I Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria furono sette mercanti fiorentini che, intorno al 1233, abbandonarono le attività commerciali, lasciarono le proprie case, distribuirono i beni ai poveri e si ritirarono nella penitenza, nella contemplazione e nel servizio alla Vergine Maria. Il loro nome era Bonfiglio Monaldi, Bonagiunta Manetti, Manetto dell’Antella, Amadio Amidei, Sostegno Sostegni, Uguccione Uguccioni e Alessio Falconieri.
Stabilitisi dapprima alla periferia di Firenze e poi sul Monte Senario, diedero origine alla comunità dei Servi di Santa Maria, un Ordine mendicante ispirato alla povertà evangelica, alla comunione fraterna, alla preghiera e al servizio dei poveri e degli ammalati. Furono canonizzati insieme da papa Leone XIII il 15 gennaio 1888 e sono commemorati il 17 febbraio.

Il contesto storico e spirituale
Tra l’XI e il XII secolo si moltiplicarono in Italia, sulla scia della riforma gregoriana, i movimenti ispirati a una spiritualità della povertà, a imitazione del Cristo povero. Erano costituiti da laici che, senza abbandonare la vita familiare e professionale, intendevano vivere la “sequela Christi” come suoi discepoli.
La loro scelta fu influenzata anche dai due grandi ordini mendicanti del tempo, Francescani e Domenicani, nonché dall’esperienza dei monaci Camaldolesi, Vallombrosani e Cluniacensi, già presenti in quelle terre, e di gruppi penitenziali come quelli di Sant’Agostino e del Monte Carmelo, o dei fratelli e sorelle laiche della Penitenza.
La storia dei Sette comincia ad opera di un gruppo di penitenti laici fiorentini, di professione mercanti, che verso il 1230 si erano inseriti in un’associazione laicale, la “Compagnia di Servi di Santa Maria” o “Laudesi”, affidandosi alla Vergine con un particolare atto di ossequio e abbracciando, come tanti uomini religiosi di quel tempo, un genere di vita penitenziale che li impegnava alla ritiratezza, alla preghiera e al servizio dei più poveri ed emarginati.
Gli impegni comuni favorirono il consolidarsi tra loro di un’amicizia che li spinse presto ad appartarsi fuori città, alla ricerca comunitaria di Dio accentuando la vita penitente, frequentando santuari ed eremi in cui dedicarsi più liberamente alla contemplazione e, dopo aver assicurato una sistemazione economica che garantisse il necessario ai propri familiari, utilizzando il resto dei loro beni per aiutare i bisognosi e vivere in povertà rompendo ogni legame col mondo.
Chi erano i sette fondatori
I nomi dei sette Servi di Maria, secondo il Chronicon, sono: Bonfiglio, Bonagiunta, Manetto, Sostegno, Amadio, Uguccione e Alessio.
Quando Leone XIII, il 15 gennaio 1888, approvando i quattro miracoli che si ritenevano ottenuti per la loro collettiva intercessione, iscrisse i sette nell’albo dei Santi, li elencò così: Bonfiglio dei Monaldi, Bonagiunta Manetti, Manetto dell’Antella, Amideo degli Amidei, Uguccio degli Uguccioni, Sostegno dei Sostegni e Alessio dei Falconieri.
| Santo fondatore | Ruolo o caratteristica ricordata |
|---|---|
| Bonfiglio Monaldi | Guida del gruppo laico e priore della nascente comunità |
| Bonagiunta Manetti | Priore Generale tra il 1256 e il 1257, austero verso se stesso e amabile verso il prossimo |
| Manetto dell’Antella | Artefice delle prime fondazioni in Francia |
| Amadio Amidei | Anima del gruppo e modello di carità |
| Sostegno Sostegni | Amico di Uguccione e simbolo della fraternità vissuta |
| Uguccione Uguccioni | Amico di Sostegno e simbolo dell’amicizia cristiana |
| Alessio Falconieri | Ultimo superstite dei Sette, esempio di umiltà e servizio |
San Bonfiglio Monaldi
Bonfiglio fu guida del gruppo laico e poi priore della nascente comunità dei Servi di Maria. Fu il più anziano del gruppo e venne nominato superiore della piccola comunità, che alternava la giornata tra la preghiera, il lavoro e la questua per le vie della città.
