La Comunità Gesù Risorto è una realtà del Rinnovamento Carismatico Cattolico, fondata a Roma il 7 giugno 1987 per iniziativa di tre coppie di sposi. Il suo cammino nasce dall’esperienza viva dell’effusione dello Spirito Santo, dalla riscoperta dei carismi e dalla volontà di vivere la fede nella preghiera, nella comunione e nell’evangelizzazione.
Il tema «Adesso Tu» esprime l’invito rivolto a ogni persona a vivere nel presente l’incontro con Gesù Vivo e Risorto. La Comunità propone infatti un’esperienza nella quale la risurrezione di Cristo non viene considerata soltanto come un evento del passato o come una realtà futura, ma come una vita nuova da accogliere e testimoniare ogni giorno.
Origini e riconoscimenti della Comunità Gesù Risorto
La Comunità Gesù Risorto nasce a Roma per iniziativa di tre coppie di sposi che provengono da un lungo cammino nel Rinnovamento Carismatico Cattolico: il diacono Giampaolo Mollo e Anna Liberace, il diacono Paolo Serafini e Carmencita Leonardi, e Alfredo Ancillotti e Jacqueline Dupuy, che hanno contribuito alla nascita del Rinnovamento Carismatico Cattolico in Italia e alla sua espansione.
La Comunità si trasferisce subito nei locali della parrocchia “Assunzione di Maria Santissima” in Roma. I primi incontri delineano chiaramente l’identità di questa nuova Comunità, anche attraverso il nome, e la Pentecoste che segue immediatamente la sua fondazione è presa ufficialmente come data di nascita: 7 giugno 1987.
Segue un’ampia e rapida diffusione, che porta la Comunità a impiantarsi in 65 diocesi italiane e 15 estere, per un totale di 324 parrocchie. Nel 1994, a supporto delle attività della Comunità, viene costituita l’Associazione Gesù Risorto, che riceverà il Decreto di riconoscimento dal cardinal Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità per la diocesi di Roma.
Il 4 aprile 2010 il Pontificio Consiglio per i Laici decreta il riconoscimento della Comunità Gesù Risorto come associazione internazionale di fedeli.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Denominazione ufficiale | Comunità Gesù Risorto |
| Sigla | CGR |
| Fondazione | 1987 |
| Data ufficiale di nascita | 7 giugno 1987 |
| Diffusione | 65 diocesi italiane e 15 estere |
| Presenza complessiva | 324 parrocchie |
| Riconoscimento internazionale | 4 aprile 2010 |
L’identità spirituale della Comunità
La Comunità Gesù Risorto, con il cammino che l’ha generata, è una delle realtà “storiche” del Rinnovamento Carismatico italiano, del quale incarna compiutamente i fondamenti: l’esperienza viva dell’“effusione dello Spirito Santo” e la riscoperta e l’esercizio concreto di tutti i carismi, vissuti a edificazione della Chiesa e con spirito comunitario.
I membri della Comunità invocano e accolgono in loro lo Spirito del Risorto e pertanto si dispongono a “lasciarsi trasformare in Cristo”: accogliendo i suoi pensieri e sentimenti; lasciandosi fondere nell’unità, a gloria del Padre; imparando a dare la vita per i fratelli, cioè a “morire per loro, per risorgere con loro”.
Attraverso la Comunità i membri sono chiamati a sperimentare nello spirito, ogni giorno, la “risurrezione dalla morte”, che non attende l’uomo solo al termine del percorso terreno, e che deve essere trasmessa ad altri battezzati.
Questo “passaggio” viene vissuto essenzialmente nella preghiera, che è “attività” fondante e fondamentale della Comunità e che si caratterizza come: lode spontanea e ispirata, di ringraziamento e di adorazione, biblica e liturgica, comunitaria e personale.
Le trasformazioni interiori che ne scaturiscono trovano poi espressione concreta nelle opere che ciascuno, personalmente, è chiamato continuamente a compiere. Altra attività fondante è l’evangelizzazione, alla quale tutti sono tenuti, e che viene svolta anche attraverso missioni organizzate, a carattere residenziale.
«Adesso Tu»: l’incontro con Gesù Vivo e Risorto
Il Signore sta attendendo questo momento unico, speciale e d’amore con ognuno di noi. L’incontro che ci cambierà la vita, che ci darà la Vita con la lettera maiuscola, la Vita nella resurrezione di Cristo, che è Via, Verità e Vita.
Gesù, che è venuto non per i sani, ma per i malati, vuole accogliere ogni cuore, ogni situazione, ogni peccato. “Figlio mio, figlia mia, quanto ti amo! Quanto desidero che tu sia nella gioia!”
