Le novanta omelie su Matteo, tra i frutti più formidabili e universalmente noti dell'attività di predicatore di Giovanni Crisostomo, appartengono al periodo della sua maturità pastorale e letteraria. Con il metodo di interpretazione tipico dell'indirizzo esegetico antiocheno, che privilegia il significato storico-letterale del testo biblico, in esse il Crisostomo si preoccupa di dimostrare la sostanziale concordia tra gli evangelisti, soprattutto per respingere le obiezioni di giudei, pagani ed eretici che rilevavano discordanze tra le narrazioni evangeliche; al cuore della sua esegesi si colloca l'immagine di Cristo, punto di raccordo e di unità tra Antica e Nuova Alleanza.
Dalla controversia all'esortazione morale, il Crisostomo affronta le tematiche più varie sul piano personale, sociale, ecclesiale e familiare con una grande ricchezza di riflessioni e di sfumature, per elevare il livello spirituale dei suoi ascoltatori, ricordando loro, attraverso l'esempio evangelico, che il più grande miracolo sta non nei prodigi e negli eventi straordinari, ma nell'esercizio della virtù.
Il progetto esegetico e pastorale
Tra le circa 650 omelie a noi pervenute - molte spurie -, che dettero al Crisostomo l'appellativo con cui era destinato a divenire famoso nell'età bizantina, si possono distinguere alcuni gruppi tematici. Omelie esegetiche: sono interpretazioni su Genesi e Salmi da una parte, e sui Vangeli, gli Atti e le lettere paoline dall'altro.
Rifiutando l'interpretazione allegorica, Giovanni scorge nei testi insegnamenti morali pratici e diretti al miglioramento della vita interiore di tutti i giorni. Il Crisostomo fu anzitutto pastore di anime e predicatore.
I suoi contemporanei, e al pari di essi anche le generazioni posteriori, non si stancarono mai di proclamarlo il più grande dei predicatori della Chiesa greca. Pio X lo proclamò patrono dei predicatori cristiani.
La sua produzione letteraria oltrepassa quella di tutti gli altri scrittori orientali a noi pervenuta. In Occidente solo Agostino può essergli paragonato.
I suoi scritti sono un'inesauribile miniera non solo per i teologi, ma anche per gli archeologi e gli storici della cultura. Quello che conquista nei discorsi del Crisostomo è il loro contenuto e l'efficace esposizione oratoria, che unisce insieme lo spirito cristiano e la venustà ellenica della forma.
I suoi sermoni, che duravano a volte anche due ore, non stancano, poiché sono magistralmente ravvivati da immagini e paragoni, si riallacciano negli esordi e nelle conclusioni con eventi contemporanei, e talora sono corredati di digressioni intorno ad argomenti di grande interesse.
La struttura delle omelie sul Vangelo di Matteo
Le omelie seguono il testo di Matteo dall'inizio del Vangelo e procedono attraverso la genealogia di Gesù Cristo, la nascita, i Magi, la fuga in Egitto, la predicazione di Giovanni Battista, il battesimo di Gesù, la tentazione nel deserto, l'inizio della predicazione in Galilea e il Discorso della montagna.
| Omelie | Passaggi e temi principali |
|---|---|
| Prima-II | La Scrittura, il Vangelo, la genealogia di Cristo e il rapporto tra i due Testamenti |
| III-IV | La genealogia, Tamar, Perez e Zerah, Giuseppe, l'angelo e l'elemosina |
| V-VIII | La profezia di Isaia, la verginità di Maria, i Magi, Betlemme, l'Egitto e l'adorazione di Cristo |
| IX-XIII | Il massacro degli innocenti, Giovanni Battista, la penitenza, il battesimo e la tentazione |
| XIV-XVIII | La predicazione di Gesù, le beatitudini, il compimento della Legge, la purezza del cuore e l'amore per i nemici |
Le prime omelie: la Scrittura e la venuta di Cristo
La Prima omelia: il dono della Scrittura
Perché Dio ha donato la Scrittura all'umanità? Quando e come furono promulgate l'Antica e la Nuova Legge? Gli effetti benefici del Vangelo. - Le differenze che esistono tra i Vangeli.
