Adeguamento liturgico del Duomo di Cerignola

L’adeguamento liturgico della Basilica Cattedrale di San Pietro Apostolo, conosciuta come Duomo Tonti, riguarda soprattutto la riqualificazione del presbiterio e dei principali luoghi della celebrazione: altare, ambone, cattedra episcopale e sede del ministro presidente. L’intervento, progettato dall’arch. Tommaso Massarelli e dall’ing. Marcello Cioffi, è stato realizzato nel 2013-2014 e ha compreso anche il ridimensionamento dell’Altare Maggiore e la realizzazione del conditorio.

La Cattedrale di San Pietro Apostolo, anche conosciuta come Duomo Tonti, è il principale luogo di culto cattolico di Cerignola, in provincia di Foggia, sede vescovile della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano. Nei decenni successivi, il ministero di Mons. Felice Di Molfetta ha arricchito la Cattedrale con nuove vetrate e con l’adeguamento liturgico alla Cattedrale, restituendo unità e bellezza allo spazio celebrativo.

Il significato dell’adeguamento liturgico

L’aula è pensata per sostenere la celebrazione e la partecipazione assembleare. I punti focali sono il presbiterio con l’altare, la cathedra, l’ambone/pulpito e il fonte battesimale, elementi che definiscono i luoghi del rito.

Il presbiterio costituisce il centro funzionale della celebrazione, perché riunisce i luoghi destinati alla proclamazione della Parola, alla presidenza liturgica e alla celebrazione dell’Eucaristia. L’adeguamento liturgico interviene quindi sulla disposizione e sulla leggibilità di questi elementi, mantenendo il rapporto con l’architettura storica del Duomo.

L’impianto, pur celebrativo, mantiene una leggibilità funzionale, con percorsi chiari e relazioni dirette tra sagrato, navata e presbiterio. La cupola illumina il crocevia tra navata e transetto, mentre le vetrate istoriate (interventi recenti) integrano scene e santi del racconto diocesano.

Il progetto del presbiterio del 2013-2014

2013 - 2014 (adeguamento liturgico presbiterio)

Intervento progettato dall'arch. Tommaso Massarelli e dall'ing. Marcello Cioffi è consistito nella riqualificazione funzionale del presbiterio, con la realizzazione della Cattedra del Vescovo e il ridimensionamento dell'Altare Maggiore, e la realizzazione del conditorio.

L’intervento ha interessato dunque il cuore celebrativo della Basilica, con l’obiettivo di rendere più coerenti tra loro gli arredi liturgici e lo spazio presbiteriale. La realizzazione della cattedra episcopale ha rafforzato la riconoscibilità del luogo della presidenza, mentre il ridimensionamento dell’Altare Maggiore ha contribuito a riequilibrare le proporzioni dell’area destinata alla celebrazione.

Il conditorio e la riorganizzazione dell’area absidale

Il conditorio nasce solo nel 2013 su progetto dell'arch. Tommaso Massarelli e dell'ing. Marcello Cioffi, per volontà di sua Eccellenza Mons. Felice di Molfetta, allo scopo di poter dare degna sepoltura e venerazione al Vescovo Di Lieto fino ad allora custodito in una tomba nella tribuna destra della Cattedrale.

L'intervento ha previsto la realizzazione dell'opera al di sotto dell'area dell'abside terminale in corrispondenza dell'area presbiteriale, laddove oggi dimora il coro ligneo. La struttura realizzata su fondazioni autonome e coperta da solaio in cemento armato e composta di una serie di archi portati al di sotto della copertura.

Due accessi da entrambi i lati, attraverso due scale, consentono di poter raggiungere la quota del conditorio posta a 4,50m dal piano di calpestio della chiesa.

Il Duomo Tonti: storia e identità della Cattedrale

Neogotico, inaugurato nel 1934. Dal 1999 Basilica Minore. Conosciuto come Duomo Tonti.

