L’indulgenza della Porziuncola nella Basilica di San Francesco d’Assisi

L’Indulgenza della Porziuncola, chiamata anche Perdono di Assisi o Grande Perdono, è un’indulgenza plenaria legata alla piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, oggi custodita all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli presso Assisi. La sua origine viene fatta risalire al 1216, quando san Francesco d’Assisi chiese a papa Onorio III che ogni fedele sinceramente pentito e confessato potesse ricevere il perdono visitando quel luogo.

Il Perdono di Assisi non è legato a offerte, denaro o privilegi personali, ma alla conversione del cuore, alla confessione sacramentale, alla partecipazione all’Eucaristia, alla preghiera e al sincero distacco da qualsiasi peccato. Alla Porziuncola l’indulgenza può essere ottenuta ogni giorno dell’anno, una volta al giorno; dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto la stessa facoltà è estesa alle chiese parrocchiali e francescane del mondo, secondo le condizioni stabilite dalla Chiesa.

Porziuncola dentro Basilica Santa Maria degli Angeli

Che cos’è il Perdono di Assisi

Il 2 agosto ricorre la festa di “Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola”, ma quasi tutti collegano questa data al cosiddetto “Perdono di Assisi”. Di cosa si tratta? E perché ci può interessare anche oggi?

Fra le ricorrenze più caratteristiche della spiritualità francescana, il Perdono di Assisi, noto anche come Indulgenza della Porziuncola, occupa un posto unico nella storia della Chiesa. La sua origine viene fatta risalire al 1216, quando san Francesco d’Assisi, pregando nella piccola chiesa della Porziuncola, avrebbe ricevuto l’ispirazione di chiedere a papa Onorio III un’indulgenza plenaria destinata non a pochi privilegiati, ma a tutti i fedeli sinceramente pentiti.

La richiesta rappresentava una novità straordinaria per il tempo, poiché le indulgenze plenarie erano generalmente legate ai pellegrinaggi maggiori o alle Crociate. Da oltre otto secoli il 2 agosto richiama pellegrini da ogni parte del mondo, facendo della Porziuncola uno dei principali luoghi della misericordia cristiana.

La Porziuncola nella Basilica di Santa Maria degli Angeli

La maestosa Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, costruita su interessamento di S. Pio V a partire dal 1569 e che sorge a circa 4 chilometri da Assisi, racchiude tra le sue mura l’antica cappella della Porziuncola, legata alla memoria di S. Francesco d’Assisi, essendo la stessa culla degli ordini francescani.

La Porziuncola era un’antica cappellina dedicata a Santa Maria degli Angeli, appartenente ai monaci benedettini del Monte Subasio. Restaurata personalmente da san Francesco agli inizi della sua conversione, divenne il centro della nascente fraternità francescana.

Ancora oggi la piccola cappella è custodita all’interno della grande Basilica di Santa Maria degli Angeli, edificata a partire dal XVI secolo per proteggerla e accogliere il crescente numero di pellegrini. Oggi, essa sulla sua facciata ha un affresco raffigurante l’istituzione del Perdono di Assisi, opera di G. F. Overbek di Lubecca (1829-1830), il quale ha così voluto decorare quell’insigne luogo.

Le volte annerite, le pareti sobrie con tracce di affreschi del XIV sec., all’interno, creano un ambiente suggestivo che invita alla preghiera. Dietro l’altare vi è uno splendido polittico, con fondo in oro del prete Ilario da Viterbo (1393), nel cui centro è raffigurata “L’Annunciazione” e nei riquadri circostanti episodi della vita di S. Francesco in relazione sempre alla concessione dell’indulgenza del Perdono.

Il santo pontefice Pio X ha elevato la Chiesa di S. Maria degli Angeli alla dignità di Basilica Patriarcale, con Cappella Papale e le ha confermato il titolo di “Capo e Madre di tutto l’Ordine dei Frati Minori”.

Se si arriva ad Assisi provenendo da sud, sulla pianura che si estende davanti alla città si incontra dapprima la maestosa basilica di Santa Maria degli Angeli, dei secoli XVI e XVII, con una facciata classicistica del secolo scorso. Quel che cerchiamo, lo troviamo però al centro della basilica: una cappella medievale in cui degli antichi affreschi ci raccontano episodi della storia della salvezza e della vita di san Francesco, che proprio in questo luogo visse importanti esperienze.

In quello spazio basso e poco illuminato possiamo percepire qualcosa del raccoglimento e della commozione che vengono dalla fede dei secoli, che qui ha trovato un luogo di riparo e di orientamento.

