La statua dell’Arcangelo Michele che domina la terrazza di Castel Sant’Angelo raffigura il santo con le ali spiegate nell’atto di rinfoderare la spada, gesto interpretato come il segno della fine della peste che colpì Roma nel 590 d.C. L’opera attuale è una grande scultura in bronzo realizzata da Peter Anton von Verschaffelt e inaugurata solennemente il 28 giugno 1752.
Il significato della statua è quindi duplice: da una parte richiama la visione miracolosa attribuita a papa Gregorio I, dall’altra rappresenta la protezione divina sulla città e la trasformazione del mausoleo dell’imperatore Adriano in un simbolo cristiano, militare e papale di Roma.

L’aspetto e il significato dell’opera
Statua colossale raffigurante l'Arcangelo Michele con le ali spiegate in a tto di rinfoderare la spada. Indossa un'armatura dal gonnellino mosso dal vento e poggia i piedi su delle nuvole. L’Arcangelo Michele è raffigurato a grandi passi, con la gamba sinistra posta davanti alla destra leggermente piegata.
La mano destra, sollevata, ha estratto la spada dal fodero impugnato dalla sinistra. La testa, incorniciata da fluenti capelli, è leggermente inclinata in avanti. Gli occhi sono rivolti verso il basso. Le ali sono distese ai lati.
Il corpo è coperto da una corazza di cuoio a maniche corte, nello stile dell’armatura dei soldati romani. Il busto e la parte inferiore delle gambe sono avvolti in stivali allacciati a metà polpaccio. Un pesante mantello, svolazzante al vento, gli scende lungo la schiena fino a terra.
Il gesto di rinfoderare la spada è il centro simbolico della composizione. L’arma non viene mostrata come strumento di attacco, ma come segno della cessazione della minaccia e del ritorno alla pace. L’Arcangelo appare così come difensore di Roma, guardiano della fortezza e manifestazione dell’autorità celeste.
Il suo carattere protettivo si collega alla storia stessa di Castel Sant’Angelo, che nel corso dei secoli fu mausoleo, fortificazione, rifugio dei pontefici, prigione e infine museo. La statua rende visibile questa continuità, perché sovrasta un edificio che ha assunto funzioni diverse senza perdere il suo ruolo di punto strategico e simbolico della città.
La visione del 590 e la nascita del nome Castel Sant’Angelo
Roma durante la peste
Le origini della statua dell'Arcangelo Michele a Castel Sant'Angelo risalgono a un momento di disperazione nel 590 d.C. Roma era in preda a una piaga devastante e la paura attanagliava i cuori dei suoi cittadini.
Le acque stagnanti, le carcasse degli animali, i morti tra la popolazione, gli scarichi di ritorno dalla Cloaca Maxima, diedero origine ad una terribile pestilenza, che già seminava vittime in Egitto dal 542, per poi raggiungere l’Europa; la peste - che i latini chiamavano Iues inguinaria - decimò la popolazione.
Il 7 febbraio del 590 perirà, tra le numerose vittime, il Papa romano Pelagio II. Occorreva quindi far presto per intervenire sul dramma che la città stava vivendo.
Fu così scelto all’unanimità, con approvazione popolare, il pio Gregorio, che già si distinse al servizio di Pelagio. Un umile monaco votato ad una vita di clausura, preghiera e sofferenze autoinflitte; dormiva su un letto e cuscino in pietra.
La processione penitenziale
Il 29 agosto in S. Sabina, sull’Aventino, Gregorio si rivolse ai fedeli richiamandoli alla penitenza per chiedere aiuto a Dio. Si decise così di organizzare una grande processione “Septiformis laetania” che sarebbe durata tre giorni, con la partecipazione del clero e del popolo.
La processione prevedeva soste di preghiera davanti a 7 chiese, partendo da Santi Cosma e Damiano per terminare ai Santi Giovanni e Paolo, con il ricongiungimento finale per un ultimo canto e preghiera a Santa Maria Maggiore.
La processione fu ordinata dividendo il popolo per età e condizione sociale in sette gruppi, ognuno dei quali doveva riunirsi in una chiesa diversa e di lì recarsi in processione fino a Santa Maria Maggiore.
