La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è un appuntamento ecumenico celebrato tradizionalmente dal 18 al 25 gennaio, durante il quale le comunità cristiane sono invitate a pregare insieme per la piena e visibile unità della Chiesa di Cristo. L’unità è un mandato divino, centrale per la nostra identità cristiana, e rappresenta l’essenza della chiamata della Chiesa, chiamata a riflettere l’unità armoniosa della vita in Cristo pur nella diversità.
La preghiera comune, la partecipazione alle celebrazioni ecumeniche, l’ascolto della Parola di Dio e l’impegno concreto per la giustizia costituiscono il cuore della Settimana. Nel materiale dedicato al 2026 il tema è tratto dalla Lettera agli Efesini: «Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati» (Efesini 4,4).
Che cos’è l’indulgenza plenaria
L’indulgenza è la remissione davanti a Dio della pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele ottiene a determinate condizioni attraverso l’azione della Chiesa. L’indulgenza plenaria libera interamente dalla pena temporale dovuta per i peccati.
La partecipazione alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, tuttavia, non comporta automaticamente l’acquisto dell’indulgenza plenaria. Per ottenerla è necessario che siano rispettate le condizioni stabilite dalla Chiesa e che l’opera indulgenziata sia effettivamente compiuta con sincera disposizione interiore.
Condizioni per ottenere l’indulgenza plenaria
Le condizioni ordinarie richieste per l’indulgenza plenaria comprendono la confessione sacramentale, la comunione eucaristica, la preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre e il distacco completo da qualsiasi affetto al peccato, anche veniale.
- Confessione sacramentale.
- Comunione eucaristica.
- Preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre.
- Distacco completo da qualsiasi affetto al peccato, anche veniale.
- Compimento dell’opera prescritta per l’indulgenza.
Le quattro condizioni possono essere adempiute alcuni giorni prima o dopo il compimento dell’opera indulgente, ma la comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre devono normalmente essere compiute nello stesso giorno in cui si realizza l’opera prevista.
Per una sola confessione sacramentale possono essere ottenute più indulgenze plenarie, mentre per ogni singola comunione e per ogni preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre si può ottenere una sola indulgenza plenaria.
La condizione del distacco completo dal peccato richiede una disposizione interiore autentica. Se manca il distacco completo, oppure se non sono soddisfatte le altre condizioni, l’indulgenza può essere parziale.
Quale opera compiere durante la Settimana di preghiera
Per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani il fedele può partecipare con devozione a una celebrazione ecumenica o a un momento pubblico di preghiera per l’unità dei cristiani. L’opera deve essere compiuta con fede e con il desiderio di chiedere a Dio il dono della comunione tra tutti i discepoli di Cristo.
Le chiese e le comunità cristiane possono celebrare la Settimana in una singola liturgia comune oppure inserire il testo della Settimana in un proprio servizio liturgico. Le preghiere della celebrazione ecumenica della Parola di Dio, gli «otto giorni», le musiche e le preghiere aggiuntive possono essere utilizzate a proprio discernimento.
Le comunità che celebrano la Settimana ogni giorno dell’ottavario possono trarre spunti dai temi degli «otto giorni». Coloro che desiderano svolgere studi biblici sul tema della Settimana possono usare come base i testi e le riflessioni proposte negli «otto giorni».
Preghiera per l’unità dei cristiani
La preghiera privata per l’unità dei cristiani può accompagnare la partecipazione alle celebrazioni comuni e sostenere la disposizione spirituale richiesta per l’indulgenza. Chi desidera pregare privatamente per l’unità dei cristiani può trovare utile il testo della Settimana come guida per le proprie intenzioni di preghiera.
Ogni giorno l’incontro può offrire l’occasione per formulare preghiere di intercessione conclusive. Ognuno di noi si trova in comunione con i credenti che pregano nelle altre parti del mondo per costruire una più grande e visibile unità della Chiesa di Cristo.
«Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati» (Efesini 4,4). Questo versetto richiama la comune vocazione dei cristiani e orienta la preghiera verso una comunione che non elimina le differenze, ma le riconduce all’unico corpo di Cristo.
Quando si celebra la Settimana di preghiera
La data tradizionale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nell’emisfero nord, va dal 18 al 25 gennaio. La data fu proposta nel 1908 da padre Paul Wattson perché compresa tra la festa della Cattedra di san Pietro e quella della Conversione di san Paolo, assumendo così un significato simbolico.
Nell’emisfero sud, dove gennaio è periodo di vacanza, le chiese celebrano la Settimana di preghiera in altre date, per esempio nel tempo di Pentecoste, come suggerito dal movimento Fede e Costituzione nel 1926, periodo altrettanto simbolico per l’unità della Chiesa.
La flessibilità della data permette di considerare il materiale della Settimana come un invito a trovare opportunità durante tutto l’anno per esprimere il grado di comunione già raggiunto tra le chiese e per pregare insieme per il raggiungimento della piena unità, che è il volere di Cristo stesso.
