Il sacerdote della famiglia degli Asmonei

Il sacerdote della famiglia degli Asmonei apparteneva alla dinastia sacerdotale giudaica discendente da Mattatia, sacerdote di Modin e iniziatore della rivolta contro il dominio seleucide nel 168 a.C. Gli Asmonei, detti anche Maccabei dal soprannome di Giuda Maccabeo, unirono progressivamente nella stessa famiglia le funzioni sacerdotali, il comando militare e il potere politico.

La dinastia asmonea raggiunse la piena indipendenza della Giudea sotto Simone Maccabeo, che nel 141 a.C. fu riconosciuto capo dello Stato, comandante dell’esercito e sommo sacerdote. Tuttavia gli Asmonei non appartenevano alla linea sacerdotale dei sadociti e, poiché non discendevano dalla casa di Davide, il loro esercizio congiunto del potere religioso e regale suscitò l’opposizione dei Farisei, del clero tradizionalista e della comunità essena di Qumran.

Origine del nome Asmonei

Il nome di Asmonei viene solitamente fatto derivare da un antenato di Mattatia di nome Asmon (in greco Ἀσαμωναίος Asamonaíos), non citato nella Bibbia ma da Giuseppe Flavio.

Asmoneo era il nome della famiglia del capo ribelle e sacerdote Mattathias, che iniziò a scacciare il dominio seleucide.

Secondo Flavio Giuseppe, un sacerdote di nome Chashman, della famiglia di Jehoiarib (cfr. 1 Cronache 24:7), era l’antenato degli Asmonei.

Il nome Asmoneo deriva dalla parola ebraica chashman (“ricco”).

La denominazione di Maccabei deriva dall’estensione a tutta la famiglia del soprannome di Giuda, terzogenito figlio di Mattatia. Il termine è generalmente ricondotto all’aramaico maqqaba’, “martello”.

La famiglia sacerdotale di Mattatia

La famiglia acquistò importanza storica in Israele da quando, nel 168 a.C., Mattatia, sacerdote della località di Modin, pronipote di Asmoneo, iniziò la rivolta contro il re di Siria Antioco IV Epifane (175-164 a.C.), persecutore del culto israelitico.

Si sa poco del sacerdote Mattatia, cui si deve l’inizio della rivolta. Quando Antioco IV Epifane impose sacrifici pagani ai giudei, Mattatia provocò una ribellione armata.

La lotta si prolungò oltre la morte di Mattatia, sotto l’abile guida dei suoi figli. Morendo egli affidò la direzione militare al figlio Giuda, mentre Simone continuò ad essere consigliere morale e dirigente politico secondo la volontà del padre.

Giovanni, a quanto pare, era incaricato dei servizi logistici; ma fu subito ucciso in un’imboscata da una tribù Nabatena. Il fratello minore, Eleazaro, l’aveva preceduto nella morte.

La rivolta dei Maccabei

Alla morte di Mattatia la direzione della rivolta passò al figlio Giuda, detto Maccabeo, che ottenne varie vittorie, tra cui quella di Emmaus (166-165), e la liberazione di Gerusalemme, esclusa la cittadella, ma poi fu sconfitto da Lisia, tutore di Antioco V Eupatore.

Giuda Maccabeo compì fortunate imprese guerresche contro i vari contingenti dei Seleucidi, spediti in Palestina. Egli poté purificare il Tempio già profanato dai pagani e da Giudei ellenistici, e stringere alleanza con Roma.

Un dinamico condottiero giudeo, Giuda Maccabeo, appartenente alla famiglia degli Asmonei, guidò un esercito ribelle che liberò il tempio dalle mani dei greci.

Giuda occupò Gerusalemme, ne purificò il Tempio e vi fece riprendere i sacrifici nel 164; nell’anno 160 fu ucciso in battaglia.

Alla sua morte in battaglia, però, lasciò la Giudea sotto il dominio seleucida ed il Tempio in mano a sacerdoti ellenistici, mentre i suoi seguaci dovevano rifugiarsi nella steppa.