A metà Ottocento Cerignola cambia volto: la popolazione cresce, l’economia agricola si amplia e i ritmi della città non trovano più spazio nell’antica Chiesa Madre (oggi San Francesco d’Assisi). In questo clima nasce l’idea di una nuova cattedrale capace di esprimere, insieme, dignità liturgica e rappresentanza civile.

Il progetto diventa possibile grazie al lascito dell’assessore Paolo Tonti un ricco possidente terriero e agronomo, nel 1855, gesto generoso che imprime direzione e responsabilità alla comunità: non solo un edificio più grande, ma un segno urbano destinato a ridefinire la piazza e l’immaginario cittadino.

La scelta cade sul neogotico, linguaggio che nell’Italia postunitaria racconta tensione verticale, luce simbolica e un’idea di città cristiana proiettata al futuro. Il grande rosone in facciata, le volte a crociera e la spinta ascensionale del prospetto traducono in architettura la fede di un popolo che vuole riconoscersi in un luogo chiaro, visibile, centrale.

Il testamento di Paolo Tonti

1° marzo 1855 così disponeva a favore della sua città natale: “Nomino mio erede universale la città di Cerignola, mia diletta patria . Voglio e comando che dalle rendite dei miei beni tutti si costruisca una Chiesa Cattedrale in questa città di Cerignola, corrispondente al numero degli abitanti in questa stessa città sotto il titolo di S. Francesco nel locale dei Cappuccini”.

Il testamento è alla base della nascita del Duomo e lega l’edificio alla storia civile e religiosa della città. La nuova Cattedrale fu concepita come una chiesa proporzionata alla crescita della popolazione e destinata a diventare il principale centro della vita ecclesiale cerignolana.

Questo pensiero, questa volontà si chiamava Paolo Tonti. In seno a quest’anima generosa è nato il Duomo.

Il Duomo Tonti non è solo nato dalla fede, ma per la fede. Il testamento è chiaro: «Voglio… una chiesa cattedrale corrispondente al numero degli abitanti.» Il testatore vi ha numerati, ha fatto un censimento preventivo.

Perché questo censimento? Che vengono a fare gli abitanti in Cattedrale? Non vengono certo come inquilini ad abitare, ma vengono come credenti a pregare.

La costruzione e la consacrazione

La prima pietra è posata il 29 giugno 1873. Il cantiere procede a ondate: si alternano direzioni tecniche, si cercano fondi, si attende l’arrivo dei materiali.

Le maestranze locali affiancano artigiani specializzati; la città partecipa con offerte e contributi, trasformando il Duomo in un’opera condivisa. La costruzione avanza per corpi: si impostano le navate, il transetto, il tamburo ottagonale e la cupola, mentre la facciata viene definita con il grande rosone e il portale strombato.

Nel 1876, era stato eseguito solo lo scavo delle fondazioni.

Il 29 giugno del 1873 fu gettata la prima pietra dal Vescovo Antonio Seni. Nel 1874 i lavori furono sospesi perché la cittadinanza ritenne che la erigenda Chiesa era di poco più grande della esistente Chiesa Madre e ne richiese l’ampliamento, che l’Amministrazione ordinò all’ing. Alvino l’ampliamento.

Di li una serie di eventi fino al 1929, anno in cui quasi tutti i lavori previsti erano ultimati ad eccezione del pavimento, della scalea e dell’altare maggiore.

Nella prima metà del Novecento i volumi principali sono compiuti: l’assetto urbano si adegua alla presenza della cattedrale e la piazza diventa soglia tra città e liturgia.

Il 14 settembre 1934 la cattedrale è consacrata e dedicata a San Pietro Apostolo. Con un atto ufficiale si trasferiscono titolo e sede parrocchiale dalla Chiesa Madre al nuovo Duomo.

La città riconosce nel tempio il proprio baricentro spirituale: da quel momento il ritmo dell’anno civile si intreccia a quello liturgico, e la piazza antistante diventa il naturale prolungamento dell’aula.

