX | Francesco | 2018, 22-26 agosto, Dublino (Irlanda) | Il Vangelo della famiglia: gioia per il mondo |
| X | Francesco | 2022, 22-26 giugno, Roma (Italia) e in tutte le Diocesi del mondo | L’amore familiare: vocazione e via di santità |
Il Congresso Mondiale delle Famiglie
Il Congresso mondiale delle famiglie, in programma dal 29 al 31 marzo a Verona, è un “evento ostile ai diritti umani”.
Si tiene a Verona, dal 29 al 31 marzo, il tredicesimo Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, Wcf). L’evento è promosso da sigle pro-life e anti-Lgbt e alcune associazioni cattoliche.
Il titolo e lo slogan di questa edizione, come si legge sul sito ufficiale, è “Il vento del cambiamento: l’Europa e il Movimento Globale Pro-Family”.
Il congresso viene organizzato dall’International Organization for the Family (Iof), una organizzazione statunitense pro-life. La mission dell’Iof, si legge sempre sul sito del Congresso, è “unire e dotare i leader di tutto il mondo di strumenti per promuovere la famiglia naturale… sola unità stabile e fondamentale della società”.
Quella di quest’anno è la tredicesima edizione del Congresso Mondiale delle Famiglie. L’anno scorso si è tenuto in Moldavia e l’anno prima in Ungheria. La prima edizione si è tenuta a Praga nel 1997.
L’Iof ne ha già organizzate 12, soprattutto nell’Europa dell’est dove, da qualche anno, si sono insediati governi ultraconservatori che millantano di difendere i valori cristiani dell’Occidente, come quello di Viktor Orban in Ungheria.
L’evento “ha l’obbiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”.
Il Congresso di Verona del 2019
Durante la tre giorni veronese si toccheranno diversi argomenti: si va dalla “bellezza del matrimonio” all’abrogazione della legge 194 sull’aborto fino all’importanza, per un bambino, di crescere con due genitori definiti “normali”: una mamma, donna, e un papà, uomo.
Nelle tre giornate del Congresso italiano si terranno incontri, dibattiti e confronti. Otto i temi principali che verranno affrontati: “La bellezza del matrimonio; I diritti dei bambini; Ecologia umana integrale; La donna nella storia; Crescita e crisi demografica; Salute e dignità della donna; Tutela giuridica della Vita e della Famiglia; Politiche aziendali per la famiglia e la natalità”.
Di questi temi si parlerà nei vari panel che si terranno nel corso del weekend, intitolati “L’Europa e il futuro della famiglia”, “La famiglia naturale: politiche e prassi in Europa”, “Prospettive e buone prassi per la promozione della famiglia”, “Fede e futuro dell’Europa”, “Prospettive globali sulla famiglia, “Protezione della vita e crisi demografica”.
Il programma prevede la partecipazione di 150 relatori provenienti da tutto il mondo. Gli incontri si svolgeranno presso il Palazzo della Gran Guardia dalle ore 8 alle ore 19 nelle giornate di venerdì 29 e sabato 30 marzo.
Domenica 31 marzo, invece, inizierà alle 7.15 con una messa, cui seguirà l’ultima plenaria, la cerimonia di chiusura e, infine, la “Marcia per la famiglia” che sfilerà nelle strade di Verona.

Relatori e personalità presenti
La kermesse sta facendo molto discutere soprattutto per la lista dei relatori. Tra questi ci sono gli ultracattolici italiani Massimo Gandolfini, Toni Brandi e Jacopo Coghe, organizzatori degli ultimi Family Day e numerosi esponenti dell’estrema destra europea e mondiale.
I relatori e le personalità presenti comprendono anche diverse personalità politiche straniere. Tra queste il presidente della Moldavia, l’ambasciatore ungherese in Vaticano, il ministro della Famiglia ungherese, l’ambasciatore polacco in Italia ed esponenti religiosi esteri.
Come, ad esempio, Dmitri Smirnov, arciprete della Chiesa ortodossa russa, e Brian Brown, presidente dell’Iof.
Si aggiungono numerosi esponenti dell’estrema destra europea e mondiale tra cui Lucy Akello, parlamentare ugandese, e Theresa Okafor, parlamentare nigeriana, molto conosciute per le loro posizioni contro l’omosessualità.
