Crocifisso in madreperla Fides Ozieri: storia, significato e caratteristiche

Il crocifisso in madreperla Fides Ozieri richiama una tradizione artigianale legata alla devozione cristiana, alla lavorazione del legno e all’impiego ornamentale della madreperla, materiale apprezzato per la sua iridescenza e per il forte valore simbolico.

La produzione di crocifissi in madreperla appartiene a una storia che unisce Terra Santa, pellegrinaggio, artigianato palestinese e diffusione europea, mentre il riferimento a Ozieri rimanda anche a un importante patrimonio sardo di immagini del Crocifisso e di opere dedicate alla meditazione sulla Passione.

Crocifisso in madreperla intarsiata

La madreperla nell’arte sacra

L’industria della madreperla ha origini molto antiche: nell’età del bronzo era già diffusa in Cina, India e nell’estremo oriente. In Medio Oriente se ne trovano tracce risalenti all’epoca degli antichi egizi, i quali raccoglievano la materia prima nel mar Rosso.

Sin dal XIII secolo i facoltosi pellegrini cristiani che si recavano in Terra Santa erano soliti acquistare e portare con sé in patria dei souvenir, molti dei quali erano realizzati in madreperla. Dalla fine del XVII secolo poi, con la presenza dell’ordine di San Francesco d’Assisi a Gerusalemme e il conseguente maggiore afflusso di pellegrini, gli artefatti in madreperla acquisirono sempre più valore commerciale.

La manifattura vide un considerevole sviluppo nel XIX e XX secolo, a seguito dell’aumento del flusso di turisti e pellegrini dovuto alla relativa stabilità delle relazioni tra il Medio Oriente e l’Europa. Se fino a quel momento questa forma d’arte era stata appannaggio di maestri provenienti in particolare da Genova e da Damasco, dal 1850 circa anche numerosi artigiani palestinesi aprirono le loro botteghe.

Nei cento anni seguenti la lavorazione della madreperla si sviluppò considerevolmente e venne impiegata per produrre svariati tipi di artefatti: da semplici souvenir quali crocifissi, scatole e icone destinati ai turisti, a grandi opere realizzate su commissione per personaggi facoltosi.

Il legame con i pellegrinaggi in Terra Santa

La lavorazione della madreperla assunse quindi un ruolo centrale nel mercato dell’arte turistica. Gli oggetti realizzati dai maestri intagliatori venivano acquistati dai pellegrini e dai turisti per commemorare la loro esperienza spirituale in Terra Santa, per portare a casa con sé una testimonianza tangibile del loro viaggio o come doni.

Ancora oggi le guide turistiche annoverano i laboratori artigiani in cui si lavorano la madreperla e il legno di olivo tra le principali attrazioni della città della Terra Santa.

Benché oggetti sacri in madreperla fossero realizzati sin dal XIV secolo - si pensi alle Croci della Palestina prodotte dai padri francescani minoriti, poste a custodia del Santo Sepolcro - si deve attendere, come accennato, il XVI secolo affinché tali oggetti iniziassero ad avere una certa circolazione, connessa ai pellegrinaggi compiuti in Terra Santa.

È in tale fase, infatti, che questa tipologia di oggetto sacro si diffonde in forma di souvenir, da riportare in patria al termine del proprio viaggio. Unitamente ad altri elementi aventi una forte carica simbolica e già da secoli considerati come ricordi di viaggio, le madreperle lavorate a tema sacro divennero tra le più desiderate testimonianze materiali del viaggio compiuto dai fedeli.

Tra questi elementi rientravano la sabbia del deserto del Sinai, l’olio della chiesa del Santo Sepolcro, l’acqua del fiume Giordano, la rosa di Gerico o esemplari di piante essiccate.

Origini della tecnica e botteghe palestinesi

Dalla fine del XVI secolo alcuni pellegrini giunti in Terra Santa testimoniano che a Betlemme vi era una particolare produzione di oggettini quali corone e crocette in legno di pistacchio e ulivo presto lavorate insieme alla madreperla.

Furono, infatti, i francescani a introdurre in Terra Santa l’uso della madreperla, così che i cristiani locali potessero guadagnare dalla vendita dei loro ricordini per i pellegrini nelle loro oscure botteghe o come spesso avveniva fuori dai santuari.

