San Miguel Febres Cordero, al secolo Francisco Febres Cordero Muñoz, fu canonizzato da papa Giovanni Paolo II il 21 ottobre 1984 nella Basilica Vaticana. Religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane, educatore, catechista e studioso ecuadoriano, è ricordato per la dedizione ai bambini, la preparazione alla Prima Comunione, la produzione di testi scolastici e una vita religiosa segnata da semplicità, carità e umiltà.
La sua memoria liturgica ricorre il 9 febbraio, giorno della morte avvenuta nel 1910 a Premià de Mar, presso Barcellona. La medaglia dedicata a san Miguel Febres Cordero richiama generalmente questi elementi: il volto del santo religioso, il nome di battesimo Francisco, l’appartenenza ai Fratelli delle Scuole Cristiane, le date 1854-1910 e la canonizzazione del 21 ottobre 1984.

Dati essenziali della canonizzazione
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Nome | San Miguel Febres Cordero |
| Nome di battesimo | Francisco Febres Cordero Muñoz |
| Nascita | Cuenca, Ecuador, 7 novembre 1854 |
| Morte | Premià de Mar, Spagna, 9 febbraio 1910 |
| Congregazione | Fratelli delle Scuole Cristiane |
| Beatificazione | 30 ottobre 1977, da papa Paolo VI |
| Canonizzazione | 21 ottobre 1984, da papa Giovanni Paolo II |
| Memoria liturgica | 9 febbraio |
| Santuario principale | Santuario Hermano Miguel, Quito, Ecuador |
Chi era san Miguel Febres Cordero
Francisco Febres Cordero nasce a Cuenca, in Ecuador, il 7 novembre 1854, da una famiglia cristiana della ricca borghesia. Il padre era professore di inglese e francese nel seminario di Cuenca e aveva partecipato attivamente alle vicende politiche del Paese, mentre la madre, Anna Muñoz, era molto devota e si dedicava sempre più alle opere caritative.
Nasce con una grave malformazione ai piedi e riesce a fare i primi passi soltanto all’età di cinque anni. Durante tutta la sua vita soffrirà di una penosa debolezza agli arti inferiori. A cinque anni, a causa di una innata malformazione ai piedi, non camminava ancora ed aveva bisogno di un domestico di famiglia che lo sollevava di peso e lo portava dove era necessario.
La sua fragilità fisica non impedì lo sviluppo delle sue capacità intellettuali e spirituali. Distinguendosi subito a scuola, Francisco fu scelto per tenere il discorso di benvenuto in occasione della visita del presidente Gabriel García Moreno, che da allora rimase sempre in stretto contatto con la famiglia del ragazzo.
L’incontro con i Fratelli delle Scuole Cristiane
I Fratelli delle Scuole Cristiane fondano le loro prime case in America Latina nel 1863. Nel mese di marzo di quell’anno dieci Fratelli arrivano a Guayaquil, città portuale della Repubblica dell’Ecuador, a seguito delle insistenti richieste del Presidente García Moreno.
Si stabiliscono simultaneamente a Quito, la capitale, e a Cuenca, importante città a sud del Paese. Uno dei loro primi alunni in quest’ultima città si chiama Francisco Febres Cordero.
Nel 1863 i Fratelli delle Scuole Cristiane aprono una scuola a Cuenca. Uno dei primi alunni è Francisco Febres Cordero, nato il 7 novembre 1854. A scuola egli continua e perfeziona, soprattutto con le lezioni di catechismo e con l’esempio dei suoi educatori, l’educazione cristiana ricevuta in famiglia.
Quando nel 1863 i Fratelli arrivano a Cuenca, egli è uno dei primi iscritti; rimane subito affascinato dalla scuola, dall’istruzione religiosa, dallo studio: presto nasce nel suo animo un affetto pieno di ammirazione per i suoi maestri, i discepoli di Giovanni Battista de La Salle, e manifesta ai genitori il desiderio di divenire come uno di loro.
Francesco capì ben presto che il suo futuro sarebbe stato insieme ai “fratelli”: «Dal momento stesso in cui sono entrato nella scuola dei “fratelli”, Dio mi ha dato un desiderio ardente di vestire un giorno il santo abito dell’istituto. Mi è sempre piaciuto stare coi “fratelli”».