Una dei più noti è Lucy Akello, una parlamentare ugandese che vorrebbe punire l’omosessualità con l’ergastolo. Contro le coppie dello stesso stesso ha parlato più volte anche Theresa Okafor, altra ospite del Congresso.
La parlamentare nigeriana è stata una dei politici che più si sono spesi nel paese africano per approvare una norma che vieta i matrimoni gay e prevede la reclusione fino a 14 anni per chi dichiara di amare una persona dello stesso sesso.
All’evento interverrà anche Dimitrij Smirnov, un esponente della Chiesa ortodossa che ha definito “assassine” e “cannibali” le donne che decidono di avere un aborto.
Secondo Smirnov, la donna dovrebbe rimanere a casa ed occuparsi della famiglia perché la “propaganda che l’ha spinta fuori“ ha installato in lei “pensieri nocivi”.
Brian Brown, fondatore dell’Iof, ha combattuto per l’approvazione della norma che vieta ai transessuali di diventare militari e ha festeggiato postando un tweet che recita “l’esercito è per la guerra, non per le erezioni”.
Brown ha anche detto che ripensare il concetto della famiglia tradizionale è grave quanto normalizzare la pedofilia. Secondo lui, gli aborti sono la prima causa dei femminicidi: se le donne decidessero di far nascere quei bambini, non verrebbero più uccise.
La partecipazione dei politici italiani
Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha confermato che andrà al Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo.
Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha due figli da due donne diverse ed è divorziato, non sarà l’unico ad andare al Congresso.
All’evento parteciperanno anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e un nutrito gruppo di esponenti della Lega.
Tra gli altri, saranno presenti il governatore del Veneto Luca Zaia, quello della Lombardia Attilio Fontana, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il senatore Simone Pillon, promotore della discussa legge sulla bigenitorialità, e il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana.
Tra gli esponenti di governo, il vicepremier Matteo Salvini, il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, che saranno speakers dell’evento, e il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti.
Ma ci saranno anche parlamentari leghisti e la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Tra gli altri, il governatore veneto Luca Zaia, il presidente della regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e il sindaco di Verona Federico Sboarina.
E c’è anche il senatore della Lega Simone Pillon, firmatario del contestato disegno di legge sulla separazioni e gli affidi.
Quest’ultimo, noto soprattutto per aver detto che “le famiglie arcobaleno non esistono”, è stato uno dei promotori ed organizzatori dell’evento.
Patrocini e divisioni politiche
Il patrocinio è garantito dal ministero presieduto da Fontana, le regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia, entrambe a guida leghista, e la provincia di Verona.
In un primo momento era apparso anche il log0 della presidenza del Consiglio, poi ritirato nel vivo della polemiche che hanno creato qualche malumore nel governo fra esponenti Lega e i Cinque stelle, in teoria ostili all’iniziativa e ai valori trasmessi.
Dopo le forti critiche, il 22 marzo, il governo ha deciso di revocarlo diffidando gli organizzatori dall’usare il logo di Palazzo Chigi.
Resta però, come si vede nella home page del Congresso, quello del ministero per la Famiglia, oltre a quelle delle regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e della provincia di Verona.
Palazzo Chigi, dal canto suo, ha però negato di aver mai concesso il patrocinio.
Il Congresso a Verona nelle ultime settimane ha diviso anche le forze della maggioranza, Lega e M5s: per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è “medioevo”.
“No a ritorni oscurantisti per le donne”, gli ha fatto eco il ministro Riccardo Fraccaro. Il capo politico del Movimento Luigi Di Maio ha attaccato i partecipanti al meeting parlando di “negazionisti del femminicidio”.
Il ministro leghista Fontana ha ribadito che non avrebbe tolto il patrocinio del ministero della Famiglia, mentre il vicepremier Matteo Salvini ha dichiarato “andrò a Verona, con tutto il rispetto per le scelte di vita di ciascuno”.
A livello locale, a sorpresa il Congresso ha unito al Consiglio regionale Veneto M5S e Pd, che hanno chiesto al presidente Zaia la revoca del patrocinio perché sarebbe “un evento lesivo della laicità dello Stato”.
