La frase «Un popolo senza metafisica è come un tempio senza altare» attribuita a Hegel significa che una comunità priva di una concezione razionale e complessiva della realtà perde il principio spirituale capace di orientarne il pensiero, le istituzioni, la cultura e la storia. La metafisica non è qui intesa come un sapere separato dalla vita, ma come la ricerca della ragione profonda dell’essere e del fondamento che dà unità all’esperienza.
Il significato dell’immagine si comprende alla luce dell’identificazione hegeliana tra logica e metafisica: la logica è lo studio del pensiero, mentre la metafisica è lo studio dell’essere, ma per Hegel pensiero ed essere sono inseparabili. Come il tempio riceve il proprio centro dall’altare, così un popolo riceve la propria unità da un principio spirituale capace di organizzare il sapere, la morale, l’arte, la religione, il diritto e la vita politica.
Origine filosofica della frase
La frase è collegata al pensiero di G. W. F. Hegel, il quale concepisce la metafisica come il fondamento dell’intera realtà e non come una disciplina astratta collocata accanto alle altre. Il principio metafisico di ogni realtà che articola in sé ogni realtà è LIDEA, o Ragione che è ogni realtà, il Logos eterno, lAssoluto.
La formulazione si inserisce nella concezione hegeliana secondo cui la logica e la metafisica coincidono perché la Ragione si manifesta nelle singole cose ed è principio immanente di tutta la realtà, quindi l’attuarsi della realtà non è altro che l’attuarsi del pensiero: la logica si identifica così nella metafisica. Le categorie non sono più le modalità del pensiero, ma le modalità di essere della realtà perché sono forme di un processo che è contemporaneamente del pensiero e dell’essere.
L’idea che la metafisica sia indispensabile alla vita di un popolo richiama anche una tradizione filosofica più antica. Questa idea proveniva dalla filosofia di Parmenide il quale sosteneva che «sono la stessa cosa il pensare e l’essere», ma aveva trovato in Aristotele il suo massimo esponente: le categorie infatti avevano sia funzione logica che ontologica, non per niente Hegel fu definito dai suoi allievi l’Aristotele tedesco.
Il tempio e l’altare come metafora
L’immagine del tempio senza altare esprime una sproporzione tra forma esteriore e fondamento interiore. Un tempio può conservare le proprie pareti, le colonne e la struttura architettonica, ma senza l’altare perde il centro verso cui convergono il culto, la preghiera e il rapporto con il divino.
Allo stesso modo, un popolo può possedere istituzioni, tecniche, ricchezze e organizzazioni sociali, ma senza una metafisica rischia di non sapere quale significato attribuire alla propria esistenza collettiva. La metafisica fornisce la visione complessiva entro cui i singoli elementi della cultura possono essere compresi come parti di un tutto.
Scriveva Hegel: «Un popolo senza metafisica è come un tempio senza altare». Ma quali sono le due colonne del tempio? Scienza e arte. Il pensiero che cerca la ragione delle cose visibili, il sentimento che si inebria delle bellezze del mondo, sono le colonne poste allingresso del tempio.
Le due colonne del tempio: scienza e arte
La scienza cerca la ragione delle cose visibili e ricostruisce le leggi secondo cui si svolgono i fenomeni. L’arte, invece, rende percepibile il senso del mondo attraverso la forma, la bellezza e l’esperienza sensibile. Insieme, scienza e arte rappresentano due vie complementari verso la comprensione della realtà.
È necessaria una robusta conoscenza delle scienze naturali, cosí come si sono sviluppate nella civiltà occidentale moderna. Perché la natura è Spirito, e la civiltà moderna ha dentro di sé le forze per diventare una civiltà dello Spirito.
Chi sa parlarci di un metallo che fonde o della fotosintesi di una pianta o di uccelli che migrano è vero Sacerdote. Perché la parola divina si imprime nel libro della natura.
La tecnica deve diventare arte. Unautomobile, una stazione ferroviaria, un trapano elettrico devono essere forgiati artisticamente. E la società come opera darte totale.
Il tempio greco, la cattedrale gotica e il tempio moderno
Il tempio greco era una casa, la dimora del Dio che al centro di essa prendeva corpo nella statua dalle perfette proporzioni. Il Dio dal volto umano attraverso la perfezione della forma artistica si rivelava agli uomini: era il presente.
La cattedrale gotica non era invece una casa in sé conchiusa, ma quasi la materializzazione di un anelito. Le sue guglie salivano fino al cielo e portavano in alto il sospiro dellanima medievale cristiana, protesa verso laldilà.