La vocazione e il nome di Fratel Miguel
I genitori lo vorrebbero sacerdote ma lui preferisce entrare dai Fratelli delle Scuole Cristiane, i quali si consacrano solo all’insegnamento, rinunciando al sacerdozio. Di qui l'albeggiare della sua vocazione lasalliana: ma i genitori, contrari, desiderano che diventi sacerdote.
La reazione è negativa. Così i genitori decidono di ritirare il figlio dalla scuola dei Fratelli e di avviarlo al seminario diocesano. Francisco obbedisce, ma dopo pochi mesi, a causa del male che lo affligge, ritorna a frequentare la scuola dei Fratelli.
Fu quindi inviato a pensione nel seminario di Cuenca, che egli detestava: «Rimasi nel seminario solo tre mesi, ma mi sono sembrati tre secoli. Ho sofferto molto nel mio cuore […] Quello semplicemente non era il luogo in cui Dio mi voleva e io mi sentivo come un pesce fuor d’acqua».
In tale situazione egli ricorre alla SS. Vergine. Finalmente, il 24 marzo 1868, la madre firma l'autorizzazione per il suo ingresso al noviziato. È la vigilia della festa dell'Annunciazione: con la vestizione religiosa, Francisco Febres Cordero diventa Fratel Miguel.
Contro la volontà del padre e specie della nonna, il 24 marzo 1868 la madre si assume ogni responsabilità e firma l'autorizzazione per l'ingresso del figlio al noviziato. La vigilia della festa dell'Annunciazione Francisco Febres Cordero diventa Fratel Miguel.
Ma non termina la sua lotta per la fedeltà alla vocazione, perché il padre, pur accettando la decisione della sposa, per cinque anni non scrive una riga al figlio. Il giovane Fratello aveva appena iniziato il suo apostolato proprio nella sua ex scuola di Cuenca, quando il padre gli ordina perentoriamente di tornare a casa.
Il contrasto con il padre e la riconciliazione
Fratel Miguel era di famiglia benestante e il padre godeva di un certo prestigio in paese; pertanto non vide di buon occhio il suo desiderio farsi Fratello, come i maestri alla cui scuola si era formato con grandissimo profitto.
Poiché Fratel Miguel, dopo matura riflessione, aveva confermato la sua scelta vocazionale, i Superiori dell'Istituto, per evitare rischi di ogni genere, lo trasferirono nella scuola di Quito, la capitale, distante da Cuenca 450 Km, isolata nella topografia andina e priva di agevoli vie di comunicazione.
Il viaggio durò otto giorni e fu fatto a dorso di mula: era il maggio 1869. Fratel Miguel aveva appena 15 anni e da quel momento non rivedrà più la sua terra diletta e la casa dove aveva visto la luce.
Il contrasto con il padre continuerà, pur se a distanza; e ogni tentativo operato da amici e persone influenti per far riaccostare il padre al figlio saranno inutili. Una circostanza fortuita appianerà ogni cosa.
Avvenne quando, nelle vicende politiche del momento, un giornalista, amico del padre, era stato messo in carcere per degli articoli scritti contro il presidente della repubblica, Garcia Moreno. Il padre di Fratel Miguel, sapendo che egli, pur essendo ventitreenne, godeva di molta influenza sul Presidente, lo pregò di intervenire per la scarcerazione dell’amico, assicurandolo, in caso positivo, che tutto sarebbe stato dimenticato.
La vicenda si concluse positivamente e dopo qualche giorno a Fratel Miguel giunse una lunga lettera del padre, piena di tenere parole e di immensa gratitudine. Si giunse alla riconciliazione tra Michele e il padre quando quest’ultimo chiese al figlio di intervenire presso il presidente perché rilasciasse un amico, imprigionato per ragioni politiche.
In una lettera indirizzata a Michele, il padre gli espresse la propria gratitudine e gli impartì la benedizione paterna; da allora i rapporti tra i due rimasero cordiali fino alla morte del genitore, avvenuta nel luglio del 1882.
Il ministero educativo a Quito
Nel 1869 inizia a fare scuola a Quito, distinguendosi come insegnante di grammatica. Lavora nelle scuole di Quito per oltre quarant’anni. Gran parte del suo tempo lo trascorre in classe.