Viene raffigurato con la colomba bianca che si posa sulla sua spalla destra, per indicare quei doni dello Spirito Santo di cui ciascuno dei Sette era adornato, maggiormente manifestato in lui per il suo carisma di Padre del primo gruppo e della comunità poi.
A Bonfiglio fu data facoltà di aprire altri conventi, anche fuori della Toscana, dal momento che le vocazioni affluivano numerose e la comunità accentuò il carattere cenobitico e apostolico.
Morì, secondo la tradizione, il 1° gennaio 1262.
San Bonagiunta Manetti
Bonagiunta fu un uomo austero verso se stesso, ma dolce, amabile e comprensivo verso il prossimo. Anch’egli ricoprì la carica di Priore Generale tra il 1256 e il 1257.
Per la sua tenacia difesa della verità e della giustizia, cercarono di avvelenarlo, ma fu liberato da Dio. Morì il 31 agosto 1267.
San Manetto dell’Antella
Manetto fu uomo di grandi capacità organizzative e direttive, tanto che si attribuiscono a lui le prime fondazioni in terra di Francia. Fu lui ad accogliere Arrigo di Baldovino, primo di quella schiera di laici che si aggregò all’Ordine dei Servi.
La tradizione pone il giorno della sua morte il 20 agosto 1268.
Sant’Amadio Amidei
Nel gruppo dei Sette Amadio era come la fiamma che dava calore a tutti con la sua grande carità che si alimentava dell’amore di Dio. Il suo nome, Ama-Dio, fu un vero presagio, segno della ricchezza della sua vita spirituale e di carità.
Morì il 18 aprile 1266.
San Sostegno e Sant’Uguccione
Di questi due Santi si ricorda in particolare la loro amicizia, tanto che l’iconografia li rappresenta insieme, e la morte, avvenuta per ambedue lo stesso giorno e anno, il 3 maggio 1282, è come un segno e un sigillo di autenticità del cielo alla loro fraternità.
Nel gruppo dei Sette, essi rimangono dunque come simbolo di fraternità vissuta in comunione di vita e di intenti, ma anche come segno specifico di amicizia che, se vera e gratuita, da Dio è ispirata e reciprocamente aiuta a salire a Dio.

Sant’Alessio Falconieri
Alessio apparteneva alla famiglia dei Falconieri ed era zio di santa Giuliana Falconieri, fondatrice delle Mantellate. Fu esempio fulgido di umiltà e purezza. La sua vita fu una continua lode a Dio.
Alessio volle restare semplice converso, rinunciando al sacerdozio per dedicarsi alla questua e al servizio dei fratelli. Amava andare per la questua, impegnandosi specialmente a sostenere i suoi frati mandati a studiare alla Sorbona di Parigi.
Morirà il 17 febbraio 1310, a quasi 110 anni di età. È ricordato come l’ultimo superstite dei sette fondatori e come il più longevo del gruppo.
A lui si deve anche l’ascesa spirituale della nipote, santa Giuliana Falconieri, fondatrice delle Mantellate.
La scelta della povertà e della vita comune
Intorno al 1233, mentre Firenze era sconvolta da lotte fratricide, sette mercanti, membri di una compagnia laica di fedeli devoti della beata Vergine, legati tra loro dall’ideale evangelico della comunione fraterna e del servizio ai poveri, decisero di ritirarsi in solitudine per far vita comune nella penitenza e nella contemplazione.
Abbandonata l’attività commerciale, lasciarono le proprie case e distribuirono i beni ai poveri e alle chiese; indossarono una veste “di panno bigio”, abito consueto dei penitenti e si ritirarono dapprima in una casa fuori città, dove lasciarono bellissime testimonianze di amore, perseverando nel loro ideale di servizio a favore di quelli che si trovavano in ogni genere di necessità.
Essi decisero di utilizzare il resto dei loro beni per aiutare i bisognosi e vivere in povertà rompendo ogni legame col mondo. La loro scelta colpì profondamente i fiorentini, perché erano ricchi mercanti che si erano ridotti volontariamente in povertà.
Radicale fu il loro impegno nella povertà, come testimonia l’atto di povertà del 7 ottobre 1251: con questo documento fra Bonfiglio, priore maggiore della chiesa di Santa Maria di Monte Senario e altri diciannove frati promettono di non entrare mai in possesso di alcun bene.
Villa Camarzia e l’inizio della comunità
L’8 settembre 1233 i sette cominciarono a fare vita comune a Villa Camarzia, alla periferia di Firenze. Il loro direttore spirituale, il sacerdote Iacopo da Poggibonsi, cappellano dei Laudesi, impose a ciascuno l’abito dei “Fratelli della Penitenza”, un mantello e una tunica di lana grezza di colore grigio.