Origini della Settimana di preghiera
Più di cento anni fa, padre Paul Wattson, Servo di Dio e ministro episcopaliano, introdusse un Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, celebrato per la prima volta dal 18 al 25 gennaio 1908.
Nel 1968 le chiese e le parrocchie di tutto il mondo ricevettero per la prima volta il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, preparato congiuntamente dalla commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese e dal Segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani della Chiesa cattolica.
Oggi la cooperazione fra chiese, parrocchie e comunità anglicane, protestanti, ortodosse e cattoliche nel preparare e celebrare la Settimana di preghiera è divenuta una prassi comune. Questa cooperazione evidenzia l’importanza della preghiera e costituisce una fonte di gioia e gratitudine.
Il tema e il sussidio del 2026
La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 invita i fedeli ad attingere al patrimonio cristiano condiviso e ad approfondire la comunione in Cristo, che unisce i cristiani di tutto il mondo.
Le preghiere e le riflessioni sono state preparate dai fedeli della Chiesa apostolica armena, in collaborazione con i loro fratelli e le loro sorelle delle Chiese armene cattoliche ed evangeliche. Il materiale è stato preparato, redatto e discusso nella sede storica spirituale e amministrativa della Chiesa apostolica armena, Surp Etchmiadzin a Yerevan.
Il materiale proposto trae ispirazione da tradizioni secolari di preghiera e invocazioni, da sempre utilizzate dal popolo armeno, insieme a inni nati negli antichi monasteri e nelle chiese dell’Armenia, alcuni dei quali risalgono addirittura al IV secolo.
La preparazione del materiale si è svolta nei giorni della benedizione del Muron, cioè l’olio santo, e della riconsacrazione della Cattedrale Madre, avvenuta tra il 28 e il 29 settembre 2024 a seguito di un esteso lavoro di ristrutturazione durato dieci anni.
Questa commemorazione ha offerto al popolo armeno e ai membri del Gruppo ecumenico locale un’opportunità per riflettere e celebrare la comune fede cristiana.

La spiritualità armena e il richiamo all’unità
In Armenia la spiritualità è profonda e molto antica; nel 301 il cristianesimo venne adottato quale religione di Stato. I testi proposti per la Settimana di preghiera parlano della luce.
«Luce da luce» è un passaggio centrale del Credo niceno. Cristo è la nostra luce e questo ci aiuta a vivere la speranza in questo tempo difficile.
Il tema scelto è un invito e un richiamo all’unità. La preghiera chiede di superarsi, di andare gli uni verso gli altri senza dimenticare le proprie radici e accogliendo l’invito a camminare verso l’unità.
Il mondo intero ha bisogno di testimoni di unità. La pace può essere considerata frutto della ricerca dell’unità, anzitutto fra i cristiani e poi fra i popoli.
Il tema del 2023: «Imparate a fare il bene, cercate la giustizia»
«Imparate a fare il bene, cercate la giustizia»: il versetto di Isaia 1,17 ha fatto da filo conduttore alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani dal 18 al 25 gennaio 2023.
Il tema è stato scelto da un gruppo locale degli Stati Uniti d’America convocato dal Consiglio delle chiese del Minnesota, che ha provveduto anche alla redazione del sussidio.
Il gruppo locale, che ha iniziato a lavorare al tema nel dicembre 2020, era costituito da uomini, donne, madri, padri, persone capaci di narrare e guarire storie, rappresentanti di diverse esperienze di culto ed espressioni spirituali, sia dei popoli indigeni degli Stati Uniti sia delle comunità immigrate, in modo forzato o volontario.
Questa diversità ha permesso una profonda riflessione e un’esperienza di solidarietà arricchita da molte diverse prospettive.
Isaia, ai suoi tempi, sfidò il popolo di Dio a imparare a fare il bene insieme, a cercare insieme la giustizia, ad aiutare insieme gli oppressi, a proteggere gli orfani e a difendere insieme le vedove.
La sfida del profeta si applica anche oggi: come possiamo vivere la nostra unità di cristiani per affrontare i mali e le ingiustizie del nostro tempo? Come possiamo impegnarci nel dialogo e crescere nella reciproca consapevolezza, comprensione e condivisione delle esperienze vissute?
La preghiera e l’incontro con il cuore hanno il potere di trasformare gli individui e le comunità. L’invito è ad aprirsi alla presenza di Dio in ogni incontro, chiedendo la grazia di essere trasformati, di smantellare i sistemi di oppressione e di guarire dal peccato del razzismo.
La Settimana invita inoltre a impegnarsi insieme nella lotta per la giustizia nella società, nella consapevolezza che tutti appartengono a Cristo.
Come utilizzare il testo della Settimana
Il testo viene proposto con l’avvertenza che, ove possibile, sia adattato agli usi locali, con particolare attenzione alle pratiche liturgiche nel loro contesto socioculturale e alla dimensione ecumenica.