Il luogo degli inizi francescani

Al tempo di san Francesco il territorio circostante era coperto di boschi, paludoso e disabitato. Nel terzo anno dalla sua conversione Francesco si imbatté in questa piccola chiesa, ormai del tutto cadente, che apparteneva all’abbazia benedettina del monte Subasio.

Come aveva già fatto in precedenza con le due chiese di San Damiano e di San Pietro, restaurate con le sue mani, Francesco si mise al lavoro anche qui, nella chiesetta della Porziuncola dedicata a Santa Maria degli Angeli, in cui egli venerava la Madre di ogni bontà.

Lo stato di abbandono in cui si trovavano tutte queste piccole chiese dovette parergli un triste segno della condizione della Chiesa stessa; egli ancora non sapeva che, restaurando quegli edifici, si stava preparando a rinnovare la Chiesa vivente.

Ma proprio in questa cappella gli si fece incontro la chiamata definitiva, che diede alla sua missione la sua vera forma e permise la nascita dell’ordine dei Frati Minori, che peraltro all’inizio non fu affatto pensato come ordine religioso, ma come un movimento di evangelizzazione che doveva raccogliere di nuovo il popolo di Dio per il ritorno del Signore.

A Francesco accadde quello che nel terzo secolo era già accaduto a sant’Antonio d’Egitto: udì durante una celebrazione liturgica il vangelo della chiamata dei dodici da parte del Signore, che affidava loro il compito di annunciare il regno di Dio e di mettersi in cammino a questo scopo, senza averi e senza sicurezze mondane.

Inizialmente Francesco non aveva compreso del tutto quel testo; se lo fece quindi spiegare dal sacerdote e a quel punto gli fu chiaro che quello era anche il suo compito. Depose le sue calzature, tenne solo una tunica e si accinse ad annunciare il regno di Dio e la penitenza.

Attorno a lui si raccolsero a poco a poco dei compagni che, come i dodici, cominciarono a loro volta ad andare di luogo in luogo e ad annunciare il vangelo che per loro, come per Francesco, significava gioia per quel nuovo inizio, gioia per il cambiamento che si era prodotto nelle loro vite, per il coraggio della penitenza.

La Porziuncola era divenuta per Francesco il luogo dove finalmente aveva compreso il vangelo, perché non lo accostava più a teorie e glosse esplicative, ma voleva viverlo alla lettera. Si era infatti accorto che non si trattava di parole del passato, ma di un appello che si rivolgeva direttamente ed esplicitamente a lui come persona.

Per questo sempre alla Porziuncola consegnò a santa Chiara l’abito religioso, dando così inizio al ramo religioso femminile del suo Ordine, chiamato a dare un sostegno interiore al compito evangelico mediante la preghiera. Per questo, quando si sentì prossimo alla morte, volle essere trasportato proprio in quel luogo.

In questa umile chiesa, già appartenuta ai monaci benedettini di Subasio e restaurata dallo stesso Poverello, fu fondato l’Ordine dei Frati Minori nel 1209. Qui, nella notte tra il 27 e 28 marzo 1211, Chiara di Favarone di Offreduccio ricevette dal Santo l’abito religioso, dando origine all’ordine delle Clarisse.

Nella Porziuncola, nell’anno 1221, si riunì il famoso “Capitolo delle stuoie”, al quale presero parte ben cinquemila frati, provenienti da ogni parte d’Europa, per pregare, ragionare della salute dell’anima e per discutere la nuova Regola francescana.

Sempre qui Francesco piamente spirò, steso sulla nuda terra, al tramonto del 3 ottobre 1226.

Il significato del nome Porziuncola

Porziuncola significa piccola porzione, piccolo pezzo di terra. Francesco non volle mai che essa diventasse di proprietà dei suoi frati, preferì che i benedettini la concedessero loro in uso; e proprio in quel modo, come qualcosa che non era di proprietà, doveva esprimere la vera proprietà e l’autentica novità del suo movimento.

Per esso doveva valere la parola del salmo 16, che nell’Antico Testamento esprimeva il particolare destino della tribù sacerdotale di Levi, cui non apparteneva nessuna terra, perché la sua unica terra era Dio stesso: «Tu, o Signore, sei mia parte e mia eredità - sì, della mia eredità mi sono compiaciuto».

La Porziuncola - lo abbiamo visto - è anzitutto un luogo, ma grazie a Francesco d’Assisi è divenuto una realtà dello spirito e della fede, che proprio qui si fa sensibile e diventa un luogo concreto in cui possiamo entrare, ma grazie al quale possiamo anche accedere alla storia della fede e alla sua forza sempre efficace.