La giornata della piccola comunità si svolgeva tra preghiera, lavoro e questua per le vie della città. La loro vita era ritirata, austera e solitaria, ma molte persone turbate e angosciate si rivolgevano a loro, ricevendo sempre consolazione e consiglio.
Conducevano una vita di severa penitenza, con caratteristiche proprie sia della vita eremitica che di quella comunitaria: vivevano del proprio lavoro, salmodiavano insieme, si dedicavano alla preghiera solitaria, nel silenzio e nella contemplazione rimanevano in profondo ascolto della parola di Dio.
Non ricusavano tuttavia l’incontro con quelle persone che, spinte da dubbi o angosce, salivano sul Monte per cercarvi la luce di un consiglio e il conforto di un’accoglienza cordiale.
La devozione alla Vergine Maria
I Sette erano animati da speciale amore alla Vergine, legati tra loro dall’ideale evangelico della comunione fraterna e del servizio ai poveri e agli ammalati. La loro devozione a Maria nasceva dalla volontà di riconoscere in lei il modello di servizio a Dio e al prossimo.
La loro principale fonte storica, la Legenda de origine ordinis fratrum Servorum, ricorda un atto di consacrazione alla «Regina del cielo, la gloriosa Vergine Maria perché essa, quale mediatrice e avvocata, li riconciliasse con il Figlio, a lui li raccomandasse e, supplendo con la sua abbondantissima carità la loro imperfezione, misericordiosamente impetrasse loro fecondità di meriti».
In conseguenza di questo, a onore di Dio, sottomettendosi al servizio della Vergine Maria, vollero ormai essere chiamati servi di santa Maria.
Il secondo redattore della Legenda sull’origine dell’Ordine vede nell’abito che essi portavano «un chiaro segno dell’umiltà e dei dolori che la beata Vergine Maria soffrì nella passione del suo Figlio».
La comunità dei Servi di Maria si caratterizzava per povertà e spirito contemplativo, avendo scelto uno stile di vita che si richiamava alla apostolica vivendi forma. Un accento particolare era posto sulla fraternità.
Il trasferimento sul Monte Senario
Il vescovo Ardingo Foraboschi donò loro nel 1234 un terreno sulla sommità del Monte Senario, a circa 18 km da Firenze. Verso il 1245, sospinti dal desiderio di una vita più esclusivamente contemplativa e nello stesso tempo temendo un ritorno forzato alle proprie case per volontà dei capi ghibellini, accettarono il consiglio di Ardingo, vescovo di Firenze e salirono alle solitudini del Monte Senario.
Le celle erano all’inizio semplici capanne separate una dall’altra; sui ruderi di un antico castello sorse presto una chiesetta intitolata alla Madonna. I sette si costruirono una casetta con “povero materiale” ed eressero un oratorio dedicato a santa Maria.
Il Monte Senario offriva loro un luogo adatto alla solitudine, alla preghiera e alla contemplazione, ma non li separò completamente dalle persone che avevano bisogno di aiuto. Anche sul monte continuarono ad accogliere poveri, malati, disperati e persone in cerca di consiglio.
Anche san Pietro da Verona, che si trovava allora in Firenze, aveva approvato il genere di vita da essi abbracciato.

La questua, il lavoro e il servizio ai bisognosi
Dovendo provvedere al proprio mantenimento mediante la questua, gli eremiti del Senario si resero conto che non potevano restare segregati per sempre dal resto della società. Per edificare il prossimo si impegnarono anche nell’apostolato della parola, scendendo in città.
Spesso, dopo lunghe uscite per la questua, si fermavano a Firenze presso l’oratorio di Santa Maria di Cafaggio, di cui ampliarono presto l’annesso ospizio, cominciando ad accogliervi coloro che chiedevano di far parte della comunità.
Più tardi ampliarono l’ospizio e cominciarono ad accogliervi quanti chiedevano di far parte della loro comunità, per formarli e prepararli, per espresso desiderio del vescovo, al sacerdozio una volta emessa la professione religiosa.
In un tempo in cui le rivalità seminavano odio e discordie, i sette fondatori misero in luce il valore sociale della fraternità umana: essi infatti si fecero anche servi dei bisognosi.
