Via Giovanni Santi a Gradara conduce nel cuore del borgo medievale e permette di conoscere una delle opere più importanti conservate nella Pinacoteca comunale: la pala d’altare dipinta nel 1484 da Giovanni Santi, padre del celeberrimo Raffaello Sanzio.
Il percorso si inserisce nel contesto storico e artistico della Rocca di Gradara, del borgo murato e della rete culturale che nel Quattrocento collegava Urbino, Cagli, Fano e le città dell’Adriatico. La visita unisce pittura rinascimentale, architettura militare, memoria dantesca e paesaggio collinare affacciato sul mare.

Gradara e il legame con Giovanni Santi
Gradara è conosciuta soprattutto per la sua bella Rocca e per le vicissitudini strettamente legate al suo castello, soggetto nei secoli al dominio delle famiglie Malatesta, Sforza e Della Rovere, e memorabile palcoscenico della storia d’amore di Paolo Malatesta e Francesca da Rimini, resa immortale dai versi del Canto V dell’Inferno di Dante.
Gradara è Capitale del Medioevo, dell’Amore e Anima di Francesca. Gradara merita i prestigiosi riconoscimenti di Paese Bandiera Arancione e di Borgo più Bello d’Italia.
La presenza della pala di Giovanni Santi aggiunge al patrimonio storico della Rocca una significativa testimonianza della cultura figurativa marchigiana del secondo Quattrocento. L’opera mette Gradara in relazione con Urbino, città nella quale Santi lavorò per la corte di Federico da Montefeltro e nella quale nacque Raffaello.
La Pinacoteca comunale di Gradara
La Pinacoteca comunale di Gradara è la vecchia sede degli uffici comunali, ed è situata sulla via principale del centro storico (all'interno delle mura) in un seicentesco palazzo gentilizio appartenuto alla famiglia Rubini-Vesin.
La visita, prima consentita ai soli studiosi d'arte, viene oggi consentita, negli orari prestabiliti, a tutto il pubblico. L'opera più nota della pinacoteca è la Pala di Giovanni Santi, padre del celeberrimo Raffaello Sanzio, e rappresenta la Madonna sul trono con il Bambino attorniata dai Santi Stefano, Sofia, Giovanni Battista, Michele Arcangelo che altri non sono che i protettori delle antiche 4 parrocchie del paese.
La Pala d'Altare è firmata e datata 10 aprile 1484. Il dipinto è su di una tavola di mt. 2,l0 x l,70. Questa pregevolissima opera, una delle migliori del Santi, fu eseguita per la Pieve di S. Sofia "entro le mura".
La composizione della pala
La tavola raffigura la Madonna sul trono con il Bambino, circondata dai santi Stefano, Sofia, Giovanni Battista e Michele Arcangelo. I santi rappresentano i protettori delle quattro antiche parrocchie del paese.
La figura di Santa Sofia reca nella mano il modello della città di Gradara e lo indica come ad impetrarne la speciale protezione. L’immagine collega direttamente la devozione religiosa alla comunità e al suo centro fortificato.
L'arte del pittore si è tutta concentrata nelle figure della Vergine e del Bambino, bellissime. Anche qui, come nella Pala di Montefiorentino, la Vergine è soprattutto Regina.
V'è tuttavia nel piegarsi del suo capo sul Bambino, nell'atto tenero e naturalissimo di porgergli la destra perché egli vi si appoggi con la sua manina, un maggior abbandono. Sul volto bellissimo erra appena l'ombra di un sorriso struggente.
Anche il Bambino somiglia a quello di Montefiorentino, ignudo, con la stessa collana di coralli. Ma questo è più vivo nel volto, più morbido nelle carni e giuoca - particolare pieno di grazia del quale si ricorderà Raffaello - con un cardellino.
La storia della conservazione
Verrà descritta dal Pungileoni nel 1822. Anche detta Pala ha avuto l'onore di essere visionata, nella Chiesa di S. Sofia, dal Morelli e dal Cavalcaselle il 6/5/1861 che lasciarono scritto: "Le teste dei Santi sono tutte conservate, in molte parti del quadro è caduto il colore, la tavola è spaccata nella parte destra. Fondo ridipinto. Valore considerando la rarità e l'importanza storica è da stimarsi alla somma di L.5.000".
Vi fu apposto il Regio Sigillo mediante ceralacca rossa a sinistra di chi osserva. Oltre ai due citati autori, nello scritto vi è la firma dell'assessore Remigio Gradari.