In quale occasione San Matteo scrisse il suo Vangelo? I pescatori e le persone illetterate non sarebbero stati capaci di una saggezza così profonda senza l'aiuto della potenza divina.
La saggezza evangelica, di gran lunga superiore alla filosofia antica, regna in tutto l'universo, sia tra i barbari che tra i popoli civili e perfino nei deserti abitati da popoli solitari.
Domande da risolvere riguardanti la genealogia del Salvatore. La necessità di ascoltare la parola di Dio.
Entriamo nella città celeste seguendo san Matteo, che ci farà da guida e ci mostrerà tutte le sue bellezze.
La Seconda omelia: il Regno dei Cieli e i due Testamenti
Descrizione del Regno dei Cieli. Perché Davide è menzionato per primo nella genealogia di Cristo. Cristo è il legame che unisce i due Testamenti e le due nature, divina e umana.
L'Antico Testamento contiene la figura, il Nuovo la verità. - Gloria di Davide. - Domanda riguardante la genealogia di Cristo.
Perché san Matteo descrive la genealogia di Giuseppe e non quella di Maria? Esortazione ad ascoltare e mettere in pratica la parola di Dio. - Che è necessario per tutti leggere la Sacra Scrittura.
La Terza omelia: la genealogia di Gesù Cristo
Perché qui viene descritta la genealogia di Giuseppe e non quella di Maria? Perché Tamar è menzionata nella genealogia del Figlio di Dio? Ciò dimostra che non bisogna vergognarsi dei propri antenati.
Perché sia Zerah che Perez sono menzionati nella genealogia di Cristo? Ciò dimostra che l'iniquità dei genitori non danneggia i figli pii, e viceversa.
Esortazione: tutte le buone opere devono essere santificate dall'umiltà.
La Quarta omelia: la genealogia e l'annuncio a Giuseppe
Quindi, da Abramo a Davide, quattordici generazioni; da Davide alla trasmigrazione babilonese, quattordici generazioni; e dalla trasmigrazione di Babilonia a Gesù Cristo, quattordici generazioni.
Varie domande sui metodi usati da ciascun Evangelista. Miracoli, più o meno necessari e più o meno numerosi, a seconda dei tempi. Quelli visti sotto Giuliano l'Apostata.
Varie osservazioni sulla genealogia di Gesù Cristo da parte di San Matteo. Se non possiamo nemmeno sapere come agisce la natura nelle altre donne, sarebbe opportuno esaminare l'azione dello Spirito Santo nella Vergine Maria?
Elogio di San Giuseppe. L'apparizione dell'angelo a Giuseppe. Spiegazione delle parole dell'angelo a Giuseppe.
Esortazione a combattere le proprie passioni e a fare l'elemosina. Elogio della povertà. La paragona alla fornace di Babilonia.
La nascita di Cristo e l'adorazione dei Magi
La Quinta omelia: la profezia di Isaia e la verginità di Maria
Che il tumulto del mondo fa sì che il frutto dell'istruzione ricevuta nella Chiesa vada perduto. Perché l'angelo rimanda Giuseppe dal profeta Isaia? Perché Cristo non è comunemente chiamato Emmanuele? Che la versione dei Settanta è preferibile alle altre.
Maria rimane vergine dopo il parto. Esortazione: che l'invocazione dei Santi sia unita alla pratica delle buone opere.
Che l'elemosina è una forma di usura molto vantaggiosa e santa.
La Sesta omelia: la stella e la chiamata dei Magi
La stella apparsa ai Magi non dimostra che l'astrologia sia una vera scienza; altrimenti, come si potrebbe spiegare che Cristo vi abbia posto fine, così come alle altre illusioni dei demoni?
