Scoglio di Roccaporena e Casa di Santa Rita

Lo Scoglio di Roccaporena è il luogo simbolo della spiritualità di Santa Rita: uno sperone roccioso alto 827 metri, che si eleva per circa 120 metri sopra il borgo natale della santa. Sulla cima si trova una cappella raggiungibile attraverso una scalinata accompagnata dalle stazioni della Via Crucis, mentre all’interno è custodita una pietra oblunga sulla quale, secondo la tradizione, Rita avrebbe lasciato le impronte delle ginocchia e dei gomiti.

La visita allo Scoglio può essere completata con un itinerario tra i principali luoghi legati alla vita della santa: la Casa Natale, la Casa Maritale, l’Orto del Miracolo, la Chiesa di San Montano, il Lazzaretto, la Grotta d’Oro e il Santuario di Santa Rita. Roccaporena conserva inoltre un paesaggio montano caratterizzato dalle gole del Corno, dalle pareti calcaree, dai boschi e dalle vallate che circondano il piccolo borgo umbro.

Scoglio di Roccaporena e cappella panoramica

Roccaporena, il paese natale di Santa Rita

Roccaporena appare come un pugno di case in pietra, raccolte in un abbraccio severo di montagne. Questo borgo umbro si adagia a 707 metri d’altitudine, alle falde del Monte Rucino, e sembra custodire ancora quel senso di isolamento che lo ha accompagnato per secoli, quando per raggiungere Cascia bisognava affrontare un sentiero tortuoso lungo il corso del torrente Corno.

Solo nel 1950 venne inaugurata la strada che ancora oggi collega il borgo al capoluogo, ponendo fine a quell’isolamento e aprendo le porte a pellegrini e viaggiatori. Qui nacque Santa Rita ed è impossibile camminare per i suoi vicoli senza sentire in ogni pietra, in ogni scorcio, in ogni muro gli echi di quel passato.

Roccaporena, sede di un antichissimo insediamento come testimoniato dai ritrovamenti archeologici scoperti nell’area, giace in un punto di passaggio obbligato tra la valle del Corno e quella del Tissino. La visita in occasione della “festa delle rose e delle rite” del 22 giugno può essere l’occasione per scoprire il paesaggio naturalistico, ai più sconosciuto, della Valle del Corno e del Tissino, lungo un itinerario che da Roccaporena tocca il borgo medievale di Monteleone di Spoleto per giungere fino a Poggiodomo e quindi a Cerreto di Spoleto.

Lo Scoglio Sacro di Santa Rita

Giungendo a Roccaporena, lo sguardo è catturato subito dallo Scoglio Sacro, sperone roccioso che si innalza per centoventi metri sopra il borgo, fino a raggiungere gli 827 metri di altezza. Lo Scoglio di Santa Rita è anche conosciuto come Scoglio di Roccaporena.

Lo Scoglio di Roccaporena è alto 827 metri; sulla cima, un tempo sorgeva la “Rocca del Barone”, forse una torre di guardia tardo-romana, distrutta durante le invasioni barbariche del VI secolo. Oggi lo Scoglio di Santa Rita, l’enorme piramide rocciosa che sovrasta il paese di Roccaporena, è meta di flussi di pellegrini da tutto il mondo.

La memoria di Rita è profondamente legata a questo luogo; in esso la voce popolare ha come materializzato il messaggio della Santa, la ragione profonda del suo agire: la preghiera. Lo Scoglio è il “segreto” di Rita: una vita come tutte eppure capace di elevarsi, un’esistenza segnata dalla durezza eppure in grado di sbocciare come rosa profumata e di produrre frutti dolcissimi.

Rita è stata una donna di preghiera, che nella relazione con Dio ha trovato la forza di trasfigurare la realtà senza fuggirla e di viverla intensamente con sapienza e amore. Oggi lo Scoglio è il simbolo della spiritualità ritiana di Roccaporena.

La pietra delle impronte

La roccia sommitale conserva, secondo la tradizione, le impronte delle sue ginocchia e dei suoi gomiti. Particolarmente venerato è un masso oblungo sul quale la santa avrebbe lasciato le impronte dei ginocchi e dei gomiti.