Una annotazione, di almeno 20 anni posteriore, posta in calce al verbale, ci fa sapere che il quadro venne riparato nell'anno 1881 dal Signor Filippo Fiscali di Firenze, professore.
Il lavoro di restauro venne cominciato il 16 dicembre 1880 e terminato nel marzo del 1881. "Fatta la consegna provvisoria della commissione al comune il 13/3/1881". L'ultimo restauro risale al 1975 ad opera della Soprintendenza alle Gallerie delle Marche.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Autore | Giovanni Santi |
| Data | 10 aprile 1484 |
| Soggetto | Madonna sul trono con il Bambino e quattro santi |
| Dimensioni | mt. 2,l0 x l,70 |
| Collocazione originaria | Pieve di S. Sofia "entro le mura" |
| Restauro documentato | 16 dicembre 1880 - marzo 1881 |
| Ultimo restauro indicato | 1975 |
Il borgo e le cinte murarie di Gradara
Possiede due cinte murarie: la più esterna, scandita da torrioni e torricini quadrati merlati, fornisce un forte impatto scenografico al visitatore ed è tutt’oggi percorribile; la cinta muraria intermedia, quella che separa il borgo dalla Rocca, si raggiunge attraversando la Porta dell’Orologio e percorrendo via Umberto I sulla quale si affacciano basse palazzine con botteghe e luoghi di convivio.
La straordinaria cerchia muraria, intervallata da torrioni e torricini quadrati e merlati, cinge per intero il nucleo storico, cui si accede attraverso la porta dell’Orologio.
Una cinta intermedia separa il borgo dalla Rocca vera e propria, formidabile struttura a pianta quadrata, dotata di un possente torrione poligonale alto 30 metri.
La visita alla Pinacoteca può quindi essere inserita in un itinerario a piedi lungo la via principale del centro storico, tra edifici storici, botteghe, luoghi di convivio e accessi fortificati.

La Rocca di Gradara
Furono i De Grifo, nel 1150, a erigere sul colle una torre. Torre poi potenziata dai Malatesta, signori di Gradara fino al 1463, che realizzarono anche le due alte cinte murarie.
Seguirono gli Sforza, che donarono alla rocca un aspetto rinascimentale, e nel 1513 i Della Rovere. Passata allo Stato Pontificio, Gradara ha subito saccheggi e terremoti, per essere poi restaurata nel primo Novecento.
L’impianto originario della Rocca risale al XII secolo e furono apportati ampliamenti e modifiche sotto il dominio dei Malatesta e degli Sforza, fino a proseguire nei secoli XVIII e XIX.
Ad oggi la struttura presenta pianta quadrata con un possente torrione poligonale sul lato nord est. La Rocca Malatestiana - torri, cortine murarie e fossato che salgono sopra il borgo con verticalità compatta - fu costruita tra il Trecento e il Quattrocento dai Malatesta di Rimini e passò poi agli Sforza.
Gli ambienti interni
Gli interni visitabili tutto l’anno sono arredati con mobili del ‘400 e ‘500 e decorati con pregevoli affreschi, particolare attenzione meritano il camerino di Lucrezia Borgia e la camera di Francesca ma soprattutto le magnifiche opere d’arte rinascimentale esposte, come la pala di terracotta invetriata di Andrea della Robbia e la famosa pala di Giovanni Santi padre di Raffaello.
La corte interna con portico e loggia introduce alle sale, arredate con mobili del Quattrocento e del Cinquecento, alla cappella, in cui spicca una maiolica invetriata di Andrea Della Robbia, alla sala della Passione, con affreschi quattrocenteschi attribuiti ad Amico Aspertini, al camerino di Lucrezia Borgia, alla sala dei Putti, a quella del Consiglio e a quella di Giustizia.
Nella sala di Giustizia si trova la notevole tavola Madonna col Bambino e santi del 1484 di Giovanni Santi, padre di Raffaello.
Fulcro della visita è la cosiddetta camera di Francesca, costruita peraltro molto tempo dopo gli eventi narrati da Dante, dove una botola evoca il vano tentativo di fuga dei due amanti.
Camminamenti di ronda e sentiero degli Innamorati
Il borgo murato conserva intatto il proprio perimetro difensivo: porta d’accesso con ponte levatoio, camminamento di ronda percorribile, torri angolari che controllano il territorio circostante.