Le posizioni del governo e della Lega
Il vicepremier Luigi Di Maio ha rischiato di creare una nuova frattura nell’esecutivo, liquidando la linea politica e ideologica dell’evento come materiale per una «destra di sfigati» che non ha nulla che a spartire con il suo stesso governo.
Più a sorpresa, però, è anche la stessa Lega a vacillare nella sua unità su toni e contenuti della manifestazione.
Lo stesso Zaia, presente fra gli ospiti in Gran Guardia, si è affrettato a smarcarsi dai toni più radicali dell’evento («Il bigottismo rischia di trascinarsi in quello che diventa estremismo») e ha ribadito la sua linea in materia di diritti di fronte alla platea di Verona: «Dobbiamo dirlo chiaramente, l’omofobia è una patologia».
Anche Giulia Bongiorno, ministro della pubblica amministrazione in quota Lega, aveva messo in chiaro le cose prima dell’evento: «Mai e poi mai - ha dichiarato ai microfoni di SkyTg24 - ci sarà un arretramento di un centimetro sui diritti delle donne o sui diritti di autodeterminazione».
La posizione della Chiesa cattolica
La linea di demarcazione più pesante, almeno in termini di immagine, è stata tracciata dalla Chiesa.
Il Vaticano si è mantenuto prudente, evidenziando la sua distanza dall’evento. Il segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin si è detto «d’accordo sulla sostanza, ma non sulla modalità», alludendo all’impostazione unilaterale e ai toni utilizzati per la promozione del congresso.
Le origini statunitensi e la rete conservatrice
D’altronde il World congress of families è nato lontano dalla Chiesa romana, almeno geograficamente, e il suo terreno di coltura fatica a conciliarsi con quello del pontificato di Francesco, pur incontrando i favori, più o meno velati, di altri ambienti della Santa Sede.
La culla del World congress of families sono gli Stati Uniti dei movimenti cristiani integralisti, sia cattolici che evangelici, dove Allan Carlson si è formato e ha ideato un «Congresso nazionale delle famiglie» che si schierasse contro i vecchi avversari della destra religiosa: aborto, diritti degli omosessuali e, più in generale, un «libertinaggio sessuale» accusato di favorire il calo demografico e lo smantellamento della società tradizionale.
Un sottobosco che ha guardato per decenni alle ali più reazionarie del partito repubblicano, per poi abbracciare la prima ondata politica mainstream che ne abbia accolto i valori: il populismo di destra, dal fenomeno Trump negli Stati Uniti all’insorgenza di leader nazionalisti in Europa.
Come il primo ministro ungherese Viktor Orbán e, più di recente, la Lega dell’era di Matteo Salvini.
Il conservatorismo religioso contro il progressismo dei costumi è sfociato nel conservatorismo ideologico contro il progressismo in politica, identificato in blocco contro un nemico comune: «l’ordine liberale» che avrebbe originato la decadenza attraverso la separazione tra la sfera religiosa e la sfera politica.
Il risultato è un matrimonio fra fondamentalismo religioso, nazionalismo e generica ostilità al diverso, a partire dagli immigrati, che ha trovato sfogo nell’exploit delle forze di destra radicale che stanno proliferando fra Nord America ed Europa.
Sotto questa luce si spiega meglio la parabola di una figura come Steve Bannon, ex guru della comunicazione di Donald Trump, liquidato dalla Casa Bianca e planato a Bruxelles e poi in Italia per cercare fortuna come architetto di una coalizione populista in vista delle elezioni europee del 2019.
Ma al di là del suo caso, ritenuto spesso macchiettistico, la «internazionale illiberale» si è materializzata anche in termini più concreti.
Un’inchiesta del think tank openDemocracy ha sostenuto che gruppi della destra radicale Usa avrebbero versato oltre 50 milioni di dollari a favore di partiti simili in Europa.
Il report cita anche la Lega e, appunto, il Congresso delle famiglie di Verona, dove «si mostreranno i legami sempre più stretti fra alcuni gruppi di ultraconservatori cristiani degli Usa e l’estrema destra europea».
L’Europa «che ci piace», per citare il vicepremier italiano.
