La canonizzazione di san Francesco di Sales fu celebrata nel 1665 nella chiesa del Santissimo Sudario di Roma. In seguito a questo evento, l’altare destro della chiesa venne dedicato al santo e fu commissionata una tela raffigurante la sua gloria.
Il dipinto, realizzato su tela con pittura a olio e attribuito a Carlo Cesi, presenta san Francesco di Sales come vescovo, con la mitria e il pastorale, accompagnato da angeli e cherubini. La scelta dell’opera si collega direttamente alla canonizzazione del mistico savoiardo, vescovo di Ginevra e promotore della Visitazione di Santa Maria.

La canonizzazione nella chiesa del Santissimo Sudario
La canonizzazione del mistico savoiardo, vescovo di Ginevra, avvenne nel 1665 con celebrazione proprio nella chiesa del SS. Sudario. In seguito a quest'evento l'altare destro venne dedicato al santo e fu commissionata la tela.
L'attribuzione a Cesi sembra confermata dal fatto che il nome del pittore è comparso nell'archivio dell'edificio, in relazione ad uno stendardo commissionatogli dalla Confraternita del Sudario nel 1662 in vista della canonizzazione del santo: dietro questa tela, non a caso, ne è incollata un'altra del medesimo soggetto.
Francesco di Sales fu iscritto nell’albo dei Beati nel 1661 e fu canonizzato nel 1665. Nel 1877, il beato Pio IX lo proclama Dottore della Chiesa. Nato a Thorens il 21 agosto 1567, concluse a Lione i suoi giorni, consunto dalle fatiche apostoliche, il 28 dicembre del 1622, l’anno della canonizzazione di San Filippo Neri, che Francesco conosceva attraverso la Vita scritta dal Gallonio, a lui inviata dall’amico Giovanni Giovenale Ancina.
Il dipinto dedicato al santo
Il soggetto dell’opera è san Francesco di Sales. Le figure rappresentate sono cherubini e angeli, mentre gli oggetti che identificano il santo sono la pastorale e la mitria.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Oggetto | Dipinto |
| Materia e tecnica | tela/ pittura a olio |
| Attribuzione | Cesi Carlo (1626/ 1686) |
| Localizzazione | Roma (RM) |
| Ente competente per la tutela | Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma |
| Codice di catalogo nazionale | 1200209173 |
| Data di compilazione | 1986 |
| Data di aggiornamento | 2005 |
L’opera è catalogata nella tipologia “Opere/oggetti d’arte” e appartiene alla detenzione di un ente religioso cattolico. La scheda è stata compilata dalla Soprintendenza per i beni artistici e storici del Lazio e i metadati sono distribuiti con licenza CC-BY 4.0.
La nascita e la formazione di Francesco di Sales
San Francesco di Sales nasce il 21 agosto del 1567 a Thorens-Glières, in Francia, da nobile e antica famiglia di Boisy, nella Savoia. Nel 1567, nel Castello di Sales, a Thorens, in Alta Savoia (Francia), nasce il primo figlio della famiglia dei nobili di Boisy. Lo chiamano Francesco.
Il bambino è intelligente, buono, simpatico. Il padre ripone in lui tante speranze: una carriera brillante come avvocato e politico, un matrimonio prestigioso.
Si forma nei migliori collegi francesi, poi asseconda il volere del padre, che sogna per lui la carriera giuridica, e va a studiare diritto all’Università di Padova. A Parigi completa gli studi presso i Gesuiti che formano ottimi umanisti, brillanti per greco e latino, e cattolici ferventi.
La prima visita però è dedicata alla basilica della Visitazione, dove si venerano i resti mortali di san Francesco di Sales e di santa Giovanna de Chantal. Fuori della Savoia ci sarebbero molti luoghi salesiani da visitare, in particolare Parigi, dove fu allievo dei gesuiti per dieci anni (1578-1588); Padova, dove studiò diritto all’università (1588-1592), e la città di Torino, dove s’incontrò a più riprese con il duca di Savoia.
A 11 anni il giovanissimo Francesco chiede la tonsura e sorride in silenzio, persino un po’ divertito, quando suo padre parla di farne un giurista e un senatore. Nel collegio di Clermont si accosta alla Comunione eucaristica tutte le domeniche e i suoi compagni lo soprannominano “l’Angelo”.
La crisi spirituale e la scelta del sacerdozio
Qui matura un certo interesse per la teologia. A 18 anni vive una forte crisi, non dei sensi e degli istinti, ma dell’anima: «Come farò a salvarmi della perdizione eterna? Forse esiste davvero una predestinazione fatale? O l’uomo è libero?».