Gesù sta dicendo ora a me, a te, a te ed a te…ed anche a chi leggerà queste righe da un computer o da un cellulare, da un tablet. Vuole raggiungere tutti, per dare il Suo abbraccio divino, risanatore e salvifico.
In questo amore ora ogni cosa diventa possibile, ogni liberazione, ogni guarigione, ogni perdono, ogni riconciliazione… Gesù, guarisci, dunque, libera, santifica, opera con la Tua potenza santa!

La spiritualità della Risurrezione
Una vena precisa percorreva tutti gli insegnamenti di Jacqueline: Gesù risorto chiama oggi tutto un popolo, e perciò ciascuno di noi, a vivere, comprendere e annunciare la Spiritualità della Resurrezione, con tutte le sue implicazioni.
È la preghiera che ci fa comprendere la nostra vita di risorti, ma poi noi vogliamo comprendere anche con l’intelligenza quello che il Signore ci fa vivere, di modo che niente possa cancellarlo o farci dubitare.
Cerchiamo di capire che cosa il Signore vuole quando ci riuniamo, perché la nostra è una Comunità carismatica e noi dobbiamo essere sempre più in ascolto dello Spirito.
Come Maria, alla quale l’Angelo annuncia che sarà madre di Gesù. Questo è un annuncio carismatico, di un’importanza grandiosa, unica.
Anche a noi, a un certo momento, lo Spirito ha annunciato che dovevamo far parte della Comunità Gesù Risorto. Per ognuno è avvenuto in un modo diverso, speciale, unico nella storia dell’uomo: un modo carismatico.
Ecco, tu dovrai far parte della Comunità Gesù Risorto!. Lo Spirito interverrà, non ti preoccupare; provvederà non aver paura.
Allora abbiamo detto: Si compia quello che vuole il Signore. Tutti abbiamo avuto questo annuncio e tutti allora dobbiamo vivere questa esperienza carismatica.
E il parto di questa esperienza siamo noi stessi: noi e i fratelli che il Signore ci fa partorire sempre più numerosi nella Comunità. È un parto continuo; il parto della gloria, della resurrezione.
Noi intraprendiamo un cammino per scoprire e vivere la spiritualità della Resurrezione. La spiritualità che il Signore, dopo tanti anni di vita nel Rinnovamento Carismatico, sta facendo maturare nel nostro cuore.
Solo quando una cosa è vissuta profondamente, matura e può essere espressa.
Una spiritualità maturata nel Rinnovamento Carismatico
Vorrei fare una piccola premessa su che cosa è una spiritualità. Tante volte, quando una persona prega, diciamo: È spirituale, ha molta spiritualità, e in questo senso è anche vero; però, se noi guardiamo alla storia della Chiesa, troviamo che la parola spiritualità ha un senso molto più profondo che “essere spirituale”.
Il Signore, nel corso dei secoli e secondo i bisogni delle varie epoche, ha mandato nella sua Chiesa, attraverso uno o più Santi, alcune spiritualità: con San Francesco la spiritualità della povertà, con Santa Teresa d’Avila la spiritualità della contemplazione, con San Benedetto la spiritualità della contemplazione nella vita monastica, con San Paolo della Croce la spiritualità della passione, con Santa Teresa del Bambin Gesù la spiritualità dell’infanzia spirituale.
Oggi, nel nostro tempo, che cosa ha fatto il Signore? Il nostro è un tempo particolarmente colpito dalla morte, dallo spirito di morte.
Questo secolo ha visto, in meno di venticinque anni, scoppiare le due guerre più devastatrici della storia, devastatrici delle case, delle vite umane, ma anche devastatrici dei cuori, delle mentalità; pensate alle ideologie di potere, dove il potere è stato deificato ed esteso a popoli interi.
Guerre che i più giovani non hanno visto, ma se non le hanno viste nella loro vita, le hanno viste sugli schermi, ne hanno visto le conseguenze, le hanno respirate, sono cresciuti nelle conseguenze di queste guerre.
Poi una guerra fredda, una guerra ideologica che appena oggi comincia un po’ a sfumare, che è durata più di cinquanta anni, intrattenendo nel mondo focolai di guerriglia, di guerre che potevano sfociare in una nuova guerra mondiale, che questa volta avrebbe distrutto ogni possibilità di vita sul nostro pianeta.
Fratelli, noi abbiamo vissuto in questo ambiente, abbiamo respirato tutto questo. E guardate non c’è da meravigliarsi di tutti i drogati, di tutti gli sbandati, di tutto quello che il nostro mondo moderno ci mostra.
Allora cosa ha fatto il Signore? In questo nostro tempo sta facendo nascere, questa volta non da una persona, ma dal popolo stesso, il popolo stesso vittima degli inganni, delle guerre, dei plagi, della morte, da questo popolo il Signore, attraverso l’effusione dello Spirito, sta facendo nascere la spiritualità della Risurrezione!