Secondo la tradizione la Santa pregava così intensamente che ha lasciato impresse le impronte delle ginocchia e dei gomiti. All’interno della cappella è custodita una pietra oblunga sulla quale, secondo la tradizione, Santa Rita avrebbe lasciato le impronte dei suoi ginocchi e gomiti.

Sempre secondo la tradizione, è da questo luogo che i santi protettori di Rita la prelevarono per condurla al Monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia.

La salita alla cima dello Scoglio

La salita, attraverso un suggestivo bosco, si compie lungo una moderna scalinata di oltre trecento gradini, accompagnata dalle stazioni della Via Crucis. Ma il sacrificio dell’ascesa è lenito da scorci panoramici che lasciano battiti di cuore sospesi.

Attraverso comodi scalini è possibile raggiungere la cappella che si trova sulla cima dello Scoglio Sacro. La tappa finale del Sentiero di Santa Rita è proprio la cappella sulla sommità dello Scoglio Sacro.

Questo vecchio sentiero che da Cascia conduce alla sommità dello Scoglio a Roccaporena è stato ampliato e reso più accessibile. Lungo il percorso, le stazioni della Via Crucis accompagnano i pellegrini nella loro ascesa, rendendo il cammino un momento di riflessione e preghiera.

Il dislivello è di 120 metri, ma con un’andatura lenta e in condizioni climatiche non troppo calde il percorso è affrontabile anche da chi non ha un allenamento particolare.

La cappella dello Scoglio

In cima si erge un’incantevole cappella edificata nel 1919 e ricostruita dopo il terremoto del 1979. La chiesetta sulla cima risale al 1919; venne restaurata nel 1941 e nel 1979 fu ricostruita integralmente a seguito del violento terremoto di quell’anno.

Nel 1929, sulla sua cima fu eretta una cappella, che venne restaurata e ampliata nel 1941. Dopo i danni causati dal sisma del 1979, la cappella fu ricostruita su disegno dell’architetto Riccardo Leoni di Roma nel 1981.

La cappella sulla cima dello Scoglio rappresenta anche la tappa finale del noto Sentiero di Santa Rita. Poco prima di raggiungere la cima, una fontanella conosciuta come “l’acqua di Rita” sgorga tra le pietre, offrendo un momento di ristoro.

Accanto sgorga una fonte di acqua purissima che i devoti chiamano Acqua di Rita e alla quale ancora oggi si attinge con fede.

Roccaporena (Cascia) Scoglio di Santa Rita - Grotta dell'oro

Il panorama dalla vetta

Questo massiccio roccioso regala anche panorami mozzafiato su Roccaporena e le vallate circostanti. Lo sguardo dall’alto abbraccia il borgo e la valle, in un belvedere che sa d’infinito unendo maestosità e pace.

Dalla vetta dello Scoglio, si può godere di una vista straordinaria. In un solo sguardo, è possibile abbracciare Roccaporena, il Santuario, la chiesa di San Montano, la Grotta d’Oro e tutti i luoghi legati alla vita di Santa Rita.

Le vallate sottostanti, con la loro bellezza incontaminata, circondano il borgo, rendendo il panorama ancora più suggestivo.

La Casa Natale di Santa Rita

Tra le case che conservano l’impronta medievale si trova la Casa Natale di Santa Rita, al secolo Margherita Lotti: un modesto edificio litico del Trecento che si sviluppa su due livelli collegati da una scala interna.

Al piano terra si trova l’ambiente più antico, forse stalla o deposito; al piano superiore, due sobrie stanze: una affacciata su un vicolo del borgo, l’altra con la finestra rivolta verso lo Scoglio Sacro, accanto alla quale, secondo la tradizione, era posta la culla della bambina.

All’interno è custodito anche il mantello di Rita, detto pelliccione, una veste di pelle consumata dall’uso. Nei secoli è stato considerato dai fedeli un oggetto taumaturgico, usato per ottenere sollievo nelle malattie e per facilitare il parto.

Questo indumento, insieme alla sobrietà delle stanze, restituisce l’immagine viva della Santa e della sua semplice quotidianità.

Le notizie storiche sulla casa

Gli atti del processo di beatificazione non forniscono dati certi circa la casa in cui Rita venne alla luce. Il Cardinale Fausto Poli, quando decise di istituire a Roccaporena un luogo di culto pubblico in cui fosse venerata Rita, fece riadattare a cappella la casa maritale, segno evidente che quella natale non esisteva più, forse distrutta dal sisma del 1599.

