Santuario della Madonna d’Appari: storia, leggenda, arte e percorso naturalistico

Il Santuario della Madonna d’Appari è un antico edificio religioso incastonato tra la parete rocciosa e il torrente Raiale, appena fuori dall’abitato di Paganica, lungo la strada che dall’Aquila sale verso il Gran Sasso. La sua origine è legata alla tradizione dell’apparizione della Madonna Addolorata a una pastorella e la costruzione, sviluppata prevalentemente in lunghezza e in altezza, si integra in modo singolare con la gola naturale.

Il santuario conserva una navata unica interamente affrescata, una zona presbiteriale irregolare addossata alla roccia, la piccola nicchia con la Pietà del XV secolo e il dipinto di Pompeo Mausonio Madonna del Santissimo Rosario con i quindici misteri, realizzato nel 1596. Danneggiato dal terremoto dell’Aquila del 2009, è stato restaurato e riaperto al pubblico nell’ottobre del 2011.

Madonna d’Appari tra roccia e torrente

Dove si trova il Santuario della Madonna d’Appari

Il Santuario della Madonna d’Appari è sito appena fuori dell’abitato di Paganica (L’Aquila) ed è dichiarato monumento nazionale dal 1902. L’eremo è situato sul percorso che congiunge le due frazioni aquilane di Paganica e Camarda e, dunque, sulla strada che dall’Aquila sale verso il Gran Sasso, in una posizione suggestiva all’interno di una gola.

Il Santuario si trova a un paio di km da Paganica, sulla strada che va versoio Gran Sasso, incassato tra le pareti rocciose e boscose della valle, il santuario sorge a ridosso del torrrente Raiale. Ricade inoltre nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Il santuario è stretto tra una parete rocciosa ed il corso del torrente Raiale, affluente dell’Aterno, che costituiscono un sagrato naturale. La roccia si presenta bucata in corrispondenza del passaggio della S.S.17 del Gran Sasso che si trova sopraelevata rispetto alla chiesa.

La costruzione è appoggiata ad un massiccio roccioso bucato nella parte bassa per permettere il passaggio della strada statale del Gran Sasso. L’edificio essendo inserito nella stretta fascia compresa fra il torrente Raiale e la vicina parete rocciosa si sviluppa prevalentemente in lunghezza ed in altezza.

La leggenda dell’apparizione

La denominazione del Santuario della Madonna d'Appari trae origine dall'apparizione dell'immagine sacra della Madonna, avvenuta a Paganica nel XV secolo. Secondo la tradizione qui la Madonna apparve ad una pastorella.

Si narra che la Madonna Addolorata, con in grembo il Cristo morto, apparve alla pastorella Maddalena Chiaravalle, mentre conduceva il gregge al pascolo lungo le rive del torrente Rajale. La Vergine chiese alla giovane pastorella che venisse eretto un santuario a suo nome.

La costruzione si fa risalire al XIII secolo ad opera dagli abitanti di Paganica a seguito della presunta visione da parte di una donna del luogo - la pastorella Maddalena Chiaravalle, che si recava quotidianamente in questo luogo a pascolare le greggi - della Madonna Addolorata con in grembo il Cristo morto.

In poco tempo, la popolazione del borgo costruì dapprima un’edicola votiva dedicata alla Madonna, quindi un tempietto ricavato addossato al massiccio roccioso. Non conosciamo la data precisa della fondazione dell’eremo; partendo dal dato che la chiesa non risulta menzionata nel pagamento delle decime del 1313, si è ipotizzato che la sua costruzione sia successiva e riferibile probabilmente al 1400 circa.

Storia della costruzione e ampliamenti

Il Santuario della Madonna d’Appari è costruito tra le rocce e il torrente Raiale tra il XIII e il XIV sec. L’edificio, in solidi conci di pietra e parzialmente infitto nel vivo della roccia, risale al XIV ed il XV secolo.

La facciata venne edificata tra il XIV ed il XV secolo e successivamente ampliata con la realizzazione delle aperture verso il torrente Rajale (1519), l’ingrandimento del corpo centrale (1559) e l’installazione, all’interno dell’edificio, del quadro realizzato da Pompeo Mausonio ed intitolato “Madonna del Santissimo Rosario con i quindici misteri” (1596).

Periodo o dataAvvenimento
XIII secoloLa costruzione si fa risalire al XIII secolo ad opera dagli abitanti di Paganica a seguito della presunta visione.
1313La chiesa non risulta menzionata nel pagamento delle decime del 1313.
Tra XIV e XV secoloSi edificò la facciata.
1519Realizzazione delle aperture verso il torrente Raiale.
1559Ingrandimento del corpo centrale.
1596Installazione del quadro di Pompeo Mausonio, Madonna del Santissimo Rosario con i quindici misteri.
1944La chiesa è stata risparmiata da due bombe inesplose durante un attacco dell’aviazione alleata.
1999Restauro ad opera della soprintendenza, soprattutto degli affreschi dell’interno.
2009Danneggiamento causato dal terremoto dell’Aquila.
Ottobre 2011Riapertura al pubblico dopo gli interventi restaurativi.