Dopo un solo anno di noviziato fu inviato a insegnare nella capitale, Quito. L'insegnante quindicenne giunse a Quito nel 1869, dando inizio a una carriera che sarebbe durata con enorme successo ancora trentotto anni.
Questi, intanto, inizia il suo apostolato nelle scuole lasalliane di Quito. Stimato insegnante di lingua e letteratura spagnola, la difficoltà di disporre di aggiornati libri di testo, l'induce a comporre, benché giovanissimo, grammatiche e manuali, che il governo adotta in tutte le scuole dell'Equatore.
Preparava sempre le lezioni con molta attenzione e valorizzava le potenzialità individuali dei propri allievi, senza fare alcuna distinzione tra ricchi e poveri. Diventa presto un apprezzatissimo insegnante di lingua e letteratura.
Non aveva ancora vent’anni quando pubblicò il primo dei suoi molti libri, una grammatica spagnola così valida che nell’arco di un anno fu adottata in tutte le scuole dell’Ecuador. Altri sette libri di testo seguirono il primo nel giro di pochi anni.
Col passare degli anni, Fratel Miguel darà alle stampe anche raccolte di liriche e testi di filologia che gli apriranno le porte dell’Accademia. Comporrà pure dei catechismi per l’infanzia, e il ministero al quale soprattutto egli si dedica, con grande entusiasmo e accurata preparazione, è la catechesi.
Per il suo talento nell'insegnamento dello spagnolo giunse anche un riconoscimento ufficiale: fu nominato esaminatore pubblico e ispettore delle scuole di Quito. La scuola prosperò, aumentando nel numero di studenti da duecentocinquanta nel 1869 a mille nel 1875.
Un educatore e catechista
Fratel Miguel predilige specialmente la preparazione dei fanciulli alla Prima Comunione; chiederà ed otterrà che gli sia riservato tale delicato compito dal 1880 fino alla sua partenza per l'Europa nel 1907.
Dal 1880 fino al 1907 volle insegnare lui personalmente ai fanciulli che si preparavano alla prima comunione. Tanto nel collegio di «El Cebollar» di Quito, quanto nella piccola scuola dove egli insegnò al principio del suo apostolato, prese su di sé la grata cura di preparare i bambini alla Prima Comunione.
Questo costante contatto con i piccoli lascerà un'impronta caratteristica nella sua spiritualità: la semplicità evangelica: «Siate semplici come colombe». «Se non diventerete come pargoli, non entrerete nel regno dei cieli».
Ne sarà segno la sua tenera devozione a Gesù Bambino. Con la semplicità evangelica, brillano in lui le virtù proprie della vita religiosa: la povertà, la purezza, l'obbedienza.
Su tutte splende sempre più alta la carità, alimentata com'è dalla pietà eucaristica e dalla tenera devozione a Maria. I suoi alunni ne ammirano la semplicità, la franchezza, la cura con cui si occupa di loro e non possono non essere edificati dalla sua intensa devozione al Sacro Cuore e alla Madonna.
Il ministero al quale soprattutto egli si dedica, con grande entusiasmo e accurata preparazione, è la catechesi. Di fatto “catechizza” tutti, nell’ambiente scolastico e fuori, con la semplicità gioiosa della sua vita, nello stile dei Fioretti.
Cultura, letteratura e riconoscimenti accademici
La sua preparazione culturale cresce insieme alla sua fama di educatore. Le sue ricerche e le sue pubblicazioni nel campo della letteratura e della linguistica lo mettono a contatto con esperti di tutto il mondo.
Nel 1892 entra a far parte dell'Accademia Ecuadoriana per le Lettere; viene anche eletto membro corrispondente dell'Accademia Reale di Spagna. Nel 1890 riceve le Palme Officiali dell’Accademia di Francia.
La scelta era stata proposta da persone estimatrici di Fratel Miguel e i Superiori della Congregazione avevano concesso volentieri il loro beneplacito. Da parte sua, Fratel Miguel, che aveva 38 anni, rimase imperturbabile ed umile al tempo stesso.
Confidò ad un confratello che si rallegrava con lui: «Lei sa bene che io sono un uomo di poco conto. Nulla giustifica l’onore che mi fanno: non me lo sarei mai aspettato».