Gionata e Simone Maccabeo

Gli successe nel 160 il fratello Gionata, che con nuove vittorie, ma soprattutto destreggiandosi abilmente nelle contese dinastiche dei re di Siria e ottenendo l’alleanza di Roma e Sparta, riuscì a mantenere l’indipendenza religiosa e politica dei correligionari.

Aiutato dalle continue lotte intestine del regno Seleucida dopo la morte di Antioco IV, Gionata (160-142 a.C.) con la sua astuzia, mostrando grande coraggio e non disdegnando alleanze diplomatiche, riuscì ad indebolire fortemente il prestigio seleucida in Giudea.

Egli ottenne numerose concessioni ed esenzioni economiche; fu insignito del sommo sacerdozio ed in pratica governò sulla Giudea. Tuttavia non riuscì ad eliminare il presidio siriaco nell’Acra di Gerusalemme.

Gionata fu preso a tradimento da Trifone, cui però tenne testa subito Simone, che aveva sostituito con risolutezza il proprio fratello.

Simone Maccabeo, figlio di Mattatia, fu il terzo tra i suoi fratelli a divenire comandante della rivolta maccabea, nel 142 a.C., alla morte di Gionata.

Simone fu il primo sovrano asmoneo di uno Stato autonomo. Nel settembre del 140 a.E.V. fu emanato a Gerusalemme un importante decreto, conservato su tavolette di bronzo di stile greco, con il quale Simone veniva riconosciuto sommo sacerdote, condottiero e capo del popolo.

Simone (142-135 a.C.) portò a termine l’opera di Giuda e di Gionata. Dapprima cercò di venire a patti con Trifone, che lo ricattò con la promessa di liberare il prigioniero, quindi passò dalla parte di Demetrio II, che si affrettò ad elargirgli le massime concessioni.

Ormai l’alta sovranità seleucida era quasi svanita del tutto. Nel 142-141 il popolo si considerò formalmente libero ed indipendente.

Il 23 del mese Ijjar, nel maggio del 141, si arrese anche il presidio dell’Acra, già da lungo tempo isolato. Era la piena indipendenza, rafforzata da relazioni diplomatiche.

Il sacerdote e il governante nello stesso individuo

Un’assemblea popolare confermò le varie prerogative accumulatesi nella famiglia dei Maccabei, le quali si compendiavano nella suprema autorità civile, senza il titolo di re, e religiosa.

Nel 141 a.C. Simone fu nominato dagli ebrei capo dell’esercito e dello Stato e sommo sacerdote. Fu il primo a regnare come etnarca, rimanendo sul trono del Regno di Giudea fino al 135 a.C.

La posizione di Simone quale governante e sommo sacerdote - per lui e i suoi discendenti - fu pertanto concordata non solo dall’autorità straniera dei Seleucidi ma anche dalla “Grande Assemblea” del suo stesso popolo.

Tuttavia, attento a non offendere la sensibilità giudaica, Simone usò il titolo “etnarca” o “comandante del popolo” anziché quello di “re”.

Simone Maccabeo continuò la guerra contro i re di Siria Demetrio II Nicatore e Antioco VII Sidete. Rinnovò, ugualmente ai suoi due fratelli che l’avevano preceduto, l’alleanza con i Romani.

La morte di Simone e la successione di Giovanni Ircano

Simone fu assassinato da un suo genero, un certo Tolomeo, cui era stata affidata la fortezza di Doq sul monte della Quarantena presso Gerico.

Rimase ucciso per il tradimento di un suo generale, Tolomeo di Gerico, insieme a due dei suoi figli. Nonostante la lunga e minuta preparazione del delitto, l’assassino non riuscì a prendere il controllo della Giudea.

Fu prevenuto da Giovanni Ircano, cui il padre Simone aveva affidato un importante incarico militare. Gli successe l’unico figlio rimastogli, Giovanni Ircano I.