La solenne celebrazione fu presieduta dal vescovo Mons. Vittorio Consiliere, che in quell’occasione pronunciò un’omelia rimasta significativa per la comunità.

Architettura e spazio celebrativo

Il Duomo presenta una pianta a croce latina con tre navate scandite da pilastri e volte a crociera. La facciata imposta il racconto simbolico: il rosone come sole di pietra, il portale strombato come passaggio tra città e mistero, la tessitura di cornici e archetti a misurare la luce durante il giorno.

La cupola su tamburo ottagonale è il fulcro spaziale e l’elemento che disegna lo skyline: segna un punto di orientamento, visibile da lontano. Il linguaggio è neogotico con soluzioni coerenti al contesto pugliese: profili netti, superfici chiare, equilibri tra pieno e vuoto.

Il Duomo è a croce latina, a tre navate: una centrale e due laterali minori, con due absidi, o tribune, agli estremi del braccio minore della croce ed una terza in fondo alla navata maggiore.

La lunghezza totale della Chiesa è di metri 81, la larghezza nell’asse delle tribune è di metri 47, l’altezza fino alla croce della lanterna di metri 65. La navata centrale è larga metri 11,40 ed alta metri 27,70, le minori sono larghe metri 4,20, alte metri 17,50.

ElementoDato
Lunghezza82,29 m
Larghezza47,16 m
Altezza volta navata centrale27,70 m
Quota alla sfera della cupola75,75 m
Circonferenza esterna della cupola88,60 m

La cupola è composta di due calotte una portante ed una portata, attraversabili al suo interno, che alleggeriscono la struttura maestosa della chiesa in altezza.

La calotta interna ha forma di ellissoide con l’asse orizzontale di metri 19 ed il verticale di metri 26,40. La circonferenza della cupola misura metri 59,70 all'interno; il perimetro esterno, sviluppato sulle otto facce e sui risalti, metri 88,60.

Tra le due absidi laterali e quello frontale inizia l’ottagono del tamburo della cupola. Ha otto bellissime finestre trifore, a doppio sguincio, con archi lobati, cornici che le riquadrano, cuspidi triangolari e fiori terminali cruciformi, fra altrettanti pilastri sagomati che corrispondono agli otto costoloni della cupola.

Sul ballatoio del tamburo s'imposta la cupola, e corre, tipo attico, una fascia di pietra calcarea traforata da tondi o rose con pilastrini, pinnacoli e cuspidi triangolari.

Ai quattro angoli della crociera i piloni sorreggono la cupola; costituiti ognuno da un gruppo di pilastri formanti un sistema in forma quasi di quadrato coi lati paralleli agli assi della crociera.

Sulle coppie dei pilastri paralleli agli assi della crociera sono gettati quattro arconi gemelli. Su questi e sui quattro pennacchi costituiti negli angoli della crociera, si eleva il tamburo della cupola, che ha internamente forma cilindrica ed esternamente prismatica a sezione ottagonale, con risalti pentagonali normali alle bisettrici degli spigoli.

Facciata, navate e luce

In stile neogotico, la facciata, esposta a nord, è partita da quattro risalti in tre campate corrispondenti alle tre navate, con tre portali e tre rose superiori , a doppio sguincio, racchiuse da archi di scarico fregiati da cornici dentellate, la campata centrale più alta coronata da maestoso frontone, le laterali più basse sormontate da speroni.

Il rosone centrale è costituito da un anello di massi di pietra calcarea, con intagli di dischi e dentelli, e ghiera di sedici archetti lobati; i laterali hanno dodici archetti lobati ed altrettante colonnine che s'innestano ad un nucleo centrale quadrilobato.

Otto alte finestre bifore per ciascun lato, mandano luce alle navate laterali, mentre ciascuna tribuna è illuminata da altre cinque simili bifore, sormontate da pinnacoli e nicchie e da altrettanti occhi superiori in pietra calcarea, racchiusi in riquadri pentagonali.