La stella che annunciò la nascita di Cristo non era tra le altre stelle. Perché apparve la stella.
Fu per azione della grazia che i Magi, vedendo la stella, decisero di adorare Gesù. - Dio influenza la volontà senza distruggere il libero arbitrio. - Perché Gerusalemme fu turbata nell'apprendere della nascita di Cristo.
Gli ebrei non seguirono i Magi, tanto grande era la loro preoccupazione per le cose celesti. - Non possedevano la minima scintilla di quel fuoco spirituale che distrugge nel cuore l'amore per le cose mondane.
Contro il riso dissoluto. Contro gli spettacoli.
La Settima omelia: Betlemme e l'incoerenza di Erode
Segni che preannunciavano la venuta di Gesù Cristo. Egli uscirà da Betlemme.
Alcuni hanno l'audacia di applicare questo oracolo a Zorobabele; una vigorosa confutazione di questo errore. La cecità e l'incoerenza di Erode.
Una tirata contro Marcione, Paolo di Samoza e gli ebrei.
Come ci si dovrebbe accostare alla Santa Comunione. - Che i precetti del Vangelo sono comuni a tutti. - Un'eloquente perorazione contro gli spettacoli.
L'Ottava omelia: l'adorazione e la fuga in Egitto
I Magi adorano Gesù Cristo come Dio. La fuga del bambino Cristo in Egitto. Lode a San Giuseppe.
La Giudea espelle Cristo e l'Egitto lo accoglie. - Stato fiorente della religione cristiana in Egitto al tempo di San Crisostomo.
San Crisostomo offre al suo popolo l'esempio degli eremiti d'Egitto, e in particolare di Sant'Antonio.
Gli inizi della predicazione: persecuzione, penitenza e battesimo
La Nona omelia: Erode e il massacro degli innocenti
L'ira di Erode lo porta a massacrare gli Innocenti. Chi parla confuta le varie critiche mosse alla divina provvidenza riguardo al massacro dei bambini di Betlemme.
Coloro che sopportano coraggiosamente l'ingiustizia non subiscono danni, anche se possono sembrare tali. Lo storico Giuseppe Flavio e il re Erode.
Dio realizza i suoi disegni attraverso gli sforzi che gli uomini compiono per ostacolarli e vanificarli. Alla difficoltà segue la pace.
Che non si debba essere orgogliosi dei vantaggi della nascita e della ricchezza.
La Decima omelia: Giovanni Battista e la penitenza
Perché Cristo fu battezzato all'età di trent'anni. San Giovanni e il suo battesimo.
L'accordo tra San Giovanni Battista e il profeta Isaia. Lo stile di vita di San Giovanni Battista.
Penitenza e piaceri. San Crisostomo esorta il suo popolo a una vita disciplinata, alla penitenza e alla pazienza nelle afflizioni.
La Undicesima omelia: il pentimento e la grazia
Perché san Giovanni Battista si indignò contro i farisei. Non dite: Abbiamo Abramo come padre. La paura porta al pentimento.
L'efficacia della grazia. La predicazione di san Giovanni Battista, spaventosa e rassicurante allo stesso tempo.
Quanto dovremmo temere i tormenti con cui Dio ci minaccia. Come dobbiamo ordinare tutta la nostra vita e imprimere le verità del Vangelo nei nostri cuori.
La Dodicesima omelia: il battesimo di Gesù
Perché Gesù Cristo, il giusto per eccellenza, venne al battesimo, perso nella folla dei peccatori? Questo è il mio Figlio diletto; come potevano gli ebrei rimanere increduli dopo aver udito questa voce miracolosa dal cielo?
La fede non richiede una visione. - Lo Spirito Santo non è meno di Cristo. - Cristo abolisce il battesimo ebraico e la Pasqua.
Un cristiano deve disprezzare tutti i beni mondani in quanto indegni e conformare la propria vita alla fede.