Con Giovanni Ircano (135-104) inizia la dinastia che si suole chiamare Asmonea dal nome di un antenato dei Maccabei.

La struttura del sacerdozio in Israele

Il sacerdozio fin dai tempi della sua istituzione era ereditario e le sue attribuzioni, oltre al culto, riguardavano l’insegnamento della Legge.

Alla classe sacerdotale risalgono la legislazione scritta di Israele, la trasmissione delle antiche tradizioni sulle origini e parte della poesia cultuale.

Al tempo del re David era sommo sacerdote Sadoc, discendente da Aronne, ed esercitava il ministero nel santuario di Gabaon, mentre un secondo sommo sacerdote, Abiatar, pure discendente da Aronne, seguiva il re David.

Alla morte di David, Sadoc si schierò in favore di Salomone contro Adonia, sostenuto invece da Abiatar. Unto re Salomone, Sadoc rimase unico sommo sacerdote, capostipite delle famiglie sacerdotali di Gerusalemme, i sadochiti, nel periodo postesilico.

La riforma di Giosia, tra il 640 e il 609 a.C., riservò di fatto l’esercizio delle funzioni sacerdotali massime solo a quelli della famiglia di Sadoc, della linea di discendenza da Aronne.

Livello sacerdotaleFunzione o origine
Sommo sacerdoteDella famiglia di Sadoc
SacerdotiFigli di Aronne
LevitiClero inferiore, organizzato in tre famiglie
Cantori e portieriAggregati ai gruppi levitici

Nel 172 a.C. l’ultimo sommo sacerdote discendente da Sadoc, Onia III, fu però assassinato per intrighi politici.

I Maccabei presero occasione per sostituire la carica del sommo sacerdote con persone della propria famiglia, quindi sacerdoti e re capi politici e militari più che religiosi.

Perché gli Asmonei furono contestati

Pur essendo di discendenza sacerdotale, nessun asmoneo aveva prestato servizio come sommo sacerdote prima che Gionata ottenesse questa carica mediante la guerra e la diplomazia.

Molti ebrei erano del parere che questa posizione dovesse essere occupata da sacerdoti della linea di Zadoc, costituito sommo sacerdote da Salomone.

La dinastia dei sommi sacerdoti Asmonei trovò però l’opposizione da parte dei Farisei e la loro origine non sadochita non fu accettata dal clero tradizionalista.

Non tutti furono contenti che gli Asmonei si fossero impossessati del potere sia religioso che politico.

Poiché i re dovevano idealmente discendere dalla casa di Davide, gli Asmonei, che erano una famiglia di sacerdoti, non avevano un effettivo diritto al potere regale.

I re di Giuda dovevano discendere dalla casa di David; quindi i Maccabei, per i Farisei e per gli ebrei più ortodossi, non avevano pieno diritto al potere regale.

Il loro regno venne messo in pericolo dall’opposizione dei Farisei, e il Talmud li ricorda appena.

Giovanni Ircano e l’espansione del regno

All’inizio il giovane re dovette superare non poche difficoltà nei riguardi di Antioco VII, che, chiamato dal ribelle Tolomeo, intendeva riaffermare il suo dominio in Giudea.

Solo la preoccupazione per le frontiere del nord e, forse, la paura di Roma convinsero il re seleucida a venire a patti con il principe asmoneo assediato in Gerusalemme.

Il suo lungo regno vide prosperità e benessere; la conquista e l’annessione definitiva dell’Idumea e della Transgiordania, alle quali fu imposta la circoncisione e la religione giudaica.

Sotto il governo asmoneo, il regno espanse i suoi confini, coprendo un’area quasi uguale a quella che la nazione aveva sotto il re Salomone.

Giovanni Ircano conquistò la Transgiordania, la Galilea, la Samaria e l’Idumea.

Non più ostacolato dalla minaccia sira, Ircano cominciò a invadere territori fuori dalla Giudea, soggiogandoli. Se gli abitanti non si convertivano al giudaismo le loro città venivano rase al suolo.