Il tempio greco esprime dunque la presenza del divino nella forma compiuta, proporzionata e visibile, mentre la cattedrale gotica rappresenta il movimento dell’anima verso ciò che la supera. In entrambi i casi l’architettura è inseparabile da una visione metafisica del mondo.
Il tempio della nostra civiltà deve tornare ad essere la dimora di un essere divino: lUomo Cosmico. Al centro del tempio troveremo limmagine dellUomo Solare, che nella sua figura concentra tutto ciò che nelluniverso si dispiega: la luce del Sole nei capelli, il fuoco nel colorito sano della pelle, la volta celeste nella forma del capo, la forza dei metalli nella robusta ossatura, le distese marine e le praterie nelle sfumature delliride.
Commosso dalla bellezza dellUomo-Dio, lindividuo sarà spinto a coltivare il divino che ha in sé. E a cercare in sé tutto il Kosmos.

La metafisica come unità di pensiero ed essere
Per Hegel la logica è la scienza dell’idea pura. Per Hegel la logica, lo studio del pensiero, e la metafisica, studio dell’essere, sono la stessa cosa.
La logica è […] da intendere come il sistema della ragione pura, come il regno del puro pensiero. Questo regno è la verità, come essa è in sé e per sé senza velo. Ci si può quindi esprimere così, che questo contenuto è la esposizione di Dio, com’egli è nella sua eterna essenza prima della creazione della natura e di uno spirito finito.
Il pensiero è costituito da idee le quali non sono uniche e compatte ma sono concetti che si legano l’un l’altro per arrivare ad una totale verità. Questo per Hegel è il Logos ossia sviluppo e processo delle idee.
La logica si dispiega dalla categoria più povera di determinazioni fino a giungere all’idea che è la comprensione concettuale di ogni realtà. Le principali tappe della logica sono: ESSERE, ESSENZA, CONCETTO.
| Momento | Significato |
|---|---|
| Essere | La realtà così come si mostra immediatamente. |
| Essenza | Il pensiero che cerca ciò che sta sotto la superficie dell’essere. |
| Concetto | La comprensione razionale della realtà come unità di universale, particolare e individuale. |
Essere, essenza e concetto
La logica dell’essere considera l’idea così come si mostra e si suddivide in qualità, quantità e misura. Con questa prima triade inizia il movimento logico della prima categoria, qualità, che si suddivide in essere, non-essere e divenire.
Il pensiero è movimento quindi è sempre presente il passaggio dall’essere al non-essere superati i quali si giunge nella sintesi ossia il divenire e questo è “qualcosa”, di determinato, che richiama poi a “qualcos’altro” all’infinito.
Questa ripetizione infinita non rappresenta però il “vero infinito” ma il “falso infinito” cioè l’infinito viene concepito dalla vecchia metafisica come “al di là” o “al di sopra” del finito ma in realtà è solo un continuo superamento dialettico del finito, il finito non ha in sé una realtà e quindi è ideale e non reale, perciò il suo destino è di farsi infinito.
La logica dell’essenza studia il pensiero che vuol vedere cosa c’è sotto la superficie dell’essere. Attraverso tre categorie: parvenza, fenomeno-apparenza e realtà in atto Hegel studia le tappe nelle quali il fondo dell’essere pare, ap-pare e si manifesta.
Per Hegel la vera identità è quella che include le differenze e pertanto riconducibile alla distinzione. Per quanto riguarda la contraddizione, considerata dalla vecchia logica una determinazione meno essenziale dell’identità, viene ora considerata da Hegel la più essenziale in quanto, di fronte all’immediatezza dell’identità, questa rappresenta la radice.
Solo l’infinito è incontraddittorio, è il perenne superamento della contraddizione del finito. L’ultima tappa è la logica del concetto nella quale si introduce cosa è la realtà, ed è il soggetto, e il suo perché.
Il concetto non è da intendere sul piano dell’intelletto, per cui è considerato semplice forma del pensiero, secondo cui quindi sarebbe qualcosa di vuoto, morto e astratto, ma è da intendere dal punto di vista della ragione, che lo considera invece principio di ogni vita e quindi qualcosa di concreto.
Il sistema hegeliano: Idea, Natura e Spirito
Nella Prefazione alla Fenomenologia dello Spirito Hegel afferma che la verità esiste soltanto nella completezza del sistema scientifico. Il vero è l'intero. Solo il complesso del sapere con la sua struttura e organizzazione completa può far emergere la verità dalla realtà.