La moria seguiva i pellegrini; nel mezzo della processione uomini cadevano morti al suolo, ma una visione soprannaturale conchiuse consolatrice le litane e il morbo.
L’apparizione dell’Arcangelo
Gregorio, alla testa della processione, attraversava il ponte per raggiungere San Pietro, quando una visone celeste si presentò agli occhi del popolo. Proprio sopra la mole Adriana, scese l’arcangelo Michele e davanti agli occhi attoniti dei fedeli, rinfoderò la sua grande e temibile spada, la pestilenza era finita.
Secondo la leggenda, mentre la processione si avvicinava al mausoleo dell'imperatore Adriano - quello che oggi conosciamo come Castel Sant'Angelo - il Papa guardò verso il cielo e ebbe una visione miracolosa. L'Arcangelo Michele apparve sopra la fortezza, sguainando solennemente la sua spada.
Questa potente immagine fu interpretata come un segno del cielo: la piaga stava per finire. Il gesto venne interpretato come il segno che la peste stava finendo.
Il nome Castel Santangelo ebbe origine nel 590 d.C. quando Roma fu devastata da una pestilenza. Secondo la leggenda, papa Gregorio I organizzò una processione per pregare per il perdono nella speranza di porre fine alla peste.
Terminata la peste, papa Gregorio, in segno di gratitudine, fece erigere sulla sommità del monumento una chiesa dedicata a San Michele. Questo superbo evento comportò che il mausoleo di Adriano prese il nome di Castel Sant’Angelo.
Il riconoscimento religioso e la memoria della visione
Circa venti anni dopo l’evento miracoloso, Bonifacio IV fece erigere sulla terrazza del mausoleo una piccola chiesa, che trovandosi così in alto fu chiamata “S. Angelo inter nubes” o “inter coelos“.
Si ha notizia di questa chiesa da un documento di Agapito II (952) dove è chiamata “una chiesa denominata Sant’Angelo de Agosto”, posizionata sulla sommità della mole. Nell’VIII sec. sarà eretta sulla sua sommità la cappella dedicata a S. Michele.
La Chiesa Cattolica ha riconosciuto ufficialmente l’apparizione considerandolo un fatto realmente accaduto e celebrandolo come testimonianza della protezione di San Michele sulla città di Roma.
Il suo culto entrerà definitivamente nella tradizione popolare e liturgica, a lui si invocherà aiuto nei momenti di pericolo e malattia. Nei Musei Capitolini è conservata una pietra circolare con impronte di piedi che, secondo una leggenda medioevale, appartengono all’Arcangelo Michele, immortalate quando scese sul mausoleo per annunziare la fine della peste.
Un’altra leggenda attribuisce la fine della peste all’immagine della Vergine che il Papa fece portare in processione. Le diverse tradizioni mostrano come l’evento sia stato tramandato attraverso racconti religiosi e popolari, mantenendo comunque centrale l’immagine dell’angelo che rinfodera la spada.
Dal mausoleo di Adriano alla fortezza papale
La storia di Castel Sant'Angelo risale al 2nd secolo dC quando Adriano fece costruire questo monumento come a mausoleo per sé e per i suoi familiari. Castel Sant'Angelo fu completata nel 139 dC, un anno dopo la morte di Adriano.
Le sue spoglie vi furono sepolte da Antonino Pio. Divenne poi luogo di riposo per diversi imperatori romani e per i loro familiari e l’ultimo ad esservi sepolto fu Caracalla.
Originariamente era costituito da un enorme cilindro rivestito di tufo e marmo, al centro del quale si innalzava un cilindro più piccolo, completamente rivestito di travertino.
Al di sopra era posto un tumulo di terra alberato circondato da numerose sculture e sormontato infine da una quadriga in bronzo guidata dall’imperatore Adriano raffigurato nei panni del dio Sole.
Il primo cambiamento avvenne nel 403 d.C. quando perse completamente la sua funzione originaria. L’imperatore Onorio ne fece parte delle mura aureliane e da mausoleo fu trasformato in edificio adibito a scopi difensivi.