In alcune località esistono già strutture ecumeniche in grado di realizzare questa proposta; ove non esistessero, se ne auspica l’attuazione.
Per le chiese e le comunità cristiane che celebrano la Settimana in una singola liturgia comune viene offerto un servizio di culto ecumenico. Le chiese e le comunità cristiane possono anche inserire il testo della Settimana in un proprio servizio liturgico.
Le preghiere della celebrazione ecumenica della Parola di Dio, gli «otto giorni», le musiche e le preghiere aggiuntive possono essere utilizzate a proprio discernimento.
Il materiale può essere impiegato anche per incontri di studio biblico, momenti di intercessione, celebrazioni comunitarie e preghiera personale. In questo modo, la ricerca dell’unità non rimane limitata a una sola settimana, ma può diventare un impegno spirituale durante tutto l’anno.
Celebrazioni e iniziative ecumeniche
In preparazione e durante la Settimana di preghiera, le diocesi, le parrocchie e i consigli delle chiese promuovono convegni, veglie, concerti, celebrazioni e momenti di preghiera comune.
A Padova, il programma del 2023 comprendeva un convegno ecumenico in diretta streaming dal titolo «Cercate la giustizia», una veglia ecumenica nella cripta della basilica di Santa Giustina, un concerto ecumenico nel santuario di San Leopoldo e celebrazioni eucaristiche per l’unità dei cristiani durante tutta la Settimana.
A Roma, nel 2026, la veglia ecumenica diocesana si è svolta giovedì 22 gennaio alle 18.30 nella parrocchia di Santa Lucia, con la partecipazione dei rappresentanti delle diverse confessioni cristiane presenti in città.
Il momento di preghiera è stato presieduto dal cardinale vicario Baldo Reina, mentre l’omelia è stata offerta dall’arcivescovo ortodosso Khajag Barsamian, rappresentante della Chiesa armena apostolica presso la Santa Sede.
Altri appuntamenti romani hanno compreso veglie nella parrocchia di Dio Padre Misericordioso e a Santa Maria delle Grazie al Trionfale, momenti di preghiera a Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a San Gioacchino in Prati e ai Santi Mario e Compagni Martiri.
Il 23 gennaio l’arcivescovo anglicano Anthony Ball ha presieduto un incontro a Santa Maria in Trastevere, con la presenza degli studenti del Centro ecumenico di Bossey. Nella basilica di Santa Maria in Via Lata, il Centro Eucaristico Ecumenico Figlie della Chiesa ha proposto ogni sera la preghiera secondo i vari riti cattolici d’Oriente e d’Occidente.
A Torino e Susa, nel 2026, il programma ha coinvolto cattolici, evangelici e ortodossi con celebrazioni comuni, preghiere ecumeniche, una preghiera dei giovani, un incontro plurilingue, un laboratorio ecumenico per ragazzi e una celebrazione conclusiva.
| Momento | Finalità |
|---|---|
| Celebrazione ecumenica | Pregare insieme per l’unità dei cristiani |
| Veglia di preghiera | Vivere un momento comune di ascolto, invocazione e intercessione |
| Studio biblico | Approfondire i testi e le riflessioni degli «otto giorni» |
| Incontro ecumenico | Favorire il dialogo e la conoscenza reciproca |
| Preghiera personale | Affidare a Dio l’intenzione della piena unità della Chiesa |
La celebrazione conclusiva
La Settimana si conclude tradizionalmente il 25 gennaio, solennità della Conversione di san Paolo. Nel 2026 la conclusione è stata affidata alla celebrazione dei Vespri nella basilica di San Paolo fuori le Mura.
La celebrazione conclusiva richiama il significato dell’intero ottavario: la conversione a Cristo comprende anche la conversione delle comunità cristiane alla comunione, al dialogo, alla riconciliazione e alla testimonianza condivisa.
La partecipazione a una celebrazione ecumenica di apertura o di conclusione può costituire l’opera di preghiera per l’unità dei cristiani, purché siano rispettate le condizioni richieste per l’indulgenza plenaria e purché l’evento sia riconosciuto nell’ambito della vita ecclesiale.
Indulgenza e comunione ecclesiale
L’indulgenza non sostituisce la confessione, la conversione personale, la comunione eucaristica o l’impegno concreto per l’unità. Essa si inserisce nella vita sacramentale e nella comunione della Chiesa, orientando il fedele verso una rinnovata apertura alla grazia.
La preghiera per l’unità dei cristiani assume così una dimensione personale e comunitaria: personale, perché chiede conversione del cuore e distacco dal peccato; comunitaria, perché invita le chiese e le comunità cristiane a camminare insieme verso la piena comunione.
La partecipazione alla Settimana può inoltre diventare un’occasione per trasformare la preghiera in ascolto, il dialogo in fraternità e la fraternità in impegno per la giustizia.
21 GENNAIO 2022 -Celebrazione Ecumenica per l'Unità dei Cristiani
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