Questo spinge Hegel a stendere tutto il suo sistema completo in una serie di opere tra loro collegate: la Scienza della logica, l’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio e i Lineamenti della filosofia del Diritto.
La Fenomenologia rappresenta un’introduzione all’intero sistema. In particolare troviamo una visione complessiva nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche che è suddivisa in Scienza della logica, Filosofia della Natura e Filosofia dello Spirito.
Secondo Hegel il principio di ogni cosa è da ricercarsi nella Ragione, o Idea, da cui tutto deriva mediante determinazioni, il mondo della natura e il mondo dello spirito; è questa Ragione che si attua nelle singole cose e perciò diviene il principio immanente di tutta la realtà.
L’Idea coincide quindi con la stessa esplicazione della Ragione nel suo attuarsi fino al livello più alto dell’autocoscienza. In pratica l’Idea si pone, si contrappone e si supera raggiungendo, con la sintesi, lo stesso punto di partenza, ma con una superiore armonia.
| Momento | Definizione | Disciplina |
|---|---|---|
| Idea | L’Idea in sé nella sua indeterminatezza, contenente in sé ogni realtà. | Scienza della logica |
| Natura | L’Idea fuori di sé, esteriorizzata nello spazio e nel tempo. | Filosofia della natura |
| Spirito | L’Idea che ritorna in sé e diviene consapevole di se stessa. | Filosofia dello spirito |
L’Idea in sé e per sé
L’idea in sé e per sé è il puro pensiero nel suo movimento dialettico eterno o intemporale, Dio prima della creazione del mondo. Lo sviluppo dialettico del puro pensiero è oggetto della Scienza della logica, nella quale Hegel propone una forma di metafisica che, a differenza di quella dogmatica, non parte dal presupposto della distinzione, ma da quello dell’unità fra pensiero e realtà.
Idea è l’Idea in sé nella sua indeterminatezza, contenente in sé ogni realtà rappresenta la pensabilità del reale ed è puro pensiero che per attuarsi deve esteriorizzarsi. L’Idea è oggetto della Logica.
L’Idea fuori di sé: la Natura
L’idea fuori di sé è la natura, come il negativo dialettico dell’Idea; nella natura l’Idea è alienata; la concezione hegeliana della natura è organicistica ed antimeccanicistica.
La natura è la realtà più radicalmente esterna ed estranea al pensiero stesso; tanto che è vista come “l’idea nella forma dell’essere altro”, “la negazione” dell’idea, “l’alienazione”. Considerata nell’idea essa è divina, ma il suo essere non corrisponde al concetto; perciò la sua caratteristica principale è di essere negazione, concependo la materia come un non ens.
La natura si è dimostrata come l’idea nella forma dell’essere altro. Poiché l’idea è per tal modo la negazione di se stessa, ossia è esterna a sé, la natura non è esterna solo relativamente, rispetto a quest’idea, e rispetto all’esistenza soggettiva di essa, lo spirito; ma l’esteriorità costituisce la determinazione, nella quale essa è come natura.
La Natura è l’Idea fuori di sé, è l’esteriorizzazione dell’Idea, che si distende nello spazio e nel tempo e si concretizza nei vari esseri. È in antitesi con l’Idea poiché essa è l’Idea che diviene altro da sé.
La struttura della filosofia della natura
La filosofia della natura si suddivide in meccanica, fisica e organica, rispettivamente tesi, antitesi e sintesi. La meccanica è la prima immediata determinazione della natura e rappresenta il dominio della materia nella sua dimensione esteriore.
La meccanica si basa su due forme: spazio e tempo. Il primo è il più immediato e meno significativo, viene negato dal tempo il quale è costituito dal passato, presente e futuro.
La sintesi di entrambi è il luogo, inteso come unità di spazio nell’unità di tempo; il perpetuarsi di entrambe le due astrazioni genera quindi il movimento.
La fisica rappresenta l’emergere dell’individualità e si divide dialetticamente in individualità universale, individualità particolare e individualità totale.
L’individualità universale rappresenta gli elementi della materia: corpi fisici liberi, elementi e processo elementare. L’individualità particolare rappresenta le qualità della materia: peso specifico, coesione, suono e calore.
L’individualità totale rappresenta le proprietà fisiche della materia ritenute forme particolari di una totalità corporea: figura, particolarizzazione del corpo individuale e processo chimico.