Se la materia prima proveniva dai grandi giacimenti nel Mar Rosso e Golfo Persico, la tecnica di lavorazione a bulino veniva invece da un’antica tradizione artigianale europea.

Alcuni tra i prodotti più diffusi e artisticamente più belli furono i modellini del Santo Sepolcro e di altri Luoghi Santi, riprodotti in modo fedele grazie ai precisi disegni elaborati da Padre Bernardino Amico tra il 1593-97.

Tali esemplari ben presto diffusi in tutta Europa, furono riscoperti solo negli anni 2000 grazie alle ricerche dell’archeologo P. Michele Piccirillo. Ad essi si aggiungevano presepi, quadri, cartaglorie, reliquiari, candelieri, porte, conchiglie, bottoni, cassettine, soprattutto croci e altri oggetti d’arredamento.

Alcuni laboratori erano presenti anche ad Ain Karem, dove, sempre sotto la spinta dei frati, alcune famiglie cristiane provenienti da Betlemme diedero inizio a questa produzione.

Le principali tipologie di croci in madreperla

Come si evince da una mostra organizzata nelle Marche nel 2015, presso il Museo Malacologico di Cupra Marittima “150 Croci in madreperla dal ‘600 ad oggi“, tra gli oggetti prodotti in madreperla le croci rappresentano il tipo più diffuso.

Di essi è possibile distinguere tre tipologie principali:

  • Crocette in legno rivestite di madreperla da attaccare ai rosari, caratterizzati da particolari non ben definiti a causa delle dimensioni ridotte.
  • Croci da tavolo, sottili o elaborate con piedistallo, caratterizzate da decorazioni a rosette o scene illustrative (santi, scene della Passione, etc.).
  • Croci processionali, di grandi dimensione in più pezzi ancor oggi utilizzate come ad esempio in Quaresima nella Basilica del Santo Sepolcro.

Le croci da tavolo potevano presentare scene della Passione, figure di santi e apparati ornamentali destinati alla devozione domestica. In epoca più tarda a questi crocifissi fu aggiunto un crocifisso in metallo (argento, oro, avorio), come si vede talvolta dalla rottura della precedente madreperla.

Insieme al Cristo di solito sono raffigurati gli evangelisti sulle estremità della croce, l’Addolorata ai suoi piedi. Molto spesso più in basso è presente l’Immacolata, o una nicchia con all’interno scene della Crocifissione, della Resurrezione, o del Presepe.

Talvolta si possono trovare anche 14 bottoni simboli delle XIV stazioni della Via Crucis.

Tecniche di incisione, intarsio e decorazione

Le tecniche utilizzate erano e lo sono ancor oggi a tahbiir, cioè iniettando inchiostro sul disegno inciso con uno stilo sulla madreperla, o a tasfiir cioè con decoro a intarsio.

La pratica della lavorazione a bassorilievo della madreperla trova, dunque, una delle sue patrie elettive nel bacino mediterraneo, trasversalmente dalla Spagna fino ad Israele, basando la propria iconografia sulla rappresentazione plastica di episodi biblici.

È da tale areale che, successivamente, questa stessa tecnica ha avuto modo di diffondersi anche verso l’Europa del Nord e la Russia, dove nel corso dei secoli si sono affermate importanti scuole di intaglio e incisione della materia prima madreperlacea, inizialmente prelevata in modo quasi esclusivo nel Mar Rosso.

Con la scoperta, a partire dai primi anni del Seicento, dell’Australia e degli arcipelaghi circostanti, nuove tipologie di conchiglie, molto più grandi e aventi uno spessore maggiore, entrarono nella disponibilità degli artigiani delle madreperle, consentendo loro la realizzazione di inedite forme di lavorazione.

Nella prima tipologia, dal gusto più decisamente popolare e maggiormente in auge nell’Ottocento, la figura numinosa veniva realizzata al tratto nella parte interna concava della conchiglia attraverso incisioni e graffi praticati con uno strumento appuntito, coltello o bulino, e successivamente annerita con colori naturali.