Il giovane Francesco trova la luce nell’amore di Dio che vuole la salvezza di tutti, ma chiede la corrispondenza di ogni uomo a Lui. Come Giovanni il prediletto degli Apostoli di Gesù, sarà anche lui l’apostolo dell’amore.
Quando si fa luce nella sua anima, l’attesa è ormai finita: cade in ginocchio davanti all’immagine della Madonna des Grés e la Vergine Santissima riceve il suo cuore, l’impegno a offrire tutta la vita al Cristo, del quale da sempre è innamorato.
Passa quattro anni a Padova, dove si immerge nello studio di san Tommaso d’Aquino e di sant’Agostino, la teologia più sicura e luminosa, la teologia della Verità e dell’Amore, che fanno sintesi in Gesù solo. Francesco si conferma nella vocazione che ormai è sbocciata dal suo primo boccio quando era decenne: «Sarò sacerdote».
Si laurea con il massimo dei voti e rientrato in Francia nel 1592 si iscrive all’ordine degli avvocati. Ma il suo più grande desiderio è ormai farsi prete, sicché l’anno dopo, il 18 dicembre, viene ordinato sacerdote e tre giorni dopo, all’età di 26 anni, celebra la sua prima messa.
Mentre i suoi compagni di università si buttano a volte attraverso le giovanili follie, egli riceve gli Ordini minori in una settimana, il diaconato tre mesi più tardi, e il Sacerdozio, dopo altri tre mesi. Insomma, era un giovane che Dio si era prescelto e riservato per sé, e di lui san Gregorio Nazianzeno avrebbe detto: «Egli era prete prima di essere prete».
Il ministero sacerdotale e la missione nello Chablais
Nominato arciprete del capitolo cattedrale di Ginevra, Francesco manifesta doti di zelo e di carità, di diplomazia e di equilibrio. Si mette subito all’opera. Quasi subito il suo Vescovo lo nomina canonico del suo capitolo, e presto diventa preposito.
Il canonico Francesco predica in chiesa e sulle piazze («vogliano o non vogliano, devono ascoltare la verità della Fede cattolica, unica via di salvezza!»), soccorre i poveri, visita i malati, passa lunghe ore in confessionale sempre assediato da fedeli e da peccatori che si convertono.
Parla molto, fino a far indignare suo padre, che lo vorrebbe predicatore con citazioni greche e latine, mentre lui predica in modo che tutti lo comprendano, e possano conoscere e amare Gesù.
Nell’imperversare del calvinismo, si offre volontario per rievangelizzare la regione dello Chablais. Il Chiablese, cioè quel meraviglioso paese di monti e di colline, che costeggia a sud il lago di Ginevra, da Hermance a San Gingolph, è diventato protestante e calvinista.
Il vescovo di Annecy - che è anche il pastore di Ginevra che gli è stata sottratta da Calvino - ha tentato di riportarlo alla Chiesa Cattolica, ma il primo tentativo è fallito. Ci prova una seconda volta e il preposito del capitolo, il giovane Francesco di Sales, chiede di essere in prima fila.
Nella predicazione cerca il dialogo, ma si scontra con porte chiuse, neve, freddo, fame, notti all’addiaccio, agguati, insulti e minacce. Si fa missionario percorrendo in lungo e in largo il paese, sotto il sole o in mezzo alla neve, rigandola di sangue dai suoi piedi gelati e screpolati, passando le notti sotto le stelle anche quando tira vento gelato, rischiando la pelle in mezzo ad avversari che spesso hanno il pugnale lesto.

È mobilitato dall’amore a Gesù, possiede lo stesso suo Cuore tormentato dall’ardore per la salvezza delle anime; per la conversione di calvinisti a Gesù.
Studia allora la dottrina di Calvino per comprenderla a fondo e per spiegare meglio le differenze con il credo cattolico e anziché ricorrere alla sola predicazione e alla disputa teologica, escogita il sistema di pubblicare, far affiggere in luoghi pubblici o lasciare porta a porta fogli e manifesti esponendo le singole verità di fede in maniera semplice ed efficace.
C’è chi non vuole ascoltarlo? Francesco scrive e fa scrivere dai suoi volontari volantini e manifesti, con concise e puntuali istruzioni sulla Fede cattolica, che affigge ai muri e fa scorrere sotto le porte delle case, che restano chiuse al suo bussare.