L’organica infine è l’analisi dell’essere come individualità soggettiva e si articola in natura geologica, natura vegetale e organismo animale. In questo processo emergono realtà sempre più organizzate e complesse.
Lo Spirito e il ritorno dell’Idea a se stessa
L’idea che ritorna a se stessa come Ragione che si fa Soggetto, cioè Ragione autocosciente che si sviluppa nella storia, è lo Spirito. Lo Spirito è definito nella Fenomenologia dello Spirito come l’indissolubile essenza e fondamento dell’agire di tutti e di ciascuno, che a sua volta si produce mediante l’agire di tutti e di ciascuno.
Esso è la Ragione come Soggetto, cioè mediazione di sé con il divenir altro da sé, ed è Ragione che sviluppa nella dialettica storica la propria autocoscienza. Lo Spirito è soggettivo, oggettivo ed assoluto.
Lo Spirito soggettivo
Lo Spirito soggettivo è lo Spirito in ogni singolo individuo. È lo spirito individuale, finito e limitato, come l’io empirico di Fichte.
L’antropologia considera l’individuo costituito di corpo ed anima e capace di conoscere e sentire. La fenomenologia considera l’individuo che giunge a riflettere su se stesso divenendo consapevole della propria universalità in quanto manifestazione della Ragione.
La psicologia considera l’individuo come soggetto che sa e vuole essere libero e che tende ad attuare questa libertà attraverso il conoscere e l’agire.
Lo Spirito oggettivo
Lo Spirito oggettivo è lo Spirito che si fa un mondo storico, cioè si manifesta nelle leggi, nelle istituzioni, nel costume o sostanza etica, ethos. Esso si articola dialetticamente nei momenti del diritto astratto, della moralità e dell’eticità.
Lo Spirito oggettivo è lo spirito individuale in relazione ad altri spiriti individuali, da cui deriva la vita comune che comporta limitazione della propria libertà. Il diritto è il complesso delle norme che regolano i rapporti tra gli individui assicurando ad ognuno la libertà entro i limiti in cui tale libertà non violi la libertà degli altri.
Il diritto astratto è il momento della libertà astratta, cioè esteriore. La moralità è il momento in cui la libertà si fa interiore: è rappresentata nella forma più chiara dal punto di vista kantiano, che afferma il primato dell’intenzione e la formalità dell’imperativo categorico.
L’eticità supera i limiti della moralità kantiana, pensando l’individuo come concretamente immerso nella sostanza etica, ethos, che lo pone in essere e nella quale ritrova i propri doveri, il senso del bene e del male e la libertà più alta e concreta.
| Momento dello Spirito oggettivo | Significato |
|---|---|
| Diritto astratto | Libertà esteriore e formalmente riconosciuta. |
| Moralità | Interiorizzazione della legge e centralità dell’intenzione. |
| Eticità | Libertà concreta vissuta nelle istituzioni e nella sostanza etica. |
Famiglia, società civile e Stato
L’eticità è costituita dai momenti dialettici della famiglia, della società civile e dello stato. La famiglia ha il compito educativo di introdurre il singolo nella sostanza etica.
La famiglia è costituita da vari elementi che sono legati spiritualmente da reciproco amore e si può considerare come l’individuo. La società civile è costituita da un insieme di famiglie distinte.
La società civile è concepita come sistema atomistico dei bisogni e delle necessità, della vita economica e della sua regolamentazione poliziesca, amministrativa e giuridica. Essa costituisce la collettività e si presenta quindi in forma antitetica alla famiglia, che rappresenta l’individualità.
Lo Stato è l’ethos consapevole di sé, espressione dei superiori interessi dello Spirito che si fa nella storia come Spirito dei singoli popoli. Lo Stato è la sintesi di Famiglia e Società, perché rappresenta la volontà universale che riassume e dà valore alle singole volontà individuali.
Nello Stato i singoli individui attuano la loro vera libertà, identificando i loro fini particolari con lo Spirito universale. Hegel ha una concezione etica dello stato, e rifiuta le concezioni contrattualistiche e liberali, che concepiscono lo Stato in funzione della difesa dei diritti dei cittadini.
Nessun popolo entra nella storia senza un’organizzazione statuale. La storia è fatta dagli Stati che organizzano in un insieme coeso ed unitario i popoli, nei quali lo Spirito universale si esprime concretamente come Spirito di un popolo.
Metafisica, popolo e storia
La storia del mondo è il tribunale di fronte al quale la forza è giudicata espressione della Ragione: nella storia prevale quel popolo che ha un più alto concetto dello Spirito e della libertà. La storia è cammino di libertà che va da oriente ad occidente.