E noi, piccoli come siamo, siamo stati chiamati a viverla e a capirla profondamente e poi a elaborarla tutti insieme.
Come si fa a elaborare una spiritualità? Non è un’elaborazione del cervello, è accogliere giorno per giorno la luce che il Signore ci dà.
Mistica e ascetica
Ora in una spiritualità ci sono due aspetti: la mistica e l’ascetica. Molto spesso nei tempi passati l’accento è stato messo sull’ascetica.
Molti santi si frustavano con le spine, digiunavano… e dopo tanti anni di dure penitenze finalmente arrivavano ad avere delle esperienze mistiche.
Ora tutta la mentalità della nostra Chiesa è ancora plasmata da queste esperienze. Il Signore ha pensato: Io invece voglio dare la mia esperienza mistica prima.
E questo, guardate, è biblico, perché Dio ci ha amati per primo dice San Giovanni. Non l’amore che noi abbiamo avuto per Dio, ma l’amore che Lui ha avuto per noi.
Anche quando facciamo una penitenza, è perché Dio ha già iniziato la sua opera in noi. È Dio che comincia sempre per primo, anche con questo popolo; e noi tutti, prima dell’effusione, prima dell’incontro con il Rinnovamento Carismatico, sappiamo chi eravamo!
Questo popolo da solo non può raggiungere il Signore. Allora è il Signore che ci raggiunge.
La nostra spiritualità è: non più la via verso la quale si arriva a Dio, ma la via per la quale Dio arriva a noi.
Guardate che questa è una verità che noi tutti abbiamo vissuto (e che è stata anche la causa di tante incomprensioni): Dio arriva a questo popolo e gli fa fare un esperienza mistica, subito.
L’effusione dello Spirito Santo
L’effusione dello Spirito, fratelli, è un’esperienza mistica: noi tutti qui l’abbiamo fatta. Ogni incontro con Gesù è un’esperienza mistica.
Anche quando iniziamo a pregare, che cosa diciamo? Signore, io ti voglio, grido a Te e in questo grido c’è già lo Spirito; anche se io mi sento molto male, piena di combattimenti interiori, di peccato… il solo fatto che io gridi al Signore è già esperienza mistica: è lo Spirito che mi fa gridare.
E se lo Spirito mi fa gridare è certo che lo Spirito risponderà al mio grido! Il Signore risponde al nostro grido, non ci fa gridare a vuoto.
E infatti noi sappiamo che attendiamo insieme lo Spirito e lo Spirito si manifesta. E che cosa fa lo Spirito? Manifesta Gesù Risorto dentro di noi.
Come lo ha manifestato negli Apostoli. Guardate che essi hanno capito veramente la Risurrezione solo quando lo Spirito ha manifestato nel loro cuore che Gesù era risorto.
Prima gli chiedevano: Sarà adesso che Tu ristabilirai il regno d’Israele?. Avevano capito poco poco. Hanno capito la Risurrezione il giorno di Pentecoste.
E noi capiamo la Risurrezione nell’effusione dello Spirito. Ecco che cosa succede nell’effusione.
Noi ci sentiamo gioiosi, nella pace, forti. Percepiamo l’amore e questo amore ci guarisce, e quest’amore suscita in noi un amore immenso per tutti.
Non sappiamo esprimere quello che proviamo; diciamo: Mi sentivo leggera, mi sentivo come se non toccassi più per terra, mi sentivo quasi di volare…; vi ricordate?
Il profeta Geremia dice che Dio ha baciato il suo cuore. Che cos’è questo bacio? È il soffio del Signore, la bocca del Signore risorto che viene a baciare il nostro cuore.
Il nostro cuore è, in senso poetico, il centro della attività spirituale, della comprensione spirituale. Allora il nostro spirito riceve lo Spirito Santo e tutte le nostre facoltà umane vengono “bagnate”, illuminate dallo Spirito, e “potenzializzate” da Lui, risorgendo nella dimensione eterna.
È l’eternità di Dio che rende eterno il nostro spirito: noi vivremo eternamente con Dio, in Dio.
Ecco, è questo che avviene nell’esperienza mistica dell’effusione: noi ci riempiamo di eternità, entriamo nella dimensione eterna.
La presenza dell’eternità nella vita quotidiana
Come concepire, fratelli, con la nostra mente umana, l’eternità? Dio vive nell’eternità e siccome noi viviamo nel tempo pensiamo che l’eternità per Dio è come il tempo per noi, ma non è così.
Non c’è nessuna dimensione più grande di Dio. L’eternità è Dio stesso.
Quando io dico che vivrò per l’eternità è perché Dio è dentro di me, perché Dio mi bacia il cuore di un bacio che non finirà mai.