La Tredicesima omelia: la tentazione nel deserto
Il digiuno, un mezzo efficace per vincere la tentazione. «Se sei il Figlio di Dio». Il diavolo aveva udito la voce che diceva: «Questo è il mio Figlio diletto», e in quel momento vide Gesù Cristo tormentato dalla fame.
Ciò che vide sembrò contraddire ciò che aveva udito, e non seppe che cosa farne, da qui la domanda: «Se sei il Figlio di Dio». È attraverso la pazienza che si trionfa sul diavolo.
Nulla rende schiavo del diavolo come la sete di ricchezze. Quanto dobbiamo essere vigili contro noi stessi e contro il diavolo che ci tenta costantemente.
Che nessuno è esente dalla tentazione e che sarebbe un grande male non essere tentati.
Il Discorso della montagna e la vita cristiana
La Quattordicesima omelia: l'inizio della predicazione
Perché la predicazione di San Giovanni Battista ha preceduto quella di Gesù Cristo. L'obbedienza dovuta a Gesù Cristo non ammette ritardi.
Il peccato è il più grande dei mali. La mancanza di pentimento fa infuriare Dio più del peccato stesso. - Bruttezza di un'anima abbandonata al peccato.
La Quindicesima omelia: il monte e le beatitudini
L'oratore confuta i manichei - Ciò che Cristo dice ai suoi discepoli, lo dice al mondo intero. Che esistono diversi tipi di umiltà. - Della consolazione che viene da Dio, la sua virtù.
Della giustizia intesa nel senso generale di virtù. - Il Figlio è uguale al Padre. - Voi siete il sale della terra.
Quale gloria Gesù Cristo osa promettere in futuro a questi peccatori, sconosciuti nella loro terra durante la loro vita. Che una grande perdita non può rimanere nascosta. - Uguaglianza del Padre con il Figlio.
Che ogni cosa cede alla virtù dopo aver ceduto alla violenza. Come si dovrebbe amare e aiutare i poveri.
Che si dovrebbero separare coloro che si vedono litigare per le strade; e che se si venisse uccisi nel farlo, si sarebbe un martire.
La Sedicesima omelia: Cristo e il compimento della Legge
Cristo non ha violato la legge, ma l'ha adempiuta. - Perché Cristo non agisce in ogni cosa come se avesse autorità.
Perché Cristo non afferma sempre chiaramente di essere Dio. - Contro i manichei. I precetti di Cristo sono il complemento dell'antica legge.
Minimus vocabitur in regno coelorum. Cosa significa. Perché Gesù Cristo non dice: «Voi sapete che ho detto», ma «Voi tutti sapete che è stato detto». - Contro i manichei.
Che la legge punisce giustamente i crimini. I due Testamenti hanno un solo e medesimo legislatore.
Che la rabbia deve essere repressa. La riconciliazione con un fratello è un sacrificio gradito a Dio. È il sacrificio di coloro che non sono iniziati ai misteri.
Dobbiamo sforzarci di vincere le nostre passioni. - Che la speranza dei doni del cielo possa lenire tutti i nostri dolori. - Che Dio aiuti potentemente coloro che si sforzano di servirlo.
La Diciassettesima omelia: purezza del cuore e verità
Sguardi immodesti. Perché la vecchia legge permetteva l'atto di ripudio.
Sui giuramenti. Perché la nuova legge li proibisce? - Le stesse cose permesse o proibite a seconda dei tempi. - La nuova legge più esigente della vecchia.
Un modo per rompere una cattiva abitudine. - San Crisostomo rifiuta gli applausi.
La Diciottesima omelia: la nonviolenza e l'amore per i nemici
Perché certi precetti dell'Antica Legge venivano così poco enfatizzati. È attraverso la pazienza che si deve vincere.
Gli uomini perfetti sono più forti della sventura. Come ci si dovrebbe comportare nei confronti dei nemici.