Le conversioni non sono molte, ma cessano l’ostilità e il pregiudizio verso il cattolicesimo. E per arrivare a contattare più persone possibili si inventa un nuovo mezzo di comunicazione di massa: il manifesto.
Scrive foglietti e li fa stampare in tanti esemplari, poi li attacca sui muri o li fa scivolare sotto le porte di casa. Per questo motivo Francesco di Sales è considerato il patrono dei giornalisti, degli scrittori cattolici, della stampa cattolica e dei mass media.
Per questo sarà fatto patrono dei pubblicisti. Così quando nel 1598 il Vescovo esamina il lavoro compiuto, constata che quasi tutti i chiablesani sono tornati ad essere cattolici.
Francesco si stabilisce poi a Thonon, nella capitale dello Chablais, e qui si dedica, tra l’altro, alle visite ai malati, ad opere di carità e a colloqui personali con i fedeli.
Ginevra e l’episcopato ad Annecy
Chiede poi di essere trasferito a Ginevra, città simbolo della dottrina calvinista, col desiderio di recuperare quanti più credenti alla Chiesa cattolica.
Nel 1599 viene nominato vescovo coadiutore di Ginevra, tre anni dopo la diocesi è totalmente nelle sue mani, con sede ad Annecy. Il padre accetta la vocazione del figlio che diventa prete e, poi, vescovo di Ginevra (1602), in un momento in cui la Chiesa subisce l’allontanamento di una parte dei suoi fedeli.
La città svizzera è, infatti, abitata dai riformatori protestanti, ispirati da Giovanni Calvino. Così il vescovo cattolico deve trasferire la sua sede nella vicina Annecy, suggestiva città francese adagiata sulle rive di un lago, considerata la “Venezia delle Alpi”.
Il quinto viaggio ci conduce a Ginevra, la città di Calvino, che Francesco di Sales visitò parecchie volte quando predicava nel Chiablese, e di cui diventò ufficialmente il vescovo nel 1602, senza poter però esercitare il suo ministero dentro le sue mura a causa della Riforma protestante.
La visita in Savoia si conclude ad Annecy, dove esercitò il suo ministero episcopale per ben vent’anni. Morto il suo Vescovo, è lui il nuovo vescovo di Annecy, in una piccola diocesi savoiarda.
Ma quale Vescovo sarà! Per 20 anni potrà scavare il suo solco e piantare il suo seme. Francesco vi si spende senza riserve: visita parrocchie, forma il clero, riordina monasteri e conventi, non si risparmia nella predicazione, in catechesi e iniziative per i fedeli.
Intanto vive come un monaco, sempre con Dio e sempre a disposizione di chi lo cerca, «come - dice - un abbeveratoio pubblico». Organizza scuole di catechismo e lui stesso va a insegnare ai bambini.
Ai preti che non hanno parrocchia ordina di mettersi a servizio dei parroci e delle anime e di non fare gli scansafatiche. Non ha ancora un seminario, ma provvede di persona tramite i preti migliori, alla formazione del clero, un clero che vuole incentrato in Gesù.
La predicazione e la direzione spirituale
Francesco si distingue per la sua capacità di dialogare con i protestanti calvinisti. Grazie alle sue doti di persuasione, sia con la predicazione, sia con la parola scritta, Francesco riesce a far rientrare nel Cattolicesimo migliaia di calvinisti.
Sceglie il catechismo dialogato e la sua perseveranza e dolcezza nella direzione spirituale guidano svariate conversioni. Ogni domenica celebra la Messa nella sua cattedrale e predica al popolo, ascoltatissimo, mediante colloqui familiari, dal tono delicatissimo, pieni di esempi, di domande e di risposte, con stile bonario e fortissimo, che certamente non rende antipatico Gesù, ma attira e affascina a Lui.
Commenta: «Non ditemi che sono un grande predicatore, ma ditemi, se lo sono, che sono buono, servo di Gesù e delle anime». Lui stesso è un uomo affascinante, ma di una purezza celestiale.
Colpisce in lui soprattutto la sua mitezza, la sua carità (una volta, per via, si toglie le scarpe e le dona a un povero che non le ha!). Non urta mai con frasi severe, ma non fa sconti né è ambiguo sulla Verità che è pure sempre la prima misericordia e la più grande carità.
Ha buon senso, prudenza, una fortezza come di diamante, nell’affrontare dispute con i calvinisti, che però sentono il suo amore di Padre, stile Gesù.
L’amicizia con Giovanna Francesca de Chantal
Nel marzo del 1604, durante la predicazione quaresimale a Digione, conosce Giovanna Francesca Fremyot de Chantal con la quale istaura una bella amicizia dalla quale origina anche un carteggio epistolare di direzione spirituale.
