Duomo di Teramo: la Cattedrale di Santa Maria Assunta

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, conosciuta come Duomo di Teramo, è uno dei principali luoghi di culto dell’Abruzzo e si trova nel cuore della città, tra Piazza Martiri della Libertà e Piazza Orsini. Il Duomo è il monumento più importante della città ed è sede della cattedra vescovile.

La sua costruzione ebbe inizio nel 1158, per volontà del vescovo Guido II, dopo che la precedente cattedrale, Santa Maria Aprutensis, fu distrutta. L’edificio attuale è il risultato di diverse trasformazioni medievali, rinascimentali e barocche, successivamente rimosse nel Novecento per restituire alla cattedrale il suo aspetto medievale originario.

Dove si trova il Duomo di Teramo

Il Duomo di Teramo sorge tra Piazza Martiri della Libertà e Piazza Orsini, nell’area dell’anfiteatro romano. La cattedrale si trova nel centro storico, sull’asse viario principale definito dall’allineamento del corso San Giorgio, del corso Cerulli e del corso De Michetti.

La facciata ha di fronte il Palazzo Comunale e Piazza Orsini. La Cattedrale di Teramo è il cuore della città; essa è il punto di convergenza delle principali vie cittadine e delimita i quattro storici quartieri: San Giorgio, Santo Spirito, Santa Maria a Bitetto e San Leonardo.

Indirizzo: Piazza Ercole Vincenzo Orsini, Teramo.

Telefono: 0861242621.

Ingresso: gratuito.

Storia e origini della cattedrale

La cattedrale di Santa Maria Assunta sorge su preesistenze romane ed è stata eretta in più fasi costruttive, che vanno dall’XI secolo fino al XIV secolo. La sua costruzione è stata iniziata nell’anno 1158, all’epoca del Vescovo Guido II, per dare una nuova collocazione alle reliquie di San Berardo dopo la distruzione dell’antica cattedrale di Santa Maria Aprutensis, e della quasi totalità della città, ad opera del conte Roberto III di Loritello, nel 1155.

La costruzione della struttura, in stile romanico a tre navate e facciata a salienti, iniziò nel 1158 per terminare nel 1176. La cattedrale fu terminata e consacrata nel 1176, in stile romanico aveva tre navate, facciata a salienti, copertura a capriate e tiburio ottagonale centrale; già all’epoca il presbiterio era rialzato.

Parte del materiale lapideo risulta prelevato dagli adiacenti Teatro ed Anfiteatro romano, di quest’ultimo venne demolita la parte nord-occidentale per far posto alla nuova Cattedrale. Parte del materiale proviene dal teatro romano e dall’anfiteatro. Le pietre lavorate sono inserite e attualmente visibili nelle mura del Duomo.

L’ampliamento più consistente iniziò nel 1251, quando la chiesa fu elevata alla dignità di Cattedrale. Nella prima metà del secolo XIV il Vescovo Niccolò degli Arcioni trasformò la Cattedrale di Guido II allungandola nella parte settentrionale, che si trova ad un livello più alto della costruzione di Guido.

La nave guidiana e la nave arcioniana

La prima parte dell’edificio, nota come nave guidiana, è composta da tre navate sorrette da colonne e pilastri. Nel XIV secolo, il vescovo Niccolò degli Arcioni promosse un ampliamento che portò alla costruzione della nave arcioniana, caratterizzata da archi ogivali e da una disposizione rialzata rispetto alla precedente.

Così com’è oggi, essa risulta dall’unione di due chiese, delle quali la più recente funge da abside alla più antica, mentre i due bracci del transetto sono ridotti l’uno a cappella, l’altro a sagrestia monumentale.

La Cattedrale si presenta con due stili: il romanico nella parte più antica e il gotico nella parte più recente. Il prolungamento trecentesco è evidente perché non in asse con la Chiesa precedente, e si notano anche le modifiche della seconda metà del Quattrocento, le trasformazioni interne in stile barocco nel 1739 e il ripristino nella forma originaria nel 1932.

La facciata e il portale cosmatesco

La facciata, in pietra e mattoni, è quadrata, ma il ricco portale cosmatesco e l’alta guglia gotica che lo corona slanciandosi al di sopra del cornicione, creano una dimensione nuova e rendono affatto inedita questa singolare facciata.

La facciata è un esempio di armonia tra mattoni e pietra, arricchita da un portale cosmatesco realizzato nel 1332 dal maestro Deodato di Cosma, decorato con colonnine tortili, motivi vegetali, sculture dell’Annunciazione e stemmi cittadini.

Nella prima metà del secolo XIV il Vescovo Niccolò degli Arcioni trasformò la Cattedrale di Guido II allungandola nella parte settentrionale e dotò la Cattedrale di un elegante portale, realizzato nel 1332, firmato da Deodato Romano, della scuola cosmatesca.