Il discorso d’insediamento fu, nella prima parte, un sentito elogio a chi aveva lasciato vacante il posto: era un generale dalla carriera militare invidiabile e dal passato glorioso, morto improvvisamente giorni prima.
Agli accademici e al numerosissimo pubblico presente Fratel Miguel tracciò un geniale parallelo tra il predecessore e lui: quegli aveva condotto i battaglioni sui campi dell’onore, lui agiva in silenzio nei campi del sapere; il primo aveva animato i soldati per conseguire l’alloro della vittoria, mentre lui agiva sui ragazzi per portarli alla vittoria dell’intelligenza.
Poi Fratel Miguel entrò direttamente in argomento, trattando con eleganza, purezza di lingua ed efficace dialettica l’influenza del Cristianesimo sulla morale, nelle scienze e nelle arti. Tra l’altro, diventò luogo comune il giudizio espresso dal Presidente dell’Accademia: «Fratel Miguel è tanto sapiente quanto santo; tanto santo quanto sapiente».
Passata l’euforia dell’insediamento, Fratel Miguel tornò alle usuali occupazioni, felice soltanto perché la qualifica di accademico gli permetteva di recarsi liberamente in biblioteca e di potervi prelevare i libri che gli servivano per i suoi studi.
La fedeltà alla Congregazione nelle difficoltà
Una vicenda dai risvolti ambigui per poco non annientò l’opera dei Fratelli in Ecuador. La prima mossa fu di far ritirare dal Governo la convenzione economica e di franchigia concessa da oltre 30 anni, che garantiva il sostentamento delle scuole gratuite.
Il provvedimento abrogatorio gettò sulla strada gli alunni e ai Fratelli non rimase altro da fare che vendere i pochi beni di loro proprietà e tornarsene alle loro famiglie o varcare i confini della Patria.
A Fratel Miguel, che tre anni prima era stato nominato membro dell’Accademia dell’Ecuador, fu offerto, con un gesto di riguardo, un posto al Ministero della Istruzione e un sostanzioso stipendio; ma egli rifiutò ogni cosa, per rimanere Fratello tra i Fratelli in tutto e per tutto.
Nonostante gli venissero proposti posti importanti nelle scuole del governo, Michele rifiutò di dissociare la propria attività da quella dell’istituto. Una volta ancora tornò a insegnare alle elementari e a preparare i bambini alla prima comunione.
I Superiori, pertanto, lo inclusero nella lista di quelli che sarebbero andati a Parigi. Ma non se ne fece nulla, perché l’illuminato invito del Superiore Generale della Congregazione salvò la presenza dei Fratelli in Ecuador.
Fratel Miguel rimase a Quito e fu destinato a una proprietà che i Fratelli tenevano su una collina dal panorama incantevole, ma dal nome un po’ prosaico. Si chiamava La Collina del cebollar, perché in epoca passata i conquistatori spagnoli vi avevano coltivato cipolle per tantissimi anni.
Qui i Fratelli tenevano la casa del noviziato e un collegio per alunni benestanti. Data l’emergenza del momento, si riuscì, dopo giorni di snervanti lavori, a ricavare le aule sufficienti per 1200 alunni.
Direttore dei novizi e formatore di insegnanti
Gli sforzi per sostituire con vocazioni locali coloro che se ne andavano furono moltiplicati. Michele fu nominato direttore dei novizi dal 1896 al 1905 e raggiunse gli stessi brillanti risultati che aveva ottenuto come insegnante.
Nel 1902 fu nominato direttore del noviziato di Quito. Fu anche nominato direttore della scuola gratuita, la Sacra Famiglia, che era cresciuta fino a raccogliere più di mille studenti e che aveva una comunità di ventidue “fratelli”.
Dopo soli dieci mesi, tuttavia, per ragioni che non sono mai state chiarite, Michele fu sollevato dall’incarico e forse le sue qualità non si adattarono a una posizione di responsabilità amministrativa.
Passata la bufera e calmati gli animi, si iniziò a riorganizzare le scuole che erano state chiuse, con grande gioia e sollievo di Fratel Miguel, che dalla triste vicenda che aveva vissuto era rimasto certamente provato, ma anche rinvigorito nell’amore per la sua Congregazione.