Si raggiunge la vetta della perfezione in questo ambito attraverso nove diversi gradi. - Cristo, modello di pazienza e carità.
Che dovremmo prenderci cura gli uni degli altri attraverso una deferenza volontaria; che nulla è più glorioso che essere disprezzati dagli uomini per piacere a Dio.
La Parola di Dio nella vita quotidiana
Si sente dire: «Non è mio compito leggere la Scrittura. Tocca a coloro che hanno rinunciato a questo mondo». Ebbene, io vi dico che avete più bisogno delle Scritture voi che non i monaci.
Quanto ad essi, ciò che li salva è il loro genere di vita! Voi, al contrario, siete nel pieno della mischia, siete esposti senza tregua a nuove ferite.
Perciò voi avete bisogno della Scrittura: un bisogno continuo per attingervi la forza. Molti mi diranno: «E gli affari e il lavoro?». Bel pretesto, in verità!
Voi discutete con i vostri amici, andate allo spettacolo, assistete agli incontri sportivi. Allora? Quando si tratta della vita spirituale pensate che sia cosa senza importanza?
Ah, dimenticavo! Vi è un'altra scusa: «Noi non abbiamo libri!». Questo pretesto merita solo una bella risata!
Molti marosi e minacciose tempeste ci sovrastano, ma non abbiamo paura di essere sommersi, perché siamo fondati sulla roccia. Infuri pure il mare, non potrà sgretolare la roccia.
Ho con me la sua Parola: questa è il mio bastone, la mia sicurezza, il mio porto tranquillo. Anche se tutto il mondo è sconvolto, ho tra le mani la Scrittura, leggo la Parola.
Essa è la mia sicurezza e la mia difesa.
La fede tradotta in carità
Niente può renderti imitatore di Cristo, come il prenderti cura del prossimo. Anche se tu digiunassi e dormissi per terra, ma poi non ti prendi cura del prossimo, tu non hai fatto niente di grande e resti lontano dal Modello.
Come Dio ci perdonerà i nostri peccati nella misura in cui noi avremo perdonato gli altri, così anche lui ci giudicherà nella misura in cui avremo giudicato gli altri.
Non dobbiamo, quindi, né insultare né ingiuriare coloro che peccano, ma dobbiamo avvertirli. Non bisogna dirne male e diffamarli, ma consigliarli.
Dobbiamo correggerli con l'amore, e non insorgere contro di loro con arroganza. Correggilo, certo, però non come se tu fossi un nemico che chiede giustizia, ma comportandoti come un medico che prepara il rimedio per guarire il malato.
Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi.
Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto: «Questo è il mio corpo», confermando il fatto con la parola, ha detto anche: «Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare» e «ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli fra questi, non l'avete fatto neppure a me».
Il corpo di Cristo che sta sull'altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura. Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole.
Infatti l'onore più gradito, che possiamo rendere a colui che vogliamo venerare, è quello che lui stesso vuole, non quello escogitato da noi. Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d'oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero?
Prima sazia l'affamato, e solo in seguito orna l'altare con quello che rimane. Gli offrirai una calice d'oro e non gli darai in bicchiere d'acqua? Che bisogno c'è di adornare con veli d'oro il suo altare, se poi non gli offri il vestito necessario?
Che guadagno ne ricava egli? Dimmi: se vedessi uno privo del cibo necessario e, senza curartene, adornassi d'oro solo la sua mensa, credi che ti ringrazierebbe, o piuttosto non s'infurierebbe contro di te?
E se vedessi uno coperto di stracci e intirizzito dal freddo, e, trascurando di vestirlo, gli innalzassi colonne dorate, dicendo che lo fai in suo onore, non si riterrebbe forse di essere beffeggiato e insultato in modo atroce?
Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell'edificio sacro.