Una di queste campagne fu condotta contro gli idumei, e la conversione degli idumei fu la prima nel suo genere, in quanto interessò un’intera razza anziché poche persone.

Fra le regioni conquistate ci fu la Samaria, dove Ircano rase al suolo il tempio samaritano situato sul monte Gherizim.

Facendo notare che la politica della conversione forzata degli idumei attuata dalla dinastia asmonea era un paradosso, lo storico Solomon Grayzel scrisse: “Un nipote di Mattatia trasgrediva ai principi di libertà religiosa cui la generazione precedente aveva opposto una nobilissima difesa”.

Il conflitto con i Farisei

All’interno, Ircano entrò in ostilità aperta con i Farisei, fino ad allora sostenitori dei Maccabei.

I Farisei osteggiavano particolarmente l’unione della dignità sacerdotale con quella civile, realizzata nella casa regnante.

Giuseppe Flavio narra che dapprima Giovanni Ircano fu allievo e sostenitore dei Farisei. A un certo punto, però, i Farisei lo rimproverarono perché non aveva rinunciato al sommo sacerdozio.

Ne seguì una clamorosa rottura. Ircano invalidò le norme religiose dei Farisei.

Come ulteriore punizione si schierò con gli avversari religiosi dei Farisei, vale a dire i Sadducei.

Sadducei e Farisei

Giuseppe Flavio parla per la prima volta della crescente influenza dei Farisei e dei Sadducei scrivendo in merito al regno di Ircano.

Gli anni immediatamente successivi alla rivolta e alla vittoria dei Maccabei furono contrassegnati dalla tendenza a formare sette che seguivano ideologie contrastanti, ognuna delle quali faceva a gara con le altre per accaparrarsi il maggior seguito nella comunità ebraica.

I Farisei e i Sadducei compaiono sulla scena come personaggi autorevoli, capaci di influenzare l’opinione pubblica al punto da far rigettare Gesù come Messia.

I Farisei erano studiosi provenienti dalla gente comune, non da una stirpe particolare. Si tenevano separati dall’impurità rituale mediante una filosofia di speciale devozione e applicavano le leggi del tempio sulla santità sacerdotale alle normali situazioni della vita quotidiana.

I Farisei idearono un nuovo modo di interpretare le Scritture e un concetto che in seguito divenne noto come legge orale.

Durante il regno di Simone acquistarono maggiore influenza quando alcuni furono nominati membri della gerusia, il consiglio degli anziani, chiamata in seguito Sinedrio.

Il nome Sadducei ha probabilmente relazione con il sommo sacerdote Zadoc, i cui discendenti avevano occupato la carica sacerdotale dal tempo di Salomone.

Comunque non tutti i Sadducei erano di questa discendenza. Secondo Giuseppe Flavio, i Sadducei erano gli aristocratici e i ricchi della nazione e non avevano il sostegno delle masse.

La maggior parte di essi erano a quanto sembra sacerdoti o uomini che si erano imparentati per matrimonio con le famiglie dei sommi sacerdoti.

Quindi erano da lungo tempo strettamente legati a chi era al potere. Perciò il ruolo sempre più importante dei Farisei nella vita pubblica e il concetto farisaico di estendere la santità sacerdotale a tutti erano avvertiti dai Sadducei come una minaccia alla loro naturale autorità.

Ora, negli ultimi anni del regno di Ircano, i Sadducei riconquistarono il potere.

La comunità di Qumran e la contestazione sacerdotale

Nel contempo la setta sacerdotale essena di Qumran effettuò uno scisma.

Secondo molti studiosi, fu in questo periodo che si formò la comunità di Qumran.

Un sacerdote della linea di Zadoc, ritenuto il “Maestro di Giustizia” a cui si fa riferimento negli scritti qumranici, lasciò Gerusalemme e condusse un gruppo dissidente nel deserto della Giudea vicino al Mar Morto.

Uno dei Rotoli del Mar Morto, un commentario del libro di Abacuc, condanna il “Sacerdote Empio che fu ritenuto degno di fede all’inizio del suo ufficio. Ma quando dominò su Israele si inorgoglì il suo cuore”.