Il viaggio in Europa
L'alta stima che i Superiori hanno delle sue capacità e della sua virtù gli causa un grosso sacrificio: deve lasciare il suo paese per trasferirsi in Europa. Le ragioni sono complesse: nascono da situazioni politiche e da ampie prospettive pastorali.
Nel 1904 in Francia, in seguito alle leggi ostili alle congregazioni religiose, molti fratelli, impediti nel loro ministero, decidono di espatriare. La Spagna e i paesi dell'America Latina ne accolgono un gran numero.
La scarsa conoscenza della lingua spagnola dei nuovi arrivati induce i superiori a trasferire Fratel Miguel in Europa, perché prepari testi per un rapido apprendimento dello spagnolo. Nel 1907 è chiamato a Parigi per scrivere e pubblicare testi scolastici e di religione.
Si imbarca per la Francia, trascorre alcuni mesi a Parigi, quindi si trasferisce alla Casa Generalizia a Lembecq-lez-Hal in Belgio. Vi rimane per un anno e si dedica interamente alla composizione di testi scolastici.
Una volta ancora si sentiva “un pesce fuor d’acqua”; l’istituto non fu in grado di mettere a frutto le sue particolari qualità, affidandogli il compito di tradurre libri di testo dal francese allo spagnolo.
Egli accettò l’incarico con buona grazia, ma le lettere che spedì in Ecuador tradiscono la sua nostalgia: «Molte volte ho dato libero sfogo a singhiozzi e lacrime, ma solo Dio ne è stato testimone. Vi dico questo solo per assicurarvi che la nostra separazione e la distanza che è tra noi non hanno cancellato in alcun modo dalla mia memoria il ricordo di tutti i miei amici».
Premià de Mar e gli ultimi anni
Il clima del Belgio è ben diverso da quello del natio Ecuador. I Superiori si rendono conto del pericolo e lo destinano a Premià de Mar, presso Barcellona, ma le sue condizioni di salute sono ormai compromesse.
Nuocendogli il clima del Belgio, i superiori lo trasferiscono in Spagna, a Premià de Mar, presso Barcellona, dove ha sede un centro internazionale di formazione. I giovani ne ammirano la cultura, la semplicità ed il grande amore per Dio.
Qui insegnò e lavorò su diversi libri di testo, sia propri che altrui. Nel luglio 1909 a Premià de Mar soffia impetuoso il vento della rivoluzione e si ha la “settimana tragica”.
Frequenti le violenze anticlericali; Fratelli e giovani in formazione, trasferiti a Barcellona, trovano rifugio nei docks portuali, poi nel collegio “Bonanova”. Fratel Miguel nel frangente, porta con sé le Ostie consacrate della cappella di Premià.
Ai “fratelli” e ai novizi fu consigliato di non abbandonare gli edifici per evitare che venissero saccheggiati e incendiati ma di tenere comunque pronto uno zaino nel caso si fosse reso necessario fuggire sulle montagne.
Il giorno dopo i “fratelli” chiesero l’intervento delle forze governative che si trovavano a Barcellona e ventiquattr’ore dopo giunsero un rimorchiatore e una cannoniera per evacuarli.
Spentasi la rivoluzione i Fratelli tornano a Premià de Mar. Per un certo periodo continuò a scrivere e a insegnare, e in ottobre riuscì persino a visitare il santuario di Nostra Signora del Pilar a Saragozza, con sua grande gioia.
La morte di san Miguel Febres Cordero
Nell’ultima quindicina di gennaio 1910 un raffreddore degenera in polmonite doppia. L’organismo debilitato non è in grado di reagire: dopo tre giorni di agonia Fratel Miguel muore.
Negli ultimi giorni di gennaio 1910 è colpito da polmonite. L'organismo debole non reagisce e, dopo tre giorni di agonia, il 9 febbraio Fratel Miguel, ricevuti i Sacramenti, muore nella pace del Signore.
Ricevuti i sacramenti del viatico il 7 febbraio, Michele morì due giorni dopo sussurrando la litania: «Gesù, Giuseppe e Maria, vi offro il mio cuore e l’anima mia».