L’origine dell’Indulgenza della Porziuncola

Nell’estate del 1216, mentre pregava nella piccola chiesetta della Porziuncola, Francesco ebbe una visione luminosa di Cristo e della Vergine circondati dagli angeli. Alla domanda su cosa desiderasse per la salvezza delle anime, egli rispose: “Che tutti, pentiti e confessati, possano ottenere pieno perdono visitando questa chiesa”.

Secondo il racconto tramandato dalla tradizione francescana, una notte del luglio 1216 Francesco, raccolto in preghiera davanti all’altare della Porziuncola, vide Cristo e la Vergine Maria circondati dagli angeli. Alla domanda del Signore su quale grazia desiderasse, Francesco non chiese privilegi personali, ma implorò che tutti coloro che, pentiti e confessati, avessero visitato quella chiesa ottenessero la piena remissione delle pene dovute ai peccati.

Il Signore accolse la richiesta di Francesco, a condizione che si recasse dal Papa. Cristo accolse la richiesta invitandolo però a ottenere l’approvazione del Pontefice.

“Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.

Alle prime luci dell’alba, quindi, il Santo d’Assisi, prendendo con sé solo frate Masseo di Marignano, si diresse verso Perugia, dove allora si trovava il Papa. Il Pontefice, ascoltato il racconto della visione dalla bocca del Poverello di Assisi, chiese per quanti anni domandasse quest’indulgenza.

Francesco si recò quindi a Perugia, dove risiedeva papa Onorio III, il quale avrebbe concesso l’indulgenza. Nel 1216 Francesco d’Assisi si reca nella vicina Perugia, dove un conclave aveva da poco eletto il nuovo papa Onorio III.

Il Poverello chiede al pontefice un privilegio mai concesso fino ad allora: l’Indulgenza plenaria a tutti coloro che fossero andati in pellegrinaggio alla chiesetta della Porziuncola, confessandosi e pentendosi dei propri peccati.

Francesco rispose che egli chiedeva “non anni, ma anime” e che voleva “che chiunque verrà a questa chiesa confessato e contrito, sia assolto da tutti i suoi peccati, da colpa e da pena, in cielo e in terra, dal dì del battesimo infino al dì e all’ora ch’entrerà nella detta chiesa”.

Il Poverello di Assisi si presenta, così a Papa Onorio III che lo ascolta con attenzione, dà la sua approvazione e gli domanda: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. E Francesco: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”.

Il Pontefice, infatti, fece notare al Poverello che “Non è usanza della corte romana accordare un’indulgenza simile”. Francesco ribatté: “Quello che io domando, non è da parte mia, ma da parte di Colui che mi ha mandato, cioè il Signore nostro Gesù Cristo”.

Nonostante, quindi, l’opposizione della Curia, il pontefice gli accordò quanto richiedeva (“Piace a Noi che tu l’abbia”).

Il racconto della visione appartiene alla tradizione agiografica; la diffusione dell’indulgenza è invece attestata da documentazione medievale, in particolare dal cosiddetto Diploma di Teobaldo, redatto all’inizio del XIV secolo.

Le fonti storiche della concessione

L’esistenza dell’indulgenza è storicamente certa già nel XIII secolo, mentre la ricostruzione dettagliata dell’apparizione deriva soprattutto dalla tradizione francescana.

Tra i documenti principali figurano:

  • il Diploma di Teobaldo, vescovo di Assisi;
  • le testimonianze degli antichi cronisti francescani;
  • gli scritti di Pietro di Giovanni Olivi;
  • la costante tradizione liturgica dell’Ordine dei Frati Minori.

Gli studiosi concordano sull’antichità della concessione, pur discutendo alcuni particolari relativi alle modalità dell’approvazione pontificia e all’assenza di una bolla papale originale, probabilmente perché la concessione avvenne oralmente ('vivae vocis oraculo'), secondo una prassi allora non insolita.

Sul punto di accomiatarsi, il pontefice chiese a Francesco - felice per la concessione ottenuta - dove andasse “senza un documento” che attestasse quanto ottenuto. “Santo Padre, - rispose il Santo - a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l'opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.

L’indulgenza fu ottenuta, quindi, “vivae vocis oraculo”.

Il primo annuncio del Perdono

Il 2 agosto 1216, Francesco annunciò al popolo radunato alla Porziuncola: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.

Il primo annuncio pubblico avvenne il 2 agosto 1216 davanti ai vescovi dell’Umbria e a numerosi fedeli. Il 2 agosto 1216, dinanzi una grande folla, S. Francesco, alla presenza dei vescovi dell’Umbria (Assisi, Perugina, Todi, Spoleto, Nocera, Gubbio e Foligno), con l’animo colmo di gioia, promulgò il Grande Perdono.