Per Hegel la Storia è lo svolgimento di tutti gli Stati, in ciascuno dei quali si incarna la Ragione. Ognuno di essi lotta contro gli altri per mantenere la propria indipendenza; in tal modo la guerra è giustificata come mezzo di civiltà e di progresso.
Ogni conflitto di popoli si conclude con la vittoria del più forte, ossia di quello che meglio incarna la Ragione e che sarà destinato a divenire popolo guida.
Il riferimento alla metafisica, tuttavia, non coincide semplicemente con il possesso di una dottrina ufficiale o con l’adesione formale a una religione. Indica piuttosto la capacità di una comunità di riconoscere un principio universale nel quale il singolo possa comprendere se stesso, la propria libertà e il proprio rapporto con gli altri.
Lo Spirito assoluto: arte, religione e filosofia
Lo Spirito assoluto è la dimensione autocosciente dello Spirito, costituita dai vertici della cultura umana: l’arte, la religione e la filosofia.
Lo Spirito assoluto è lo Spirito infinito e libero che riassume in sé ogni realtà concreta. In esso soggettivo e oggettivo si riuniscono consapevolmente assumendo la legge universale come principio del proprio operare nella libertà.
| Forma dello Spirito assoluto | Modo di conoscenza |
|---|---|
| Arte | Lo Spirito si intuisce nella forma sensibile. |
| Religione | Lo Spirito si rappresenta attraverso immagini e dogmi. |
| Filosofia | Lo Spirito si coglie nell’elemento del concetto. |
L’arte
L’arte è la prima ed aurorale forma di autoconoscenza dello Spirito, che in essa si intuisce. Lo Spirito assoluto si rende visibile nel finito, rappresentandosi e contemplandosi in una forma particolare e sensibile.
Il sentimento che si inebria delle bellezze del mondo è una delle colonne poste all’ingresso del tempio. Attraverso la forma artistica il divino può mostrarsi nell’esperienza sensibile e trasformare l’ambiente umano in un’espressione ordinata e significativa.
Perché attraverso le sensazioni il divino si rivela. I capelli sciolti di una ragazza, il profumo della rosa, il preludio al Parsifal di Wagner svelano la forza divina che ad ogni istante crea il mondo.
Bisogna educare la sensazione, con una opportuna disciplina. Il materialismo occidentale distrugge la capacità dei sensi di percepire il divino, cosí come il rumore delle discoteche distrugge i timpani, e lubriacatura impedisce di distinguere i sapori.
La religione
La religione è la seconda forma di autoconoscenza dello Spirito, che in essa si rappresenta. La forma più alta di religione è quella cristiano-luterana: i suoi dogmi sono una rappresentazione dell’Assoluto nel suo divenire dialettico.
Secondo Hegel la religione assoluta è il cristianesimo, perché nella Trinità si ritrovano i tre momenti dialettici dell’Idea: l’Idea in sé, Dio; l’Idea fuori di sé, Cristo; l’Idea che ritorna in sé, Spirito Santo.
La religione dà forma rappresentativa a ciò che la filosofia esprime concettualmente. Essa conserva quindi un rapporto essenziale con il tempio, con l’altare e con la comunità, perché rende visibile e condivisibile il fondamento spirituale della vita collettiva.
La filosofia
La filosofia è la più compiuta ed adeguata forma di autoconoscenza dello Spirito, che in essa si coglie nell’elemento del concetto, che è l’elemento del vero.
La filosofia è conoscenza scientifica della verità come risultato e come intero, sophìa, è il proprio tempo appreso mediante concetti e, come la nottola di Minerva, spicca il volo solo sul far del tramonto.
La filosofia non esprime un dover essere che non è, ma l’immanente razionalità del presente storico, nel quale il dover essere coincide con l’essere. La storia della filosofia riproduce nel tempo lo sviluppo dialettico eterno del pensiero esposto nella Logica.
Vengono superati i due momenti astratti dell’arte e della religione. In questa sintesi lo Spirito Assoluto non si contempla in forme sensibili, né si rivela a se stesso mediante rappresentazioni, ma prende coscienza di sé come Ragione universale e si pensa come Pensiero logico e dialettico, libero da ogni limitazione.
L’altare cristiano come immagine metafisica
La metafora dell’altare può essere approfondita anche attraverso la struttura dell’altare cristiano, nel quale convergono mensa, ara e croce. Per comprendere in profondità la natura e la funzione dell’altare nella liturgia cattolica è indispensabile una adeguata indagine storica sulla sua origine e sul suo coerente sviluppo.