Nel 271 a.C. per opera dell'imperatore Aureliano avvenne la trasformazione in castello con l'aggiunta di una cinta muraria dalla quale si apriva la Porta di S. Pietro che permetteva il collegamento con la tomba dell'apostolo.
Nell' XI secolo venne aggiunta la torre e quando nel 1277 passò sotto la proprietà del Vaticano, la fortezza divenne presidio inespugnabile della Chiesa con la conseguente aggiunta degli appartamenti pontifici.
Durante il medioevo diverse famiglie aristocratiche contesero la proprietà di Castel Sant'Angelo fino a quando nel 1365 fu trasferito alla chiesa. Da allora, per la sicurezza che il monumento offriva, iniziò ad essere utilizzato dal Vaticano per vari scopi.
Per vari periodi ha agito come residenza pontificia, sede della Santa Sede, rifugio dei papi nei momenti di pericolo, luogo sicuro per l’Archivio e il Tesoro Vaticano e persino carcere.
Il Passetto di Borgo e la funzione protettiva del castello
Nel 1277 venne realizzato da Papa Niccolò III il cosiddetto “passetto di Borgo”, per i romani “il corridore”, un passaggio sopraelevato di 800 metri che univa le mura vaticane al castello, offrendo così una rapida e sicura via di fuga.
Tra le curiosità più affascinanti di Castel Sant’Angelo c’è il Passetto di Borgo, un corridoio sopraelevato lungo circa 800 metri che collega la fortezza direttamente al Vaticano.
Costruito nel 1277 per volere di Papa Niccolò III, il passetto era una via di fuga segreta pensata per mettere in salvo i pontefici in caso di assedio o pericolo.
Nel 1494, Papa Alessandro VI lo utilizzò per sfuggire all’invasione di Carlo VIII di Francia. Nel 1527, durante il terribile Sacco di Roma, fu Papa Clemente VII a salvarsi rifugiandosi nel Castello attraverso questo passaggio.
Il passetto, noto anche nel dialetto romanesco come “er Corridore”, non era solo un semplice camminamento, ma una vera struttura fortificata, dotata di torri di avvistamento e punti di difesa.
La funzione del passaggio aiuta a comprendere anche il significato dell’Arcangelo Michele: la statua non indica soltanto una protezione spirituale, ma sovrasta una fortezza realmente destinata a difendere il papato e la città.

Le statue precedenti dell’Arcangelo Michele
La statua che oggi vediamo in cima al Castel Sant’Angelo non è la stessa che vi fu posta in origine. Nel corso dei secoli, infatti, si sono succedute ben sei versioni diverse dell’Arcangelo Michele, ognuna con la sua storia fatta di distruzioni, incendi e sostituzioni.
Dalla fine dell'XI secolo la statua si è sempre trovata sul terrazzo, come simbolo imperituro del Castello, essendo stata sostituita per sei volte. San Michele non vuole lasciare Roma, la sua presenza, eterea o materiale; questa sottoposta alle dure prove della natura e dell’uomo, da oltre 1400 anni è ancora lì.
| Versione | Materiale e vicenda |
|---|---|
| Prima statua | Era di legno e finì per deterioramento. |
| Seconda statua | Era di marmo e andò distrutta durante un assalto al castello. |
| Terza statua | Fu realizzata in marmo con le ali di bronzo e venne distrutta da un fulmine nel 1497. |
| Quarta statua | Era in bronzo dorato e nel 1527 fu fusa per realizzare cannoni. |
| Quinta statua | Fu realizzata da Raffaello da Montelupo in marmo con le ali di bronzo e rimase sulla terrazza fino al 1752. |
| Sesta statua | È l’attuale colosso in bronzo di Peter Anton von Verschaffelt, inaugurato nel 1752. |
La statua lignea
Il primo angelo fu eretto da Nicola III durante le celebrazioni della processione penitenziale, era di legno e finì per deterioramento. La prima statua, realizzata in legno, fu rapidamente rovinata dagli agenti atmosferici fino a sgretolarsi del tutto.
La statua marmorea distrutta nell’assedio
Il secondo, di marmo, andò distrutto durante un assalto al castello. Nell’aprile 1379 era presente nel Castello una la guarnigione francese sotto il comando di Clemente VII, quando fu costretta alla ritirata dai romani in rivolta.