Fu così che il 2 agosto 1216, insieme ai vescovi dell’Umbria, Francesco annunciò al popolo radunatosi alla Porziuncola: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.

Francesco non chiese privilegi personali, ma volle rendere accessibile il perdono a ogni persona desiderosa di ricominciare, anche a chi non possedeva ricchezze, mezzi o possibilità di affrontare un lungo pellegrinaggio.

Perché la richiesta era innovativa

Oggi questa richiesta può sembrarci del tutto normale, ma bisogna ricordare che fino ad allora, per secoli, ottenere l’Indulgenza era una cosa rara e legata spesso al compimento di un pellegrinaggio, le cui mete erano tradizionalmente Roma, Gerusalemme o Santiago di Compostela.

Nel XIII secolo le indulgenze plenarie erano generalmente concesse in circostanze eccezionali. La richiesta di Francesco fu innovativa perché estendeva gratuitamente il beneficio spirituale a ogni fedele disposto a convertirsi.

Si trattava di una richiesta inusitata, visto che una tale indulgenza si era soliti concederla soltanto per coloro che prendevano la Croce per la liberazione del Santo Sepolcro, divenendo crociati.

Figuriamoci come dev’essere sembrato agli orecchi dell’epoca accostare a questi famosi luoghi santi il nome, ancora sconosciuto, della Porziuncola di Assisi!!

Il suo intento era profondamente pastorale: aprire le porte della misericordia anche ai più semplici, senza ricchezze né lunghi pellegrinaggi. Questa intuizione anticipò alcuni temi che diventeranno centrali nella spiritualità francescana: la vicinanza ai peccatori, la fiducia nella misericordia divina e la semplicità del cammino cristiano.

La penitenza medievale e l’accessibilità del perdono

Al tempo di Francesco esisteva già il sacramento della riconciliazione, la confessione e il perdono dei peccati, ma al gesto sacramentale si legava sempre anche un gesto esistenziale, che dimostrasse concretamente il lavoro interiore di conversione che si stava compiendo.

Nel linguaggio medievale questo atto concreto era la “penitenza” che andava fatta per scontare la “pena”, cioè per riparare al male commesso, e spesso prevedeva qualcosa di oneroso come andare pellegrini in Terra Santa o alle tombe degli apostoli.

Tali pellegrinaggi evidentemente non erano realizzabili da tutti, tanto meno dalla gente povera. Probabilmente è proprio il contatto con i poveri che accende in Francesco il desiderio di rendere possibile anche a loro un pellegrinaggio più “facile”, ma che ottenesse gli stessi benefici spirituali, senza necessità di spese o oboli.

Questo desiderio si intravede nelle parole commosse del Santo, quando annunciò ad Assisi l’ottenuta indulgenza: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!“(FF 3391-3397).

Francesco, in un tempo segnato da rigidità e privilegi, chiese e ottenne per tutti - anche per i più semplici - un perdono accessibile e gratuito, per aprire le porte del cielo a ogni cuore desideroso di ricominciare.

Il lungo, pericoloso e difficile viaggio a Gerusalemme poteva davvero diventare per molti pellegrini un viaggio interiore; tuttavia un aspetto molto concreto era anche il fatto che in Terra Santa le offerte che esso portava con sé erano divenute la fonte più importante per il mantenimento della Chiesa locale.

In proposito non si dovrebbe storcere troppo facilmente il naso: in tal modo la penitenza acquistava anche una valenza sociale. Se dunque - come vuole la tradizione - Francesco aveva avanzato la richiesta che tutto questo potesse essere ottenuto con la visita orante al santo luogo della Porziuncola, ciò era legato davvero a qualcosa di nuovo: una indulgenza, che doveva cambiare l'intera prassi penitenziale.

Si può senz’altro comprendere che i cardinali fossero scontenti della concessione di questo privilegio da parte del papa e temessero per il sostentamento economico della Terra Santa, tanto che il perdono della Porziuncola fu inizialmente ridotto a un solo giorno all’anno, quello della dedicazione della Chiesa, il 2 agosto.

Colpa, pena e indulgenza

“Indulgenza” significa “perdono”, e di fatto è quello che riceviamo nella confessione, con l’assoluzione del sacerdote. Plenaria indica invece che c’è una “pienezza”, un di più da ricevere… di che cosa si tratta?