Secondo molti studiosi, sia Gionata che Simone potevano corrispondere alla descrizione che la setta fece del “Sacerdote Empio” in carica.

Esseni, spiritualisti, nazionalisti abbandonarono Gerusalemme per protesta contro la nuova gerarchia ecclesiastica e si rifugiarono in piccoli centri.

Alcune comunità si stabilirono anche nel deserto, ove si prepararono spiritualmente all’avvento del Messia secondo le profezie di Isaia, ma anche militarmente, con la frangia zelota, a combattere per cacciare lo straniero.

Aristobulo I e Alessandro Ianneo

A Giovanni Ircano successe il primogenito Aristobulo I, che morì presto, tra il 104 e il 103 a.C., senza figli.

Aristobulo I fu il sommo sacerdote e il primo asmoneo ad assumere il titolo di “re”.

La moglie Alessandra liberò tre dei suoi cognati ancora vivi, assegnando il sommo sacerdozio al maggiore di essi, che con molta probabilità la regina sposò.

Questo figlio di Ircano si chiamava Gionata, abbreviato in Ianneo, ed ellenisticamente Alessandro. Egli assunse il titolo di “re”.

Alessandro Ianneo, che governò dal 103 al 76 a.E.V., fu un generale capace e sprezzante della fatica e riportò vari successi nelle sue campagne di conquista.

Ma fu crudele e tirannico e per nulla degno della carica di sommo sacerdote. Fu sempre in lotta con i Farisei, che perseguitò con tenacia.

Fu sotto il regno di suo fratello Alessandro Ianneo che il potere della dinastia degli Asmonei giunse all’apice.

Alessandro Ianneo ruppe con la politica precedente e si dichiarò tranquillamente sia sommo sacerdote che re.

La guerra civile asmonea

Il conflitto tra Asmonei e Farisei si intensificò, sfociando in una guerra civile in cui persero la vita 50.000 ebrei.

Demetrio III Euchero venne e sconfisse Alessandro Ianneo a Sochem; ma il pericolo di un nuovo asservimento ai Seleucidi indusse i Farisei ad abbandonare Demetrio, che si ritirò disgustato.

Il re continuò nelle sue imprese e nelle sue vendette; morì assediando una fortezza della Transgiordania.

La dinastia asmonea raggiunse così il massimo della sua estensione territoriale, ma anche il punto più grave della sua crisi interna.

Alessandra Salomè e il breve periodo di equilibrio

Per amore della dinastia e con perspicacia, prima di morire Alessandro Ianneo consigliò alla moglie Alessandra Salome una politica di accostamento benevolo con i Farisei.

Nonostante fosse ostile ai Farisei, Ianneo era un politico pragmatico. Si rendeva conto che i Farisei avevano sempre più il favore del popolo.

Sul letto di morte diede istruzioni alla moglie Alessandra Salome di dividere il potere con loro.

La moglie si rivelò una reggente capace, e grazie a lei la nazione ebbe uno dei periodi più pacifici del dominio asmoneo, dal 76 al 67 a.E.V.

La capitolazione improvvisa del re disarmò i Farisei, che gli diedero una sepoltura solenne e subito si accinsero a spadroneggiare sotto l’accondiscendente regina.

Questa regnò una decina d’anni, tra il 75 e il 66 a.C., nominò suo figlio Ircano sommo sacerdote e cercò di mettere da parte l’altro figlio, l’intraprendente Aristobulo.

I Farisei furono reintegrati nelle posizioni di potere e le leggi contro le norme religiose furono revocate.

Se talvolta la regina si mostrò abbastanza sagace, essa seminò le molteplici discordie future con l’ingiusta e miope preferenza per l’imbelle Ircano e con la piena libertà lasciata ai Farisei.

Ircano II e Aristobulo II

Alla morte di Alessandra i suoi figli Ircano II, che aveva servito come sommo sacerdote, e Aristobulo II iniziarono una lotta per il potere.

