La testa di pietra di Santa Maria Maggiore a Firenze: la leggenda della Berta

La testa di pietra conosciuta come la “Berta” si trova sulla torre campanaria della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze, incastonata nella facciata che guarda via de’ Cerretani. Si tratta con molta probabilità di un ritratto di età tardo romana, reimpiegato nel Medioevo per decorare la torre campanaria.

L’origine esatta della scultura rimane tutt’oggi sconosciuta, ma attorno a quel volto severo sono nate diverse leggende: secondo alcune versioni Berta sarebbe stata una popolana pietrificata da una maledizione, mentre altre collegano la testa alla vicenda del negromante Cecco d’Ascoli e di un sacerdote che gli avrebbe negato dell’acqua prima del rogo.

Testa della Berta sulla torre campanaria

Dove si trova la testa della Berta

In pochi lo sanno ma, se alzate gli occhi di fronte al campanile della chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze, a pochi passi dalla trafficata stazione di Santa Maria Novella, potrete vedere sulla facciata di via de' Cerretani, incastonata da secoli, la testa (per la verità dall'espressione spaventosa) di una donna sconosciuta.

La testa della Berta è una scultura raffigurante un volto umano, incastonata nel lato esterno della Chiesa di Santa Maria Maggiore, visibile da chiunque passi per via Cerretani. La testa pietrificata di Santa Maria Maggiore è un capo scolpito che fa bella mostra di sè sporgendosi a mezz’ aria da uno dei fianchi della torre campanaria.

Se passate da via de’Cerretani provate ad alzare lo sguardo alla chiesa di Santa Maria Maggiore. Laddove si erge la massiccia torre campanaria, a svariati metri d’altezza, potreste scorgere un volto pallido incastonato nelle mura.

La si può trovare facilmente percorrendo via Cerretani, a pochi passi dalla stazione di Santa Maria Novella e dal Duomo.

Chi è la Berta

Attorno a quel volto i fiorentini hanno creato nel tempo diverse leggende: secondo alcuni, Berta, come è chiamata affettuosamente, sarebbe il volto di una popolana (o di una sacerdotessa) pietrificata in seguito a una maledizione; altri pensano che la testa sia il ritratto di una fruttivendola, che avrebbe rinunciato a tutti i suoi averi per finanziare la campana della chiesa; altri ancora identificano nell'opera la madre di Carlo Magno, Bertrada di Laon (720-783), detta Berta.

Un’altra variante del mito vuole che la testa appartenga invece a una donna di nome Berta, pietrificata anch’essa a causa di una maledizione. Berta è tutt’ oggi il nome con il quale la curiosa testa viene definita familiarmente dai fiorentini che sono a conoscenza di questa bizzarra scultura.

La leggenda di Berta e Cecco d’Ascoli

La storia più popolare racconta che Berta fosse una popolana fiorentina che ebbe la sfortuna di negare dell’acqua richiesta da Cecco d’Ascoli, scienziato e umanista che fu condannato al rogo, proprio prima di essere giustiziato per le sue posizioni considerate eretiche dal tribunale dell'Inquisizione.

La sua passione e le sue opere sulle scienze dell’ occulto gli valsero in Firenze la condanna al rogo come eretico, il 16 settembre del 1327. Cecco d’Ascoli fu tra le altre cose poeta, medico, filosofo ed astronomo, ma soprattutto grande cultore di esoterismo e negromanzia.

Secondo la leggenda, Cecco d’Ascoli, nella sua qualità di negromante, aveva stretto un patto con diavolo, in base al quale egli non avrebbe patito alcun tormento se solo avesse bevuto un bicchier d’ acqua, cosa che avrebbe richiesto come ultimo desiderio.

Al rifiuto da parte della donna di dargli dell’acqua, Cecco le si rivolse dicendo “E tu di lì il capo non caverai mai”. Fu così che la donna rimase pietrificata all’istante a causa della maledizione lanciatale.

Essendo a conoscenza del patto scellerato che avrebbe salvato la vita al negromante, un frate si sporse da una finestrella che dava su via de’ Cerretani, lungo la quale passava la processione del morituro verso piazza Santa Croce, ed urlò forte di non dargli nemmeno un sorso d’ acqua, affinchè non scampasse alla giusta condanna.