Dalla comunità all’Ordine dei Servi di Maria
Diffondendosi sempre più la fama della loro santità, molti chiedevano di poter far parte della loro famiglia. Proprio le insistenti e numerose richieste li indussero a dare inizio ad un Ordine espressamente dedicato alla Vergine, di cui si dissero Servi: l’Ordine dei Servi di Maria.
Con il passar del tempo, mantenendo il nome di Servi di santa Maria, decisero di iniziare un Ordine ispirato al genere di vita istituito dagli Apostoli, adottando la regola di Sant’Agostino e alcuni statuti particolari.
Il loro stile di vita univa caratteristiche eremitiche e comunitarie: alla solitudine e al silenzio si affiancavano la preghiera comune, il lavoro, la questua, l’accoglienza e l’apostolato.
Gli antichi documenti chiamano giustamente i Sette “progenitori nostri” e “nostri padri”, in quanto hanno dato inizio all’Ordine dei Servi di santa Maria.
L’approvazione della comunità e dell’Ordine
Il vescovo Ardingo approvò i loro primi statuti. Nel 1239, dopo la visita del Legato Pontificio, il cardinale Goffredo Castiglioni, futuro papa Celestino IV, assegnò loro la Regola di Sant’Agostino.
Papa Innocenzo IV per primo concesse loro la protezione della Santa Sede e l’approvazione della vita di povertà e di penitenza da essi abbracciata. Il suo successore, papa Alessandro IV, nel 1256 confermò questo atto con la lettera Deo grata, nella quale menzionò anche l’atto di povertà del 1251.
A partire dal 1256 si verificò una svolta: si attenuò il carattere contemplativo e anche il rigore della povertà. Salvaguardato il carattere mariano dell’Ordine, si sviluppò l’attività apostolica, per cui si dovette attenuare la rigidità di alcuni punti della regola per permettere ai frati di attendere ai bisogni del loro ministero.
L’Ordine rischiò la soppressione quando il concilio di Lione, nel 1247, decretò la soppressione degli Ordini Mendicanti. Fu Filippo Benizi, accolto ventunenne nell’Ordine e futuro Priore Generale, a ottenere di nuovo il riconoscimento pontificio.
Bonfiglio accolse Filippo Benizi, che si era laureato alle università di Parigi e di Padova e che sarebbe stato il quinto Priore Generale, venendo poi canonizzato nel 1667.
Finalmente, superate soprattutto per l’opera di Filippo da Firenze le difficoltà sorte dopo il secondo concilio di Lione per la sopravvivenza dell’Ordine, papa Benedetto XI con la bolla Dum levamus approvò definitivamente nel 1304 l’Ordine dei Servi di santa Maria.
Dello spirito originario dell’Ordine vi si legge: «Voi, per la devozione che avete verso la gloriosa beata Vergine Maria, da lei avete preso il nome, chiamandovi umilmente suoi Servi».
Lo sviluppo dell’Ordine
L’Ordine ebbe un rapido sviluppo in Toscana e nell’Italia centrale, diffondendo la luce del Vangelo e la devozione alla Vergine.
Ben presto i sette ricevettero il permesso di aprire altri conventi, anche fuori della Toscana, perché le vocazioni affluivano numerose. La comunità accentuò così il carattere cenobitico e apostolico.
Nel 1250 la chiesetta di Cafaggio venne ampliata e dedicata alla Santissima Annunziata e il convento diventò la casa generalizia dell’Ordine.
L’Ordine dei Servi di Maria mantenne fede al particolare compito di propagare la devozione alla Vergine Addolorata con il Terz’Ordine, la Confraternita dei sette dolori di Maria, la corona della Via Crucis, la cura dei santuari e la pubblicazione di riviste mariane.
La morte di Alessio Falconieri
Soltanto Alessio Falconieri, ultimo superstite dei sette, poté rallegrarsi dell’approvazione definitiva dell’Ordine nel 1304. Morì il 17 febbraio 1310, a quasi 110 anni di età.
Nonostante le dure penitenze praticate, portò sempre la tonaca sulla nuda carne con cilici, si flagellava ogni notte e per molti anni digiunò a pane e acqua.
Poco prima del transito, gli era apparso Gesù bambino contornato da angeli sotto forma di uccelli bianchissimi, mettendogli sul capo una corona di fiori.
La tradizione tramanda che Alessio, il più longevo, sia morto centenario. La sua morte viene ricordata il 17 febbraio, giorno nel quale la Chiesa celebra la memoria dei Sette Fondatori.