È questo bacio che mi fa rivivere per sempre con Dio. Allora il bacio di Dio ci fa entrare nella dimensione eterna.
Vedete che non è un’illusione o un’autosuggestione; solo Dio ci dà questa dimensione eterna.
E siccome siamo ancora nel tempo, la dimensione eterna di Dio entra nel nostro tempo. Entra Dio nel nostro tempo!
Entra in tutte le cose che facciamo, in tutte le nostre situazioni, le più banali, le più piccole, le più concrete, le più barbose, ma anche le più grandi, le più tragiche, quelle che noi non possiamo affrontare da soli.
Pur vivendo anche situazioni di morte, non ci lasciamo prendere dalla dinamica della morte, perché l’eternità è in noi e abbiamo la pace dell’eternità.
La liberazione e la guarigione come esperienza di risurrezione
Un’esperienza di risurrezione è la liberazione. Noi tutti siamo stati educati alla liberazione, ad autoliberarci e a liberare i fratelli; imponiamo le mani, pronunciamo alcune parole che Gesù ha pronunciato prima di noi e che ci ha detto di pronunciare.
Ma tutto questo che cos’è? Chi è che libera, chi è presente in queste parole (se le pronunciamo nell’eternità, uniti a Gesù, nell’amore di Gesù)? È Gesù stesso!
E la persona che si libera fa un’esperienza di risurrezione. E il diavolo, davanti alla liberazione, che cosa può fare, povero diavolo?
Certo, se le nostre fossero solo parole… solo gesti…! Invece è il Gesù che è in noi che scaccia il diavolo!
Però Gesù veramente deve essere in noi; non è la presunzione che deve essere in noi, ma Gesù.
Allora Gesù, che è in noi, scaccia il diavolo, che non può sentire la risurrezione, e così il fratello viene coinvolto nella risurrezione e si sente libero! E guarisce anche.
La guarigione è un’anteprima della nostra risurrezione definitiva ed è una conseguenza della risurrezione di Gesù.
È lo Spirito di risurrezione che ha risuscitato Gesù dai morti che agisce in noi e comanda alle nostre cellule malate di fare la volontà di Dio.
Non lo comanda a parole; ma siccome è Spirito ed è onnipotente, trasforma queste cellule, le rende buone, le mette in ordine e ci guarisce.
Ma è sempre un’esperienza di risurrezione, tanto che la guarigione non è mai sola, è sempre accompagnata dalla conversione.
Alcune volte il Signore converte prima e fa collaborare il malato alla sua risurrezione, alla sua guarigione.
Altre volte, siccome il malato è proprio chiuso, lo guarisce prima, ma sempre per farlo partecipare alla conversione e alla vita eterna.
Preghiera, fede e discernimento
A questo punto, fratelli, vedete la grossa differenza che c’è fra una guarigione fatta in Comunità e una guarigione fatta da un mago che ha dei fluidi nelle mani?
Tutte queste cose devono essere chiarissime per noi e per quelli che avviciniamo per curare e per guarire.
Ma per essere chiare dobbiamo viverle; se non le viviamo sono nozioni e poi passa un grosso vento diabolico e le nozioni se ne vanno.
Se invece le viviamo, nessuno ce le può togliere.
Allora quest’amore è un amore che libera, riempie, risana e non si ferma a noi e ai nostri vicini, ma va “fino agli estremi confini della terra”.
Quando noi diciamo che la nostra preghiera salva il mondo, forse alcuni che vengono per la prima volta possono pensare: Ma guarda questi chi credono di essere?; invece diciamo una cosa normale: se la nostra preghiera viene da Dio, se è Dio che è qui, Lui non si ferma a queste quattro mura, ma va fino agli estremi confini della terra.
È vero, non è una superbia nostra; è la dimensione dell’amore di Dio!
Un’esperienza di risurrezione risuona, rimbomba in tutto l’universo e in tutti i secoli, così come risuona nel nostro piccolo cuore; e questa è la bellezza del Signore, che guarda contemporaneamente il piccolo e l’immenso, e siccome Lui è immenso, tutto diventa infinito attraverso di Lui.
Dalla gioia dell’incontro alla perseveranza
Però, dopo aver vissuto insieme un’esperienza di risurrezione molto bella, usciamo da qui e ci ritroviamo nella macchina, nel freddo, nella nebbia, a fare tutti quei chilometri… e pensiamo: Ma questa esperienza di risurrezione perché il Signore non ce la fa durare sempre?.
Poi c’è il bambino che piange… chi ha fame… chi brontola per una cosa… ed ecco che ricadiamo in dimensioni molto pratiche lasciando che si affacci di nuovo la morte, con il suo volto…
Voi sapete queste cose! Ma anche se le cose vanno bene, non rimaniamo sempre in quell’atmosfera universale, eterna, immensa… e pensiamo: Noi siamo tutti lì, a dirci tante belle cose… non sarà davvero un’illusione collettiva?