Essa tuttavia non basterà. Infatti, si potranno capire le successive scelte storiche in ordine all’altare approfondendo la teologia sottesa, in base alla quale l’altare assunse forme e arredi consoni alla visione teologica che si voleva trasmettere.
Mensa, ara e croce
È normale che venga individuata l’origine dell’altare cristiano nella mensa del cenacolo, sulla quale nostro Signore istituì il Sacrificio eucaristico e il Convivio sacro del suo Corpo e del suo Sangue. Veramente la mensa dell’ultima cena è il referente originario e originante dell’unico e definitivo Sacrificio del Nuovo Testamento.
La cena pasquale ebraica era dunque una cena sacrificale, un banchetto mediante il quale si partecipava della vittima sacrificale. Ed ecco che mensa ed ara si trovano intimamente unite, geneticamente e indissolubilmente interiori l’una all’altra.
Nel cenacolo però il Signore opera la novità e crea la realtà di quello che fino ad ora era figurato nelle antiche profezie e nel sacrificio dell’agnello. Egli immola incruentamente se stesso nel contesto ancora visibile del segno profetico dell’agnello, che come ombra sta ormai per scomparire e cedere il posto alla realtà, Cristo Gesù, col suo Corpo e il suo Sangue immolati nelle specie sacramentali del pane e del vino.
Egli, infatti, anticipa sacramentalmente sulla mensa della cena e nella forma del convito il sacrificio cruento che avrebbe offerto di lì a poco sull’altare della Croce. La Croce, quindi entra nel cenacolo si pianta sulla sua mensa e, mentre l’antica ara del tempio si ritira, avendo assolto la sua funzione profetica, si erge ormai sovrana quale sostanza interiore di ciò che si compie nell’ultima cena.
Mensa, Ara e Croce, ecco i tre simboli interiori e indissolubili del mistero grande che si compie nell’istante consacratorio quando il Signore, pronunziando le parole divine, “Questo è il mio Corpo… Questo è il mio Sangue…”, istituisce il Sacrificio perenne, senza più tramonto.
Le tre figure di riferimento, mensa, ara e croce, prima ancora di trovare espressione fisica nell’altare cristiano sono presenti nella sostanza stessa dell’atto sacrificale di Cristo e costituiscono, ancor prima di trovare la loro traduzione materiale nella liturgia, la forma interiore dell’atto sacrificale del Signore.
L’altare elevato
L’altare sta in alto e se non eleva perde la sua natura più vera. Si può in tal modo affermare una semplice regola: all’altare si ascende come al battistero si discende.
Nell’offerta del sacrificio si cerca il rapporto con Dio, ci si eleva a lui e tutta la ritualità porta a proiettarsi verso il cielo, lì dove l’intuito religioso universale contempla il trono di Dio.
Possiamo allora individuare nella struttura interiore, metafisica, dell’altare due movimenti profondamente correlati e concordi nell’esprimere la direzione ascendente. L’altare sale verso la Maestà divina e segue le volute dell’incenso che ascendono in sacrificio di soave odore.
Esso guarda certamente il popolo, ma non per muoversi verso di esso, quanto per attrarlo nella sua ascesa cultuale. Per questo l’altare assumerà una posizione otticamente centrale, ben visibile da tutta l’assemblea liturgica, per poter trainare dolcemente il popolo di Dio nel movimento ascendente dell’oblazione sacrificale.
Il moto esattamente inverso, invece, si produce per la mensa. Essa deve discendere e rivolgersi fisicamente il più possibile verso i fedeli. Essa, infatti, porge la vittima immolata quale cibo e bevanda di salvezza.
Questo duplice ruolo di altare che ascende e attrae e di mensa che discende e si avvicina ai fedeli si esplica nella liturgia eucaristica che distingue la prece consacratoria in cui si compie il sacrificio, dai riti di comunione in cui la vittima immolata è data in cibo ai commensali.

Le forme storiche dell’altare
La storia dell’altare cristiano è molto varia e manifesta la ricchezza insondabile del mistero della nostra fede. Ogni epoca presenta caratteristiche proprie e si esprime con genialità, secondo le diverse sottolineature e sensibilità teologiche dell’identico dogma della fede.
Possiamo catalogare quattro fasi nello sviluppo dell’altare: l’altare antico, medioevale, barocco e attuale.