Nella seconda tipologia, in genere ascrivibile al Settecento e di maggior esito artistico, le figure venivano composte lavorando la parte esterna convessa della conchiglia attraverso un lavoro d’intaglio che in qualche caso presenta, con notevoli aggetti, tutti i caratteri di una vera e propria scultura.

Le conchiglie caratterizzate da tale lavorazione sono monocrome e l’attenzione viene piuttosto riservata all’accurata resa plastica della scena.

Dettaglio intarsio madreperla crocifisso

Il significato simbolico della conchiglia

Al di là dell’aspetto meramente estetico, che già di per sé stesso configura il carattere originale di tali oggetti, con essi entra in gioco prepotentemente la sfera del numinoso, attorno alla quale si dipana tutta una serie di relazioni tra la conchiglia e il suo possessore, che paiono in grado di varcare la soglia del mondo magico e dei rituali apotropaici.

Dotate di un enorme interesse per lo studio delle multiformi espressioni dell’arte popolare e per la comprensione diacronica delle modalità parallele di esecuzione del viaggio nella sua accezione religiosa, grazie alla loro iridescenza le madreperle sono state quasi naturalmente associate all’iconografia del sacro.

D’altro canto, va da sé che, tra gli elementi esistenti in natura, la conchiglia sia stata da sempre, per via delle forme che essa ha e per i colori che la caratterizzano, sottoposta a «procedimenti di valorizzazione simbolica e di conferimento di senso».

In primo luogo, attribuendovi emblematicamente quel valore di fertilità che in modo inevitabile richiama il tema universale del mistero irrisolto della vita.

Non è un caso, d’altronde, se durante il Rinascimento artisti come Sandro Botticelli e Lorenzo Lotto fecero ricorso all’immagine della conchiglia per raffigurare iconograficamente la dimensione sessuale femminile.

Così come, del resto, lo stesso Caravaggio - ne La cena di Emmaus - utilizzò una conchiglia come simbolo di riconoscimento del Cristo risorto.

I temi della riproduzione e della vita, dunque, si intrecciano: la conchiglia diviene così personificazione della Madre che dà la vita. Quella stessa vita che è rappresentata da una perla, prezioso “frutto” generato all’interno di essa.

Nella pittura religiosa la conchiglia viene utilizzata tanto come elemento architettonico che come simbolo di maternità. La circostanza che essa produca, nel suo ciclo biologico, una perla ha fatto sì che diventasse un simbolo, o un emblema, della Madre di Dio.

Come Gesù rappresenta la perla, così la Madonna è accostata alla conchiglia.

D’altronde, nell’ambito dell’architettura religiosa cristiana, l’icona della conchiglia ha assunto nei secoli un ruolo di assoluta centralità, tanto da prestare la propria forma ai fonti battesimali e a numerosi esemplari di acquasantiere, fino a divenire elemento decorativo di capitelli, colonne e fontane o ornamento per facciate e soffitti di abitazioni civili o edifici pubblici.

Il rapporto con la devozione popolare

Ciò che maggiormente ha spinto la riflessione sul tema è il tentativo di individuare il ruolo esercitato dalle madreperle incise nell’ambito della devozione popolare.

A tal fine, appare non privo di interesse il forte legame intercorrente tra l’uso decorativo delle conchiglie e la capacità di protezione che alle stesse viene attribuita nelle culture popolari dell’area mediterranea.

Per comprendere questo legame occorre riandare ancora una volta al momento fondativo dell’utilizzo devozionale delle madreperle incise a soggetto religioso.

Se è vero che già in epoca medievale i primi pellegrini utilizzarono le cosiddette “conchiglie del pellegrino” come contenitori d’acqua da bere durante il loro cammino, tale pratica pare provenire dal culto di San Giacomo - il cosiddetto Santo delle conchiglie - il cui santuario galiziano di Compostela è ancora oggi meta di un celeberrimo e molto praticato cammino religioso.

Ma è solo in una fase successiva, a partire dal Cinquecento, che la parte interna - quella madreperlacea - delle conchiglie inizia a essere sottoposta a minuziosi processi di intaglio e cesellamento, ad opera principalmente di Padri francescani o artigiani «arabi convertiti al cattolicesimo, i quali si tramandavano da generazioni tale pratica lavorativa», conferendo a questa specifica produzione, pur nella sua intrinseca semplicità, dei caratteri estetici di assoluto riguardo.