La lunga ed intensa collaborazione tra Francesco e Giovanna fa scaturire grandi frutti spirituali. Tra questi la Congregazione della Visitazione di Santa Maria fondata nel 1610 ad Annecy con lo scopo principale di visitare e soccorrere i poveri.
Con questo stile, con santa Giovanna De Chantal, Francesco di Sales fonda la Visitazione nel 1610. Nel 1610, assieme alla baronessa Giovanna Francesca de Chantal (futura santa) fonda l’Ordine della Visitazione di Santa Maria.
Otto anni dopo la congregazione diviene un ordine contemplativo (oggi le monache vengono chiamate visitandine); ne detta le costituzioni, ispirandosi alla regola di S. Agostino, lo stesso Francesco.
Ma la de Chantal, dispone poi che le sue religiose si occupino anche dell’educazione e istruzione delle fanciulle, specialmente di famiglie agiate. L’Ordine religioso femminile che diffonderà tra le giovani povere come tra le benestanti, la consacrazione a Dio, a Gesù Cristo, come Dio di amore, che porta a compimento l’umanità di ognuna.
Filotea e la santità nella vita quotidiana
A lei, nel 1608, dedica Filotea o Introduzione alla vita devota. Filotea è il nome ideale di chi ama o vuole amare Dio; Francesco concepisce il testo per riassumere in maniera concisa e pratica i principi della vita interiore e per insegnare ad amare Dio con tutto il cuore e con tutte le forze nella quotidianità.
L’idea è quella di formare a una vita pienamente cristiana coloro che vivono nel mondo e devono assolvere compiti civili e sociali. Lo scritto ha un successo enorme.
Vuole formare anime forti in tutti i ceti sociali, tra i preti, i religiosi, gli sposi, a cominciare dalla donna, che ritiene per natura un’innamorata di Dio, una “Filotea”, e con questo titolo scrive il suo libro più famoso e più diffuso, bellissimo ancora oggi.
Per chi è chiamato a una forma più alta di santità, scrive il Trattato dell’amore divino - il Teotimo -, guida per i mistici, ma intanto afferma e spiega che la santità è per tutti, che va tradotta e declinata nella vita quotidiana della suora come della madre di famiglia, del prete come del soldato e del commerciante, del contadino come del giurista.
«Confidenza in Dio e seri sforzi dell’uomo»: ecco la regola di vita che egli propone. «Tessere fortemente la tela delle virtù piccole, ma divinizzare in Gesù tutte le virtù umane. Volersi dare a Dio, pregare, operare bene, ma soprattutto amare», amare come il Crocifisso, si intende.
Alla base di tutto, Francesco pone la Confessione e la Comunione almeno settimanale, i Sacramenti che santificano ogni uomo/donna, l’umile come il dotto e il potente.
Il Trattato dell’amor di Dio e le lettere spirituali
Nel 1616 Francesco scrive Teotimo o Trattato dell’amor di Dio, opera di straordinario spessore teologico, filosofico e spirituale, pensata come una lunga lettera indirizzata all’amico “Teotimo” che presenta ad ogni uomo la sua vocazione essenziale: vivere è amare.
Il testo vuole indicare le vie migliori perché ciascuno possa realizzare un incontro personale con Dio. Bellissime a riguardo sono le sue Conversazioni spirituali e le migliaia di Lettere di direzione che scrive ai figli e alle figlie spirituali sparsi per la Francia, l’Italia e l’Europa.
Il vescovo scrive oltre duemila lettere e alcuni libri tra i quali Introduzione alla vita devota e Trattato dell’amore di Dio. Alla sua figura si è ispirato San Giovanni Bosco, fondatore della Famiglia Salesiana.
Si tratta di un umanesimo cristiano: Francesco di Sales ama l’uomo e lo vede redento da Cristo sulla Croce, pertanto degno di amore e di cura per la sua salvezza eterna: Francesco di Sales ama l’uomo perché ama follemente Dio.
La morte a Lione e la memoria liturgica
Francesco di Sales muore il 28 dicembre del 1622 a Lione, all’età di 55 anni, e il 24 gennaio dell’anno dopo le sue spoglie vengono traslate ad Annecy. La battaglia per condurre e ricondurre le anime più lontane a Dio la sostiene fino all’ultimo respiro.
Alla fine del 1622, benché debole e infermo per le fatiche e lo zelo dato alle anime, viene chiamato a Lione. Si ferma a Belley presso il suo amico, il saggio vescovo Camus.