Il primo a fare menzione della «casa dove nacque la Beata» fu padre Nicola Simonetti da Maltignano, uno dei primi biografi della Santa. Questi, nel 1697, dopo aver visto quella maritale trasformata in cappella, individuò la casa natale, che manteneva l’antico nome di “casa dei Mancini”.

La Casa Maritale

La Casa Maritale è la dimora di Santa Rita fino alla sua ordinazione. Qui Rita visse dall’anno del matrimonio fino al giorno in cui fu ammessa a vestire l’abito dell’Ordine di S. Agostino.

Rimasta incolume al devastante terremoto del 1599, questa casa sopravvisse alla generale devastazione che rase al suolo Roccaporena. I giudici che parteciparono al processo di beatificazione, nel 1626, raccolsero testimonianze chiare e univoche concernenti questa abitazione, appartenuta alla famiglia del marito di Rita.

Il Cardinale Fausto Poli, che ne perorò presso Papa Urbano VIII la Causa di beatificazione, finanziò con cinquecento scudi la trasformazione del piccolo edificio in cappella aperta al pubblico culto il 20 ottobre 1629.

Il dipinto di Luca Giordano

All’interno è conservato il celebre dipinto che raffigura Rita nell’atto di ricevere la spina. Risale alla metà del Seicento e fu commissionato dal Cardinale Poli, il cui stemma compare nella tela, al pittore napoletano Luca Giordano.

La casa conserva così una testimonianza legata alla vita familiare della santa e alla devozione sviluppatasi intorno alla sua figura nei secoli successivi.

L’Orto del Miracolo

Nel cuore del borgo si trova l’Orto del Miracolo, un fertile e scosceso fazzoletto di terra denso di cespi di rose dove si mostra un gruppo bronzeo, opera dello scultore romano Rodolfo Maleci del 1941, raffigurante Santa Rita giacente che riceve da una cugina una rosa e due fichi.

Il 30 ottobre 1526 la Commissione per la Causa di beatificazione si recò presso l’orticello che si dice appartenne a Rita e vi trovò l’albero di fico. L’effettiva presenza di quell’albero, quello che la tradizione asserisce essere lo stesso del miracolo dei fichi invernali, fu comprovata dai giudici dinanzi a testimoni.

La tradizione vuole che la Santa, ormai consapevole dell’approssimarsi della fine della sua esistenza terrena, chiese alla cugina, che era andata a farle visita nel monastero a Cascia, di portarle due fichi e una rosa da questo orto a lei caro.

Essendo però pieno inverno, rimase stupita da quel desiderio. Ciononostante adempì alla richiesta e, con stupore, trovò i frutti e il fiore sotto un soffice manto di neve.

All’interno, un bronzo dello scultore romano Rodolfo Maleci del 1941 rappresenta la Santa gravemente malata con la cugina china su di lei che ascolta dalla sua flebile voce l’ultimo desiderio: «Portami una rosa e due fichi dal mio orticello di Roccaporena»!

La parente sorrise a simile richiesta: nel mese di gennaio, infatti, non è possibile trovare a Roccaporena una rosa fiorita e dei fichi. Ma, recatasi nell’Orto, la cugina trovò veramente quanto Rita desiderava. Una scritta del 1600 ricorda l’avvenimento.

Il Santuario di Santa Rita

Da qui, attraverso vicoli silenziosi che paiono insinuarsi nelle pieghe del tempo, si può raggiungere il Santuario. Fu consacrato nel 1948 su progetto dell’architetto Oreste Della Piana.

Il Santuario di Roccaporena è stato consacrato nel 1948. Costruito su disegno dell’architetto torinese Oreste Della Piana, fu consacrato e aperto al culto nel 1948.

Nell’imponente quadriportico antistante la facciata si erge la statua di Santa Rita in veste di popolana, scolpita da Venanzo Crocetti, che sembra accogliere ogni pellegrino con semplicità. Nel quadriportico antistante la facciata, al centro della fontana, c’è la statua di Santa Rita vestita da popolana.