E così la nostra ragione comincia il suo giro di critica; vuol capire, poverina, e siccome è piccola, siccome si è costruita sulle esperienze del mondo, cerca di immagazzinare l’esperienza spirituale nella sua dimensione umana.
Il nostro cuore però non è completamente arido, perché Dio è entrato, e piano piano questa esperienza riaffiora, e diciamo: Sì è vero, Signore, Tu mi hai dato questa pace e io non sono più come prima e sentiamo che la fede cresce in noi.
La fede come certezza esistenziale
La fede è una percezione di Dio con il nostro spirito, con il nostro cuore, con tutto il nostro essere. È una certezza non ragionata, ma esistenziale; voi sapete cosa vuol dire: che abbraccia tutta l’esistenza.
La mia fede è la rivelazione intima che Dio mi fa di se stesso! È una dimensione che supera i miei ragionamenti e le mie sensazioni fisiche; una sicurezza ineffabile che io porto in me.
Allora l’atto di fede è di buttarmi nel Signore con questa sicurezza ineffabile (che io non posso controllare con le mie dimensioni); lasciando anzi che l’amore eterno passi nelle mie dimensioni umane per tornare a Dio.
Per fede Abramo ha lasciato la sua città; per fede si è messo a camminare verso l’occidente, in mezzo ai deserti, dove non c’erano piste, (né tanto meno c’era la carta geografica!), in mezzo ai predoni e a tante difficoltà, verso un paese che non conosceva; per fede ha creduto di avere un figlio quando non poteva più averne.
Il Signore ci chiede questo: Per fede andate avanti!.
Per fede. Mentre noi abbiamo piuttosto una mentalità magica e vorremmo che il Signore fosse pronto a darci subito tutto quello che gli chiediamo.
Di tutto dovrebbe fare, perché siamo pigri e a noi converrebbe che facesse tutto. Signore, fammi superare l’esame, fammi chiedere l’unica domanda che so!.
La preghiera comunitaria
La preghiera è il centro del cammino della Comunità Gesù Risorto e si sviluppa come lode, invocazione, adorazione, ascolto e intercessione.
La stanchezza comincia a farsi sentire, almeno tra noi che prestiamo servizio al convegno. Però questo non ci impedisce di preparare al meglio le nostre attrezzature (e soprattutto i nostri cuori) per questa terza mattina di preghiera e di comunione.
Stare al servizio in apparenza distoglie dalla preghiera, perché ti costringe a scrivere, come nel mio caso, o ad operare sui mezzi digitali, come devono fare i miei fratelli al banco del web e dello streaming o anche ad occuparsi di persone e cose, nel caso del servizio d’ordine, di quello liturgico, etc.
In realtà il servizio ti fa concentrare sull’essenziale, ti costringe a prestare ancora più attenzione, ad entrare nelle situazioni e nei contenuti.
Ti fa guardare l’altro più attentamente nelle sue manifestazioni esteriori e te lo fa amare in quello che ti pare di comprendere del suo interiore.
Con questo intendimento cominciamo con il canto “Com’è bello, come dà gioia che i fratelli stiano insieme” e poi continuiamo con: “Shalom, shalom, pace a te. Shalom, shalom, pace a te.”
Invochiamo la pace del Signore in questo giorno santo, quella pace che sorpassa ogni intelligenza e va oltre l’immaginabile per le grazie e le benedizioni che porta con Sé.
Intanto la gente continua ad entrare alla tenda. Oggi ci sono anche molti “giornalieri”, nonché parecchi fratelli che arrivano proprio stamani, non avendo potuto lasciare prima il loro lavoro.
Ovviamente ad un convegno si dovrebbe partecipare sin dall’inizio, ma è chiaro che ognuno fa ciò che può. Eppure Dio non si formalizza.
Dio guarda alla buona volontà, al desiderio di ognuno di incontrarLo. A Lui basta un istante per operare, un solo minuto, talvolta, per cambiare una vita intera.
La lode e l’invocazione dello Spirito
“Tu, Signore, sei la mia difesa. Sei la forza, sei la mia salvezza. … Innalzo la mia lode”. Sì, è proprio così.
È per questo che lo cantiamo, che lo proclamiamo e che vogliamo gridarlo al mondo intero.
Tu, Signore, sei la mia roccia, la torre in cui corro a rifugiarmi e che mi difende da ogni male.
Tu, Signore, sei Colui che mi salva, che mi strappa dalla morte delle mie tante miserie e che porta al largo, dove posso ricevere il Soffio del Tuo Spirito Santo che mi dona la vita.