Attacchi catene d'argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere. Dico questo non per vietarvi di procurare tali addobbi e arredi sacri, ma per esortarvi a offrire, insieme a questi, anche il necessario aiuto ai poveri, o, meglio, perché questo sia fatto prima di quello.
Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni.
Perciò, mentre adorni l'ambiente per il culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questo è il tempio vivo più prezioso di quello.
La mitezza cristiana nella prova
Finché saremo agnelli, vinceremo e, anche se saremo circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi dell’aiuto del pastore.
Egli non pasce lupi, ma agnelli. Per questo se ne andrà e ti lascerà solo, perché gli impedisci di manifestare la sua potenza.
È come se Cristo avesse detto: Non turbatevi per il fatto che, mandandovi tra i lupi, io vi ordino di essere come agnelli e colombe.
Avrei potuto dirvi il contrario e risparmiarvi ogni sofferenza, impedirvi di essere esposti come agnelli ai lupi e rendervi più forti dei leoni.
Ma è necessario che avvenga così, poiché questo vi rende più gloriosi e manifesta la mia potenza. La stessa cosa diceva a Paolo: «Ti basta la mia grazia, perché la mia potenza si manifesti pienamente nella debolezza».
Sono io dunque che vi ho voluto così miti. Per questo quando dice: «Vi mando come agnelli», vuol far capire che non devono abbattersi, perché sa bene che con la loro mansuetudine saranno invincibili per tutti.
E volendo poi che i suoi discepoli agiscano spontaneamente, per non sembrare che tutto derivi dalla grazia e non credere di esser premiati senza alcun motivo, aggiunge: «Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe».
Ma cosa può fare la nostra prudenza, ci potrebbero obiettare, in mezzo a tanti pericoli? Come potremo essere prudenti, quando siamo sbattuti da tante tempeste?
Cosa potrà fare un agnello con la prudenza quando viene circondato da lupi feroci? Per quanto grande sia la semplicità di una colomba, a che le gioverà quando sarà aggredita dagli avvoltoi?
Certo, a quegli animali non serve, ma a voi gioverà moltissimo. E vediamo che genere di prudenza richieda: quella «del serpente».
Come il serpente abbandona tutto, anche il corpo, e non si oppone pur di risparmiare il capo, così anche tu, pur di salvare la fede, abbandona tutto, i beni, il corpo e la stessa vita.
La fede è come il capo e la radice. Conservando questa, anche se perderai tutto, riconquisterai ogni cosa con maggiore abbondanza.
Ecco perché non ordina di essere solamente semplici o solamente prudenti, ma unisce queste due qualità, in modo che diventino virtù.
Esige la prudenza del serpente, perché tu non riceva delle ferite mortali, e la semplicità della colomba, perché non ti vendichi di chi ti ingiuria e non allontani con la vendetta coloro che ti tendono insidie.
A nulla giova la prudenza senza la semplicità. Nessuno pensi che questi comandamenti non si possano praticare.
Cristo conosce meglio di ogni altro la natura delle cose. Sa bene che la violenza non si arrende alla violenza, ma alla mansuetudine.
San Giovanni Crisostomo, predicatore e pastore
Crisostomo, dal greco, «bocca d'oro». Fu uno dei 33 Dottori della Chiesa.
Giovanni nacque circa nell'anno 350 ad Antiochia. Giovanni ricevette il battesimo in età adulta, nel 372, com'era consuetudine a quei tempi.
Fu educato alla fede dalla pia madre Antusa, rimasta vedova all'età di appena 20 anni. Era stato istruito nella Sacra Dottrina insieme a Teodoro, poi vescovo di Mopsuestia.
Dapprima condusse in casa della stessa madre una vita di austero ascetismo, che proseguì poi per quattro anni sotto la direzione di un vecchio anacoreta, e per altri due da solo in una regione montuosa nei pressi della città.