La navata centrale è coperta da arcate sesto acuto e volte a crociera; gli scomparti delle navate laterali, da volte a crociera raccordate con gli archi gettati sui pilastri.

La copertura delle navate minori poggia su archi rampanti; quella della navata centrale si regge da capriate, che poggiano sugli arconi, permettendo alla volta di supportare il proprio peso e contribuendo alla stabilità con l’aumentare il sovraccarico verticale.

La luce naturale e la verticalità dell’architettura contribuiscono alla percezione del presbiterio come spazio centrale dell’edificio. La cupola illumina il crocevia tra navata e transetto, mentre la disposizione degli arredi liturgici definisce il modo in cui l’assemblea vive e interpreta questo spazio.

Interno del Duomo Tonti di Cerignola

Il presbiterio e gli arredi liturgici

I punti focali sono il presbiterio con l’altare, la cathedra, l’ambone/pulpito e il fonte battesimale, elementi che definiscono i luoghi del rito.

L’adeguamento liturgico del presbiterio ha interessato in particolare la cattedra del Vescovo e l’Altare Maggiore. Il nuovo assetto ha cercato di rendere più chiari i diversi ruoli degli elementi liturgici, senza separare la loro funzione dalla struttura architettonica della Cattedrale.

Il presbiterio deve essere letto insieme alla navata centrale, al transetto e alla cupola, perché il rito si svolge all’interno di una sequenza spaziale che conduce dall’ingresso verso il punto centrale della crociera e l’area absidale.

Il portale maggiore e due laterali sono sulla facciata principale posta a nord. Quattro porte, disposte all’incrocio delle tribune laterali con le navate minori, due per parte, danno l’accesso alla Chiesa presso il transetto.

Il rapporto tra conservazione e adeguamento

La Cattedrale è un organismo vivo che richiede cura costante: monitoraggi delle strutture, manutenzione delle coperture, attenzione alle superfici e agli impianti.

La stagione dei restauri seguita al sisma è diventata occasione per programmare un ciclo di manutenzione preventiva, indispensabile per trasmettere ai futuri cittadini un bene integro e leggibile.

L’adeguamento liturgico si inserisce in questo più ampio processo di tutela e valorizzazione. L’obiettivo non è separare la funzione celebrativa dalla conservazione dell’edificio, ma mantenere attivo il rapporto tra la storia architettonica del Duomo e le esigenze della liturgia.

Il terremoto del 1980 e i restauri

Il 23 novembre 1980 il terremoto dell’Irpinia impone la chiusura della cattedrale. Si avvia un percorso complesso di rilievi, verifiche e progettazione degli interventi di sicurezza.

Dal 1982 cominciano i consolidamenti strutturali, con particolare attenzione alla lanterna e ai punti di concentrazione delle spinte; le coperture in rame vengono ripristinate, gli interni adeguati e rifiniti, l’organo sottoposto a interventi mirati.

Primo intervento di restauro della chiesa su progetto dell'ing. Matteo Cianci. L'intervento previde la messa in sicurezza e la manutenzione delle coperture della chiesa, in particolar modo della cupola e della lanterna.

Nel corso degli anni Novanta il Duomo torna pienamente fruibile. Sul piano istituzionale, dal 30 settembre 1986 la chiesa è cattedrale della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano.

Il 22 febbraio 1999 arriva il riconoscimento a Basilica Minore, che attesta il rilievo pastorale e storico-artistico del complesso.

La vita liturgica e diocesana

Il Duomo è la casa della comunità di Cerignola: qui si celebrano le ordinazioni, le feste patronali, le principali ricorrenze diocesane.

Ogni anno, dal primo sabato dopo Pasqua alla seconda domenica di ottobre, la città accoglie in Duomo l’icona della Madonna di Ripalta, patrona amatissima, che rientra poi al santuario omonimo.