La notizia della morte suscita commozione e rimpianto: in Ecuador viene dichiarato il lutto nazionale. Quando la notizia della morte di Michele giunse in Ecuador, l’intero paese avvertì un profondo senso di vuoto, subito tramutatosi nella convinzione che l’Ecuador avrebbe trovato in lui il primo santo ufficialmente riconosciuto.
Le reliquie e la venerazione in Ecuador
Nel 1936, durante la rivoluzione spagnola, i resti di Francisco Febres Cordero vengono rimpatriati. La tomba viene eretta nella casa dei Fratelli di “La Magdalena” a Quito.
Nel 1936, durante la rivoluzione spagnola, i resti mortali del Fratello vengono rimpatriati. Viene loro tributata una accoglienza trionfale. La tomba diventa mèta di continui pellegrinaggi.
Le sue reliquie furono traslate nel 1925 in uno scrigno sigillato posto in una parete della cappella a Premià e quando le forze socialiste devastarono tale cappella nel 1936, durante la guerra civile, esse si conservarono.
Ricevute a Guayaquil con giubilo il 5 febbraio 1937, furono portate in trionfo a Quito; lungo il percorso del corteo si verificarono guarigioni. La tomba di Fratel Miguel a Quito divenne così un luogo di pellegrinaggio e di preghiera.
Il processo di beatificazione
Fratelli ed Ex-alunni ne proclamano le virtù, presto si attribuiscono alla sua intercessione molti favori celesti; di qui l'inizio del processo informativo a Quito e a Cuenca nel 1923, e a Barcellona nel 1924.
Il processo informativo in vista del processo di canonizzazione iniziò a Quito e a Cuenca nel 1923 e a Barcellona nel 1924. Il processo apostolico fu inaugurato a Roma nel 1938.
Il miracolo che portò alla guarigione una suora, Clementina Flores Cordero, nel 1935 avviò la causa del santo Fratello verso la beatificazione. Nel febbraio del 1935 nessuno avrebbe più puntato un centesimo sulla sua sopravvivenza, perché, secondo le dichiarazioni dei medici curanti, il caso era letale e senza nessuna speranza.
Per attutire i dolori, si decise di somministrare alla malata stupefacenti e narcotici. Un flebile respiro, ormai, la teneva in vita, quando il Direttore della scuola lasalliana della città propose una novena di preghiere a Fratel Miguel.
La guarigione di suor Clementina, riconosciuta come miracolosa, contribuì all’avanzamento della causa. Portati a termine tutti gli adempimenti di rito, il Papa Paolo VI, il 30 ottobre 1977, procede alla beatificazione di Fratel Miguel e a quella del suo confratello belga Fratel Muziano-Maria.
La beatificazione del 30 ottobre 1977
La beatificazione di Fratel Miguel fu celebrata da papa Paolo VI il 30 ottobre 1977. Il grande afflusso di pellegrini dal Belgio, dall’Equador e dall’Italia, la riuscita cerimonia e le ispirate parole del Pontefice Paolo VI nell’omelia e all’Angelus, hanno reso indimenticabile questa giornata per tutti i fortunati partecipanti alla solenne celebrazione di Piazza San Pietro.
Il giorno stesso della beatificazione, proprio durante lo svolgimento del suggestivo rito, si compiva un altro miracolo: la signora Beatrice Gómez de Nunez, affetta da incurabile “miastenia gravis”, si sentì completamente guarita.
Già in precedenza, con tutta la famiglia, si era affidata all’intercessione del santo Fratello, ed a coronamento delle sue preghiere era voluta venire a Roma per la beatificazione.
Questa guarigione, riconosciuta come miracolosa, porta alla riapertura della causa, e nel Concistoro del 25 giugno 1984 il Pontefice Giovanni Paolo II stabilisce al 21 ottobre dello stesso anno la data della canonizzazione.
La canonizzazione nella Basilica Vaticana
La canonizzazione di san Miguel Febres Cordero avvenne il 21 ottobre 1984 nella Basilica Vaticana, durante la celebrazione presieduta da papa Giovanni Paolo II. Quel giorno il Pontefice iscrisse nel libro dei santi l’umile religioso ecuadoriano.
Precisamente un 19 febbraio 1888 il nuovo Santo era stato presente nella stessa Basilica di San Pietro, partecipando alla cerimonia di beatificazione del venerabile Giovanni Battista de La Salle, fondatore delle Scuole Cristiane.