La popolarizzazione di tali oggetti, poi, sembra ripercorrere la stessa parabola esistenziale della lavorazione a cammeo di gemme, resine e pietre preziose.

Inizialmente destinate a un pubblico d’élite e aristocratico, quando i costi di approvvigionamento delle relative materie prime iniziano a divenire un po’ troppo eccessivi, determinando l’individuazione di alternative più a buon mercato come le conchiglie, gli oggetti devozionali a soggetto religioso iniziano a circolare ed essere ambiti su più vasta scala, divenendo tra i souvenir più diffusi dei cammini di pellegrinaggio.

Dalla Terra Santa all’Europa

In seguito, la circolazione di uomini e materie prime rese possibile non soltanto la conoscenza delle madreperle incise a soggetto religioso al di fuori dei territori palestinesi dove esse ebbero il naturale luogo d’elezione, ma consentì anche la diffusione delle relative tecniche di lavorazione che, pertanto, si innestarono in varie parti del continente europeo, dall’areale mediterraneo sino a giungere ai Paesi del nord-est, contraddistinti dall’ortodossia cristiana.

Non fece eccezione la Sicilia, nella cui costa occidentale - dove numerosi artigiani lavoravano già da tempo il corallo - si affermarono numerose botteghe di lavorazione della madreperla.

In tal senso, le città di Trapani e di Sciacca rappresentarono, a livello isolano, importanti poli di riferimento nella produzione di conchiglie incise o intagliate a bassorilievo.

La lavorazione della madreperla si configura, pertanto, come espressione di ibridazione culturale tra, da un lato, forme d’arte colta e raffinata, radicata nei secoli, e, dall’altro, modelli produttivi tipici dell’artigianato popolare.

Il riferimento a Ozieri e alla tradizione del Crocifisso

Il riferimento a Ozieri si inserisce in un territorio sardo ricco di testimonianze dedicate al Crocifisso, alla Passione e alla devozione popolare.

Il crocifisso, custodito all'interno della chiesa di Santa Lucia a Ozieri, appartiene al filone artistico e di culto chiamato "gotico doloroso" che ebbe una grande diffusione in Sardegna.

La compisizione è atta a rappresentare con espressività estrema la sofferenza del Cristo, dando in questo modo all'opera un significato altamente propedeutico alla pietas del fedele.

Questo orientamento devozionale aiuta a comprendere il valore di un crocifisso in madreperla associato al nome di Ozieri: l’immagine del Cristo, resa attraverso materiali luminosi e lavorazioni minuziose, conserva una funzione di meditazione sulla sofferenza, sulla redenzione e sulla partecipazione emotiva del fedele.

Confronto con un crocifisso storico in madreperla

Un esempio documentato di crocifisso in legno decorato con madreperla è conservato presso il Castello di Racconigi.

Si tratta di un crocifisso in legno riccamente decorato con intarsi di madreperla bianca e colorata.

VoceDescrizione
Oggettocrocifisso
Materia e tecnicainchiostro, stesura a pennello, bronzo, fusione a stampo, legno, intarsio, madreperla, intaglio, incisione
Ambito culturaleAmbito Betlemita
Luogo di conservazioneCastello di Racconigi
Numero d’inventarioR 7671
Codice di catalogo nazionale0100450839
Data di compilazione2022

L’opera fu probabilmente donata a Umberto II di Savoia in occasione della sua visita in Terra Santa, nell’aprile del 1928.

L’iscrizione sulla base è purtroppo incompleta. Mancando la parte sinistra della base, si legge solo la seconda parte: “D. BOSCO”.

La presenza delle missioni Don Bosco in Terra Santa risale alla seconda metà dell’Ottocento ed è quindi lecito pensare che il Principe abbia incontrato una delegazione salesiana durante la sua visita.

Il Corriere della Sera del 3 aprile 1928, pur non menzionando direttamente il crocefisso, parla dell’accoglienza riservata al Principe ereditario dalle suore salesiane presso la regia scuola maschile di Gerusalemme e di alcuni doni ricevuti in quell’occasione.