Mentre il canto in lingue si eleva umile e sublime dall’assemblea, entriamo nella lode come in un tempio. Questa lode apre i Cieli per noi e ci porta davanti a Dio.
“Anche chi non ha mai cantato nelle lingue, per fede, adesso apra le sue labbra e canti le lodi di Dio”, gridano dall’animazione.
Il Signore, infatti, si rivela ai piccoli, a quanti lo lodano con tutto il cuore, a quelli che si fidano, facendo quel poco che Egli chiede per metter in modo la nostra fede.
La misericordia, la guarigione e la conversione
E Gesù è qui. Questo è il giorno fatto dal Signore per togliere il peso dalla nostra spalla e rompere le catene che ci avvincono.
“Questo è il giorno per l’incontro con me” ci dice Gesù “l’incontro con me, Vivo e Risorto… L’incontro Mio anche con te, che ti sei allontanato da tanti anni”.
Gesù, che è venuto non per i sani, ma per i malati, vuole accogliere ogni cuore, ogni situazione, ogni peccato.
In questo amore ora ogni cosa diventa possibile, ogni liberazione, ogni guarigione, ogni perdono, ogni riconciliazione…
Tocca ogni infermità dell’anima e del corpo, ogni sofferenza che rende prigionieri questi fratelli! Te lo chiediamo con fede, sicuri che Tu ci ascolti…
Siamo totalmente immersi nell’amore di Gesù, che vuole fare nuova ogni cosa.
Viene annunciata dal palco la guarigione di una donna da un lupus e di un’altra alla colonna vertebrale.
Stiamo mettendo davanti a Lui ogni bisogno, ogni infermità, per noi e per chi è rimasto a casa.
E intanto Gesù chiede: “Credi tu che Io possa liberarti e guarirti? Cosa vuoi che Io faccia per te?”
“Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!”, Gli risponde tutta l’assemblea, come il cieco nel Vangelo.
Abbi pietà, Signore, e toccaci nel profondo, dove Tu solo puoi arrivare. Vieni, Signore, vieni e fermati vicino a noi!
Toccaci con le Tue mani sante e liberaci. Tocca le nostre parti malate e risanaci.
Abbiamo bisogno che Tu ci guardi con i Tuoi occhi pieni di luce.
adorazione eucaristica carismatica per chiedere la guarigione alla Liberazione
“Uomo di Galilea, che passando vai, ti prego di toccarmi e guarito io sarò…”, intona intanto il Ministero della Musica e dei Canti.
Gesù sta stendendo la Sua mano guaritrice su tutti. Nessuno resta escluso, nessuno è dimentica o non visto dal Suo amore.
Per alcuni questi sono momenti di grande dolore e di grande guarigione al contempo, momenti in cui l’anima grida tutta l’amarezza e la solitudine, tutto lo sconforto e la solitudine che l’hanno flagellata impietosamente, mentre il Signore ripete: “Figlio mio, Io ti amo così come sei. Anch’Io sono stato flagellato e deriso, ma ora sono risorto. Risorgi anche tu, perché Io lo voglio!”
Però Gesù ammonisce anche un fratello che si lamenta della sua vita passata ed attuale: “Smettila di non credere, perché Io non posso operare se tu non hai fede in Me!”.
La misericordia del Signore, infatti, si sta riversando su di noi e sta trasformando i nostri cuori da cuori di pietra in cuori sensibili, somiglianti al Suo.
Il canto nelle lingue avvolge l’assemblea come un manto. È lo Spirito che si muove tra di noi e ci consola, ci suggerisce pensieri e parole nuovi, che dona speranza di vita.
La struttura della Comunità
Guida spirituale e organizzativa di tutta la Comunità Gesù Risorto è il Comitato Internazionale di Servizio, composto da 7 membri, al cui interno ogni quattro anni viene eletto un presidente.
In qualunque nazione venga a impiantarsi, la Comunità Gesù Risorto ha la stessa spiritualità e le stesse caratteristiche strutturali.
Essa si radica principalmente nelle parrocchie. Accanto alla parrocchia, altro ambito fondamentale è la famiglia, che viene valorizzata non solo come oggetto, ma come soggetto dell’azione carismatica ed evangelizzatrice.
Per aderire alla Comunità è sufficiente frequentare regolarmente i suoi incontri.
Fra coloro che ne incarnano in maniera più spiccata la spiritualità e mostrano di poterla servire adeguatamente, vengono scelti responsabili, animatori e delegati diocesani, che possono così assumere impegni più specifici.
Parrocchia, famiglia e ambienti di vita
La Comunità Gesù Risorto considera la parrocchia il luogo principale nel quale il cammino comunitario si radica e si sviluppa.
La famiglia viene valorizzata non solo come oggetto, ma come soggetto dell’azione carismatica ed evangelizzatrice.