Ma riprende il cammino, sfidando la gelida tramontana delle rive del Rodano, verso Lione. Il 28 dicembre 1622, il santo Vescovo di Annecy vede Dio faccia a faccia così come Egli è. Ha solo 55 anni.
San Francesco di Sales è ricordato come vescovo e dottore della Chiesa. La sua festa ricorre il 24 gennaio come memoria.
Il Martirologio Romano lo presenta come vero pastore di anime, che ricondusse alla comunione cattolica moltissimi fratelli da essa separati, insegnò ai cristiani con i suoi scritti la devozione e l’amore di Dio e istituì, insieme a santa Giovanna di Chantal, l’Ordine della Visitazione.
Il suo patronato comprende giornalisti, autori, scrittori e sordomuti. Il suo emblema è il bastone pastorale.
San Francesco di Sales | DOCUMENTARIO COMPLETO
I luoghi legati a san Francesco di Sales
Questa guida è nata dall’esperienza di circa trent’anni di visite sui luoghi di san Francesco di Sales, che si fanno nella maggior parte dei casi nell’ambito di esercizi spirituali.
Per questo l’interesse principale è di ordine spirituale, in quanto si cerca di cogliere, nei luoghi dove il santo è vissuto, il messaggio di cui sono portatori. I dati geografici, storici, culturali e artistici aiutano a comprendere i contenuti spirituali.
Le visite si fanno normalmente partendo da Annecy e seguono, per quanto possibile, l’ordine cronologico della vita del santo.
- La prima visita è dedicata alla basilica della Visitazione, dove si venerano i resti mortali di san Francesco di Sales e di santa Giovanna de Chantal.
- La seconda visita ci conduce a Sales, luogo dove è nato il 21 agosto 1567, poi nella chiesa parrocchiale di Thorens, dove è stato battezzato e ordinato vescovo, e infine a La Roche, dove frequentò la prima scuola da sei a otto anni.
- Poi nella terza visita si propone di andare a Chambéry, la capitale storica della Savoia, dove Francesco fu iscritto come avvocato al Senato e poi nominato senatore.
- Il quarto viaggio ci fa percorrere il Chiablese, luogo della missione tra i protestanti dal 1594 al 1598; iniziando con la visita del castello di Allinges, si scende verso Thonon, senza dimenticare una breve fermata al bosco di castagni di La Chavanne, dove la tradizione colloca l’episodio dei lupi.
- Il quinto viaggio ci conduce a Ginevra, la città di Calvino, che Francesco di Sales visitò parecchie volte quando predicava nel Chiablese.
- La visita in Savoia si conclude ad Annecy, dove esercitò il suo ministero episcopale per ben vent’anni.
Fuori della Savoia ci sarebbero molti luoghi salesiani da visitare, in particolare Parigi, dove fu allievo dei gesuiti per dieci anni (1578-1588); Padova, dove studiò diritto all’università (1588-1592), e la città di Torino, dove s’incontrò a più riprese con il duca di Savoia, e dove madre de Chantal fonderà nel 1638 il primo monastero della Visitazione in Italia.
Partendo da Annecy proponiamo intanto una tournée salesiana ed ecumenica che comprende: Paray-le-Monial, città del Sacro Cuore; Taizé, luogo di riconciliazione tra i cristiani e tra i popoli; Cluny, centro storico di vita monastica e di cultura; Ars, piccolo paese illustrato da un santo parroco; e Lione, grande città del centro della Francia, dove morì san Francesco di Sales.
La tela nella documentazione storico-artistica
La scheda dell’opera identifica il dipinto come un’opera d’arte conservata a Roma, nel Lazio, in Italia. L’indirizzo indicato è Europa, ITALIA, Lazio, RM, Roma, Roma (RM).
L’opera appartiene al periodo “post 1665 - post 1665”. La sua collocazione nella chiesa del Santissimo Sudario assume un significato particolare perché l’edificio fu direttamente legato alla celebrazione della canonizzazione del santo.
Il rapporto tra la tela e la Confraternita del Sudario è rafforzato dalla notizia dello stendardo commissionato a Carlo Cesi nel 1662 in vista della canonizzazione. Dietro questa tela, non a caso, ne è incollata un’altra del medesimo soggetto.
La presenza di angeli e cherubini, insieme alla mitria e al pastorale, costruisce l’immagine di Francesco di Sales nella sua dignità episcopale e nella gloria celeste. Il dipinto rende visibile il riconoscimento ecclesiale conferito al santo attraverso la canonizzazione.