L'opera fa parte di un corpus di oggetti extra-europei ricevuti in omaggio dai membri della famiglia reale di Savoia durante i loro viaggi, o offerti da delegazioni diplomatiche in visita in Italia.

La consolidata tradizione di scambiarsi doni diplomatici tra monarchi, autorità religiose e capi di Stato è attestata sin dai tempi dell’antico Egitto e tutt’oggi risponde allo scopo di favorire, assicurare e mantenere buoni rapporti tra le parti.

I doni, che assumono un valore, oltre che monetario, anche spiccatamente simbolico, sono spesso scelti in quanto rappresentanti l’essenza della Nazione o dell'istituzione religiosa che li offre.

Si tratta infatti sovente di opere di artigianato, esempi di abilità manifatturiera, beni di lusso e artefatti di importanza storica realizzati con materiali locali.

La continuità dell’artigianato della madreperla

Nel ‘900 a causa del conflitto arabo-israeliano, l’emigrazione di molte famiglie cristiane, la produzione industriale di oggettini in plastica a basso costo, l’assenza di nuovi modelli, questa particolare e tradizionale forma di artigianato di Terra Santa si quasi è perduta.

Solo negli ultimi anni si sta avviando una nuova produzione.

Nel 2003-2010 a Betlemme vi sono stati corsi di aggiornamento e perfezionamento della lavorazione della madreperla per nove artigiani: grazie al progetto “Betlemme in madreperla” sostenuto da ATS pro Terra Sancta.

Oggi grazie al Centro di Betlemme promosso da P. Ibrahim Faltas con nuovi macchinari e tecniche Salim Atick, ultimo erede di cinque generazioni e ultimo maestro di madreperla rimasto in Palestina, forma nuovi allievi che possano portare avanti questa antica arte.

Qui vengono restaurate croci antiche o prodotte delle nuove come quelle commissionate dalla Custodia di Terra Santa e dal Patriarcato Latino di Gerusalemme come dono per i pellegrini.

Quest’arte ha seguito le famiglie anche all’estero.

Dal 1998, infatti, la famiglia palestinese Yidi, trasferitasi in Colombia, ha dato avvio a Barranquilla ad un laboratorio di madreperla che con sei artisti-artigiani continua una tradizione lunga cinque secoli.

Artista Tailandese Intaglia Gusci di Lumaca in Opere Antiche Molto Preziose | Ancora in Piedi

Il laboratorio Taller Palestina

Artista colombiano di origini palestinesi, sin dal 1998 Enrique Yiri Daccarett ha fondato la Taller Palestina, piccola ma attivissima realtà che opera nella città di Barranquilla nel campo della lavorazione artigianale di madreperle.

Nel corso degli anni, il laboratorio di Daccarett si è dedicato alla conservazione e alla diffusione dell’antica tecnica dell’intaglio della madreperla, saper fare storicamente diffuso nella tradizione manifatturiera palestinese.

Discendente da un nucleo familiare di origine palestinese emigrato nei Caraibi colombiani nel 1911 - proveniente da Betlemme - Enrique ha appreso l’arte e la tecnica della lavorazione della madreperla proprio all’interno dei laboratori di famiglia, attivi da circa due secoli.

Oggi, presso il laboratorio di Barranquilla operano sei artisti e artigiani colombiani che perseguono un percorso di formazione continua e di produzione di manufatti, praticando le arti dell’intaglio figurativo, dell’intarsio, dell’incisione, del mosaico, dell’ebanisteria e del restauro.

Dalla data della sua fondazione, il laboratorio ha prodotto oltre 400 opere, molte delle quali hanno trovato ospitalità in alcuni celebri musei o luoghi di culto sparsi in varie parti del globo.

Negli anni, Daccarett e i suoi collaboratori hanno anche prodotto elementi destinati ad impreziosire i paramenti liturgici di cattedrali e chiese in vari luoghi dell’America Latina, oltre ad aver restaurato numerose opere in madreperla tra il Nord e il Sud America, così come in Europa.