L’evangelizzazione si estende anche agli ambienti ordinari della vita, dello studio e del lavoro, perché la fede vissuta nella Comunità possa diventare una testimonianza concreta nelle relazioni quotidiane.
Le trasformazioni interiori che ne scaturiscono trovano poi espressione concreta nelle opere che ciascuno, personalmente, è chiamato continuamente a compiere.
Le attività e le opere formative
La Comunità offre varie attività che fanno parte del suo cammino spirituale, tra cui l’opportunità di sperimentare in preghiera l’amore di Dio, di vivere il Seminario di Vita Nuova nello Spirito, di approfondire la conversione e la comunione in una Comunità di Crescita (dove si pratica la revisione di vita), di evangelizzare i propri ambienti di vita, studio e lavoro mediante Comunità Ambientali.
Opere a carattere più ampio e incentrate sulla formazione sono: i ritiri diocesani e regionali; i corsi per giovani, per animatori e responsabili, per delegati diocesani e il convegno internazionale.
- Incontri di preghiera e di comunione.
- Seminario di Vita Nuova nello Spirito.
- Comunità di Crescita.
- Revisione di vita.
- Comunità Ambientali.
- Ritiri diocesani e regionali.
- Corsi per giovani.
- Corsi per animatori e responsabili.
- Corsi per delegati diocesani.
- Convegno internazionale.
Il servizio come forma di preghiera
Stare al servizio in apparenza distoglie dalla preghiera, perché ti costringe a scrivere, come nel mio caso, o ad operare sui mezzi digitali, come devono fare i miei fratelli al banco del web e dello streaming o anche ad occuparsi di persone e cose, nel caso del servizio d’ordine, di quello liturgico, etc.
In realtà il servizio ti fa concentrare sull’essenziale, ti costringe a prestare ancora più attenzione, ad entrare nelle situazioni e nei contenuti.
Ti fa guardare l’altro più attentamente nelle sue manifestazioni esteriori e te lo fa amare in quello che ti pare di comprendere del suo interiore.
Questa prospettiva collega la preghiera alla responsabilità concreta verso gli altri, perché il servizio diventa un modo per riconoscere la dignità della persona e accompagnarla nell’incontro con Dio.
La Pasqua e la memoria del Risorto
L’aspetto della natura, soprattutto in alcune parti del mondo, come qui a Roma, ci svela i segni della Primavera incipiente.
E questo scenario bellissimo sembra contrastare con il clima di sofferenza, d’incertezza e di precarietà in cui stiamo vivendo attualmente per i tanti focolai di guerra, per l’ingiustizia, l’oppressione, la violenza, le persecuzioni, il rischio di una guerra nucleare!
Ma la primavera è nata dall’inverno.
Proprio in questo contesto, in questo vissuto, così particolare, voglio attingere al Vangelo di Luca che leggeremo nella Veglia pasquale Lc 24,1-12.
Il brano si apre con l’andare trepidante/con i passi trepidanti delle donne che alla scarsa luce dell’alba con amore e senza calcoli - la pietra, le guardie, il buio, la morte, - si recano al sepolcro per onorare il corpo del Signore, … ma la pietra è stata rimossa e il corpo non c’è più.
È sconcerto! Cercano di capire l’accaduto ed ecco due uomini in abito sfolgorante domandare loro: «Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?»
Una domanda diretta che sa di rimprovero e forse vuol anche preparare il loro cuore, al grande annuncio « Non è qui è risorto. Ricordatevi come vi parlò…».
E le donne credono, credono perché ricordano e credono prima di vedere.
Hanno custodito le parole di Gesù, perché le amano: in noi vive solo ciò che ci sta a cuore, vive a lungo ciò che è molto amato, vive per sempre ciò che vale più della vita.
Leggiamo che la fede delle donne diventa immediatamente annuncio e racconto agli undici e a tutti gli altri.
Gli apostoli però sono ancora increduli e ritengono il racconto delle donne un vaneggiamento, ma esse raccontano ugualmente, sono le testimoni oculari che l’amore sospinge, rende intrepide.
Come per le donne nell’alba di Pasqua così anche per noi la memoria amorosa del Vangelo è il principio per ogni incontro vero con il Risorto.
La speranza vissuta e annunciata
Nonostante le reali difficoltà del momento, scopriamo che Gesù Risorto semina segni di speranza nella nostra vita e ribalta ancora la pietra delle nostre chiusure e ottusità.
Non dobbiamo avere paura, È RISORTO!
Le attese non resteranno incompiute, le lacrime saranno asciugate, le paure saranno vinte dalla speranza.
Perché il Signore ci precede, cammina davanti a noi. E, con Lui, la vita ricomincia.