La visita si completa passeggiando sui camminamenti di ronda, da cui si godono straordinarie viste panoramiche, e lungo il sentiero degli Innamorati, un bel percorso nel verde che cinge per intero la rocca.
Attorno al castello si può percorrere la Passeggiata degli Innamorati o i sentieri del Bosco di Paolo e Francesca che cingono la collina, da cui si può ammirare il paesaggio rurale del pesarese, dove si mescolano campi coltivati e la vegetazione tipica della macchia mediterranea grazie ad uno spettacolare scorcio sul mare.

Giovanni Santi tra Urbino, Cagli, Fano e Gradara
Le Marche scorrono tra la dorsale appenninica e il mare con un ritmo di colline che sale e scende senza interruzione, costellate di borghi murati e valli percorse da fiumi brevi che finiscono nell’Adriatico.
In questo territorio, nella seconda metà del Quattrocento, operò Giovanni Santi - pittore urbinate che la storia dell’arte ha a lungo ridotto a un ruolo accessorio: quello di padre del più grande.
L’itinerario da Urbino attraversa Cagli e Fano per arrivare a Gradara, raccontando un artista capace di leggere lo spazio sacro e il paesaggio con lo stesso rigore che il suo territorio imponeva e richiedeva.
Santi lavorò per la corte di Federico da Montefeltro, per le chiese delle città adriatiche, per le famiglie nobili dell’interno. Pittura devozionale e architettura militare si alternano lungo il percorso come due facce dello stesso mondo culturale, prodotte per gli stessi committenti e con la stessa attenzione alla qualità.
Urbino: la corte e la formazione artistica
I Torricini del Palazzo Ducale si vedono dall’autostrada, dalla statale, da ogni direzione che sale verso la città. Sono torri cilindriche gemelle in pietra arenaria locale, costruite nella seconda metà del Quattrocento su progetto di Luciano Laurana per Federico da Montefeltro.
La loggia che aprono sul belvedere - tre livelli di colonne sovrapposte su uno strapiombo di decine di metri - è uno degli esiti architettonici più radicali del Rinascimento italiano.
Il palazzo non è solo un edificio: è il manifesto di un programma politico e culturale che Federico finanziò chiamando architetti, pittori e scultori da ogni parte d’Italia. Santi era pittore di corte: conosceva questi corridoi e questi cortili, frequentava lo stesso ambiente intellettuale che produceva gli intarsi raffinati dello studiolo ducale.
Le opere di Giovanni Santi esposte nel percorso museale mostrano un pittore che aveva assorbito la lezione fiamminga - la luce diffusa e i colori smaltati che Piero della Francesca aveva introdotto a Urbino - senza perdere una solidità compositiva tutta marchigiana.
La bottega di via Santa Maria Maggiore
In via Santa Maria Maggiore, a pochi passi dal Palazzo Ducale, la Casa di Raffaello occupa un edificio quattrocentesco che conserva la struttura di una dimora borghese dell’epoca: soffitti con travi a vista, scale in pietra serena, stanze basse con finestre su un vicolo lastricato.
Santi teneva qui la propria bottega, e in questo spazio dipinse un affresco con una Madonna con Bambino che è oggi il pezzo centrale del museo.
Raffaello nacque in questa casa nel 1483 e qui visse i primissimi anni, osservando il padre lavorare prima di cominciare a disegnare lui stesso.
Cagli: la Cappella Tiranni e il Torrione
Cagli si annuncia con la cinta muraria ancora integra su tre lati e torri angolari in laterizio che non cercano l’effetto scenografico ma la funzione.
La Cappella Tiranni - commissionata dalla famiglia più influente della città - custodisce un ciclo di affreschi di Giovanni Santi databile all’ultimo decennio del Quattrocento.
Le figure sono costruite su fondali architettonici prospettici: colonne, archi a tutto sesto, pavimenti a scacchi che aprono la parete su spazi fittizi.
Il Torrione sorge isolato sul lato orientale del borgo: struttura circolare in laterizio con un diametro di circa diciotto metri e muri che digradano verso la base.
Il confronto tra Cappella Tiranni e Torrione, databili allo stesso decennio, offre la chiave dell’intero itinerario: stessi committenti, linguaggi completamente diversi.