A entrambi mancava l’acume politico e militare dei loro antenati, e a quanto pare nessuno dei due capiva bene la piena portata della presenza romana sempre più consistente nella zona dopo il crollo completo del regno dei Seleucidi.

La sua morte segnò infatti l’inizio della guerra civile. Aristobulo prese subito il sopravvento sul fratello, che dopo tre mesi di regno fu costretto a ritirarsi a vita privata.

Ircano, spinto dall’idumeo Antipatro, cortigiano interessato, si rifugiò presso il re Areta, che cercò di rimetterlo sul trono con le armi, ma non riuscì a conquistare Gerusalemme.

Antipatro brigò allora presso i Romani e riuscì a far preferire da Pompeo, già nel 65 favorevole ad Aristobulo, l’imbelle Ircano.

L’intervento di Roma

Nel 63 a.C. entrambi i fratelli si rivolsero al generale romano Pompeo a Damasco e chiesero la sua mediazione nella loro disputa.

Lo stesso anno Pompeo marciò su Gerusalemme con il suo esercito e la prese. Il regno asmoneo si avvicinava alla sua fine.

Pompeo occupò Gerusalemme nell’autunno del 63 a.C. e pose Ircano con il titolo di “etnarca” sulla Giudea, sulla Galilea e su alcuni distretti della Transgiordania e dell’Idumea, sotto la sorveglianza di Scauro, governatore della nuova provincia di Siria.

Egli condusse con sé a Roma, per ornare il suo trionfo, Aristobulo con i figli Antigono ed Alessandro.

Aristobulo, uno dei contendenti, fu portato a Roma prigioniero, mentre l’altro, Ircano, perse il titolo di re.

Aristobulo riuscì a fuggire durante il viaggio e verso il 58 riapparve in Palestina, ove riunì il partito favorevole a suo padre.

L’inetto Ircano si rivolse al comandante romano Gabinio, che intervenne sempre più direttamente anche nelle questioni interne.

Nel 56 comparve di nuovo in Giudea lo stesso Aristobulo con l’altro figlio Antigono, ma presto fu fatto prigioniero.

La fine della dinastia asmonea

I Maccabei regnarono in Giudea fino alla metà del I secolo a.C. e vi restaurarono le istituzioni politiche e religiose dell’antico Israele, mantenendo il potere civile e religioso fino alla conquista romana.

Il dominio degli Asmonei durò circa 80 anni, dal 140 al 63 a.C. circa.

Nel 63 a.C. la Giudea, come si chiamava allora lo Stato ebraico, fu conquistata dalla Repubblica romana.

Gli Asmonei vennero infine spodestati dalla famiglia dell’idumeo Antipatro, al quale succedette Erode.

Nel 37 a.C. cominciò a regnare a Gerusalemme il re idumeo Erode il Grande, che il senato romano aveva dichiarato “re della Giudea”, “alleato e amico del popolo romano”.

La conquista romana del 37 a.C. pose al governo Erode il Grande, non di sangue reale né d’origine ebraica: il padre, Erode Antipatro, era un Edomita, fatto risalire a Esaù, e sua madre era una Nabatea.

Antipatro, aiutato dallo scaltro figlio Erode, contribuì più di ogni altro all’estinzione della dinastia asmonea.

Antigono, ultimo degli Asmonei, fu fatto uccidere da Erode nel 25 a.C.

Il nipote Antigono, spodestato da Erode nel 37 a.C., fu soppresso dal triumviro Antonio.

Erode e gli ultimi discendenti asmonei

L’idumeo Erode il Grande fu insediato da Roma come re e cercò di far sembrare il suo governo legittimo agli occhi del popolo ebraico sposando Mariamne, una principessa asmonea.

Erode, sempre paranoico, fece giustiziare tutti i possibili rivali al trono della linea asmonea.

Fece giustiziare i suoi due figli avuti da Mariamne e annegò Aristobulo III, fratello di Mariamne, che aveva nominato sommo sacerdote su insistenza di lei.