Sopra il portale si eleva un timpano cuspidato, che ospita le statue di San Berardo, San Giovanni e del Cristo Benedicente, sormontate da una maestosa aquila abruzzese. La facciata ha di fronte il Palazzo Comunale e Piazza Orsini e vi si distinguono due parti una inferiore del secolo XII e una superiore del secolo XIV con una merlatura che fu fatta erigere per ricordare la dignità di principe spettante al vescovo della città.

Il campanile

La Cattedrale con la sua mole imponente e col suo alto Campanile, oltre ad essere tra le opere religiose ed architettoniche più importanti dell’Abruzzo, rimase il centro visibile della vita religiosa di Teramo ed anche il simbolo della città.

Il Campanile, alto 48 metri, di forma romanica e con ornamenti gotici, si compone di due parti: la parte più bassa fu costruita nel secolo XII e l’altra è opera di Antonio da Lodi (1493).

Il campanile, che raggiunge i 50 metri di altezza, è suddiviso in tre sezioni: la base risale al XII-XIII secolo, la parte centrale al XIV, mentre la lanterna ottagonale fu aggiunta nel 1493 da Antonio da Lodi, con decorazioni in maiolica e bifore.

La campana grande, detta Aprutina, è opera dell’artefice teramano Attone di Ruggero; essa fu rifusa nel 1483 dal francese Nicola di Langres e rifusa di nuovo, ai tempi di Mons. Micozzi, con un maggiore peso (45 quintali) e un maggiore diametro.

Le trasformazioni barocche e il restauro novecentesco

Il Vescovo Mons. Tommaso Alessio De’ Rossi (1731-1749) trasformò l’interno della Cattedrale secondo la corrente barocca del secolo. Diverse trasformazioni in età tardo-medievale e nel Settecento, quando si decise di adeguare la cattedrale al gusto barocco dell’epoca, interessarono l’edificio.

Mons. Alessandro Zanecchia (1902-1920) ebbe l’idea di ridare uno stile più corretto al tempio massimo della città e così il suo successore, Mons. Settimio Quadraroli (1922-1927) affidò all’arch. Pio Ferretti l’incarico di redigere un progetto, che non venne però realizzato, perché le esigenze dell’arte avrebbero sacrificato quelle del culto.

Mons. Antonio Micozzi (1927-1944) decise di abbandonare ogni progetto provvisorio e di riportare la mole arcioniana alle sue forme originarie, spogliandola di ogni baroccume. Solo tra il 1932 e il 1935 la struttura fu ricondotta al suo aspetto medievale.

Il 29 settembre 1933 la Cattedrale fu riaperta al culto e riconsacrata da Mons. Micozzi che la intitolò a S. Maria Assunta. La cappella barocca è l’unica parte del Duomo che conserva questo stile.

L’interno del Duomo

L’interno è nudo e sobrio: le colonne provengono da antichi templi pagani, le volte hanno la potenza delle cose migliori del Medioevo, il tabernacolo, di gusto romanico, protegge l’opera d’arte più preziosa della chiesa.

Delle antiche colonne romane è rimasta solo la coppia vicina al transetto, mentre un capitello corinzio è stato trasformato in acquasantiera. L’interno della Cattedrale è molto suggestivo: si presenta diviso in tre navate che vanno a confluire in un tiburio ottagonale verso il quale si apre anche la Cappella di S. Berardo.

Mediante una scalinata si accede dalla chiesa inferiore a quella superiore, nella quale sono situati il coro ligneo e l’organo fatto costruire di recente da Mons. Stanislao Battistelli. Verso l’abside arcioniana si affaccia una cappella con altare di marmo fatta costruire da Mons. Pirelli (1786) e restaurata da Mons. Battistelli.

All’interno si conservano pitture che vanno dalla prima metà del ‘200, alla prima metà del ‘500. All’interno della Cattedrale vi sono alcune opere di grande interesse: una Madonna in trono col Bambino (secolo XII), un busto d’argento di S. Berardo, un crocifisso ligneo trecentesco, il pulpito e il candelabro per il cero pasquale in pietra, pitture su tele dell’esule Sebastiano Majewschi (1622), un quadro del pittore teramano Giuseppe Bonolis (1800-1860), le stazioni della Via Crucis, bassorilievi di Ulderico Conti.

Interno romanico del Duomo di Teramo

Il paliotto di Nicola da Guardiagrele

Il celebre paliotto di Nicola da Guardiagrele narra attraverso trentacinque formelle la storia della vita di Cristo. Il Paliotto, collocato sotto l’altare maggiore, capolavoro di Nicola da Gradiagrele, fu eseguito tra il 1433 e il 1448 su ordinazione di Giosia d’Acquaviva.

All’interno è conservato il Paliotto in argento dell’orafo ed artista Nicola da Guardiagrele (1385 - 1462 circa), che lo realizzò in 15 anni, dal 1433 al 1448, di grande pregio e creatività. Fu commissionato da Giosia d’Acquaviva feudatario della Regina Giovanna I d’Angiò, per sostituire quello rubato nel 1416.