Dobbiamo ricordare che ogni peccato ha una duplice conseguenza. Da una parte causa una “ferita” nella buona relazione con Dio, quella relazione da figli che già ora chiamiamo “vita eterna”. D’altra parte i peccati compromettono anche l’equilibrio interiore della persona e il suo ordinato rapporto con le creature.

Per un risanamento totale, non occorrono solo il pentimento e la remissione delle colpe, ma anche una riparazione del disordine provocato, che di solito continua a sussistere (cf. Catechismo degli adulti, 710).

Non accade forse lo stesso anche dopo un litigio tra amici? La bella relazione tra loro si potrà certamente risanare, ma con un po’ di tempo. Infatti, anche dopo che un’offesa è stata perdonata, rimane una certa difficoltà nei rapporti, finché con il tempo e la reciproca buona volontà non si guarisce l’amicizia che era stata “ferita”.

Dopo ogni nostro peccato certamente Dio vuole riammetterci alla piena comunione con Lui, e sempre perdona. Da parte nostra però, per “guarire” pienamente dal peccato e dai suoi effetti su di noi e sugli altri, è necessario un cammino di conversione, un tempo di purificazione.

Questa, in un linguaggio in uso da secoli, è la “pena temporale”, così chiamata perché ha una durata limitata nel tempo, temporanea appunto e non eterna. Di fatto è il tempo che ci serve per rigenerare la nostra capacità di amare Dio e i fratelli.

Quando ci si confessa, l’assoluzione cancella i peccati, la colpa, e la «pena eterna» causata dai peccati gravi. L’indulgenza «rimette», cioè cancella, anche la pena temporale, ovvero quella penitenza o purificazione che può essere attuata nel tempo della vita terrena, con vari mezzi: le opere di carità, la preghiera, la penitenza, oppure dopo la morte, in quella condizione di passaggio chiamata “purgatorio”.

A ben guardare, è un dono molto prezioso quello dell’indulgenza! Ma come può permettersi la Chiesa di fare al penitente questo “sconto”?

Lo fa in virtù dei meriti di Cristo e dei santi. Il “tesoro” di santità, di bene, di amore già guadagnato dal nostro Capo e da chi lo ha seguito può essere accessibile anche a noi.

Come è vero infatti che il peccato di un singolo danneggia anche gli altri a lui collegati, è altrettanto vero che la santità di uno dei membri del corpo di Cristo è di grande beneficio a tutte le altre membra.

Questo meraviglioso scambio di doni si chiama “Comunione dei santi”, ed è un articolo del Credo a cui spesso non si bada. In sintesi, nel suo impegno di purificazione ciascun penitente non è isolato.

Si trova inserito in un mistero di solidarietà, per cui la santità di Cristo e dei santi giova anche a lui. Dio gli comunica le grazie da altri meritate con l’immenso valore della loro esistenza, per rendere più rapida ed efficace la sua riparazione.

La definizione dell’indulgenza nella disciplina della Chiesa

Paolo VI, nel riordinare le indulgenze, nella Costituzione Apostolica “Indulgentiarum doctrina” del 1° gennaio 1967, chiariva che “l’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi” (Norme n. 1).

Prescriveva, ancora, che “l’indulgenza plenaria può essere acquistata una sola volta al giorno … Per acquistare l’indulgenza plenaria è necessario eseguire l’opera indulgenziata ed adempiere tre condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del sommo pontefice”.

“Si richiede inoltre che sia escluso qualsiasi affetto al peccato anche veniale” (Norme nn. 6 e 7).

Come ottenere l’Indulgenza della Porziuncola

Chi desidera ricevere l’Indulgenza plenaria del “Perdon d’Assisi” deve seguire questo semplice ma altrettanto profondo itinerario:

  1. Innanzitutto il cuore: il pentimento, il desiderio di staccarsi completamente dal peccato dev’essere sincero.
  2. La visita a una chiesa, dove si recitano le preghiere indicate.
  3. La Confessione sacramentale.
  4. La partecipazione alla Messa e alla Comunione eucaristica.
  5. La recita del Credo.
  6. La recita del Padre Nostro.
  7. Una preghiera secondo le intenzioni del Papa.

Il pentimento e il distacco dal peccato

Innanzitutto il cuore: il pentimento, il desiderio di staccarsi completamente dal peccato dev’essere sincero.

È necessario che sia escluso qualsiasi affetto al peccato anche veniale. Il Perdono di Assisi richiama quindi una conversione reale, non un gesto esteriore compiuto in modo automatico.

La visita alla chiesa

Alla Porziuncola i pellegrini possono ottenere l’Indulgenza tutti i giorni dell’anno, una volta al giorno, per sé o per un defunto.