Questo Istituto religioso, del quale egli era membro da circa vent’anni, aveva fatto motto della sua azione apostolica ed educativa le parole del Vangelo: «Chi riceve uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me».
Queste parole furono per il Fratello Miguel una norma di vita, un apremio costante nella sua vocazione di educatore. Tutti i suoi sforzi ebbero come punto di mira l’educazione integrale delle nuove generazioni.
L’omelia di Giovanni Paolo II
Nell’omelia della canonizzazione Giovanni Paolo II sottolineò che Dio conosce ciascuno di noi come nessun altro potrebbe. Egli ci conosceva prima ancora che noi esistessimo, prima ancora che fossimo concepiti.
I doni di Dio sono infinitamente diversi. Tocca a noi riconoscere i doni che Dio ci fa e metterli in opera per rispondere alla vocazione alla santità che si rivolge a tutti e a ciascuno.
Il Papa ricordò che il nuovo Santo, fin dai suoi primi anni, fu prevenuto da una grazia particolare che lo attirò, quasi irresistibilmente, a condividere la vita dei suoi insegnanti religiosi, i Fratelli delle Scuole Cristiane, che pochi anni prima erano giunti in Ecuador.
Più di uno tra i membri della sua famiglia credette doveroso di opporsi a questo progetto. Il giovane Francesco dovette subire più di un rifiuto, poi, per diversi anni, fu costretto a sopportare un atteggiamento di estrema freddezza da parte di suo padre, che pure era un sincero cristiano.
Fedele fin da principio alla chiamata di Dio, san Miguel Febres Cordero lo sarà senza la minima esitazione durante i quarant’anni della sua vita religiosa e apostolica; e Dio, come aveva promesso al profeta, «mise le sue parole sulla sua bocca» aprendogli la strada del cuore di chi lo avvicinava.
I suoi confratelli ed ex-alunni hanno fatto a gara per testimoniare quanto quest’uomo umile e dolce si rivelò capace di commuoverli e di trascinarli al bene. Egli parlava dei principali misteri della nostra religione con l’accento di un cristiano profondamente convinto.
Il Crocifisso presiedeva a tutta la sua esistenza e a tutte le sue occupazioni: in classe, al suo tavolo di scrittore, come anche in cappella e nei locali della Comunità, i suoi sguardi si affiggevano spesso all’immagine del Divino Crocifisso.
Ai ragazzi che, durante il loro ritiro spirituale, si preparavano alla confessione, egli faceva contemplare il Cristo in croce, mostrando loro le sue piaghe e sottolineando che esse erano state sofferte in espiazione dei peccati.
La sofferenza vissuta nella fede
Tra le varie croci che dovette portare durante la vita, non fu la minore una malformazione dei piedi, che gli produceva considerevoli dolori nel camminare. Ma egli dalla debolezza traeva forza e dal dolore motivo di gioia, facendo propria la “logica della croce”.
L’accettazione gioiosa della sua croce era per tutti motivo di edificazione e di cristiano esempio. Prima nel suo Ecuador natale e poi in Europa, particolarmente a Premià de Mar, dove trascorse gli ultimi mesi della sua vita, la sua gioia nella sofferenza destava nella Comunità, tra gli alunni e tra quanti lo trattavano, profondo rispetto e ammirazione.
Al tempo stesso accoglieva tutti con grande semplicità e cordialità. Seguendo l’esempio di Cristo, il Fratello Miguel si prodigava visitando i poveri e bisognosi, consigliando i giovani, insegnando ai bambini, dandosi a tutti.
Il significato della sua opera educativa
Con quanto amore e dedizione questo “apostolo della scuola” si consacrò alle migliaia di bambini e giovani che passarono nelle sue aule durante i lunghi anni della sua vita di educatore.
Tanto nel collegio di “El Cebollar” di Quito, quanto nella piccola scuola dove egli insegnò all’inizio del suo apostolato, prese su di sé la grata cura di preparare i bambini, i “nuovi tabernacoli viventi” come egli li chiamava, alla Prima Comunione.
Fedele seguace di Gesù, aveva fatto parte della sua vita l’insegnamento del Maestro: «Chi vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti».