L’assalto causò la distruzione di alcuni rivestimenti marmorei e parti delle strutture superiori, tra queste l’angelo di marmo che lo sormontava.
La statua con ali di bronzo e il fulmine del 1497
Il terzo sarà realizzato dopo un’attesa di oltre settant’anni, in marmo con le ali di bronzo e fu commissionato all’artigiano Jacomo da l’Aquila nel 1453 per volere di Papa Niccolò V.
Questo angelo saltò in aria nell’ottobre del 1497 a causa di un fulmine abbattutosi sul castello. L’esplosione fece scoppiare la polveriera con tutta la torre.
La distruzione della statua fu descritta dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt: una folgore bruciò la torre superiore e principale di Castel Sant’Angelo, facendo esplodere le polveri e scagliando a grande distanza la parte superiore della torre, le mura e il grande angelo marmoreo.
Il bronzo dorato trasformato in cannoni
Nel 1497 si decise allora per una statua in bronzo dorato. Ma neppure quella ebbe vita lunga: nel 1527, durante il Sacco di Roma, fu fusa per realizzare cannoni, indispensabili per difendere la città.
Il quarto, in bronzo dorato, nel 1527, anno del sacco di Roma, sarà destinato, per cattiva sorte, ad essere fuso per farne cannoni.
La vicenda dimostra quanto il destino delle statue fosse legato alla storia politica e militare di Roma. L’immagine dell’angelo doveva proteggere la città, ma il suo stesso materiale fu sacrificato per la difesa della fortezza.
La statua di Raffaello da Montelupo
Seguì un’altra statua in marmo con ali di bronzo, che rimase sulla terrazza per quasi due secoli, fino a quando, ormai deteriorata, fu rimossa nel 1747.
Il quinto avrà luce nel 1544 ad opera di Raffaello da Montelupo, su commissione di Paolo III Farnese. Realizzato in marmo con le ali di bronzo, resistette fino al 1752, quando fu smontato perché rovinato dalla progressiva usura del tempo.
La statua che vedi all’ingresso del cortile del castello è una delle versioni precedenti, conservata come testimonianza delle tante trasformazioni che l’angelo ha vissuto nei secoli.
La realizzazione della statua attuale
Peter Anton von Verschaffelt
Nel 1746 lo scultore fiammingo Peter Anton von Verschaffelt ricevette l’incarico che lo avrebbe legato eternamente alla storia di Roma.
Nato a Gand nel 1710, Peter Anton von Verschaffelt esprime una precoce personalità indipendente di inesauribili energie creative. A Parigi affinerà le sue tecniche scultoree in atelier di prestigio, mentre a Roma, giunto a proprie spese nel 1736, farà parte dell’atelier dello scultore Michelange Slodtz.
Sempre a Roma realizzerà numerose opere, statue, ritratti in marmo e i suoi noti putti raffiguranti piccoli angeli. Il Verschaffelt aveva intanto lasciato Roma per Londra nel 1751, probabilmente a causa della perdita di protezione da parte del Segretario di Stato, il cardinale Silvio Valenti Gonzaga.
Poté quindi vedere l’opera compiuta solo in occasione di un breve soggiorno romano avvenuto nel 1753.
L’incarico di Benedetto XIV
Nel 1746 il Verschaffelt ricevette un pagamento per il modello in gesso, destinato ad essere riprodotto in pittura a grandezza naturale, su cartone, da Antonio Bicchierai, al fine di realizzare un modello in legno da collocare provvisoriamente alla sommità del castello.
Lo scultore vinse il concorso promosso da Papa Benedetto XIV Prospero Lambertini per realizzare una nuova statua dell’angelo del Castello in vista del prossimo Giubileo del 1750, ricevendo l’incarico ufficiale nel 1748.
Da questo modello, Antonio Bicchierai eseguirà una pittura a grandezza naturale su cartone che sarà utilizzato per il successivo modello in legno. Una volta approvato il progetto, l’architetto Nicola Michetti fu chiamato a realizzare il basamento in travertino.