Il Perdono di Assisi, infine, si può ottenere nel santuario della Porziuncola tutto l’anno, una sola volta al giorno, grazie ad uno speciale decreto - Portiuncolae sacrae aedes - emanato nel 1988 dalla Penitenzeria Apostolica.

Dal mezzogiorno del 1 agosto alla mezzanotte del 2 agosto di ogni anno la stessa facoltà è estesa a tutte le chiese parrocchiali e a tutte le chiese francescane del mondo.

Attualmente il Perdono di Assisi può essere ottenuto visitando la Porziuncola durante tutto l’anno, una volta al giorno oppure, dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto, visitando una chiesa parrocchiale, una chiesa francescana, una basilica minore o una cattedrale autorizzata.

La confessione sacramentale

La Confessione sacramentale, celebrata anche negli otto giorni precedenti o successivi alla festa, è una delle condizioni richieste.

Per ottenere il Perdono di Assisi, dunque - l’indulgenza plenaria che consente di ottenere la remissione della pena temporale per i peccati - è necessaria, prima di tutto, la Confessione, che deve essere celebrata tra gli otto giorni precedenti e gli otto giorni successivi alla visita della chiesa della Porziuncola.

La Messa e la Comunione eucaristica

La partecipazione alla Messa e alla Comunione eucaristica è richiesta nello stesso arco di tempo indicato per la Confessione.

Nello stesso periodo, è richiesto ai pellegrini di partecipare alla Messa e alla Comunione Eucaristica.

Il Credo, il Padre Nostro e la preghiera per il Papa

Durante la visita alla Porziuncola, per poter ottenere il Perdono di Assisi, è necessario recitare il Credo, il Padre Nostro e una preghiera secondo le intenzioni del Papa.

La recita del CREDO serve per riaffermare la propria identità cristiana. La recita del PADRE NOSTRO serve per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo.

Una preghiera secondo le intenzioni del Papa serve per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

Normalmente si recita un Padre Nostro, un’Ave Maria e un Gloria; è data tuttavia ai singoli fedeli la facoltà di recitare qualsiasi altra preghiera.

CondizioneSignificato
Pentimento sinceroDesiderio di staccarsi completamente dal peccato
Visita a una chiesaAlla Porziuncola tutto l’anno; nelle chiese autorizzate dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto
Confessione sacramentaleAnche negli otto giorni precedenti o successivi alla festa
Messa e Comunione eucaristicaNello stesso arco di tempo indicato per la Confessione
CredoProfessione della fede cristiana
Padre NostroPreghiera filiale e memoria della dignità ricevuta nel Battesimo
Preghiera secondo le intenzioni del PapaNormalmente un Padre Nostro, un’Ave Maria e un Gloria

Per sé o per un defunto

L’indulgenza può essere applicata a sé stessi oppure a un defunto. Tale indulgenza è lucrabile, per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo.

La preghiera per i defunti, da sempre appartenente alla Chiesa, guadagnava così una particolare intensità. E questa promessa fu proprio ciò che fece dell’indulgenza un grande invito alla preghiera, al di là di tutti gli abusi e di tutti gli equivoci.

Il pensiero si rivolgeva soprattutto alle povere anime, a coloro che nella vita erano stati loro vicini, che li avevano preceduti nell’altro mondo e il cui destino non poteva essere loro indifferente.

Perché non cercare di fare loro del bene anche al di là della tomba, di accorrere in loro aiuto, laddove possibile, nel difficile viaggio delle anime?

La fede cristiana non ha affatto negato valore a tutto ciò, ma ha cercato di purificare questo sentimento e di farlo emergere nel suo senso più autentico.

«Se viviamo, viviamo per il Signore; se moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, noi siamo del Signore», dice Paolo (Rm 14,8).

Questo significa: il vero limite non è più la morte, ma l’appartenere o il non appartenere al Signore. Se gli apparteniamo, allora siamo vicini gli uni agli altri per mezzo di lui e in lui.

Per questo - era la conseguenza logica - c’è un amore che va al di là dei limiti della morte. Così, a chi chiedeva se qualcosa della forza donata dal perdono potesse essere comunicato anche all’aldilà, veniva risposto di sì, con la formula per modum suffragii - per mezzo della preghiera.

La Comunione dei santi

Quanto più l’indulgenza veniva intesa come un porsi a sostegno degli altri, tanto più si faceva strada un altro concetto, che dava un fondamento teologico a questa nuova forma e, nel contempo, la avviava verso sviluppi ulteriori.