Il culto e la canonizzazione
Sebbene la venerazione per questi santi fosse viva tra il popolo fin dagli inizi, la loro canonizzazione avvenne solo nel 1888, ad opera di Leone XIII.
Il 1° dicembre 1717 Clemente XI confermò il culto di Alessio Falconieri; a seguire, il 30 luglio 1725, Benedetto XIII fece lo stesso riguardo agli altri sei.
Il 15 gennaio 1888 Leone XIII canonizzò tutti i sette primi Padri nella Basilica Vaticana. Si concludeva così la lunga serie di processi canonici iniziata nel 1667, poco dopo la canonizzazione del quinto priore generale dell’Ordine, Filippo Benizi.
I posteri hanno voluto venerare insieme questi sette uomini, come insieme erano vissuti in fraterno amore; e insieme furono proclamati santi da papa Leone XIII.
Nel 1933, in occasione del VII centenario della nascita dell’Ordine, ossa e ceneri dei sette santi fondatori furono raccolte in un reliquiario e collocate in una nuova cappella nella chiesa di Monte Senario.
La memoria liturgica del 17 febbraio
La memoria dei Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi della Beata Vergine Maria è celebrata il 17 febbraio ed è una memoria facoltativa.
La loro memoria al tempo fu fissata al 12 febbraio, in quello che ad oggi è il calendario della forma extraordinaria del rito romano. Con la riforma del Calendario Romano Generale, a seguito del Concilio Vaticano II, la loro memoria è stata posta al 17 febbraio, giorno anniversario della morte di Sant’Alessio Falconieri.
Nel Martirologio Romano si legge: «Santi sette fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria: Bonfilio, Bartolomeo, Giovanni, Benedetto, Gerardino, Ricovero e Alessio. Prima mercanti a Firenze, di comune accordo, sul monte Senario, si consegnarono nelle mani della beata Maria, istituendo l’Ordine sotto la regola di sant’Agostino. Vengono commemorati insieme nel giorno in cui si tramanda che Alessio, il più longevo, sia morto centenario».
La liturgia della memoria presenta come modello il loro amore verso la Madre di Dio e il loro servizio ecclesiale. La colletta chiede: «Infondi in noi, o Padre, la pietà dei Sette santi Fondatori, che li portò a onorare con viva devozione la Madre di Dio e condurre a te il tuo popolo».
Il Vangelo proclamato nella celebrazione ricorda le parole di Gesù: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Questa pagina evangelica richiama la scelta dei Sette, che lasciarono le proprie sicurezze per seguire Cristo nella povertà, nella penitenza, nella fraternità e nel servizio.
Il significato della fraternità dei Sette
I sette santi fondatori non sono conosciuti singolarmente soltanto per le proprie caratteristiche personali, ma soprattutto per quello che realizzarono come gruppo.
Erano tutti laici quando iniziarono questa esperienza spirituale, alcuni celibi e commercianti di lana, animati da speciale amore alla Vergine, legati tra loro dall’ideale evangelico della comunione fraterna e del servizio ai poveri e agli ammalati.
La fraternità fu uno degli elementi più originali della loro esperienza. In un tempo segnato da guerre, rivalità e discordie, essi mostrarono che la comunione umana poteva diventare una forma concreta di testimonianza evangelica.
Sostegno e Uguccione rappresentano in modo particolare questo aspetto: la loro amicizia, la vita condivisa e la morte nello stesso giorno sono state lette come un’immagine della comunione che univa tutti i fondatori.
A Monte Senario un unico sepolcro raccoglie insieme le loro spoglie mortali, a significare l’unico amore che li tenne strettamente uniti in vita.

Monte Senario e la memoria dei fondatori
I corpi dei Sette riposano in un’unica urna a Monte Senario. Il sepolcro comune esprime visibilmente l’unità della loro vocazione e della loro vita religiosa.
A Monte Senario un unico sepolcro raccoglie insieme anche dopo morte quelli che la comunione di vita aveva resi una cosa sola.
Il santuario conserva la memoria della prima comunità, delle celle, dell’oratorio dedicato alla Vergine e della severa esperienza di preghiera, lavoro, questua e accoglienza che diede origine all’Ordine dei Servi di Maria.
La loro vicenda rimane legata alla storia di Firenze, alla nascita degli Ordini mendicanti e alla diffusione della devozione mariana nell’Italia centrale.