Per questo, in spirito di servizio e di amore al prossimo, dedicò lunghi anni di lavoro e di sforzo alla pubblicazione di opere di carattere didattico, per la cui attività, già al tramonto della vita, fu chiamato in Europa, dovendo lasciare il suo amato Paese.
La sua opera di studioso fu sempre in funzione dell’attività pedagogica diretta. E con autentico spirito evangelico cercò sempre che la sua dedizione preferenziale fosse quella di insegnare ai bambini più poveri economicamente, culturalmente e spiritualmente, vedendo in essi la persona e il volto di Cristo.
La medaglia di san Miguel Febres Cordero
Una medaglia di san Miguel Febres Cordero è un oggetto devozionale legato alla memoria del santo e alla sua canonizzazione. Non è un oggetto liturgico necessario per la preghiera, ma può ricordare la sua testimonianza cristiana, la sua appartenenza ai Fratelli delle Scuole Cristiane e il suo servizio educativo.
Il soggetto della medaglia può essere identificato attraverso alcuni elementi ricorrenti: il ritratto del santo in abito religioso, l’iscrizione “San Miguel Febres Cordero”, le date “1854-1910”, la memoria liturgica del 9 febbraio e il riferimento alla canonizzazione del 21 ottobre 1984.
Quando la medaglia presenta un’immagine del santo come educatore, essa richiama il suo lungo apostolato nelle scuole lasalliane di Quito, la sua attività di insegnante di lingua e letteratura spagnola e la sua attenzione alla formazione religiosa dei bambini.
Quando invece mette in evidenza una croce, un libro, un bambino o un simbolo eucaristico, il riferimento è alla sua spiritualità: la centralità di Cristo crocifisso, l’insegnamento, la catechesi, la preparazione alla Prima Comunione e la pietà eucaristica.
La medaglia può quindi essere letta come una sintesi visiva della sua vita: un religioso consacrato all’educazione, uno studioso al servizio della scuola, un catechista vicino ai bambini e un santo che visse con semplicità la povertà, la purezza, l’obbedienza e la carità.

Memoria liturgica e venerazione
La memoria liturgica di san Miguel Febres Cordero ricorre il 9 febbraio. Il Martirologio Romano lo ricorda a Premià de Mar presso Barcellona, in Spagna, come religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane che nella città di Cuenca in Ecuador promosse per circa quarant’anni gli studi letterari e poi in Spagna si applicò con semplicità d’animo alla piena osservanza della regola.
Il suo santuario principale è il Santuario Hermano Miguel di Quito, in Ecuador. Il corpo fu riportato nel Paese natale dopo la morte e la tomba divenne meta di pellegrinaggi.
La sua venerazione è particolarmente legata all’Ecuador, ai Fratelli delle Scuole Cristiane, agli educatori cristiani, ai catechisti e a quanti considerano la scuola e la formazione dei giovani una forma di servizio alla Chiesa e alla società.
Una santità vissuta nel quotidiano
San Miguel Febres Cordero non ha fatto cose straordinarie, ma nel suo quotidiano è riuscito a far spazio totalmente alla grazia santificante. La sua santità si manifestò nell’insegnamento, nella preparazione dei bambini alla Prima Comunione, nello studio, nella scrittura, nella vita comunitaria e nell’accettazione della malattia.
Come uomo di cultura la sua reputazione fu in aumento, arrivando ad essere eletto membro di numero dell’Accademia Ecuatoriana della Lingua. Ma né questo onore, né il suo noto prestigio come grammatico riuscirono a offuscare l’umiltà e la semplicità con cui trattava tutti.
Il suo itinerario esemplare di maestro rimane un modello valido per gli educatori cristiani e uno stimolo a riconoscere la grande importanza dell’apostolato dell’insegnamento cattolico, che mira a offrire alle nuove generazioni una solida cultura impregnata della luce del Vangelo.
San Miguel Febres Cordero, apostolo della scuola, fu anche un esemplare missionario e un evangelizzatore dell’America Latina. La sua canonizzazione offre alla Chiesa il modello di un religioso colto ma semplice e umile, di un educatore che ha aiutato molti giovani a trovare il senso della loro vita in Gesù e a vivere la fede come impegno e come dono.
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