E’ composto di 35 formelle in argento dorato, cesellate e sbalzate, allineate su una tavola in legno di quercia, trattenute tra loro da 22 tessere romboidali con raffigurazioni e smalti colorati di San Giovanni, della Madonna con Bambino, di Cristo, San Paolo, San Pietro, 9 Apostoli e 8 profeti.

Vi si trova al centro la raffigurazione di Cristo Redentore, affiancata, a destra, da 4 Dottori della Chiesa e, a sinistra, dai 4 Evangelisti; seguono altre scene tra cui San Francesco e le Stimmate, la Vita di Gesù dall’Annunciazione alla Pentecoste nel Cenacolo.

Sul bordo sono incastonati 26 piccoli triangoli con decorazioni floreali su fondo blu. Ma gli ornamenti principali della Cattedrale sono il Paliotto argenteo di Nicola da Guardiagrele e il Polittico di Iacobello del Fiore.

Il polittico di Jacobello del Fiore e le altre opere

Particolarmente preziosi alcuni capolavori all’interno del Duomo: dal paliotto d’argento dorato dell’altare maggiore, di Nicola da Guardiagrele, al sontuoso polittico quattrocentesco di Jacobello del Fiore, dal crocifisso, alta espressione della scultura lignea italiana del trecento alla statua della Madonna del Maestro della Santa Caterina Gualino.

Il Polittico, collocato sull’altare della cappella di San Berardo, capolavoro del pittore veneziano Iacobello del Fiore, risale alla prima metà del secolo XV. Vi si trovano anche la Cappella di San Berardo, l’edicola marmorea di Antonio da Lodi e dipinti del pittore polacco Sebastiano Majewski, risalenti al XVII secolo.

Sono di epoca rinascimentale gli affreschi delle Storie di Sant’Eligio di Luca d’Atri. Tra le opere presenti nella cattedrale si ricordano inoltre il busto d’argento di San Berardo, rifacimento del secolo XV del 1482, e il braccio argenteo di San Berardo, rifacimento del secolo XVII.

La Cappella e la Grotta di San Berardo

Nella cappella barocca, l’unica parte del Duomo che conserva questo stile, sono custodite le spoglie di San Berardo, patrono della città, di cui fu vescovo per sette anni, nato da nobile famiglia nell’XI secolo e morto nel 1122.

Di fianco alla cappella si accede alla Chiesa inferiore e alla cosiddetta Grotta di San Berardo, ritrovata in occasione dei restauri terminati nel 2007. La chiesa inferiore corrisponde alla parte più antica della costruzione di Guido II, mentre la chiesa superiore appartiene all’ampliamento arcioniano.

Il Duomo di Teramo, che ha rango di basilica cattedrale, è intitolato a Santa Maria Assunta, ma è noto come Cattedrale di San Berardo, patrono della città.

Il ruolo religioso e civile nella storia di Teramo

Tutta la vita religiosa della città per molti secoli ha avuto come centro la Cattedrale e faceva capo al Vescovo e ai Canonici del Capitolo Aprutino, fra i quali aveva un particolare rilievo l’Ardidiacono che aveva anche giurisdizione fino al Concilio Lateranense IV (1215).

Tale Concilio poi riconobbe ai Vescovi la facoltà di scegliersi persone di fiducia e amovibili, che li coadiuvassero nel modo da loro ritenuto più opportuno. Il Concilio di Trento privò l’Arcidiacono d’ogni potere giurisdizionale, riducendone l’ufficio ad una semplice dignità onorifica nel Capitolo, e istituì la figura del Vicario Generale.

La vita pastorale della città di Teramo rimase tuttavia affidata ancora al Capitolo Aprutino e solo tardi furono istituite quattro Vicarie, corrispondenti ai quattro quartieri cittadini. Fu Mons. Alessandro Zanecchia che nel 1907 trasformò le Vicarie in parrocchie: parrocchia del rione S. Giorgio che conservò il titolo di vicarie della Cattedrale, parrocchia del rione Santo Spirito, parrocchia del rione S. Maria a Bitetto e parrocchia del rione San Leonardo.

Riconoscimento monumentale e visita

Dal 1902 è stato incluso nell’elenco dei Monumenti nazionali italiani. La Cattedrale di Santa Maria Assunta è uno dei principali luoghi di culto dell’Abruzzo e rappresenta una sintesi particolarmente significativa di architettura romanica, gotica e barocca.

La sua posizione nel cuore del centro storico, l’area delle preesistenze romane, la presenza della chiesa inferiore e della Grotta di San Berardo, il campanile, il portale cosmatesco e le opere conservate all’interno rendono il Duomo uno dei monumenti più rappresentativi di Teramo.

Le informazioni disponibili riportano l’ingresso gratuito e indicano che la prenotazione non è richiesta. Gli orari di apertura devono essere verificati prima della visita.

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