Infine, Taller Palestina è stata anche coinvolta nell’allestimento e nella cura di eventi espositivi all’interno di prestigiosissime realtà museali quali i Musei Vaticani.

In quasi un trentennio di attività, dunque, Daccarett e il suo laboratorio hanno messo in piedi una realtà complessa, al tempo stesso cruciale nella salvaguardia di una forma di artigianato dalle radici antiche.

Piccola ma importantissima comunità di eredità, Taller Palestina costituisce ad oggi un assoluto punto di riferimento mondiale tanto nella riproduzione di antiche opere dell’arte sacra e dell’iconografia palestinese compresa tra i secoli XVII e XVIII, quanto nella realizzazione di più moderne opere in madreperla a tema religioso.

Materiali e caratteristiche di un crocifisso Fides

Dal Cuore Verde d’Italia, FIDES unisce tradizione artigiana e design ricercato, dando vita a crocifissi unici, realizzati con materiali selezionati e lavorazioni attente.

Usiamo legno massello italiano e finiture in argento, combinando maestria esecutiva e accuratezza tecnica.

Le proporzioni sono studiate per armonizzare le forme, mentre i dettagli svelano cura e profondità espressiva.

In questa prospettiva, un crocifisso in madreperla associato a Fides Ozieri può essere letto attraverso tre elementi: la centralità dell’immagine di Cristo, la preziosità luminosa della madreperla e la tradizione italiana della lavorazione artigianale del legno.

La madreperla introduce riflessi variabili e una superficie capace di modificare la percezione dell’opera secondo l’incidenza della luce. Il legno, invece, conserva il carattere caldo e materico dell’oggetto devozionale, mentre eventuali finiture metalliche possono sottolineare i profili, i dettagli e la struttura del crocifisso.

La combinazione di materiali naturali e lavorazioni manuali collega il crocifisso contemporaneo alla lunga tradizione delle croci devozionali prodotte per i pellegrini e destinate alla preghiera domestica.

Come leggere un crocifisso in madreperla

La lettura di un crocifisso in madreperla richiede attenzione sia all’immagine religiosa sia alla tecnica esecutiva.

  • Supporto: il legno costituisce la struttura portante e può essere intagliato, sagomato o rivestito.
  • Madreperla: può essere utilizzata per l’intarsio, per il rivestimento di parti della croce o per la realizzazione di motivi decorativi.
  • Incisione: definisce figure, iscrizioni e dettagli ornamentali mediante strumenti appuntiti o bulini.
  • Inchiostro: la tecnica a tahbiir permette di rendere più leggibili i disegni incisi.
  • Metallo: può essere impiegato per il Cristo, per gli elementi ornamentali o per le finiture.
  • Iconografia: oltre al Cristo possono comparire evangelisti, Addolorata, Immacolata, scene della Passione, Resurrezione o Natività.

La distinzione tra una semplice croce rivestita e un’opera più articolata dipende dalla complessità dell’intarsio, dalla precisione delle incisioni, dalla qualità della materia e dall’equilibrio tra struttura, figura e decorazione.

In un manufatto destinato alla devozione domestica, la ricchezza ornamentale non sostituisce il significato religioso, ma lo accompagna attraverso la luce della madreperla, la matericità del legno e la cura dei particolari.

Conservazione e attenzione al manufatto

La madreperla è un materiale resistente, ma la presenza di intarsi, incisioni, colle, legno e possibili elementi metallici richiede una conservazione attenta.

  • Evitare l’esposizione prolungata alla luce solare diretta.
  • Proteggere il manufatto da umidità eccessiva e sbalzi ambientali.
  • Non utilizzare prodotti abrasivi sulle superfici madreperlacee.
  • Rimuovere la polvere con strumenti morbidi e non aggressivi.
  • Prestare attenzione agli elementi metallici, che possono ossidarsi nel tempo.
  • Affidare eventuali interventi conservativi a personale specializzato.

La presenza di patine, piccole irregolarità e differenze cromatiche non deve essere considerata automaticamente un difetto, perché può dipendere dalla natura del materiale e dalla lavorazione manuale.

Nel caso di manufatti antichi, ogni intervento deve tenere conto della storia dell’oggetto, delle tecniche originarie e delle eventuali integrazioni già presenti.

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