«Ci troviamo di fronte a una internazionale illiberale che non va sottovalutata. Questi movimenti venivano derisi qualche decennio fa, perché venivano considerati del tutto impresentabili. Ora, con il trumpismo, sono saliti al potere» spiega al Sole 24 Ore Massimo Faggioli, storico del cristianesimo in cattedra all’Università statunitense di Villanova.
In quest’ottica, prosegue Faggioli, l’elemento religioso fa più che altro da «collante» per pulsioni che hanno poco a che vedere con la fede: la coesione è dettata più dalla ricerca di un nemico che da valori condivisi.
Come Trump ha raccolto consensi cavalcando la rabbia del ceto medio schiacciato dalla crisi e dimenticato dalle bolle liberal degli Stati Uniti, così i partiti nazionalisti europei deviano la tensioni sociali su pericoli esterni.
«Si cerca il capro espiatorio: oggi sono gli omosessuali o gli immigrati, come nel Medioevo si accusavano gli ebrei della pestilenza - fa notare Faggioli - Basti pensare che qui, negli Stati Uniti, Orbán è considerato una sorta di eroe perché rappresenta quello che sognano certi ambienti: un’Europa illiberale e cristiana, nel loro senso del termine».
Perché Verona
Anche la scelta di Verona non sembra casuale, considerando il pedigree storico e ideologico che la città ha sempre “vantato” negli anni.
Verona è considerata un crocevia naturale fra integralismo cattolico, destra radicale e gli ambienti più belligeranti della ex Lega Nord, poi confluiti e istituzionalizzati nella nuova Lega nazionale di Salvini.
Dopo diversi decenni di Democrazia cristiana, la città si è affidata dagli anni ’90 dello scorso secolo quasi esclusivamente a giunte di centrodestra, o di sola destra, con l’unica eccezione di cinque anni di centrosinistra dal 2002 al 2007.
Fra il 2007 e il 2017 è stata la volta di Flavio Tosi, enfant prodige della Lega che avrebbe virato su una linea più moderata dopo la rottura con Salvini.
Lo ha sostituito nel 2017 Federico Sboarina, alla testa di una coalizione fra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che ha battuto la compagna di Tosi Patrizia Bisinella in un curioso derby fra le destre.
La lobby statunitense non ha spiegato perché ha scelto la città italiana per il suo primo convegno in Italia.
Verona, però, è ribattezzata da tempo la “Vandea d’Europa”, la regione francese in cui alla fine del Settecento avvenne una rivolta conservatrice contro il governo rivoluzionario giacobino.
Le controversie sul World Congress of Families
Per le sue posizioni il World Congress of families è stato aspramente criticato.
Organizzazioni per i diritti civili come il Southern Poverty Law Center (Splc) e l’Human Rights Campaign lo segnalano con la dicitura di “hate group”.
L’organizzazione americana Splc, impegnata nei diritti alle persone, sottolinea ad esempio che il Congresso mondiale della famiglia “funga da ombrello per una grande rete di organizzazioni, che spinge nella direzione di restrizioni ai diritti Lgbt con il pretesto della difesa della “famiglia naturale””.
Per l’Hrc, la più grande organizzazione americana per i diritti civili LGBTQ, “il gruppo ha avuto un’influenza ingombrante sul sentimento e sulla legislazione anti-Lgbtq (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer) in molti luoghi”.
Durante i raduni annuali del World Congress of families, inoltre, secondo le associazioni in difesa di diritti civili, sono state diffuse teorie pseudoscientifiche atte a dimostrare che i bambini cresciuti da genitori Lgbt siano peggio di quelli cresciuti da genitori eterosessuali.
Il Congresso mondiale delle famiglie, in programma dal 29 al 31 marzo a Verona, è un “evento ostile ai diritti umani”. In una nota ufficiale sono state raccolte le preoccupazioni rispetto a numerosi contenuti del Congresso.
A preoccupare sono, in particolare: l’affermazione che la “famiglia naturale” composta da un genitore uomo e da un genitore donna sia la “sola unità stabile e fondamentale della società” e quindi il rifiuto del riconoscimento di diritti civili a configurazioni familiari al di fuori della coppia eterosessuale unita in matrimonio;
l’equiparazione, da parte di alcuni partecipanti stranieri, dell’interruzione volontaria di gravidanza all’omicidio; la patologizzazione dell’omosessualità e della transessualità e di tutte le forme di orientamento sessuale e identità di genere non ascrivibili a maschio/femmina eterosessuale e il rifiuto del pieno riconoscimento dei diritti civili alle persone che manifestano queste identità.