L’altare antico con il ciborio
Il ciborio conferisce all’altare antico una dignità speciale senza intaccarne la struttura, ma circondandola di venerazione e di solennità. Mediante il ciborio la piccola massa dell’altare si impone nello spazio vasto e solenne della basilica e ne è assicurata la sua centralità.
Le sue colonne rimandano all’immagine biblica della “Sapienza che si è costruita la casa e ha intagliato le sue sette colonne… ha preparato il vino e ha imbandito la tavola” e la loro staticità afferma la solidità del mistero dell’Incarnazione.
La sua copertura ispira anche l’epiclesi visiva dello Spirito Santo, che è invocazione sempre presente nel divin Sacrificio e la sua cupola apre sull’orizzonte celeste e sovrasta quell’altare sul quale veramente, in mysterio, il cielo discende sulla terra.
L’altare medievale con il dorsale
L’erezione del dorsale che si sviluppa dall’epoca gotica fino ai nostri giorni dimostra visivamente la necessità di descrivere con il genio dell’arte le dimensioni del mistero che sull’altare si compie.
Sia gli eventi della vita del Signore, come quelli della Madonna e dei Santi, non sono che aspetti parziali e applicazioni particolari dell’unico sacrificio di Cristo, che viene attuato sacramentalmente nella celebrazione.
La varietà dei temi descritti nelle pale degli altari e nelle monumentali strutture dorsali che si sviluppano e salgono dalla mensa dell’altare sono la proclamazione visiva dei mirabili e molteplici frutti dell’unico Sacrificio di Cristo.
Ciò che l’occidente ha espresso col dorsale dell’altare, l’oriente lo esprime con l’iconostasi. Mentre il primo mostra al popolo le meraviglie della grazia sovrastando il sacerdote nell’atto di compiere il divin sacrificio, l’iconostasi orientale comunica al popolo lo splendore dei misteri e dei santi velando il sacerdote che celebra la divina liturgia.
L’altare barocco con il tabernacolo
L’altare barocco con il tabernacolo sviluppa ulteriormente la dimensione della presenza eucaristica e concentra nell’architettura dell’altare la relazione tra sacrificio, adorazione e dimora del sacro.
La struttura monumentale dell’altare non è quindi un semplice ornamento, ma l’espressione visibile di una concezione teologica nella quale mensa, ara, croce e tabernacolo convergono in un unico centro liturgico.
L’altare attuale
Gli altari postconciliari, invece, sembrano aver abbandonato il loro moto saliente in favore di una totale riduzione al loro ruolo di mensa. In tal modo essi non sono più in alto, ma in piano e fisicamente il più possibile prossimi all’assemblea.
Il moto discendente e rivolto al popolo proprio della mensa è diventato esclusivo e totalizzante. Certamente il Sacificio si compie, ma la nuova configurazione dell’altare non lo esprime più come prima avendo rinunciato a modellare in se stesso le caratteristiche classiche che sono proprie dell’ara sacrificale.
Questa osservazione ripropone una domanda sul rapporto tra forma rituale e contenuto metafisico: la disposizione dello spazio liturgico comunica ciò che la comunità crede, oppure rischia di ridurre il significato del sacrificio a quello del solo convito?
Metafisica, arte moderna e presenza dell’enigma
Il termine metafisica non indica necessariamente una realtà posta “oltre” il mondo fisico. Per Giorgio de Chirico, la dimensione metafisica può trovarsi «anzitutto […] nell’oggetto stesso», rivelandone il carattere enigmatico e misterioso.
La parola chiave è «enigma»: nucleo generativo di quella stagione artistica che, com’è noto, de Chirico inaugura a Firenze nell’autunno del 1910 con opere come L’enigma di un pomeriggio d’autunno e L’enigma dell’oracolo.
Prima della Metafisica vi sono la Grecia, con il suo patrimonio mitico e mediterraneo, e Monaco di Baviera, dove l’artista incontra Böcklin, Klinger e soprattutto Schopenhauer e Nietzsche, maturando la convinzione che dietro l’apparenza delle cose si celi una dimensione più profonda e sfuggente.
La Metafisica nasce così convenzionalmente nel 1910, trova poi a Parigi, anche grazie all’attenzione di Guillaume Apollinaire, la propria consacrazione internazionale e approda solo successivamente a Ferrara, quando il suo linguaggio aveva già raggiunto una piena maturità espressiva.