Architettura esterna

L’edificio essendo inserito nella stretta fascia compresa fra il torrente e la vicina parete rocciosa (su cui è allestita una palestra da arrampicata) si sviluppa prevalentemente in lunghezza ed in altezza. La costruzione è appoggiata ad un massiccio roccioso bucato nella parte bassa per permettere il passaggio della strada statale del Gran Sasso.

La facciata, rettangolare, presenta una forma molto slanciata, grazie anche alla presenza di un alto campanile a vela, nel quale si aprono tre fornici. Il portale è molto semplice con unici elementi decorativi l’affresco della lunetta ed una piccola finestra circolare.

La facciata, rettangolare e di notevoli dimensioni in altezza, si presenta semplice e caratterizzata da un portale con arco a tutto sesto, una finestra circolare ed un campanile a vela con tre fornici. Un altro ingresso è presente lungo la parete meridionale.

La facciata, rettangolare, presenta una forma molto slanciata, grazie anche alla presenza di un alto campanile a vela, nel quale si aprono tre fornici. Il portale è molto semplice; unici elementi decorativi del fronte sono l’affresco della lunetta ed una piccola finestra circolare.

La chiesa è un importante antico santuario (XII-XIII secolo) costruito sulla roccia e affiancato da un ruscelletto che due ponticelli di legno permettono di oltrepassare per entrare in un parco dal quale si può salire sulle rocce sovrastanti per diversi sentieri.

Gli ambienti interni

All’interno c’è una unica navata ripartita da due archi; nella parete di fondo, sul lato destro, si apre un ingresso secondario anch’esso con lunetta affrescata. La zona presbiteriale segue la parete rocciosa risultando perciò di forma irregolare e completamente decentrata rispetto all’aula.

L’interno, a navata unica con volte a crociera, è tagliato trasversalmente da due archi strutturali ed è interamente affrescato con la tecnica della rappresentazione a fumetti e riporta scene del vecchio e nuovo Testamento.

Quest’ultima zona, identificata come la parte più antica del romitorio, presenta, a destra dell’altare, una piccola nicchia con l’affresco della Pietà, databile al XV secolo. Il presbiterio, probabilmente l’area più antica dell’edificio, si presenta ruotato rispetto all’asse della chiesa e di forma irregolare dovuta all’adiacenza con la parete rocciosa.

Le pareti del presbiterio e di gran parte dell’aula sono affrescate con opere databili al XVI-XVII secolo, all’interno delle quali sono rappresentati episodi della vita di Gesù. L’interno è ad unica navata ripartita da due archi; nella parete di fondo, sul lato destro, si apre un ingresso secondario anch’esso con lunetta affrescata.

Alle spalle dell’altare c’è una piccola sagrestia, anch’essa appoggiata alla roccia, collegata da una stretta scala ad un piccolo ambiente eremitico situato al piano superiore. Alle spalle dell’altare c’è una piccola sagrestia, anch’essa appoggiata alla roccia, collegata da una stretta scala ad un piccolo ambiente eremitico situato al piano superiore.

Dipinti e opere d’arte

All’interno dell’edificio è presente il quadro realizzato da Pompeo Mausonio ed intitolato Madonna del Santissimo Rosario con i quindici misteri (1596). L’installazione, all’interno dell’edificio, del quadro realizzato da Pompeo Mausonio ed intitolato Madonna del Santissimo Rosario con i quindici misteri risale al 1596.

Faceva parte dell’arredo del santuario una tempera su tavola della seconda metà del XIV secolo raffigurante la Madonna in trono, attribuita ad Andrea Delitio. La piccola nicchia con l’affresco della Pietà, a destra dell’altare, è databile al XV secolo.

Le pareti del presbiterio e di gran parte dell’aula sono affrescate con opere databili al XVI-XVII secolo, all’interno delle quali sono rappresentati episodi della vita di Gesù. L’interno è interamente affrescato con la tecnica della rappresentazione a fumetti e riporta scene del vecchio e nuovo Testamento.

Il restauro dopo il terremoto del 2009

Danneggiata dal terremoto dell’Aquila del 2009, è stata nuovamente sottoposta a interventi restaurativi che hanno riguardato sia la parte strutturale che gli affreschi ed è stata riaperta al pubblico nell’ottobre del 2011. Gli affreschi completamente restaurati prima del 2000, dopo il sisma sono stati messi in sicurezza con un provvidenziale intervento recuperando frammenti caduti a terra e velinando porzioni pericolanti.

La generosa sponsorizzazione della banca di Credito Cooperativo di Anagni ha consentito di sanare a fondo i distacchi presenti un po’ ovunque con una puntuale opera di consolidamento; sono stati altresì trattati i frammenti caduti e ricollocati ed è stata effettuata un’attenta revisione estetica del testo pittorico.