“Programma, obiettivi e relatori coinvolti - si legge nella nota - caratterizzano chiaramente l’incontro di Verona come un evento ostile ai diritti umani, in particolare ai diritti sessuali e riproduttivi e ai diritti delle persone Lgbti; un evento che non dovrebbe essere sostenuto da alcuna istituzione governativa, cui piuttosto spetta il dovere di garantire i diritti di tutte le persone”.
Le proteste e le contromanifestazioni
L’evento, considerato dai critici “oscurantista” e di estrema destra, suscita da alcune settimane intense polemiche, nate principalmente per l’appoggio del governo, o almeno di parte di esso, al Congresso.
Durante le tre giornate dell’evento sono previste a Verona alcune contromanifestazioni di organizzazioni femministe, tra cui quella del movimento “Non una di meno”.
A queste manifestazioni hanno aderito associazioni e sindacati, tra cui Amnesty International e Cgil.
Inoltre, circa 400 tra docenti e ricercatori dell’Università di Verona hanno firmato un documento contro le tesi degli organizzatori.
L’evento è stato molto criticato sia dall’opposizione che dal Movimento 5 stelle. A questo proposito il sottosegretario Stefano Buffagni ha rilanciato l’hashtag #Notinmyname.
Le critiche sono arrivate anche dall’ambiente universitario, dalle associazioni Lgbt e dai movimenti femministi.
Contro le coppie dello stesso stesso ha parlato più volte anche Theresa Okafor, altra ospite del Congresso.
Alla manifestazione si oppone anche l’Associazione Steps Italia che ha lanciato una petizione su Change.org con la quale invita il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a ritirare tutti i patrocini dell’evento.
Le attiviste e gli attivisti hanno annunciato la loro presenza a Verona per ribadire che “sui diritti non si torna indietro” e che tutte le persone hanno il diritto di prendere decisioni sulla propria salute, sul proprio corpo, sulla propria sessualità e sulla propria vita riproduttiva senza paura, coercizione, violenza o discriminazione.
Tra le questioni indicate figurano alcune parti del disegno di legge Pillon che rischiano di colpire le donne già in condizioni di particolare vulnerabilità; i femminicidi, che si ripetono di settimana in settimana, anche a causa del non rispetto o della mancata previsione di misure di protezione in favore delle donne minacciate;
la proliferazione e accettazione di comportamenti criminali, come il cyberbullismo e il revenge-porn; la non applicazione, in intere zone del paese, della legislazione in materia d’interruzione di gravidanza per l’indisponibilità del personale sanitario preposto alla sua attuazione;
la misoginia, dilagante particolarmente sui social, attraverso insulti e offese di esponenti politici nei confronti di donne che rivendicano diritti o prendono la parola su questioni come l’immigrazione;
l’inadeguatezza dell’attuale legislazione sullo stupro, che è obsoleta e non rispetta gli obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione di Istanbul, che l’Italia ha sollecitamente ratificato, in quanto non è basata sull’espressione esplicita del consenso;
la perdurante mancata estensione della cosiddetta “Legge Mancino” ai crimini di natura omofobica e transfobica; la mancata equiparazione sul piano legale delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali.
Sabato 30 marzo partecipiamo al corteo e ad alcune iniziative della società civile, tra cui un convegno organizzato dall’International Planned Parenthood Federation European Network e Unione degli atei e degli agnostici razionalisti in collaborazione con Rebel Network e con una vasta rete di associazioni e movimenti, cui interverranno attiviste per i diritti umani provenienti da altri paesi.
La critica sociologica e politica
La sociologa Kristina Stoeckl, che ha una cattedra all’università di Inssbruck e segue da tempo il Congresso delle Famiglie, ha scritto in un paper: “La difesa della famiglia tradizionale non è l’obbiettivo sostanziale.
Il punto dei raduni è usare la tradizione cristiana per creare consenso attorno alla sovranità nazionale e a concetti di destra derivati dal fascismo, contro la comunità internazionale che dal dopoguerra condivide e difende laicamente i diritti umani promossi dalle democrazie”.