Fano: la pittura nelle chiese e nella Pinacoteca
Fano è l’unica tappa dell’itinerario sul mare. Il centro storico conserva l’impianto dell’antica Fanum Fortunae romana: l’Arco d’Augusto, ancora in piedi all’ingresso dalla via Flaminia, è il segno più visibile di quella stratificazione millenaria.
La Pinacoteca Civica, ospitata nel Palazzo della Ragione, raccoglie tavole di Santi commissionate dalle famiglie mercantili della città: opere di formato medio, più accessibili nelle soluzioni compositive rispetto alle pale ducali ma non meno accurate nell’esecuzione.
La chiesa di Santa Maria Nuova conserva un’Annunciazione in cui Santi apre lo spazio pittorico verso un paesaggio collinare sullo sfondo, con la stessa soluzione prospettica usata a Urbino.
Gradara come tappa finale
Gradara chiude l’itinerario nel punto più settentrionale delle Marche, a pochi chilometri dall’Adriatico e dal confine con la Romagna.
Santi frequentava questo ambiente attraverso la rete di committenze feltresche che collegava Urbino alle città della costa: la Rocca faceva parte dello stesso sistema politico e culturale in cui il pittore operava.
Vista dall’esterno del borgo, occupa il punto più alto del pianoro con una presenza che il tempo ha cambiato poco. Il percorso che comincia dai Torricini finisce qui, davanti a un fossato, con l’Adriatico che scintilla a est tra gli oliveti.
Altri luoghi culturali nel borgo
Nel favoloso contesto del Borgo medievale oltre alla Rocca e ai Camminamenti di Ronda, si possono visitare altri luoghi della cultura come il Museo Storico e la sua grotta, Palazzo Rubini Vesin nuovo spazio espositivo per eventi mostre e matrimoni, il Teatro Comunale, il Teatro dell’Aria parco ornitologico e centro di falconeria, infine il percorso di street art “Oltre le Mura”.
Palazzo Rubini Vesin è particolarmente significativo anche per il percorso dedicato a Giovanni Santi, poiché la Pinacoteca comunale occupa un seicentesco palazzo gentilizio appartenuto alla famiglia Rubini-Vesin.
Paolo e Francesca nella memoria di Gradara
A pochi passi si trova il famossissimo Castello di Gradara, teatro della tragica storia di Paolo e Francesca, narrata da Dante Alighieri nel V° Canto dell'Inferno della Divina Commedia.
All'interno della Rocca sono presenti famossissimi dipinti di Giovanni Santi ed altri pittori di fama internazionale.
La memoria dei due amanti è presente anche nei percorsi all’aperto, nella Passeggiata degli Innamorati e nei sentieri del Bosco di Paolo e Francesca che circondano la collina.
Tradizioni gastronomiche e attività
Il Piatto tipico di Gradara sono i “Tagliolini con la Bomba” un piatto della tradizione contadina condito con cipolla e lardo, ma anche la Amor piada ovvero la piada marchignola da assaporare passeggiando tra le vie del borgo di Gradara.
L’Amor piada è frutto della passione e della tradizione del territorio che mostra un “cuoreantico” per la sua forma romantica realizzata con pregiate farine prodotte in queste terre di confine.
Sono davvero tanti gli itinerari guidati proposti per tutti colori che visitano Gradara in ogni periodo dell’anno, ma anche laboratori, servizi educativi e proposte didattiche.
Gli eventi di rilievo che hanno luogo a Gradara nel corso dell’anno sono: Gradara d’amare (febbraio), Giovedì al castello (giugno/settembre), Assedio al Castello (luglio), The Magic Castle Gradara (agosto), Castello di Natale (dicembre).
Il territorio emiliano-marchigiano offre svariate opportunita per gli amanti dell'attività fisica come golf, kitesurf, mountain bike, percorsi cicloturistici, parapendio, escursioni nella natura, equitazione, go-kart, motociclismo ed adventure park.
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Informazioni per organizzare la visita
La visita alla Rocca comprende gli ambienti interni, le opere d’arte, la corte, i camminamenti di ronda e il percorso nel verde attorno alla fortificazione.
Per la Pinacoteca comunale è necessario considerare gli orari prestabiliti di apertura al pubblico, poiché la visita è oggi consentita negli orari stabiliti.
Il percorso più completo parte dalla Porta dell’Orologio, attraversa la via principale del centro storico, raggiunge la Pinacoteca comunale, prosegue verso la Rocca e si conclude sui camminamenti di ronda e lungo il sentiero degli Innamorati.