Alla fine giustiziò anche Mariamne.

La successione dei sacerdoti e dei sovrani asmonei

FiguraRuolo o periodo
MattatiaSacerdote di Modin e iniziatore della rivolta
Giuda MaccabeoComandante della rivolta; 165-160 a.C.
Gionata MaccabeoComandante e sommo sacerdote; 160-142 a.C.
Simone MaccabeoCapo dell’esercito, etnarca e sommo sacerdote; 142-135 a.C.
Giovanni Ircano ISommo sacerdote e sovrano; 135-104 a.C.
Aristobulo ISommo sacerdote e primo asmoneo a usare il titolo di re
Alessandro IanneoSommo sacerdote e re; 103-76 a.C. circa
Alessandra SalomèRegina e reggente; 76-67 a.C. circa
Ircano IISommo sacerdote e pretendente al trono
Aristobulo IIPretendente al trono e rivale di Ircano II
AntigonoUltimo degli Asmonei

Il significato storico della dinastia asmonea

Gli Asmonei erano rinomati per la loro leadership e la loro abilità in guerra.

Salirono provvidenzialmente al potere durante un periodo buio della storia di Israele.

Gli Asmonei combatterono le influenze ellenizzanti e il paganesimo, sconfissero il malvagio Antioco Epifane, assicurarono l’indipendenza di Israele dai Seleucidi, riconsacrarono il Tempio al culto di Dio e, almeno temporaneamente, restaurarono la gloria di Israele come nazione.

Dopo avere conseguito l’obiettivo religioso di ristabilire l’adorazione di Dio nel suo Tempio, Giuda Maccabeo si diede alla politica.

Molti ebrei smisero pertanto di seguirlo. Egli tuttavia continuò la lotta contro i governanti seleucidi, fece un trattato con Roma e cercò di creare uno Stato ebraico indipendente.

Come ebbe a dire lo storico Emil Schürer, una volta che gli Asmonei ebbero fondato una dinastia politica, “la loro prima preoccupazione non era più il compimento della Torà, ma il mantenimento e l’espansione del potere politico”.

Simone proseguì le sue campagne militari per espandere il territorio sotto il suo controllo. Tuttavia il suo dominio finì bruscamente quando il genero Tolomeo lo assassinò insieme a due figli mentre banchettavano vicino a Gerico.

All’inizio gli Asmonei avevano zelo per l’adorazione di Dio, ma quello zelo si trasformò in egoismo e aggressività.

I loro sacerdoti, che avevano la possibilità di unire il popolo e aiutarlo a seguire la legge di Dio, condussero la nazione nell’abisso delle lotte intestine.

In questo clima fiorirono divisive opinioni religiose.

Gli Asmonei non c’erano più, ma nella nazione che ora si trovava sotto il dominio di Erode e di Roma, la lotta per il potere religioso combattuta fra Sadducei, Farisei e altri sarebbe continuata.

Le fonti sulla storia degli Asmonei

La loro storia si trova nei libri deuterocanonici Primo e Secondo dei Maccabei, scritti in greco e accolti dalla Bibbia cristiana, ma non dai protestanti.

La storia dei Maccabei è narrata nei quattro Libri dei Maccabei, composti tra il 100 a.C. e l’epoca di Cristo, importante fonte sull’Oriente ellenistico.

Le vicende della guerra, come quelle di Giuda e di tutti gli altri Maccabei, sono trattate nell’Antico Testamento, nei libri Primo e Secondo dei Maccabei.

La loro storia si trova nelle opere di Flavio Giuseppe e nei libri apocrifi di 1 e 2 Maccabei.

Le gesta dei Maccabei trovarono un’eco molto affievolita e talvolta falsa negli storici pagani, mentre formano il tema dei due libri omonimi, dal primo dei quali dipende in gran parte Flavio Giuseppe.

noimgs

tags: #sacerdote #fdella #famiglia #degli #ammonei