Non a caso, l’evento precede solo di qualche mese le elezioni europee del 26 maggio.
L’Alleanza Evangelica Mondiale
La World Evangelical Alliance (WEA) ha reso note le date e il luogo del prossimo incontro globale.
L’Assemblea Generale si svolgerà a Seul, capitale della Corea del Sud, dal 27 al 31 ottobre 2025, accogliendo rappresentanti di alleanze evangeliche nazionali e regionali provenienti da tutto il mondo.
Un passaggio cruciale per l’organizzazione dell’evento è avvenuto il 15 novembre, con la firma di un memorandum d’intesa (MOU) tra la WEA e un Comitato Organizzatore locale.
Questo comitato rappresenta le chiese evangeliche coreane e comprende tra i suoi co-presidenti il reverendo Junghyun John Oh, della denominazione presbiteriana Hapdong, e il reverendo Younghoon Lee, delle Assemblee di Dio.
Tra gli organizzatori figura anche il Korean Evangelical Fellowship (KEF), un’alleanza di pastori di varie denominazioni, affiliata all’Alleanza Evangelica Asiatica.
Successivamente alla firma del MOU, si è svolto un culto inaugurale presieduto dal pastore Seok-soon Im, presidente del KEF.
Durante la celebrazione, il reverendo Younghoon Lee ha tenuto una predica sull’autorità suprema delle Scritture, ispirandosi a 2 Timoteo 3,16-17.
Lee ha avvertito delle minacce all’autorità della parola di Dio, come il liberalismo, l’evoluzionismo e il marxismo, e ha criticato quei teorici cristiani che sostengono che solo alcune parti della Bibbia siano parola divina.
Ha ribadito che la Bibbia è interamente la parola di Dio, definitiva e immutabile.
Inoltre, ha ricordato come la WEA sia stata fondata nel 1846 proprio per contrastare il pluralismo religioso e la critica testuale biblica, invitando i 600 milioni di membri affiliati a riaffermare l’autorità della Bibbia.
Durante il culto è stato evidenziato il valore della difesa delle Scritture e dei principi conservatori propri del movimento evangelico.
Il presidente della WEA, Goodwill Shana, ha inviato un messaggio video esprimendo sincera gratitudine ai credenti evangelici coreani per il loro supporto nell’organizzazione dell’Assemblea del 2025.
Ha inoltre riaffermato i valori fondanti della WEA: evangelici, conservatori e ortodossi.
Alla fine dell’incontro, il reverendo Yeonjong Ju, membro del Comitato di Pianificazione, ha illustrato i principali momenti previsti per l’Assemblea.
Il reverendo Junghyun John Oh, pastore della Sarang Church, ha accolto i partecipanti ricordando l’impegno storico della chiesa coreana nella missione.
Ha sottolineato come, dopo 140 anni di sostegno ricevuto dalle chiese occidentali, sia giunto il momento per la chiesa coreana di restituire il favore alla Chiesa Globale nei prossimi cento anni.
Secondo il suo statuto, la WEA organizza l’Assemblea Generale ogni sei anni.
Per l’edizione del 2025, il tema scelto è «Il Vangelo per tutti entro il 2033», un obiettivo che riflette l’impegno della comunità evangelica globale a condividere il messaggio di Cristo con il mondo intero.
Rapporto tra Alleanza Evangelica e Congresso delle Famiglie
Il riferimento agli ambienti evangelici nel Congresso Mondiale delle Famiglie riguarda soprattutto le origini culturali e politiche della rete pro-family statunitense, nata anche nel contesto dei movimenti cristiani evangelici.
La WEA, invece, è un’alleanza ecclesiale mondiale con una propria struttura, un proprio statuto e proprie Assemblee Generali.
La presenza di temi religiosi conservatori o di esponenti evangelici in un Congresso delle Famiglie non significa automaticamente che l’evento sia organizzato dalla WEA.
Allo stesso modo, le posizioni espresse da singoli partecipanti al World Congress of Families non possono essere attribuite indistintamente a tutte le chiese evangeliche o a tutte le organizzazioni aderenti all’Alleanza Evangelica Mondiale.
Luciana Castellina sul Congresso Mondiale delle famiglie di Verona del 2019
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