È opera dello scultore Venanzo Crocetti di Roma del 1968. Due cappelle affiancano la navata centrale: in quella di destra si conserva, in una teca argentea, il manto della Santa.

Nel sobrio e al tempo stesso elegante interno, si mostra un grande mosaico absidale realizzato da Righini-Politi nel 1967. Il mosaico nell’abside, eseguito da Righini-Politi e inaugurato il 18 giugno 1967, raffigura il Crocifisso, l’Addolorata, Sant’Agostino, San Nicola da Tolentino, Santa Rita, San Giovanni Battista e San Montano.

La Chiesa di San Montano

Pochi passi conducono alla Chiesa di San Montano, il più antico edificio religioso del borgo, risalente al XII secolo e dedicato al monaco eremita che giunse dall’Asia Minore e morì a Roccaporena con fama di santità.

Gli abitanti lo scelsero come patrono e gli intitolarono la parrocchia. La chiesa dedicata a S. Montano risale al dodicesimo secolo ed ebbe un ruolo importante nei trentasei anni trascorsi da Rita a Roccaporena.

Ella qui ricevette la prima istruzione religiosa, qui si recava per partecipare alla Messa e alle altre celebrazioni, qui andò sposa a Paolo di Ferdinando. Questa chiesa ebbe un ruolo decisivo nella vita di Rita: qui ricevette i sacramenti, partecipò alle celebrazioni e sposò Paolo di Ferdinando Mancini.

Secondo la tradizione, Montano venne a Porena dalla lontana Licia, in Asia Minore, a predicare il Vangelo. Tuttavia una cronaca manoscritta, conservata nella Biblioteca comunale di Perugia, informa che egli era parte del gruppo di monaci siriani eremiti che si stabilì nella Valle Castoriana, ai tempi dei Santi Spes ed Eutizio.

La struttura della chiesa

Montano morì a Roccaporena con fama di santità; il popolo lo proclamò suo protettore e gli intitolò la chiesa parrocchiale. La facciata romanica, sobria e armoniosa, presenta un portale a tutto sesto, una finestra circolare e un campaniletto a vela.

La struttura originaria era a navata unica, quella oggi a sinistra, e solo alla fine del Trecento fu aggiunta la seconda navata. La costruzione attuale è frutto di vari rifacimenti: la chiesa più antica era ad una sola navata, corrispondente all’odierna di sinistra; nel Trecento fu aggiunta la navata destra.

Nel Quattrocento la lunetta del portale fu ornata con un affresco della Vergine col Bambino, mentre nell’abside è visibile un dipinto dell’Incoronazione della Vergine.

Il Lazzaretto

Da visitare è anche il Lazzaretto, con i suoi affreschi antichi e la dolorosa memoria dei figli perduti a causa della peste, che testimonia lo spirito caritatevole di Rita, qui impegnata ad assistere malati e forestieri.

Ai tempi della Santa, il Lazzaretto era posto sotto la protezione della Madonna della Concezione. Vi trovavano ospitalità i forestieri che passavano per il borgo.

Secondo un’antica tradizione, Rita vi si recava spesso per assistere i malati. Il nome “Lazzaretto” suggerisce l’uso della struttura sanitaria durante le epidemie di peste che flagellarono l’Umbria.

Dei tre ambienti che originariamente componevano questo complesso, oggi ne restano due. Gli affreschi del luogo risalgono al Cinquecento.

La Grotta d’Oro

Il suggestivo e graffiante ambiente naturale in cui è immersa Roccaporena si palesa fiero e austero nella Grotta d’Oro, la quale aprendosi tra le rocce sovrasta il borgo con la sua croce. Anch’esso è un luogo di preghiera e meditazione di Rita.

La luce del sole, riflettendosi sulle pareti, la accende di bagliori dorati, creando un’atmosfera sospesa tra storia e mito. L’antro è spazioso e su due livelli, raggiungibile con un breve sentiero che invita al raccoglimento e all’ascolto silente.

Secondo un’antica leggenda, qui viveva la ninfa Porrina, oracolo di tempi remoti, da cui deriverebbe il nome stesso di Roccaporena.

Il paesaggio naturale della Valle del Corno

La parte inferiore della montagna, fino a Roccaporena, è notevolmente più acclive di quella superiore: fiume e fondovalle serpeggiano verso nord tra frequenti affioramenti rocciosi che incombono su prati e vecchi seminativi o terminano direttamente sulle sponde del corso d’acqua, dando luogo in molti tratti a forme di un vero e proprio canyon.