La fusione in bronzo
I lavori di fonditura vennero effettuati da Francesco Giardoni, fonditore camerale, a partire dal 1750, nel laboratorio del Belvedere in Vaticano.
La statua venne realizzata assemblando 35 pezzi diversi, a cui vanno aggiunti la spada di ferro e due pannelli in rame apribili apposti sulla schiena per le ricognizioni interne.
La fusione del bronzo sarà affidata a Francesco Giardoni, che iniziò i lavori nel 1750 nel laboratorio del Belvedere in Vaticano. La statua fu assemblata unendo ben trentacinque pezzi diversi, con l’aggiunta della spada in ferro e due pannelli in rame apribili sulla schiena per le ricognizioni interne.
La complessa costruzione per parti consentì di ottenere una scultura di grandi dimensioni, alleggerita internamente e controllabile attraverso le aperture collocate sulla schiena.
L’inaugurazione del 1752
La scultura venne solennemente inaugurata il 28 giugno 1752 da papa Benedetto XIV. La grande statua di circa 5 metri di altezza, un colosso, sarà inaugurata e consacrata con grande pompa il 28 giugno 1752, vigilia della festa dei Santi Pietro e Paolo, alla presenza di Benedetto XIV.
I nomi degli artefici dell’opera sono indicati in una memoria cartacea reperita durante i restauri del 1982 all’interno di una teca in piombo riposta nel basamento e recante la data 30 maggio 1752.
Il progetto sostituiva l’Angelo in marmo di Raffaello da Montelupo che nel 1447 trovò posto in una nuova nicchia in cima alla scala a cordonata del castello.
Oggi, l’angelo domina Roma dall’alto del castello, con la spada rinfoderata, come a ricordare la leggenda dell’apparizione miracolosa.

Materiali, tecnica e conservazione
L’opera è una statua in bronzo realizzata mediante fusione e attribuita a Peter Anton von Verschaffelt. È conservata presso il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, all’interno del complesso monumentale situato a Roma.
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Oggetto | Statua |
| Materia e tecnica | Bronzo, fusione |
| Attribuzione | Peter Anton von Verschaffelt, 1710-1793 |
| Luogo di conservazione | Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo |
| Localizzazione | Castel Sant’Angelo, Roma |
| Proprietà | Stato |
| Ente competente per la tutela | Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma |
Durante i restauri del 1982 l’armatura in ferro della scultura, composta da tre barre verticali interne e due orizzontali esterne, venne sostituita da una nuova in acciaio inossidabile, e l’originale è stata trasferita all’interno del Castello.
La statua attuale è stata restaurata tra il 1983 e il 1986. Gli interventi hanno permesso di conservare la struttura e di garantire la stabilità del grande bronzo collocato sulla sommità della fortezza.
Il significato storico e religioso dell’Arcangelo
La visione dell’Arcangelo Michele ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva di Roma. Castel Sant’Angelo rimase per sempre legato alla presenza protettiva dell’Arcangelo e nel corso dei secoli furono erette diverse statue in cima alla fortezza per onorare questo momento divino.
Queste prime versioni, realizzate con materiali diversi, tra cui legno e marmo, sono andate gradualmente perdute a causa del tempo, delle intemperie e della guerra. Eppure il simbolismo è durato nel tempo, ispirando generazioni e rafforzando il ruolo di Castel Sant’Angelo come roccaforte militare e faro spirituale di speranza.
Gregorio riuscì a trasformare questo miracolo come segno di potenza divina, trasformando il pagano mausoleo imperiale in simbolo perenne della benevolenza angelica su Roma.
Il cristianesimo era in grado di intervenire sulle forze malvagie che imperversavano da lungo tempo, in un’epoca abbandonata a se stessa dove politica e religiosità erano ai minimi storici. Gregorio riuscì in un’operazione di straordinario trasporto spirituale, affermando il potere papale come baluardo difensivo sulla popolazione.
Il prestigio del papato era nuovamente riconosciuto. La statua dell’Arcangelo, posta in alto e visibile da lontano, rese permanente questa lettura della storia di Roma.