Costretto dalla salute malferma a ritornare in città, vi venne consacrato diacono nel 381 e sacerdote nel 386. Per 12 anni, fino al 387, ebbe l'incarico della predicazione nella cattedrale conquistandosi fama di magnifico oratore.
Nel 397, alla morte di Nettario, vescovo di Costantinopoli, Giovanni venne eletto suo successore. Di fronte alla ritrosia dell'interessato, l'imperatore lo fece condurre nella capitale con l'astuzia e vi fu consacrato arcivescovo il 26 febbraio 398.
Il nuovo presule diede subito esempio di grande semplicità e modestia di vita, destinando le sue ricchezze alla fondazione di ospedali e all'aiuto dei poveri.
Il suo desiderio di eliminare una quantità di abusi nella vita del clero gli meritò presto l'ostilità di alcuni. Quando in un Sinodo ad Efeso fece deporre alcuni vescovi simoniaci e si attirò, per il suo rigore morale, l'ostilità dell'imperatrice Eudossia, i malcontenti incominciarono ad agitarsi contro di lui.
Chiamato nel 402 a Costantinopoli per giustificarsi di varie accuse che gli venivano mosse, il vescovo Teofilo passò al contrattacco gettando tutte le colpe su Giovanni Crisostomo, che fu chiamato in tribunale e quindi dichiarato deposto ed esiliato dall'imperatore.
Già all'indomani, però, Giovanni venne richiamato, ma i tumulti e gli intrighi resero difficile la sua vita a Costantinopoli. La tensione tra amici ed avversari del vescovo divenne sempre più forte.
Fallito il tentativo di farlo deporre da un altro Sinodo, i suoi avversari ottennero dall'imperatore un nuovo decreto di esilio il 9 giugno 404. Giovanni Crisostomo morì il 14 settembre del 407 in una lontana regione del Ponto.
La forma dell'eloquenza crisostomiana
Composti prima dell'ordinazione sacerdotale, mostrano forti influssi dell'insegnamento retorico di Libanio nell'accuratezza formale e nella scelta di un lessico vicino a quello demostenico e platonico.
Sul sacerdozio: capolavoro tra i trattati del Crisostomo, è un dialogo di struttura platonico-ciceroniana, diviso in 6 libri, di cui i più importanti sono IV-VI, improntati a definire l'eloquenza cristiana, di cui modello è san Paolo, ed a stabilire come massima regola di vita sacerdotale l'impegno non solo ascetico, cioè volto a stabilire la perfezione interiore, ma anche sociale, rivolto a migliorare la società.
Documento dell'esilio di Giovanni negli ultimi quattro anni di vita, le 236 lettere sono preziose testimonianze degli eventi di cui l'autore fu testimone e vittima e ci offrono un documento del suo fervore sacerdotale.
L'immensa produzione di Giovanni Crisostomo, che occupa ben 17 grossi volumi nell'edizione della Patrologia Graeca del Migne, è il massimo prodotto dell'eloquenza cristiana antica.
La sua vasta cultura retorica e filosofica è visibile già nell'impostazione del discorso: Platone è modello principe per la struttura dei trattati, mentre Demostene fa da modulo portante per le orazioni volte a convincere e polemizzare.
Sono però presenti anche numerose reminiscenze che improntano lo stile ed il lessico al più puro e lineare atticismo, privo di gonfiezze ed ornamenti eccessivi.
Ma se nel suo maestro Libanio questi modelli restavano puri espedienti ornamentali, Giovanni può ben meritare il soprannome di «Bocca d'Oro» perché ne ha fatto momento irrinunciabile di espressione di verità profondamente radicate nella sua personalità di uomo e sacerdote attento ai bisogni dei fedeli ed alla grave crisi in cui si trovò ad operare.
Le qualità morali e letterarie che ancora oggi si ammirano nell'eloquenza crisostomiana trovano ulteriore conferma nell'alto impegno da lui profuso contro gli eccessi morali, criticati come causa unica del diffuso pauperismo dell'epoca.

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