Poco oltre una stretta forra, il fiume lambisce lo Scoglio Sacro di Roccaporena, piega deciso verso est e, dominato dai ripidi pendii e dalle rupi del Monte della Sassa, alto 1131 metri, raggiunge Cascia.

Flora

Un piccolo arbusto relitto dell’era terziaria, l’Efedra nebrodense, cresce sulle soleggiate aree rupestri presso Roccaporena. È questa una delle poche stazioni del rarissimo vegetale che in Italia è distribuito nell’Appennino centro-meridionale, in Sicilia e in Sardegna.

Lungo il corso del Corno si sviluppa una bella fascia ripariale di Salice bianco, Ontano nero, Olmo e Nocciolo; nei piccoli prati del fondovalle svettano alti pioppi cipressini.

I boschi dominanti sono costituiti da Roverella e da Carpino nero e appaiono ora radi ora compatti, a seconda della pendenza e dell’esposizione. Sul versante destro tra Roccaporena e Cascia, esposto a settentrione, compaiono a bassa quota anche nuclei di Faggio accompagnato dal Maggiociondolo.

Fauna

La fauna di questo ambito è particolarmente interessante, soprattutto per la presenza di alcuni elementi tipici dei corsi d’acqua montani. Innanzitutto il Gambero di fiume, segnalato qui e ormai in poche altre zone dell’intera Valnerina.

Le stesse acque frequentate dal crostaceo sono popolate dalla Trota fario, dalla Rana appenninica e dal Merlo acquaiolo. Negli anni 90 era stata inoltre segnalata la Salamandrina dagli occhiali, da ritenere tuttora probabilmente presente.

Molte specie di uccelli tipiche delle aree rupestri si riproducono sulle pareti calcaree: Gheppio, Rondine montana, Passero solitario, Codirosso spazzacamino e Taccola, oltre ad una coppia di Lanario, il rarissimo rapace presente in Umbria in appena una decina di siti.

Le celebrazioni e la vita del borgo

Nei giorni di festa, in particolare nelle celebrazioni dedicate a Santa Rita, il borgo si veste di suoni e colori: le processioni che attraversano i vicoli si intrecciano a gesti antichi, canti popolari e luminarie che rendono ancora più viva l’attesa.

Sono momenti in cui la comunità intera si ritrova, e i pellegrini si uniscono ai residenti in un abbraccio collettivo che sa di appartenenza e di fede condivisa.

I sapori della Valnerina

Come in ogni borgo umbro, anche qui la tavola racconta una parte importante dell’anima del luogo. I sapori sono quelli schietti della montagna: le zuppe di lenticchie di Castelluccio, i salumi e i formaggi della Valnerina, le paste fatte in casa arricchite dal tartufo nero.

A chiudere, dolci semplici e legati alla tradizione contadina, come le ciambelle al mosto e le panette delle feste. Sedersi a tavola significa assaporare la stessa autenticità che si respira tra i vicoli, un intreccio di natura, fede e convivialità che accompagna il viaggio.

Informazioni per la visita allo Scoglio Sacro

InformazioneDettaglio
Altezza dello Scoglio827 metri
Dislivello rispetto al borgo120 metri
Accesso alla cappellaDalle 6:00 alle 18:00
IngressoGratuito
PercorsoScalinata di oltre trecento gradini
Elementi del percorsoStazioni della Via Crucis e Acqua di Rita

Lo Scoglio Sacro a Roccaporena rappresenta una tappa immancabile durante una visita a Cascia. Unisce la spiritualità alla bellezza naturale, offrendo un percorso ricco di storia che permette di ripercorrere i passi della vita di Santa Rita in un ambiente di pace e serenità.

Cascia e la vicina Roccaporena offrono un’infinità di bellezze da scoprire, sia luoghi sacri legati alla Santa sia bellezze artistiche e naturalistiche. A Cascia, dopo una visita al monastero si può visitare l’adiacente Basilica di Santa Rita e poi percorrere il centro storico che, con le sue stradine medievali e le piazze suggestive, vi farà passeggiare tra antiche chiese e palazzi storici.

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