La statua e il rapporto con Castel Sant’Angelo
Castel Sant’Angelo non è soltanto uno dei monumenti più visitati di Roma, ma anche uno scrigno di segreti, leggende e fatti sorprendenti che lo rendono unico al mondo.
Nato come mausoleo dell’imperatore Adriano, nel corso dei secoli si è trasformato in fortezza, prigione, residenza papale e infine museo.
Il più importante simbolo cristiano della fortezza è la statua dell’Arcangelo Michele che rinfodera la spada. Le sculture barocche degli angeli ai lati del ponte e quello arroccato in cima a Castel Sant’Angelo non hanno niente a che fare con la loro controparte gigante in termini di architettura.
La loro costruzione è separata da più di 1.000 anni. Eppure, la loro bellezza sembra fondersi perfettamente l’una nell’altra, pur continuando ad attirare l’attenzione sui ruoli in continua evoluzione che Castel Sant’Angelo ha interpretato nella sua lunga storia.
La fortezza, il museo e la memoria dell’angelo
Dal 1925, la fortezza è sede del Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo che ospita collezioni di arte e storia nonché cimeli dell’Esercito Italiano.
Il museo riflette le alterne e numerose variazioni d'uso della sua sede e può essere considerato, al contempo, monumento, area archeologica e museo.
Il percorso espositivo vanta collezioni eterogenee di sculture, dipinti, reperti marmorei, armi, mobili ed oggetti di varia provenienza.
La statua dell’angelo posta in cima al castello, tuttavia, non è sempre stata la stessa e nel corso dei secoli si sono succedute molte opere. La scultura oggi visibile è quindi anche una testimonianza della storia materiale del monumento e delle sue trasformazioni.
L’Arcangelo Michele nella cultura di Roma
Il fascino di Castel Sant’Angelo non si ferma alla sua storia e alle leggende: questo monumento ha ispirato musicisti, scrittori, registi e persino sviluppatori di videogiochi.
Uno degli esempi più celebri è l’opera “Tosca” di Giacomo Puccini. Nel terzo atto, proprio sulla terrazza del castello, Tosca si getta nel vuoto dopo la fucilazione del suo amato Cavaradossi.
Il cinema non poteva rimanere indifferente: nel film “Angeli e Demoni” tratto dal bestseller di Dan Brown, il castello ha un ruolo da protagonista, tra corridoi segreti, passaggi sotterranei e simboli misteriosi.
Anche il mondo dei videogiochi ha reso omaggio a questo luogo: in Assassin’s Creed II e soprattutto in Assassin’s Creed: Brotherhood, Castel Sant’Angelo è uno degli scenari più iconici da esplorare.
Da Puccini ad Hollywood, dai videogiochi al rap romano, Castel Sant’Angelo continua a vivere e a ispirare nuove generazioni, dimostrando di essere non solo un monumento del passato, ma anche un’icona senza tempo.
La statua tra storia, leggenda e protezione
Il significato dell’Arcangelo Michele a Castel Sant’Angelo non dipende soltanto dalla bellezza del bronzo o dalla sua posizione panoramica. La statua riunisce la memoria della peste, la tradizione cristiana, il potere papale, la funzione militare del castello e la lunga storia delle opere che l’hanno preceduta.
La spada rinfoderata ricorda la fine della minaccia; le ali spiegate indicano la presenza celeste; l’armatura richiama la figura del difensore; la posizione elevata trasforma l’angelo in un segno visibile della protezione accordata a Roma.
Per questo l’“Angelo de’ Castello”, così chiamato con simpatia dal popolo romano, è diventato un simbolo inseparabile dal monumento. Le statue possono essere state distrutte da assedi, fulmini, intemperie o necessità militari, ma l’immagine di San Michele è rimasta legata alla città.
CASTEL SANT'ANGELO! Fortezza, PRIGIONE e Simbolo di ROMA
La statua attuale di Peter Anton von Verschaffelt rappresenta dunque il sesto grande capitolo di una storia iniziata con l’apparizione del 590 e continuata attraverso le trasformazioni di Roma. Il bronzo del 1752 non è soltanto un’opera d’arte collocata sulla sommità di una fortezza: è la forma visibile di una memoria religiosa, politica e urbana che ancora domina il profilo della città.