La preghiera indirizzata all’altro mondo implicava necessariamente l’idea della comunione dei santi e della comunicazione dei beni spirituali.

Come è vero che il peccato di un singolo danneggia anche gli altri a lui collegati, è altrettanto vero che la santità di uno dei membri del corpo di Cristo è di grande beneficio a tutte le altre membra.

Questo meraviglioso scambio di doni si chiama “Comunione dei santi”, ed è un articolo del Credo a cui spesso non si bada.

In sintesi, nel suo impegno di purificazione ciascun penitente non è isolato. Si trova inserito in un mistero di solidarietà, per cui la santità di Cristo e dei santi giova anche a lui.

Il significato spirituale del Perdono

Ricevere l’Indulgenza della Porziuncola significa sperimentare la misericordia sconfinata di Dio, che, attraverso il pentimento sincero e i sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia, rinnova l’anima.

Non si tratta solo della remissione della colpa, ma anche della guarigione delle ferite interiori provocate dal peccato: le sue conseguenze, i suoi effetti.

È un richiamo alla conversione, alla bellezza di una vita nuova, riconciliata con Dio e con gli altri.

Il Perdono di Assisi non rappresenta soltanto una pratica indulgenziale, ma sintetizza efficacemente il messaggio francescano. Francesco pone al centro non il timore del giudizio, bensì la misericordia di Dio che accoglie chi ritorna con cuore pentito.

La Porziuncola è un luogo nel quale si comprende che il perdono non è soltanto assoluzione, ma guarigione, purificazione e restituzione della libertà dei figli di Dio.

Il perdono è la misericordia di Dio accolta da un cuore umiliato e in questi giorni noi chiediamo proprio la grazia di convertire la misericordia in perdono.

Questo ci consente anche di avere uno sguardo diverso, non soltanto sulla realtà, ma anche sulle persone che sono intorno a noi e quindi di riscoprire, per esempio, il valore della comprensione, della solidarietà, del rispetto dell’altro.

E diventare persone che nella dimensione della preghiera imparano a intercedere per i fratelli. Questa dimensione è molto importante, perché la preghiera è già un prendersi cura degli altri.

Una porta aperta per tutti

Al tempo di san Francesco esisteva già il sacramento della riconciliazione, ma al gesto sacramentale si legava sempre anche un gesto esistenziale, che dimostrasse concretamente il lavoro interiore di conversione che si stava compiendo.

Perdono non significa che questo processo esistenziale diventa superfluo, ma che riceve un senso, che viene fatto proprio.

Ma non si trattava affatto di questo. Francesco, che aveva scoperto i poveri e la povertà, nella sua richiesta era spinto dalla sollecitudine per quelle persone a cui mancavano i mezzi o le forze per un pellegrinaggio in Terra Santa; coloro che non potevano dare nulla, se non la loro fede, la loro preghiera, la loro disponibilità a vivere secondo il vangelo la propria condizione di povertà.

In questo senso l’indulgenza della Porziuncola è la penitenza di coloro che sono tribolati, che la vita stessa carica già di una penitenza sufficiente.

Senza dubbio a ciò si legava anche un’interiorizzazione del concetto stesso di penitenza, sebbene non mancasse certamente la necessaria espressione sensibile dal momento che implicava comunque il pellegrinaggio al semplice e umile luogo della Porziuncola, che allo stesso tempo doveva essere anche un incontro con la radicalità del vangelo, come Francesco l’aveva appresa proprio in quel posto.

La Porta della Porziuncola è una porta sempre aperta, insieme ad altre porte che sono state attraversate da Francesco: è una porta aperta per essere attraversata e poter fare esperienza del perdono, della misericordia.

La diffusione dell’Indulgenza

Nel corso del tempo l’indulgenza in un primo momento riservata solo al luogo della Porziuncola, fu poi estesa prima a tutte le chiese francescane e, infine, a tutte le chiese parrocchiali per il 2 agosto.

Inizialmente riservato solo ai pellegrini in visita alla chiesetta della Porziuncola, il Perdono di Assisi fu esteso prima a tutte le chiese francescane e poi a tutte le chiese parrocchiali del mondo.

La diffusione del movimento francescano contribuì anche all’espansione dell’indulgenza legata al Perdono di Assisi, tanto che divenne una pratica consolidata in tutta la cristianità.

La disciplina attuale è stata fissata da Paolo VI nella Lettera Apostolica Sacrosancta Porziuncolae Ecclesia del 14 luglio 1966, inviata al vicario generale dell’Ordine dei Frati Minori fr Costantino Koser in occasione del 750° anno della concessione dell’Indulgenzia della Porziuncola.