Vistosi scoperto, Cecco si sarebbe tuttavia vendicato dicendo al frate che per la sua intromissione non avrebbe più tolto il capo dalla finestrella alla quale si era sporto per la delazione, e così sarebbe avvenuto.

La leggenda del sacerdote pietrificato

Incastonata nella torre campanaria della chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze c’è una testa di pietra: la leggenda narra di un vecchio sacerdote colpito da una maledizione.

Firenze, anno 1300. Quel freddo giorno d’autunno una lunga processione di inquisitori passava davanti alla chiesa di Santa Maria Maggiore scortando una donna incatenata.

Raggiunti i gradini della torre la donna si fermò, esausta, per chiedere un po’ d’acqua ai propri carnefici. Era stata condannata per stregoneria e di lì a poco sarebbe morta sul rogo.

Gli inquisitori si impietosirono e fecero per esaudire il suo ultimo desiderio, ma dall’alto della torre comparve il volto del sacerdote. “Non datele da bere” gridò il vecchio, “O ritorcerà il fuoco contro di voi!”

Quelle parole tuonarono come un monito divino e gli inquisitori proibirono a chiunque di portare acqua alla donna. La tirarono su in piedi e la costrinsero a riprendere il cammino.

Fu a quel punto però che la strega rivelò la sua natura malvagia: drizzò i capelli e puntò il dito contro il sacerdote: “Se io brucerò sul rogo, tu di lì il capo non lo caverai mai!”

E così avvenne. La strega morì tra le fiamme poco più tardi mentre il sacerdote restò impietrito in cima alla torre.

La leggenda della fruttivendola

Secondo la leggenda si tratterebbe di una erbivendola che, pur con grandi sacrifici, avrebbe messo insieme i soldi per dotare la torre di una campana a beneficio dei fiorentini, onde fossero richiamati dal suo suono in caso di pericolo.

Alcuni pensano che la testa sia il ritratto di una fruttivendola, che avrebbe rinunciato a tutti i suoi averi per finanziare la campana della chiesa.

È importante ricordare in proposito che, all’ epoca in cui la vicenda si sarebbe svolta, sul tracciato di via de’ Cerretani su cui si affaccia Santa Maria Maggiore, correva il fossato di cinta della città.

L’interpretazione storica della scultura

Leggende a parte, in realtà si tratta di un ritratto di età tardo romana, reimpiegato per decorare la torre campanaria nel Medioevo, quando venivano riutilizzate opere antiche per ornare i monumenti.

Si tratta di una testa di pietra che risale probabilmente all’antica Roma, usata per abbellire l’edificio. Quella di infilare busti e parti di antiche statue nei muri era un’usanza frequente nel Medioevo, ed è certamente questa la spiegazione logica del perché vi sia una testa lassù in cima.

Aldilà della leggenda, si sa di certo soltanto che la statua risale ad epoca tardo romana, ed appartiene con molta probabilità a quello stesso complesso funebre che ha restituito alla posterità i sarcofaghi conservati all’ interno del Battistero.

Più in basso, murato anch’ esso nella stessa torre campanaria di Santa Maria Maggiore, compare un frammento rettangolare di iscrizione, il che conferma con chiarezza l’ ipotesi che la famosa “Berta” altro non sarebbe che un residuo di edifici preesistenti inglobato nella nuova costruzione che ne prese il posto.

ElementoInformazione
Nome tradizionaleBerta
CollocazioneTorre campanaria di Santa Maria Maggiore
ViaVia de' Cerretani
Materiale indicatoMarmo Apuano
Datazione probabileEtà tardo romana
Uso medievaleReimpiego per decorare la torre campanaria

La Chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze

La Chiesa di Santa Maria Maggiore, situata nell’omonima piazza, è una delle più antiche di Firenze e una delle prime dedicate alla Madonna.

Risale probabilmente all’ottavo secolo; viene citata in un documento del 931 e in un altro, considerato più affidabile, del 1021. Secondo la leggenda, il fondatore della chiesa fu papa Pelagio II nel 580.

Nel 1176 acquistò maggiore importanza quando fu fatta Collegiata; numerosi documenti a partire dal 1107 testimoniano la ricchezza della comunità legata alla chiesa tanto che fu posta sotto la protezione papale nel 1183, con il papa Lucio III, e nel secolo successivo.