La presenza dell’icona trasforma la cattedrale in meta di pellegrinaggio, con un calendario di celebrazioni, catechesi e momenti di carità che coinvolgono associazioni e confraternite.

La Basilica è anche luogo di memoria civile: qui si salutano figure cittadine, si invoca la pace nelle ricorrenze, si ringrazia per i raccolti nei tempi forti dell’anno agricolo.

La chiesa è dunque un bene comune, non solo un’architettura: custodisce relazioni, narrazioni, speranze.

Le vetrate e la memoria della fede

Il Duomo custodisce reliquie dei martiri Trifone, Agapito e Respicio, che richiamano la storia antica della fede e la continuità della tradizione.

Le vetrate istoriate integrano scene e santi del racconto diocesano e aggiungono una dimensione iconografica alla luce dell’aula. Il loro rapporto con la cupola, le navate e il presbiterio contribuisce a costruire un ambiente nel quale architettura, celebrazione e memoria religiosa risultano strettamente connesse.

Trame di luce: le vetrate istoriate

Galleria interattiva: immagini in alta qualità e schede di lettura per ogni vetrata. Filtra per ciclo, cerca e apri la storia completa.

Testi tratti dall’opuscolo “Notte, tenebre e nebbia fuggite: entra la Luce” - Ufficio Scuola, Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano. A cura dei Proff. Rocco Solomita e Salvatore Scardigno; progetto iconografico Mons. Felice Di Molfetta; rimandi a La Bellezza ritrovata.

Vetrate istoriate della Cattedrale di Cerignola

Il Duomo come casa della comunità

Duomo vuol dire Domus e Domus vuol dire casa. Cerignola ha le sue case, ma il Duomo è la sua Domus, è la sua casa, più sua di tutte le case.

Avviene in un modo però assai superiore e più vero, più reale ciò che avviene per le altre case, vale a dire che la città fa le case e le case fanno la città.

Fedeli, il nostro Duomo occupa un pezzo del nostro Cielo e un pezzo della nostra terra. Il Cielo è Fede e la terra è un riflesso del Cielo, un riverbero di Fede, la civiltà.

È un pezzo di Cielo racchiuso e come conquistato da quella cupola meravigliosa, ed in questa magnifica porzione di Cielo l’abitante è Dio e qui veniamo a cercare Iddio.

Paolo Tonti ha voluto un edificio, una casa, un Duomo per le anime.

Il Duomo occupa un pezzo di nostra terra, è monumento di nostra civiltà, vero faro di Civiltà cristiana.

Non vogliamo dire sia il Duomo che porta la civiltà a Cerignola, ma diciamo con verità che il Duomo ne è il monumento più insigne, la espressione più alta: il faro.

Non è il Duomo che porta la civiltà a Cerignola, ma ne è la patria spirituale. La civiltà nostra comincia com’è cominciato il Duomo.

Ricorda, o Cerignola, che Ripalta è la tua culla e il Duomo è la tua gloria. Da questi due punti vegliano sopra di te gli occhi di Dio e della Madre sua e madre nostra, la nostra cara Madonna.

Come leggere lo spazio liturgico

Dal sagrato: osserva l’asse facciata-piazza, il rosone e la composizione dei portali. Ingresso: lascia che l’occhio risalga verso la cupola; nota il ritmo delle campate e la luce che cambia dal mattino al pomeriggio.

Transetto: il crocevia centrale è il cuore simbolico dell’impianto. Presbiterio: altare, cathedra e ambone raccontano la liturgia dopo il Concilio Vaticano II.

Uscita: rivedi la piazza dal portale, come un “ritorno” alla città trasformati dalla celebrazione.

La chiesa si comprende bene anche in tre momenti del giorno: luce radente del mattino per la facciata; mezzogiorno per le navate; tramonto per le cromie interne e le vetrate.

In caso di celebrazioni, segui le indicazioni del personale: la vita della comunità viene sempre prima dell’aspetto turistico.

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