La celebrazione del 2 agosto è oggi una delle principali ricorrenze dell’Ordine Francescano. La Basilica di Santa Maria degli Angeli costituisce il centro mondiale delle celebrazioni, ma il Perdono viene vissuto contemporaneamente in migliaia di chiese francescane e parrocchiali.

Il 2 agosto alla Porziuncola

Il 2 agosto, solennità del Perdono di Assisi e dedicazione della Porziuncola, la basilica di Santa Maria degli Angeli ha accolto migliaia di pellegrini, che fin dal giorno precedente hanno iniziato a varcare le porte della Porziuncola dopo l’apertura della Festa presieduta dal Ministro generale.

In un clima di preghiera e raccoglimento, i pellegrini si sono anche accostati al sacramento della riconciliazione nel giardino della Porziuncola, dove numerosi sacerdoti hanno accolto i penitenti e accompagnato il loro cammino verso il perdono.

Da mezzogiorno dell’1 agosto alla mezzanotte del giorno dopo è possibile ottenere l’indulgenza plenaria oltre che alla Porziuncola di Assisi - dove la si può chiedere tutto l’anno - in tutte le chiese parrocchiali e francescane nel mondo.

Iniziato il triduo che precede le 36 ore - da mezzogiorno dell’1 agosto alla mezzanotte del giorno dopo - durante le quali l’indulgenza plenaria chiesta da San Francesco a Papa Onorio III, che nella Porziuncola è possibile ottenere tutto l’anno, viene estesa a tutte le chiese parrocchiali e francescane.

Il Perdono di Assisi, con le sue diverse celebrazioni, dà vita a momenti di meditazione, raccoglimento e preghiera.

Fedeli in preghiera alla Porziuncola il 2 agosto

La riconciliazione come forma di vita

Di fronte alle ferite del nostro tempo - guerre, violenza, divisioni nelle famiglie, nelle comunità e tra i popoli - il Perdono di Assisi è un segno ancora profondamente profetico.

“La storia non sarà salvata dalla forza, ma dalla misericordia; non dall’equilibrio delle paure, ma dalla riconciliazione; non dalla logica della vendetta, ma dalla logica della croce”.

Da qui l’invito a non lasciare che il Perdono resti soltanto un evento da celebrare, ma a farne una forma di vita. “Il mondo non attende anzitutto cristiani capaci di parlare del perdono”, ma cristiani che abbiano il volto di chi è stato perdonato.

Il Ministro generale ha invitato a trasformare il dono accolto in un dono offerto agli altri: “Che il perdono ricevuto sia ancora una volta donato e offerto”.

La richiesta di perdono corale può aprire di più alla solidarietà nei confronti del prossimo. Questo ci consente anche di avere uno sguardo diverso, non soltanto sulla realtà, ma anche sulle persone che sono intorno a noi e quindi di riscoprire, per esempio, il valore della comprensione, della solidarietà, del rispetto dell’altro.

Il custode dell’antica chiesetta francescana invita, in questi giorni, nel silenzio della preghiera, a guardare gli altri come li guarda Dio.

Il Perdono di Assisi ha contribuito nei secoli a diffondere una spiritualità fondata sulla conversione personale, sulla confessione frequente e sulla fiducia nella misericordia divina, elementi che continuano a caratterizzare la tradizione francescana.

La Porziuncola come memoria viva

Che poi la Porziuncola non ci ricordi solo grandi storie di conversione del passato, non rappresenti solo una semplice idea, ma riesca ancora ad accostarci al legame vivente di penitenza e di grazia, ciò dipende dal cosiddetto perdono d’Assisi, che più propriamente dovremmo chiamare perdono della Porziuncola.

Nei ricordi della mia giovinezza il giorno del perdono d’Assisi è rimasto come un giorno di grande interiorità, come un giorno in cui si ricevevano i sacramenti in un clima di raccoglimento personale, come un giorno di preghiera.

Indipendentemente da ogni teoria sull’indulgenza, era quello un giorno di fede e di silenziosa speranza, di una preghiera che si sapeva certamente esaudita e che valeva soprattutto per i defunti.

La Porziuncola è divenuta una realtà dello spirito e della fede, un luogo concreto in cui possiamo entrare e grazie al quale possiamo accedere alla storia della fede e alla sua forza sempre efficace.

La sua memoria unisce la conversione di Francesco, la nascita della fraternità francescana, la vocazione di santa Chiara, la preghiera per i peccatori, il sacramento della riconciliazione e il desiderio di un perdono accessibile a tutti.

Il Perdono di Assisi: Storia, Significato e Come Ottenerlo

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