Viviamola questa Sicura Speranza! Viviamola con amore e fede; narriamola, come le donne del mattino di Pasqua!
Ancoriamoci a questo Mistero di luce, di Presenza gloriosa e Risorta, a Gesù il Signore in comunione profonda con le nostre sorelle, le nostre comunità che soffrono per la guerra, i pericoli, le difficoltà nelle varie parti del mondo.
IL SIGNORE È RISORTO! Non c’è annuncio che possa dare più forza al grido di vittoria dell’Amore sul male e sul peccato.
La vita comunitaria come testimonianza dell’amore
La Santa Messa del 3 maggio 2025 è stata presieduta da S. E. Mons. Ciro Miniero, Arcivescovo Metropolita di Taranto, e concelebrata da numerosi sacerdoti e diaconi.
Nell’omelia Mons. Miniero ci ha detto: “Carissimi, il Signore ci sorprende sempre. Noi pensiamo di avere capito tanto e poi ci rendiamo conto di aver compreso sempre poco, rispetto alla grandezza del Suo mistero e del Suo amore.
Il brano del Vangelo di oggi, in cui Filippo chiede a Gesù di mostrargli il Padre, ci riporta all’ultimo periodo della vita terrena di Cristo, ormai prossimo al Suo sacrificio sulla croce.
Le domande che gli apostoli Gli pongono rivelano la loro non comprensione della missione e dell’amore di Gesù.
A loro è certamente chiaro che Gesù è un grande maestro, molto grande, più grande di tanti altri maestri della Legge ebraica che insegnavano a Gerusalemme, ma non hanno aperto i loro cuori totalmente.
Infatti manca ancora loro l’esperienza dell’amore totale. Essi non hanno davvero afferrato che cosa significhi amare fino in fondo.
“Darò la mia vita per te.”, dice Pietro a Gesù, ma poco dopo lo rinnegherà.
Gesù continua a dialogare con gli apostoli, proprio per spiegare loro cos’è l’amore.
Lo farà fino a mostrare il dono che li scandalizzerà, morire sulla croce disprezzato e vilipeso, ma sarà proprio quel dono che aprirà i loro occhi.
L’amore della croce è per tutti. È per gli amici e per i nemici, per chi ti ama e per chi ti vuole morto.
Gesù in croce comunica l’amore non soltanto attraverso le parole, ma attraverso il dono concreto della propria vita.
Le «opere più grandi»
L’amore di Gesù completa quello del Padre. Tutti infatti dobbiamo passare attraverso di Lui, entrare nel Suo cuore per entrare nella vita e per “vedere” il Padre.
“Io sono nel Padre, come il Padre è in me”, spiega infatti Gesù in questo episodio del Vangelo di Giovanni (Gv. 14, 7-14).
Tutti i totalitarismi odierni, come quelli del passato, non tengono in considerazione il valore di ogni persona.
Solo Gesù può affermare: “Io sono nel Padre, come il Padre è in me”, perché il Suo è un dono totale: in Lui si donano anche il Padre e lo Spirito Santo.
È Dio che si dona interamente all’uomo. Dio non deve dimostrare nulla a Sé stesso, ma chiede di aprire il nostro cuore per farci ricevere “il dono”, come lo hanno ricevuto gli apostoli.
“Voi farete cose più grandi di me”, promette loro Gesù.
Ma noi possiamo davvero farle queste “cose più grandi”?
Mostrare al mondo, nella potenza dello Spirito Santo, il volto di Dio, che è amore, è misericordia, attenzione, sollecitudine e molto altro ancora, è l’”opera più grande” di cui Gesù parla: portare l’amore di Dio lì dove ce n’è bisogno.
Quando porteremo la Sua pace alla vita di chi ci incontra, è quella l’opera “più grande”.
Aiutaci, dunque, Signore, a comprendere il Tuo amore, per comunicarlo alle persone che soffrono, nei luoghi dove c’è la guerra, la povertà e la malattia!
Dalla parola ai fatti
Sulla croce Gesù non fa discorsi, ma parla attraverso le Sue azioni. Lo stesso invita noi a fare: pochi discorsi e molti fatti.
Nella debolezza si manifesta la potenza dell’amore. Chi ama si fa debole per conquistare l’amata.
Quando facciamo sentire la nostra grandezza, non possiamo far sentire i palpiti del nostro cuore.
Se troviamo persone che cercano la vita, facciamoci loro compagni di viaggio, per permettere loro d’incontrare l’amore di Dio e di trovare la vera strada, quella che a Lui conduce.
Saranno queste le “opere più grandi” che Gesù vuole da noi.
Ci aiuti dunque il Signore e noi mostriamo a Lui tutta la disponibilità del nostro cuore, per intercessione di Maria Santissima, la più umile e disponibile di tutte le creature.
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