Nel XIII secolo la chiesa passò ai Cistercensi e fu ricostruita in forme gotiche mantenendo le mura esterne e le volte originarie.

Durante il Quattrocento la chiesa subì una forte crisi che ne ridimensionò notevolmente le finanze e l’importanza e che portò al suo degrado, tanto che nel 1520 fu abbandonata da parte del priore.

L’anno successivo essa passò ai Carmelitani che si occuparono della ristrutturazione del complesso; la chiesa venne ristrutturata all’interno da Gherardo Silvani nel XVII secolo probabilmente su un disegno precedente di Bernardo Buontalenti.

Agli inizi dell’Ottocento essa fu abbandonata anche dai Carmelitani e nel 1817 passò all’ordine dei Chierici regolari Ministri degli Infermi, conosciuti anche come Camilliani.

Un’ultima ristrutturazione della parte interna della chiesa venne effettuata prima del 1916; durante questi lavori venne smantellata la decorazione del presbiterio e furono scoperti degli affreschi medievali frammentari.

Dopo l’alluvione di Firenze del 1966 fu necessario rifare completamente il pavimento.

La facciata e la torre campanaria

La parte esterna della chiesa è molto semplice, con la copertura a filaretto di pietra sulla quale si aprono i portali sormontati da timpani.

Della antica struttura romanica sopravvive in facciata la torre campanaria dove è murata una testa di donna tardoromana, conosciuta come Berta; sulla presenza di quest’ultima esistono molte leggende.

La facciata è realizzata con filaretti di pietra, in Arenaria Pietraforte, in Arenaria Pietra Serena e Laterizi tenuti insieme da Malta.

Il timpano del portale centrale e laterale e la decorazione del rosone centrale sono in Arenaria Pietra Serena mentre le decorazioni delle finestre sono sia in Laterizio, nella facciata principale, che in Arenaria Pietra Serena, nella parte laterale.

Lo stemma a destra della facciata principale è in Marmo Apuano e Serpentinite, la testa di Berta sulla antica torre campanaria, lato via Cerretani, è in Marmo Apuano, come anche la statua della Madonna sul portone principale.

Dietro la chiesa si trova il chiostro cinquecentesco dell’antico convento, caratterizzato da due ordini di arcate a tutto sesto, sorrette da colonne e semicolonne in pietra.

Come riconoscere la Berta durante la visita

La chiesa è un edificio romanico semplice, che può passare inosservato accanto alle grandi opere della città, ma una volta trovato il volto della Berta non potrai più dimenticarlo.

Si tratta di una testa di pietra che risale probabilmente all’antica Roma, usata per abbellire l’edificio. Il volto sporge dalla parete della torre campanaria e può essere individuato guardando verso l’alto dalla strada.

Quale che sia la spiegazione la prossima volta che vi trovate a Firenze andate alla chiesa di Santa Maria Maggiore e guardate in alto: quel volto sarà sempre lì ad attendervi, con le labbra socchiuse e lo sguardo incredulo.

La Berta come simbolo della Firenze medievale

Sebbene la testa della Berta sia meno conosciuta rispetto ad altre attrazioni di Firenze, è diventata un piccolo simbolo della città, in particolare per i fiorentini che ne conoscono la storia e la tramandano di generazione in generazione.

La sua presenza è una testimonianza della storia profonda e complessa di Firenze, una città in cui ogni angolo nasconde segreti e racconti antichi.

Questa figura severa e austera, che tanto affascina e intimorisce chi la osserva, è un esempio di come l'arte medievale spesso si integrasse nell’architettura con scopi non solo decorativi, ma anche apotropaici, ossia con la funzione di allontanare gli spiriti maligni.

Chi la osserva da vicino nota un’espressione quasi ammonitrice, che sembra suggerire a chi passa di fare attenzione e rispettare i luoghi e le tradizioni fiorentine.

La Berta rappresenta solo uno dei tanti dettagli affascinanti che Firenze custodisce. Questa piccola testa in pietra, incastonata nel muro di una chiesa medievale, è una finestra su un passato fatto di leggende, magia e antiche credenze popolari.

Firenze non è solo la città dei grandi capolavori, ma anche dei piccoli misteri che aspettano di essere scoperti da chi sa guardare con attenzione.

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