Uno sguardo particolarmente attento ha riguardato i problemi conservativi degli affreschi legati all’ubicazione stessa del santuario, incastonato nella roccia. Da rilevare la partecipazione fattiva dei membri del Comitato della Madonna d’Appari che si sono spesi a vario titolo per portare il loro contributo.

Parte del finanziamento è stato altresì utilizzato per una straordinaria manutenzione dell’organo storico, anch’esso già restaurato, che è complemento indispensabile delle celebrazioni liturgiche.

Dati principali degli interventi

VoceInformazione
Avvio del restauroagosto 2010
InaugurazioneOttobre 2011
FinanziamentoDonazione della Banca di credito Cooperativo di Anagni per un importo di €130,000,00
Ulteriore progetto“Una Chiesa per Natale”, curato dalla Struttura del Vice Commissario per la tutela dei Beni culturali, con un importo di € 52.000,00

Il percorso naturalistico attorno al santuario

Il percorso attorno alla Madonna d’Appari inizia e ritorna a Paganica. Lungo circa 4 km, con un dislivello di circa 250 m, per un tempo di percorrenza di circa un’ora e mezzo, è indicato nelle foto sottoriportate.

Un percorso ciclopedonale, adiacente il corso del fiume, lo collega all’abitato di Paganica da cui è raggiungibile in circa un chilometro. Nei dintorni è presente un piccolo sentiero naturalistico che, partendo dal santuario, ad un’altitudine di 670 metri sul livello del mare, sale sull’altopiano di Paganica sino alla quota di 900 metri, attraversando una foresta di pino nero.

Sentiero naturalistico Paganica Madonna d’Appari

Il percorso inizia all’estremità nord di Paganica, dove un sentiero di circa 800 m, costruito con eleganti tavolati, che costeggia il ruscello Raiale sul fianco del monte, permette di arrivare agevolmente al piazzaletto di ingresso per il Santuario della Madonna d’Appari.

Qui si trova un comodo punto di riposo e ristoro e una fontanella che fornisce un’acqua che ha una sua fama locale come particolarmente leggera, l’acqua di Valleverde. La chiesa è un importante antico santuario costruito sulla roccia e affiancato da un ruscelletto che due ponticelli di legno permettono di oltrepassare per entrare in un parco dal quale si può salire sulle rocce sovrastanti per diversi sentieri.

Da uno di questi si tornerà, una volta compiuto il percorso descritto, alla chiesa. A sinistra a fianco dell’ingresso della chiesa un tunnel scavato nella roccia porta alla strada statale, sotto il grande arco di roccia; si accede ancora alla statale da una scalinata sul retro della chiesa.

Il tratto presso la chiesa e il torrente

Sulla fiancata della chiesa, di fronte al ruscello, c’e un’iscrizione che fa riferimento alla data della sua costruzione; qui, sopra la porta laterale, si puo’ osservare una antica pietra con inciso un disegno del tutto particolare di cui non sembra immediatamente comprensibile il significato: un leone in corsa verso una mano il cui anulare è rivolto verso il pollice.

Oltrepassata la chiesa fiancheggiando il ruscello, e salite le scale posteriori, si entra nella statale, che si percorre per una trentina di metri. Poi ci si inoltra, sulla destra, nei campi oltrepassando un ponticello, e si prosegue verso nord al loro limitare, costeggiando il fianco del monte.

La costruzione in pietra e la salita nel bosco

Si prosegue fino a un bivio, a sinistra del quale, dopo pochi metri, ci si imbatte in una antica costruzione di pietre accatastate a formare un “tholos” (probabilmente una “loccia” o “camera”, riparo per pastori e/o contadini).

Tornando al bivio, si inizia la salita sulla destra e si prosegue su questo sentiero che porta alla cima del monte, nel bosco. Si prosegue ora in direzione sud fino ad arrivare sopra il Santuario.

Da qui, dove c’è un punto di ristoro con panchine per il riposo, si può godere della vista di un bellissimo panorama che, dalla chiesa sotto, spazia alla lontana valle cinta dalla catena di montagne a sud (massiccio del Velino-Sirente). Si scende per il sentiero verso la Madonna d’Appari e da qui si ritorna a Paganica.

Il presepe di Natale

A Natale, nello scenario di questo pendio viene posto un suggestivo Presepe che di notte illumina tutto intorno.

Presepe natalizio illuminato Madonna d’Appari

La memoria storica del santuario

Nel 1944 la chiesa è stata risparmiata da due bombe inesplose durante un attacco dell’aviazione alleata. Nel 1999 è stata sottoposta ad un restauro ad opera della soprintendenza che ha interessato soprattutto gli affreschi dell’interno.

Successivamente, anche grazie al lavoro di volontari ed appassionati, è stata recuperata l’area antistante con la creazione di un percorso naturalistico adiacente all’edificio. La posizione tra la roccia, il torrente e la strada del Gran Sasso continua a caratterizzare il santuario come luogo di interesse storico, religioso, artistico e paesaggistico.

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