Le piazze deserte, le prospettive sospese, i simulacri e le apparizioni enigmatiche che popolano la sua pittura nascono infatti dalla convinzione che dietro la superficie delle cose si nasconda una realtà ulteriore, immanente e non trascendente, irriducibile alla logica e all’esperienza ordinaria.
La metafisica artistica non coincide quindi con la semplice fuga dal mondo sensibile. Al contrario, essa consiste nel guardare gli oggetti, gli spazi e le forme fino a percepire in essi una profondità che l’esperienza quotidiana normalmente lascia nascosta.

Origine e trasformazione delle forme metafisiche
La grande operazione milanese costruisce una sorta di atlante delle sopravvivenze metafisiche. Non racconta tanto la nascita della Metafisica quanto la sua lunga fortuna, privilegiando trasformazioni, derivazioni e permanenze rispetto alla ricerca di un’origine univoca.
Le immagini nascono da una lenta sedimentazione di esperienze, letture e visioni che, nel tempo, acquistano contorni sempre più nitidi senza mai rivelarsi del tutto, nemmeno agli occhi del loro creatore.
La narrazione prende avvio dalla stagione ferrarese di de Chirico, con opere datate dal 1916 in avanti, mentre il periodo fondativo compreso tra il 1910 e il 1915 resta evocato sullo sfondo come un’eco mitologica.
I successivi accostamenti mostrano con efficacia quanto l’immaginario inaugurato da de Chirico e le molteplici declinazioni assunte dal linguaggio metafisico abbiano inciso sull’arte del Novecento e del XXI secolo, influenzando generazioni di artisti fino alla contemporaneità: dalla pittura all’arte concettuale, dal teatro al cinema, dalla fotografia al design, passando per la moda, graphic novel, architettura fino alla Neometafisica.
Più che ricostruire un’origine, il percorso espositivo segue infatti le riemersioni, le migrazioni e le metamorfosi di un immaginario che attraversa il Novecento e giunge fino al presente.
In questa prospettiva, Metafisica/Metafisiche mostra come immagini e motivi metafisici abbiano continuato a riemergere, migrare e ridefinirsi nel corso del tempo.
Metafisica e identità collettiva
Dire che un popolo ha bisogno della metafisica non significa sostenere che debba possedere una sola interpretazione del mondo. Significa riconoscere che ogni comunità vive secondo immagini dell’uomo, della natura, della libertà, del bene, della verità e della storia, anche quando non le formula esplicitamente.
Quando tali immagini restano inconsapevoli, il popolo continua comunque ad agire sulla base di esse, ma rischia di subirle in modo passivo e contraddittorio. La metafisica rende invece espliciti i principi impliciti nelle istituzioni, nella scienza, nell’arte, nella religione e nella politica.
Arte, Religione e Filosofia non possono esistere come forme di coscienza assoluta senza le istituzioni che le rendono possibili, Famiglia, Società e Stato. Esse infatti permettono di dare verità all’Eticità eliminando dalla sfera della soggettività la pretesa di universalità.
L’attuazione della propria libertà non è quindi da ricercare nell’individuo, ma nella collettività che si rapporta all’individuo.
Il significato attuale dell’espressione
Nel suo significato più ampio, l’espressione indica che una società può funzionare tecnicamente senza interrogarsi sul proprio fondamento, ma difficilmente può possedere una direzione storica consapevole. Il tempio senza altare conserva una struttura, ma perde il luogo della presenza e del sacrificio; il popolo senza metafisica conserva organizzazioni e strumenti, ma rischia di perdere il senso del proprio essere.
La metafisica permette di collegare ciò che altrimenti rimarrebbe separato: il particolare e l’universale, l’individuo e la comunità, la natura e lo spirito, la libertà e la legge, il sapere e la bellezza, la storia e il suo significato.
Il sistema di Hegel viene chiamato Idealismo logico perché è una dottrina secondo la quale tutta la realtà è pensiero, ossia Ragione. Infatti la Ragione si determina in tutti gli esseri viventi finiti manifestandosi come mondo materiale, vegetale e animale: perciò la Ragione è principio immanente del reale.
Con la Filosofia, la sintesi dello Spirito Assoluto, la Ragione acquista piena coscienza di sé e quindi della sua storia attuata mediante lo sviluppo dialettico. Tale processo dialettico, che si è manifestato nel corso dei secoli attraverso vari sistemi filosofici, è quindi la storia della filosofia.
In questo senso, l’altare della metafora non è soltanto un oggetto posto al centro di un edificio: è il simbolo del principio che unifica la vita di un popolo e le conferisce una direzione spirituale, razionale e storica.